mercoledì, luglio 25, 2007

Reunion e Il giardino dei Finzi-Contini

Ho finito da poco la lettura in parallelo di due libri. È stato interessante in quanto entrambi erano ambientati nei decenni che hanno preceduto la II Guerra Mondiale, rispettivamente nei due paesi in cui io ho vissuto. Entrambi narrano le vicende di mondi totalmente scomparsi viste prevalentemente da prospettive adolescenziali.
Tutti e due i protagonisti nascono da famiglie di tradizione ebraica, ma all'interno di queste famiglie, questa identità ebraica non viene vissuta in modo molto integrale. "Questa estrazione ebraica in concreto si riduceva alla visita annuale alla sinagoga nel giorno dello Yom Kippur, giorno in cui mio padre non fumava e non viaggiava, non perché credesse nel Giudaismo, ma perché non voleva ferire i sentimenti di altre persone".
Nelle due famiglie ci si sente prima di tutto italiani e tedeschi rispettivamente e si guarda al sionismo come una bizzarria di pochi estremisti: "reclamare la Palestina dopo duemila anni, secondo mio padre, non aveva più senso di un ipotetico tentativo da parte degli Italiani di reclamare la Germania in quanto duemila anni prima era stata un possedimento romano. Avrebbe solo potuto condurre ad infiniti spargimenti di sangue".
In tutti e due gli ambienti si sottovaluta la portata delle tragedie che Hitler e Mussolini avrebbero generato e si pensa che a breve tutto sarebbe tornato alla normalità. "Conosco la Germania. Questa è solo una malattia temporanea, come il morbillo, che passerà. Credi veramente che i compatrioti di Goethe e Schiller seguiranno questa spazzatura?". Questa considerazione fa riflettere in particolare su quanto sia facile giudicare a posteriori, quando si conosce già il finale della storia. Quando ci si trova dentro però le cose non appaiono così ovvie.
Nella mia edizione di Reunion c'è un introduzione di Arthur Köstler. Cito: la novella narra vicende drammatiche, "eppure il retrogusto che lascia è quello fragrante del vino locale gustato in locande a graticcio lungo le rive del Neckar e del Reno. Non c'è nulla della furia wagneriana; è come se Mozart avesse riscritto "Il crepuscolo degli Dei".

7 commenti:

Sebastiano ha detto...

Chi ha sottovalutato Hitler e Mussolini lo ha fatto perchè pensava che la libertà che quei due personaggi limitavano non fosse la loro. Che un po' di olio di ricino dato alle persone giuste non era affatto un male, anzi poteva portare ordine e disciplina. E' questo atteggiamento che sarebbe da evitare ai giorni nostri; invece a me pare che, ad esempio negli Stati Uniti ma non solo lì, si stia facendo lo stesso errore.

dioniso ha detto...

Caro Sebastiano, non sono molto d'accordo. L'idea che mi sono fatto leggendo libri e ascoltando testimonianze è che effettivamente, soprattutto agli inizi, c'erano persone che in buona fede pensavano che tali idee non avrebbero avuto alcun seguito e i rispettivi regimi sarebbero finiti presto e in modo indolore. Io penso che non si possa giudicare queste persone con il senno del poi.
Ci sono stati tanti movimenti (pseudo)rivoluzionari che si sono esauriti senza far danni. Un esempio è la lega nord. Potenzialmente avrebbero potuto sollevare una guerra di secessione come in Yugoslavia. Potevamo sapere a priori che non sarebbe successo?

Sebastiano ha detto...

I leghisti parlano tanto e fanno poco (in questo sono per fortuna molto Italiani!), ma se dovessero effettivamente compiere atti violenti andrebbero puniti (loro come altri) in maniera durissima. Quando i "Serenissimi" occuparono piazza S. Marco con il blindato lo Stato fece benissimo (secondo me) a prendere molto sul serio la cosa, perchè comunque si è trattato di un fatto simbolicamente molto grave. Penso che se i Fascisti fossero stati subito trattati come eversori le cose forse avrebbero preso una piega diversa. Sono d'accordo con te, è difficile valutare gli avvenimenti quando ci sei dentro, per questo occorre essere sempre vigili e ricordare il passato.

dioniso ha detto...

Sono d'accordo, ma allora non c'era un passato analogo da ricordare e anche i parametri di valutazione di eventi che oggi ci appaiono inaccettabili erano allora diversi.
Molti adolescenti si lasciarono facilmente affascinare da vagheggiamenti di imperi e sogni di grandezza. Tra questi ci furono anche futuri intellettuali di sinistra.

Sebastiano ha detto...

Qualcuno riuscì a capire dove si stava andando, erano pochi ma c'erano! Ma è vero che per la grande maggioranza delle persone era inimmaginabile quello che sarebbe accaduto.

ubik ha detto...

Bella questione sollevata nei commenti. E difficile da riassumere. Comunque la sottovalutazione dei regimi fascista e nazista penso abbia un carattere diverso a seconda che si parli di italiani e tedeschi oppure di ebrei nazionalizzati. Posso dire che Michele Sarfatti ha condotto studi molto dettagliati e ben divulgati sugli ebrei in Italia durante il fascismo; avevo letto "Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi" e " Gli ebrei nell'Italia fascista - Vicende, identità, persecuzione" tutti e due pubblicati da Einaudi, quest'ultimo ad esempio è molto interessante per il discorso qui sollevato e offre un quadro storico per il libro dei Finzi-Contini. Da ricerche d'archivio si evince -tanto per essere brevi- che gli ebrei si "nazionalizzarono" italiani durante il Risorgimento e molti di loro per cultura e storia occuparono molte cariche nelle amministrazioni pubbliche e si scopre anche che molti aderirono al fascismo convinti delle parole di ordine e controllo. Finì che furono tutti perseguiti indistintamente. I due libri li ricordo ben fatti. Sul sito dell'autore http://www.michelesarfatti.it/index.php c'è anche qualche articolo online.

Posso consigliare almeno 2 libri di Arthur Köstler? Sono: "Buio a mezzogiorno" e "Schiuma della terra". Era un grande. Uno dei pochi (gli altri erano Camus, Silone ad esempio) che sapeva vedere quando gli altri vedendo tacevano (Sartre in testa).

Bye-Bye

dioniso ha detto...

Grazie per le informazioni ubik. Quello che scrivi coincide con quanto ho già letto.
Un libro che ho letto su questo tema è "The Italians and the Holocaust" di Susan Zuccotti.
La Zuccotti ha scritto anche su un'altro tema interessante: "The Vatican and the Holocaust in Italy". Però questo non l'ho letto.

Di Köstler ho letto "Il gladiatore" e "La tredicesima tribù". Tutti e due molto belli.