martedì, dicembre 13, 2011

Capo Nord: il bar glaciale (Norvegia 24)


10 giugno 2009

La storia che ci racconta la ragazza alla fine dell'escursione riguarda la distruzione di Honningsvåg per mano dei nazisti. Pare che la cittadina fu bruciata e rasa al suolo e fu dato l'ordine di fucilare tutti gli abitanti. I pochi superstiti si rifuggiarono più a sud. Quando tornarono dopo la guerra, della città non era rimasto che un cumulo di ceneri.

Un unico edificio si era salvato: la chiesa di legno della foto. I superstiti vollero ricostruire Honningsvåg. Ma fino a quando le prime abitazioni non furono disponibili essi dovettero adattarsi a condividere la chiesa come dimora. È facile immaginare che cosa possa rappresentare questa chiesa per la comunità di Honningsvåg.
Ho trovato la storia molto interessante. Non immaginavo che anche a queste latitudini si fossero svolte cruente battaglie durante la guerra.

Nel percorso per tornare in albergo mi accorgo che Honningsvåg ha un aspetto piuttosto cadente.
Dopo la chiesa visitiamo l'Artico Ice Bar. Siamo consapevoli che potrebbe trattarsi di una meta un po' da turisti di massa. E per alcuni versi lo è. Quello che manca è la massa. Infatti Zucchero ed io siamo gli unici clienti. Però alla fine è stato molto interessante conoscere la storia dell'ideatore del bar glaciale.
Il signore ci approccia in italiano. Dalle prime parole mi sembra un accento del Sud Italia ma poi affiorano chiaramente le esse spagnole.


Ci intratteniamo un po' con lui. Il signore ci dice di essere castigliano e la prima cosa che mi viene in mente è che si sia trasferito a Honningsvåg per amore. E invece no. O meglio, sì, ma non per l'amore nei confronti di una donna. Anche sua moglie infatti è castigliana. L'amore che nutre sin da bambino e che l'ha mosso a trasferirsi è stato l'amore per il ghiaccio.
Visto che siamo gli unici clienti si diletta a raccontarci come ha ideato e avviato l'Artico Ice Bar.

Ha comprato una vecchia casa di legno e l'ha ristrutturata creando i due ambienti: il negozio di souvenir e l'Ice Bar. Dato che il secondo ambiente viene mantenuto ad una temperatura costante di -5°, il ghiaccio necessario ad arredare il bar potrebbe essere semplicemente prodotto in loco.
Invece la passione spinge l'iberico verso la ricerca del ghiaccio vissuto ed esteticamente bello. Quello da cui si possono leggere gli eventi atmosferici dell'anno precedente: le bollicine indicano un periodo ventoso, le venature ramificate testimoniano un periodo d'irraggiamento solare...
E questo tipo di ghiaccio egli se lo procura ogni anno nel mese di febbraio attraverso la spedizione verso i laghi ghiacciati di Magerøya. Partono con camion e motoseghe, scelgono il luogo, segano i blocchi, li trasportano nel locale e costruiscono la struttura dell'arredamento. Poi lui la rifinisce nei dettagli.

Verso fine marzo compiono una seconda spedizione dopo le prime piogge per selezionare il ghiaccio bianco usato per la costruzione dell'igloo e di altre parti del bar. Tra aprile e maggio comincia la stagione con i turisti delle crociere che vede il suo picco tra luglio e agosto per poi spegnersi gradatamente a settembre. A ottobre il signore chiude tutto e va a svernare in Spagna con la famiglia.

A Honningsvåg vediamo anche i primi sami. Nella foto: piccolo negozio di una signora che vende artigianato sami.

Giornate precedenti ....


2 commenti:

Moky ha detto...

Che storia davvero interessante (odio usare sempre questo aggettivo, ma e' cosi'). Non immaginavo che ci fossero gradazioni, sfumature e persino colori del ghiaccio! Mi dici ghiaccio, penso a cubetti arrotondati che mi escono dalla porta del frigo quando ci appoggio un bicchiere... invece cosi' il ghiaccio ha persino una natura romantica!

dioniso ha detto...

La cosa non mi sorprende, vista l'area in cui vivi :-)