giovedì, luglio 07, 2011

Sardegna del sud: la terra dei Fenici - museo archeologico di Sant'Antioco, Calasetta e tempio di Antas

Dopo il Monte Sirài raggiungiamo la quarta isola italiana: Sant'Antioco. Fin dai tempi dei romani è possibile raggiungere l'isola con mezzi terrestri. I nostri antenati avevano infatti sfruttato la presenza di quattro isolotti e con un sistema di cinque ponti erano riusciti a collegare Sant'Antioco alla Sardegna. L'ultimo ponte romano è ancora in piedi, ma a causa degli interramenti successivi oggi c'è solo terra sotto l'antico ponte.
Raggiunto il paese di Sant'Antioco andiamo a visitare il museo archeologico. La visita comincia bene. Siamo gli unici visitatori e l'archeologa è a nostra disposizione. L'unica limitazione è che non possiamo scattare fotografie.
Ma dopo pochi minuti si unisce a noi un'orda di romani in gita organizzata. Assistiamo a diverse scenette divertenti. Tra cui quella della madre della bimba fotografante (nonostante il divieto) che fraintendendo le parole dell'archeologa dice alla figlia:

- Ma pensa te!? Quelle so' le maschere schiaccia spiriti.
- Schiaccia spiriti!? E come funzionano.
- Zitta, t'oo dico dopo!

Salutiamo l'orda che fortunatamente non ha comprato il biglietto per il tofet e proseguiamo con l'archeologa. La ragazza ci conferma il superamento dell'ipotesi dei sacrifici e ci spiega che le tombe della necropoli si estendono sotto tutto l'abitato intorno alla torre dei Savoia. Addirittura alcune tombe vengono tuttora usate come cantine e altre sono state abitate fino agli anni '70.
Lasciato il paese di Sant'Antioco ci spostiamo nel secondo comune dell'isola, Calasetta, dove si trova il nostro secondo albergo: Cala di Seta. L'albergatrice ci informa che nella vicina isola di S. Pietro si è appena aperta la festa di quattro giorni dedicata alla più tradizionale e caratteristica attività della zona: la pesca del tonno. Sembra che questa sia la settimana centrale del breve periodo in cui si pescano i tonni migliori. La festa si chiama Girotonno. L'albergatrice è simpatica, ma non è dotata di tutte le attenzioni delle colleghe di Villa del Borgo.
A cena andiamo da Pasqualino. Prendiamo kus kus (così si scrive nell'isola) e fregula con pesce. Niente male.

Venerdì 3 giugno ci rimettiamo in viaggio verso Carbonia: il primo capoluogo della provincia.
Oltrepassato anche il secondo capoluogo, Iglesias, ci fermiamo al tempio di Antas dove visitiamo
il villaggio nuragico, la piccola necropoli dell'età del ferro con statua del dio dei Sardi, Sardus Pater Babai,
e il tempio punico-romano dedicato al dio stesso.
Percorrendo un sentierino silvano di una decina di minuti raggiungiamo questa bella quercia sugheraia.
Guardandola mi son detto: ma come fa a sopravvivere senza corteccia?
È da quando sono bambino che sento dire che per uccidere un albero basta eliminare una striscia anulare di corteccia. Poi a casa ho trovato la spiegazione su Wikipedia:
"Il taglio del sughero si pratica manualmente con i metodi tradizionali, usando apposite accette. L'operazione si esegue da maggio a luglio e richiede perizia ed esperienza in quanto il taglio deve arrivare al fellogeno senza interessare gli strati più interni della corteccia (felloderma e libro). Tagli male eseguiti infatti compromettono la vitalità della sughera."

2 commenti:

I am ha detto...

Pensa che per 6 anni ho vissuto a S.Antioco. Avevo una casa a Turri, sul mare... L'isola di S.Pietro al di là del tonno vale la pena visitarla, ha dei posti di mare superbi.
Buona vacanza

dioniso ha detto...

6 anni!? Conoscerai la zona molto bene quindi.
Purtroppo l'isola di S.Pietro, a parte la sagra, non siamo riusciti a visitarla.