venerdì, febbraio 18, 2011

Frankenstein e la fuga dei cervelli

Quella mattina del 18 gennaio 1803 era fredda e nebbiosa. (Sai che novità per una mattina invernale londinese!). All'incrocio tra Newgate Street e Old Bailey si era radunata una consistente folla. George Foster, accusato di omicidio plurimo, sta per essere impiccato nel carcere di Newgate. La partecipazione di popolo sembra tuttavia essere molto più numerosa rispetto alle consuete folle che si assembrano per assistere alle esecuzioni pubbliche.

Per quale motivo l'asecuzione di quel 18 gennaio sta attraendo tutta quella gente?

La responsabilità di quell'affollamento è di un italiano. Quello che forse oggi chiameremmo un cervello in fuga? Un cervello in fuga che si serviva dei risultati ottenuti da uno zio celebre. Eh sì, anche allora le parentele con zii celebri venivano a volte usate per procurarsi dei vantaggi. Lo zio celebre era Luigi Galvani ed il nostro nipote nonché cervello in fuga era Giovanni Aldini.

Galvani nel 1790 aveva scoperto che l'elettricità riusciva a far muovere le rane morte. L'anatomista rimase folgorato dalla scoperta e continuò i suoi esperimenti. Al punto tale da far lievitare i costi delle cosce di rana nel mercato bolognese. Sembra che verso la fine della sua carriera, forse non più molto lucido, condusse qualche esperimento anche sui cadaveri dei condannati a morte bolognesi.

Fu osservando suo zio che al giovane Giovanni Aldini venne probabilmente l'idea che l'avrebbe reso ricco e celebre nelle terre d'oltre manica: resuscitare i morti grazie all'elettricità.
Aldini riuscì a convincere il governo britannico della validità della sua teoria. E ben presto gli esperimenti pseudo scientifici di Aldini, sui cadaveri dei condannati a morte, si trasformarono in spettacoli di strada.

Giovanni Aldini girò tutta l'isola britannica collezionando successi con i suoi spettacoli in cui faceva muovere i morti.
Divenne ricco e famoso. Famoso al punto da aver probabilmente ispirato Mary Shelley per il suo celeberrimo Frankenstein.

Belli i tempi in cui le stramberie italiane ispiravano la letteratura..... Però non è escluso che anche le bizzarrie odierne possano ispirare un giorno qualche grande artista.

3 commenti:

juhan ha detto...

Speriamo, così l'arte ne trarrà vantaggio. Però adesso basta. Secondo me abbiamo già materiale a sufficienza, a volte flaccido.

Moky ha detto...

Non sapevo assolutamente questa storia, grazie!!!... tra l'altro mio marito ha appena finito di leggere Frankestein e gli e' piaciuto parecchio...
Intanto, le "stramberie" italiche odierne ispirano i comici di tutto il mondo... (vedi mio post di ieri...)...

dioniso ha detto...

juhan, che dici lo galvanizziamo quel materiale allora?

Prego Moky!
Sì lo visto. Vedi!? Anche i comici sono artisti. L'ispirazione comincia a funzionare quindi.