domenica, febbraio 28, 2016

L'Italia tra i primi dieci paesi più ignoranti al mondo?

Qualche settimana fa un amico ha condiviso su FB questo titolo di articolo: "Italia nella top ten dei Paesi più ignoranti al mondo".
Che significa? - mi sono chiesto. Può essere credibile un titolo che ci posiziona tra i dieci paesi più "ignoranti" al mondo? È possibile che siamo risultati "più ignoranti" anche dei paesi il cui tasso di analfabetismo è superiore al 50%? Sono andato a leggere l'articolo ed ecco che ho trovato:
"E il Bel Paese è entrato nella top ten. Questo quanto emerge dal report pubblicato dall'istituto di ricerca Ipsos Mori, che prendendo in considerazione alcuni fattori come l'obesità, l'ineguaglianza sociale e l'immigrazione, attraverso 25mila interviste fatte in 28 paesi, ha constatato come in merito a queste problematiche la popolazione abbia una percezione reale oppure estremamente falsata."
Un capolavoro di confusione!


Leggendo il titolo uno che è indotto a pensare? Forse che in un’indagine sulle conoscenze in varie discipline scolastiche effettuata sulla popolazione di tutti i paesi del mondo l’Italia sia risultata tra gli ultimi 10 paesi?
Invece i paesi in esame sono 28, o forse dovremmo dire i G28. E poi uno si chiede: ma che c’entrano l'obesità, l'ineguaglianza sociale e l'immigrazione con l’ignoranza? Ecco, se uno riesce a risalire alla fonte, cosa un po’ ardua perché quel quotidiano nazionale si guarda bene dal citarla, pare che la ricerca volesse misurare la percezione di alcuni fatti del presente da parte delle popolazioni di quei 28 paesi e fra questi fatti: immigrazione, ineguaglianza e obesità.

Dal punto di vista del titolo fanno meglio altri due quotidiani: «I 10 "paesi più ignoranti del mondo": anche l'Italia in classifica per percezione sbagliata del pericolo»; «I paesi più "ignoranti" del mondo su migranti e obesità: l'Italia è nella top ten». Ma non è molto meglio, ad esempio, il titolo dell’Indipendent: «The world's most ignorant countries revealed». Ma allora è solo ignoranza numerica dei giornalisti italiani a produrre questi svarioni o c’è dell’altro?
Quello che personalmente leggo in questa confusione tra titoli, contenuto degli articoli e dati sono tre aspetti:

1. Sì, forse un po’ c’è anche la nota incompetenza numerica (solo italiana?) di alcuni giornalisti.
2. Ma c'è anche la nota tendenza (non solo italiana!) di scrivere titoli che, anche se fuorvianti, catturino il lettore. (Vedi titolo dell’Indipendent)
3. Una tendenza masochistica tutta italiana di godere nel vedere il proprio paese nelle liste dei cattivi.

Tema e conclusioni simili si possono osservare anche nell'ambito quest'altra notizia di un paio di settimane fa: Ocse, è un «analfabeta matematico» un ragazzo italiano su quattro.

Un'interessante discussione su questo tema la potete trovare nella puntata del 11/02/2016 di Tutta la città ne parla.

Ho trovato particolarmente interessante la posizione del matematico Carlo Sbordone. Sbordone cerca di andare un po' oltre e, contestualizzando quei dati, mostra anche di conoscere bene la psicologia collettiva predominante nel nostro paese.
Chissà perché - si chiede Sbordone (intorno al minuto 23 della puntata) - le notizie che danno l'Italia agli ultimi posti hanno sempre molto più successo di quelle che la danno ai primi posti? Come, ad esempio, quando uno studente italiano, Francesco Sala, si classifica ai primi posti delle Olimpiadi della matematica vincendo la medaglia d'oro.
Intorno al minuto 30 c'è anche la testimonianza di Luca Macchiaroli, studente del liceo scientifico 'Mercalli' di Napoli e finalista delle olimpiadi mondiali di matematica.

Per chi fosse interessato ecco le diapositive dello studio di Ipsos MORI sulla percezione di alcuni fatti del presente del proprio paese.

sabato, febbraio 27, 2016

The Danish Girl

Ieri sera abbiamo visto The Danish Girl.
Ne consiglio la visione. Ma attenzione! Potrebbe inquietare animi troppo, troppo poco, o cripto- sensibili. Bravissimo Eddie Redmayne nell'interpretazione di Lili Elbe/Einar Wegener.

giovedì, febbraio 25, 2016

Pillole di una vita da emigrante

Cerchietto d'argento infilzato nella parte alta dell'orecchio destro e forse un po' più giovane di me, la Oberdottoressa si è presentata con un atteggiamento e un modo di comunicare piuttosto ruvido e distanziato.
- Eccone un'altra - ho pensato. - Ma almeno, rispetto al giovane dottore di un mese e mezzo fa, lei mostra precisione e competenza.

Poi quando le ho detto che avrei preferito parlare in inglese il suo atteggiamento è cambiato ed è diventata più gentile. Sempre distanziata ma un po' più gentile.
Ho avuto l'impressione che in quel momento il pensiero della Oberdottoressa mi abbia inconsciamente promosso da immigrato di serie B a immigrato di serie B+.
Magari mi sbaglio. Potrebbe anche essere che la mia percezione delle due lingue sia diversa e/o che la Oberdottoressa si sentisse un po' più in difficoltà a parlare una lingua non sua.

martedì, febbraio 23, 2016

Una fune sull'abisso: colpa, pena, rieducazione

"Mai un uomo è interamente santo o interamente peccatore. Sembra così perché noi siamo soggetti all'illusione che il tempo sia qualcosa di reale. Il tempo non è reale, Govinda. E se il tempo non è reale, allora anche la discontinuità che sembra esservi tra il mondo e l'eternità, tra il male e il bene, è un'illusione".
"Ma come?" chiese Govinda ansiosamente.
"Ascolta, caro, ascolta bene! Il peccatore ch'io sono e che tu sei è peccatore, sì, ma un giorno sarà di nuovo Brahma, un giorno raggiungerà il nirvana, sarà Buddha. E ora vedi: questo "un giorno" è illusione, è soltanto un modo di dire! Il peccatore non è in cammino per diventare Buddha, non è coinvolto in un processo di sviluppo, sebbene il nostro pensiero non sappia rappresentarsi le cose diversamente. Il peccatore è oggi stesso, già, il futuro Buddha, il suo avvenire è già tutto presente. Il mondo non è imperfetto o impegnato in una lunga via verso la perfezione: no, è perfetto in ogni istante, ogni peccato porta in sè la grazia [...] Ho appreso, nell'anima e nel corpo, che avevo molto bisogno del peccato, avevo bisogno della voluttà, dell'ambizione, della vanità, e avevo bisogno della più ignominiosa disperazione, per imparare la rinuncia a resistere, per imparare ad amare il mondo, per smettere di confrontarlo con un certo mondo immaginato, desiderato da me, con una specie di perfezione da me escogitata, ma per lasciarlo, invece, così com'è, e amarlo e appartenergli con gioia".


Consiglio l'ascolto di questa puntata di Uomini e Profeti in cui Elvio Fassone parla della sua esperienza, raccontata nel libro Fine pena: ora, di giudice impegnato in una corrispondenza durata ventisei anni tra un ergastolano da lui condannato.


venerdì, febbraio 19, 2016

O Germania

Oggi che la Germania
Non è più il mostro accucciato
Che ho conosciuto nell’infanzia,
Oggi che è tornata arrogante
E la sua
Meticolosità nell’efficienza
Mi appare per quel che è
– Nevrosi da obbedienza –
Io le ripeto: quieta, zitta, a cuccia
Già hai dato il meglio, non strafare.

giovedì, febbraio 18, 2016

Dialogo sull'evoluzionismo tra uno scienziato e una spiritualista new age: chi vincerà?

Trovo esilarante e anche un po' educativa questa sotto-storia di una puntata di Friends in cui Phoebe Buffay, la svampita con approccio alla vita di stampo spiritualista/new age, discute di evoluzionismo con lo scienziato paleontologo Ross Geller.

"Cos'è questo irrefrenabile bisogno di costringere tutti a pesarla come te?" - dice la stravagante Phoebe.

Chi vincerà la singolar tenzone? La svagata spiritualista o il preparatissimo e razionalissimo Ross?

Per chi la comprende la versione in inglese è molto più efficace e divertente.


Ma c'è anche quella in italiano.

lunedì, febbraio 15, 2016

Carnevale della Matematica #94 - Matematica e Sesso

L'edizione di febbraio del Carnevale della Matematica, la numero 94, è ospitata da Rudi Matematici e il tema è "Matematica e Sesso"
Io ho contribuito con la cellula melodica "stavolta tenebrosa e tritonale"


E con un articoletto così introdotto:

... anche perché siamo famosi per fare pasticci. Ecco, ci siamo infatti quasi persi anche il contributo di Dioniso, che ci scrive:
Sperimentazione animale: dove ha senso opporsi? (alcuni numeri) - Come funzionerebbe il mondo se non si utilizzassero più gli animali e i prodotti da essi derivati? E soprattutto: è possibile pensare a una ricerca medica senza l'uso di animali? E quali ne sarebbero le conseguenze? Gli animali che vengono utilizzati per essere consumati come cibo sono circa il 98% del totale. Contro un dato di circa il zero lo 0,3% degli animali usati nella sperimentazione animale a scopi di ricerca medica. Quindi per ogni animale usato per la sperimentazione scientifica ce ne sono più di 300 che vengono uccisi per scopi alimentari. Ma il fatto ancora più interessante è che circa il 60-65% della popolazione abolirebbe totalmente la sperimentazione animale mentre solo il 25-30% abolirebbe l'uso di animali per scopi alimentari.
Lui dice che non è nemmeno matematico, ma si collega bene ai discorsi di mau sulle statistiche. E ci permette finalmente di chiudere con un articolo non a tema (almeno apparentemente, perché noi siamo un disastro.
Il mese prossimo l'edizione numero 95 del 14 narzo 2016 (“nella luce tra i cespugli”) verrà ospitata da DropSea e il tema sarà Pi day.

Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale
Pagina del Carnevale su Facebook

martedì, febbraio 09, 2016

Cultura umanistica e cultura scientifica in Italia

Visto che per il festival di giugno stiamo organizzando un'intervento di un'amica storica che tratterà il tema Cultura umanistica e cultura scientifica in Italia, il post di .mau. lo 0,1% di 60 mamme cade a pennello.

È accettabile che un "caporedattore presso D La Repubblica" parli di un sintomo che in uno studio si è manifestato nello 0,1% di 60 mamme? Siamo ai limiti della disattenzione o dell'analfabetismo numerico.

Più volte mi è capitato di sentire che lo studio del latino e lo studio del greco sono molto importanti perché "aprono la mente". Sarà pure così. Ma se i nostri giornalisti oltre all'aoristo conoscessero anche un po' di aritmetica e di cultura scientifica non riuscirebbero a darci delle informazioni un po' meno approssimative?

lunedì, febbraio 08, 2016

Configlio invece di stepchild? Perchè no?

Rilancio la proposta di Francesco Sabatini rilanciata e ampliata da Licia Corbolante in Da stepchild a configlio.
Ho trovato molto efficace la proposta del linguista Francesco Sabatini di sostituire l’anglicismo stepchild con il neologismo configlioSintetizzo le sue riflessioni, che potete ascoltare nella registrazione del programma UnoMattina (da 1:46 in poi). 
Nel dibattito sulle unioni diverse dal matrimonio, il concetto “bambino che entra a far parte di una coppia, figlio di uno solo degli elementi della coppia, sia essa etero od omosessuale” avrebbe già un nome, figliastro, ma non è adatto perché ha connotazioni negative conferite dal suffisso –astro
Sabatini sottolinea che dobbiamo preoccuparci dell’effetto che producono le parole in uso e specialmente in questo caso è evidente una nuova sensibilità che richiede una nuova parola. Chi crede di aver trovato in stepchild un termine non offensivo in realtà non ha risolto nulla perché è una parola oscura e difficile da pronunciare.
Il neologismo configlio
Il linguista propone il neologismo configliouna parola chiara e “affettivamente calda” perché formata con il prefisso con- che indica inclusione, partecipazione e quindi anche accoglienza, e che richiama una famiglia di parole che comprende coniuge, compagno, convivente, comparecomare… Sul modello di configlio si possono poi formare compadre ecommadre, in sostituzione di patrigno matrigna, altre parole connotate negativamente. 
Aggiungo anche che la neoformazione configlio ci ricorda che l’italiano dispone di meccanismi di formazione di neologismi molto efficaci, purtroppo spesso ignorati dai paladini dell’itanglese.
Sabatini conclude ricordando che inizialmente i neologismi possono scuotere e non piacere, ma con l’uso vengono accettati da tutti i parlanti, e quindi suggerisce di provare a usare configlio in sostituzione di stepchild. Apprezzo e diffondo l’invito, augurandomi che anche politici e media lo accolgano. 

mercoledì, febbraio 03, 2016

Xylella: un nuovo articolo di Le Scienze

Cito due dei passi più interessanti dell'articolo di Le Scienze Emergenza Xylella. Il mistero dei nove ceppi inesistenti.

In un lavoro dello IAM del 2014 citato in perizia, gli autori analizzano 100 piante nella zona di Gallipoli, metà delle quali con sintomi di disseccamento, con il doppio intento di dimostrare un’associazione fra la presenza del batterio e la malattia e contribuire a descrivere la popolazione salentina del batterio da un punto di vista genetico. I risultati sono chiari. Si legge che 49 delle 50 piante malate sono risultate positive a Xylella, alle quali si aggiungono 9 piante asintomatiche “probabilmente infettate recentemente”. Non si può parlare di nesso di causalità, ma questi dati consentono ai ricercatori di affermare che c’è una “stretta associazione fra il batterio e la sindrome da disseccamento rapido”. Numeri poi confermati, come abbiamo visto, anche dalle analisi dei consulenti della Procura, seppure su un campione più ridotto
....
Alla luce delle novità emerse in conferenza stampa e dagli stralci delle perizie che sono stati resi disponibili, le domande aumentano. Da quali altri elementi scientifici si riscontra che nel Salento siano presenti perlomeno nove diverse popolazioni di X. fastidiosa? Quali prove conducono a considerare «altamente probabile» l’ipotesi che il consumo intensivo di prodotti fitosanitari abbia favorito la virulenza di funghi e batteri, tra cui Xylella fastidiosa? Per quali aspetti la consulenza ha posto in dubbio l’attendibilità delle conclusioni scientifiche rappresentate all'Europa? Quali elementi portano a considerare «dato acquisito» che la manifestazione della sintomatologia del disseccamento non sia necessariamente correlata alla presenza del batterio Xylella fastidiosa?

Riteniamo dunque a maggior ragione indispensabile che la Procura metta a disposizione della comunità scientifica e in particolare della task force incaricata di affrontare l’emergenza Xylella, il testo integrale delle perizie, come abbiamo richiesto nella lettera aperta al Procuratore Cataldo Motta.

domenica, gennaio 31, 2016

Sperimentazione animale: dove ha senso opporsi? (alcuni numeri)

Riporto qualche appunto, in cui parafraso e sintetizzo l'ascolto della puntata di Radio3 Scienza del 15 Dicembre 2015: La fine del topo.

L'ospite è Fabrizio Benedetti, neuroscienziato dell'università di Torino e autore del libro Un mondo senza animali. Nel libro Benedetti cerca di rispondere alla domanda: come funzionerebbe il mondo se non si utilizzassero più gli animali e i prodotti da essi derivati? E soprattutto: è possibile pensare a una ricerca medica senza l'uso di animali? E quali ne sarebbero le conseguenze?

Il conduttore della trasmissione, Pietro Greco, cerca di ottenere risposte in due dei diversi ambiti del problema: quello etico e quello pragmatico.
Fabrizio Benedetti - Dal punto vista etico la cosa importante da dire è che purtroppo siamo tutti utenti della sperimentazione animale anche se non ce ne rendiamo conto. Di certo il problema etico resta un problema aperto. Nel mio libro dimostro che ci sono dei fatti e delle relazioni ma la risposta la lascio fondamentalmente al lettore. Lui dovrà rispondere se dal suo punto di vista etico la cosa sia giusta o no."
Dalla quarta di copertina: "L’autore spiega le ragioni dei movimenti animalisti e di chi fa ricerca biomedica, cercando di evidenziare gli aspetti positivi di entrambe le parti, ma sottolineando che in molte situazioni la rinuncia ai prodotti di origine animale costituisce una scelta possibile, mentre in altre pone un enorme dilemma etico."

Pietro Greco pone quindi una domanda secondo me molto importante: quanti sono gli animali utilizzati in ricerca rispetto agli animali utilizzati dagli esseri umani per essere consumati come cibo o per altri scopi tipo abbigliamento, cosmesi, eccetera?
Fabrizio Benedetti - Ecco questo è un punto importantissimo. Se facciamo il paragone: se si considerano tutti gli animali che vengono utilizzati dall'uomo, circa il 98% viene consumato come cibo. Contro un dato di circa lo 0,3% usato nella sperimentazione animale a scopi di ricerca medica. Quindi, approssimando un po', si può dire che per ogni animale usato per la sperimentazione scientifica ce ne sono più di 300 che vengono uccisi per scopi alimentari. Ma il fatto ancora più interessante è che dei sondaggi effettuati negli Stati Uniti e in Germania mostrano che circa il 60-65% della popolazione abolirebbe totalmente la sperimentazione animale mentre solo il 25-30% abolirebbe l'uso di animali per scopi alimentari.

Pietro Greco - Quali sono gli effetti pratici di una ricerca senza sperimentazione animale?
Fabrizio Benedetti - Si potrebbero citare centinaia di tecniche mediche e centinaia di farmaci che salvano vite e che non si sarebbero potuti mettere a punto senza l'uso della sperimentazione animale. Cita quindi i trapianti di organo.

A questo punto una domanda che è legittimo porsi è la seguente: ha senso spendere energie in una battaglia per salvare un animale, quando si sa che il suo non utilizzo potrà avere come conseguenza perdite di pazienti o grosse sofferenze negli stessi; invece di utilizzare tali energie per salvare più di 300 animali il cui uso, nella stragrande maggioranza dei casi, potrebbe essere rimpiazzato o ridotto di molto senza provocare né morti né sofferenze?

Consiglio a tutti quelli che parlano o si interessano del tema della sperimentazione animale di ascoltare la puntata radiofonica in cui il tema viene approfondito e vengono citati altri esempi, tra cui i vaccini, la radioterapia e i dati relativi all'uso degli animali per i prodotti cosmetici. Ancor meglio sarebbe leggere il libro. Io l'ho appena acquistato.

sabato, gennaio 30, 2016

Leopardi: Non essere cattivo

Negli ultimi due giorni ho visto due film molto diversi tra loro. Il primo è stato "Non essere cattivo", gentilmente prestatomi dall'amico Luciano. E dopo averlo visto gliel'ho commentato così: "Bello! Sto ancora a piagne."
E, dopo aver visto Il giovane favoloso, mi è venuta da fare questa considerazione.
"Non essere cattivo" mi ha fatto risuonare molte corde emotive. Ieri invece ho visto al cinema il film di Martone su Leopardi. Bella la fotografia, interessante la storia e la ricostruzione. Però, nonostante si parlasse di un poeta con una mente e una sensibilità eccelse imprigionate in un corpo deforme - situazione che non può ingenerar altro che insopportabili dolori fisici e spirituali - il film non mi ha suscitato emozioni così forti.

venerdì, gennaio 29, 2016

Stagione orchestrale invernale: un concerto dvořákiano

Per questa stagione invernale abbiamo preparato un concerto monografico dedicato a Antonín Dvořák. Ecco dunque programma e date della stagione invernale dell'orchestra Musikfreunde Heidelberg.

Date
Martedì 16 Febbraio alle 19:00 Neckargemünd.
Sabato 20 Febbraio alle 19:00 nella Stadthalle di Heidelberg
Come da tradizione, se vi troverete nei dintorni siete invitati ai concerti.

TLDR

Oggi ho imparato un nuovo acronimo: tldr. Devo tenerlo a mente quando scrivo.

giovedì, gennaio 28, 2016

Noi e gli stranieri

"A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Perlopiù questa convinzione giace in fondo agli animi come un'infezione latente; si manifesta solo in atti salutari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della cantina sta il lager."

Primo Levi - Se questo è un uomo - Prefazione

giovedì, gennaio 21, 2016

Violenza sulle donne: i numeri dell'Unione Europea

Riprendo un tema che avevo già trattato in "Femminicidi: i numeri e l'autopercezione italiana". Questi dati sono stati pubblicati a marzo del 2014 dall'Agenzia europea dei diritti fondamentali e sono di carattere più generale: sono relativi alle donne che hanno subito violenza fisica e/o sessuale dall’età di 15 anni nei 12 mesi precedenti l’intervista all'interno dei 28 stati dell'Unione Europea. Li ho scoperti leggendo "Colonia: i fatti, le indagini, le reazioni, il dibattito" e "Violence against women: what the EU-wide survey tells us".
Oltre all'ovvia tristezza che suscitano tali dati, trovo anche interessante il fatto che la graduatoria sia probabilmente molto anti-intuitiva secondo l'autopercezione di molti paesi europei.


martedì, gennaio 19, 2016

Xylella: Presa diretta, Le Scienze e l'idea che mi sono fatta

Dopo aver letto alcuni articoli (il migliore dei quali è sicuramente quello de Le Scienze) e dopo aver visto la puntata Presa diretta - Il caso Xylella del 17/01/2016 mi pare che un fatto su cui sembrano concordare tutte le fonti più credibili è che ancora non si sa con certezza quali siano le cause del CoDiRO (Complesso del Disseccamento Rapido degli Olivi), quella malattia che sta colpendo gli ulivi pugliesi e li porta velocemente alla morte.

C’è chi dà la colpa ai funghi, chi accusa i diserbanti, chi parla di altre malattie. "Sono tutte ipotesi plausibili" - dice l'articolo de Le Scienze - "e devono essere studiate, ma quel che è certo è che un batterio pericoloso, la Xylella fastidiosa, c’è e si sta diffondendo verso nord, là dove con l’olio ci si vive.
Detto questo si può dibattere se la decisione della Procura della Repubblica di Lecce di sequestrare gli olivi salentini colpiti da disseccamento, bloccandone l'abbattimento possa essere utile o meno.

Ecco anche tutti i documenti messi a disposizione da la redazione di Presa diretta.

Ah, ne stanno anche parlando in questo momento su Radio3 Scienza.

Qui le mie altre considerazioni sulla Xylella

domenica, gennaio 17, 2016

Pasta con avocado, zucchine e zafferano

Oggi propongo una ricetta famigliare: gustosa, semplice, fuori stagione, un po' sperimentale e adatta anche ai vegani.

Ingredienti per 2- 3 persone
Spaghetti o similia
1 avocado maturo
1 zucchina novella
10 fiori di zucchina (si ne può fare anche a meno)
1/2 limone
1 bustina di zafferano
Basilico spezzettato
Un pizzico di peperoncino piccante in polvere o fresco
3 o 4 cucchiai di olio
sale quanto basta.

Preparazione
Lavate la zucchina e tagliatela a striscioline. Eliminate i pistilli dei fiori di zucchina e tagliateli a filetti. Scaldate l'olio in una padella versate le zucchine e fatele rosolare per qualche minuto. Quando sono quasi cotte aggiungete i fiori di zucchina.
Subito dopo avere messo a cuocere la pasta, sbucciate l'avocado, eliminate il nocciolo, mettetelo in un mixer con un pizzico di sale, il peperoncino, il succo del mezzo limone, lo zafferano precedentemente sciolto in due cucchiai di acqua di ebollizione della pasta e frullate il tutto. Attenzione! Se aggiungete troppa acqua (o se l'avocado non è maturo) il risultato non sarà una gustosa crema bensì una soluzione acquosa, amara e disgustosa.
Diluite la crema di avocado con due cucchiai di acqua di ebollizione della pasta, condite  gli spaghetti con la salsa di avocado e con le verdure, e spezzettate infine il basilico nei piatti.

venerdì, gennaio 15, 2016

Xylella: l'articolo più chiaro e meno dietrologico letto finora e una proposta costruttiva

Ho letto La scienza di Xylella. Troppe domande senza risposta. È sicuramente l'articolo più chiaro e meno dietrologico che io abbia letto finora e si conclude con una lettera aperta al procuratore capo di Lecce Cataldo Motta.
Come avevo scritto nei commenti di Xylella e la magistratura italiana che ignora la scienza la situazione è meno chiara di come Paolo Mieli sembrava sostenere. Sostanzialmente, non essendo stato ancora dimostrato che Xylella sia la causa certa del disseccamento, la procura ha bloccato l’abbattimento degli alberi. Una domanda che viene posta e che era venuta in mente anche a me è: se il vettore del batterio è la sputacchina non si potrebbe intervenire sul vettore con pesticidi e insetticidi? La conclusione dell'articolo è che un confronto fra gli studiosi sia necessario e urgente. Perché potrebbe non esserci il tempo di un processo per salvare gli olivi della Puglia. E, nella lettera aperta al procuratore, viene chiesto che gruppi di ricerca indipendenti possano avere accesso alle piante infette e che siano accessibili agli scienziati gli eventuali nuovi dati emersi dalle perizie scientifiche commissionate nel corso delle indagini.

Ecco qualche stralcio dell'articolo.

“Il solo pensiero di quel che succederà non mi fa dormire la notte. Rimarrà il deserto.” A parlare è un fitopatologo, uno dei tanti esperti con cui abbiamo avuto modo di discutere in queste settimane mentre cercavamo di districarci tra articoli scientifici e decreti, per andare a fondo del problema e provare a capire quali saranno le conseguenze delle azioni intraprese dalla Procura della Repubblica di Lecce. Perché se è vero che la magistratura deve procedere con le indagini, è anche vero che il rischio di lasciarsi alle spalle un deserto è proprio lì dietro l’angolo.
...
L’olivicoltura pugliese non è omogenea e descriverla come tale sarebbe un errore. A nord, nel barese, la coltivazione degli olivi può essere definita di tipo “intensivo” volta alla produzione di olio extravergine e vergine di oliva. A sud, nel Salento, l’olivicoltura è caratterizzata da appezzamenti molto piccoli, dell’ordine dell’ettaro, con una dimensione economica di produzione di poche migliaia di euro per l’autoconsumo familiare o per la produzione di olio “lampante”, cioè non per uso alimentare.

...
È in questo contesto che si inserisce la storia del CoDiRO, il Complesso del Disseccamento Rapido degli Olivi, una malattia che colpisce le piante e le porta velocemente alla morte. Non se ne conoscono le cause precise. C’è chi dà la colpa ai funghi, chi accusa i diserbanti a base di glifosato, chi parla di malattie che son lì fin dalla notte dei tempi e che possono essere curate con metodi “naturali”: Sono tutte ipotesi plausibili (alcune più plausibili di altre) e che devono essere studiate, ma quel che è certo è che un batterio pericoloso, la Xylella fastidiosa, c’è e si sta diffondendo verso nord, là dove con l’olio ci si vive.
...
X. fastidiosa è un batterio subdolo. Ha uno spettro d’azione amplissimo, in più muta e conquista nuovi ospiti. In alcuni casi cresce dentro le piante infettate in maniera asintomatica, in altri casi porta velocemente alla morte.
L’olivo è un ospite relativamente nuovo e se per la vite o gli agrumi ci sono molti studi a disposizione, di quello che succede all’olivo infettato non si sa quasi niente. Al mondo, al momento, ci sono solo tre focolai di Xylella nell’olivo: in Salento, in Argentina e, da pochissimo, anche in Brasile. In tutti e tre i casi i sintomi delle piante sono simili, ma in tutti e tre i casi si fa fatica a ottenere la prova certa e definitiva che la causa di quei sintomi sia proprio Xylella.
...
La tesi dell’accusa è che se non è dimostrato senza ombra di dubbio che Xylella sia la causa del CoDiRO, allora l’abbattimento degli alberi è da fermare. Una sorta di principio di precauzione al contrario, per intenderci. L’Europa, invece, la vede diversamente, e impone a tutti i paesi membri di attuare misure di eradicazione del batterio o di contenimento indipendentemente dalle manifestazioni della malattia.

Per l’Europa è il batterio a dover essere fermato, non la malattia. E questo non sembra essere chiaro a tutti, anche se è un punto fondamentale, come sottolineato dal professor Giuseppe Surico, uno dei due esperti incaricati dalla Procura di svolgere le perizia scientifica, che parla di una “guerra da affrontare quasi con logica militare e a questa guerra devono dare tutti un contributo per ripristinare una situazione di normalità nel Salento; perché ciò che si sta verificando nel Salento non si verifichi in altre parti della Puglia, in altre regioni italiane, in altri paesi dell’Europa e del bacino mediterraneo; perché ciò che si sta verificando sull'olivo non si verifichi su altre specie di piante”. Insomma, perché quel deserto di cui ci parlava un collega di Surico non si estenda anche più su.

Certo, non si possono prevedere con certezza le conseguenze del blocco delle misure  di contenimento. Il batterio quasi certamente continuerà nella sua conquista del territorio, incontrando zone più fertili per la sua crescita e altre più ostili, ma per produrre modelli di previsione affidabili servono molti più dati. Sappiamo che dovrebbero uscirne alcuni a breve, ma per il momento un’informazione utile può arrivarci dall'osservazione di quello che è successo altrove.

In Brasile, per esempio, l’epidemia di Xylella colpisce ormai il 40 per cento degli agrumeti, quasi 100 milioni di piante infette che necessitano di essere regolarmente sostituite per poter garantire la produzione. E in Puglia? Secondo EFSA, “in assenza di misure di contenimento, gli effetti negativi sulle coltivazioni saranno drammatici”, ma, attenzione, non si parla solo di olivi. Il ceppo di Xylella isolato in Salento attacca anche piante come i ciliegi e i mandorli, che se è vero che non sono importanti per l’agricoltura pugliese, lo sono per regioni vicine. Insomma, c'è un’emergenza.

Un’emergenza che forse c’è, forse no
“Non c’è nessuna emergenza!” ha dichiarato il Procuratore Cataldo Motta nel corso della conferenza stampa di dicembre nella quale è stato presentato il decreto di sequestro degli ulivi, “Xylella è presente in Puglia da almeno vent'anni e ne esistono esistono ben nove ceppi diversi”. La presenza del batterio sul territorio salentino da molti anni sarebbe la prova, secondo la Procura, dell’innocuità del batterio, tanto da giustificare il sequestro degli alberi e il blocco del piano di contenimento. Ma è vero che Xylella c’è da così tanto tempo? Ed è vero che ci sono addirittura nove ceppi?

Se sperate di trovare la risposta nelle carte della Procura sbagliate. A pagina 51 del decreto si legge che le prove sarebbero contenute nei database utilizzati dagli scienziati per depositare le sequenze di DNA e renderle di pubblico dominio. Basterebbe “una semplice corretta lettura dei dati inseriti dagli stessi ricercatori baresi nel database, dati che depongono per l’esistenza di popolazioni non omogenee di Xylella fastidiosa nel Salento, che potrebbe essere stata quindi introdotta non in epoca recente”. Noi queste prove presenti nei database le abbiamo cercate chiedendo anche aiuto a chi, molto più esperto di noi, si sa destreggiare tra sequenze e codici, ma niente, nessuna traccia dei nove ceppi, solo la sequenza diXylella fastidiosa subspecie pauca ceppo CoDiRO depositata dagli scienziati indagati all'inizio del 2015.

Un altro passaggio del decreto (a pagina 35) sembra attribuire questa scoperta alla perizia, citandone uno stralcio, nel quale però i periti stessi, Giuseppe Surico e Francesco Ranaldi, sono molto cauti e avanzano ipotesi per loro stessa ammissione “tutte da dimostrare”. L’unico riferimento alla presunta presenza fin dalla notte dei tempi di Xylella in territorio salentino è un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Bari da Franco Trinca, nutrizionista e presidente dell’Associazione NOGM, che scrive: “Diverse evidenze storiche suggeriscono dunque cheXylella fastidiosa possa essere stata presente sul territorio europeo e specificamente italiano, da secoli (probabilmente millenni)”.

Trinca non porta prove a supporto di questa affermazione, ma con il suo esposto chiede “il sequestro cautelativo, con custodia, di tutte le coltivazioni di olivo e di ogni altra specie nel territorio della Provincia di Bari” e “la costituzione di un Collegio di Periti al fine di accertare la veridicità di quanto affermato”. Insomma, proprio quello che è successo, ma a Lecce.

Ma quindi i risultati di queste indagini dove sono? La presenza di una variabilità genetica locale è un’ipotesi da dimostrare o è già stata dimostrata? E se fosse vero e dimostrato, in che modo questo influirebbe sulla patogenicità? Sono stati fatti test in questo senso? Se la perizia contiene le prove a supporto di questa affermazione e della decisione di sequestrare gli alberi e bloccare il piano di contenimento, perché questi elementi importanti non vengono sottoposti al vaglio della comunità scientifica?

In un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano nell'aprile 2015, Cataldo Motta dichiara: “Noi ci occupiamo anche di capire quali sono i rimedi [...] perché temo che se le indicazioni sono di espiantare circa un milione di alberi di olivo verrebbe modificata la geografia dell’intera Puglia, e questo è da evitare”, perché “la nostra preoccupazione è quella che la misura messa in atto [dal piano Silletti, ndr] sia eccessivamente rigorosa. Se si intervenisse sul vettore potrebbe essere un rimedio… Ma lì c’è il problema dei pesticidi e degli insetticidi. Come al solito quando si tratta di aspetti di questo genere ci vuole sempre un bilanciamento”.

A chi spetta, però, questa decisione? Sarà un processo a stabilire quali sono le misure di contenimento adeguate? Oppure, come suggerisce l’EFSA, le misure devono derivare da una “intensificazione della ricerca volta a riempire i grossi buchi di conoscenza che riguardano la biologia e l’epidemiologia del batterio, il controllo dei vettori attuali e potenziali”.

Sì, perché le domande aperte sono ancora moltissime, e aspettano una risposta. Sappiamo per esempio dalla letteratura che i sintomi di un'infezione di Xylella dipendono dalla concentrazione di batteri nella pianta. Superata una certa soglia, la malattia si manifesta. Per la vite queste cose si conoscono abbastanza bene, ma qual è questa soglia per l’olivo? E poi, qual è la probabilità che una sputacchina trasmetta il batterio tra una pianta malata e una sana? E qual è la probabilità che il batterio attecchisca e si diffonda nella pianta? Perché alcuni alberi sembrano tollerare meglio il batterio di altri? Dalle osservazioni sappiamo per esempio che gli alberi giovani sono in grado di difendersi meglio. Ci sono meccanismi di difesa interni che permettono di contrastare l’infezione? Conoscere questi dati permetterebbe agli scienziati prima e ai decisori poi di mettere a punto terapie mirate e provvedimenti “bilanciati” che tengano conto delle esigenze di tutti i soggetti coinvolti.

Ma queste risposte non arriveranno mai se non si metteranno sul tavolo tutte le carte e non si lavorerà duramente per cercare di trovare una soluzione al problema, a partire dalla definizione di che tipo di problema si tratti.

Il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, parlando della difficoltà di ottenere tutta la documentazione dall'Istituto agronomico mediterraneo (lo IAM) di Valenzano, ha dichiarato a Famiglia Cristiana: “Credo che sul punto debba esserci un confronto serrato tra studiosi poiché l’esigenza della riservatezza dello studio scientifico dovrebbe cedere all'interesse collettivo di una scelta più sicura nell'individuazione delle migliori pratiche per fronteggiare l’allarmante situazione”.

Siamo d’accordo con lei. È nell'interesse di tutti che il confronto, anche serrato, fra gli studiosi avvenga. Ma per farlo bisogna tirar fuori le carte e, soprattutto, bisogna farlo in fretta. Perché potrebbe non esserci il tempo di un processo per salvare gli olivi della Puglia.