lunedì, maggio 19, 2014

Mumbai: l'arrivo

Prendete il caos di una giornata piovosa di novembre a Roma ed elevatelo al quadrato. Prendete il clima di una giornata umida di agosto a Roma ed elevatelo al quadrato. Prendete la varietà di vegetazione che c'è a Roma ed elevatela al quadrato. Prendete il numero di abitanti di Roma e moltiplicatelo per sei. Prendete la densità di abitanti di Roma e moltiplicatela per sedici. Ecco, ora avete una vaga idea di quello che può essere Mumbai.
Già alla porta d'imbarco sono circondato dalle simpatiche t e d retroflesse. Dopo più di otto ore di volo e dopo aver sorvolato Ungheria, Romania, Mar Nero, Turchia, Iraq, Kuwait, Golfo Persico, Dubai, Golfo di Oman, il Mar Arabico e Golfo di Kutch arrivo a Mumbai. Solo durante la fase di atterraggio conosco i due giovani seduti vicino a me. Lui lavora sulle navi da crociera. - Il mio capo è italiano - mi dice. E poi mi elenca il turpiloquiario diligentemente appreso da cotanto maestro. Lei invece studia a Chicago: matematica, filosofia ed economia.
La prima impressione all'aeroporto è ottima. A parte la lunga attesa del bagaglio, i controlli all'immigrazione sono molto flessibili e scorrevoli. Forse anche a causa dell'orario: quasi le due del mattino. E anche la temperatura all'interno dell'aeroporto non mi sembra troppo calda. Uscito dall'area della dogana mi guardo intorno per vedere se trovo il mio autista. Un dipendente intorno ai trenta mi chiede se cerco un cambio. Rispondo con un po' di diffidenza ma lui me lo indica lo stesso. In effetti un cambio mi serve e decido di andarci. Strada facendo mi fermo per chiamare l'autista e informarlo del ritardo. Il trentenne mi raggiunge subito indicandomi di nuovo il cambio.
- Quando torna glielo dico io come trovare il suo autista.
Al mio ritorno si fa dare il numero e chiama il mio autista con il suo cellulare. Per fortuna. Perché poi scoprirò che Mutu ha una conoscenza dell'inglese più o meno come quella che aveva mio nonno. E il trentenne si scomoda addirittura ad accompagnarmi da Mutu.
All'uscita dall'aeroporto vivo un'esperienza sconvolgente a tratti allucinante. È come entrare vestito in una sauna. Mi si appannano persino gli occhiali.
Durante il viaggio per arrivare in albergo ho subito l'impressione di trovarmi in un altro mondo. Inizialmente la strada è delineata da due file di palme. Poi man mano cominciano a vedersi cose strane. Tratti di strada normale si alternano a tratti che sembrano essere usciti da un bombardamento. Sotto i palazzi alti e moderni si sviluppano baracche e tende come fungaie alle base dei pioppi. Scorgo persone che dormono sdraiate seminude su blocchi di cemento al bordo della strada. 
Poi arriviamo a Mumbai sud. Il centro della città. La zone ricca della capitale economica, finanziaria e cinematografica del paese. E lì, nonostante siano ormai le tre passate, si vedono ancora persone intente a passeggiare sul lungomare e a godersi la vista della Back Bay. Entro in albergo dopo essere stato sottoposto al controllo con il cercametalli. Mi assegnano una camera al 31° piano con vista sulllla Back Bay.

4 commenti:

ziomassimo ha detto...

... Namasté ;-)

dioniso ha detto...

Grazie, però ti devi pure inchinare con le mani giunte sul petto. Tu l'hai fatto? :-)

Moky ha detto...

Un altro mondo davvero!

ziomassimo ha detto...

... e certo! ;-)