lunedì, agosto 13, 2018

Intervista su musica e numeri a "L'ultima spiaggia" di Radio 1

Lunedì 13 Mario Pezzolla mi ha intervistato per pochi minuti durante la trasmissione "L'ultima spiaggia" di Radio 1.
Il tema è stato i rapporti tra musica e matematica.
La puntata si può riascoltare dal sito di Rai Play Radio. Il mio intervento inizia intorno al minuto 15.

sabato, agosto 11, 2018

Lunedì alle 13:40 a l'ultima spiaggia

Lunedì 13 intorno alle 13:40 dovrei parteciapre alla trasmissione "L'ultima spiaggia" di Radio 1 per una breve chiacchierata con Mario Pezzolla su musica e numeri.

venerdì, agosto 10, 2018

I vaccini, le crociate e il pragmatismo

Spesso si dice che l’operazione di informazione sia una battaglia persa perché l’irrazionalità prevarrà sempre.
Casi segnalati di morbillo da maggio a ottobre 2017

Beh, sembra che i dati forniti nella puntata Vax populi di Radio 3 Scienza dimostrino il contrario. Visto che i genitori antivaccinisti sono diminuiti e la copertura nei confronti del morbillo sta crescendo.

Tra l’altro si osserva un fatto che io sostengo da sempre. Se la divulgazione è inutile per quel 3-5% di radicalizzati essa è invece estremamente utile per quel 10% di incerti.


Consiglio vivamente l'ascolto della puntata di Radio 3 Scienza. In un clima da crociata che non giova a nessuno un ascolto del genere aiuta a vedere quali siano le strategie più efficaci.
L'irrazionalità delle campagne contro i vaccini non si argina insultandone e deridendone i protagonisti. Molto più utili sono l'informazione pacata e il pragmatismo.

Casi segnalati di morbillo da maggio 2017 ad aprile 2018

Il mio dramma "I Pitagorici" di nuovo in scena a Torino

A novembre il mio dramma "I Pitagorici" tratto da “Il mistero del suono senza numero” sarà di nuovo in scena. Stavolta presso il Palazzo Campana, sede del Dipartimento di Matematica "Giuseppe Peano" dell'Università di Torino. Come nella messa in scena del 2016 danza e scenografia virtuale arricchiranno la recitazione di Maria Rosa Menzio e Simonetta Sola.

20 novembre 2018 h 17 – Torino, Palazzo Campana: “I PITAGORICI”



Dal libro “Il mistero del suono senza numero” di Flavio Ubaldini si dipana un racconto che spazia dalla scuola dei Pitagorici fino ai giorni nostri. Ippaso, un giovane atletico e brillante, il più dotato tra gli allievi della scuola di Pitagora, ma anche il più ribelle e arrogante, ha un amore segreto: Muia, la figlia di Pitagora. Rispondendo a una domanda di lei, fa una scoperta che lo metterà in pericolo, tanto che dovranno passare molti secoli per interpretare quella scoperta. Ma qual è il segreto che i Pitagorici vogliono preservare a tutti i costi? E’ un segreto che potrebbe fornire la chiave per l’interpretazione e il controllo dell’Universo. Ma Ippaso si accorge che c’è qualcosa che non va. C’è un numero che manca. C’è un suono di troppo. E qualcuno trama nelle tenebre per impedire il crollo della dottrina pitagorica. Dal giorno in cui Ippaso viene accolto nella scuola, ai problemi con gli altri discepoli (Milone e Filolao), alla scoperta della non esistenza di una frazione che rappresenti la diagonale di un quadrato di lato 1, all’amore per Muia, poi l’espulsione, l’ira degli Dei contro Pitagora e la condanna alle varie reincarnazioni, si arriva fino a Richard Dedekind e alla scoperta del “Taglio” con cui si risolve la questione (nel 2016 ricorre il centenario della morte di Dedekind).

SEMINARIO a cura di LIVIA GIACARDI

mercoledì, agosto 08, 2018

Nico, 1988

Lunedì abbiamo visto “Nico, 1988”. Ci è piaciuto a entrambi.

Non so se per la vecchiaia che avanza o per la prospettiva che la regista, Susanna Nicchiarelli, ha voluto dare alla storia. O forse per il fatto che le loro storie le conoscevo poco e solo attraverso gli aneddoti più mitico-leggendari. Oppure magari è un po’ una combinazione di tutti questi aspetti. Ma a riconsiderare adesso quelli che una volta mi sembravano dei miti vedo prevalentemente storie di fragilità umana.
E forse il fatto che sto leggendo L'agente del caos mi rende ancora più chiaro il loro ruolo di  vittime più o meno inconsapevoli.

Anche il film su Janis Joplin mi aveva suscitato considerazioni simili.

Ah, molto brava l'attrice Trine Dyrholm.

Un gioco per capire come funziona l'immunità di comunità indotta dai vaccini

Ecco un gioco per capire come funziona l'immunità di comunità indotta dai vaccini.

Nel primo dei modelli gli individui si muovono in modo casuale e interagiscono solo con altri individui nelle loro vicinanze. Le trasmissioni avvengono attraverso i contatti diretti.


Quando premi play, il numero di persone infette aumenterà fino a raggiungere un equilibrio dinamico. A quel punto si può aumentare il numero di vaccinati fino a trovare il punto in cui la malattia sarà sradicata. Maggiore è la trasmissibilità, più alta sarà la soglia critica.



sabato, agosto 04, 2018

Owens e Long: un'amicizia nella Germania di Hitler

Oggi è l'82° anniversario della vittoria di Jesse Owens nel salto in lungo delle olimpiadi di Berlino 1936Le straordinarie vittorie di Owens fanno da cornice a un'ancora più straordinaria storia di umanità e di amicizia nella Germania nazista. Ma partiamo dalla fine.

"Questa fu l’ultima lettera ricevuta da Owens nella primavera del 1943: «Caro amico Jesse, qui dove siamo sembra ci siano solo sabbia e sangue. Non ho paura per me, ma per mia moglie e il mio bambino che non ha mai realmente conosciuto suo padre. Il mio cuore mi dice che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo. Se così dovesse essere, ti chiedo questo: quando la guerra sarà finita vai in Germania a trovare mio figlio e raccontagli di suo padre. Parlagli di quando la guerra non ci separava, e digli che le cose tra gli uomini possono essere diverse, su questa terra. Tuo fratello Luz».

Il ragazzo bianco e il ragazzo nero si vedono per la prima volta la mattina del 4 agosto 1936. Stadio di Berlino, qualificazione per la finale del lungo. Hanno 23 anni.

Il ragazzo nero, Jesse Owens, il giorno prima ha vinto la finale dei 100 metri, è già un idolo del pubblico. È la Germania di Hitler, ma non tutti allo stadio sono nazisti.

Il ragazzo nero sa che il bianco è dato per favorito. Si chiama Carl Ludwig Long, fisico imponente. È nato a Lipsia da famiglia agiata, ariano puro, capelli biondi e occhi azzurri. Studia Giurisprudenza. Owens è nato in Alabama da una famiglia di agricoltori, settimo di dieci figli. Suo nonno era uno schiavo.

Long si qualifica al primo tentativo. Owens fa due salti nulli, e Long va lui. «Sei troppo teso», gli dice, «rilassati, uno con i tuoi mezzi deve qualificarsi a occhi chiusi. E poi secondo me sbagli rincorsa, allungala di una trentina di centimetri, se vuoi metti una maglietta bianca vicino al punto di battuta».

Owens segue i consigli del rivale e si qualifica, sia pure per pochi centimetri. C’entra l’emozione, ma anche il fatto che il salto è la specialità che Jesse sente meno sua (anche con l’8.13 mondiale). Nel pomeriggio, finale-spettacolo. Owens è sempre primo, ma Long vicinissimo 7.84 contro 7.87 al quarto salto. Al quinto Long pareggia a 7.87, ma Owens sale a 7.94. Nullo l’ultimo salto di Long, 8.06 per Owens. Il primo a congratularsi è Long, appena Owens si rialza dalla sabbia. E parlando fitto vanno verso gli spogliatoi, passando davanti alla tribuna d’onore dove Hitler inghiotte rabbia. «Gli americani dovrebbero vergognarsi di mandare gli ausiliari negri a vincere medaglie al posto loro» dirà Goebbels.

La staffetta Owens aveva chiesto di non disputarla. «Ho già vinto abbastanza, fate correre gli altri». Nal quartetto-base c’erano solo bianchi: Draperer, Wykoff, Stoller e Glickmann. Gli ultimi due, ebrei, vennero depennati, su disposizione di Brundage, e le prime due frazioni della finale le corsero i neri Owens e Metcalfe. Tornato in patria, Owens dichiarò: «Non mi sono sentito offeso da Hitler, semmai dal mio Presidente: ho vinto 4 medaglie per gli Usa e non ho ricevuto neanche una telefonata».

In effetti, Franklin Delano Roosevelt, temendo di perdere i voti degli elettori del Sud, non ebbe mai una parola per Owens, mentre gli olimpionici bianchi erano accolti alla Casa Bianca con tutti gli onori. Allo stesso modo si comportò Truman, il successore. I primi importanti riconoscimenti ufficiali glieli tributarono Gerald Ford nel 1976 e Jimmy Carter nel 1979. Nessun contratto pubblicitario per Owens nel ’36. Passò professionista, corse contro auto, moto, camion, levrieri, cavalli. Fece il bidello, il benzinaio, il disc-jockey, il conferenziere (ma sempre entrando negli alberghi dalla porta di servizio, e salendo sugli autobus da quella posteriore). Fece il preparatore atletico degli Harlem Globetrotters.

«Molti dei lavori che ho fatto li ho fatti malvolentieri. Ma erano tutti lavori onesti e dovevo pur mangiare», disse. Ebbe sempre al fianco la moglie Ruth, si erano sposati giovanissimi nel ’35, fino all’ultimo giorno: 31 marzo 1980. Owens morì di cancro ai polmoni, fin da adolescente fumava un pacchetto di sigarette al giorno.

Long e Owens continuarono a scriversi. Questa fu l’ultima lettera ricevuta da Owens nella primavera del 1943: «Caro amico Jesse, qui dove siamo sembra ci siano solo sabbia e sangue. Non ho paura per me, ma per mia moglie e il mio bambino che non ha mai realmente conosciuto suo padre. Il mio cuore mi dice che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo. Se così dovesse essere, ti chiedo questo: quando la guerra sarà finita vai in Germania a trovare mio figlio e raccontagli di suo padre. Parlagli di quando la guerra non ci separava, e digli che le cose tra gli uomini possono essere diverse, su questa terra. Tuo fratello Luz».

Si era laureato, Long, e sposato. Il figlio, Kai, nacque nel ’42. Long fu richiamato alle armi come ufficiale della Luftwaffe. Ferito nella battaglia all’aeroporto di Biscari, morì 4 giorni dopo, il 14 luglio 1943. E in Germania Owens ci andò a parlare col figlio di Long. Ad Amburgo, nel 1951. E quando Kai si sposò l’invitato d’onore era Owens. Ai mondiali di atletica a Berlino, nel 2009, Kai Long e sua figlia Martine abbracciarono Marlene Dortch, la nipote di Owens.

A Owens è intitolato un viale, vicino allo stadio di Berlino. Long è sepolto nel cimitero di Motta Sant’Anastasia (Catania), fos­sa comune 2, piastra E."

Da JESSE OWENS E LUTZ LONG, ALL’OMBRA DELL’OLIMPIADE DI HITLER di Gianni Mura pubblicato lunedì, 16 maggio 2016

Un bel racconto di questa storia lo si trova anche nella puntata radiofonica JESSE OWENS - IL CIELO SOPRA BERLINO | Leggende Olimpiche del 30/07/2016 e nella puntata TV de La Grande Storia I campioni di Hitler.