sabato, dicembre 30, 2006

Candido

Leggendo "Candido" ho sco-perto di essere più volterriano che leibniziano. Lo si evince anche leggendo questo.
Io non ho mai studiato storia della filosofia. Ho avuto però un contatto con la teoria dei mondi possibili quando studiavo la logica modale e condizionale. Non sapevo però che il cardine della filosofia di Leibniz fosse il precetto che il nostro sia il migliore dei mondi possibili, e che tutti gli eventi, anche se apparentemente negativi, accadano solo per il meglio: l'ottimismo leibniziano.
Voltaire scrive Candido, non per opporre una teoria del pessi-mismo all'ottimismo leibniziano, ma per mettere in ridicolo tale teoria.
Nell'opera, Candido incontra il precetto dell'ottimismo leibniziano attraverso il tutore Pangloss, che rappresenta parodisticamente il filosofo Leibniz. Il protagonista, nonostante una serie di sciagure che refutano il suddetto precetto, si ostina a voler credere agli insegnamenti del tutore.

giovedì, dicembre 21, 2006

Vacanze natalizie

Oggi si parte per le vacanze natalizie. A differenza dello scorso anno, che fummo costretti a trascorrere il nostro primo Natale in Germania, quest'anno lo trascorreremo come al solito con le nostre famiglie in Italia.
La foto dà un'idea di come sarà la nostra macchina al ritorno dalla vacanza. A prevalere saranno i generi alimentari.
Due giorni fa ho subito una vera tortura operata da un giovane macellaio che si spaccia per medico. Spero che di non vederlo più.
Buone feste a tutti!!

sabato, dicembre 16, 2006

Famiglia rioccupata?

Finalmente qualche buona notizia, almeno nel campo lavorativo. È molto probabile che tutta la famiglia avrà una nuova occupazione. Per festeggiare siamo andati nel nostro ristorante indiano preferito.

giovedì, dicembre 14, 2006

Yo quiero verte danzar

Una canzone per zucchero.



La scritta in alto a sinistra esprime esattamente uno dei sentimenti che provo ascoltando questa canzone.

domenica, dicembre 10, 2006

Alberi

Ieri sugar e io siamo entrati per la prima volta in 7 anni nel negozio carissimo che vende oggetti natalizi durante tutte le stagioni dell'anno. Anche se il negozio è abbastanza kitsch, siamo rimasti impressionati: da fuori ci si immagina uno spazio piuttosto angusto, ma l'interno è enorme e si sviluppa su due piani con una sorta di cortile interno dove trova posto l'enorme albero bianco della foto. Si trovano tutti le palle, gli addobbi e gli ornamento immaginabili. Non essendo una loro tradizione sono un po' carenti per quanto riguarda i presepi, ma per l'albero si trova tutto.
Io e Sugar abbiamo comprato 3 palle a fuso e un puntale, che Sugar ha poi usato, insieme alle palle degli anni precedenti per decorare il nostro alberello. Nella mia famiglia di origine si addobbava sempre lo stesso abete trapiantato da mio padre quando io avevo 3 anni e che ancora sopravvive nel parcheggio della casa dei miei nonni. Forse per questo motivo non mi piace avere abeti di plastica. Purtroppo però finora non siamo stati fortunati: l'abete comprato due anni fa non ha resistito. Quest'anno ci abbiamo riprovato. Come potete vedere l'albero è un po' asimmetrico, ma alla fine dell'inverno la mia perizia di potatore lo renderà migliore ;-)

giovedì, dicembre 07, 2006

Piluccatura

Piluccare, è il verbo che nel dialetto sabino viene usato per descrivere la raccolta delle olive. Io sono nato in un paesino della Sabina, e ho trascorso lì tutta la mia infanzia fino ai miei 20 anni. Amavo quel paese e tuttora sono rimasto molto legato alle mie radici. Durante i primi 16-17 anni della mia vita non mi sarei mai spostato da quel paese. Tutti i miei amici, i miei miti e i miei riferimenti erano lì. Il paese non era ancora stato investito dalla tempesta culturale del consumismo e conservava ancora quell'innocenza, quella semplicità e quella concretteza proprie della cultura contadina. I miti erano quelli locali e non si subiva ancora la schiavitù del possesso di oggetti di consumo per poter essere considerati "fichi", anzi spesso era proprio il contrario.
Un periodo dell'anno che mi piaceva molto, oltre ovviamente alle vacanze estative, periodo in cui il paese si riempiva di "romani" e i "giardinetti" funzionavano a pieno regime, era quello tra la metà di novembre e fine dicembre. In questo periodo per l'appunto si piluccava (lo si fa tuttora, ma non essendo più lì lo narro come un ricordo del passato). Il paese si riempiva di oriundi che tornavano per pagare il tributo alle loro radici contadine. L'attività era frenetica: si cercava di arrivare al campo all'albeggiare. Le strade erano quindi intasate di mezzi agricoli e di asini che durante la mia infanzia erano più numerosi dei mezzi agricoli. Mio nonno possedeva un asino, anzi un'asina: Mora. Quando ero molto piccolo a volte mi portava in campagna con lui trasportandomi dentro i bigonci che pendevano dai fianchi di Mora. All'inizio degli anni '80 la povera Mora venne sostituita da un trattorino.
Di solito mio padre, i miei nonni e mio zio piluccavano mentre mia madre ed io mondavamo il raccolto che veniva stipato in cantina in uno spazio delimitato da palanche. Dopo qualche giorno arrivavano gli operai del frantoio della cooperativa a caricare le olive, si andava a seguire tutte le fasi della spremitura in questo ambiente impregnato degli odori e degli aromi dell'olio nuovo, e infine si tornava in cantina con i contenitori di acciao pieni d'olio. Dopodiché c'era il lavoro più pesante: l'assaggio dell'olio sulla bruschetta.
Col passare degli anni sono stato promosso a piluccatore, ma mio padre non mi faceva partecipare molto: non voleva distrarmi troppo dallo studio. Forse proprio per questo ora vedo la piluccatura come un'attività piacevole, a differenza di qualche mio coetaneo che veniva quasi obbligato dai genitori.

martedì, dicembre 05, 2006

Insieme a te non ci sto più

Insieme a te non ci sto più , guardo le nuvole lassù
Cercavo in te la tenerezza che non ho
La comprensione che non so trovare in questo mondo stupido
Quella persona non sei più , quella persona non sei tu
Finisce qua, chi se ne va che male fa!
Io trascino negli occhi dei torrenti di acqua chiara
Dove io berrò, io cerco boschi per me
E vallate col sole più caldo di te!
Insieme a te non ci sto più guardo le nuvole lassù
E quando andrò devi sorridermi se puoi
Non sarà facile, ma sai, si muore un po' per poter vivere
Arrivederci amore ciao le nubi sono già più in là
Finisce qua, chi se ne va che male fa!

E quando andrò devi sorridermi se puoi

non sarà facile ma sai si muore un po' per poter vivere !
arrivederci amore ciao ........
arrivederci amore ciao.........
arrivederci amore ciao........

domenica, dicembre 03, 2006

Indispensabilità

Consiglio a tutti di vedere la puntata "Nemesi medica" di "La storia siamo noi".
In particolare mi piace quello che dice il simpaticissimo Sandro Bartoccioni. Tra le altre cose parla anche della sensazione di indispensabilità sul lavoro. Se qualcuno si sente lavorativamente indispensabile dovrebbe sicuramente guardare la puntata.
Mi piace molto anche il discordo che fa sugli spaghetti: non potrei mangiare gli spaghetti, ma ogni tanto li mangio, perché non sono solo io a dover imparare a convivere con la malattia, ma è anche la malattia che deve imparare a convivere con me. È molto bello inoltre il discorso che Sandro Bartoccioni fa su chi vince e chi perde e quello con la metafora della farfalla.

venerdì, dicembre 01, 2006

Mercatino di Natale

Oggi, secondo la tradizione interrotta solo lo scorso anno, durante la pausa pranzo abbiamo fatto una visita al mercatino di Natale: salsicce,
bistecche, crauti, Schupf-nudeln e vin brulé.

domenica, novembre 26, 2006

Gnocchi, crostata e pizza

Avendo accettato il fatto che la vita non ci dispensa molte gioie, cerchiamo di aiutarci un po' da soli. Oggi sugar è stata iperat-tiva in cucina e ha prepa-rato in parallelo: gnocchi con sugo di peperoni e capperi, una crostata con la marmellata di arance fatta da mia zia e l'impasto per la pizza di stasera.

venerdì, novembre 24, 2006

Baccalà con prugne

Da malato riprendo la tradizione culinaria del blog.
Ieri sera mi sono cimentato in una tradizionale ricetta sabina che si usava ai tempi di mia nonna. Siccome mia nonna non mi ha mai dato la ricetta, credo che questa versione sia un po' personalizzata.

Ingredienti: (per 4 persone)
700 g baccalà, 10 prugne secche, 1 cipolla (anche rossa), 200 g passata di pomodoro, olio, sale e pepe.
Preparazione:
Tagliate a pezzi il baccalà e tenetelo a mollo per un paio di giorni, cambiando l'acqua un paio di volte al giorno.
Fatte appassire dolcemente la cipolla in tre cucchiai d'olio. Aggiungete le prugne spezzettate, poi il baccalà, una grattugiata di pepe nero e quindi alzate un po' la fiamma. Dopo un paio di minuti aggiungete la passata di pomodoro e lasciate cuocere per una ventina di minuti, fin quando la consistenza del sugo non è più acquosa.

Io e sugar oggi a pranzo mangeremo invece minestrone.

giovedì, novembre 23, 2006

Alba chiara?

Visto che le acque si stanno un po' calmando e che all'orizonte sembra esserci un timido, pallido e indeciso acceno di alba oscurato da inquietanti nuvole cirriformi, ho deciso di riportare lentamente in vita il blogghetto.

sabato, novembre 18, 2006

Echelon


Il mio blog è stato individuato. Ho oscurato tutte le vecchie affissioni. Saluti.

giovedì, novembre 16, 2006

(Pseudo-)Filosofia spicciola su caso e fortuna

Sottotitolo: Fortuna Imperatrix Mundi

Negli ultimi giorni, dopo qualche vicenda sfortunata, mi sono sentito ripetere più di una volta che niente accade per caso. A volte ci credo pure io e sicuramente rispetto questo punto di vista. Nei momenti di razionalità però non ci credo, e penso che tutti gli eventi siano effettivamente determinati solo dal caso all'interno di questa struttura di leggi che secondo i nostri sensi e le nostre capacità deduttive sembrerebbe governare l'universo.
Questo fatto si riflette anche sugli eventi relativi alle nostre vite umane. Il nostro punto di vista soggettivo determinato da cultura, inclinazioni ed esperienze personali ci fa considerare alcuni eventi come positivi o fortunati, ed altri come negativi. Per la maggior parte delle persone gli eventi si bilanciano, ma non per tutti.Immagino che la distribuzione possa essere simile alla curva di Gauss.
Se esistesse una giustizia superiore - almeno secondo il concetto umano di giustizia - le cose non dovrebbero funzionare in questo modo. I responsabili di grossi crimini dovrebbero stare agli estremi negativi della curva, ma anche i responsabili di certe porcate dovrebbero tendere ad accumularsi da quella parte. Invece si godono una lunga ed agiata vita nelle loro ville principesche. Qualcuno mi dirà: ma la giustizia superiore non è di questo mondo. Vabbè, intanto di certo c'è che loro se la godono mentre altri soffrono. Molto istruttivo in proposito è il messaggio del film di Woody Allen Match Point.
Io avevo una probabilità su duecentomila circa di beccarmi l'evento sfortunato e l'ho preso in pieno. Immagino che con una probabilità simile si possa vincere qualche milione di euro partecipando ad una delle innumerevoli lotterie. Bisogna però trovarsi all'altro estremo della curva.
Per la maggior parte della mia vita penso di essermi trovato nella parte mediamente positiva; da due o tre anni invece il baricentro si sta progressivamente spostando verso la parte negativa. Sarà uno spostamento parabolico o sinusoidale? Lo scopriremo nelle prossime puntate.
Per concludere un bell'inno medievale alla fortuna.

O Fortuna
velut luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem
egestatem,
potestatem
dissolvit ut glaciem.
Sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
michi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.
Sors salutis
et virtutis
michi nunc contraria,
est affectus
et deffectus
semper in angaria.
Hac in hora
sine mora
corde pulsum tangite;
quod per sortem
sternit fortem,
mecum omnes plangite!

(trad.: O Fortuna, cangi di forma come la luna, sempre cresci o cali; l'odiosa vita ora abbatte ora conforta a turno le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza. Sorte possente e vana, cangiante ruota, maligna natura, vuota prosperità che sempre si dissolve, ombrosa e velata sovrasti me pure; ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda. Le sorti di salute e di successo ora mi sono avverse, tormenti e privazioni sempre mi tormentano. In quest'ora senza indugio risuonino le vostre corde; come me piangete tutti: a caso ella abbatte il forte!)

mercoledì, novembre 15, 2006

Coincidenze di Stefano Benni

C'erano nell'ordine una città, un ponte bianco e una sera piovosa. Da un lato del ponte avanzava un uomo con ombrello e cappotto. Dall'altro una donna con cappotto e ombrello. Esattamente al centro del ponte, là dove due leoni di pietra si guardavano in faccia da centocinquant'anni, l'uomo e la donna si fermarono, guardandosi a loro volta. Poi l'uomo parlò:
- Gentile signorina, pur non conoscendola, mi permetto di rivolgerle la parola per segnalarle una strana coincidenza, e cioè che questo mese, se non sbaglio, è la quindicesima volta che ci incontriamo esattamente in questo punto.
- Non sbaglia, cortese signore. Oggi è la quindicesima volta.
- Mi consenta inoltre di farle presente che ogni volta abbiamo sottobraccio un libro dello stesso autore.
- Sí, me ne sono resa conto: è il mio autore preferito, e anche il suo, presumo.
- Proprio cosí. Inoltre, se mi permette, ogni volta che lei mi incontra, arrossisce violentemente, e per qualche strana coincidenza, la stessa cosa succede anche a me.
- Avevo notato anch'io questa bizzarria. Potrei aggiungere che lei accenna un lieve sorriso e sorprendentemente, anch'io faccio lo stesso.
-È davvero incredibile: in piú, ogni volta ho l'impressione che il mio cuore batta piú in fretta.
- È davvero singolare, signore, è cosí anche per me, e inoltre mi tremano le mani.
- È una serie di coincidenze davvero fuori dal comune. Aggiungerò che, dopo averla incontrata, io provo per alcune ore una sensazione strana e piacevole...
- Forse la sensazione di non aver peso, di camminare su una nuvola e di vedere le cose di un colore piú vivido?
- Lei ha esattamente descritto il mio stato d'animo. E in questo stato d'animo, io mi metto a fantasticare...
- Un'altra coincidenza! Anch'io sogno che lei è a un passo da me, proprio in questo punto del ponte, e prende le mie mani tra le sue...
- Esattamente. In quel preciso momento dal fiume si sente suonare la sirena di quel battello che chiamano «il battello dell'amore».
- La sua fantasia è incredibilmente uguale alla mia! Nella mia, dopo quel suono un po' melanconico, non so perché, io poso la testa sulla sua spalla.
- E io le accarezzo i capelli. Nel fare questo, mi cade l'ombrello. Mi chino a raccoglierlo, lei pure e...
- E trovandoci improvvisamente viso contro viso ci scambiamo un lungo bacio appassionato, e intanto passa un uomo in bicicletta e dice...
- ... Beati voi, beati voi...
Tacquero. Gli occhi del signore brillavano, lo stesso fecero quelli della signorina. In lontananza, si udiva la melanconica sirena di un battello che si avvicinava.
Poi lui disse:
- Io credo, signorina, che una serie cosí impressionante di coincidenze non sia casuale.
- Non lo credo neanch'io, signore.
- Voglio dire, qua non si tratta di un particolare, ma di una lunghissima sequenza di particolari. La ragione può essere una sola.
- Certo, non possono essercene altre.
- La ragione è - disse l'uomo sospirando, - che ci sono nella vita sequenze bizzarre, misteriose consonanze, segni rivelatori di cui sfioriamo il significato, ma di cui purtroppo non possediamo la chiave.
- Proprio cosí - sospirò la signorina, - bisognerebbe essere medium, o indovini, o forse cultori di qualche disciplina esoterica per riuscire a spiegare gli strani avvenimenti del destino che quotidianamente echeggiano nella nostra vita.
- In tutti i casi ciò che è accaduto è davvero singolare.
- Una serie di impressionanti coincidenze, impossibile negarlo.
- Forse un giorno ci sarà una scienza in grado di decifrare tutto questo. Intanto le chiedo scusa del disturbo.
- Nessun disturbo, anzi, è stato un piacere.
- La saluto, gentile signorina.
- La saluto, cortese signore.

E se ne andarono di buon passo, ognuno per la sua strada.

Festa del secondo compleanno

Mi piace avere due compleanni. E pensare che in passato non volevo festeggiare neppure l'unico che avevo.
Il mio secondo compleanno cade l'8 novembre, ma siccome quel giorno mi trovavo in America lo abbiamo festeggiato domenica 12.
Sugar Cane mi ha preparato due torte: la mia preferita (crema e pinoli) e quella di cioccolato e castagne; un'amica ha invece preparato i brownies. C'erano anche diversi colleghi e l'argomento principale è stato: l'imminente carriera di disoccupati. Nonostante ciò è stata una serata piacevole. L'argomento infatti è stato affrontato con la giusta dose di ironia.

sabato, novembre 11, 2006

Dall'estate all'inverno

Ieri sera sono partito da Raleigh: c'era una giornata stupenda: sole e 27°. Stamattina sono arrivato a Francoforte: pioggia gelida e 4°.
L'accoglienza calda l'ho avuta però a casa dalla mia estate personale: nonna papera. Mi ha preparato uno dei miei piatti preferiti: il risotto alla melagrana.

giovedì, novembre 09, 2006

Bosco nordamericano

In questo periodo qui nella Carolina del Nord c'è un tempo molto variabile. Nei primi giorni trascorsi qui la temperatura scendeva anche sotto lo zero e il cielo era sereno. Poi c'è stato un giorno intero di pioggia. Poi variabile e oggi infine il cielo era sereno e c'erano più di 20°. Approfittando di questa bella giornata ho corso per un'ora nel campus della mia azienda.
Considerando che mi trovo alle latitudini dell'Egitto, né il clima né i boschi sono come uno si aspeterebbe.
L'albero predominante è la quercia, seguono il pino marittimo, l'acero e qualche raro faggio. I colori autunnali sono molto vari: verde, giallo, rosso, marrone con tutte le loro tonalità. Mi ricordano un po' le foreste teutoniche. Questi boschi sono inoltre piuttosto fitti ed estesi. Credo che insieme alle piantagioni di cotone ricoprano una bella fetta della superficie della zona.
Ovviamen-te non potevano mancare gli scoiattoli. Lungo alcuni tratti ce n'erano a decine e alcuni non sembravano spaventati dalla mia presenza. A differenza di quelli di Triberg, non sono neri, ma grigi nella parte superiore e bianchi in quella inferiore. Controllando su Wikipedia ho scoperto che si tratta di una specie locale: lo sciurus carolinensis

mercoledì, novembre 08, 2006

Compleanno


Oggi celebro il giorno della mia rinascita.
Mi faccio gli auguri ;-)

Automobili americane

L'esperienza di guida con il cambio automatico si sta rivelando traumatica. Il piede sinistro continua a partirmi incontrollatamente alla ricerca della frizione e immancabilmente atterra sul freno producendo delle brusche frenate fischianti che fanno voltare tutti.
Un'altra stranezza è che non hanno il tergicristallo posteriore. Oggi pioveva a dirotto e ne avrei avuto bisogno.
Altra differenza da citare: quando il semaforo è rosso, quelli che devono girare a destra possono comunque passare, dando ovviamente la precedenza.

lunedì, novembre 06, 2006

Cucina americana a Charlotte

Il tassista guineano che mi porta in città è più simpatico di quello che mi ha accompagnato in albergo. Mi fa scendere ad un incrocio che dovrebbe essere il cuore di Charlotte. Sono le 18, ma per me è mezzanotte e sono stanco. Mi guardo intorno, cammino un po': ci sono grattacieli. Mi metto alla ricerca di un ristorante. Ce ne sono diversi che trasmettono partite di football americano. Sono affollati: non mi sembrano corrispondere ai miei gusti. Ne trovo uno: American Kitchen. Sembra decente. Propongono soprattutto pesce. Entro. Gli avventori vestono tutti in abiti eleganti. Dopo di me entrano delle signore impellicciate. Il locale mi sembra un po' pretenzioso. Le ragazze della recezione, visto il mio abbigliamento, suppongono che io non voglia cenare e mi spediscono al bancone. Chiarito l'equivoco, mi fanno sedere. La cameriera, come spesso succede negli Stati Uniti, si presenta per nome e cerca artificialmente, con fare un po' servile, di farmi sentire a mio agio. Il ristorante è comunque curato: tovaglie e arredamento sono scelti e disposti con attenzione. Mi servono del pane in un contenitore di pseudo-ferrobattuto forgiato a spirale conica. Le fette di pane sono calde e di due tipi diversi. La ragazza mi versa poi in un piattino olio d'oliva e aceto balsamico per il pane. Considerando che mi trovo nella Carolina del Nord, la qualità dell'olio non è poi così male. La cosa mi sorprende un po'. Infatti in Germania, ma anche nel resto dell'Europa del nord, penso che sia inconcepibile aspettarsi che in un ristorante propongano dell'olio d'oliva in questo modo. Lì è il burro a farla da padrone: a volte portano addirittura il pane già imburrato. Se penso inoltre che l'olio d'oliva viene prodotto quasi esclusivamente nell'area mediterranea che risulta molto più distante da qui rispetto al nord Europa, la cosa mi sorprende ancora di più.
Come acqua hanno la Ferrarelle. Scelgo un piatto di pesce e granturco. Il pesce, di cui non capisco il nome, viene servito in un trancio spesso, adagiato su un letto di granturco. Il tutto è condito con una salsina leggera e gustosa che non copre il sapore del pesce - come spesso succede altrove - pepe e origano.

giovedì, novembre 02, 2006

Capelli, mostri e stati sudisti

Visto che i miei boccoloni non ricrescevano, ieri ho deciso di darci un taglio, così nonna papera si è armata di tosatrice e mi ha rasato il cranio.
Nel frattempo il mostriciattolo è tornato a far vedere la sua ombra e stavolta non sembrano esserci sviste. Mi è stato detto che non cambia nulla: bisogna solo spaventarlo un po' e tutto tornerà presto alla normalità. Dopo un primo momento di forte sbandamento abbiamo deciso di continuare ignorando la sua ombra. Non sarà facile, ma ci proveremo.
Domani si va a Francoforte e dopodomani partirò per la Carolina del nord per un viaggio di lavoro di una settimana. Trascorrerò il fine settimana a Charlotte e in un paesino dell'entroterra ospite di una famiglia di vere vespe del sud. Per il resto sarò nella capitale.

mercoledì, novembre 01, 2006

Nuova orchestra e Sacher Torte

Buone notizie sul versante musicale. Una progressiva diminuzione del GvHD mi consente di suonare di nuovo a livelli accettabili. Quindi posso finalmente sfruttare i miei bei nuovi accessori musicali.
Inoltre, qualche giorno fa, mentre tornavo a casa dal lavoro in bicicletta, mi sono fermato ad un semaforo sostenendomici. Mi sono accorto che sotto la mia mano c'era un volantino rosso: un'orchestra cerca nuovi strumentisti, tra i quali un trombonista. Mi approrio immediatamente dell'avviso, torno a casa e li contatto. Mi risponde il direttore. Ho una buona impressione di lui: risulta piuttosto informale e simpatico. Gli narro le mie recenti vicende musicali, e scopro che egli è un allievo del mio precedente direttore d'orchestra. Il fatto di aver suonato nell'orchestra del suo insegnante sembra bastargli come garanzia: non mi chiede di sostenere un'audizione e mi dice di passare alla prova per prendermi le partiture. Il lunedì successivo, cioè l'altro ieri, vado alla prova. Mi accorgo di alzare sensibilmente l'età media dell'orchestra: sono quasi tutti più giovani di me di circa dieci anni. Unica eccezione il fagottista sessantenne che siede vicino a me e mi risulta subito antipatico. Il maestro si conferma invece simpatico e complessivamente la prova mi piace. Penso che rimarrò.
Ieri invece sono dovuto andare a Vienna per lavoro, sempre nella logica dell'evitare che un membro dell'orda di indiani mi rimpiazzi. Sono partito alle 5:30 di mattina, e sono tornato a casa alle 23. Ero un po' stressato ma alla fine la missione è andata bene. I clienti sono rimasti soddisfatti, la recezionista mi ha comprato la Sacher e alla fine mi hanno detto che probabilmente mi faranno andare di nuovo. La prossima volta però partirò il giorno prima e invece dell'imitazione della sacher comprerò l'originale che è più buona. Unico neo della giornata l'arrivo all'aeroporto di Francoforte. L'aereo arriva in orario alle 21. Sono stanco e contento di avere solo il bagaglio a mano. Penso che alle 22 al massimo starò a casa davanti a un piatto di qualcosa di buono. (Infatti le sanguisughe della Lufthansa si sono fatte pagare più di 700€ e non mi hanno servito neppure la cena.) Invece ad un certo punto, fuorviato proprio dal fatto di non dover andare al ritiro bagagli, devo aver preso la strada sbagliata. Mi sono ritrovato in un circolo vizioso da cui non riuscivo a sottrarmi. Le ho provate tutte: sali e scendi di scale, ascensori, scale mobili. Mi sono ritrovato nei più reconditi meandri dell'aeroporto. Ho chiamato più volte il tassista che mi stava aspettando fuori, il quale cercava di darmi istruzioni ma alla fine è venuto a cercarmi e mi ha fatto pure chiamare dalle signorine degli annunci. Ho chiamato un paio di volte nonna papera per sfogarmi (avevo un diavolo per capello). Credo di averla fatta ammazzare di risate. Effettivamente la situazione era molto comica, ma in quel momento non la vedevo così. Finalmente, dopo circa un'ora sono riuscito a ritrovare la strada, e ho dovuto pure spiegare il tutto al tassista con il mio tedesco farraginoso.
Lezione appresa: anche se si è senza bagaglio bisogna sempre seguire pedissequamente il percorso per il ritiro bagagli.

domenica, ottobre 29, 2006

Pasta con la pescatrice - modificata dicembre 2016

Ieri abbiamo mangiato la pasta con la rana pescatrice: una mia crea-zione ;^)

Ingredienti: per 4 persone

600 g di pescatrice (anche lo scorfano va bene), 350 g di spaghetti o linguine, 10-15 pomodorini (sostituiti da 5-6 pomodori secchi per la versione invernale), due punghetti di capperi salati, 1 spicchio d'aglio, 1 cipolla rossa, 7 cucchiai d'olio, qualche fogliolina di maggiorana fresca, due foglioline di menta romana fresca, un pizzico di timo, qualche foglia di basilico (solo nella versione estiva), pepe rosa e/o nero.
Preparazione

Nella versione invernale mettete i pomodori secchi in ammollo in una tazza di acqua tiepida. Dissalate i capperi (di solito, dipendentemente dal livello si salatura, anch'essi con l'ammollo). Con un coltellino a punta private la pescatrice della pelle e della lisca centrale e riducetela a cubetti. Appassite a fuoco lento la cipolla (e i pomodori secchi spezzettati nella versione invernale) nell'olio. Quando la cipolla sarà appassita aggiungete l'aglio schiacciato e i capperi. Dopo un paio di minuti alzate la fiamma, aggiungete la pescatrice e salate. Lasciate cuocere per 4-5 minuti quindi togliete la pescatrice e... (Versione dicembre 2016) aggiungete la pasta cotta a 3/4 del suo tempo di cottura. Completate quindi la cottura della pasta nel liquido della pescatrice e, nell'ultimo minuto di cottura,
aggiungete le foglie di basilico, i pomodorini tagliati in due (spolverandogli sopra un pizzico di sale),  (i pomodorini dovrebbero rimanere integri). Aggiungete infine una grattugiata di pepe rosa.

(Vecchia versione dicembre 2016) ... fate fate addensare la salsa.
Aggiungete quindi le foglioline di menta romana, le foglie di basilico, i pomodorini tagliati in due (spolverandogli sopra un pizzico di sale), la pescatrice, la pasta cotta al dente e scolata, e saltate ancora per mezzo minuto (i pomodorini dovrebbero rimanere integri). Aggiungete infine una grattugiata di pepe rosa.

Oggi invece, visto che abbiamo ospiti, mangeremo di nuovo i cannelloni della scorsa settimana. Mentre scrivo nonna e bisnonna papera sono intente alla preparazione in cucina: ho già l'acquolina in bocca. Stavolta io ho contribuito solo con la pulitura del porcino.

venerdì, ottobre 27, 2006

Feste di laurea e costumi conviviali

crema e pinoli
Sabato scorso siamo stati alla festa di laurea della nostra vicina. Aveva chiesto a tutti di portare qualcosa da mangiare o da bere. Noi allora abbiamo preparato una pasta fredda (io) e una torta di crema al limone e pinoli (nonna papera).
Giunti alla festa abbiamo trovato quintali di patatine e alcol, qualche dolce, una pastasalat crucca, e qualche altra bagattella. Vista la grande scarsezza di viveri ci siamo affrettati a mangiare due piatti della nostra pasta fredda e due fette della nostra crostata pensando che sarebbero stati ingurgitatati rapidamente. Ma in realtà avremmo potuto fare tutto con calma, infatti i ventenni tedeschi non facevano altro che bere e mangiare patatine e i nostri bei manicaretti erano ancora lì quando ce ne siamo andati. Certo bisogna aggiungere che siamo andati via quando gli altri non si erano ancora scaldati, verso le undici.
Più in generale, per quanto riguarda il confronto tra le usanze conviviali tedesche e quelle italiane, penso che ci sia una differenza abbissale. Mi ci è voluto un po' per assimilarla.
Prima di tutto le feste e i rinfreschi. In Italia la parte gastronomica è di solito abbondante, curata e gustosa. Al contrario in Germania è di solito carente e insipida.
Quando si è invitati in Italia di solito non si è oggetto di richieste di portare del cibo o delle bevande (a meno che non ci si trovi nel film "La banda del torchio"): uno se vuole li porta spontaneamente; e soprattutto se alla fine è avanzato qualcosa di quello che si è portato, l'ospite non prende l'iniziativa di riportarselo a casa.
Ad un mio amico che viveva a Stoccarda è capitato addirittura di essere invitato a cena e di vedersi presentare il conto alla fine della cena.
A noi invece è capitato di essere invitati a cena e di portare un dolce e del vino espressamente pensato per quel dolce, e ci siamo sentiti dire: grazie, poi vi faremo sapere com'era.

lunedì, ottobre 23, 2006

E te ne vai, Maria, fra l'altra gente

E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.

Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.

Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente..

giovedì, ottobre 19, 2006

Cani, divieti, porcini e agoaspirato.


Ieri durante la mia ora di corsa lungo il Neckar, sono passato sul solito praticello popolato di cani che scorrazzano, si mordicchiano e riportano palle; e padroni che si danno al chiacchiericcio.
Attaccati ai tronchi degli alberelli ci sono i cartelli con i divieti: popolarissimi in Germania. Quelli che attraggono la mia attenzione non sono però dei veri e propri divieti. Al contrario, comunicano ciò che è concesso fare: Hier dürf man Hunde ohne Leine führen (Qui è consentito portare cani senza guinzaglio). Quasi ogni volta che vedo questi cartelli mi partono le riflessioni sulla passione dei tedeschi per la regolamentazione di tutti gli aspetti della vita. Spesso mi chiedo: ma è possibile che ci debba essere una regola per tutto? Certo avere molte regole e una popolazione ben disposta al rispetto delle stesse, comporta molti vantaggi. Tutto risulta più ordinato e funzionante, ma non è anche un po' opprimente? Non reprime la spontaneità? Un'educazione votata al troppo rispetto delle regole non può contribuire a rendere le persone molto rigide? In Italia d'altra parte la tendenza sta un po' all'opposto. Forse la società migliore sarebbe quella in cui si rispettano le regole, ma con la flessibilità di adattarle a seconda dei contesti.
Un'altra cosa curiosa che ho visto durante la corsa è stato un dispositivo per lanciare la palla ai cani. Una specie di lunga pinza di plastica con estremità sferica per quelli che vogliono far giocare il proprio cane senza sporcarsi. Chissà come lo chiameranno? Hundballausstoßer?

Tornato a casa mi sono dedicato alla passione di questo periodo: i funghi porcini. Quest'anno continuo ad acquistarli e a congelarli. Ieri sono rimasto a pulirli, affettarli ed imbustarli fino a mezzanotte, mentre nonna papera ronfava beata. Quando li affetto, mi piace molto sia il modo in cui la lama incede nei bianchi gambi carnosi sia il suono che lama produce. Questo suono mi ricorda quello prodotto da una camminata sulla neve fresca all'alba.
Per concludere, oggi sono stato alla mia periodica visita di controllo e la dottoressa manidifata è riuscita nell'impresa nel modo più indolore che io abbia mai sperimentato. Ho inoltre ricevuto la prima vaccinazione della mia seconda infanzia. Grazie a manidifata e un saluto a tutti.

domenica, ottobre 15, 2006

Pranzo domenicale, elezioni comunali e titoli


Oggi la mattinata è stata tutta impegnata nella preparazione del pranzo: cannelloni di saraceno ai funghi porcini. Io sono stato impiegato come bassa manovalanza culinaria, nonna papera invece ha diretto i lavori ed effettuato tutte le operazioni più importanti. Abbiamo avuti i soliti piccoli contrasti che affiorano sempre nelle preparazioni culinarie congiunte, ma complessivamente il lavoro è andato avanti in modo piacevole e collaborativo. Ne è comunque valsa la pena: il lavoro ha prodotto i migliori cannelloni che io abbia mai mangiato. La pasta conteneva normale farina di grano e farina di grano saraceno. Il ripieno era composto di carne di vitello, uovo, parmiggiano e odori vari. Nel sugo c'erano 150 grammi di porcini, acquistati ieri in quantità da scorta invernale.
Ieri invece abbiamo dedicato la giornata agli acquisti: un regalo per la vicina che si è laureata, un nuovo lettore DVD, un multifrullatoremacininograttugiaimpastatore e le solite cibarie per la settimana. Scorrazzando per Heidelberg per gli acquisti, abbiamo notato che tutti i manifesti elettorali con le foto dei candidati al ruolo di Oberbürgermeister, riportavano dei titoli. Il meno illustre era quello di semplice dottore. Altri erano indicati come Dottor Professor XXXXX. Per quanto mi ricordo, in Italia nessun candidato cita il proprio titolo nei manifesti elettorali. Questa grande passione tedesca per i titoli, non è comunque confinata solo alla politica. Mi è capitato spesso di vedere dei titoli nei biglietti da visita, che ai miei orecchi evocavano gli esilaranti e ridicoli titoli fantozziani delle alte gerarchie impiegatizie. "Dr. Dr. XXXXX", "Prof. Prof. YYYYY", "Prof. Doz. Dr. ZZZZZ", "Apl. Prof. / Priv.-Doz.: Priv.-Doz. Dr. WWWWW". E altre amene combinazioni.

venerdì, ottobre 13, 2006

Eolie 4: Vulcano

Riporto qui la pagina del diario della visita a Vulcano.

Alle 10 cominciamo la scalata al cratere (400 m circa). Rispetto a Stromboli e a Monte Fossa delle Felci questa è quasi una passeggiata.
All'inizio il terreno è ricoperto da sabbione nero, come quello di Stromboli. Verso metà strada, in corrispondenza del punto in cui la copertura dai venti di ponente del promontorio antistante viene a mancare, il suolo cambia totalmente colore e diventa rossiccio. Il sabbione nero è infatti spazzato via dai venti che spirano vivaci nella dimora di Eolo. A prima vista questo suolo rossiccio sembra essere roccia, ma è in realtà una sorta di friabile argilla, in cui la pioggia scava facilmente dei canali.
Giunti sul cratere i venti si intensi-ficano. Ci dirigiamo a sinistra, verso nord. Il paesaggio è lunare: suolo totalmente spoglio punteggiato di pietre. Improvvisamente la terra si ingiallisce e si cominciano a scorgere le fumarole, che emettono costanti vapori di zolfo. Fortunatamente siamo controvento, possiamo quindi avvicinarci senza rischiare l'intossicazione. Incontriamo un gruppo di sordomuti, mi chiedono di scattargli una foto e mi ricambiano il favore.
È vietato scendere dentro il cratere, ma molte persone scendono lo stesso. Noi non scendiamo: vista anche l'evidente difficolta, vorremmo evitare di ripetere l'esperienza di Monte Fossa delle Felci.
Torniamo indietro verso sud e ci dirigiamo verso la parte più alta della cresta del cratere che si trova ad est. La vista è stupenda e comprende tutte le isole inclusi Basiluzzo e la costa siciliana. Questa volta l'Etna però non è visibile. Il vento soffia fortissimo e fortunatamente ci spinge verso l'alto.
Riscendiamo e pranziamo nel locale che si trova nelle vecchie cantine di Stevenson, il gallese che nella seconda metà dell'ottocento colonizzò Vulcano, fino allora disabitata, avviando attività agricole e minerarie fino al 1888, anno in cui un brusco risveglio del vulcano distrusse la maggior parte delle attività. Il servizio costa il 20%, ma non vale assolutamente questa percentuale. Il cibo non è degno di nota.

mercoledì, ottobre 11, 2006

Eolie 3: Salina

Riporto qui la pagina del diario della visita a Salina.

Verso le 13 partiamo da Valdichiesa per la nostra scalata a Monte Fosse delle Felci. L'inizio della salita è ripido, ma il sentiero è reso più percorribile dalla presenza di scale. Ad un certo punto, forse a quota 6-700, si entra nel bosco di eucalipti. Più in alto ci sono anche castagni e soprattutto pini. A quota 800 un quadrivio consente di visitare un'altra cima: Monte Rivi, 850 m. circa. La folta presenza di felci spiega l'origine del nome.
Giunti sulla cima ci troviamo ad ammirare un panorama spettacolare. Ci spostiamo lungo quello che un tempo deve essere stato il cratere del vulcano, anche se il cratere è invisibile data la presenza di una folta vegetazione sviluppatasi nei millenni di inattività. L'aria è fresca e la visibilità buona. Riusciamo a vedere le coste della Sicilia, probabilmente da Messina a Palermo. Anche l'Etna con il suo pennacchio è visibile, così come le altre sei isole.
Nel nostro peregrinare avvistiamo anche un falco della regina. Questa specie arriva in primavera dal Madagascar per ripartire in autunno.
Al ritorno seguiamo un altro sentiero che dovrebbe condurci direttamente a S. Marina in circa un'ora, secondo quanto scritto sulla nostra guida. Sono le 16:30 e l'ultimo aliscafo salpa alle 18:40, siamo quindi sicuri di avere tempo a sufficienza.
Le indicazioni sono molto carenti, andiamo quindi un po' a naso. Il percorso sembra essere l'unico possibile, ma ad un certo punto, forse verso le 17, ci troviamo ad imboccare un sentiero che scende molto rapidamente lungo i bordi di un canalone. Il terreno è coperto da uno strato molto sdrucciolevole di resti vulcanici, tipo pozzolana. Un abbozzo di gradini vuole semplificare la discesa del sentiero che rimane comunque piuttosto scomodo, stretto e a strapiombo. In alcuni punti, delle staccionate al bordo del sentiero proteggono dalla caduta certa nel burrone, in altri punti, dei fichi d'india funzionano a mo' di staccionata. Abbiamo qualche difficolta a scendere e la discesa sembra non finire mai. Alla fine riusciamo a completarla senza cadere mai, ma quando siamo sulla strada asfaltata sono le 18:30 e manca ancora qualche chilometro al porto: l'unica speranza è riuscire a convincere qualcuno a darci un passaggio. Provo io, passano due macchine, ma non si fermano. Prova mia moglie, passa una Panda bianca, e il signore si ferma. È bersagliato da tutti i nostri ringraziamenti e benedizioni. Alle 18:37 siamo al porto, compriamo il biglietto, saliamo sull'aliscafo che salpa immediatamente.

Racconti sulle altre isole

lunedì, ottobre 09, 2006

Fiera del libro e concerto

Ieri, secondo una consolidata tradizione familiare, siamo stati alla Fiera del libro di Francoforte. Abbiamo fatto diversi acquisti, tra cui l'ultimo libro di Niccolò Ammaniti, Alice in wonderland, un libro di Simenon con Maigret, un libro di Ascanio Celestini, uno sul pensiero di Karl Popper, cuochi si diventa 2 di Allan Bay e due libri di Fubini: uno sull'estetica musicale e uno su Bach, Debussy e Stravinskij.
Dopo gli acquisti siamo andati al concerto del coro in cui canta un mio collega: il Motettenchor Frankfurt. Il programma prevedeva:

Carmina Burana di Carl Orff (1895 – 1982)

Als vil in gote, als vil in vride di Wolfram Buchenberg (*1962)

Era la prima volta che ascoltavo il secondo pezzo. Mi è piaciuto. È scritto su testi di Meister Eckhart von Hochheim. La particolarità di questo pezzo per coro a otto voci è che inizia come un pezzo a quattro voci, ma ogni singolo corista deve cantare seguendo il ritmo della propria pulsazione cardiaca. Il risultato è una sorta di caotico contrappunto con un numero di voci pari al numero dei coristi.

giovedì, ottobre 05, 2006

Matematica, arte e scienze cognitive.


Oggi sono in vena di consigli.
Per tutti quelli che sono interessati al tema matematica e arte consiglio vivamente il libro “Gödel, Escher, Bach - un’Eterna Ghirlanda Brillante” di Douglas R. Hofstadter.
“Una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll”
È un inno, un godimento dell’intelleto che si dipana in un labirinto di percorsi artistico-scientifici apparentemente distanti, ma che conducono tutti a concezioni molto simili.


Un altro libro interessante è “Where Mathematics Comes From” scritto da uno psicologo e un linguista esperti di scienze cognitive. Rigettano il platonismo che asserirebbe che la matematica non viene creata dagli uomini, ma esiste a priori e viene da questi ultimi solo scoperta.
Gli autori asseriscono invece, e il libro lo “dimostrerebbe”, che quella che noi possiamo concepire è solo la matematica umana, cioè la matematica creata da i nostri cervelli; e che in teoria intelligenze diverse potrebbero concepire matematiche diverse. Affermano inoltre che la domanda se una “matematica transcendente” esista oggettivamente è indecidibile.
Lo sto leggendo molto lentamente da più di un anno, non è una lettura che si fa la sera prima di andare a letto. Non è proprio per specialisti, però se si conoscono già le definizioni dei vari sistemi numerici (naturali, interi, razionali, reali) e le varie definizioni di limiti, derivate, ecc. è meglio.
Con google si trovano quintali di informazioni relative a questo libro.
Ho trovato molto affascinante la parte relativa alle varie capacità della mente umana. Gli autori fanno partire tutto dalla capacità che loro chiamano “subitizing”. “All human beings, regardless of culture or education, can instantly tell at a glance whether there are one, two, or three objects before them. This ability is called subitizing, from the Latin word for “sudden.” It is this ability that allows newborn babies to recognize sets with one, two or three elements.”
Loro dicono che tutta la matematica non è altro che un’enorme estensione di questa innata capacità della mente umana. E il libro lo dimostrerebbe. Ci sono però anche molte critiche al libro. Qui
http://en.wikipedia.org/wiki/Where_Mathematics_Comes_From
ne parlano.

Eolie 2: Cene da Filippino a Lipari


Se vi dovesse capitare di trovarvi a Lipari non dimenticate di andare a mangiare da Filippino.
Il servizio è il migliore che mi sia mai capitato. Costa il 10%, ma sono soldi ben spesi: i camerieri sono disponibilissimi e attentissimi a soddisfare, anzi prevedere, ogni più piccola richiesta o esigenza.
Il cibo è ancora meglio del servizio. Noi abbiamo gustato piatti come involtini di spada al fico d'india, linguine al nivuro di siccia, linguine al pesce spada e melanzane, ravioli di cernia, linguine ai gamberetti, caponata, totani impanati e grigliati, mousse al gelsomino. Tutti piatti deliziosi, ma quelli veramente degni di nota sono: i totani, la pasta al pesce spada e la mousse. Il pesce spada ha una sublime consistenza burrosa e il sugo è preparato con una generosa tagliuzzata di menta che si rivela inaspettatamente armonica e gustosa nel contesto. La vera perla è comunque la mousse, preparata probabilmente con una base di ricotta, è di una delicatezza e leggerezza prelibatamente uniche.

martedì, ottobre 03, 2006

Onestà tedesca

Un paio di sere fa sono andato a rispondere al citofono. Era una signora sconosciuta che mi diceva di aver trovato il portafoglio di mia moglie. Me lo ha restituito totalmente intatto. Noi non ci eravamo ancora neppure accorti di averlo perso.
Quante sono le probabilità che una cosa del genere si verifichi in Italia?

Giovanni

Ieri ho visto Giovanni circa un'ora dopo la sua nascita. Aveva degli occhi molto vispi ed era molto bello. È la prima volta che vedo un neonato immediatamente dopo la nascita. È stata un'esperienza emozionante.
Tanti auguri Giovannino!

lunedì, ottobre 02, 2006

Bosco teutonico-mediterraneo con funghi e castagne



Ieri pomeriggio, vista la temperatura ancora mite, abbiamo deciso di fare una passeggiata per i boschi. Ci siamo incamminati, ma non per i sentieri noti: abbiamo deciso di prendere un sentiero nuovo.
Con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto un bosco quasi-mediterraneo. Le solite betulle e i soliti pini erano quasi assenti per cedere il passo ad aceri, querce (è la prima volta che le vedo qui), faggi e soprattutto castagni. Il terreno era ricoperto di ricci di castagne. Abbiamo quindi impiegato parte della nostra passeggiata nella raccolta. Non avendo una busta, mi sono riempito le tasche di castagne.




Durante la raccolta ci siamo anche accorti della presenza nel sottobosco di oggetti indefinibili di color rosso. Somigliavano a tentacoli di calamaro. Guardandoli meglio ci siamo accorti che erano funghi. Siamo anche riusciti a vedere tutte le fasi di vita. All'inizio si presenta come un ovulo nella fase precedente alla dischiusa, poi si apre e distende i tentacoli. Non avevo mai visto un fungo del genere, neppure nei libri. Ho allegato una foto: è un po' sfocata, ma magari qualcuno lo riconosce.
La sera dopo cena infine abbiamo gustato le castagne lesse: erano piccole, ma non erano male.

domenica, ottobre 01, 2006

Consuetudini automobilistiche di Italia e Germania

Situazioni tipo:

Sei a 120 Km/h nella corsia di destra. La macchina che ti precede è più lenta. Dai uno sguardo allo specchietto: c'è un'altra macchina dietro, ma è distante. Metti la freccia per sorpassare e acceleri un po'.

Italia
La macchina retrostante, accellera, si porta a 150 Km/h, ti arriva a 20 cm dal paraurti e l'autista lampeggia e impreca.

Germania
La macchina retrostante, rallenta, si mantiene alla distanza di sicurezza, aspetta che il sorpasso sia finito, dopodiché sorpassa.


C'è un ingorgo che si estende fino ad un incrocio con semaforo.

Italia
Le macchine occupano l'incrocio, in modo tale che nel momento in cui il semaforo diventa verde per gli automobilisti della strada incrociata, i malcapitati non possono comunque passare perché l'incrocio è bloccato.

Germania
Le macchine si mantengono all'altezza del semaforo, anche se è verde. Vanno avanti solo se c'è spazio sufficiente a lasciare libero l'incrocio. Nel momento in cui il semaforo diventa verde per la strada incrociata l'incrocio è libero.


È necessaria una manovra che il codice della strada non consentirebbe, ma si tratta di un'infrazione trascurabile che renderebbe il traffico un po' più snello. Esempio: una retromarcia di qualche metro in un senso unico.

Italia
L'autista infrange il codice, ma il traffico fluisce.

Germania
L'autista va in stallo, non sa che fare e si crea un ingorgo.


C'è un segnale di restringimento della strada: tra 500 metri si passa da due a una corsia

Italia
Gli automobilisti si distribuiscono su due corsie fino al restringimento, rendendo la coda più corta.

Germania
Gli automobilisti si allineano immediatamente sulla corsia di destra, rendendo la coda più lunga.


Metti la freccia per parcheggiare di retromarcia in un punto in cui c'è un divieto di sosta. Dietro di te c'è un'altra automobile che per farti parcheggiare deve fare qualche metro di retromarcia.

Italia
L'altra automobile fa retromarcia, aspetta impazientemente mentre tu parcheggi, appena possibile passa.

Germania
L'altra automobile non fa retromarcia, tu aspetti un po' poi scendi e chiedi all'automobilista se gentilmente ti consente di parcheggiare. L'automobilista ti fissa e poi risponde che non fa retromarcia perché lí non si può parcheggiare.
Variante: non c'è il divieto di sosta. L'automobilista retrostante attende che tutta la manovra di parcheggio sia completata, mantenendoti sotto osservazione e creando una coda pazzesca alle sue spalle.


È segnalata una coda in autostrada

Italia
Gli automobilisti se ne fregano e mantengono la stessa velocità.

Germania
Gli automobilisti cominciano subito a rallentare creando un preludio alla coda annunciata.


C'è un limite di velocità

Italia
Quasi nessuno rallenta. Se provi a rallentare ti arrivano a 20 cm dal paraurti lampeggiando e imprecando.

Germania
Quasi tutti rallentano.


Dialogo tra italiani dopo un viaggio di alcune centinaia di Km sull'autostrada Salerno - Reggio Calabria:

- Io ci ho messo 5 ore.
- Io purtoppo quasi 6 ore, perché c'erano con me dei passeggeri che mi dicevano in continuazione di andar piano. Però il mio amico è arrivato dopo 4 ore e mezza, ma è partito di notte.
- Beh, sì, partendo di notte la si può fare in 4 ore e mezza, forse anche un po' meno.


Teoria italiana degli urti:

Tamponare un'altra automobile a 40 Km/h o a 140 Km/h produce lo stesso risultato.

Nota: tutte queste osservazioni sono frutto di esperienza diretta.

mercoledì, settembre 27, 2006

GvHD

Non ho ancora avuto modo di sperimentare a pieno la validità dei miei nuovi begli accessori musicali. Un'intensificazione del famigerato GvHD mi sta creando dei problemi che fanno regredire la sensibilità delle mie labbra a quella delle labbra di un principiante. Fortunatamente ieri il medico mi ha detto che potrebbe esserci un rimedio e mi ha prescritta una pomata da spalmare in bocca. Andando a leggere il bugiardino prima di applicare la pomata per la prima volta trovo diverse indicazioni che mi lasciano perplesso:

1) La pomata non deve essere usata nel naso, nella bocca e negli occhi. Se dovesse capitarvi accidentalmente, rimuoverla istantaneamente e lavare la zona di contatto.

2) La pelle su cui si applica la pomata deve essere asciutta

3) Se accidentalmente ingoiate la pomata contattate immediatamente il medico curante

Ho evitato quindi di applicarla. Stamane ho chiamato il medico, che, mentre io raccontavo quanto accaduto la sera prima, se la rideva bellamente. Mi ha quindi detto che non sono il primo. Però avrebbe pure potuto avvisarmi... forse rientra un po' nel sadismo di categoria :-)

lunedì, settembre 25, 2006

Primo giorno

Oggi rientro al lavoro dopo quasi tre mesi di assenze alternate a sporadiche giornate lavorative: sarà dura.

mercoledì, settembre 13, 2006

Stromboli


Con scarponi, casco e lampada partiamo per la scalata verso le 16:30. Le spiagge di Stromboli sono tutte completamente nere, così come il suolo del sentiero che calpestiamo.
La salita diventa sempre più ripida, ma la copertura del cielo la rende meno faticosa: si suda molto comunque. A rendere invece la salita più dura contribuisce la finissima sabbia nera che ricopre il terreno.
La vegetazione è composta principalmente di arbusti, con qualche leccio qua e là.
Noi siamo gli unici italiani e saliamo immediatamente dietro la guida.
Verso quota 600 m. comincia a piovere, ma fortunatamente dura poco. Il vento si intensifica progressivamente. Siamo un po' preoccupati per le condizioni meteorologiche.
Quando siamo intorno ai 700 m. le nubi avvolgono completamente il vulcano, la visibilità si annulla, l'umidità penetra le ossa e i capelli si bagnano. La temperatura si è abbassata e in maniche corte fa freddo nonostante lo sforzo.
In alcuni punti il vento è talmente forte che spazza la sabbia e scopre le rocce, che in quel punto sono rossicce come quelle di Heidelberg.
Ci avviciniamo al cratere, si sentono le esplosioni, ma per la nebbia non si vede ancora nulla.
Passiamo per un punto a riparo dal vento e la guida ci fa cambiare: indossiamo felpe, giacche e caschi.
All'imbrunire giungiamo sul crinale a più di 900 m. al di sopra del cratere. Il vento è forte: senza giacche non si resisterebbe. Dopo un po' riusciamo a sederci e si sta meglio: il suolo è tiepido. Sovrastiamo quattro comignoli vulcanici. Molte delle esplosioni preludono a getti e piogge di lapilli incandescenti che si spengono lentamente una volta a terra. Lo spettacolo è favoloso.
La discesa è più veloce: due ore invece di tre. Indossiamo le lampade sul casco e scendiamo affondando fino alla caviglia gli scarponi nel sabbione nero i quali si riempiono di sabbia e pietruzze. L'aria diventa irrespirabile a causa del polverone sollevato dai nostri passi, così la guida ci fornisce delle mascherine. La discesa risulta comunque comoda e scivolosa: salire seguendo questo percorso sarebbe impossibile. Mi chiedo come faccia la guida a riconoscere il percorso: è buio e non si vedono punti di riferimento.
Alle 22:30 salpiamo per il ritorno a Lipari. Alla fine possiamo dire di essere stati fortunati per vari motivi: la copertura del cielo ha facilitato la scalata, non è piovuto (solo qualche goccia), le esplosioni sono state numerose e la motonave è riuscita ad ormeggiare nonostante il mare grosso. Ci corichiamo stanchi ma soddisfatti. Se qualcuno un anno fa mi avesse detto: tra un anno scalerai Stromboli, non gli avrei mai creduto.

mercoledì, settembre 06, 2006

Promozione e accessori musicali


Prima di tutto la bella notizia: ho superato gli esami di settembre a pieni voti. Ho ricevuto la notizia mentre ero di fronte ad un piatto fumante di spaghetti al pesce spada.
Sono momenti di gioia impagabile. Questi episodi mi fanno apprezzare sempre di più i piccoli piaceri della vita e tutti gli istanti di pace e serenità. Vorrei che tutti riuscissero a gioirne e goderne.

Oltre a questo, ieri sono stato in visita da un artigiano che costruisce bocchini per ottoni. E' stata una bella esperienza. Volevo farmi costruire un bocchino su misura per il mio amato trombone. Siccome da tempo sto pensando di comprare uno strumento a canneggio più grande, mi servirebbe un bocchino il più simile possibile a quello che uso attualmente, che sia però applicabile anche al canneggio grande, in modo da avere la possibilità di provare il candidato all'acquisto.
L'artigiano è stato fantastico. Cinquattottenne in pensione, ha eseguito un lavoro eccelso in circa tre ore intrattenendomi con racconti di episodi della sua vita e considerazioni varie. Uno dei temi principali è stato la Germania e i tedeschi. Il signore ha vissuto per brevi periodi in Germania per motivi di lavoro. Mi ha raccontato dei dettagli su un'azienda tedesca che non avrei mai ritenuto pensabili in Germania. Mi ha anche raccontato come ha sviluppato questa passione e che gli piacerebbe che il figlio ereditasse i segreti della sua arte.
E' stato molto bello vedere dei pezzi di ottone trasformarsi lentamente in componenti del bocchino. Alla fine di tre ore mi sono ritrovato con due bocchini componibili, di cui uno a tre pezzi: appoggio, tazza e penna; e uno a due pezzi. Ora in tutto ho 3 appoggi, 3 tazze e 2 penne per un totale di 14 combinazioni. Adesso non mi rimane che provarli. Se ne parlerà al mio ritorno a fine settembre.

domenica, settembre 03, 2006

Per Grazia Ricevuta

Ieri sera io e mio moglie siamo andati ad Alatri al concerto dei PGR, ex CSI, ex CCCP. Ci siamo spinti fin sotto il palco, dove Giovanni Lindo Ferretti, nella sua ieratica immobilità, intonava soprattutto vecchie canzoni dei CCCP e dei CSI. Eravamo circondati principalmente da ragazzi giovani che conoscevano tutti i testi e durante le canzoni più movimentate saltavano come scalmanati.
Questo è il primo concerto di Ferretti che riesco a sentire. Nel 1995 non riuscii ad andare al concerto dei CSI a Roma in quanto avevo il turno notturno come obiettore di coscienza al centro per senza fissa dimora di Ponte Casilino: gli obiettori che erano in servizio con me si diedero malati, ma io rimasi.
Mi viene da pensare che nel '95 i ventenni che mi circondano frequentavano le elementari e qualcuno frequentava forse l'asilo quando io ho cominciato ad ascoltare i CCCP all'inizio degli anni '90. Non pensavo che Ferretti avesse così tanti ammiratori giovani.

Lasciami qui, lasciami stare, lasciami così
non dire una parola che non sia d'amore
per me per la mia vita ch'è tutto quello che ho
è tutto quello che io ho e non è ancora finita.

giovedì, agosto 31, 2006

Nel covo dei pirati

Oggi quello strano astro che regola le nostre vite e i nostri ritmi è tornato a mostrarsi.
Domani si parte per le vacanze verso terre in cui l'astro si fa desiderare di meno.
Ci si risente a fine mese.
Tanti saluti e tanta serenità a tutti.
Vi lascio con i versi di questa canzone:

Nel covo dei pirati c'è poco da scherzare
chi non si arruola finisce in fondo al mare.
Finanche i più convinti, finanche i più decisi
a denti stretti si sono tutti arresi.
Tu invece sei la sola che va così sicura
sul trampolino di Capitan Uncino.
Ma dimmi come fai a non aver paura
o sei incosciente oppure sai che è un sogno
che non dura!
...

Ma tu con i pirati sai già che cosa fare
è un tuo vantaggio e non ci rinunciare!

Tu già lo sai cosa fare
è come nei sogni, è come nelle avventure
ma il principe azzurro stavolta forse non viene
e contro i pirati dovrai lottare davvero!

Ma oramai già lo sai dai pirati cosa ti puoi aspettare!
Ti potranno insultare, minacciare, in fondo è il loro mestiere!
Ti faranno i versi, le boccacce, ti faranno le facce scure!
E' per questo che si allenano davanti allo specchio
quasi tutte le sere!
Ma lo fanno per cercare di vincere le loro stesse paure!
Oramai già lo sai dai pirati cosa ti puoi aspettare!
Ma è proprio questo il tuo vantaggio e non ci rinunciare!
Oramai già lo sai dai pirati cosa ti puoi aspettare!

mercoledì, agosto 30, 2006

Ripetizioni

Ci andava in estate chi veniva rimandato a settembre, sperando di essere promosso agli esami di riparazione.
Anch'io oggi vado oggi alla mia ripetizione estiva, ammesso che la stagione presente possa essere chiamata estate, sperando di essere promosso all'esame di riparazione di settembre, tra due settimane, quando mi troverò a Lipari.

martedì, agosto 29, 2006

Segreteria telefonica

Si torna a casa dopo una giornata di lavoro e qualche compera. Il led rosso della segreteria lampeggia. Sarà di nuovo quella rompipalle che ci sta perseguitando da un mese? Speriamo di no!
Primo messaggio: pubblicità: si cancella.
Secondo messaggio: la voce appartiene alla persona che potrebbe darti la notizia che ti fa cambiare di nuovo vita e il momento è proprio quello in cui tale notizia potrebbe arrivare. Un tonfo al cuore, il respiro si fa più profondo, i muscoli e le corde vocali si paralizzano, le gambe diventano pesanti.
"Potrebbe richiamarmi al numero ....". Il numero, bofonchiato in una lingua straniera, è quasi incomprensibile. Lo riascolti quattro volte. Lo componi, sbagli numero, lo ricomponi, non risponde nessuno: è troppo tardi, sono andati a casa. Controlli il cellulare rimasto in macchina: nessuna chiamata. Ti precipiti con la persona che ami nel luogo dove potrbbero darti qualche informazione.
"Non c'è da preoccuparsi, deve essere un errore, questa combinazione non capita quasi mai: dobbiamo ripetere."
È un promemoria che qualcuno ti manda per farti sapere che è sempre lì in agguato.

lunedì, agosto 28, 2006

Festa, Passionnaru e sagra

sarrapopulu

passionnaru
La meta erano le colline della Sabina con annessa festa a base di pane e pomodoro, grigliata di pecora, porchetta, dolci e cocomero accanto a una sorgente sulle montagne del mio paese natio con parenti e amici per festeggiare il mio compleanno. E' stata proprio molto piacevole.
Eravamo più di 70 e la manifestazione di affetto, calore e amicizia nei miei confronti è stata proprio commovente. Sono riuscito però a trattenere le lacrime ;-)
La sera della festa è stata prolungata dalla Sagra delle Sagne. Sagne sarebbe il nome dialettale per le fettuccine all'uovo impastate, stese e tagliate a mano condite con un sugo con rigaglie di pollo. Il clima era quello della mia amata estate italiana.
Nel regalo era anche prevista una settimana solo con genitori e amici.
Sono venuti anche due amici dalla Germania. Sono rimasti stupeffatti dall'estrema lentezza con cui dovevamo spostarci da un posto all'altro del paese dovuta al fatto che la quasi totalità dei miei concittadini volesse salutarmi ed avere notizie. Tra l'altro ho notato quanto il mio atteggiamento nei confronti di queste manifestazioni sia cambiato: in passato mi lasciavano abbastanza indifferente - forse nell'adolescenza addirittura mi infastidivano - ora mi fanno molto piacere.
Il giorno precedente eravamo stati a visitare l'ulivo più grande d'Europa. Una meraviglia! Sembra che si aggiri intorno ai 2000 anni di età e che nei tempi migliori producesse circa 12 quintali di olive.
Il resto del soggiorno è trascorso tra colazioni con pizza e fichi, cene, e passeggiate tra i miei monti.

giovedì, agosto 17, 2006

Viaggio verso l'ignoto

Oggi si parte per un viaggio-regalo di alcuni giorni con destinazione ignota. Non so se da dove sarò potrò accedere il blog.
Un augurio di buona mezza estate a tutti quelli che leggono.

mercoledì, agosto 16, 2006

Villa Palagonia

La mia lettura di "Viaggio in Italia" di Goethe è arrivata a Palermo. Prima di Palermo l'artista trascorre un lungo periodo a Napoli ed uno ancora più lungo a Roma. È interessante il fatto che a Napoli Goethe si lasci contagiare dall'arte di godersi la vita propria della cultura di questa città. Anzi, va proprio alla ricerca del contagio. Verso la fine del suo soggiorno partenopeo afferma di voler trattenersi ancora un po' in quella scuola del vivere leggero e divertente per imparare ancora e liberarsi da quelle ansie del fare e dell'imparare proprie della cultura tedesca.

Per quanto riguarda Palermo mi ha incuriosito particolarmente la descrizione di Villa Palagonia. Il poeta, che venne condotto a visitare questo singolare monumento, la descrive così:
"Quanto di esorbitante dal naturale, anzi quanto di non naturale possa concepire un cervello anomalo, si collocò nel recinto e nella parte interna di essa, la quale avrebbe potuto essere delizia e fu invece nausea a quanti vi si recano. Uomini con teste di donne, donne con teste di uomini, cavalli con zampe di cani e rostri di uccelli rapaci, bestie tricipiti camuffate alla moda di Parigi, bipedi senza piedi, esseri con la bocca nella fronte e nasi all'ombelico, soldati, pulcinelli, turchi, spagnuoli e mostri delle più stravaganti forme; e con essi nani, gobbi, sbilenchi, sciancati, figuracce orride per composizioni non mai sognate, per atteggiamenti sinistramente contorti, per ininfrenabili corruzioni del gusto: tutto vi venne impostato".
Gli ospiti, che consideravano gran cosa portare il viaggiatore straniero a godere di tanta arcana magnificenza, rimasero quindi estremamente delusi.
Di generazione e cultura neoclassica, Goethe provò ripugnanza per quella esasperazione del barocco e soprattutto per quelle trasgressioni dei canoni formali dell'architettura classica: "Oltre che i cornicioni delle casette circondanti il palazzo sono tanto in un senso quanto in un altro oblique confondendo ogni idea dello scolo, della linea perpendicolare, base della solidità e dell'euritmia […] quei cornicioni sono ornati d'indre, di teste di draghi, di piccoli busti, di figure di scimmie che suonano strumenti musicali e di altre stramberie con figure di divinità tra le quali quella di un Atlante che invece di un globo sorregge un barile".

Se mi capiterà di tornare a Palermo una visita a Villa Palagonia non mancherà.

lunedì, agosto 14, 2006

Radici nel Cemento - "Pappa & Ciccia"

Ho capito quale è il segreto per farli funzionare: bisogna rimanere in "Modifica Html", se si va in "Scrivi", Blogger modifica l'URL rimuovendo il docID.
Ora che ci sono riuscito lascio tutti e tre i video dell'esperimento, ché meritano. Vi ci vuole troppo per caricarli?

Radici nel Cemento - "Pappa & Ciccia"


Soft Machine - I Should Have Known


Pink floyd - Careful With That Axe Eugine
Grazie gidibao

domenica, agosto 13, 2006

Merende, marmellata e pizze


Mentre facevo colazione stamattina mi sono tornate alla mente alcune merende che facevo da bambino. A parte il classico e amatissimo pane, olio e pomodoro, c'erano spuntini come: pane, olio e vino; e pane, olio e zucchero. Questi ultimi due, scoperti a casa di miei compagni di classe. Vere e proprie merende contadine ad apporto calorico inestimabile.
Bando ai sentimentalismi! Oggi alla fine, sprezzanti delle intemperie, i nostri prodi si avventuravano alla raccolta delle more. Dopo vari tentativi fallimentari, riuscivano a trovare in prossimità dello zoo dei cespugli di rovo con una quantità di bacche sufficienti a coronare la giornata con un barattolo di ben 300 grammi di marmellata.
La giornata si concludeva poi con quattro belle pizze: pomodorini e mozzarella; cipolle e mozzarela; e pomodoro e mozzarella.

Onirismo e more

Rotolano massi da un piano superiore e finiscono la loro corsa nella mia stanza, alcune pietruzze raggiungono il mio letto. Compare un medico che pratica l'ipnosi su di me: io mi ritrovo sdraiato sul mio letto e le pietre sono scomparse; però, penso: non le vedo perché sono in stato di ipnosi, ma in realtà ci sono. Cerco di alzarmi dal letto ma non ci riesco, con sforzi sempre maggiori riesco a svegliarmi.
Il seguito è stato migliore: colazione con cappuccino e marmellata di more fatta ieri sera dall'amore mio come esperimento. Mentre facevamo la colazione, visto che c'era finalmente un bel sole dopo giorni di pioggia e visto il successo dell'esperimento, abbiamo pensato di andare alla ricerca di more selvatiche (quelle di ieri erano coltivate) per farci altra marmellata.
Ora purtroppo sembra che stia tornando il grigiore. Ho appena dato uno sguardo alle immagini dal satellite e pare che ci troviamo prorio al centro di una depressione: non se ne può più! Spero che ci lasci ancora qualche ora di sole.

giovedì, agosto 10, 2006

San Lorenzo

Ritorno al lavoro dopo quattro settimane: voja de lavora' sarteme addosso e tu pigrizia, nun m'abbandona'.

Stanotte bisognerenne andare ad osservare le stelle cadenti sdraiandosi su prati tempestati di lucciole.
Purtroppo qui attualmente il clima non consente né l'osservazione del cielo, né di sdraiarsi sui prati, né la sopravvivenza delle lucciole.

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

mercoledì, agosto 09, 2006

Rientro

crema e pinoli
Il rientro a casa dopo quattro settimane di foresta nera è stato bello. Ad attendermi c'erano un sugo alla puttanesca e una torta con crema al limone e pinoli: una delle mie preferite. Come potete vedere non ho saputo resistere: ne ho mangiata una fetta nell'attesa che si cuocesse la pasta.

martedì, agosto 08, 2006

Titisee


Breve viaggio pomeridiano al Titisee con cielo plumbeo e pioggia. Ho notato due nomi di alberghi: stella marina e Dolomiti..... mah!
Domani si torna a casa!

lunedì, agosto 07, 2006

Serenata

'Nde 'sta nottata piena de dorcezza
pare che nun esisteno dolori.
Un venticello come 'na carezza
smove le piante e fa' bacià li fiori.

Nina, si voi dormite,
sognate che ve bacio,
ch'io v'addorcisco er sogno
cantanno adacio, adacio.
L'odore de li fiori che se confonne,
cor canto mio se sperde fra le fronne.

Chissà che ber sorriso appassionato,
state facenno mo' ch'ariposate.
Chissà, luccica mia, che v'insognate?
Forse, che canta che v'ha innamorato.

Cuba e Fidel

Io sono stato a Cuba per la prima volta lo scorso anno. Ho evitato gli alberghi soggiornando nelle case dei cubani. È stato uno dei viaggi più belli che io abbia fatto. Ricordo con affetto e tenerezza molti dei cubani con cui ho avuto contatto. Non tutti: ho avuto anche qualche esperienza negativa, ma quelle non mancano mai ovunque.
Ho avuto l'impressione che i cubani possedessero ancora un tipo di innocenza preconsumistica che ormai da noi è solo un ricordo. Quell'ambiente mi ha riportato un po' alla mente l'innocenza e i valori arcaici del mondo contadino in cui ho trascorso i primi anni di vita che coincidevano con gli ultimi anni di vita di quel mondo.
In futuro forse i cubani saranno liberi.... di scegliere fra tanti prodotti nei supermercati, di scegliere tra tanti canali televisivi, di eleggersi un parlamento filo americano, di svendere le piantagioni alle multinazionali. Avranno sicuramente molte libertà che ora non hanno. A che prezzo?
Credo che attualmente il sistema sanitario cubano sia il migliore dell'America Latina, e non solo: la mortalità infantile è addirittura più bassa di quella deli Stati Uniti.
Ho pensato a questi dati mentre entravo in una farmacia cubana e mi sono detto: ma come è possibile. Eppure sembra che i dati siano questi.

Pane burro e .... philadelphia

Il signore con cui condivido il tavolo a mensa ha dei problemi di insonnia. Dice che riesce a dormire poche ore per notte. La mattina fa colazione con pane burro e marmellata e quattro o cinque tazze di caffè tedesco ognuna accompagnata dagli usuali 10g di panna. Ora è noto che il caffè alla tedesca contiene più caffeina dell'espresso. Inoltre, come quantità, una caffè tedesco equivale ad almeno 3-4 espressi.
Non basta. Quella non è l'unica fonte di sostanze eccitanti della giornata: mi ha detto che mediamente beve 6-7 tazze di caffè e 4-5 tazze di tè al giorno.
La sera mangia sempre 2-3 fette di pane, ognuna imburrata con gli usuali 25g di burro, con formaggi vari tra cui l'immancabile philadelphia: un vero inno al colesterolo.

domenica, agosto 06, 2006

Toccata e fuga a Friburgo


Viaggetto pomeridiano in treno destinazione Friburgo. Sono passato da una temperatura di mezzo autunno ad una di fine estate. Al ritorno sono tornato da Pfaff: stasera cena totalmente teutonica: salsiccia, maiale, krauti, spätzle e birra. Il pesce meritava di più.

Piumini tedeschi

C'è solo una parola per definire il piumino che qui viene usato per tutto l'anno: indecente. Sono sempre più convinto che sia una soluzione atroce.
Quando sono arrivato qui, quasi quattro settimane fa ormai, c'erano massime di 35°. Dopo due giorni di sofferenza l'ho sfilato dal lenzuolo contenitore e l'ho appeso all'appendiabiti con un biglietto con su scritto: per favore lasciatelo qui. Posso dire che con il lenzuolo che lo contiene si dorme bene.
Il famigerato piumino tedesco l'ho provato sia in inverno che in estate: in inverno ci sento freddo perché la notte mi lascia sempre scoperta qualche parte del corpo; in estate, nelle giornate più fresche, in cui vorrei essere coperto da un lenzuolo, mi fa sudare e soffrire, nelle giornate più calde, anche il solo contatto delle mie gambe con il suddetto mi fa sudare. Non capisco proprio come lo si possa usare.

sabato, agosto 05, 2006

Problema giudiziario

Un Maestro accettò di avere come studente di legge un ragazzo nullatenente, con la clausola che egli l'avrebbe pagato dopo aver vinto la sua prima causa. Poiché, dopo gli studi, lo studente non si decideva a praticare e quindi non lo pagava, il Maestro lo citò in giudizio. Lo studente, che non poteva permettersi un avvocato, decise di difendersi da solo.
Domanda: quali possono essere gli esiti della causa?

Divagazioni logico-matematico-filosofiche

La Matematica dovrebbe essere la forma di sapere più esatta e formale. Ma se si considera il teorema di Gödel e i vari paradossi logici, non so quanto la suddetta affermazione possa avere un valore assoluto.
Il teorema di Gödel si può forse esprimere in parole semplici nel seguente modo: "Gli usuali sistemi assiomatici sono incompleti, nel senso che non possono dimostrare tutte le verità esprimibili nel loro linguaggio. "
Gödel non fece altro che trarre ispirazione dalla critica della ragion pura di Kant formalizzandola in termini logico-matemetici. In qualche modo nel teorema compare anche la formalizzazione del paradosso del mentitore già noto ai filosofi greci. È stato un po' l'uovo di Colombo. La formalizzazione non è comunque banale.
Credo che esistano migliaia di libri che trattano l'argomento in molteplici salse. Un libro molto interessante che chiunque può leggere, in cui si parla anche del suddetto teorema è: "Gödel, Escher, Bach - un’Eterna Ghirlanda Brillante" di Douglas R. Hofstadter. Lo consiglio vivamente a tutti quelli a cui interessa il tema del rapporto tra arte e scienza: è "una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll". È un inno, un godimento dell'intelleto che si dipana in un labirinto di percorsi artistico-scientifici apparentemente distanti, ma che conducono tutti a concezioni molto simili.
Qualcuno un giorno mi ha detto, ma tutte queste somiglianze e affinità tra concetti di diverse discipline umanistiche e scientifiche saranno casuali o significheranno qualcosa di più profondo?
Forse dipenderà dal fatto che tutti questi "concetti" sono stati concepiti da menti umane e quindi in qualche modo isomorfe.
Ho un libro interessante: "Where Mathematics Comes From" scritto da uno psicologo e un linguista esperti di scienze cognitive. Rigettano il platonismo che asserirebbe che la matematica non viene creata dagli uomini, ma esiste a priori e viene da questi ultimi solo scoperta. Gli autori asseriscono invece, e il libro lo "dimostrerebbe", che quella che noi possiamo concepire è solo la matematica umana, cioè la matematica creata da i nostri cervelli; e che in teoria intelligenze diverse potrebbero concepire matematiche diverse. Affermano inoltre che la domanda se una "matematica transcendente" esista oggettivamente è indecidibile.

Italienische Reise

Sto leggendo Viaggio in Italia di Goethe. Inizialmente avevo pensato di leggerlo in tedesco e ne ho quindi comprata una copia su amazon. Quando mi è arrivato ho avuto la sorpresa che era scritto con i caratteri del vecchio alfabeto tedesco. Mi sono comunque accorto che sarebbe stato troppo difficile per me anche con l'alfabeto moderno. Ho quindi comprato la traduzione di Eugenio Zaniboni. Ogni tanto però faccio dei raffronti.
Leggendo la versione italiana ho trovato spesso l'espressione: grazie agli dei; e mi sono chiesto: ma come è possibile che un intellettuale usasse questa espressione alla fine del XVIII secolo? Non mi sarei meravigliato se tale espressione fosse stata usata da un personaggio di un romanzo ambientato nell'antichità greca o romana, ma mi è sembrato molto strano che Goethe potesse scrivere: grazie agli dei; così controllando sulla versione originale ho visto che l'espressione era in reltà: gottseidank, che si dovrebbe tradurre con "grazie a dio". Mi sono quindi chiesto perché il traduttore avvesse optato per questa strana scelta. L'unica risposta che ho trovato è che forse "grazie a dio" in italiano implica un certo rapporto con la religione che non è implicato dal tedesco gottseidank. Forse però avrebbe potuto usare "grazie al cielo".

venerdì, agosto 04, 2006

Il lavoro nobilita l'uomo?

In questi quattro settimane di soggiorno nella Foresta Nera sono giunto alla conclusione che vivere senza lavorare, dedicandosi solo alle attività che di solito si fanno nel poco tempo libero a disposizione - nel mio caso: suonare, leggere, ascoltare musica, praticare attività fisica, cucinare - sia molto piacevole.
Bella scoperta! Mi direte. Eppure è facile lasciarsi travolgere dal vortice del vivere solo in funzione del lavoro.

Gastropatia nella Foresta Nera ;-)

La godereccia cena di ieri mi ha condotto ad una serata di problemi di stomaco. Non credo dovuti alla qualità degli ingredienti, bensì al fatto di aver un po' esagerato con le salse, i grassi e il vino: ormai non me lo posso permettere più.

giovedì, agosto 03, 2006

Gastronomia nella Foresta Nera


Stasera ho provato per la seconda volta il ristorante Pfaff e ho deciso che è il migliore che io abbia trovato in 7 anni di Germania per questa categoria di prezzi. Il migliore in assoluto è stato il Copenhagen di Mannheim; però credo che adesso abbia chiuso, e comunque lì si viaggia(va) su tutta un'altra categoria di prezzi.
Il ristorante Pfaff (Triberg im Schwarzwald - Hauptstrasse 85) offre piatti tradizionali tedeschi ma interpretati con un gusto ed una raffinatezza che non avevo mai trovato in Germania. Persino il pesce viene cucinato con grazia, evitando quelle salse pesanti e ammazza-sapori così amate dai palati nordici.
La trota della volta scorsa e la sogliola di oggi mi hanno fatto godere. Il servizio inoltre è stato molto attento lasciandomi spazio nella personalizzazione del piatto secondo le mie esigenze mediche e i miei gusti. Sia la trota che la sogliola erano accompagnate da verdurine, patate duchessa e un salsa di burro, riesling e pan grattato. Le verdure non erano le solite verdure lesse che si trovano qui: solitamente o totalmente insipide, oppure soffocate di aceto. Erano bensì gustosamente condite con una salsa delicata e qualche cubettino di speck. Le patate duchessa (herzogin kartoffeln) erano fantastiche, tanto da indurmi ad ordinarne una seconda porzione. Anche la salsa al riesling era di tutto rispetto: ne ho gustati addirittura un paio di cucchiaini allo stato puro. La sogliola era poi ricoperta da una deliziosa e croccante crosta di pangrattato.
Il tutto accompagnato da un quartino di profumato Riesling del Baden. Spesa totale 18€ più la dovuta mancia.
Dettaglio da non trascurare la tavola imbandita con tovaglia, tovaglioli, posate e bicchieri appropriati: fatto non scontato da queste parti.
Unica nota stonata: i fumatori. Purtroppo in Germania la legge consente ancora di fumare in alcuni locali pubblici, tra cui i ristoranti. Fortunatamente stasera i fumatori erano solo due: i due genitori di una famigliola greca. Trovo l'abitudine di fumare nei luoghi pubblici di una maleducazione unica. Indipendentemente dal fatto che le leggi lo consentano. Non capisco perché io debba sopportare le puzze emesse volontariamente da un'altra persona e che tra l'altro sono pure nocive. Lo vedo un po' come se qualcuno cominciasse a scoreggiare in un ristorante sostenendo che non c'è nessuna legge che lo vieta, quindi se tu non vuoi sentire le sue puzze te ne dovresti stare a casa. No, sei tu che devi stare a casa se vuoi emettere le tue puzze. Almeno poi quelle naturali non sono nocive.

Considerazioni cotronee personalizzate sul rapporto italo-tedesco

La relazione tedeschi-italiani è una lunghissima relazione di amore-odio. A partireda quando noi eravamo caput mundi e loro erano i barbari e alcuni combattevano per l'impero altri contro, attraversando la fase in cui l'impero erano loro e ci dominavano ma eravamo quasi un'unica nazione, fino alle vicende più recenti.
Nel '700, come Goethe, molti intellettuali tedeschi, innamorati dell'Italia, intrapresero viaggi nella nostra penisola e influenzarono il loro popolo con diari e libri.
Nel Novecento i tedeschi sono stati nemici nella prima guerra mondiale. Hanno perso la guerra, e sono stati umiliati dalle sanzioni. Non sono riusciti a riprendersi, e hanno cercato un'altra forma di volontà di potenza, che ci ha riguardato da vicino con quel perverso rapporto che legherà Hitler a Mussolini per troppi anni. Perverso rapporto perché noi italiani, che abbiamo tristemente inventato il modello totalitario, con l'invenzione del fascismo, siamo stati capaci di regalarlo, almeno come modello di base, sia a Hitler che a Franco in Spagna. La Germania e l'Italia pensavano di avviarsi a un futuro radioso. I tedeschi ci erano vicini. Solo che poi le cose si capovolsero.
Vicini anche nel secolo precedente ci erano davvero stati. L'Italia era il paese del sogno culturale di ogni tedesco, il sogno della classicità. I tedeschi hanno passato anni a conoscere l'Italia attraverso i loro autori prediletti. Cominciando da Goethe. Poi sarà la volta dell'Italia co-belligerante delle truppe americane dopo l'8 settembre (cosa che a volte ci rinfacciano), e l'arrivo dei tedeschi in territorio italiano. La liberazione dai nazifascisti diventa la priorità per tornare un paese libero.
Se si scrivesse una storia della percezione popolare della Germania per gli italiani si dovrebbe partire da qui. L'occupazione tedesca in quei due anni ha fatto dimenticare agli italiani che i tedeschi hanno tutti la poesia europea. Ci hanno fatto dimenticare che loro ci hanno spiegato l'arte classica in un modo geniale. E anche la nostra di arte, e la nostra di poesia. Hanno provvidenzialmente perso anche la seconda di guerra. Generando danni immensi nella coscienza dell'umanità e nella loro di coscienza. Danni che ancora oggi non sanno quantificare del tutto. Poi è servito quel che è servito, negli anni del dopoguerra, il metodico lavoro per convincere i diffidenti italiani che la Germania era paese accogliente.
C'è un dopoguerra italiano-tedesco dell'emigrazione che meriterebbe un capitolo a parte, e che ha rappresentato un capitolo dolente nei rapporti conflitttuali tra noi e loro. Il rapporto con la Germania poteva essere solo di due tipi, o elitario oppure conflittuale e banale. O si leggeva con passione snob Holderlin a Tubinga e si celebrava Heidegger a Friburgo, oppure si pensava che i tedeschi erano quelli là. Tutti ordine e distintivo. Non è così, ma sotto sotto ne sono convinti anche loro di questa cosa. Ridono dei nostri spaghetti, delle nostre mamme italiane, ma poi si buttano a capofitto su qualsiasi cosa di italiano che circoli per il mondo: ristoranti, arte, letteratura. La cultura tedesca guarda a quella italiana con una ammirazione e un'attenzione che non trovi da nessun'altra parte del mondo. Sapere l'italiano, tra gli intellettuali tedeschi, è un modo per distinguersi, un valore aggiunto, e ne vanno fieri. Per i tedeschi la storia è un macigno che nessuno si è industriato a spostare. Anche quando nella modernità del nuovo millennio cercano la leggerezza, finisce che ripiombano in quel lontano sogno, in quella volontà di potenza.

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La pioggia... nel pineto

Camminavo su di una strada sterrata del mio paese natale. Ad un certo punto la strada era chiusa da un fil di ferro teso tra due paletti di legno: lo scavalco. Dopo un po' passa un tir che sembra voglia travolgermi, ma si ferma un soffio prima di farlo. Il camionista scende e mi obbliga ad andare con lui in un ristorante... non so come mi devo comportare. In quel momento la sveglia mi ha trafitto i timpani, entrando dritta al centro del cervello. Non mi sarei proprio alzato: ho deciso, da domani dormo mezz'ora di più.
Ad accogliere il mio risveglio c'era una luce molto fievole e un tamburellare autunnale di pioggia.

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

mercoledì, agosto 02, 2006

Un cuscino di venti

The cloud of eiderdown draws around me
softening the sound
Sleepy time when I lie with my love by my side
And she's breathing low, and the candle dies

Bosco e cascate


Il laghetto non era niente di speciale: una pozza artificiale di un centinaio di metri di diametro con la terrazza di un ristorante che vi si affaccia e un parco giochi per bambini.
Il laghetto è stata però solo la conclusione della mia passeggiata. Ho preso un sentiero che risale le cascate. In effetti queste cascate sono alte. Una volta arrivato alla sommità ho letto che sono alte circa 160 metri. Non c'è però un salto netto ad angolo retto, ma sono costituite da un'alternarsi di piccole cascate e brevi percorsi semipianeggianti. Le piccole cascate non superano mai i dieci metri.
È stato molto piacevole attraversare questo sentiero completamente deserto. Mi ha infuso un senso di libertà. Il bosco è meno uniforme di quello che sembrerebbe a prima vista; oltre ai pini, ci sono anche molti faggi. Ci sono inoltre uccelli che somigliano ai tordi e scoiattoli abbastanza abituati alla presenza umana. Uno scoiattolo mi si è avvicinato a poco più di un metro di distanza. Evidentemente viene spesso alimentato dai turisti.
Nel bosco ci sono vari cartelli che forniscono spiegazioni relative a flora, fauna, storia, geologia. Ho trovato particolarmente interessante uno di questi cartelli, in quanto emblematico della differenza culturale tedesca. Parlava degli alberi morti spiegando che costituiscono l'habitat per una particolare flora e fauna, le quali alla fine fanno rientrare l'albero nel continuo processo di trasformazione dell'ecosistema. Concludeva dicendo che quindi, vedendo un bosco con degli alberi morti, non bisogna pensare che questo sia un bosco sporco e disordinato perché tutto rientra nei cicli della natura.
Sui cartelli e gli avvisi tedeschi bisognerebbe scrivere un libro. I più amati sono quelli di negazione di responsabilità: nessuna responsabilità per il guardaroba; questo sentiero non viene pulito dalla neve e dal ghiaccio, se lo attraversate vi assumete tutte le responsabilità; e così via.
L'albero che muore mi ha anche riportato alla mente in libro di Terzani: "La fine è il mio inizio" e mi ha suscitato un po' di pensieri esistenziali.