giovedì, febbraio 28, 2013

Glossoagorafobia

Vi piace come neologismo? L'ho appena coniato. In realtà il termine ufficiale sarebbe glossofobia. Ma così si perde l'aspetto del pubblico che è essenziale. Vabbe', ad ogni modo io ne sono da sempre affetto. Sono un glossoagorafobico. Anche se negli ultimi anni sono riuscito a dominare abbastanza questa fobia. Ma pare comunque che io non sia l'unico. E a tal proposito ho appena letto una divertente considerazione di Jerry Seinfeld.

"I read a thing that actually says that speaking in front of a crowd is considered the number one fear of the average person. I found that amazing—number two was death! That means to the average person if you have to be at a funeral, you would rather be in the casket than doing the eulogy."

Libera traduzione
"Ho letto che parlare di fronte a un pubblico è considerata la peggiore paura della persona media. E mi è sembrato incredibile che la seconda nella classifica delle paure sia la morte. Ciò significa che tra i ruoli di un funerale la persona media preferirebbe occupare quello nella bara piuttosto di fare il discorso funebre."

Sillogismo impeccabile no?

mercoledì, febbraio 27, 2013

Espressioni di protesta

Alcune delle espressioni di protesta degli ultimi giorni ricordano un po' quella proverbiale del marito che si evirò per danneggiare la moglie.

martedì, febbraio 26, 2013

Percentuale degli aventi diritto al voto che hanno votato Berlusconi

Se ne parlava ieri in casa di amici.

- Ma allora un terzo degli italiani hanno votato Berlusconi?

Ecco i numeri. Deprimenti lo stesso. Ma non tanto quanto lo sarebbero stati se un terzo degli italiani lo avesse votato.


CameraElettori: 46.906.343 - Votanti: 35.271.540 
IL POPOLO DELLA LIBERTÀ  7.332.121          21,56%
Percentuale degli aventi diritto al voto che hanno votato Berlusconi:  
7.332.121 / 46.906.343 - 15,6%

Senato: Elettori: 42.271.957 - Votanti: 31.751.350
IL POPOLO DELLA LIBERTÀ    6.829.135        22,30%
Percentuale degli aventi diritto al voto che hanno votato Berlusconi:  
6.829.135 / 42.271.957 - 16,1%

Cioè meno di un sesto degli aventi diritto al voto.

E all'alba di questo nuovo periodo d'instabilità che segue il vecchio periodo d'instabilità vi auguro
Buona giornata!

domenica, febbraio 24, 2013

Elezioni e la campagna di trasparenza “Riparte il futuro”

In questa prima giornata elettorale rilancio l'articolo di Giovanna Cosenza La campagna “Riparte il futuro” si è chiusa. Ma chi riparte davvero?


La campagna “Riparte il futuro”, lanciata il 16 gennaio scorso da Libera e dalGruppo Abele di don Luigi Ciotti e conclusa il 20 febbraio, ha chiesto a tutti i candidati, di tutti i partiti, di sottoscrivere la trasparenza accettando:
  • di pubblicare online il curriculum vitae, la condizione reddituale e patrimoniale, gli eventuali conflitti d’interesse, la situazione giudiziaria;
  • di impegnarsi a riformare nei primi 100 giorni della nuova legislatura l’art. 416 ter del Codice Penale, la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso.
Prima petizione online in Europa di questa portata, “Riparte il futuro” ha ottenuto finora risultati incoraggianti: a oggi circa 140mila firme di cittadini e testimonial celebri, e 860 candidati che hanno aderito ottenendo di essere  “marchiati” con un braccialetto bianco (altri 214 sono in via di adesione).
L’appello era super partes, rivolto a tutti i candidati di tutti i partiti e schieramenti. Tuttavia, a guardare i risultati, le adesioni non sono affatto distribuite in modo uniforme e, per come la vedo io, sono abbastanza deludenti. Credo che nelle ultime riflessioni prima del voto una valutazione di questi risultati possa essere utile. Senza dimenticare che la raccolta firme prosegue sul sito (firma anche tu!), così come dovrà proseguire in concreto l’impegno preso dai Braccialetti bianchi di oggi che saranno eletti in Parlamento.
I partiti più coinvolti sono stati PdSel e M5S (clic per ingrandire):
Riparte il futuro per partito
Le regioni coinvolte seguono quest’ordine: in testa la Valle d’Aosta con il 15,8% dei candidati trasparenti, seguita dalla Liguria (12,7%) e dal Friuli Venezia Giulia (9,5%). La graduatoria regionale prosegue con le Marche (8,7%), Toscana (8,1%), Emilia Romagna e Piemonte (7,7%), Trentino Alto Adige (6,6%), Umbria (6,1%), Lombardia (5,3%), Veneto (4,4%), Puglia e Calabria (4%), Lazio (3,6%), Campania (3,1%), Molise e Sicilia (3%), Sardegna (2,6%), Abruzzo (2,4%), Basilicata (1,6%). Clic per ingrandire:
Riparte il Futuro per regione
Ecco infine la lista delle political celebrities che hanno aderito.
  • PD: Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Laura Puppato, Ignazio Marino, Anna Finocchiaro, Ivan Scalfarotto, Dario Franceschini
  • SEL: Nichi Vendola, Monica Frassoni, Grazia Francescato
  • Scelta Civica: Renato Balduzzi, Pietro Ichino, Andrea Olivero
  • Rivoluzione Civile: Antonio Ingroia, Paolo Ferrero
  • PDL: Jole Santelli, Nunzia de Girolamo
  • Centro Democratico: Bruno Tabacci
  • FLI: Fabio Granata
  • Fratelli d’Italia: Giorgia Meloni

venerdì, febbraio 22, 2013

10 domande per distinguere la scienza reale da quella fasulla

Ho letto 10 Questions To Distinguish Real From Fake Science. Alcune dei tratti che vengono menzionati li osservo spesso tra le notizie e le campagne che ahimé si condividono sovente con troppa superficialità. Mi è capitato più volte di ripetere molte delle osservazioni elencate nell'articolo. Ma lì sono più raccolte e strutturate. Ne propongo quindi una libera traduzione, interpretazione e sintesi.

1. Qual è la fonte della notizia? Chi la sta proponendo è una persona veramente competente o sta sta conducendo una qualche battaglia per conto terzi o per partito preso? È marketing mascherato da informazione?

2. Se si tratta di una fonte scientifica controllate da chi riceve finanziamenti. Se non è una fonte scientifica mantenetevi molto scettici. Qual è il vantaggio che ne trae la fonte? Ti stanno dicendo che hai un problema di cui in precedenza ignoravi persino l'esistenza?... e poi ti offrono pure il modo per risolverlo? Come quella pubblicità in cui una giovane confidava a sua madre che a volte non si sentiva "fresca". E improvvisamente milioni di donne cominciarono a comprare quel prodotto per migliorare il loro livello di freschezza.

3. Che tipo di linguaggio usa? Usa termini emozionali? Usa troppi punti esclamativi? Usa un linguaggio che suona troppo tecnico (Aminoacidi! Enzimi! Acidi nucleici!) ma che in realtà è privo di significato  scientifico? Se non sei sicuro, ricerca informazioni su quel termine o, se puoi, chiedi a uno scienziato. Come disse Albert Einstein: se non riesci a spiegare una cosa in modo semplice significa che non l'hai capita bene. Se i venditori ambulanti sentono la necessità di usare termini scientifici incomprensibili probabilmente non sanno di che cosa stanno parlando.

4. Vengono citate esperienze proprie e/o altrui? Se ci si limita a citare tali esperienze senza riportare alcuna prova reale di efficacia o di necessità siate molto sospettosi. Chiunque può scrivere di una "strabiliante" esperienza personale e metterla in Rete.

5. Contiene pretese di esclusività? Scienza e medicina si praticano da migliaia d'anni (la scienza in senso più stretto del termine da centinaia d'anni ). Attualmente milioni di persone competenti stanno facendo scienza e medicina. Generalmente, nuove scoperte nascono da conoscenze esistenti e necessitano dei contributi di molte persone. È molto raro che una nuova terapia sia qualcosa di completamente nuovo, priva di solide fondamenta scientifiche preesistenti in grado di spiegare il suo funzionamento, o che sia il prodotto di una sola persona. Diffidate quindi di termini quali "proprietario" (“proprietary” ) e "segreto". Essi sono quasi sicuramente un segnale che l'oggetto non è stato esposto al filtro della critica scientifica.

6. Si citano cospirazioni? Dichiarazioni quali: "I ​​medici non vogliono farvi sapere che ..." o "il governo ha nascosto questa informazione per anni"; sono molto dubbie. Perché milioni di medici in tutto il mondo dovrebbero volerti nascondere qualcosa che migliorerebbe la vostra salute? I medici non sono un'entità monolitica che prende decisioni collettive.

7. Vengono citati molteplici disturbi anche scorrelati tra loro? Dichiarazioni che qualcosa sarebbe, ad esempio, in grado di curare il cancro, le allergie, e l'autismo (e non sto inventando) sono francamente irrazionali.

8. Sono coinvolti interessi finanziari o ideologie? Chi trae maggiore vantaggio attraverso i problemi di salute sono  quelli che: (1) hanno qualcosa di brevettabile tra le mani; (2) mercanteggiano "cure" o "terapie"; (3) scrivono libri o danno consulenze o conferenze a pagamento; (4) lavorano come "consulenti" che "curano". Questo non vuol dire automaticamente che le persone che traggono vantaggio economico dalla ricerca e lo sviluppo di farmaci non siano affidabili. Dovrebbero farlo gratis? No. Ma è sempre, sempre importante seguire il denaro.

9. Ciò che si propone è passato attraverso un processo scientifico? Terapie basate su evidenze scientifiche solitamente passano attraverso molte fasi di un processo scientifico prima del loro ingresso nel mercato. Processo che comprende: ricerca di base su cellule, ricerca di base fortemente regolamentata su animali, diverse fasi di ricerca clinica fortemente regolamentate su volontari e pazienti, revisione paritaria per ogni passo del cammino, e una serie di articoli di ricerca pubblicati. Ciò che si propone è stato testato scientificamente con risultati pubblicati su riviste scientifiche? Oppure non è passato attraverso alcuna revisione paritaria?

10. Chi vi sta parlando è competente? È uno specialista della materia di cui parla? Se lo è sarà passato perlomeno per 8 anni di studi specialistici universitari su quella materia più almeno altri 5 anni di studi di ricerca. E questa gente solitamente non è stupida, venale o alla ricerca del guadagno facile. In ogni caso, è sempre meglio non accontentarsi della voce di un solo esperto e sentire anche le voci di altri.

mercoledì, febbraio 20, 2013

I nostri concerti: Elzberghalle - Dallau e Stadthalle - Heidelberg

Il primo dei due concerti con il programma semi-russo si è tenuto venerdì 15 all'Elzberghalle di DallauSostanzialmente abbiamo suonato in una palestra scolastica e il pubblico era quello solito di quando si suona per le cittadine della Odenwald. Il livello d'ingenuità lo si può rapportare più o meno al numero di applausi che ci prendiamo nelle pause tra un movimento e l'altro: onta incancellabile per l'assiduo frequentatore della Stadthalle di Heidelberg; che fulmina con uno sguardo colmo di disprezzo il malcapitato vicino di posto ingenuamente applaudente. E, difatti, nessuno solitamente si macchia dell'ignominia dell'applauso interrompente quando suoniamo alla Stadthalle
Ma stavolta, nel concerto di sabato, il pubblico era molto più numeroso del solito. Superavamo probabilmente le mille presenze. Per i primi due pezzi abbiamo quindi sperimentato l'eccezione dell'applauso fuori tempo. Tuttavia, l'infamante pratica non si è riproposta nella seconda parte del concerto. Il che mi fa immaginare una selvaggia redarguizione del gruppo di rei durante la pausa da parte del gruppo di assidui frequentatori di Stadthalle.

Ma per tornare a Dallau. Forse questo pubblico più ingenuo è anche più schietto e se ti fa l'ovazione all'impiedi magari pensi pure che si sia divertito veramente. Così ci siamo fregiati dell'infrequente riconoscimento a cui neppure il critico musicale in prima fila, probabilmente suo malgrado, è riuscito a sottrarsi. Vestito da critico, applaudente da critico (avete presente quell'applauso lento, quasi impercettibile e permeato di sufficienza?) ha preso appunti sul suo blocco A4 per tutto il tempo. Ma finora nessuno ci ha fatto sapere che cosa abbia scritto. Non so se per negligenza o per opportunità.
Ad ogni modo, nonostante la lunghezza e la difficoltà d'ascolto della terza sinfonia di Rachmaninov, abbiamo davvero avuto un successo di pubblico senza precedenti. Lo evinco dall'intensità e dalla durata degli applausi in entrambi i concerti e dai complimenti ricevuti dagli amici invitati.

sabato, febbraio 16, 2013

Autismo, cioccolato, Nobel e correlazioni

Consiglio la lettura di questo interessantissimo articolo di Dario Bressanini: Mangia cioccolato e vinci il premio Nobel.

Alcuni stralci.

"Non passa giorno che io non legga cose ti questo tipo: “il vino previene gli infarti”, “il latte causa l’osteoporosi”, “il tè verde protegge dall’invecchiamento” e così via.
Che valore dare a questo tipo di osservazioni? Personalmente quasi zero a meno che non ci siano altre (e robuste) evidenze che mostrino la fondatezza dell’ipotesi di un rapporto di causa ed effetto."

"Il punto, che spesso sfugge a molti, è che una semplice correlazione non significa nulla, e in particolare non indica assolutamente un rapporto di causa ed effetto. “Correlation is not causation” è un mantra che ogni giornalista o ricercatore dovrebbe recitare prima di scrivere articoli che attribuiscono cause a destra e a manca.

Certamente se esiste un rapporto di causa ed effetto tra due fenomeni mi posso aspettare di trovare una correlazione. La posso però trovare anche se i due fenomeni hanno semplicemente una causa comune (più o meno alla lontana). Ma, ed è il caso peggiore, analizzando un gran numero di dati posso trovare correlazioni tra fenomeni completamente indipendenti anche per puro caso. Non è difficile. Volete qualche esempio?

Sappiamo tutti che il numero di casi di autismo è in continuo aumento. Anni fa un medico aveva ipotizzato una relazione con alcune vaccinazioni. Poi si è scoperto che non esiste alcuna relazione tra vaccini e autismo, e che il medico aveva organizzato una truffa, ed è stato messo sotto inchiesta per questo (purtroppo molti genitori ancora credono a queste storie. (ndd. E io ne ho conosciuti diversiMedbunker fa una bel riassunto)"

Sappiamo anche che il consumo di prodotti biologici è in continuo aumento. Non ci sarà una correlazione tra le due cose? Proviamo a fare un grafico, in funzione del tempo, del numero di casi di autismo e delle vendite di cibo biologico in USA.




Bingo! E la correlazione è altissima (r=0.9971) superiore a quella tra cioccolato e Nobel. SVEGLIA, CI STANNO AVVELENANDO CON IL BIO!!!! FATE GIRARE!!! (No, scusate, non sono su Facebook )"

Nota del Blogghetto: per evitare fraintendimenti faccio notare che la frase sovrastante ha un intento ironico. Ovviamente il grafico mostrato non dimostra alcuna correlazione tra prodotti biologici e autismo. Serve proprio a dimostrare il contrario. E cioè che correlazioni del genere si potrebbero trovare tra migliaia di parametri diversi.

"Buffo vero?

A che servono allora gli studi sulle correlazioni? A varie cose, ma non a dimostrare un rapporto di causa ed effetto. Prima di tutto servono a vedere se due fenomeni non mostrano correlazione. Nel caso una correlazione invece esista può valere la pena proseguire le ricerche e scoprire se davvero esiste un rapporto di causa ed effetto. Magari cercando e dimostrando l’esistenza di un meccanismo plausibile che spieghi la correlazione. Oppure suggerire un nuovo esperimento da effettuare. Ma una correlazione da sola, una semplice analisi statistica di una serie di dati, in questo campo non ha molto valore."

martedì, febbraio 12, 2013

Pronto Soccorso omeopatico

Video condiviso dall'amico Luciano. Non ce l'ho fatta a non condividerlo pure sul blogghetto.



... ma poi purtroppo ci sono gli "allopatici" che si ostinano a fare ricerche, anche in vivo, per trovare 'ste cose inutili: Diabete, scoperta la proteina chiave per abbatterlo

lunedì, febbraio 11, 2013

Elezioni, Dibattito Scienza e Movimento 5 Stelle

Il sito Dibattito Scienza nasce dopo il successo dell'iniziativa in occasione delle primarie del centro sinistra che è riuscita ad aggregare "oltre mille tra ricercatori, insegnanti, giornalisti, docenti universitari, blogger e semplici cittadini, accomunati da un forte interesse per l’interazione tra scienza e politica nel senso più nobile del termine. Il sito invita i candidati a esprimere il proprio punto di vista su temi legati alla scienza, alla tecnologia e alle politiche della ricerca. Dal cambiamento climatico alle politiche sanitarie, dalle questioni di bioetica alle mappe sismiche, fino ai piani energetici, negli anni a venire la politica dovrà elaborare programmi per affrontare problemi che richiedono solide competenze scientifiche e capacità di adottare decisioni razionali e competenti, non dettate dalla convenienza personale o dalla ricerca del consenso."


Fino a qualche giorno fa erano arrivate solo le risposte di Bersani, Giannino e Ingroia. Poi nel fine settimana (o intredima per i più cruscanti) ho notato anche le risposte del Movimento 5 Stelle. Incuriosito sono andato a leggerle.
Niente male - mi son detto. - Forse sono stato troppo severo nel giudicare questo movimento.
Poi è successa questa cosa qui e la decima domanda è stata ritrattata. E ora, avendo visto come si comportano i suoi candidati, non penso più di essere stato troppo severo nel giudicare quel movimento.

Ah, la decima domanda era questa:

10) Qual è la sua posizione in merito all'uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

Ecco la risposta iniziale in seguito ritrattata:
L’uso degli animali nella ricerca biomedica è ancora di fondamentale importanza. Questo campo deve essere fortemente normato e controllato, per evitare abusi, e minimizzare le sofferenze ed il disagio degli animali, salvaguardando gli scopi di salute pubblica.

sabato, febbraio 09, 2013

Cicerchiata

Oggi Zucchero si è cimentata per la prima volta nella preparazione della cicerchiata: un dolce carnascialesco tipico delle sue parti.
Io più tardi io mi presterò al difficile compito dell'assaggiatore.

lunedì, febbraio 04, 2013

I brividi della sesta sinfonia di Čajkovskij

Sabato sera siamo andati a sentire il concerto dell'orchestra di un amico violoncellista. Che è poi la Stamitz-Orchester di Mannheim: una della più grandi e vecchie orchestre amatoriali d'Europa. Orchestra in cui io cominciai la mia esperienza con le orchestre tedesche nel lontano 2004.
Nel programma avevano anche la sesta sinfonia di Čajkovskij. Chiamatemi pure un romantico patetico ma quando sento il tema del primo movimento della sesta non riesco a frenare i brividi. E sinora non l'avevo mai ascoltata dal vivo. Figuratevi quindi l'attività rabbrividente di sabato.
All'inizio ho anche detto a Zucchero che mi sarebbe piaciuto suonarla almeno una volta. Ma dopo aver visto e sentito la massacrante (e ottima) esecuzione dei miei colleghi ho pensato:
chissà se il mio fiaccato labbro reggerebbe fino alla fine il portentoso carico?
E chissà se il pezzo sarebbe alla portata della mia orchestra attuale?
E chissà se tali domande avranno mai una risposta?

Fu tra quelle domande e il riecheggiare della melodia Čajkovskijana nella sua testa che quel mattino egli si recò dal Pontefice Massimo per udienza ed esame. Esame che quella volta sarebbe stato eccezionalmente condotto dall'Eccellentissimo in persona.

giovedì, gennaio 31, 2013

Italy love it or leave it - colloquio con uno dei registi

L'ho visto domenica scorsa. Sicuramente fa divertire, fa riflettere e fa indignare e forse rattrista anche un po'. Nel complesso però non mi aveva lasciato piuttosto perplesso. Al ritorno dal cinema avevo scritto di getto le impressioni che ho copiato qui sotto.
Poi ne ho parlato con le amiche volanti e ne è uscita fuori questa cosa qui che mi ha riconciliato con la pellicola e i registi.

Il 27 gennaio  Italy: Love It, or Leave It era in proiezione al Karlstorkino. Dopo la visione si è innescato un dibattito tra alcuni soci di Volare. Qualcuno si è detto entusiasta del film qualcun altro ha espresso delle perplessità: mostrare il nostro paese quasi solo attraverso i suoi aspetti negativi, soprattutto in realtà distanti e che hanno solo una lontana percezione di quelli che possono essere pregi e difetti della società italiana, non può indurre molti ad una generalizzazione troppo negativa? Non peggiorerà ulteriormente negli altri paesi l’immagine della società italiana già di per sé non particolarmente edificante negli ultimi anni? Uno dei membri di Volare ha quindi scritto ai registi esprimendo queste perplessità. La loro risposta non si è fatta attendere e gentilmente Luca Ragazzi ci ha autorizzato a pubblicarla. Eccola qui: Italy: Love it or leave it – colloquio con uno dei registi.

Riporto uno stralcio che mi è piaciuto particolarmente:

"Se si provasse a fare un film del genere in qualsiasi altro paese del mondo non si riuscirebbe a mettere insieme 12 “eroi di tutti i giorni” come quelli che abbiamo trovato noi (e ce ne sarebbero stati tanti altri ma non potevamo fare un film di 6 ore). Quindi se la preoccupazione è “che diranno adesso all'estero di noi?” sappi che hanno sempre detto bene, hanno capito perfettamente che noi i problemi li riconosciamo e non facciamo come molti che nascondono la polvere sotto il tappeto. Forse il problema è che ne parliamo pure troppo, nel modo drammatico e teatrale che ci appartiene."

Ma sarà verso che hanno capito?

Questo è invece quanto avevo scritto domenica sera.

Il gioco delle parti tra i due protagonisti prevede che Gustav cerchi di convincere Luca a trasferirsi a Berlino mentre Luca vorrebbe convincere Gustav che vale ancora la pena rimanere in Italia.
Nel loro viaggio per la penisola Luca va quindi alla ricerca delle prove che confermino la sua tesi ma tutto alla fine si tramuta inesorabilmente in un bubbone purulento.
Alla fine la pellicola ti lascia l'impressione che l'Italia sia fatta quasi solo di fondi pubblici ed europei che finiscono in cattedrali nel deserto, emigranti sfruttati, gente che prende il sole vicino a cadaveri, difensori strenui di Berlusconi anche di fronte alle peggiori evidenze e imprenditori abbandonati nelle mani della criminalità organizzata dallo stato. Insomma mi è parsa un'esibizione di tutte il peggio che abbiamo in Italia: un amplificatore della tendenza nazional popolare, che fa anche molto presa oltre confine, alla continua auto-denigrazione del nostro paese.
È vero che viene mostrato anche il sindaco dell'Isola di Caporizzuto che si batte contro la ‘Ndrangheta, Vendola, Camilleri e Giuseppe Pugliese dell’Osservatorio Migranti AfricaCalabria di Rosarno che aiuta gli emigranti. Ma in quel gioco delle parti Luca avrebbe dovuto far affiorare anche altri aspetti positivi. Sì, ci sono fondi pubblici ed europei che sono finiti a Giarre, ma altri sono finiti invece in quel capolavoro di recupero di un centro storico che vediamo a Matera. (A tal proposito mi sono accorto di non aver mai pubblicato il racconto della visita a Matera. Cercherò di riparare a breve.) O in molti dei musei della Magna Grecia. Altrimenti la decisione finale rimane piuttosto ingiustificata. Perché decidono di rimanere? Solo per combattere quell'oceano di negatività? 

lunedì, gennaio 28, 2013

Bäckerei Kapp e Slow Food

Solo qualche giorno fa abbiamo scoperto di avere a due passi da noi un panettiere selezionato da Carlo Petrini come docente di panificazione per l'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche.

Sono andato a trovarlo sabato, accompagnato da un'amica, nella sua Bäckerei Kapp. Il signor Peter Kapp non c'era. Mi ha servito una ragazza giovane e un po' inesperta coadiuvata da due signore meno giovani ma con una migliore conoscenza di pani e farine.
Da quello che ho visto, e anche da ciò che si evince guardando la loro offerta, il signor Kapp si diletta giocando con la grande tradizione germanica dei pani scuri e integrali e quelle francese e italiana dei pani bianchi.
Pare addirittura che, con uno dei suoi pani Terra Madre, Peter Kapp abbia riportato alla luce e messo in pratica una vecchissima ricetta del sud Italia che prevedeva due giorni di riposo di due diversi impasti senza lievito con cottura nel terzo giorno. Mi viene da pensare ad una metaforica resurrezione panifica.
Ad ogni modo, per poter degustare entrambi gli approcci ho comprato una focaccia con carciofi e olive e un pane di farina di segale. La focaccia era buona e il pane pure. Solo che continuo a preferire il nostro amato Bergsteigerbrot della nostra panetteria locale. Probabilmente torneremo a trovarlo per un approfondimento.
Collegato a questo tema ho anche scoperto, grazie all'amica volante Chiara, che esiste anche un ufficio di Slow Food nella nostra regione.

domenica, gennaio 27, 2013

Giorno della Memoria: Sami Modiano

Prima di ascoltarlo raccontare la sua storia a Fahrenheit non lo avevo mai sentito neppure nominare.
Per chi volesse riascoltarla ecco la puntata in cui Sami Modiano racconta la sua storia.
Unico superstite della comunità ebraica di Rodi aveva tredici anni quando fu deportato ad Auschwitz. Non ne aveva mai voluto parlare fino al 2000. Ma poi è riuscito a trovare un senso a tutta quella sofferenza e alla domanda che tutti i sopravvissuti si pongono (perché proprio io?) attraverso il fatto di poter tramandare la sua storia alle giovani generazioni. E da allora quella è la sua principale attività.
Ho trovato anche una sua intervista su youtube.

mercoledì, gennaio 23, 2013

Involtini di verza ripieni di risotto alla salsiccia

Li abbiamo provati lunedì. In realtà il risotto non era esattamente quello della ricetta. Mancavano le carote e il sedano.
In ogni caso questi mi sono piaciuti di più.

martedì, gennaio 22, 2013

Gelicidio

Da qualche giorno qui le temperature oscillano tra i 2° e i -5° e abbiamo leggere nevicate che arrivano a ricoprire le strade con non più di 2-3 cm di neve. Qualche giorno fa ho notato che sul solitamente precisissimo sito tedesco delle previsioni del tempo prevedevano pioggia per domenica scorsa con una temperatura di -2°. Forte delle mie conoscenze pieroangiolesche della meteorologia ho subito detto a Zucchero:

- È un errore! Si sono sbagliati! È impossibile che piova con -2°!

Guardando tuttavia dalla finestra mentre consumavamo il piacevole pranzo domenicale con delle amiche mi sono accorto che pioveva. Immediatamente il mio sguardo si è rivolto al termometro per cercare conferma dell'errore nella previsione della temperatura. E invece il nostro termometro segnava +0,1°. Il che, per esperienza, significa una temperatura di circa -2° confermata infatti dal sito della stazione meteorologica locale.
Impossibile! - pensavo. L'unica spiegazione logica può essere che la temperatura ad alta quota è più alta della temperatura che abbiamo qui. E infatti wikipedia mi ha confermato.
In generale quindi per l'occorrenza del fenomeno nevoso conta non solo il campo termico al suolo, ma anche quello degli strati atmosferici compresi tra la nube e il suolo: la neve infatti può anche non cadere alle temperature proprie suddette in presenza di precipitazioni ovvero giungere sotto forma di pioggia pur a temperatura del suolo sottozero: questo accade a volte quando si è in presenza di una forte inversione termica caratterizzata da strati superiori dell'atmosfera a temperatura positiva all'interno del quale cristalli e fiocchi fondono tramutandosi in acqua liquida; quando quest'acqua sotto forma di pioggia raggiunge il suolo gela quasi istantaneamente a contatto con il suolo ghiacciato portando alla formazione del pericolosissimo gelicidio.

E il "pericolosissimo" ma interessante gelicidio lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. Sempre da wikipedia:
...formano uno strato di ghiaccio trasparente, omogeneo, liscio e molto scivoloso, racchiudendo i rami degli alberi, gli arbusti, gli steli dell’erba, i cavi elettrici all'interno di un involucro assai duro di acqua cristallizzata e trasparente.
I vetri della macchina erano ricoperti da lastre di ghiaccio ricoperte a loro volta dalla neve caduta successivamente. E l'effetto sui cavi elettrici ha invece colpito Zucchero, dato che tram e treni sono rimasti senza corrente.
Ci sarebbero state molte altre foto più significative da scattare ma purtroppo sono riuscito a scattare solo quella che vedete. Ma sarebbe stato interessante registrare anche il suono dei rami ricoperti di ghiaccio e mossi dal vento:  un improbabile scricchiolio quasi tintinnante.

domenica, gennaio 20, 2013

Casa: lavori interni


Ieri siamo tornati nella futura casa per prendere alcune misure per il nostro italico architetto.
Abbiamo trovato pure degli operai al lavoro nel soggiorno. Montavano del materiale isolante. L'operaio sulla scala mi ha pure detto che materiale era ma sinceramente non l'ho capito.
Questo invece è il primo accesso alla zona notte che l'italico architetto ci propone di chiudere con un tramezzo per guadagnare un ripostiglio e un armadio a muro.

sabato, gennaio 19, 2013

Sant'Antonio a lu desertu: memorie d'altri tempi

Due giorni fa era la festa di Sant' Antonio abate e probabilmente domani al mio paese si celebrerà la festa con tanto di processione con statua. In passato c'era anche la benedizione degli animali. Non so se la tradizione sopravvive. Pensavo che essa potesse far risalire a riti pagani ma wikipedia invece dice:

"La tradizione di benedire gli animali (in particolare i maiali) non è legata direttamente a sant'Antonio: nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale da destinare all'ospedale, dove prestavano il loro servizio i monaci di sant'Antonio."

Ad ogni modo la paganità ci rientra comunque: "...a causa del legame di tale festività con ancestrali ricorrenze pagane legate alla celebrazione della rinnovata fertilità della madre terra in concomitanza con i cicli astronomici che, fin dalla notte dei tempi, hanno influenzato il calendario delle pratiche agricole."

Comunque, quello che volevo dire è che, vista la ricorrenza, stamane ho condiviso come proverbio del giorno un detto del mio paese:

"Sand'Andoniu c'a barba bianca o neve o fanga"

Al che Nino Ponzio mi ha risposto con

"Sant'Antone / patele da demone. (patele = botte)"

E questa parola, "demone", mi ha risvegliato vecchie memorie in cui dodicenne, ad una riunione dei giovani dell'Azione Cattolica (ebbene sì, ho anche questo passato adolescenziale) a cui ci aveva portato il parroco, ascoltai la canzone sottostante per la prima volta, ripulita ovviamente dalle strofe più ardite. (Anche se sarebbe stato un bell'esperimento concluderla con la strofa conclusiva originale.)  Di quella riunione mi ricordo anche la cotta (la prima forse) per una ragazzina.
Oltre la canzone ho anche un ricordo relativo al santo ancora più datato. È quello di un'enorme testa di Sant'Antonio disposta sull'armadio delle tonache della sagrestia del mio paese. Avevo probabilmente meno di tre anni e la visione di quella gigantesca testa con espressione severa, cappuccio e lunga barba bianca mi terrorizzava.


Sant'Antonio là lu desertu se ne stava senza moje,
Satanasso pe' dispettu je risveja certe voje.
Sant'Antonio no je 'mporta,
se lu cciacca su la porta
Viva viva Sant'Antoniu lu nemicu de lu demoniu. 

Probabilmente la canzone deve essere nata nel contesto della tradizione di Vasto.

Ah, quasi dimenticavo! Il giorno della festa di Sant'Antonio era tra i più rispettati tra i contadini e non si doveva lavorare per alcun motivo. Circolavano decine di storie di sciagurati che, avendo sfrontatamente e sventuratamente ignorato il divieto, erano stati giustamente puniti dal santo con incidenti tra i più cruenti.

venerdì, gennaio 18, 2013

Fagottini di verza, patate e formaggio

Da qualche tempo, per sfruttare l'unica verdura prodotta localmente in questo periodo, stiamo provando alcune ricette a base di verza. Qualche giorno fa ho provato questi fagottini. Non è una preparazione velocissima ma neppure troppo lunga. E il risultato è stato discreto. Ieri sera abbiamo mangiato gli ultimi rimasti. Zucchero invece ha provato una zuppa con farro, verza e patate. È molto buona. Ma per ora vi lascio solo la ricetta dei fagottini.

Ingredienti:patate g 800 - scamorza g 150 - 8 larghe foglie di verza - olive nere - Grana Padano - una cipolla - burro - prezzemolo - pangrattato - olio d'oliva - sale - pepe bianco

Preparazione: 

Lessate al dente le foglie di verza in abbondante acqua bollente salata; toglietele con il mestolo forato, passatele in acqua fredda, poi fatele sgocciolare allargate su un canovaccio; battetele (noi non le abbiamo battute) per appiattirle ed eventualmente privatele della costola centrale fibrosa.
Pelate le patate, tagliatele a rondelle sottili, rosolatele in padella in olio e burro caldi, con una cipolla a fettine,
quindi raccoglietele in una ciotola e mescolatele con la scamorza grattugiata a julienne e una dozzina di olive snocciolate e tritate; aggiungete abbondante grana grattugiato, sale, pepe, prezzemolo tritato, quindi distribuite il composto sulle foglie di verza e chiudetele a fagottino. (Della composizione dei fagottini si è occupata Zucchero. Lei è molto più abile di me in questo tipo di lavori.)
Disponete gli 8 fagottini in una pirofila imburrata, che possa passare dal forno alla tavola, cospargeteli di pangrattato, fiocchetti di burro e passateli in forno a 200 °C per 20' circa; serviteli tiepidi.