domenica, febbraio 15, 2026

Il prezzo umano del suicidio fascista

I brani della lettera, copiati di seguito, che Benito Mussolini inviò ad Adolf Hitler il 25 agosto 1939, mostrano un fatto spesso dimenticato: non solo i suoi generali, ma anche Mussolini sapeva perfettamente che l’esercito italiano non era pronto alla guerra contro Francia e Gran Bretagna.

Pochi mesi dopo, però, Mussolini cambiò idea: i tedeschi stavano sbaragliando le truppe anglo francesi e lui deve aver pensato che la morte di qualche migliaio di italiani sarebbe stata risarcita con cospicue conquiste territoriali.
Il risultato fu:

– una guerra persa
– territori persi
– colonie perse
– oltre 300.000 militari italiani morti
– più di 150.000 civili italiani uccisi
– il paese umiliato e relegato a ruolo di satellite

A prescindere da tutto il resto, basterebbero questi fatti per consegnare Benito Mussolini alla storia come il peggiore statista che l’Italia abbia mai avuto.
Eppure, ancora oggi qualcuno continua a osannarlo in nome di un presunto patriottismo.

“Führer, rispondo alla Vostra lettera che mi è stata consegnata in questo momento dall’Ambasciatore Mackensen.

4) Per quanto concerne la Polonia, io ho la perfetta comprensione della posizione germanica e del fatto che una situazione così tesa non può durare all’infinito.
5) Per quanto riguarda l’atteggiamento pratico dell’Italia, nel caso di un’azione militare, il mio punto di vista è il seguente:
–Se la Germania attacca la Polonia e il conflitto rimane localizzato, l’Italia darà alla Germania ogni forma di aiuto politico, economico che le verrà richiesto.
–Se la Germania attacca la Polonia e gli Alleati contrattaccano la Germania, Vi prospetto l’opportunità di non assumere io l’iniziativa di operazioni belliche date le attuali condizioni della preparazione militare italiana ripetutamente e tempestivamente segnalate a Voi, Führer, e a von Ribbentrop. Il nostro intervento può tuttavia essere immediato se la Germania ci darà subito i mezzi bellici e le materie prime per sostenere l’urto che i franco-inglesi dirigeranno prevalentemente contro di noi …”

Il linguaggio filosofico tra profondità e incomprensibilità

Le parole di Maurizio Ferraris, ordinario di filosofia teoretica all’Università di Torino, fanno riflettere sul malinteso ruolo della filosofia e sul rapporto, spesso problematico, tra profondità e oscurità del linguaggio.
In questo intervento Ferraris critica una certa tradizione novecentesca che ha trasformato la filosofia in commento di altri autori, appesantendola con terminologie “sacre” e termini greco-tedeschi usati più per stupire che per chiarire. Ferraris auspica un ritorno a una filosofia comprensibile e accessibile, senza rinunciare al rigore e alla complessità ma evitando l’incomprensibilità ammantata di pseudo profondità.

La chiarezza semplifica il pensiero o, al contrario, ne è la sua forma più esigente?

“La filosofia è stata molto oscura soprattutto nel novecento, perché si è spesso ridotta a glossa di altri autori.
Così si è introdotto un livello ulteriore di oscurità, perché per capire lo scritto di tale su tal altro devi già conoscere tal altro. Se non lo conosci già, lo scritto ti risulta oscuro.
Inoltre, spesso tale scrive sotto la soggezione della lingua di tal altro per cui sente la necessità di citare termini tedeschi del tutto inutili ma convocati come parole sacre all’interno del testo.
Si faceva prima con il tedesco, si fa adesso con l’inglese.
Ma è esattamente la stessa cosa: si citano le parole magiche per impressionare i lettori, così come faceva azzeccagarbugli per impressionare Renzo.
Tra l’altro, chi introduce questi termini tedeschi o greci ne è spesso già soggiogato. Cioè crede che queste parole abbiano un valore magico per la comprensione. Credono che portino un plusvalore all’interno del testo ma, in realtà, lo svalorizzano rendendolo incomprensibile.
Allo stesso tempo ci sono molte persone che amano leggere i testi oscuri, perché hanno l’impressione di avere a che fare con qualcosa di profondo. Credono di entrare in una profondità che loro stessi non comprendono, ma che avvolge tutto in un’aura magica.
Da queste considerazioni si evince che si può anche parlare di filosofia in modo chiarissimo, senza aggiungere glosse e senza ricorrere a parole magiche.
Io e altri facciamo così e ci troviamo benissimo.”

La lingua batte | Le parole della filosofia | Rai Radio 3 | RaiPlay Sound

mercoledì, gennaio 28, 2026

Chimere, trapianti e destini

Curarsi non dovrebbe dipendere dal conto in banca.
Un trapianto di midollo costa più di 200.000 euro nel primo anno. Per molti, è semplicemente inaccessibile. Grazie alla sanità pubblica, io l’ho ricevuto gratuitamente e senza contenziosi contro le assicurazioni.
Questa esperienza mi ha insegnato che la sanità pubblica resta un patrimonio collettivo enorme. Difenderla significa decidere che il diritto alla cura non debba dipendere dal reddito ma restare tale per tutti.

Ne parlo in questo articolo pubblicato ieri su La Scienza Espressa:

Chimere, trapianti e destini – La scienza espressa – Scienza Express edizioni

domenica, gennaio 25, 2026

La dimestichezza con i numeri di alcuni giornalisti

Se parlando vi dicessi che il 74% di 4000 è 54 vi accorgereste subito che qualcosa non va?

Eppure, nella puntata di prima pagina di Radio 3 di oggi, Paolo Valentino del Corriere della Sera non ha battuto ciglio quando un ascoltatore ha riportato questi e altri strafalcioni numerici.

Anzi, lo ha pure elogiato per aver fornito una conferma numerica.

Nel dettaglio…

In una telefonata in diretta, un ascoltatore propone un confronto tra le percentuali dei caduti italiani e statunitensi sui rispettivi numeri di truppe inviate truppe inviate in Afghanistan.
L’ascoltatore afferma che tra gli 80.000 militari statunitensi inviati in Afghanistan si sono registrati 2465 caduti.

"Cioè il 32%".

E tra i 4000 militari  italiani si sono registrati 54 caduti 

"Cioè il 74%".

"Questi sono i calcoli che si fanno!" ha sentenziato l'ascoltatore. "È stato semplice dimostrare che in proporzione abbiamo avuto più morti degli americani".
"Certo", conferma il giornalista. "È giusto indignarsi. Lei con questi dati conferma l’errore del presidente americano".

La telefonata è al minuto 16 di questo podcast:



venerdì, gennaio 16, 2026

"Sant’Antoniu allu desertu" canzone umbro-sabino-aquilana cantata alla vigilia della festa di sant'Antonio abate

"Sant’Antonio allu desertu" canzone umbro-sabino-aquilana cantata alla vigilia della festa di sant'Antonio abate, che sarebbe oggi.
La canzone venne portata alla ribalta nazionele dal gruppo "I Gufi" di Lino Patruno, che la incisero nel 1966 nel loro disco "Il teatrino dei Gufi".


Esistono molte versione del teso: una per ogni dialetto in cui viene cantato. Questa è una delle versioni umbre.

Bona sera amici cari tutti quanti qui presenti, sete tutti qui vinuti pe la festa de domani, che domani è S. Antoniu lu nemicu de lu demonio.
[Rit.] S. Antonio S. Antonio lu nemicu de lu demonio!
Li parenti de S. Antonio una moje je vojono dàne, ma lui nun ne vo’ sapene, ne lu desertu se fa mannàne
pe n’avè la seccatura de sta a fà ’na creatura. [Rit.]
S. Antonio allu desertu se magnava li tajulini, Satanassu pe’ dispettu je rubbette li furcini
S. Antonio nun se 'ncagna, co le mani se li magna. [Rit.]
Sant’Antonio allu desertu se r’cucìa li carzuni, Satanassu pe’ dispettu je rubbette li vuttuni
Sant’Antonio se ne frega co lu spago se li lega. [Rit.]
S. Antonio allu desertu se facìa la permanente, Satanassu per dispetto je stacchette la corente
S. Antonio nun se ’mpiccia e co’ le deta se l’arriccia. [Rit.]
Sant’Antonio allu desertu se ne stava senza moje, Satanasso pe’ dispettu je risveja certe voje.
Sant’Antonio no je ’mporta, se lu cciacca su la porta. [Rit.]
S. Antonio a la fontana se lavava la ’nzalata, Satanassu pe’ dispettu je tirette ’na sassata
S. Antonio lu pia pe lu collu e lu mette co lu capo a mollo. [Rit.]
S. Antonio allu desertu se diceva l’orazione, Satanassu per dispettu je fa lu versu de lu trombone
S. Antonio cu lu furbicione trìcchete-tràcche lu fa cappone. [Rit.]

domenica, gennaio 11, 2026

Videorecensione di Paolo Alessandrini de Il mistero della discesa infinita

Condivido questa video-recensione di Paolo Alessandrini, noto divulgatore matematico, dedicata al mio ultimo libro: Il mistero della discesa infinita.


Un’analisi attenta e chiara, che mi ha fatto molto piacere.

lunedì, gennaio 05, 2026

I vaccinati COVID muoiono più dei non vaccinati?

I vaccinati COVID muoiono più dei non vaccinati?

Uno studio francese su 29 milioni di persone è stato pubblicato di recente sul Journal of the American Medical Association. Cioè una delle riviste mediche più prestigiose al mondo.

In etrema sintesi:

• I vaccinati muoiono meno dei non vaccinati
• Tra i vaccinati ci sono meno morti per COVID, ma anche meno morti per malattie cardiache, tumori e incidenti
• Non è stato riscontrato nessun aumento di “morti improvvise”
• Sono stati inseriti controlli rigorosi per eliminare distorsioni legate a età, salute, abitudini: il vantaggio rimane
• Non è stato riscontrato nessun picco di morti dopo la dose

Conclusione: la realtà è meno sensazionalistica di certe narrazioni. Informarsi, verificare e ragionare fa la differenza.

Articolo scientifico completo:

giovedì, gennaio 01, 2026

Tatiana Schlossberg: leucemia, speranza e il valore di un sistema sanitario equo

Ho avuto una malattia simile, la leucemia linfatica acuta, e alla stessa età: 35 anni. L’inizio della mia cura è stato molto simile a quello di Tatiana Schlossberg, la nipote del presidente Kennedy, ma lei è stata infinitamente più sfortunata di me. La sua leucemia era molto più aggressiva.

Lei ha scoperto di avere una leucemia mieloide acuta poche ore dopo aver dato alla luce la sua seconda figlia. Da quel momento è iniziata una lotta durissima: chemioterapie, trapianti di midollo, terapie sperimentali, speranze e ricadute.
Per me, invece, il primo trapianto ha funzionato e la terapia si è fermata più o meno lì.

Ma un altro aspetto che accomuna la mia storia alla sua è l’emergere dal suo racconto della forza dei legami familiari e della dedizione di medici e personale infermieristico.
Un’altra grande differenza, invece, appare quando la Schlossberg descrive le enormi difficoltà causate dal sistema sanitario americano: burocrazia, assicurazioni, incertezze sulla copertura, e persino tagli alla ricerca decisi dal cugino di sua madre, Robert F. Kennedy Jr., nominato ministro della Sanità, che ha ridotto fondi e messo in discussione vaccini e protocolli salvavita. Decisioni politiche che implicano la perdita di molte vite.

Leggendo la sua storia, non posso non pensare alla differenza con i sistema sanitari italiano e tedesco (e anche di molti altri paesi europei), che garantiscono cure a tutti, senza il rischio di perdere l’accesso alle terapie per motivi economici. Un testo che commuove e fa riflettere sul valore della scienza, della ricerca e di un sistema sanitario equo.


Una versione romanzata della mia storia si può trovare sul libro “Il volo delle chimere” edito da Scienza Express edizioni.