venerdì, gennaio 24, 2020

I muri della gentilezza

In un periodo di muri che separano fa piacere sapere che esistono anche muri che uniscono: i muri della gentilezza,

Sono muri a cui si appendono abiti, libri e altri beni. E vige una sola regola:
“Se non ne hai bisogno lascialo, se ne hai bisogno prendilo”.
Ne ho sentito parlare oggi per la prima volta ma pare che l'inizativa sia nata in Iran a dicembre del 2015 ad opera di uno sconosciuto e che si sia diffusa rapidamente in tutto il paese.
L'anno successivo i muri della gentilezza si sono diffusi in Pakistan, in Cina e sono arrivati anche a Palermo e a Roma, attraverso gli studenti della Marymount International School of Rome.

Pare che adesso in Italia ce ne siano molti. Per chi volesse saperne di più, questo articolo fornisce informazioni aggiuntive:
Ecco i «muri della gentilezza»: dove sono e come funzionano.

giovedì, novembre 28, 2019

Giapponese per principianti: numeri, aggettivi passati e paralleli con il dialetto sabino

Alla fine della lezione di oggi l’insegnante ci ha parlato di nuovo del complicatissimo sistema di conteggio giapponese.
Il sistema numerico per i numeri come concetto astratto non è complicato. Ma quando si vogliono contare oggetti bisogna usare categorie di termini diversi a seconda della categoria di oggetti.

Ad esempio c’è una categoria numerica per contare le persone, una per gli animali, una per le bevande, una per gli oggetti lunghi, una per gli oggetti larghi, ecc.

Ci ha anche detto che le otto categorie che ci ha mostrato sono una estrema semplificazione di tutte le categorie esistenti.

Penso che non ci proverò neppure a memorizzare queste tabelle.

Altre particolarità del giapponese


Esiste la coniugazione/declinazione degli aggettivi. Per cui gli aggettivi si coniugano/declinano al passato. Quindi, quello che noi esprimiamo con una frase, “è stato bello”, loro lo esprimono con una sola parola: l’aggettivo bello coniugato/declinato al passato.

Inoltre esiste anche la distinzione tra questo, codesto e quello. E si usano parole diverse quando sono pronomi rispetto a quando sono aggettivi, come nel mio dialetto:

kore (vistu), sore (vissu), are (villu)
kono (stu), sono (ssu), ano (llu)

venerdì, novembre 22, 2019

Mattia Santori e le Sardine

Ieri ho sentito parlare Mattia Santori, l'ideatore delle Sardine bolognesi. Mi sono piaciuti il contenuto e i toni pacati delle sue risposte. Mi è piaciuta l'equilibrata sintesi tra pragmatismo e idealismo che emergeva dal suo discorso. Mi è piaciuta la sua capacità di discernere tra politica buona e politica distruttiva. Mi è piaciuta la sua distanza dal populismo dei messaggi semplici ma falsi.

Mi piace l'idea dell'opposizione ai messaggi rancorosi e violenti con occupazioni di piazze fatte di presenze silenziose e pacifiche, musica e messaggi scritti su sardine di carta.

Mi piace il messaggio inclusivo che un ridimensionamento della destra populista gioverebbe anche alla destra moderata.


Spero che questo movimento riesca a produrre un'aggregazione virtuosa e che non finisca dimenticato o infiltrato da violenti, come già accaduto in passato.

Puntata Sardine in piazza di Tutta la città ne parla dove ho sentito parlare Mattia Santori.

mercoledì, novembre 20, 2019

Čajkovskij e i compositori italiani

“Non mi piace che Busoni faccia violenza alla propria natura e si sforzi ad apparire tedesco ad ogni costo. Qualcosa di simile appare anche in Sgambati. Entrambi si vergognano di essere italiani e hanno paura che nelle loro composizioni appaia qualcosa che possa anche solo somigliare a una melodia”

Pëtr Il’ič Čajkovskij - Il compositore a cui sarà dedicato il nostro prossimo concerto monografico di febbraio

Reti di micro-saperi che ti fanno sapere come “si sta al mondo”

Interessantissime riflessioni di Tiziano Bonini dall'articolo Il lavoro culturale ha bisogno di una lotta (creativa) di classe.

"Io e mia sorella siamo stati i primi laureati di una famiglia fatta di figli di contadini, a loro volta figli di figli di figli di figli di contadini senza terra, da secoli. E in questa Italia dove la mobilità sociale è sempre più ferma rappresentiamo un’eccezione.
Per una serie di fortunati incroci della vita sono finito a lavorare per tredici anni nell’industria culturale milanese
...
Non ho mai capito bene come mai quelli con cui diventavo più amico, nel senso di amico sincero, alla fine scoprivo essere molto simili a me: degli outsider venuti dalla provincia, figli di genitori non laureati, schegge saltate fuori da percorsi poco ortodossi. La stessa identica sensazione ce l’ho ora che lavoro in università, in maniera più stabile rispetto al passato. I colleghi europei con cui divento più facilmente amico sono tutti degli outsider, spesso figli di genitori non laureati. E siamo sempre in minoranza. Minoranza cioè rispetto a un esercito di menti brillanti, divertenti, blasé, figli di laureati a loro volta figli di laureati o imprenditori di città. In tutti questi anni non ho mai smesso di sentirmi un po’ a disagio, fuori posto, con la vaga paura di non essere all’altezza della situazione.
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Ci ho messo anni a capire l’ethos del creativo urbano, quella invisibile rete di micro-saperi che ti fa sapere come “si sta al mondo” in certe scene o micro-comunità governate da regole non scritte che fanno sì che i simili si riconoscano al volo e si assumano a vicenda. L’unica forma di difesa era la morettiana “vengo, ma sto in disparte”, una timidezza sociale dura a morire, anche con la maturità. La sensazione di essere lì per sbaglio, un errore della macchina sociale, che il “tuo” posto nella società fosse da un’altra parte, non è mai andata via del tutto."
...
Qualche giorno fa sul The Guardian esce questo articolo: “Impostor syndrome’ is a pseudo-medical name for a class problem”.
L’autrice, Nathalie Olah, riflette sulla recente popolarità della cosiddetta “sindrome dell’impostore” e sostiene che, lungi dall’essere il prodotto di una patologia, la sindrome dell’impostore è una reazione piuttosto naturale di chiunque provenga da un background “working class”, svantaggiato o minoritario, ai vari pregiudizi che affronta quotidianamente. L’autrice prosegue citando il caso delle industrie creative inglesi, dove soltanto una porzione molto marginale degli impiegati in queste industrie proviene dalle classi lavoratrici, o minoranze etniche o varie intersezioni di queste minoranze...

lunedì, novembre 18, 2019

Matera capitale della cultura: settembre 2019


Mercoledì 12 settembre volevamo visitare S. Pietro Caveoso ma ci stanno girando delle scene del nuovo 007.







Ceramica materana con felino











Murgia, timo selvatico e chiese rupestri
























Orientarsi in un labirinto tridimensionale (che alcuni chiamano i sassi di Matera) non è semplice. Neppure se si dispone di una mappa... A meno che questa non sia dotata di isoipse.









Chiese rupestri, architettura simulata e Salvador Dalì