giovedì, luglio 28, 2016

Malvaldi, i premi Nobel e la scienza

Oggi propongo un paio di citazioni da L'infinito tra parentesi di Marco Malvaldi

"...Mi corre l’obbligo di ricordare come il conferimento di un premio Nobel non impedisce al premiato di dire stronzate aberranti sulla materia specifica per cui è stato insignito. Sulla genetica, è piuttosto recente l’intervista in cui James Watson (premiato per la scoperta del DNA) ha sostenuto che i negri sono più stupidi dei bianchi. In tempi più antichi, lo stesso Albert Einstein sosteneva di non credere alla meccanica quantistica (« Dio non gioca a dadi con l’universo»), ma poco importa: più o meno nello stesso periodo il dottor professor Philipp Lenard (premio Nobel per la Fisica nel 1905 per i raggi catodici) sosteneva che la teoria della relatività era il frutto malato della mente di un purosangue giudaico e contrastava con l’evidenza sperimentale, notando quanto «al contrario dello scienziato ariano, animato da un solerte e inflessibile desiderio di verità. È sorprendente come manchi all’ebreo ogni comprensione della verità».

"Ogni teoria scientifica può dirsi tale solo se ammette di essere falsificata. Ogni teoria scientifica che viene falsificata non è più una teoria scientifica. E non lo è da quel momento in poi. Da quel momento, è solo storia della scienza: una cosa diversa dalla scienza, ma necessaria a chi fa ricerca quanto la scienza stessa."

4 commenti:

Peppe Liberti ha detto...

ma non è vero che Einstein sosteneva di non credere alla meccanica quantistica dai, basta approfondire un po' la storia per mettere le cose nella maniera giusta.
Su Lenard e la "Jewish Science" consiglio di leggere questo http://www.scientificamerican.com/article/how-2-pro-nazi-nobelists-attacked-einstein-s-jewish-science-excerpt1/
Curiosamente, qualche giorno fa, mi sono imbattuto questa recensione che la dice lunga sullo spirito dell'epoca http://www.nature.com/nature/journal/v139/n3528/abs/139983a0.html

dioniso ha detto...

Grazie per l'articolo. Poi me lo leggo con calma.
Per quanto riguarda l'affermazione su Einstein, Malvaldi nel libro riesce quasi sempre nel suo intento di usare uno stile molto ironico, informale e leggero per raccontare questioni umanistiche, filosofiche e scientifiche. Ma forse gli può capitare qua e la di perdere un po' il controllo ed esagerare con le semplificazioni. Probabilmente questo è uno di quei casi. La mia impressione è che Malvaldi sappia che il pensiero einsteiniano sulla meccanica quantistica è un po' più complesso ma probabilmente ha usato la frase dei dadi perché nel contesto di quel brano funzionava bene.

Peppe Liberti ha detto...

Però anche il contesto è sbagliato, secondo me, perché ok, puoi mettere assieme Watson e Lenard tanto per far capire che risultati scientifici eccellenti e schifezza umana possono andare d'accordo ma lì Einstein non ci azzecca, soprattutto quando scrive di "stronzate aberranti". Ecco, questo stile non lo apprezzo tanto, uno stile che ritrovo, ad esempio, nella frase: "dovete sapere che, mentre Lord Rayleigh a Londra misurava molecole con ineffabile precisione (...) la signorina Agnes Pockels si rompeva i coglioni." Insomma, si può far meglio.

dioniso ha detto...

Sì, è vero. A volte esagera un po' con quel tipo di scrittura. Forse dopo aver ideato il BAR Lume non riesce più ad affrancarsene :-) Però, chissà, magari per qualche tipologia di lettore potrebbe essere uno stile efficace.
Pensandoci bene, alla fine sembrerebbe che l'unica ragione per aver inserito quella frase di Einstein sia solo perché poi viene citata la critica di Lenard a Einstein.