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venerdì, ottobre 07, 2016

Le occasioni che non possono che essere perdute

"...Non è certo un personaggio che sta vivendo una brutta vita. In fondo fa quel che gli piace. Certo, vive situazioni emotivamente burrascose, ma a chi non capita se uno ha una certa sensibilità?
Il senso del rimpianto dettato dal passato che lei riversa su di lui non arriva dall'evidenza che il presente sarebbe potuto essere migliore ma semplicemente che sarebbe potuto essere diverso. Non è il rimpianto delle occasioni perdute ma quello delle occasioni che non possono che essere perdute.
Inutile fingere di non dover avere rimpianti. Inutile fingere l'inutilità del rimpianto. Nella nostra vita ogni scelta che facciamo ci fa perdere altre cento vite possibili. E per quanto si possa amare il nostro presente, per quanto ci sentiamo pieni della vita che conduciamo — quando e se questo accade — ci sono centinaia di fantasmi che vivono dentro di noi, di sguardi non scambiati, di mani non date, di frasi non capite. Attimi che ci avrebbero portato in chissà quale universo parallelo: un destino che non sappiamo e che non sapremo mai."

"Commovente anche perché ci riporta ai 20 anni. In quell'età in cui i sentimenti possono sfuggire proprio perché si pensa, sbagliando, di avere tutta una vita davanti in cui ci sarà sempre tempo per ricucire strappi e ferite. Un'età in cui si hanno certezze. Certezze sulla propria vita, sulle proprie scelte. Certezze su cui spesso andiamo fieri. Su cui basiamo la nostra vita. Anche se da qualche parte sappiamo che esiste una felicità imprevista anche là dove non abbiamo il coraggio di cercare o di ricordare."

Commenti sentito qui: Dylan Dog - Wikiradio del 26/09/2016

mercoledì, dicembre 18, 2013

Cammino

Cammino, cammino,
non sono sveglio e non
dormo, cammino
e mi svuoto
di ogni pensiero,
dei desideri,
della tristezza, dell'entusiasmo,
dei segreti,
della forza di volontà,
di ogni cosa che è me...

David Grossmann

sabato, settembre 28, 2013

L'espatriato e la madre patria

Di recente ho sentito citare una frase di Igor Stravinskij. Quello che molti, me compreso, considerano il più grande compositore del novecento. E che trascorse la maggior parte della sua vita adulta come espatriato.
In diverse occasioni egli criticò anche duramente la madre patria, ma in un'occasione pare che disse (cito e reinterpreto a memoria): "Io amo profondamente la mia patria. Ed è proprio per questo che mi posso permettere di criticarla aspramente. Ma è una cosa che non consentirò di fare a nessun altro". Penso che intendesse nessun altro non russo... O forse più in particolare nessun altro non russo che non sia dotato di amore nei confronti della Russia?

A proposito, se qualcuno dovesse conoscere o trovare la citazione precisa me lo faccia sapere.

martedì, ottobre 11, 2011

Una condizione teatrale in bilico tra vanagloria e spavento

"Così non c’era giorno o notte, alla Rocca che la morte non m’alitasse accanto la sua versatile e ubiqua presenza; ch’io non ne intravedessi, in una striscia di luce o in un mucchietto di polvere, le imbellettate fattezze, ora d’angela ora di sgherra. Lei era la meridiana che disegnava sul soffitto delle mie insonnie le pantomime del desiderio; lei la tagliola che mi mordeva il calcagno; il mare di foglie che il sole tramuta in brulichio di marenghi; lei la buca d’obice, l’in pace, le quattro mura di ventre dove nessuno mi cerca."

Da Diceria dell’untore di Gesualdo Bufalino

martedì, maggio 24, 2011

Citazioni: momenti di incancellabile ridicolaggine

Ci sono momenti nella vita che uno non si rende conto di essere ridicolo e sciocco, non puoi cancellarli dal curriculum, poi ti risveglierai, li ricorderai con un po' di vergogna, ma la vergogna è qualcosa che ci attacchi dopo.

venerdì, settembre 17, 2010

Torto e ragione

"Siamo condannati a vivere quasi perennemente nel torto pensando pure di avere ragione"

giovedì, giugno 03, 2010

Il suddito ideale

Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più»

(Hannah Arendt Le origini del totalitarismo, 1951)

sabato, gennaio 16, 2010

Il deserto dei Tartari

"E a più di quarant'anni, senza aver fatto nulla di buono, senza figli, veramente solo al mondo, Giovanni si guardava attorno sgomento, sentendo declinare il proprio destino".

sabato, giugno 20, 2009

gioia e dolore

"...come i bambini ed i vecchi si mise a piangere, senza sapere il perché: di dolore che era gioia, di gioia che era dolore..."