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Ho passato una Pasqua da cappone: senza muovermi a causa del mio infortunio al ginocchio e rimpinzato in ogni stazione del nostro viaggio. Risultato: 3 chili di grasso in più.
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All'arrivo a casa dei miei suoceri abbiamo trovato un grosso mazzo di asparagi selvatici che più tardi si è tuffato in un'ottima pasta.
All'arrivo dai miei abbiamo trovato mia madre che preparava la coratella.
Per il venerdì santo ci trovavamo a Roma e ovviamente non poteva mancare la visita ad una delle nostre sette basiliche gastronomiche:
Volpetti. Dopo la visita siamo andati a trovare mia cugina ed ho potuto finalmente tenere in braccio la mia neonata nipotina Viola.
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La mattina di Pasqua c'è stata la tradizionale colazione con i vicini di casa. Quest'anno avevamo a tavola: vino rosso,
pizza di Pasqua, uova sode, salame, pastiera e cioccolato. Purtroppo mancavano le tradizionali frittata con gli asparagi selvatici e coratella d'abbacchio.
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Per pranzo avevamo i tradizionali "maccaruni coi recagli" (capellini tagliati a mano con sugo con rigaglie di pollo e asparagi),
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la lasagna, il pollo, l'abbacchio, i carciofi,
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Per Pasquetta c'è stata naturalmente una nuova abbuffata con decine di portate: peperoni, fagioli, bruschetta, frittata,
paninetti di Zucchero, torta al formaggio, fagottini di pasta ripieni di tortellini, salsicce, due tipi di pastiera, una crostata ricotta e cioccolato, un torrone artigianale e quintali di cioccolato.
Quel giorno ho anche partecipato (ma per lo più assistito) a una lunga discussione politica in cui padri di famiglia di mezza età proponevano bombe, teste tagliate e rivoluzioni come soluzioni per gli italici problemi.
Quando ho sentito parlare di rivoluzione non ho potuto esimermi dal citare Enzo Biagi che diceva che la rivoluzione nella storia d'Italia c'è stata solo una volta e il promotore della rivoluzione partecipò in treno.
Successivamente riparlando con Zucchero di quella (per la maggior parte inutile) conversazione abbiamo convenuto che un difetto tipico degli italiani consiste nel non prendersi mai le responsabilità e nel cercare sempre un capro espiatorio, che a seconda della moda del momento e del problema può essere: la classe politica, i sindacati, la magistratura od altro. Quando qualcuno interviene in queste discussioni osservando che forse il problema risiede nella società italiana e che quelle classi non sono altro che l'espressione di tale società, di solito non riscuote molti consensi.
La mafia? È colpa dei Piemontesi che sfruttavano il sud.
Le mozzarelle alla diossina? È colpa delle industrie del nord che mandano i rifiuti tossici in Campania.
La corruzione? È colpa dei politici.
Il problema dei precari? È colpa dei sindacati.
Quasi nessuno pensa mai che forse tutti potremmo contribuire con qualcosa di concreto invece di fare discussioni inutili.
Perché non ci si chiede mai: di chi è la colpa dei migliaia di morti sulle strade italiane?
Se c'è il clientelismo, ciò non implica che ci siano anche dei clienti?
Se ai bordi delle strade si trovano montagne di rifiuti è colpa solo del comune?
Se la raccolta differenziata non funziona è colpa solo del sindaco?
Se la camorra smaltisce i rifiuti tossici delle industrie del nord è colpa solo delle industrie del nord?
Forse questo è uno dei motivi per cui il libro La Casta ha avuto tanto successo. Anche se forse non era nelle intenzioni degli autori, il libro viene percepito come l'ulteriore riprova che la classe politica sia l'unica radice di tutti i mali della nazione verso la quale rivolgere tutta la rabbia accumulata nella vita.
Zucchero ha comprato
"Sulle regole" di Gherardo Colombo e convenivamo che sicuramente questo libro non avrà molto successo, visto che non colpevolizza alcuna categoria ma responsabilizza la collettività sostenendo che le regole di una società civile andrebbero rispettate da tutti.