giovedì, luglio 24, 2014

Le nostre figlie e il modello Ruby

Nelle ultime settimane ho visto nei vari social-media prese di posizione che non sono riuscito a spiegarmi. Come possono - pensavo - persone che stimo, padri e madri di famiglia, che in altre occasioni si mostrano molto attenti a questioni di morale, mostrare tutto questo entusiasmo per una sentenza, che forse sarà pure giusta da un punto di vista giudiziario. Ma...

Poi qualche giorno fa ho ascoltato la lettura di questo articolo "Le nostre figlie e il modello Ruby" di Maurizio de Giovanni.
Ecco, proporrei a tutti la lettura di tale articolo perché offre molti spunti di riflessione. Ne riporto di seguito qualche stralcio.
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"Sempre interessante seguire il dibattito post sentenza dei processi aventi Berlusconi sul banco degli imputati. È come trovarsi allo stadio, con opposte tifoserie pronte a intonare cori di esultanza o di disperazione dopo un gol... 

Un teatrino divertente e anche un po' triste, insomma, che da oltre vent'anni caratterizza la politica italiana e ci mette clamorosamente alla berlina in tutto il mondo, contribuendo alla costruzione di uno stereotipo che toglie ulteriore forza alla voce internazionale del nostro Paese. Come se ce ne fosse bisogno.

... le conseguenze istituzionali ... sono immediate ed evidenti... I titoli dei giornali sono univoci: e ora, le riforme. Stabilendo in piena ufficialità l'assunto che il rifacimento della Carta Costituzionale ... dipendano dal fatto che un signore anziano e con una soglia piuttosto bassa di resistenza ai propri residui istinti sessuali abbia o meno avuto conoscenza che una delle signorine di cui si serviva non fosse maggiorenne. 

E tuttavia nessuno si esime dal considerare il solo risvolto politico della vicenda... Ma nessuno che si interroghi, invece, sulle implicazioni morali di quello che è accaduto e che continua ad accadere, a prescindere dal fatto che la signorina Karima all'epoca dei fatti avesse o meno compiuto diciott'anni. Perché se ci fermiamo un attimo a considerare il fatto in sé, lo scenario è tristissimo e dolorosamente emblematico della condizione attuale della nostra etica sessuale. Qui c'è stato un luogo fisico, un condominio addirittura, nel quale alcuni facoltosissimi uomini d'affari, esponenti dell'imprenditoria, della politica e dell'informazione, parcheggiavano ragazze belle e giovani mantenendole nel lusso e nell'assoluto benessere a fronte di prestazioni ludiche e sessuali. Queste ragazze, che ora attaccano pubblicamente la loro collega di origini marocchine per aver posto involontariamente fine a questo bengodi, facevano questa vita con la piena acquiescenza delle famiglie, che godevano indirettamente del così detto indotto di questa piccola impresa produttiva. Se, come si diceva, ci fermassimo a riflettere, dovremmo prendere coscienza che poco, pochissimo conta che uno degli sfruttatori fosse o meno il capo di una parte politica, o che abbia telefonato in questura inventandosi che la fermata fosse la nipote di Mubarak: questo dovrebbe essere al massimo materia per i giornali satirici o per il cabaret televisivo. Quello che invece pesa tanto, e dovrebbe scuotere qualche coscienza in più, è che in uno dei Paesi industrializzati del Magnifico Occidente alcune ragazze belle, intelligenti, istruite e consapevoli non sappiano trovare altra strada veloce per procurarsi un'esistenza soddisfacente che vendersi alle voglie tristi di uomini laidi e loschi, che invece di fare i nonni come l'età gli imporrebbe utilizzano soldi e potere per dare pepe a serate a base di musica, lap dance e pillole azzurre. Da padri e madri dovremmo addolorarci per questo, invece di innalzare peana o canti di dolore per la sorte del politico che ora, finalmente e benevolmente, con un flute di champagne in mano, decide di dare il via agli accordi per le riforme. Le nostre figlie, signore e signori, seguono ormai da anni un modello socioculturale drammatico, che tirerà a fondo la nostra società. La velina, l'olgettina, la ballerina di fila e la fidanzata di calciatore sono il target più gettonato dalle ragazzine che guardano a occhi spalancati lo schermo azzurrino sognando e sperando di poter un giorno diventare Karima. E queste nostre figlie saranno le madri dei nostri nipoti. Il signor B. potrà essere assolto o meno, e la cosa personalmente ci lascia assolutamente indifferenti. Tanto, noi saremo comunque condannati."

3 commenti:

Moky ha detto...

Da madre di 3 figlie, ma anche da madre di un figlio, condivido e applaudo questa segnalazione, e sono ancora una volta contenta che le mie figlie siano lontane, geograficamente e mentalmente, da modelli così. Ma le famiglie che appoggiano queste tristissime scelte delle figlie, rappresentano la mentalità italiana che inneggia all'utilizzo della sessualità come mezzo per fare carriera/soldi/potere come forma valida, e anche superiore, di scelta lavorativa.
Ora vado a leggermi l'articolo. Grazie, Dioniso.

dioniso ha detto...

Prego Moky, ma non generalizzerei neppure. Non è che tutte le famiglie italiane la pensino così e che tutte le ragazze che crescono in Italia siano destinate o aspirino a diventare future Ruby.

Moky ha detto...

Lo so, la maggior parte delle persone che conosco aborriscono (aborrono? aiuto!) queste situazioni, ma credo che la mentalità che sostiene "usa quello che hai" sia più diffusa in Italia che in altri paesi, almeno più di quanto lo sia qui.
Io conosco un padre italiano che anni fa, quando la figlia cercava lavoro a canale 5 (lei sarà stata vent'enne, forse nemmeno) , le aveva detto, vabbe' se devi dormire col produttore (quarantenne come minimo) per avere lavoro, fallo. E conosco la famiglia piuttosto bene.