Articolo ispirato dalla puntata L’arte della matematica di Radio3 Scienza.
Nel racconto La biblioteca di Babele, Jorge Luis Borges descrive una biblioteca-universo fatta di gallerie esagonali, tutte uguali, collegate da corridoi, scale e pozzi centrali.
Da qualunque
esagono si intravedono piani superiori e inferiori, destri e sinistri,
anteriori e posteriori: senza fine. Ogni settore ripete esattamente lo stesso
schema.
La si potrebbe
immaginare come una biblioteca infinita. Vai avanti o indietro e trovi altri
esagoni; vai a destra o a sinistra e ne trovi altri ancora; sali e scendi e il
paesaggio continua identico. Tuttavia, Borges aggiunge un dettaglio:
ipotizza che la biblioteca sia non soltanto illimitata, ma anche periodica.
In altre parole, un viaggiatore eterno, proseguendo abbastanza a lungo,
ritroverebbe gli stessi libri nello stesso ordine.
Ma quindi
Borges sta parlando la lingua della matematica? E in particolare quella della
geometria e della topologia?
Struttura
geometrico-topologica
In matematica,
una struttura del genere ricorda un 3‑toro. Detto in termini più
semplici, il toro è una ciambella. Ma quella di Borges potrebbe essere una
ciambella con una dimensione in più rispetto alle ciambelle che conosciamo. È una
ciambella in uno spazio a quattro dimensioni. E ha una precisa equazione
matematica:
In un 3-toro, se cammini sempre nella stessa direzione, torni al punto di partenza: è quello che succede su una circonferenza o a una formica che cammini sul nastro di Möbius.
Il 3‑toro aggiunge però una terza direzione rispetto
al nastro di Möbius: avanti/indietro, destra/sinistra, alto/basso diventano
tutte direzioni che, in un certo senso, si richiudono. Una lettura matematica
del racconto sostiene che la frase finale di Borges implicherebbe esattamente questa
struttura.
Ed è quanto afferma Marcus du Sautoy nella puntata radiofonica dedicata al rapporto tra arte e matematica: la Biblioteca di Babele potrebbe essere rappresentata come una ciambella in uno spazio a quattro dimensioni.
Non è stupefacente
che Borges, con la sua immaginazione, costruisca narrativamente un mondo che poi
viene riconosciuto dalla topologia? Borges parte da un bibliotecario, da scale
e da esagoni ed evoca una geometria non euclidea.
Tuttavia, l’intuizione
merita una piccola precisazione matematica.
La supposta forma
toroidale della biblioteca implicherebbe che, muovendosi abbastanza a lungo in
una direzione, si dovrebbe tornare esattamente al punto di partenza dopo un
tempo finito.
Borges, tuttavia, non lo afferma mai. Nel racconto la biblioteca viene descritta come “interminabile” e, solo nel finale, il narratore avanza l’ipotesi che sia “illimitata e periodica”: un viaggiatore eterno, attraversandola per secoli, finirebbe prima o poi per ritrovare gli stessi volumi nello stesso disordine.
Quindi si tratta di un 3-toro o no? Voi che ne pensate?
La libreria
contiene infiniti libri?
La biblioteca di
Borges sembrerebbe quindi infinita, ma i libri possibili non lo sono nel senso
stretto: il narratore precisa che i simboli ortografici sono venticinque e che
i libri sono costruiti combinando un numero finito di segni in un formato
fisso. Dunque il numero totale dei libri possibili è enorme ma comunque finito.
Non esistono infiniti libri diversi.
Eppure, questo non impedisce alla biblioteca di essere infinita. Se lo spazio degli esagoni si estende senza limite, allora gli stessi libri devono necessariamente comparire più volte: le copie possono essere infinite, anche se i contenuti distinti non lo sono. Non l’infinito dei libri, ma l’infinita ripetizione delle combinazioni possibili. Questo significa che la biblioteca nasce dall’incrocio di due idee: uno spazio sterminato e un repertorio finito di combinazioni.
La libreria come
sfera con centro ovunque e circonferenza irraggiungibile
A rendere tutto
ancora più borgesianamente interessante c’è la famosa immagine della biblioteca
come sfera il cui centro è ovunque e la cui circonferenza è irraggiungibile. È
una frase che sposta il problema dal “quanto è grande?” al “che cosa significa
stare dentro un universo senza un vero bordo accessibile?”. In una biblioteca
così, nessun punto è privilegiato e ogni esagono può sembrare centrale.
Conclusione
Collegare Borges
alla matematica, come accade nella puntata L’arte della matematica di Radio3 Scienza, ispirata dal lavoro di Marcus du Sautoy, significa anche
esplorare come alcune idee letterarie sanno evocare strutture matematiche
profonde.
La
letteratura evoca e la matematica aiuta a dare un nome a quanto intuito. Tra le
due un racconto che non si limita a narrare il mondo, ma che inventa una forma per
immaginarlo.
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