lunedì, agosto 15, 2016

La sanità pubblica italiana e quegli articoli che ben pochi condividono

Un altro dei temi molto in voga nell'ambito del masochismo nazional-popolare italiano è quello della sanità pubblica sempre allo sfascio. Tema che di solito attrae migliaia di condivisioni sui socialmedia.

Ieri ho letto l'articolo La nostra notte perfetta a Roma in ospedale del Premio Nobel per Amartya Sen.
Ne riporto qualche stralcio.

"Le cure sanitarie pubbliche sono state bersaglio di moltissime critiche, e non pochi esperti insistono che il servizio sanitario, per essere efficiente ed efficace, debba essere amministrato attraverso i meccanismi del mercato. Questa presa di posizione ha raccolto molti consensi negli Stati Uniti, un giudizio critico che oggi trova sempre più sostenitori anche in Europa.

Nel contesto di questo dibattito, vorrei presentare un’esperienza personale vissuta dalla mia famiglia nelle ultime due settimane, durante uno dei nostri tanti viaggi in Italia. Mia moglie si è improvvisamente sentita male e si è rivolta al Pronto Soccorso. Ricoverata al Gemelli di Roma, ha ricevuto immediatamente le cure professionali del caso e poiché i medici hanno deciso di sottoporla a intervento chirurgico di emergenza, questo è stato eseguito nel corso della notte (alle 4 del mattino, il chirurgo in persona mi ha rassicurato che il complesso intervento era andato a buon fine). Le cure e l’assistenza ricevute da mia moglie al Pronto Soccorso e in reparto presso l’ospedale Agostino Gemelli sono state eccellenti.

Il servizio sanitario offerto da questo ospedale convenzionato con il pubblico non si è certo rivelato inferiore — anzi, è stato per molti versi superiore — a quanto avremmo potuto aspettarci nei migliori ospedali privati di Boston, dove entrambi insegniamo (siamo docenti all’Università di Harvard). L’intervento è stato eseguito dal dottor Armando Antinori, un chirurgo di grandissime capacità, che era di turno quella notte. Non esagero nell’affermare che un professionista medico del suo calibro non si sarebbe certamente trovato ad eseguire un intervento di emergenza di notte in un grande ospedale privato in nessuna parte del mondo.

È importante ribadire, nel contesto del dibattito pubblico oggi acceso in tutto il mondo, che l’eccellenza delle cure mediche e la massima responsabilità di gestione possono andare d’accordo anche nel servizio aperto a tutti. È fantastico pensare che tutti i cittadini di questo Paese hanno libero e gratuito accesso a cure mediche di altissimo livello, giorno e notte.

Rivolgo il mio saluto a questa istituzione convenzionata con il pubblico che si prende cura dei malati in un modo che Agostino Gemelli avrebbe certamente apprezzato e applaudito."

E a tal proposito voglio aggiungere che qualche settimana fa ho parlato con mio padre subito dopo un'operazione all'ospedale di Rieti. Era entusiasta della grande professionalità e soprattutto della grande umanità mostrata da tutto il personale dell'ospedale. Mi ha detto: dobbiamo farle sapere queste cose e non parlare solo quando c'è da lamentarsi. 

Quindi scrivo qui un ringraziamento al personale dell'ospedale di Rieti da parte della mia famiglia.

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martedì, agosto 09, 2016

Brexit 4: Qui si fa l'Europa flessibile o si muore - di brunello rosa

Dopo il referendum britannico nulla sarà più come prima. La germanizzazione dell'Unione Europea porta verso il disastro. L'alternativa è organizzare lo spazio comunitario in centri concentrici.


«Il voto britannico del 23 giugno 2016 costituisce uno spartiacque nella recente storia europea. Certo, la vittoria del Leave richiederà tempo prima di produrre i suoi effetti e nel frattempo l'Unione Europea continuerà a funzionare come se niente fosse accaduto. Ma il voto rappresenta una cesura netta nella percezione che i cittadini comunitari hanno dell'unione e, pertanto, dei loro destini.
La percezione che "non c'è vita fuori dell'unione" è stata seppellita dal voto inglese che ci ricorda come la storia non procede per linee rette, tantomeno monotonicamente crescenti. ... I rapporti di equilibrio prodottisi dopo la seconda guerra mondiale stanno saltando uno a uno:
in Giappone, il governo reinterpreta la costituzione in senso militarista per permettere interventi fuori dal territorio nazionale;
la Germania, dopo la riunificazione, torna a esercitare un ruolo egemonico sul continente europeo, anche se in modo riluttante e incompleto, specialmente dal punto di vista dell'assunzione di responsabilità;
gli Stati Uniti hanno da tempo smesso di esercitare quel ruolo di leadership morale che ne ha legittimato la supremazia economico-finanziaria e militare nel secondo dopo guerra, e stanno tornando su posizioni isolazioniste dopo la fase di apertura al mondo che qualcuno definirebbe "interventismo imperialista ";
l'espansione della globalizzazione e l'apertura dei mercati si è arrestata e prevale la tendenza al calo del commercio globale, alle chiusure protezionistiche e alle scelte nazionali.

In questo mondo ormai fuori dagli equilibri scaturiti dalla fine della seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna, da sempre anticipatrice di eventi, rispolvera un suo grande classico: il distacco dall'Europa. Quello di oggi non è certo il primo e neanche più traumatico. Il primato spetta ancora e comunque alla rottura tra Londra e Roma avvenuta sotto Enrico VIII, che portò alla creazione di una religione autonoma alla cui testa siede il capo dello Stato britannico. Quell'evento segna in modo indelebile la storia d'Europa e trasforma per sempre i destini dell'Inghilterra, immettendola nel percorso che, nei secoli, l'avrebbe portata a diventare Regno Unito. L'Inghilterra che sconfigge fortunatamente e rocambolescamente l'invincibile armata spagnola; l'Inghilterra che inizia a costruire la sua "ricchezza nazionale" tramite la pirateria di Stato predatrice dei galeoni spagnoli di ritorno dalle Americhe; l'Inghilterra che confiscati alla chiesa cattolica terreni e proprietà consegnandole alle proprie classi dominanti, consentendo quell'accumulazione privata del capitale da cui sarebbe derivata entro poco più di un secolo la rivoluzione industriale che proietterà il Regno Unito prima degli altri nella modernità. Questa Inghilterra che fuori dall'Europa del tempo inizia a prosperare e a cambiare i destini del continente e i suoi rapporti di forza, avviandosi a costruire uno dei più grandi imperi della storia, rappresenta l'archetipo riproposto dagli attuali fautori del Leave.»…

Continua…

Da Limes.

lunedì, agosto 08, 2016

Una Piazza per Ipazia e Una via per Muía

Dopo il successo del comitato “Una Piazza per Ipazia” nel far intitolare un giardino a Ipazia di Alessandria  sto pensando di formare il comitato "Una via per Muía".
Sono incerto però a quale città proporre la variazione toponomastica.

domenica, luglio 31, 2016

Brexit 3: l'Anglosfera

"La base ideologica dell'alternativa all'Europa è l'anglosfera1, termine entrato nel linguaggio comune: "i paesi nei quali l'inglese è la principale lingua nativa, considerati collettivamente". In geopolitica l'anglosfera tende a configurarsi come sinonimo gentile di impero americano, reso congruo omaggio alle radici anglo. A coltivarlo, un attiva minoranza politico-intellettual-mediatica su entrambe le sponde dell'Atlantico e in alcune ex colonie britanniche. Per decantare l'asserita continuità con l'impero britannico dell'apogeo vittoriano, dove gli inglesi si assegnano il ruolo dei greci nell'impero romano.

In tal senso l'anglosfera è l'antemurale angloamericano contro l'unità dell'Europa. Allo spettro della superpotenza veterocontinentale a guida francese, tedesca o russa contro cui da mezzo millennio Londra - nell'ultimo secolo insieme a Washington - combatte con successo.


Scandagliando, nel tempo e nello spazio, la sfera semantica del lemma anglosfera ne cogliamo tre accezioni. Alla base è la rappresentazione geopolitica di una cultura elevata a potenza, ossia di una civiltà in competizione con altre. In secondo luogo, è un'elitaria famiglia geostrategica che si vuole avanguardia armata di tale civiltà. Infine, è un abbozzo di progetto geopolitico piuttosto vago, se non utopico."

"Ogni rappresentazione geopolitica ha una storia. Quella dell'idea di anglosfera è piuttosto intrigante e, se ci limitassimo al termine, sarebbe recentissima. Ma la storia dell'anglosfera precede di un secolo la parola. In breve, l'anglosfera è un prodotto del suo passato razziale. La razza è quella anglosassone, il passato quello di fine ottocento e il mito quello della comune razza anglosassone amante dell'autogoverno dunque opposta alle autoritarie stirpi latine. Nelle due crisi venezuelane di fine '800 e inizi '900, quando il governo di sua maestà considera l'ex colonia quantità trascurabile dalle ridicole pretese imperiali, si sfiora la guerra tra Stati Uniti e impero britannico. Ma Londra accetta, infine,  la mediazione americana. La crisi battezza così l'inizio di una relazione speciale angloamericana. Nella guerra ispano americana del 1898, prova generale dell'espansione globale degli Stati Uniti, i britannici appoggiano di fatto confratello d'oltreoceano, tornati alla politica di eredi della razza anglosassone. La seconda crisi venezuelana (1902) marca una cesura ulteriore. Il cannoneggiamento di un forte venezuelano ad opera di una nave tedesca provoca reazioni parallele a Washington e a Londra, che vede la minaccia di un impero germanico capace di sfidarla sugli oceani. Si offusca il vincolo razziale fra anglo americani e tedeschi. La robusta componente germanica della nazione statunitense, considerata parte integrante, anzi atavica, del ceppo anglosassone, viene stigmatizzata come nemica nemica. La corrente transatlantica del Teutonism, che predicava l'alleanza fra tutti gli anglosassoni, allargata ai tedeschi è in ritirata. La comunità germano-americana, numerosa ma divisa e politicamente inefficace, non riesce a opporsi all'offensiva anglo. I cui condottieri, non potendo contestare al tedeschi un sangue alieno, rovesciano l'accusa: è il carattere nazionale germanico, arrogante, autoritario e illiberale, a declassare il teutoni a unni, barbari che distruggendo l'impero romano costrinsero i sassoni a rifugiarsi in Inghilterra.
Già nel 1899, polemizzando con la pretesa del Kaiser di unire tedeschi e inglesi in una dimostrazione navale davanti alle coste del Venezuela per forzarla pagare debiti pregressi, Rudyard Kipling aveva promosso lo slogan dello 'shamless Hun', l'unno senza vergogna.
L'argomento razziale in versione iperselettiva finisce così per chiudere il cerchio attorno alla Germania. Le due guerre mondiali combattute dall'anglosfera contro gli "unni", la guerra fredda ingaggiata con il corollario della "tenere i tedeschi sotto", la diffidenza di Washington e Londra verso le persistenti inclinazioni filorusse della Bundesrepublik, confermano il vigore di quello stereotipo. Ancora oggi il riflesso germanofobo riemerge con discreta frequenza, visto quanto spesso i fautori del Brexit si siano lasciati scappare battute antitedesche e improbabili omologie tra Unione Europea e Reich millenario. Ha dunque ragione Vucetic quando stabilisce che "l'effetto chiave della comparsa dell'anglosfera non è il sorgere della pace e della cooperazione angloamericana ma l'alienazione duratura della Germania dalla famiglia delle nazioni civilizzate".

Da Limes.

1. Vucetic, Srdjan (2011). The Anglosphere: A Genealogy of a Racialized Identity in International Relations. Stanford University Press.ISBN 978-0-8047-7224-2.

giovedì, luglio 28, 2016

Malvaldi, i premi Nobel e la scienza

Oggi propongo un paio di citazioni da L'infinito tra parentesi di Marco Malvaldi

"...Mi corre l’obbligo di ricordare come il conferimento di un premio Nobel non impedisce al premiato di dire stronzate aberranti sulla materia specifica per cui è stato insignito. Sulla genetica, è piuttosto recente l’intervista in cui James Watson (premiato per la scoperta del DNA) ha sostenuto che i negri sono più stupidi dei bianchi. In tempi più antichi, lo stesso Albert Einstein sosteneva di non credere alla meccanica quantistica (« Dio non gioca a dadi con l’universo»), ma poco importa: più o meno nello stesso periodo il dottor professor Philipp Lenard (premio Nobel per la Fisica nel 1905 per i raggi catodici) sosteneva che la teoria della relatività era il frutto malato della mente di un purosangue giudaico e contrastava con l’evidenza sperimentale, notando quanto «al contrario dello scienziato ariano, animato da un solerte e inflessibile desiderio di verità. È sorprendente come manchi all’ebreo ogni comprensione della verità».

"Ogni teoria scientifica può dirsi tale solo se ammette di essere falsificata. Ogni teoria scientifica che viene falsificata non è più una teoria scientifica. E non lo è da quel momento in poi. Da quel momento, è solo storia della scienza: una cosa diversa dalla scienza, ma necessaria a chi fa ricerca quanto la scienza stessa."