domenica, luglio 31, 2011

Pitagora (seconda parte) - Crotone e la scuola: matematici ed acusmatici

Abbiamo visto che Pitagora viaggiò molto: Siria, Fenicia, Babilonia, Asia Minore (Mileto), Egitto e forse addirittura India; e abbiamo anche citato che a Mileto Pitagora conobbe Talete. Ma Mileto era anche la città di Anassimandro: probabile allievo di Talete. Secondo Giamblico Pitagora conobbe anche lui. E il Chiomato di Samo dovette sicuramente rimanere affascinato dal concetto d'illimitatezza introdotto da Anassimandro e dai suoi tentativi di usare l'aritmetica e la geometria per disegnare una delle prime carte del mondo.  
Complessivamente, questa fase della vita di Pitagora, caratterizzata da viaggi e apprendimento, durò più di venti anni. In questo periodo il filosofo assimilò la maggior parte delle conoscenze matematiche e filosofiche del mondo a lui noto e probabilmente imparò le più importanti lingue del tempo.
Con questo bagaglio culturale Pitagora, allora quarantenne, tornò a Samo e lì tentò di fondare una scuola; ma il suo tentativo ebbe scarso successo. Riuscì infatti a coinvolgere un solo allievo. Che era anche un suo omonimo: Pitagora figlio di Eratocle. Ma per convincerlo a seguire le sue lezioni il maestro dovette addirittura pagare il giovane. Almeno inizialmente. Poiché poi il giovin Pitagora di Eratocle si appassionò a tal punto agli insegnamenti del maestro che decise di abbandonare tutto per seguire il suo omonimo, che, visti gli insuccessi in patria e probabilmente influenzato anche dalla recente presa del potere a Samo da parte del tiranno Policrate, aveva nel frattempo deciso di spostarsi a Crotone in Calabria, allora parte della Magna Grecia.

Quando Pitagora arrivò a Crotone (intorno al 535 a.C.) i principali esponenti della città entrarono immediatamente in rapporto di amicizia con lui. Con la sua eloquenza il filosofo riuscì a guadagnarsi velocemente anche la stima di molti giovani crotonesi coinvolgendoli come suoi seguaci. Con i discepoli più fedeli Pitagora fondò quindi la sua scuola, che oltre ai caratteri didattici assunse presto anche quelli di una confraternita, di una sorta di comunità scientifica ante litteram, nonché quelli di una setta mistico-religiosa.
La tradizione riferisce che gli adepti praticassero la comunione dei beni materiali. Inoltre tutte le attività e gli insegnamenti che occorrevano all’interno della scuola erano mantenuti strettamente segreti. Sembra addirittura che gli aspiranti adepti dovessero superare un lungo periodo di verifica durante il quale venivano messi alla prova sia i loro aspetti caratteriali, sia il loro acume intellettivo, ma, non ultima, anche la capacità di mantenere i segreti.

Ma sentiamo direttamente dalle parole di Giamblico come funzionavano le cose nella scuola di Pitagora.

Una volta che i giovani arrivavano da lui per frequentare la sua scuola Pitagora li sottoponeva a giudizio di merito: egli cercava di capire che tipo di rapporti essi intrattenessero con i loro genitori, poi osservava chi tra loro rideva senza motivo o taceva o parlava più del necessario. ... E chiunque avesse sottoposto a tale esame, [Pitagora] lasciava che per tre anni fosse osservato dall'esterno per esaminare l'autenticità del desiderio di apprendere ed il disprezzo per gli onori. Dopo questo periodo venivano ammessi come "acusmatici". Potevano cioè ascoltare Pitagora solo da fuori della tenda senza mai vederlo, dovendo per molto tempo dare prova del loro carattere. Veniva inoltre loro imposto un silenzio di cinque anni. Durante questi cinque anni i beni degli allievi venivano messi un comune. Se dopo questo periodo di cinque anni costoro apparivano degni di partecipare alle dottrine diventavano per il resto del tempo "matematici", e potevano ascoltare Pitagora all'interno della tenda, oltre che vederlo di persona. Se invece a questa prova venivano respinti, allora ricevevano il doppio dei loro beni, ma per essi veniva innalzata una tomba, come fossero morti, e quando i loro co-uditori li incontravano era come se incontrassero degli altri, perché essi dicevano che erano morti coloro che essi avevano cercato di modellare. Vi era infine anche la possibilità che rimanessero acusmatici per molti anni.

Quindi l’aspirante adepto poteva essere respinto, oppure accolto come akousmatikós (acusmatico - “ascoltatore”) o come mathematikós (matematico - “incline ad apprendere”). È facile immaginare che è proprio dal termine mathematikós che deriva l’attuale termine “matematica”.
I mathematikoi erano perciò i membri della setta che potevano apprendere la versione più dettagliata ed elaborata della conoscenza pitagorica con tanto di argomentazione e dimostrazione; mentre gli akousmatikoi potevano accedere solo a quelle lezioni in cui veniva presentato un numero ristretto delle conoscenze della scuola e in una forma più limitata e superficiale. Questo tipo di strutturazione rafforzava ovviamente il carattere settario della scuola.

La precedente citazione di Giamblico ci mostra anche come i pitagorici fossero molto duri con gli acusmatici che venivano respinti: li dichiaravano addirittura morti. Ma ancor più duri i pitagorici lo erano con gli allievi che infrangevano il giuramento di segretezza. Giamblico cita ad esempio questo ammonimento del pitagorico Liside nei confronti di un altro pitagorico: Ipparco.

Si racconta che tu, o Ipparco, insegni filosofia a chiunque incontri, anche pubblicamente, cosa che Pitagora ha proibito severamente. .... Se tu dovessi cambiare atteggiamento, io me ne rallegrerò, diversamente tu sei morto. Pietà vorrebbe che ci si ricordasse dei precetti di Pitagora, e non si condividessero i beni della sua sapienza con coloro che nemmeno in sogno si sono purificati nell'anima.

Sarà utile ricordare questo aspetto della scuola quando parleremo di uno dei pitagorici più famosi: Ippaso di Metaponto.

... continua ...

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venerdì, luglio 29, 2011

Con la leggerezza di un bambino all'inizio delle vacanze estive

Ieri pomeriggio, dopo settimane di pioggia e freddo, il carro di Apollo ha voluto percorrere di nuovo una breve cavalcata di un paio di ore nei nostri cieli. Alla vista del divino androgino l'Aere circostante si è prontamente eccitata inondandoci col suo calore infuso.
Né la mia post-operatoria ed antibiotica debolezza, né i principeschi divieti mi hanno impedito di concedermi una breve pedalata lungo le rive di padre Neckar: con la leggerezza di un bambino all'inizio delle vacanze estive.
Forse a breve mi concederò un bis.

Permesso di soggiorno a punti: chi sbaglia viene espulso!

Dalla rassegna stampa di Radio Tre ho sentito che finalmente, dopo ben due anni di battaglie contro la spectre plutomarxogiudicigiudaica, l'approvazione del permesso di soggiorno a punti ideato dai senatori leghisti è a una svolta.

Ne leggo la descrizione da un vecchio articolo de Il Giornale.
Il titolo è : "Permesso di soggiorno, come la patente: a punti Chi sbaglia è espulso".
Secondo una soffiata che mi è arrivata sembrerebbe che per determinare la punteggiatura di questo titolo sia intervenuto un gruppo di consulenti capeggiati dal Trota e Calderoli.

Prime righe dell'articolo: "Per una conoscenza elementare della lingua italiana parlata: più dieci punti. Per la frequenza di un intero anno scolastico con profitto: più trenta punti."
Il Trota e Calderoli, dopo una lunga riunione per l'esegesi delle due suddette frasi, decidono di incassare l'onorario per la consulenza e di chiedere asilo politico a Putin.

L'articolo prosegue: "Per una condanna anche non definitiva a una pena di reclusione non inferiore a tre anni: meno 25 punti. Per aver commesso un illecito che prevede una multa non inferiore a diecimila euro: meno due punti."
Panico nel PDL. Deputati e senatori affollano l'ambasciata russa.

lunedì, luglio 25, 2011

Nell'ambulatorio di DoktorDoktor Nero: il principe degli odontochirurghi maxillofacciali - seconda parte

Sono reduce dal fatidico appuntamento di fine luglio con DoktorDoktor Nero, il principe degli odontochirurghi maxillofacciali del Baden-Württemberg.
Non è stato un pranzo di gala. E neppure una spensierata rimpatriata tra vecchi amici.

L'assistente del Principe fa di nuovo accomodare D sulla poltrona di lavoro. Ma stavolta non si tratta della poltrona rivolta verso il verde delle colline. No, stavolta la stanza è un'altra. E la poltrona è rivolta verso il muro.
Nell'attesa del principe, D, notoriamente curioso, chiede all'assistente delucidazioni sui vari passaggi dell'operazione che lo attende.

- Allora, da quello che ho capito DoktorDoktor Nero dovrà tagliare la gengiva, spezzare il dente in tre ed estrarlo, no?
- Mi faccia controllare... Le deve estrarre due denti del giudizio no?
- No, uno!
- Ma qui c'è scritto due.
- No, veramente...
- Vabbè, ne parli direttamente con lui quando arriverà per farle l'anestesia.

Passano cinque minuti. Dopo aver finito di torturare il paziente dell'altra stanza, DoktorDoktor Nero entra.

- Sì, li togliamo entrambi.
- Ma l'altro non mi dà nessun problema.
- Presto glieli darà. È meglio per lei se li togliamo tutti e due adesso.
- No, guardi, preferisco agire solo se necessario. Negli ultimi anni della mia vita ho fatto mio un detto di un mio ex-collega canadese. "If it isn't broken don't fix it". Visto che non è rotto preferirei non aggiustarlo.
- Come vuole. 

D riceve nell'ordine: iniezioni di potentissimo anestetico locale più un inatteso medicinale endovena.

- Che cos'è questa cosa che mi sta iniettando?
- È per fare in modo che dopo l'operazione lei non stia troppo male.
- Grazie.

DoktorDoktor Nero scappa a torturare altri pazienti. 

- Tornando alla sua domanda se DoktorDoktor Nero dovrà spezzare il dente in tre, no, di solito per i denti del giudizio superiori non serve.
- Ma anche quando sono in orizzontale come nel mio caso?
- No, di solito no. Comunque nel caso dovesse decidere di tagliarlo allora userà questo strumento. - E mostra a D una sorta di mini-smerigliatrice con mini-lama affilatissima.

Dopo altri dieci minuti DoktorDoktor Nero è di ritorno. Geht's los!
D non prova alcun dolore per il taglio del bisturi. Immediatamente dopo, ai tre neuroni di D viene offerta l'irripetibile sensazione delle ipervibrazioni craniche prodotte dalla mini-smerigliatrice.
La tortura va avanti per trenta minuti durante i quali D percepisce grugniti e movimenti del DoktorDoktor Nero non propriamente rassicuranti. Verso la fine il principe scappa di corsa a chiedere l'ausilio di un'altra assistente. 
Durante quei minuti D si ripete due frasi come un mantra: 

- Ma quando finisce?
- Diosialodato che non ho dato il consenso per l'altro.

Alla fine arriva la rassicurante sensazione del filo di sutura che sfiora le labbra. 

- Bene - dice il principe - gli antidolorifici ce l'ha, le prescrivo degli antibiotici e ci vediamo domani alle 8:30.
D, con la lingua ancora addormentata, un tampone in bocca e le gambe molli biascica: - Ma è stata più difficile del previsto?
- Eh, sì, un pochino. E non si dimentichi: importantissimo è che si ricordi di non soffiarsi il naso. E se le viene da starnutire apra completamente la bocca. Si ricorda la storia  dell'acqua e del naso?
- E come potrei dimenticarla?! Ma anche se mi viene da starnutire mentre sto mangiando?
- Sì!
- Bene. A domani.
- A domani.

giovedì, luglio 21, 2011

Pitagora (prima parte): La nascita e i viaggi

Abbiamo visto che la tradizione occidentale concorda nel ritenere Talete di Mileto (620-550 a.C. ca.) e Pitagora di Samo (580-500 a.C. ca.) i pionieri, in ambiti un po’ diversi, dell’impostazione logico-deduttiva che diventerà la caratteristica essenziale della Matematica. Nell'ultima puntata abbiamo parlato brevemente anche di Talete.

La figura di Pitagora non è meno confusa e controversa di quella di Talete, ed è inoltre ancora più intrisa di elementi mitici e leggendari. Tuttavia il personaggio è sicuramente tra i più affascinanti e i più citati della storia della matematica e la sua impostazione è per molti versi ancora alla base del nostro pensiero moderno.
Bertrand Russell ad esempio affermò che "Pitagora è uno degli uomini più notevoli che siano mai esistiti" e che "la matematica, intendendo come tale le dimostrazioni e i ragionamenti deduttivi, inizia con lui".

La più antica biografia di Pitagora a noi pervenuta è quella dello storico e filosofo neoplatonico Giamblico di Calcide (245 - 325 d.C.) e fu scritta circa otto secoli dopo la morte di Pitagora.
Secondo Giamblico, Pitagora nacque in una ricca famiglia di mercanti sami. E per la precisione durante un lungo viaggio d'affari che il padre Mnesarco, incisore di gemme, e la madre Partenide avevano intrapreso. La nascita del bimbo fu preannunciata all'inizio del viaggio, quando Mnesarco si recò a Delfi, dall'oracolo di Apollo Pythio (Pizio): la sacerdotessa Pythia (Pizia). In onore di tale profezia Mnesarco volle cambiare il nome di sua moglie in Pythais (Pitai) e chiamare il figlio Pythagoras. Pitagora nacque qualche mese dopo, quando la coppia ebbe raggiunto Sidone in Fenicia.
Presto la famiglia tornò a Samo e Pitagora crebbe nella vivace città portuale. Samo si trovava al crocevia delle grandi rotte mercantili che
collegavano il mar Nero con l'Egitto, e l'Italia e la Grecia con l'Oriente. E proprio nel periodo in cui nacque Pitagora i sami stavano fondando delle colonie, tra le quali anche una nella città siciliana di Minoa. Pitagora crebbe quindi in un ambiente ricco di stimoli e in continuo contatto con genti, oggetti e tesori provenienti da ogni parte del mondo conosciuto.
Insieme alla tradizione familiare, dovette essere anche la curiosità suscitata da quei contatti a spingere il giovane Pitagora a cominciare presto la sua serie di viaggi. Prima per accompagnare suo padre per affari. E in seguito indipendentemente per puro amore della conoscenza. Divenne noto con il soprannome de "il Chiomato di Samo". Si narra che nei suoi viaggi possa essersi spinto addirittura fino all'India. E considerando la contemporaneità di Pitagora con Buddha e Confucio, si può ragionevolmente ipotizzare che, oltre all’acquisizione di informazioni sull’Astronomia e sulla Matematica, il filosofo possa aver fatto proprie anche alcune idee religiose. Forse non a caso, tra le credenze della dottrina religiosa pitagorica si può citare la metempsicosi, cioè la rinascita dell'anima di un individuo in un altro corpo fisico anche non umano. Una delle conseguenze di tale credenza fu il divieto di consumare carne. Un po’ più oscure risultano invece le ragioni dell’altro divieto alimentare: quello sul consumo di fave. C’è chi ritiene possa essere collegato alla somiglianza delle fave con i genitali maschili e come tali fossero ritenute fonte di impurità; chi ritiene invece possa essere correlato al favismo; mentre l’ultima ipotesi fa riferimento a credenze antiche secondo cui le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurità.
Oltre all'incerto viaggio in India, si riporta, con maggiore certezza, che Pitagora visitò la Siria, la Fenicia, l'Egitto e Babilonia.
Altra importante meta dei viaggi di Pitagora fu  Mileto. Città che solo un piccolo stretto di mare divideva da Samo. Mileto era la città di Talete. E tra Talete e Pitagora c'erano circa quarant'anni di differenza. Fu intorno al 560 a.C., ai tempi della cinquantacinquesima Olimpiade, 216 anni dopo la prima Olimpiade, quando Talete aveva circa sessanta anni e Pitagora circa venti, che i due giganti della filosofia dovettero incontrarsi. E sembra che Talete abbia esortato Pitagora ad andare ad apprendere la geometria in Egitto. Tra le piramidi Pitagora dimorò per molti anni. E fu probabilmente lì oppure a Babilonia che egli dovette venire a contatto con il teorema che oggi porta il suo nome. Ma come!? - vi chiederete - il teorema di Pitagora era noto già da prima di Pitagora? Ebbene sì! Esistono documenti che precedono Pitagora di più di un millennio che testimoniano una conoscenza applicativa di quel teorema. Perché quindi in seguito si attribuì ad esso il nome di Pitagora?
Lo vedremo nelle prossime puntate ...


Indice della serie

domenica, luglio 17, 2011

Aggiornamenti concertistici

Oggi ultimo concerto della stagione con la mia vecchia orchestra a Mosbach: ai confini della Selva di Odino.
Dovremmo suonare in un vecchio teatro all'aperto ma penso che il tempo autunnale ci obbligherà ad applicare il piano due: il Pattberghalle. Di solito si dice che la prova generale va sempre male ma poi il concerto va bene. Ecco, la nostra prova generale di venerdì è stata catastrofica ed il concerto di ieri è andato meglio della prova ma comunque male: sia per la nostra sezione trombonistica che per l'orchestra intera: tutti abbiamo  contributo nel nostro piccolo. Tuttavia la fortuna ha voluto che tutti gli errori capitassero in punti e in modi tali da risultare piuttosto mascherati ad un orecchio profano. Quindi alla fine il pubblico è rimasto contento e gabbato.

Alcuni esempi: un mio fortissimo con una nota mezzo tono sotto (mascherata dal fortissimo orchestrale), un mio attacco anticipato (mascherata dall'attacco  con esso consonante del terzo trombone), un attacco anticipato del primo ed uno del terzo (entrambi percepiti solo dagli orchestrali confinanti), il primo violino che  ha saltato il suo solo riprendendolo otto battute dopo con l'orchestra che è comunque riuscita a stargli dietro.

Speriamo che oggi vada meglio. Anche se l'orecchio del pubblico di Mosbach sarà probabilmente ancora più profano di quello del pubblico di Heidelberg.

sabato, luglio 16, 2011

Appello agli italiani della Germania del sud (e non solo) per una causa nobile

Era febbraio quando Roberta e Paola me ne parlarono. L'idea mi piacque immediatamente:

"Vorremo fondare un'associazione che abbia come obiettivo quello di promuovere, attraverso l'organizzazione di eventi culturali ad Heidelberg, una conoscenza più approfondita della cultura italiana e favorire così un dialogo tra italiani e tedeschi fornendo allo stesso tempo un contributo alla vita culturale della nostra città d'adozione. La più ambiziosa tra le proposte concrete per raggiungere tale obiettivo sarebbe l'organizzazione di un Festival annuale della cultura Italiana."

Nella prima riunione tra i sette soci fondatori abbiamo scelto il nome dell'associazione, Volare, e ci siamo divisi i compiti. Io mi sono messo a disposizione per tecnologie della Rete e musica e tradizioni popolari del centro-sud Italia. Per la prima area sono già riuscito a costruire qualcosa: gruppo e casella su Google, gruppo facebook, e sito web di Volare.
A maggio siamo riusciti ad organizzare il nostro primo evento: “Impossible Venice” - dialogo con la documentarista indipendente Anny Carraro.

Ora stiamo cercando di organizzare qualche evento per la settimana della lingua italiana ad ottobre e di realizzare il sogno del Festival della Cultura Italiana per maggio 2012.
Fondamentale per la riuscita saranno le finanze e quelle si ottengono: dagli enti pubblici, dagli sponsor privati e dalle quote di associazione.
Per quanto riguarda gli enti pubblici, ci stiamo attivando. Per quanto riguarda gli sponsor privati e i nuovi soci anche. Ed è proprio in questi due settori che ci potrebbe servire l'aiuto di qualche lettore del Blogghetto. In che modo vi chiederete? Bè, ci sono più modi possibili.

1. Nel sito abbiamo inserito una pagina Volare Consiglia con la quale vorremmo offrire pubblicità a piccoli esercenti in cambio di un minimo contributo per l'associazione. È chiaro che gli esercenti/sponsor saranno più invogliati se il sito riceverà molte visite. A questo scopo se qualche blogghista potesse aggiungere un link del genere sul suo blog, Volare e.V. un sogno culturale italiano: eventi culturali ad Heidelberg, non ci dispiacerebbe.

2. Non ci dispiacerebbe neppure se qualcuno conoscesse qualche esercente/sponsor interessato all'offerta.

3. Non ci dispiacerebbe neppure se qualcuno volesse associarsi a Volare e.V.

venerdì, luglio 15, 2011

Sarà nostro?

Sabato scorso siamo andati lì giusto per dare uno sguardo. Ma poi la sua rappresentazione ci è piaciuta. Ci ha catturato. E inaspettatamente e nonostante l'oggettiva serietà della decisione, dopo anni di tentennamenti sono stato affetto da una vena di leggerezza e di ottimistica fiducia.
Andremo avanti? Il mio ottimismo sarà smentito? La risposta è qui.

giovedì, luglio 14, 2011

Carnevale della Matematica #39

Il Carnevale della Matematica di luglio, il numero 39 è ospitato da .mau. nel suo blog Notiziole di .mau..


Il mio contributo:
Dioniso sul suo Blogghetto continua le Interviste impossibili: stavolta tocca a Pitagora, Ippaso e la scoperta dell'irrazionale. L'intervista è divisa in tre parti (unoduetre), ma la si può anche recuperare in un unico PDF. L'indice delle Interviste Impossibili è qui.

"Il blog Popinga coordinerà il Carnevale n. 40 di agosto. Il tema scelto, come al solito non vincolante, è “Quant’è bella geometria”, in cui i partecipanti potranno sbizzarrirsi sul tipo di geometria che vorranno, nelle dimensioni e con la curvatura che più aggraderà loro, magari anche con riferimenti proiettivi, topologici e quant’altro. Buona matematica a tutti!."

Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale
Pagina fan del Carnevale su Facebook

domenica, luglio 10, 2011

Sardegna del sud: la terra dei Fenici - miniera di Montevecchio, catacombe di Sant'Antioco, Carloforte e Girotonno

Venerdì 3 giugno (pomeriggio)

La nostra seconda esperienza con l'entroterra non si rivelerà più fortunata della prima. Dopo il tempio di Àntas decidiamo di percorrere un'altra ora di tortuosissima strada fino alla miniera di Montevecchio che nel passato era una delle più grandi miniere di piombo e zinco d'Europa e oggi è tutelata dall'Unesco come patrimonio di archeologia industriale. Giunti in loco raggiungiamo quello che sembra essere il centro abitato. Immaginiamo che la biglietteria possa essere lì. e invece ci troviamo immersi in uno scenario a metà strada tra le vie di un paesino italiano nel primo pomeriggio di un ferragosto afoso e la scenografia de I sopravvissuti.
Tutto è deserto, cadente, arrugginito. Sembrerebbe quasi di essere in un paese disabitato, se non fosse per qualche costosa automobile parcheggiata sotto le abitazioni e per gli spazi a scacchiera - vuoti ma appena ridipinti - per le affissioni elettorali. Anche il bar sembra in funzione ma è chiuso.
Dopo alcuni giri a vuoto riusciamo finalmente a trovare una signora che ci dice che le visite alla miniera avvengono solo in giorni prestabiliti e che oggi non è uno di quei giorni.
Diamo uno sguardo al compendio minerario da fuori
e poi decidiamo di ripercorrere a ritroso le due ore di tortuosissima strada e tornare a Sant'Antioco dove visitiamo la Basilica di Sant'Antioco Martire. La visita parte con l'addetto che ci mostra il sarcofago che un tempo avrebbe dovuto contenere il corpo del protomartire Sant'Antioco. L'uomo ci introduce poi nello gnommero di catacombe ricavato dai primi cristiani collegando tra di loro le tombe della preesistente necropoli fenicio-punica. Siamo gli unici due visitatori e l'ambiente è vagamente inquietante. Sembra che la maggior parte della necropoli non sia stata ancora scavata e che i fondi che erano stati destinati allo scopo furono ridiretti verso il G8 della Maddalena. G8 che poi non ebbe luogo, ma nonostante ciò i fondi non tornarono. Questo è almeno ciò che ci dice l'addetto ecclesiastico.

Alle 19:30 prendiamo il traghetto per Carloforte (isola di S. Pietro) dove la festa Girotonno è già in corso. Dopo un giro per le bancarelle e per il settore internazionale che ospita Messico e Brasile diamo anche uno sguardo al cibo distribuito nell'ambito della festa. Non mi convince molto. Decidiamo così di cenare nell'Osteria della Tonnara. La scelta si rivela ottima. Un aspetto interessante dell'isola di S. Pietro è che il suo primo insediamento stabile cominciò a partire dal 1736, anno in cui Carlo Emanuele III concesse l'isola ad un nucleo di liguri discendenti dalla comunità genovese di Tabarqua in Tunisia. Comunità presente a Tabarqua sin dal 1540. I tabarchini liguri fondarono così Carloforte. Anche la fondazione di Calasetta sull'isola di Sant'Antioco ha una storia sostanzialmente identica. Sembra che l'identità genovese si sia mantenuta nei secoli anche nei dialetti. Dico sembra in quanto durante tutto questo viaggio non ho mai sentito parlare né la limba sarda né alcun altro idioma locale. Ammetto che il fatto mi ha un po' deluso. Ad ogni modo anche wikipedia conferma che il dialetto dell'isola è il tabarchino.
Tuttavia una contaminazione sardo-genovese l'abbiamo osservata e sperimentata. L'Osteria della Tonnara ci ha infatti proposto un'ottima lasagna con tonno e pesto.

Sabato 4
In mattinata ci sdraiamo su una spiaggia all'estremità meridionale dell'isola consigliataci dall'albergatrice. Data l'assenza di un bar più tardi ci spostiamo nella spiaggia del paese sotto la torre di Calasetta. Questa seconda spiaggia ci piace molto di più della prima.
Alle 19:30 ci imbarchiamo di nuovo per Carloforte. Stasera il programma di Girotonno prevede il concerto del cantante preferito della mia infanzia: Edoardo Bennato. Visitiamo qualche ristorante, ma non troviamo posto in nessuno. Ci dobbiamo quindi rassegnare all'incolonnamento nella lunga fila per la distribuzione dei piatti festaioli. L'impressione del giorno precedente è confermata: difficilmente si sarebbe riusciti a fare di peggio.
Ripartiamo alle 22:30 quando Bennato non è ancora entrato in scena. Il cantante mito della mia infanzia rimarrà tale.
La mattina successiva ripartiamo per la nostra patria nordica d'adozione. Dove l'Esterichia Coli ci attende impaziente.

venerdì, luglio 08, 2011

ROB BREZSNY HA PROBLEMI CON LA PAROLA "CANCRO"

Siccome il tema mi coinvolge molto, rilancio questo articolo di Gravita Zero:


ROB BREZSNY HA PROBLEMI CON LA PAROLA "CANCRO"





"Qualche tempo fa ho chiesto ai miei lettori di proporre un nuovo nome per il vostro segno. Dopotutto, ha le sue connotazioni negative. Molti hanno suggerito di sostituirlo con “Delfino”, che non mi dispiace. Ma le due proposte che più di altre hanno catturato la mia fantasia sono state “Entrata” e “Sorgente”. Probabilmente non riuscirò a convincere la comunità
degli astrologi ad adottare uno di questi due nomi, ma ti consiglio di provarli per vedere come te li senti addosso. Nei prossimi dodici mesi avrai buone probabilità di incarnare sia l’idea di “Entrata” sia quella di “Sorgente” nel loro significato più alto."
Questo è quanto scriveva Rob Brezney (astrologo) - su Internazionale mese di luglio 2011

Noi comuni mortali le chiediamo, Dott. Rob Brezsny. Perchè lei (oltre che astrologo) è dottore, vero? Dunque ci potrà sicuramente fornire uno studio medico, sociologico o psicologico tale da confermare le sue affermazioni. Lo aspettiamo e lo pubblicheremo molto volentieri.

La dobbiamo tuttavia infomare che in Italia la parola CANCRO è stata (proprio come vorrebbe riproporre lei) per anni radiata, considerata tabù dalla stampa. Noi giornalisti eravamo invitati a usare insulsi eufemismi, come "male incurabile".

E' stato un coraggioso oncologo, di nome Umberto Veronesi, che probabilmente non conosce perché è lontano dalle sue pratiche alchemiche, ad avere dato per la prima volta una speranza  alle donne malate di cancro al seno (uno dei mali più deturpanti). Permettendo loro di parlare del loro male, di uscire dal baratro, prettamente voluto dal genere maschile, dell'anonimato. Di non essere più sole!
Un uomo che ha dato loro una speranza: lottando con tutta la forza e confidando che "dal CANCRO si può guarire".

Grazie alla scienza medica, non a pratiche "magiche" come l'astrologia!

Quando avevo vent'anni (erano gli anni '80) a parlare di cancro si veniva additati.

Caro Rob, lei mi ha riportato indietro a quegli anni. Complimenti!

E' grazie a persone come lei che il Medioevo è ancora vivo e vegeto negli animi e nelle menti deboli. Ma la avverto: di CANCRO, CANCRO e non ho timore di ripeterlo, muoiono anche gli uomini come me e lei. Per esempio alla prostata o al polmone. Persone che non hanno paura di accettare la realtà e nominare i problemi con i loro vero nome!

Perché anche se il CANCRO lo chiamiamo "DELFINO" o "PASSEROTTO" di CANCRO si MUORE, mio caro Rob, e non sono le sue illusioni, pagate profumatamente dalla casa editrice che le permette di pubblicarle, che ci salveranno. Non nascondendo come, nelle leggende, fanno gli struzzi il capo sotto terra o modificando le parole si sconfiggerà il male dell'umanità.
Ma fortunatamente, e come sempre, grazie a chi in questo momento, nei laboratori, grazie ad anni di studi medici, oncologici, e grazie alla ricerca scientifica sta lavorando tenacemente, e lontano dai riflettori.

giovedì, luglio 07, 2011

Sardegna del sud: la terra dei Fenici - museo archeologico di Sant'Antioco, Calasetta e tempio di Antas

Dopo il Monte Sirài raggiungiamo la quarta isola italiana: Sant'Antioco. Fin dai tempi dei romani è possibile raggiungere l'isola con mezzi terrestri. I nostri antenati avevano infatti sfruttato la presenza di quattro isolotti e con un sistema di cinque ponti erano riusciti a collegare Sant'Antioco alla Sardegna. L'ultimo ponte romano è ancora in piedi, ma a causa degli interramenti successivi oggi c'è solo terra sotto l'antico ponte.
Raggiunto il paese di Sant'Antioco andiamo a visitare il museo archeologico. La visita comincia bene. Siamo gli unici visitatori e l'archeologa è a nostra disposizione. L'unica limitazione è che non possiamo scattare fotografie.
Ma dopo pochi minuti si unisce a noi un'orda di romani in gita organizzata. Assistiamo a diverse scenette divertenti. Tra cui quella della madre della bimba fotografante (nonostante il divieto) che fraintendendo le parole dell'archeologa dice alla figlia:

- Ma pensa te!? Quelle so' le maschere schiaccia spiriti.
- Schiaccia spiriti!? E come funzionano.
- Zitta, t'oo dico dopo!

Salutiamo l'orda che fortunatamente non ha comprato il biglietto per il tofet e proseguiamo con l'archeologa. La ragazza ci conferma il superamento dell'ipotesi dei sacrifici e ci spiega che le tombe della necropoli si estendono sotto tutto l'abitato intorno alla torre dei Savoia. Addirittura alcune tombe vengono tuttora usate come cantine e altre sono state abitate fino agli anni '70.
Lasciato il paese di Sant'Antioco ci spostiamo nel secondo comune dell'isola, Calasetta, dove si trova il nostro secondo albergo: Cala di Seta. L'albergatrice ci informa che nella vicina isola di S. Pietro si è appena aperta la festa di quattro giorni dedicata alla più tradizionale e caratteristica attività della zona: la pesca del tonno. Sembra che questa sia la settimana centrale del breve periodo in cui si pescano i tonni migliori. La festa si chiama Girotonno. L'albergatrice è simpatica, ma non è dotata di tutte le attenzioni delle colleghe di Villa del Borgo.
A cena andiamo da Pasqualino. Prendiamo kus kus (così si scrive nell'isola) e fregula con pesce. Niente male.

Venerdì 3 giugno ci rimettiamo in viaggio verso Carbonia: il primo capoluogo della provincia.
Oltrepassato anche il secondo capoluogo, Iglesias, ci fermiamo al tempio di Antas dove visitiamo
il villaggio nuragico, la piccola necropoli dell'età del ferro con statua del dio dei Sardi, Sardus Pater Babai,
e il tempio punico-romano dedicato al dio stesso.
Percorrendo un sentierino silvano di una decina di minuti raggiungiamo questa bella quercia sugheraia.
Guardandola mi son detto: ma come fa a sopravvivere senza corteccia?
È da quando sono bambino che sento dire che per uccidere un albero basta eliminare una striscia anulare di corteccia. Poi a casa ho trovato la spiegazione su Wikipedia:
"Il taglio del sughero si pratica manualmente con i metodi tradizionali, usando apposite accette. L'operazione si esegue da maggio a luglio e richiede perizia ed esperienza in quanto il taglio deve arrivare al fellogeno senza interessare gli strati più interni della corteccia (felloderma e libro). Tagli male eseguiti infatti compromettono la vitalità della sughera."

sabato, luglio 02, 2011

Nuovo blog? Io vorrei, non vorrei, ma se poi...

Domanda ai lettori del Blogghetto
Sono consapevole del fatto che alla maggior parte dei tre miei lettori (almeno a due quindi) non può fregar di meno di questa mia questione blog-esistenziale. Se però ci fosse almeno quel mezzo lettore che volesse esprimere la sua opinione su questa domanda che mi sono posto mi farebbe molto piacere.

Dunque, la domanda che mi sono posto questa è la seguente: ha senso che io separi la parte matematica dal Blogghetto creando un nuovo blog tematico?

Le possibili opzioni sarebbero le seguenti:
  1. Lascio tutto così com'è
  2. Creo un nuovo blog tematico solo per i post di matematica e: 
    1. elimino i post di matematica dal Blogghetto
    2. lascio i post di matematica sul Blogghetto e li inserisco anche nel nuovo blog