martedì, ottobre 19, 2010

La coerenza di Angela Merkel

Certo che il discorso della Merkel, almeno come lo ha riportato la stampa italiana, non è che sia proprio un esempio di coerenza. Prima la cancelliera dice: "La Germania non ha manodopera qualificata e non può fare a meno degli immigrati, ma questi si devono integrare e devono adottare la cultura e i valori tedeschi" ... "Chiunque non parli immediatamente tedesco non è benvenuto. Chi vuole essere parte della nostra società non deve solo obbedire alle nostre leggi ma deve anche padroneggiare la lingua".  E poi: "non dobbiamo dare l'impressione che chi non parla tedesco non sia benvenuto qui. Sarebbe un danno per il paese. Le imprese andrebbero altrove perché non troverebbero più lavoratori".
Molto cerchiobottista! Angela Me'! Che dovemo fa'!? O dovemo padroneggia' o no o dovemo padroneggia' sto tedesco!?

Oppure è la stampa italiana che ha travisato? Qualcuno può far luce?

Che poi la frase: "il modello multiculturale è fallito" presuppone che in Germania ci sia (stato) un modello multiculturale. Peccato che, come diceva ieri giustamente Umberto Melotti (professore ordinario di sociologia politica) intervistato a Radio Colonia, un modello multiculturale non ci sia mai stato in Germania. Non siamo né negli USA né nei Paesi Bassi qui!

8 commenti:

Gianluigi Filippelli ha detto...

http://www.thefirstpost.co.uk/70240,news-comment,news-politics,what-angela-merkel-meant-to-say-about-immigrants-multikulti-multiculturalism

dioniso ha detto...

Grazie mille Gianluigi!
Certo la prospettiva così è un po' diversa. È cerchiobottista comunque in quanto non vuole perdere i suoi elettori, che al momento non è che siano proprio affetti da un grande amore nei confronti degli stranieri, ma allo stesso tempo si rende conto che l'economia tedesca, come quella di qualsiasi altro paese occidentale, crollerebbe senza stranieri.

Interessante però che l'articolo britannico citi la frase: ""non dobbiamo dare l'impressione che chi non parla tedesco non sia benvenuto qui", ma non cita le frasi citate da Repubblica e Corriere: "La Germania non ha manodopera qualificata e non può fare a meno degli immigrati, ma questi si devono integrare e devono adottare la cultura e i valori tedeschi"
e
"Chiunque non parli immediatamente tedesco non è benvenuto. Chi vuole essere parte della nostra società non deve solo obbedire alle nostre leggi ma deve anche padroneggiare la lingua".

Forse dovrei ascoltare il discorso originale per intero....

Sebastiano ha detto...

Penso che la questione lingua sia solo un paravento: chi parla inglese e lavora in una software house o alla borsa di Francoforte è benvenuto. Chi parla arabo, slavo, romeno, siciliano... non è benvenuto. E' solo che la Merkel non ha il coraggio di dirla cosi'...

ubik ha detto...

non è solo la Merkel a non avere coraggio, ma in generale un pò tutti. Però parlando in modo aperto dovremmo accantonare il politicamente corretto e affrontare alcuni aspetti che l'immigrazione porta con sè: quartieri monoetnici, abitudini in alcuni maschiliste e aggressive, mafie (tipo quella cinese).
Quindi o DX o SN ci ritroviamo a non avere bussola e linguaggio e poco vale riferirsi ogni volta al fatto che pure noi emigravamo: un secolo fa era tutto diverso e oggi tutto è cambiato.
Quindi non mi stupisce la Merkel, nè mi stupisce la generale afasia in politica rispetto la questione.

PS: sui Paesi Bassi mi ritrovo più con Daniel Cohn Bendit che essendo di lì originario parla di un mascheramento dell'indifferenza con un liberalismo apparentemente pluralista.

fabio r. ha detto...

una strana aria da ritirata nazionalista e vagamente xenofoba cmq sta interessando TUTTA l'europa.. noi italici chiaramente inclusi!
E dire che proprio ultimamente lodavo il multikulti tedesco a scuola, come esempio di integrazione culturale, ma tutto passa...

Blùm ha detto...

Caro Dioniso, anche io la vedo esattamente come Sebastiano!

dioniso ha detto...

Blùm/Sebastiano,
sì, probabilmente quello che dite voi potrebbe essere il sentimento popolare crescente che la Merkel cerca di intercettare. Però quelle dichiarazioni oltre a colpirmi negativamente in linea di principio mi colpiscono negativamente in modo diretto anche perché faccio parte di quella minoranza di alcuni milioni di stranieri che vivono in Germania.

ubik,
sono d'accordo con te che alcuni aspetti che l'immigrazione porta con sé debbano essere affrontati. Non tutti sono però facilmente risolubili in una società democratica. Che fai per i quartieri monoetnici (che non vedo poi in generale come il problema principale)? Imponi una distribuzione equa delle etnie per aree urbane? Le abitudini maschiliste e aggressive, e le mafie si combattono invece con la legge ordinaria.
Pure noi emigravamo dici tu? Io direi pure noi emigriamo. E ti confesso che quando mi sento dire: ti devi integrare; provo un po' di disagio. Io continuo a considerare la diversità culturale come un valore.

fabio r.,
e certo, noi italici siamo ai primi posti!
Mah, come modelli forse prenderei in considerazione più quello di Londra o di Amsterdam. Anche se negli ultimi 10 anni le cose sono cambiate molto.

ubik ha detto...

un quartiere monoetnico espelle i residenti perchè s'insediano comunità che non filtrano e si regolamentano. Esempio: la liberalizzazione degli esercizi commerciali (decreto Bersani) ha favorito nella nostra vecchia strada dove abitavamo una fila di negozi gestiti da indiani che vendono alcolici perchè da quelle parti c'è una discoteca ed era diventata ricettacolo di personaggi sgradevoli (leggasi alcolizzati e tossici), venivano aperte finti negozi di parrucchiera nigeriani per coprire la prostituzione. La nostra via era multietnica, ma invivibile. Quindi ce ne siamo andati in un quartiere classico, cioè italiano! Ho vergogna a scrivere questo? No. I nostri figli crescono meglio e EvaK quando rientra la sera è più tranquilla (ad esempio non deve fare lo slalom tra ubriachi che pisciavano dietro i cassonetti).
A volte la legge ordinaria serve a poco (decreto Bersani è una legge che poi non teneva conto di una serie di situazioni locali).
Il maschilismo di alcune culture (parlo di cose che conosco) presenta problemi non di facile risoluzaione.
altro esempio, quest'anno EvaK si è rifiutata di svolgere il suo servizio scolastico di sostegno con un adolescente Rom per il semplice motivo che lo scorso anno aveva spaccato il viso alla precedente educatrice, ok ci sarà la legge che lo punisce (ma non mi sembra perchè è a scuola e i genitori avranno bravi avvocati), ma un cazzotto in pieno viso comunque te lo tieni. EvaK quindi non si sentiva traquilla e ha rifiutato.
A Dx si gioca a fare i razzisti, a SN dopo il buonismo oggi non hanno una parola per aver frequentato troppe terrazze e poco i mercati.