giovedì, luglio 25, 2019

Lettere a Umberto Galimberti

Recentemente ho scoperto un’interessantissima serie di tre puntate che mi ero perso: lettere a Umberto Galimberti.

Ho dettato gli appunti che riporto di seguito per cercare di ricordare alcune delle tante osservazioni interessanti che ho ascoltato. Li ho organizzati per temi.

Trovare un senso alla propria vita
“è una presunzione pensare che la mia vita sia così importante da avere addirittura un senso”
Nietzsche: il pastore guarda il gregge con invidia perché questo sembra felice nella sua unica consapevolezza dell’istante presente. Però il pastore non vuole essere felice come l’animale. Perché l’uomo vive anche la proiezione verso il futuro. E il futuro gli si presenta, affiancato al passato, come un orizzonte di senso. La felicità dell’uomo è quando il senso della sua vita soddisfa la sua esigenza di senso.
“Ecco io direi di rinunciare a questa esigenza di senso. Perché è una presunzione che la mia vita sia così importante da avere addirittura un senso. La vita ha un percorso. E alla fine il senso del mio percorso è nelle cose che ho fatto. Ma, tra queste, avrò fatto ciò che mi era possibile fare. Però l’uomo ha bisogno di costruire un senso (messaggio cristiano) e se non lo realizza è infelice. E allora ai miei pazienti dico che la richiesta di senso è una richiesta impossibile da realizzare. Ma un consiglio che posso dare è: nel fine settimana, invece di fare le code in auto, indaghi se stesso e arricchisca se stesso attraverso la cultura. Legga libri se ha voglia di trovare un senso e un orizzonte d’espressione.”

Dio è morto e il dio denaro
Quando frasi e concetti, ascoltati e riascoltati da chi li ripeteva probabilmente senza comprenderli a fondo, perdono il loro senso profondo e scadono al livello di un qualsiasi banale luogo comune.
Ma poi, improvvisamente, se riascoltati nel contesto appropriato e attraverso le spiegazioni giuste, essi riacquistano il significato originale.
A me oggi è bastato questo semplice parallelo di Galimberti.
Se dal medioevo togliamo il concetto di Dio non comprendiamo nulla di quell’epoca. Perché Dio pervadeva le vite di tutti: dai più umili ai più potenti.
Se invece togliamo il concetto di Dio dalla società moderna continuiamo a comprendere quasi tutto. Ma se togliessimo il concetto di danaro allora non capiremo più nulla.

Conosci te stesso
Per vivere meglio bisogna conoscere meglio se stessi ma anche conoscere meglio i propri limiti.
Se aspiriamo a una nostra realizzazione che pone l’obiettivo aldilà dei nostri limiti stiamo ponendo le basi per la nostra infelicità.

Libertà e identità
Libertà e identità sono più o meno mutuamente esclusivi. Se si ha una forte identità, ovvero prevedibilità di comportamenti in situazioni date, allora si è poco liberi. Infatti si è intrappolati in una sorta di predestinazione costituita dalla nostra stessa forte identità.

Emozioni e sentimenti
Le emozioni le vivono tutti. I sentimenti bisogna apprenderli. Bisogna imparare a riconoscerli.

CristianesimoIl cristianesimo ha plasmato il pensiero e l’agire dell’Occidente instillando una fiducia nel futuro. In tal senso tutti siamo cristiani: Marx, Freud, la Scienza...

Uomo come soggetto della storia: intenzioni e risultatiLa prospettiva cristiana del giudicare anche le intenzioni oltre ai risultati ha formato un aspetto della giurisprudenza europea. Questa prospettiva non esiste in altre culture, come ad esempio in quella cinese. La società e moderna si sta spostando sempre di più verso la valutazione dei risultati indipendentemente dalle intenzioni. E un fatto correlato è la retrocessione dell’essere umano dal ruolo di soggetto della storia. Soggetto lo era quando la tecnica aveva dimensioni più governabili.

Ecco le tre puntate radiofoniche

I concetti di identità e di libertà, e l'efficacia delle attuali metodologie psicoanalitiche e psicoterapeutiche nel risolvere le problematiche esistenziali.

L’idea di difesa del territorio, la paura del cambiamento fanno parte della natura dell’uomo? Quale è il rapporto dell’Occidente con le migrazioni?


lunedì, luglio 22, 2019

Senza l'arrivo di nuove persone di età lavorativa, l'economia italiana andrebbe in crisi

Se qualcuno avesse obiezioni supportate da fatti all'analisi di Alexander Stille, che riporto parzialmente qui, mi interesserebbe sinceramente leggerle e rifletterci.
L'analisi si conclude con la seguente riflessione:

"L'Italia avrebbe potuto servirsi di molti dei giovani che rischiano la vita cercando di arrivare in Europa. Quando la politica della Destra si rivelerà una vana illusione, saprà la Sinistra trarne vantaggio, offrendo l'alternativa di un'immigrazione positiva e realista?"
La Germania ci sta riuscendo. Invece ho l'impressione che l'Italia stia perdendo un treno dopo l'altro.

"I numeri sono molto chiari: l'anno scorso sono nati 449.000 italiani e sono morti 636.000 (secondo l'Istat). Quindi ogni anno l'Italia perde 187.000 persone.
Il calcolo aritmetico non è molto difficile: senza l'immigrazione, la popolazione dell'Italia scenderebbe da 60 milioni a 59 milioni in poco più di cinque anni. Senza l'arrivo di nuove persone di età lavorativa, l'economia italiana andrebbe in crisi. Non ci sarebbe mano d'opera sufficiente nelle fabbriche, nei campi, nei negozi, badanti nelle case, o contribuenti per il sistema pensionistico per mantenere il numero crescente di anziani.


La politica dell'attuale governo è basata sull'illusione che, se l'Italia potesse cacciare una buona parte dei sui sei milioni di immigrati, i problemi del Paese scomparirebbero: ci sarebbe lavoro per tutti, i salari aumenterebbero, le città sarebbero più vivibili e si tornerebbe all'età d'oro degli Anni Sessanta e Settanta, quando l'economia italiana era tra le più robuste nel mondo e il Paese era etnicamente omogeneo. Mentre è vero l'esatto contrario: senza la presenza e i contributi degli immigrati il Pil del Paese crollerebbe e il tenore di vita degli italiani sarebbe insostenibile.
...
I partiti dell'attuale maggioranza - M5 S e la Lega - dicono che non sono contro l'immigrazione in sé, ma solo contro l'immigrazione clandestina. Il loro comportamento, però, li contraddice. Si sono opposti, per esempio, alla legge dello Ius soli, che permetterebbe ai figli di immigrati, che o sono nati in Italia o hanno fatto le scuole in Italia, di diventare cittadini. È esattamente l'immigrazione che serve all'Italia: persone che sono già integrate, che conoscono la lingua, che hanno assorbito la cultura attraverso la scuola e che sono pronte a contribuire alla vita italiana. Invece, niente.
...
L'Italia ha sofferto per la mancanza di una vera politica di immigrazione. La Destra si è opposta, facendo leggi come la Bossi-Fini che doveva disciplinare l'immigrazione clandestina e accelerare le espulsioni con pochi risultati. La Sinistra ha preferito un atteggiamento passivo, non opporsi all'immigrazione, ma senza un programma per integrare il flusso migratorio. Questa non-politica, insieme al collasso del governo libico e all'abbandono della Ue, ha fatto sì che gli sbarchi clandestini siano passati da circa 42,000 nel 2013 a 182,000 nel 2016, spianando la strada a Matteo Salvini e Lega per una campagna elettorale basata su un attacco feroce all'immigrazione.

L'Italia avrebbe potuto servirsi di molti dei giovani che rischiano la vita cercando di arrivare in Europa. Quando la politica della Destra si rivelerà una vana illusione, saprà la Sinistra trarne vantaggio, offrendo l'alternativa di un'immigrazione positiva e realista?"

La «volontà di guarire» nei percorsi di cura

Condivido queste interessanti riflessioni di Vittorio Lingiardi sul ruolo della “famosa «volontà di guarire»” nei percorsi di cura.

“Non penso certo che l’insorgenza di una malattia neoplastica possa essere riconducibile a fattori psichici (come accade ancora di leggere in qualche presuntuoso scritto di impostazione psicosomatica), né considero le neoplasie alla stregua di malattie incurabili e fatali. Temo però che alcuni degli argomenti usati da Sontag per de-psicologizzare la malattia, nella convinzione che questa possa essere guardata in modo puramente «oggettivo», possano rivelarsi dei boomerang. Con l’acqua sporca della spiegazione psicologica, Sontag getta via il bambino dell’implicazione psicologica della malattia, la necessità di comprenderla nel confronto con la mortalità e il limite, sciagurata occasione di conoscenza di sé e possibile paesaggio, e passaggio, trasformativo. All’appuntamento con la malattia non tutti arrivano tenuti per mano dalla razionalità dell’evidenza scientifica e dalla laicità di un pensiero non metaforico. Non si tratta, come direbbe Sontag, di separare materia e spirito, ma di capire che oltre alla malattia c’è il malato con la sua storia personale e sociale, le sue metafore e rappresentazioni. Ci sono Ivan Il’ič di Tolstoj e Nikolaj Stepanovič di Čechov, il cui incontro con la malattia diventa occasione di risveglio alla vita e metafora della condizione umana. Se non è dal malato che dipende l’esito della malattia (la famosa «volontà di guarire»), da lui possono dipendere il percorso, la narrazione e l’esperienza.“

Diagnosi e destino - Vittorio Lingiardi

sabato, luglio 20, 2019

Arte contemporanea - La via della bellezza - Vito Mancuso

Da appunti di Vito Mancuso durante la visita a una rinomata rassegna di arte contemporanea.

"...Predomina la quasi totale assenza del figurativo, e quelle poche volte che le figure appaiono è sempre per essere sfigurate. Perché? Perché non si vuole più celebrare il mondo e la vita? Perché non si vuole più cercare la bellezza del reale? Perché l’arte sembra aver perso il desiderio di produrre bellezza? Perché prevalgono così tanto la negazione, la storpiatura, la satira, la dissacrazione? Perché questo desiderio di abbruttire, piuttosto che di abbellire? Domina la volontà di stupire e ancor più di scandalizzare, anche se ormai, nella totale assenza di canone che abita le menti, non ci sono più neppure le condizioni epistemologiche dello scandalo, visto che può scandalizzarsi solo chi coltiva qualcosa di sacro di cui vede la dissacrazione, mentre a chi non conosce più nulla di sacro perché coltiva solo i propri interessi e le proprie passioni vengono meno i presupposti stessi dello scandalo. Forse solo bruciare autentiche banconote potrebbe ancora seriamente scandalizzare qualcuno, ma temo che l’installazione potrebbe risultare poco redditizia.
...
Non a caso i colori sono per lo più artificiali, o tanto sgargianti da risultare aggressivi o tanto evanescenti da risultare invisibili, mai, invece, naturali. E questo perché qui dentro la natura non esiste. Proprio così: se c’è una cosa che mi è chiara attraversando questi padiglioni è appunto lo sradicamento della mente dalla natura."

Vito Mancuso – La via della bellezza

Mattia Torre e La linea verticale

Ho conosciuto lo stile di Mattia Torre attraverso la serie televisiva La linea verticale. Poi Zucchero mi ha anche letto dei brani del libro. 

Mi à parso subito uno stile straordinario. Con un'alternanza tra momenti drammatici e momenti comici in situazioni paradossali scanditi con tempistiche perfette
Io stavo apportando gli ultimi ritocchi a Il volo delle chimere e ho nutrito una profonda invidia nei confronti di Mattia Torre. Avrei voluto avere una frazione infinitesima della sua leggerezza e del suo fenomenale senso dell'umorismo.


Oggi Corrado Guzzanti ha scritto:

Mattia Torre, amico carissimo e brillante, scrittore sopraffino, 47 anni, venti romanzi ancora da scrivere, cento sceneggiature. Una curiosità, un coraggio e un senso dell’umorismo rari in questo mondo, rarissimi in Italia. Uno che se adesso gli dicessi “che la terra ti sia lieve” ti scoppierebbe a ridere in faccia, ci scriverebbe sopra un monologo.
Mi mancherai tanto. Ci eri indispensabile.

Ecco un paio di articoli che ne parlano:
"In corsia c’è la luce del mondo": quando Mattia Torre raccontava la “Linea verticale”

È morto lo sceneggiatore e regista Mattia Torre, da 'Boris' a 'La linea verticale'

lunedì, luglio 01, 2019

Il tempo nella musica e l'esibizione più lenta e più lunga di sempre

Vi lamentate per le più di 15 ore di durata de L'anello del Nibelungo? Allora leggete quanto segue.
Grazie all'ascolto dell'interessantissima puntata Inventare il tempo - Tempo liquido, flessibile di Lezioni di musica sono venuto a conoscenza di un'altra composizione singolare di John Cage*.

Organ²/ASLSP (As SLow aS Possible): un brano musicale per organo nonché soggetto dell'esibizione musicale più lunga della storia: 639 anni (se giungerà a termine).
L'esecuzione è cominciata nel 2001 nella chiesa di Sankt-Burchard ad Halberstadt per commemorare la prima installazione permanente di un organo, che avvenne nel 1361, ovvero 639 anni prima della data in cui era originalmente previsto l'inizio dell'esecuzione: il 2000.
Il termine dell'esibizione è previsto per il 2640.

Per chi fosse interessato, qui c'è un video sul cambiamento di accordo del 5/10/2013. Il prossimo avverà il 5/9/2020. Chissà, magari ci faccio un pensierino.
Qui c'è il sito del progetto, da cui si ha anche la possibilità di ascoltare l'accordo attuale.