giovedì, giugno 26, 2014

Cammino transappenninico: primo giorno

Venerdì 13 giugno 2014 
Il viaggio in auto verso l'aeroporto comincia con la giusta positività per affrontare il Cammino transappenninico. Anche se, per un cambiamento di orario della Ryanair, stavamo quasi per perdere il volo. Dopo un pranzo da Eataly raggiungiamo Passo Corese con un treno affollatissimo. E, dopo una cena materna pantagruelica, verso mezzanotte andiamo a letto. Durante la notte, la cena, fatta di fritti, salsiccia e broccoletti, coratella e due dolci, si fa sentire.

Sabato 14 giugno
Alle 6:15 ci svegliamo e riusciamo a partire da Scandriglia (535 m - 3140 abitanti) poco prima delle 7:30. Fino a u Passionnaru c'è il sole. Andiamo avanti tra canti e chiacchiere. La salita è medio-dolce e abbastanza costante. Intorno ai 650 m di altitudine gli uliveti scompaiono del tutto per lasciar spazio a un bosco di querce, carpini e aceri. La prima pausa idrica è alla fontana di Bernabè. Salendo ancora, le querce diventano più imponenti. Giunti intorno a quota 900, il cielo si copre e, dopo "u pratu da cerecia", comincia a scendere qualche goccia. Oltrepassato il punto più alto della provinciale a quota 1000 m ridiscendiamo per gli ultimi 5 km.
Alle 10:40, dopo circa 14 Km, arriviamo a Orvinio (840 m - 472 abitanti). E lì esce di nuovo il sole. Spendiamo un tre quarti d'ora tra pizza bianca, caffè e visita del centro storico, dove una signora anziana ci spiega il mistero delle bottiglie e dei gatti. Proseguiamo quindi su di un'aspra discesa in direzione di Vallinfreda. Lì il cielo si oscura e cominciano a scendere goccioloni di pioggia. Ma sono radi. Ci bagniamo ma dopo un po' smette. E ci asciughiamo di nuovo. La cosa non ci disturba. Anzi, forse è meglio del sole battente.
Il paesaggio si trasforma presto in una sorta di altipiano con alture e radure che solo a guardarle viene in mente il bestiame. E infatti presto si odono anche i suoni tipici della pastorizia e si scorgono vacche, pecore e cavalli a punteggiare le radure. Lì entriamo nella provincia di Roma. Dopo un po' si comincia a risalire fino a tornare sopra alla quota di Orvinio: 874 m. A Vallinfreda (316 abitanti) ci fermiamo al ristorante Pappa e ciccia dove prendiamo un succo e un arancino, che non è niente male. Verso le 14 ripartiamo. La strada è tutta curve strette e scende piuttosto rapidamente.
Intorno alle 15 il cielo si oscura di nuovo. E, poco dopo, comincia a piovere a dirotto. Non trovando ripari continuiamo a camminare sotto la pioggia battente per un quarto d'ora circa. Ma già dopo cinque minuti la pioggia comincia a penetrare il tessuto che pensavo impermeabile. Quando ormai anche le scarpe sono zuppe squilla il cellulare. È mia madre. Eravamo rimasti d'accordo che lei e mio padre ci avrebbero portato due dei tre bagagli Dopo qualche minuto, quando siamo alle porte di Riofreddo (705 m - 890 abitanti), i miei sopraggiungono in macchina. Ci troviamo a 5 km dalla meta e alla fine decidiamo di approfittare del passaggio. Raggiungiamo così il B&B Le macchie di Arsoli (470 m - 1670 abitanti) e la signora Filomena si rivela immediatamente una persona gentilissima. Lei e suo marito ci accolgono subito come fossimo amici di famiglia. Dopo esserci asciugati e sistemati ridiscendiamo e risaliamo verso Arsoli. Dove, nel ristorante della figlia della signora Filomena, assaggiamo degli ottimi arrosticini di castrato. Molto più gustosi e succosi di quelli che vengono solitamente proposti. La cameriera ci spiega che sono tagliati a mano. Girovagando infine per le vie di Arsoli ci imbattiamo in una singolare festa privata. Dove, di fronte alla porta del locale che la ospita, una decina di bimbi neri giocano e schiamazzano.

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