venerdì, ottobre 23, 2026

L’Odissea del giovane K

Oggi mi è capitato di sentire una storia che non lascia indifferenti.

Due dei miei compagni di corso hanno due cose in comune: provengono entrambi dal mondo arabofono e sono entrambi giovani medici.
Di carattere, però, non appaiono molto simili. M è solare, sorridente, sanguigno. K appare più riflessivo, introverso e introspettivo.
Per una parte del corso di oggi, ho collaborato con K che, in poche frasi, mi ha riassunto la sua storia recente.
Nato nella penisola araba da famiglia palestinese decide di intraprendere gli studi di medicina in Ucraina e, precisamente, a Kharkiv. (Pare che, prima della guerra, fosse un’università frequentata da molti studenti mediorientali e africani).
A pochi mesi della laurea, però, deve lasciare la città a causa della guerra. Decide quindi di completare gli studi in Palestina e, precisamente, a Gaza, dove lavora in ospedale come tirocinante.
La ragione per cui adesso si trovi in Germania la capite da soli.

venerdì, ottobre 16, 2026

Come gli oligarchi stanno cercando di smantellare la Corte penale internazionale

Condivido perché credo sia molto importante sapere come gli oligarchi di tutto il mondo stiano cercando di smantellare la Corte penale internazionale, rimasta uno dei pochi ostacoli alle loro mire, arrivando a colpire i suoi giudici come se fossero dei terroristi.

Da un'intervista a Rosario Aitala, magistrato ed ex poliziotto ed attuale presidente aggiunto della Corte penale internazionale. Aitala è stato protagonista per quasi nove anni dei casi sui crimini di guerra e i crimini contro l’umanità in Ucraina, Afghanistan, Uganda e altri stati. È stato condannato a Mosca dallo stesso giudice di Navalny a una lunga pena detentiva per avere firmato i mandati di cattura per Putin e i vertici militari russi. La Russia ne ha appena chiesto l’estradizione a numerosi Stati.
«Le sanzioni annunciate dagli Stati Uniti possono bloccare il funzionamento della Corte e impedire ai giudici di svolgere qualsiasi attività pubblica e privata. Per molti di noi sta già accadendo. Veniamo trattati con gli stessi metodi riservati ai terroristi». ...
«Le racconto che cosa è già successo alla metà dei miei colleghi sanzionati per aver emesso provvedimenti non graditi. Le carte di credito vengono revocate, alcune banche hanno chiuso i conti, alcune assicurazioni si rifiutano di rimborsare le spese mediche e revocano i contratti. La maggior parte delle app sul cellulare non funzionano più. Prenotare un albergo o un volo tramite le piattaforme è vietato. Un collega è rientrato a casa e ha detto a voce alta: “Alexa metti musica blues”. Alexa non ha mai più risposto. Un altro, europeo, ha prenotato una stanza di albergo nel suo stesso Paese attraverso una piattaforma europea. Dopo mezz’ora gli è arrivata una email che gli intimava di non provarci più. Le sanzioni istituzionali contro la Corte ne possono impedire il funzionamento».
Per questo ha deciso di parlare?
«Lo faccio per far sapere che la Corte penale internazionale sta salvando l’onore di tutti. Mentre dilaga l’indifferenza, sta dimostrando che il potere non cancella le responsabilità, perché anche nella guerra c’è una moralità da custodire. Stiamo sottraendo milioni di vittime di atrocità all’oblio e alla solitudine per questo vogliono ridurci al silenzio. La nostra capacità di resilienza è intatta, ora la responsabilità principale grava sugli Stati che devono continuare a proteggere la loro Corte per proteggere la loro sovranità».


Visto che ho anche trovato un’informazione correlata interessante e l’ho discussa in un gruppo WhatsApp con degli amici, copio qui quel mio commento.

“Interessante coincidenza. qualche giorno fa, a “Radio 3 mondo” hanno parlato proprio della CPI (corte penale internazionale).

Hanno letto sia un articolo del Japan Times, in cui raccontano delle aspre critiche del governo giapponese nei confronti delle misure di Trump, sia un articolo di Al-Jazeera, “Come salvare la Corte Penale Internazionale”, in cui si invita l’Unione Europea ad attivare proprio lo Statuto di blocco.

“Se la comunità internazionale resterà a guardare mentre gli Stati Uniti smantellano la corte penale internazionale, la capacità di ogni tribunale internazionale, o persino nazionale, di operare senza timori o favoritismi, verrà annullata.”

Il brano si trova intorno al min 14 - Radio3 Mondo | S2026 | Rassegna Stampa Internazionale 13/10/2026 | Rai Radio 3 | RaiPlay Sound

mercoledì, settembre 09, 2026

L'abbaglio che nasconde i veri padroni del gioco

Di chi è la colpa se le forze populiste e radicali continuano ad avanzare? Della sinistra che ha perso il contatto con la gente e rincorre utopie? Della mancanza di programmi concreti? O c'è sotto qualcosa di molto più grande?

Queste sono le domande su cui mi sono trovato a riflettere durante una conversazione con alcuni amici sui recenti risultati elettorali e sul clima politico che si respira in Europa. Ne è venuta fuori una conversazione che mi ha spinto a mettere in ordine un po' di idee.


Parto dalla conclusione, per chi ha poco tempo e vuole andare subito al punto:
È giusto fare autocritica e pretendere che la propria parte politica funzioni meglio. Ma se ogni volta ci limitiamo all'ipercritica distruttiva o al disincanto dell'astensionismo, finiamo per comportarci come i famosi capponi di Renzo: invece di allearci contro chi ci tiene appesi per i piedi, continuiamo a beccarci tra di noi.

Per chi ha voglia di approfondire, ecco la versione estesa.

La gabbia invisibile: come la Rete è diventata un'arma geopolitica


Se proviamo a fare un passo indietro e a guardare il quadro generale, l'evoluzione del dibattito pubblico negli ultimi trent'anni segue una traiettoria abbastanza precisa:

  • L'illusione dell'anarchia felice: Negli anni '90, agli albori di Internet, i governi occidentali scelsero di lasciar crescere la rete senza regole. Non sappiamo se per scopi egemonic, ingenuità, buona fede o incapacità di capirne il potenziale.

  • Dalla democrazia al controllo: Quella struttura aperta che all'inizio del Millennio sembrava la massima promessa di libertà globale (pensiamo all'entusiasmo per le reti sociali durante le Primavere Arabe) si è progressivamente trasformata in uno strumento capillare di manipolazione politica e polarizzazione.

  • L'era dei monopolisti: La totale assenza di regolamentazione ha spianato la strada a pochissimi giganti tecnologici. Oggi questi oligarchi hanno accumulato un potere finanziario, conoscitivo e infrastrutturale che supera di gran lunga quello di molti Stati nazionali.

Quando singoli individui gestiscono patrimoni paragonabili al PIL di un paese medio-grande e controllano sia le reti di comunicazione di massa sia le infrastrutture satellitari o le piattaforme di informazione militare, le regole del gioco democratico cambiano radicalmente.

Un campo di gioco distorto

A fronte di tutto questo, ha ancora senso addossare l'intera responsabilità dell'avanzata dei populismi solo agli errori dei singoli partiti tradizionali?

Certo, le responsabilità della politica democratica ci sono: spesso si è dimostrata miope, distante dai bisogni quotidiani e incapace di proporre visioni pragmatiche. Ma va riconosciuto che il campo di gioco è diventato profondamente asimmetrico. Se persino le istituzioni di una superpotenza faticano a contenere la capacità dei gigacapitalisti di orientare la percezione pubblica attraverso gli algoritmi, pensare che il problema si risolva solo cambiando un paio di leader politici locali è un'illusione.

Chi controlla il controllore?

Arrivati a questo punto della discussione, qualcuno ha posto una domanda legittima:
Se cerchiamo una soluzione attraverso regole e contrappesi istituzionali, non rischiamo di creare un "Grande Fratello" governativo? Chi controlla il controllore?

È un dubbio lecito. Ma la contro-domanda sorge spontanea: chi controlla oggi i padroni della rete?

Al momento, la risposta è: nessuno!

In un contesto globale in cui gli Stati Uniti scivolano verso un modello sempre più oligarchico e potenze autocratiche come la Cina usano la tecnologia per il controllo sociale diretto, l'unica entità continentale che conserva la forza (e il mercato) per imporre regole a tutela dei cittadini rimane l'Unione Europea.

Nonostante la sua burocrazia e i suoi difetti, l'Europa è l'unica ad aver tracciato confini normativi importanti: dall'RGPD (Regolamento generale sulla protezione dei dati - Wikipedia) sulla tutela dei dati personali fino alle prime regolamentazioni mondiali sull'intelligenza artificiale: Legge sull'intelligenza artificiale - Wikipedia.

E comunque, di fronte all'ipotesi di essere manipolato da un algoritmo, preferirò sempre che a vigilare su quel codice sia un'istituzione democratica con un parlamento eletto, anziché il capriccio del miliardario di turno.
Voi preferiste essere manipolati da un Romano Prodi o da un Donald Trump? Da un Mario Draghi o da un Elon Musk! 😉

Che ne pensate?

giovedì, agosto 27, 2026

Un mio articolo su MaddMaths!: Pitagora, il fabbro e la scala stonata

Come nasce la teoria matematica della musica? In che modo l’astrazione dei numeri si scontra con le imperfezioni della realtà fisica e dell'acustica?

Un mio nuovo articolo intitolato:



Pitagora, il fabbro e la scala stonata: tra matematica, acustica e mito 

è uscito oggi su Maddmaths! | Matematica Divulgazione Didattica (il sito di divulgazione matematica promosso dalla SIMAI e dall'IAC-CNR) 




Di che si tratta?

Attorno alla figura di Pitagora si sono stratificate nei secoli leggende affascinanti: dai martelli dell'incudine del fabbro alle presunte esperienze acustiche sul monocordo. Nel pezzo cerco di smontare alcuni anacronismi storici e scientifici, analizzando da vicino la nascita del celebre comma pitagorico: quello scarto acustico microtonale (23 centesimi di tono) che impedisce al ciclo delle 12 quinte di chiudersi perfettamente sulle 7 ottave.

Il testo affronta un interrogativo: la scoperta di questa discrepanza fu un'intuizione empirica o una deduzione puramente teorico-numerica?

Legami con "Il mistero del suono senza numero"

Per chi ha letto il mio libro, ritroverà le atmosfere filosofico-musicali che animano le pagine del romanzo. È un approfondimento pensato sia per gli appassionati di storia della matematica, sia per gli insegnanti in cerca di spunti didattici da portare in classe.

Grazie alla redazione di MaddMaths! per lo spazio e l'accoglienza.

Potete leggere l'articolo completo direttamente su MaddMaths!:

📖 Pitagora, il fabbro e la scala stonata: tra matematica, acustica e mito 

venerdì, agosto 21, 2026

L'analfabetismo sanitario (e non solo) che la politica non vuole affrontare

L'articolo di Matteo Bassetti prende le mosse dal fatto di cronaca della morte per sospetta difterite di una bambina di quattro anni, non vaccinata perché i genitori temevano un legame (ampiamente smentito dalla scienza) tra i vaccini e l'autismo.


Il dott. Bassetti denuncia come il vero problema di fondo sia l’analfabetismo sanitario, ossia l'incapacità diffusa di distinguere tra:

  1. Una prova scientifica e una semplice opinione.
  2. Un rischio reale e una leggenda metropolitana.
  3. Una raccomandazione di salute pubblica e una presunta limitazione della libertà individuale.

Altri punti dell'analisi

Responsabilità dei governanti
una parte della classe politica evita di affrontare il tema dell'educazione sanitaria e delle coperture vaccinali per calcolo elettorale, preferendo non scontentare le frange esitanti o complottiste.

Il costo
Questo analfabetismo ha un prezzo per tutti, che si paga con vite umane, pressione sugli ospedali e bilancio dello Stato.

La scorciatoia
È più facile per la propaganda o per certi movimenti costruire un "nemico" (il medico di regime, la multinazionale farmaceutica, l'obbligo imposto) piuttosto che spiegare i dati scientifici, fare corretta informazione e investire in prevenzione.

Quando i governanti rinunciano a fare prevenzione per non perdere consenso, il conto viene pagato dai più fragili.

L'analfabetismo sanitario che la politica non vuole affrontare

Il pallone nel bosco degli elfi

Oggi, mentre camminavo in escursione solitaria costeggiando il bosco, ho sentito un rumore alle mie spalle. 
Mi volto e vedo un vecchio pallone semisgonfio cadere dal bosco verso il sentiero. Mi fermo per qualche istante, mentre il pallone rotola giù per la discesa, ma non vedo né sento nulla. Per tutto il cammino di due ore e mezza non ho incontrato neppure un essere umano.

Ho tre possibili spiegazioni. Voi quale scegliereste?


1. È stato un monito degli spiriti del calcio per rammentarmi la mia scarsità, manifestatasi fin da bambino, quando rimanevo sempre tra gli ultimi due nelle selezioni per formare la squadra di calcio di strada. Monito volto a impedirmi di cimentarmi nell’imminente partitella post-grigliale di sabato.

2. Qualcuno (un elfo?) era nascosto tra le frasche ad aspettare il primo passante su cui esercitare il simpatico scherzetto.
 
3. La più prosaica e probabile. Il pallone era rimasto impigliato in un ramo e una folata di vento lo ha fatto cadere.