sabato, settembre 03, 2016

Charlie Hebdo e terremoto: è satira?

Semplificando:
1. È satira?
2. È satira buona ed efficace?
No
3. Perché?
a. Usa stereotipi che manco più nell'autobus...
b. Usa nessi difficilmente comprensibili (pasta e terremoto) o sbagliati (tutto si può dire tranne che gli edifici di Amatrice li abbia costruiti la mafia)
c. Quasi nessuno l'ha capita.
Se per comprenderla servono dibattute esegesi di intellettuali che satira è? Che poi uno si chiede: ma tutte quelle interpretazioni erano davvero nelle intenzioni del vignettista?



7 commenti:

Juhan van Juhan ha detto...

Sì la Mafia c'è, quella degli adeguamenti sismici, quella degli appalti e dei controlli. Fa parte della nostra Cultura, riconosciuta anche dall'Unesco.

dioniso ha detto...

1. definiamo il termine "mafia".
Inizialmente il termine veniva utilizzato solo per indicare un'organizzazione ben precisa: e cioè cosa nostra. Oggi lo si usa anche in modo più esteso per indicare strutture criminali organizzate.
2. Charlie Hebdo afferma che la mafia avrebbe costruito le case crollate.

Quindi la domanda è: le case di Amatrice sono state costruite da qualche criminalità organizzata?
Fino a prova contraria la risposta è no.
Ma pur volendo restringere il campo ai soli edifici pubblici e alle sole ristrutturazioni, il caso più eclatante è quello della scuola. C'è una criminalità organizzata dietro quella vicenda? Tutto può essere ma, dai fatti emersi finora mi pare più plausibile che quello possa essere il risultato di una combinazione tra scarsità di fondi e pressappochismo di un sindaco.
Poi se ci sono aspetti che ignoro sono sempre disposto a cambiare idea.

Juhan van Juhan ha detto...

Hai perfettamente ragione ma se usiamo il linguaggio di tutti i giorni, quello della tele e dei politici, religiosi e imbonitori vari torna qualche cosa, per esempio il pressapochismo interessato di quelli che sanno come si fanno le cose, l'interpretazione delle norme, il modo con cui si fanno i controlli, gli amici degli amici.
Un terremoto di quell'entità altrove avrebbe avuto effetti molto diversi. Ovvio che c'è (c'era) un patrimonio architettonico da difendere e non si possono applicare norme vigenti da altre parti ma cosa si è fatto in concreto?

Spartaco Mencaroni ha detto...

"Poi se ci sono aspetti che ignoro sono sempre disposto a cambiare idea."
Questa è una bellissima frase. Dovremmo sempre tenerla presente quando discutiamo con chiunque.

dioniso ha detto...

Secondo me bisogna essere precisi. Chiamare mafia qualsiasi manifestazione di possibili problemi amministrativi è sbagliato anche perché sdogana l'idea del tutti uguali e distrae da ciò che è la vera mafia.

"Un terremoto di quell'entità altrove avrebbe avuto effetti molto diversi."
Dipende. In California e in Giappone sì, altrove non lo so. Ma, oltre all'effetto della corruzione e dell'ignavia amministrativa, non si può negare che quelli siano paesi con risorse finanziarie molto più grandi e con problemi di ristrutturazione/ricostruzione molto più limitati.

dioniso ha detto...

Riporto anche la discussione da FB:

Annalisa
Condivisibile il tuo punto di vista poi non dimentichiamoci che Hedbo ha sempre usato una satirra pesante.....come chiaramente evidenzia questo post
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10210986900536897&set=p.10210986900536897&type=3

Dioniso
Sì ma il pesante e il dissacrante non sono condizioni sufficienti a fare una satira buona ed efficace.

Sebastiano
La libertà di espressione per me è premessa fondamentale. Dopo di che, le vignette in questione non mi piacciono e sono poco efficaci. Poi non capisco perche debba intervenire l'ambasciata di Francia. L'unico responsabile è l'autore della vignetta. Ciao!!

Massimo
È intervenuta ufficialmente la Francia poiché c'è stato chi ha pensato bene di colpevolizzare l'intero Paese.

Francesca
Ma perche' la satira deve essere 'buona ed efficace'? La satira non ha doveri, dissacra, rovescia, ma aiuta a mettere le cose in prospettiva. Con 200 morti ancora da piangere e' dura da vedere una vignetta come questa. Ma che si cerchi in ogni modo di aggirare le norme antisismiche o semplicemente di non pensarci e' altrettanto dura realta'. A me ha fatto pensare a questo.

Sebastiano
Efficace nel senso che la prima vignetta non raggiungeva nessuno scopo, neanche quello di mettere le cose in prospettiva, quanto meno per quanto mi riguarda. Per il resto sono d'accordo con te.

Dioniso
Mi trovo d'accordo con entrambi gli interventi di Sebastiano. Buona nel senso di fatta bene non nel senso di buonista, per usare un neologismo che non mi piace. C'è satira fatta bene e satira fatta male. Questa secondo me è fatta male per le ragioni che ho scritto: luoghi comuni, nessi molto labili, inesistenti o sbagliati.
Prova a traslare la vignetta pensandola pubblicata dallo Spiegel. Ti avrebbe fatto un effetto diverso? Io per Charlie Hebdo vorrei poter usare stessi pesi e misure che uso quando giudico lo Spiegel.
Ma non per questo mi metto a firmare petizioni per farli chiudere, anzi li difendo se qualcuno lo fa o fa di peggio.

dioniso ha detto...

Francesca
Non so, non ho mai pensato a come avrei reagito se la vignetta l'avesse pubblicata lo Spiegel. Forse hai ragione, l'avrei presa diversamente perche' lo Spiegel e' un giornale con un profilo diverso. Poi c'e' da dire che sono arrivata tardi sulla storia e le due vignette le ho viste insieme. L'effetto su di me e' stato 'finitela di piangere lacrime di coccodrillo' e c'ho trovato purtroppo del vero. E ho pensato pure alle zone mie, che vivono nella stessa situazione. Dopodiche' la possibilita' di chiudere il giornale penso non sia passata per l'anticamera del cervello a nessuno di noi.

Dioniso
Sì, è vero che lo Spiegel è una rivista con un profilo diverso. Infatti il paragone non è totalmente calzante. Però non vorrei neppure che ci sia l'effetto contrario all'odio a priori: se viene da Charlie Hebdo allora è per definizione satira fatta bene, efficace e intelligente. E se non la capisco devo sforzarmi a trovare un senso alto e condivisibile.
Altrimenti si crea un fenomeno simile a quello della "Merda d'artista" di Piero Manzoni.