mercoledì, maggio 04, 2011

Interviste impossibili: Talete (seconda parte)

... segue da Interviste impossibili: Talete (prima parte)

- Allora, le cose andarono così...
La fama della saggezza dei sacerdoti della valle del Nilo mi aveva raggiunto a Mileto. Ero molto giovane e avido di nuove conoscenze. Decisi così di mettermi in viaggio verso l’Egitto.
Una volta lì riuscii ad instaurare con i sacerdoti un rapporto denso di scambi. E presto la fama delle mie doti matematiche raggiunse persino il faraone Amasis. Amasis oltre che per la sua crudeltà era anche noto per la sua passione per le sfide. Volle quindi mettere alla prova questo barbaro che era riuscito a guadagnarsi la stima dei suoi sacerdoti. Insieme ad essi mi fece così convocare a corte e mi propose questa sfida: se da solo riuscirete in un giorno a misurare l'altezza dell'obelisco di Ramses II vi ricoprirò d'oro, ma se al tramonto non vi sarete riuscito allora sarete murato nella piramide di Cheope.
- Ah, quindi in qualche modo la piramide di Cheope entra in gioco!
- Sì, ma non nel modo raccontato da Plutarco.
Ma tornando tornano alla corte di Ramses, alle parole del faraone seguì un mormorio diffuso. Il bisbiglio di qualche sacerdote mi raggiunse: “Non accettare!”, “Rifiuta!”
- Bè, certo, anch'io avrei rifiutato.
- Io invece non rifiutai. Ero giovane e le sfide piacevano anche a me. Misi così a rischio la mia vita accettando la sfida di uno dei faraoni più spietati della storia d'Egitto.
- Bel coraggio!
- Qualche giorno dopo fui scortato a Tebe, quella che voi oggi chiamate Luxor. Lì, ai piedi dell'obelisco, oltre ai sacerdoti, alla guardia e al messo del faraone, si era radunata una folla di curiosi. Il messo lesse pubblicamente il testo della sfida.
- Immagino la tensione.
- Bè, sì, non ero propriamente rilassato. Ma neppure il pubblico lo era, a giudicare dal silenzio ieratico che mi circondava. Eravamo all'inizio di Metagitnione, il solstizio era passato da qualche giorno, e il sole ardeva quasi perpendicolare sulle nostre teste.
- Quindi oltre al nervosismo contribuiva anche il sole a surriscaldare il clima.
- Il giorno prima durante il viaggio avevo impegnato tutte le mie facoltà mentali per trovare una possibile soluzione. Non appena ci trovavamo vicino a un obelisco rivolgevo tutta la mia attenzione a quell'oggetto. Lo guardavo dall'alto in basso, lo studiavo, osservavo il suolo circostante, la sua ombra; ma non mi veniva nessuna idea.
- Non eravate spaventato?
- Non lo nego, ma la determinazione superava lo spavento. Quella notte ci misi un po' per addormentarmi. E il mio sonno fu molto agitato. Verso l'alba Atena mi comparve in sogno.
- La dea Atena?
- Sì lei. "L'ombra" - mi diceva - "Guarda l'ombra. È lì la chiave." Mi svegliai con il suono di quelle parole che mi rimbalzava nella testa. Sentivo di essere vicino alla soluzione, ma ancora non capivo.
- E poi che faceste? Rimaneste in piedi fino al momento della sfida?
- No. Riuscii a riprendere sonno. E stavolta fu Ra a comparirmi in sogno.
- Ra?! Il dio del Sole?!
- Sì lui. "Devi guardare il sole" - mi disse - "Concentrati sul sole." Mi svegliai. La guardia del faraone era già pronta per scortarmi verso l'obelisco. Fu solo lì, di fronte alla folla in attesa e grondante di sudore, dopo aver osservato lo spostamento del sole e l'allungarsi dell'ombra, che ebbi l'intuizione.
- Mai intuizione fu più provvidenziale immagino.
- Immagina bene. Non ho mai più provato quella sensazione. Né durante la mia vita terrena né durante la mia vita ultraterrena. Fu come un'esplosione di calore al basso ventre. Un uragano tropicale che rimescola le viscere.
- Come mi piacerebbe provare una volta quella sensazione.
- Atena! Ra! Vi ringrazio! Urlai.
- E il faraone come la prese? Vi ricoprì d’oro come promesso? E i sacerdoti come reagirono?
- Il resto ha poca importanza. Non lo ricordo bene. E poi lo può desumere da altre fonti. Comunque volendo raccontare brevemente ciò che ricordo, mi feci portare un'asta, la piantai in prossimità dell'ombra proiettata dall’obelisco e sfruttando la similitudine tra il triangolo avente come cateti l’obelisco e la sua ombra e il triangolo avente come cateti l’asta e la sua ombra, dimostrai che il rapporto tra l'altezza dell'asta e quella dell’obelisco è uguale al rapporto tra le rispettive ombre.
- Quindi immagino che poi aspettaste il momento del giorno in cui la lunghezza dell’ombra dell’asta avesse raggiunto la stessa lunghezza dell’asta...
- Esattamente! A quel punto misurammo la lunghezza dell’ombra dell’obelisco che in quel momento coincideva con la lunghezza dell’obelisco.
- Sì, perché quello era il momento del giorno in cui l’inclinazione dei raggi solari è di 45°, no?
- Sì, ma come dicevo, questi dettagli li può trovare su uno degli innumerevoli libri che trattano il Teorema di "Talete". Ora mi lasci andare, altrimenti arriverò tardi all'appuntamento quindicinale per la tazza di idromele con i babilonesi.
- Andate, andate. Non vorrei che perdeste un appuntamento così importante. Solo un'ultima brevissima domanda. Ma è vero quello che racconta Giamblico?
- E cioè?
- E cioè che il giovane Pitagora viaggiò da Samo fino a Mileto solo per poter parlare con voi?
- Certo che è vero! Io ero vecchio e stanco, ma quel giovane mi suscitò un'immediata simpatia. Rivedevo in lui quel fervore e quell'entusiasmo che erano miei nel periodo del mio viaggio in Egitto cinquant'anni prima.
- No, la cosa mi interessava perché il personaggio della prossima intervista adeFonica sarà proprio lui: Pitagora.
- Ah! Me lo saluti tanto! Come le dicevo non è così facile parlare con i membri degli altri gironi trasversali. E poi col girone dei teorici numerici c'è una certa rivalità da qualche decina di secoli oramai. Ma ora la devo proprio salutare.
- Sì, sì, grazie mille per l'intervista.
- Non c'è di che. E se vuole sentire altri racconti non esiti a contattarmi di nuovo! Kalispera!

Per una trattazione più breve e noiosa vedi: Talete: Numeri e Geometria attraverso la storia

Indice della serie "Numeri e Geometria attraverso le interviste"

Versione integrale in pdf dell'intervista

6 commenti:

I am ha detto...

Bella davvero la tua intervista!!

Certo che Pitagora sarà impegnativo.

dioniso ha detto...

Grazie I am, sono molto contento che ti sia piaciuta. Sì Pitagora è un personaggio molto impegnativo. Sicuramente avrebbe molte cose da raccontare ma vedremo se e che cosa vorrà raccontare.

dioniso ha detto...

Aggiungo qui una discussione su questa intervista avvenuta su Carnevale della Matematica #37: In Fuga Dal Cappellaio Matto...

Aldo:
Belle queste interviste telefoniche di fantasia col geom. Talete. Leggendole non so chi avesse trovato al telefono, perché se fosse stato veramente Talete di Mileto la prima cosa che avrebbe detto: “ Il teorema, che voi dell’aldiquà ancora mi attribuite, non è mio, ma delle scuole greche venute dopo di me , io non conoscevo ancora il calcolo della similitudine come esso richiede e poi, l’uso della riga e del compasso per descrivere gli enti geometrici furono strumenti introdotti dalle più raffinate scuole pitagoriche, io sono vissuto in un’epoca dove tutto era ancora visto in forma grossolana e rudimentale, basato sulla pratica, per pratici bisogni!”

Eppure, nonostante tutto Talete fu in grado di calcolare con precisione l’inaccessibile, il sacro inviolabile dei faraoni e misurare l’irraggiungibile cosmico degli dei. Se Platone e la sua Accademia ad Atene aveva messo in pensione i metodi meccanici o della pratica strumentale del passato e dissuaso chiunque a servirsene in futuro per il bene della geometria, perché allora annoverò Talete fra i sette sapienti dell’antichità? Cosa fece allora Talete di così tanto importante e straordinario per far parlare gli storici e gli scienziati di Lui ancora per così tanti secoli dopo? Per fortuna ci furono le prime scuole ioniche come eredi della Sua Scienza, ma fu talmente grandiosa che, nonostante i veti dell’Accademia Ateniese, influenzò i più grandi pensatori e le maggiori opere scientifiche dell’antichità per consegnarci a noi e nei secoli, sotto una nuova veste, quel “Sapere” che oggi ci siamo abituati a chiamare col nome più moderno e famigliare di “Scienza”.

Per saperne di più bisognerebbe leggere quello che gli è più caro ad Annarita, ma se la mia versione in pdf è troppo noiosa, allora c’è anche una trattazione “sintetica” di Flavia Marcacci:

TALETE DI MILETO TRA FILOSOFIA E SCIENZA!

Vedete, ognuno di noi, per ciò che Talete di Mileto ci ha lasciato come eredità, dovrebbe leggere, almeno una volta nella vita e a fondo, la Sua divina Scienza.

Ringrazio Gianluigi Filippelli per questa divertente intervista e per la interessante 37.ma edizione del Carnevale della Matematica.

Grazie Annarita per avercelo, come sempre, ricordato.

Aldo

Dioniso:
Grazie Annarita per il rilancio della mia intervista a Talete.

Aldo, quello che ho riportato sono esattamente le parole che Talete ha pronunciato durante la mia intervista. Magari dopo tutti questi secoli in cui il teorema è stato attribuito a lui, Talete stesso si è abituato all'idea.
Purtroppo, non essendo io molto ferrato in storia della matematica, non ho potuto controbattere. Però se vuoi posso prestarti il mio adePhone. Forse tu riusciresti a tenergli testa al miletese e poi potrai raccontarci la sua reazione ;-)
Scherzi a parte, grazie per le approfondite osservazioni e per la tesi, che leggerò nei prossimi giorni.

Saluti adePhonici

Annarita ha detto...

Flavio, il link al post su Matem@ticamente non è corretto.

Ti ho risposto sul post con una segnalazione ad un lavoro eccezionale di Aldo.

Un salutone.
annarita

dioniso ha detto...

Hai ragione Annarita, avevo dimenticato la parte iniziale dell'URL che in questo caso viene sosstituita con quella del mio blog. Ecco quello corretto:

Carnevale della Matematica #37: In Fuga Dal Cappellaio Matto...

Grazie per la segnalazione e per il bel commento.

dioniso ha detto...

Riporto sempre dal blog di Annarita:

Marco:
Il 37° carnevale ospitato da Gianluigi è assolutamente da non perdere, sia per la sua presentazione che per i contributi arrivati.

Cara Annarita, avete parlato di Talete, del bellissimo lavoro del nostro amico Aldo, dell'intervista (che sono andato subito a leggermi) rilasciata a Dionisio tramite il suo adePhone (che dici? Provare a contattare Fermat e chiedergli se ha bisogno di una risma di carta?).

Comincio a sentire il bisogno di andare a rileggermi quella che mi è stata raccontata come una semplice favoletta e invece, da quello che sto leggendo qua e la, potrebbe essere una vera e propria rivelazione logico-matematica, o un contenitore fantasiosamente pazzo e proprio per questo rivelatore, chissà che io apra gli occhi e cominci a fuggire.
MA QUANTO E' BELLA LA MATEMATICA?

Il video è abbastanza pazzo da piacermi, musica compresa.
Grazie
Un salutone
Marco

Dioniso:
Bella idea Marco! Quando e se riuscirò a contattare Fermat non mancherò di inviargli un pacco regalo tramite Cerbero.
Un saluto,
Dioniso