sabato, dicembre 03, 2011

Leghismo tedesco

Rispondo qui al mio amico Ubik, che mi ha segnalato questo post di Gad Lerner

Questa è la seconda parte del post:

Alla fine mi avvicina una gentile signora seduta fra il pubblico: “Sono un’italiana che da trent’anni vive in Germania. Ora mio figlio deve avviare un’impresa per cui necessita di credito bancario. Giuro che se gli verrà negato, o fatto pagare troppo, solo perchè dobbiamo destinare soldi al mio paese d’origine popolato da lavativi, io per protesta vado a iscrivermi alla Npd (il partito neonazista, ndr)”.

Be' diciamo che la signora è una cretina totalmente calata nella vulgata imperante in questo momento in Germania. Vulgata che nella sua essenza leghista - noi siamo i ricchi e paghiamo per i paesi della Dolce Vita - dimentica i mastodontici vantaggi di cui ha goduto e continua a godere il loro paese proprio grazie all'Euro e soprattutto a spese dei paesi del mediterraneo.
Questo modo di pensare è leghista anche per la miopia ed assenza di solidarietà insita in esso. Ed è agli antipodi della mia visione politica e sociale.
Sono dodici anni che io sto pagando la tassa di solidarietà per la Germania dell'est. Avrei potuto dire: ma perché devo pagare? Che me ne frega a me di quelli là? Ma non l'ho mai detto.
Che mi risponderebbe la signora se le dicessi che un operaio italiano paga la stessa percentuale di tasse del suo collega tedesco ma su uno stipendio che è la metà? E che se l'operaio italiano viene licenziato non continua a ricevere lo stipendio per un anno pagato dallo stato? Se la Germania se lo può permettere è anche grazie a l'euro che ha reso le sue merci più concorrenziali e ha fatto crescere fortemente la sua economia.

Mi trovo invece d'accordo con  l’economista Alexander Grasse:

Durante il dibattito l’economista Alexander Grasse critica la cancelliera Merkel: “Per reagire alla recessione in casa nostra, negli anni scorsi abbiamo fatto ricorso a una ricetta keynesiana, preoccupati di non deprimere l’economia e acuire il disagio sociale, a costo di violare più volte il patto di stabilità. Con che faccia ora pretendiamo dalla Grecia e dall’Italia che applichino una ricetta neo-liberista?”

16 commenti:

Moky ha detto...

E' una mentalita' molto simile a quella di tanti americani nei confronti dei loro connazionali, meno fortunati, che considerano pigri, lavativi o non abbastanza ambiziosi...

Pensa che ho dovuto parlare di questo con i miei figli perche', grazie agli eventi di "occupy wall street", a scuola ci sono state discussioni etc. e, mi hanno detto, la maggior parte dei loro compagni dicevano che chi protesta invece dovrebbe andare a lavorare, che chi protesta e' invidioso di chi ha lavorato tanto e duramente... e' cosi' che vengono creati adulti come la signora dell'articolo, senza un briciolo di empatia sociale... e ce ne sono milioni cosi', in tutti i paesi "sviluppati"...

dioniso ha detto...

Esatto! Meno male che loro hanno una mamma che gli amplia un po' gli orizzonti.
Che poi, almeno nel mio settore lavorativo, dove ho un'esperienza più che decennale di lavoro in gruppi internazionali, ti posso dire con molta precisione che succede proprio il contrario. Il lavoro svolto dagli italiani è nettamente superiore sia in quantità sia in qualità rispetto a quello dei tedeschi.

Luciano ha detto...

PRE: mi è capitato molte volte d’intervenire su questo blog in maniera veloce e sintetica per sostenere tesi e idee che poggiavano comunque su dati e fatti senza citarli opportunatamente. Quindi mi accingo ad esprimere il mio parziale dissenso offendo spunti e approfondimenti:

Io penso che una battuta a volte ha il pregio di farci intuire in poche mosse quello che sta dietro a umori e comportamenti. Quindi tralasciamo la minaccia dell'iscrizione al NPD da parte della signora. E vengo alla questione che più mi colpisce:

Luciano ha detto...

. entrambi vivete fuori dall'Italia da parecchi anni e un conto è essere informati sul proprio paese da giornali e parenti o da rapide visite e un altro è vivere tutti i giorni accanto a inefficienze, pastoie, ottusità burocratiche, ritardi e comportamenti illegali e impuniti. Molti italiani (soprattutto quelli più giovani o della mia età) invidiano certe dinamiche che nei paesi esteri sono consuetudine;

2. mi piace parlare con i dati alla mano per evitare la retorica (e le cose dette sl punto 1 poggiano su dati assodati da tempo). Che la Germania sia più ricca è un fatto, che debba pagare per quelli poveri è un altro fatto. Poi si può discutere sul 'dovere di solidarietà' che però nel caso europeo ha due svantaggi: una unione politica inesistente e una crisi finanziaria nel pieno della tempesta: una prospettiva di crescita zero se non recessiva porta ad essere meno generosi. Io stesso ho cambiato le mie abitudini di spesa e beneficenza: ai senegalesi che mi avvicinano all'entrata della scuola ogni mattina ho smesso di dare soldi, perchè ho maggiore incertezza e in tempi di crisi anche quell'euro non dato fa comodo. E' triste, ma è così;

3. rispetto alla questione della tassa per la Germania dell'Est non entro nel merito in modo approfondito perchè non vivo lì, ma provo ad immaginare una situazione analoga nel mio paese: dovrei pagare una tassa per una regione della mia nazione e non di una estera. E comunque non lo farei a cuor contento se ad esempio mi tocca farlo per la Sicilia che paga i suoi deputati regionali più di quelli europei o per difendere un sistema pubblico (quello siciliano) che ha 13.818 dipendenti contro i 3.129 della Lombardia (sic!). Oppure basterebbe dare un’occhiata ad una infografica come la seguente per avere almeno un parere non proprio entusiasmante: http://www.guardian.co.uk/news/datablog/interactive/2011/dec/01/world-corruption-index-transparency-international-map.
Si può aggiungere qualche considerazione sul debito pubblico: “In Italia, il rapporto debito/Prodotto Interno Lordo (PIL ) si trova nel 1980 al 60%: la media dei paesi dell’Europa a 15 oscillerà attorno a questa cifra per tutto il ventennio successivo. Così non sarà per il nostro paese: gli anni Ottanta videro una progressione costante del debito fino a raggiungere nel 1994 il 121.5% del PIL. Allo stesso modo, gli anni Ottanta furono un decennio di grandi disavanzi: questi viaggiarono su una media del 10.7% del PIL contro il 4% dei paesi dell’Europa a 15 e, incontestabilmente, la spesa pubblica passò dal 34% del PIL nel 1970 al 55% del PIL nel 1985 [3]. E’ quindi vero che furono le spese e i conseguenti disavanzi di bilancio dello Stato a spingere il debito verso l’alto?” (Dino Pesole, I debiti degli italiani, Editori Riuniti - 1996, pag. 29 e ripreso dal sito Umanista.info);

Luciano ha detto...

4. “mastodontici vantaggi di cui ha goduto e continua a godere il loro paese proprio grazie all'Euro e soprattutto a spese dei paesi del mediterraneo”: il Marco e la Sterlina erano già monete forti e le loro economie più solide di quella italiana (mi riferisco agli anni 80 – 90 per la Germania, bisogna avere la pazienza di leggere questo documento sulla spesa pubblica in Italia, verso la fine tabelle comparative con gli altri paesi europei: http://www.aldobattista.it/spesa/spesa.htm, oppure il ben più corposo documento che contiene molti dati: dal mercato del lavoro alla qualità di vita, dalle emissioni, alla spesa pubblica: http://www.economicswebinstitute.org/europe.htm);

5. “Che mi risponderebbe la signora se le dicessi che un operaio italiano paga la stessa percentuale di tasse del suo collega tedesco ma su uno stipendio che è la metà?” se preferisci provo a rispondere io piuttosto che la signora: se lo stipendio è la metà e le tasse sono uguali allora da noi le tasse sono più alte e vanno abbassate (sarebbe –credo- impossibile raddoppiare lo stipendio in tempo di crisi economica) e si sa che questo non è nelle corde della sinistra (della destra meglio stendere un velo pietoso). “E che se l'operaio italiano viene licenziato non continua a ricevere lo stipendio per un anno pagato dallo stato? Se la Germania se lo può permettere è anche grazie a l'euro”. In realtà è per la gestione virtuosa della spesa pubblica (vedi i link del punto 4);

Luciano ha detto...

6. “Il lavoro svolto dagli italiani è nettamente superiore sia in quantità sia in qualità rispetto a quello dei tedeschi”, anche qui penso derivi dalla percezione di lavorare in contesti globali e innovativi (riporto da un articolo de lavoce.info del 2002: “Negli anni '90 sono aumentati non soltanto i giovani laureati (età tra i 26 e i 45 anni) che lasciano il paese . Anche la percentuale di persone con eta' superiore a 45 anni e con laurea e' piu' che quadruplicata tra il 1991 e il 1999.Tali dati sono analizzati in maggior dettaglio e con maggiore approfondimanto nel recente lavoro "How Large is the Brain Drain from Italy?" (Becker, Ichino and Peri 2002). Il quadro che ne emerge e' allarmante. Le destinazioni di questi laureati sono per lo piu' Francia, Germania e Regno Unito all'interno dell'Europa, e gli USA - http://www.lavoce.info/articoli/pagina253-351.html), perché ad esempio il recente rapporto dell’Istat dice che negli ultimi dieci anni “gli occupati sono aumentati del 7,5%, ma il Pil è cresciuto in termini reali solo del 4%. Germania e Francia hanno registrato una crescita del Pil rispettivamente del 9,7% e dell’11,9%. Si è ridotta la nostra capacità di generare valore. La produttività oraria è andata progressivamente calando. Nel 2000, fatto 100 il livello di produttività medio europeo, l’Italia presentava un valore pari a 117, sceso nel 2010 a 101 (133 la Francia, 124 la Germania, 108 la Spagna, 107 il Regno Unito). Tale dinamica è stata condizionata dalla qualità della crescita occupazionale degli ultimi anni, con un aumento dei lavori a bassa o nulla qualificazione a scapito di quelli più qualificati” (articolo dal Corriere della Sera).
7. last but not least su Occupy Wall Street, è qualcosa di straordinario e commovente negli USA e ridicolo e militarizzato in Italia. Quindi è giusto difenderli, ma in Italia dovremo difendere gli antagonisti/autonomi? Troppe le differenze davvero tra il nostro paese e gli altri: indicativo quindi di una percezione distorta per chi ci vive fuori da troppo tempo. Io ho provato a dimostrarlo anche con fatti e numeri.


A margine: si può anche leggere della debolezza dell’economia italiana rispetto ad altri paesi (germania compresa) sull’innovazione tecnologica nel campo della produzione industriale: http://www.lavoce.info/articoli/pagina313-351.html

dioniso ha detto...

Solo una precisazione relativa al punto 6. Tu decontestualizzando la mia citazione l'hai generalizzata. La citazione completa è:

"Che poi, almeno nel mio settore lavorativo, dove ho un'esperienza più che decennale di lavoro in gruppi internazionali, ti posso dire con molta precisione che succede proprio il contrario. Il lavoro svolto dagli italiani è nettamente superiore sia in quantità sia in qualità rispetto a quello dei tedeschi."

L'osservazione è relativa al mio piccolo ambito e piccola esperienza su cui però ho dei dati molto precisi che non posso esplicitare per ovvi motivi. Ma ti posso dire che in media come quantità e qualità siamo quasi a rapporti di uno a due. E ti parlo di italiani che lavorano dall'Italie e non di espatriati.
Ad ogni modo non voglio certo elevare tale mia piccola esperienza a paradigma di un paese. Anche perché il fatto che i singoli possano essere lavoratori migliori non implica che l'economia globale del paese sia migliore. I fattori che la determinano sono molti e molto complessi. Forse entra in gioco di nuovo il discorso delle due italie. E purtroppo quella (spero) più grande e buona paga per le malefatte dell'altra.

Luciano ha detto...

sì rispetto al punto 6 era solo pere dare promemoria della questione. Mi sembra comunque che i dati riportati su produttività e PIL nei confronti di Francia e Spagna non sono esaltanti e se a questo aggiungi che la minor prodduttività è dovuta anche a lavori meno qualificanti come nell'aggiunta in coda sull'innovazione tecnologica parliamo di un paese in forte crisi anche su valori e identità nazionali. E' il Censis che parla di una ridotta capacità del nostro paese di generare valore, speranza. Nel campo del tuo mestiere parliamo di un'alta specializzazione e innovazione credo.

dioniso ha detto...

Sì, e riconosco pure che se questo alto valore umano che c'è nel nostro paese viene usato male a causa delle politiche sbagliate il risultato è quello che vediamo: si produce o emigrazione super-qualificata (il paese spende enormi cifre per formare delle persone che poi vanno a contribuire "aggratis" all'economia di altri paesi (e io purtroppo mi trovo tra quesi)); oppure gente sottoccupata che lavora insoddisfatta in posti sottopagati. Quelli che non rientrano in queste due categorie sono purtroppo solo pochi fortunati. Spero molto che tutto ciò possa cambiare. Il momento sembra abbastanza propizio.

Luciano ha detto...

sono d'accordo con te. Sul momento propizio non saprei. Vedo 3/4 della manovradedicati alla manovra e 1/4 alla crescita. Come dice un mio amico ex-senatore: governo di luci e ombre, che durerà poco. Si dice che ci avvieremo comunque verso il default, il problema è non come evitarlo, ma come arrivarci...

dioniso ha detto...

Tu dici che è inevitabile eh?! E la cosa non ti preoccupa?

dioniso ha detto...

Poco fa è venuto a trovarci un amico tedesco e parlare con lui mi ha fatto riconciliare un po' con questo paese. Non che avessimo la stessa idea ma discutere con lui è stato un piacere. Argomentava razionalmente basandosi sui fatti e riconoscendo la parzialità del suo punto di vista (così come io riconosco la mia) e con l'apertura mentale di chi ascolta anche le ragioni altrui. Peccato che persone così siano piuttosto rare ovunque.

I am ha detto...

Ciao Dioniso, argomento scottante.
Un abbraccio e a presto

Moky ha detto...

Ho letto con molto piacere il commento di Luciano e lo scambio con Dioniso, e mi riempio di orgoglio da vera italo-espatriata per l'intelligenza della discussione e delle argomentazioni!! Di italiani intelligenti ce ne sono tanti, purtroppo non ce la faranno mai in campo politico! I problemi dell'Italia di oggi sono molti, sono complessi e di lunga data: l'Italia non ha un tumore operabile, ma una serie di infezioni incancrenite (si scrive cosi'?... :) impossibili da rimuovere, che si diffondono in tutte le parti del "corpo", forse incurabili. Fosse una persona, la considererei "dead man walking", condannata a morte. Ho intravisto su RAI International, come al solito di fretta e con mezza attenzione, di questa manovra di cui parlate: secondo me, e questo e' il mio residuo pessimismo italiano, non servira' a niente. Ormai il paziente e' senza speranza e ogni cura rimane un palliativo...

p.s.: hai ragione sulla differenza tra OWS e quella porcata che e' successa in Italia: la "bellezza" di OWS e' che non avendo un "capo" politico, non e' comprabile (scusa per il linguaggio non appropriato, ma traduco i pensieri letteralmente dall'inglese, che in questo caso mi vengono piu' facili e spontanei) ne' "dirigibile" ed avanza, continua perche' c'e' una forza popolare vera dietro. In Italia e' stata usata politicamente e politicamente assassinata, ed e' paragonabile, banalmente, a chi sempre in Italia "celebra" halloween, pensando di fare una cosa "moderna" o "hip" e invece fa la figura di chi copia senza capire cosa sta copiando!

dioniso ha detto...

Ciao I am!
Eh sì. A presto!

Ciao Moky, fortunatamente ci sono anche molti italiani più intelligente di noi :-)
Che dire della metafora delle cancrene? Boh, forse è così. Io spero che una speranza ci sia. (spero che una speranza: allitterazione).
Non credo che la cura rimarrà un palliativo. Anzi il rischio è che la cura sia troppo forte e possa contribuire a danneggiare il paziente. Per capirci, non credo che ci troviamo in area di cure omeopatiche.

Non mi parlare di Halloween. Ma ormai penso che ci dovremo rassegnare anche a quello. D'altra parte è come l'imitazione americana della pizza: è un'altra cosa.

Luciano ha detto...

Brevemente: penso che se non c'è niente in giro ci tocca questo. Lo spettacolo offerto dal PD, SeL, ecologisti è desolante. Ovviamente preoccupato e con fievole speranza.
A presto.