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lunedì, febbraio 09, 2009

Una fine settimana a Triberg

Nella fine settima ci siamo concessi un viaggetto a Triberg. Città della Foresta Nera conosciuta per motivi non turistici.
Abbiamo pernottato da Pfaff. Il nostro amato ristorante (1, 2, 3) che ci ha visto per la prima volta ospiti dell'albergo.
La cittadina era leggermente innevata.
Dopo l'abbondante colazione con annessa preparazione di panini per il pranzo ci siamo incamminati verso il bosco lungo uno dei percorsi che battevo durante le mie riabilitazioni.
Eravamo un po' dubbiosi relativamente all'accessibilità e la pericolosità dei sentieri.
Effettivamente erano tutti totalmente ricoperti di neve ghiacciata. Siamo stati costretti a camminare ai bordi dei sentieri.
Ad un certo punto ha anche cominciato a nevicare.
Nonostante le insidie di percorso e meteorologiche la salita è stata piacevole...

e siamo riusciti a raggiungere l'altipiano che si trova intorno ai 900 m slm.

Continuiamo il cammino.


Dopo un breve tratto di strada asfaltata ci riaddentriamo nel bosco più innevato del precedente e continuiamo per i saliscendi dell'altipiano.

Riprendiamo quindi la discesa.

Dopo la lunga discesa rientriamo a Triberg e con una certa sorpresa (bè, veramente c'era da aspettarselo, viste le temperature delle scorse settimane) troviamo il laghetto ghiacciato.
Mi sono divertito come un matto a vedere le anatre che scivolavano per rincorrere i pezzetti di pane che distribuivamo loro.

Immagino che lo spessore di ghiaccio consentisse anche la pattinata.

Lasciato il laghetto riprendiamo la discesa fino alla nostra pensione.
Alla fine della camminata il mio contapassi conta 14,5 Km.
Dopo una bella fetta di Schwarzwälder Kirschtorte ci concediamo un lungo e meritato riposo.

Non poteva mancare una visita notturna alle cascate prima di cena.

Dulcis in fundo.... la nostra amata trota della foresta nera con patate duchessa (Forelle Gasthof-art).

Il sabato notte la nevicatina è continuata a tratti e la domenica Triberg era lievemente imbiancata.

mercoledì, luglio 04, 2007

Apologia della Riabilitazione

L'istituzione della riabilitazione è secondo me un enorme vanto del sistema sociale tedesco e un grandissimo segno di civiltà. Mi risulta sempre un po' difficile spiegare agli amici italiani che cosa sia la riabilitazione in Germania. Quando dico che sto in una clinica di riabilitazione mi rispondono: ma quindi sei di nuovo in ospedale? A volte per farmi capire uso una grossolana esemplificazione e dico che somiglia un po' al concetto di vacanza alle terme. Credo però che nella realtà del sistema sanitario italiano non esista nulla di paragonabile.
Cerco di spiegare che cosa sia utilizzando altre semplificazioni. Immaginate un albergo - ognuno ha quindi la sua stanza eventualmente anche con coniuge e figli - con del personale medico e paramedico che, all'inizio del soggiorno, stila una terapia individuale volta al recupero delle energie psicofisiche del paziente. Può accedere alla riabilitazione chi sia stato colpito da malattia abbastanza grave - ma anche da incidente, o da qualsiasi problema di salute che necessiti un recupero - e sia stato dimesso dall'ospedale. Il che equivale a dire che può accedere chiunque si trovi ad affrontare una non facile convalescenza. Lo stato sociale tedesco paga quasi per intero il soggiorno di 3, 4 e a volte anche 5 settimane e l'organizzazione prevede addirittura che si riceva a casa il biglietto del treno insieme a due energumeni addetti a prelevare i bagagli: suppongono giustamente che chi ha bisogno di una riabilitazione potrebbe avere dei problemi a viaggiare carico di valige.
La terapia individuale viene in parte consigliata dal personale e in parte scelta dal paziente a seconda delle inclinazioni personali. Nella mia clinica, oltre all'arteterapia (acquerello, steatite, argilla e canestri) già nota ai lettori di questo blog, alcune delle altre offerte disponibili sono: massaggi, ginnastica individuale e di gruppo, consulenze alimentari, sedute con psicologi, esercizi mnemonici, yoga, qi qong, esercizi per combattere l'insonnia, e altro ancora. Inoltre il personale medico definisce anche una terapia per risolvere gli altri eventuali problemi di salute residui.
Lo scorso anno accedetti alla riabilitazione dopo cinque mesi di ospedale, tre mesi di convalescenza e quattro mesi di lento recupero. Il soggiorno contribuì a riportare le mie energie psico-fisiche a livelli normali.
Anche quest'anno l'effetto delle tre settimane è stato benefico.

Durante questo ultimo soggiorno sono venuto a sapere dalla psicologa che all'inizio dell'anno si stava valutando se chiudere la clinica in quanto i finanziamenti si assottigliano sempre di più. Fortunatamente pare che il discorso sia rientrato. Sarebbe stata un'enorme perdita.
Qui ritorna il discorso di un'altra pagina del mio blog: è auspicabile che un governo dia la precedenza al PIL e alla quadratura degli indici economici rispetto allo stato sociale? Il benessere aumenta se qualche indice migliora come conseguenza della chiusura di qualche clinica di riabilitazione?

Il giorno prima della fine del soggiorno del mio scaglione c'è stato il saluto ufficiale da parte del primario. Io e Dieter abbiamo suonato per l'occasione il Wiegenlied di Franz Schubert (trombone e pianoforte).
Ho conosciuto Dieter una settimana prima di ripartire. Lavora per la SWR (TV pubblica del sud-ovest), ha 60 anni e una malattia grave alle spalle. Nonostante ciò non ha mai rinunciato alla sua settimana di vacanza solitaria sulle Alpi. Parte da quota 2000, si fa una decina di Km al giorno con lo zaino in spalla pernottando in rifugi e attraversando anche percorsi in cui è necessario l'uso di corde, raggiunge quota 3000 e torna indietro. Quando ci siamo salutati, vedendomi interessato ai racconti delle sue scalate, mi ha chiesto se fossi interessato anche a partecipare. Dice che non riesce a trovare mai un compagno di viaggio.

lunedì, luglio 02, 2007

Ultimo giorni nella Foresta Nera

Venerdì sera, per festeggiare l'arrivo di Zucchero, siamo tornati da Pfaff. Stavolta ho preso il cinghiale con amarene e prugne al vino rosso e galletti: buono! Con un bicchiere Riesling e uno di Dornfelder, non abbiamo dimenticato il brindisi di buon augurio per Eva Kant e Ubik.
Il sabato ci siamo incamminati di nuovo nella foresta. Siamo partiti dalla base delle cascate a 680 m slm. Lì Zucchero è riuscita a scattare qualche bella foto ad uno scoiattolo. Abbiamo risalito la ripidissima costa che in 1 km conduce alla sommità delle cascate a circa 890 slm. Eravamo quasi sul punto di tornare indietro, ma abbiamo persistito, continuando verso Schwarzenbach (934 slm), quindi verso Weißenbacher Höhe (1011 slm), Martinskapelle (1091 slm), Güterfelsen (1139 slm), fino a giungere dopo circa 3 ore e mezza al Brend (1150 slm), una delle cime più alte della zona, per un totale di 12 km. Siamo anche saliti sulla torre panoramica, ma quella della Stöcklewaldkopf meritava di più.
Lungo la strada del ritorno ci siamo rifocillati nella quasi deserta Gasthaus di Martinskapelle gestita da un signore del luogo e dalla moglie rumena che si è mostrata contenta di aver degli ospiti italiani con cui poter scambiare qualche parola nella lingua stentata appresa in una fabbrica rumena di proprietà italiana.
In prossimità della Martinskapelle c'è la seconda fonte del Danubio che si contende il titolo con la più ufficiale e rinomata Donaueschingen che visitammo lo scorso anno.
Dopo gli ulteriori 12 km di cammino per il ritorno, la cascata ci ha offerto questo spettacolo di rifrazione.
In serata siamo passati per i palchi e le bancarelle della Stadtfest di Triberg, che si tiene addirittura ogni tre anni, e abbiamo consumato la cena al solito Pfaff.
Stasera dove pensate che mi delizierò il palato per l'ultima cena del soggiorno?

mercoledì, giugno 27, 2007

Steatite

Come da promessa, ecco la pagina frivola. ;-)

Dopo i corsi di arteterapia ho confermato la mia consapevolezza di essere proprio negato per quanto riguarda le arti figurative. Nonostante ciò ho trovato la "creazione" divertente e rilassante. Mi sono impegnato in due attività: argilla e steatite.
Conobbi la steatite lo scorso anno qui a Triberg. I tedeschi la chiamano Speckstein che è più o meno la traduzione della parola, composta da due radici greche, che usiamo noi: grasso e pietra. Ritraducendo dal tedesco verrebbe fuori qualcosa come pietrapancetta o pietralardo. La lingua tedesca è piena di queste divertenti ricostruzioni autarchiche di parole di radice greca o latina. In italiano la steatite è nota anche come pietra saponaria.
Non avendone mai sentito parlare, lo scorso anno non mi sono voluto avventurare nei meandri della sua lavorazione e mi sono limitato all'argilla. Dopo aver visto però la facilità con cui questa pietra si lascia modellare, quest'anno ho voluto superare i freni inibitori e mi sono inoltrato lungo i sentieri della creazione. Come dicevo, sono cosciente di non avere alcuna qualità nell'ambito delle arti figurative. Il mio obiettivo è infatti solo quello di rilassarmi impegnandomi in un'attività che di solito mi dà soddisfazione, anche se i risultati lasciano a desiderare; e cioè: creare qualcosa usando le mani.
Sono partito da questa pietra e ho cominciato a lavorare di lima tonda, di trapano e di lima lunga, cercando di allargare il buco, sono arrivato a questo. Poi mi è venuta l'idea di rendere la superficie più varia creando delle aperture. Avrei voluto renderle un po' più graduali, ma la comparsa di una crepa mi ha indotto a fermare il mio lavoro di limatura. A questo punto sono partito con la pezzetta abrasiva che si usa per levigare la superficie. Infine ho applicato il grasso per lucidare la pietra.
Mi sono anche voluto avventurare nella creazione di ciondoli e anelli, sempre con lo stesso pessimo risultato, che è rimasto invariato anche con l'argilla.
Peccato che la signora che insegnava a intrecciare i canestri di vimini era in vacanza, altrimenti avrei sicuramente ripetuto le mie brillanti prestazioni anche in quella specialità.

venerdì, giugno 22, 2007

Sarò il tuo specchio

Il primo giorno d'estate non è dei migliori. Stamane sono andato a correre e c'erano 10 gradi, ma era soleggiato. Ora invece diluvia. Sembrerebbe però che per il fine settimana dovrebbe migliorare.

Vorrei dedicare questa bellissima canzone dei Velvet Underground ,cantata dalla voce teutonica di Nico, all'amore mio che oggi viene a trovarmi per trascorrere il fine settimana qui con me.



I'll Be Your mirror

I'll be your mirror
Reflect what you are, in case you don't know
I'll be the wind, the rain and the sunset
The light on your door to show that you're home
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you

I find it hard to believe you don't know
The beauty you are
But if you don't let me be your eyes
A hand in your darkness, so you won't be afraid
When you think the night has seen your mind
That inside you're twisted and unkind
Let me stand to show that you are blind
Please put down your hands
'Cause I see you
I'll be your mirror

martedì, giugno 19, 2007

Alimentazione tedesca

Penso che i miei due commensali trovino molto strane le mie abitudini alimentari: a colazione mangio solo una tazza di latte e caffè con i cereali, a pranzo accompagno il piatto del giorno con il pane che devo ordinare esplicitamente, a cena invece mangio poco pane e non pasteggio con il tè dolcificato, ma soprattutto non uso il coltello a mo' di spatola per massimizzare la quantità di salsa ingurgitata ad ogni boccone e non imburro mai il pane.
Le loro colazioni consistono in diverse fette di pane, che per definizione va imburrato, farcite con marmellata, formaggio, salsicce o affettati e alcune tazze di caffè tedesco.
A pranzo ci si saluta con "Mahlzeit", che letteralmente significa "pasto" - pare che il saluto provenga da un'abbreviazione di "Gesegnete Mahlzeit" (pasto benedetto) - e il pane è bandito dalla tavola. I miei commensali sorbiscono deliziose zuppette, divorano le loro belle fette di maiale affogato in salse brunastre o biancastre accompagnate da patate, riso o verdure lesse scondite e concludono con una o più coppette di budini vari.
La cena merita un capitolo a parte. Il mitico Abendbrot viene consumato alle 17:30 e consiste in varie fette di pane (aber bitte mit Butter... natürlich), formaggio, salsicce o affettati e alcune tazze di tè... Ora che ci penso l'unica differenza tra colazione e cena pare essere la bevanda.
Quest'anno però non ho ancora avuta l'opportunità di rivedere il mitico pane burro e philadelphia.

Come diceva Lubrano: una domanda sorge spontanea. Mangiando grassi saturi e carne tre volte al giorno quali dovrebbero essere gli effetti sulla salute? Da quello che ci ripetono in continuazione i nutrizionisti ci dovrebbe essere un'incidenza altissima di malattie cardio-circolatorie e neoplastiche. A naso non credevo fosse così, ma ho dato uno sguardo veloce ad alcuni dati trovati su internet e pare che effettivamente l'incidenza di queste malattie nei paesi mediterranei sia molto più bassa.

sabato, giugno 16, 2007

Trota, concerto e principessa

Stasera ho condiviso la piccola sala da concerti della Kurhaus di Triberg addirittura con una principessa: sua maestà Cecilia de' Medici. La prima domanda di Zucchero è stata: ma i Medici non si erano estinti? Parrebbe di no.
Qui a Triberg la visita è stato un evento memorabile da segnare sugli annali. Il quotidiano locale ha pubblicato ben due articoli in prima pagina. Anche se la principessa si è modestamente schermita dicendo di non essere lei la prima, in quanto già Maria Antonietta d'Austria avrebbe visitato Triberg nel 1770. La principessa sarebbe nata a Firenze da madre aidelberghense e ora risiederebbe in Virginia dove sarebbe impegnata, attraverso la fondazione La Gesse Foundation, come mecenate per i giovani pianisti e musicisti da camera. Sembra che la fondazione mandi principessa e musicisti ad esibirsi in Europa. Quest'anno le tappe sono state: Tolosa, Triberg e Budapest.
Prima del principesco concerto sono tornato, memore delle esperienze dello scorso anno, a mangiare la mia amata trota della foresta nera con patate duchessa nel ristorante Pfaff.

mercoledì, giugno 13, 2007

Grandi ritorni: la Foresta Nera

Sono di nuovo qui dopo undici mesi. Nel luogo che mi ha ispirato per la nascita del blog. La foto che vedete è scattata dal balcone della mia camera.
Oggi sono uscito per una lunga camminata nordica percorrendo sentieri che non avevo ancora mai battuto. Sono dovuto tornare indietro un paio di volte, ma alla fine ho trovato quel che cercavo: un percorso da fare in un ora circa che mi portasse alla sommità delle cascate (950 s.l.m.) senza tratti troppo ripidi.
Appena ho iniziato ad addentrarmi nel bosco ho subito trovato dei fiori interessanti che non avevo mai visto. Le foglie somigliano a quelle del sambuco.
Proseguendo la salita, dopo mezzora sono arrivato su un piccolo altipiano usato come pascolo. Lungo il sentiero c'era un'adolescente in bicicletta con due cani che, forti della presenza della padrona, mi abbaiavano spavaldamente. Giunto a più di 100 metri di distanza dai cerberi, mi sono fermato per scattare delle fotografie. A quel punto le due bestie sono scattate, mi hanno raggiunto e mi abbaiavano contro ancora più ferocemente. In questo frangente ho potuto sperimentare la poliedrica possibilità d'uso delle racchette.
Invece sono risultato simpatico al più esibizionista dei vitelli del pascolo, che mi si è avvicinato e mi ha regalato diverse pose per un servizio fotografico.
Dopo aver oltrepassato delle stalle, si rientrava nel bosco, che in quel tratto era attraversato da alcuni ruscelletti , che spennellavano il verde degli alberi anche sul terreno petroso.
Infine sono rientrato nel sentiero noto della ripidissima discesa lungo le cascate, dove si incontrano gli scoiattoli neri della Foresta Nera.

martedì, agosto 08, 2006

Titisee


Breve viaggio pomeridiano al Titisee con cielo plumbeo e pioggia. Ho notato due nomi di alberghi: stella marina e Dolomiti..... mah!
Domani si torna a casa!

lunedì, agosto 07, 2006

Pane burro e .... philadelphia

Il signore con cui condivido il tavolo a mensa ha dei problemi di insonnia. Dice che riesce a dormire poche ore per notte. La mattina fa colazione con pane burro e marmellata e quattro o cinque tazze di caffè tedesco ognuna accompagnata dagli usuali 10g di panna. Ora è noto che il caffè alla tedesca contiene più caffeina dell'espresso. Inoltre, come quantità, una caffè tedesco equivale ad almeno 3-4 espressi.
Non basta. Quella non è l'unica fonte di sostanze eccitanti della giornata: mi ha detto che mediamente beve 6-7 tazze di caffè e 4-5 tazze di tè al giorno.
La sera mangia sempre 2-3 fette di pane, ognuna imburrata con gli usuali 25g di burro, con formaggi vari tra cui l'immancabile philadelphia: un vero inno al colesterolo.

domenica, agosto 06, 2006

Toccata e fuga a Friburgo


Viaggetto pomeridiano in treno destinazione Friburgo. Sono passato da una temperatura di mezzo autunno ad una di fine estate. Al ritorno sono tornato da Pfaff: stasera cena totalmente teutonica: salsiccia, maiale, krauti, spätzle e birra. Il pesce meritava di più.

venerdì, agosto 04, 2006

Gastropatia nella Foresta Nera ;-)

La godereccia cena di ieri mi ha condotto ad una serata di problemi di stomaco. Non credo dovuti alla qualità degli ingredienti, bensì al fatto di aver un po' esagerato con le salse, i grassi e il vino: ormai non me lo posso permettere più.

giovedì, agosto 03, 2006

Gastronomia nella Foresta Nera


Stasera ho provato per la seconda volta il ristorante Pfaff e ho deciso che è il migliore che io abbia trovato in 7 anni di Germania per questa categoria di prezzi. Il migliore in assoluto è stato il Copenhagen di Mannheim; però credo che adesso abbia chiuso, e comunque lì si viaggia(va) su tutta un'altra categoria di prezzi.
Il ristorante Pfaff (Triberg im Schwarzwald - Hauptstrasse 85) offre piatti tradizionali tedeschi ma interpretati con un gusto ed una raffinatezza che non avevo mai trovato in Germania. Persino il pesce viene cucinato con grazia, evitando quelle salse pesanti e ammazza-sapori così amate dai palati nordici.
La trota della volta scorsa e la sogliola di oggi mi hanno fatto godere. Il servizio inoltre è stato molto attento lasciandomi spazio nella personalizzazione del piatto secondo le mie esigenze mediche e i miei gusti. Sia la trota che la sogliola erano accompagnate da verdurine, patate duchessa e un salsa di burro, riesling e pan grattato. Le verdure non erano le solite verdure lesse che si trovano qui: solitamente o totalmente insipide, oppure soffocate di aceto. Erano bensì gustosamente condite con una salsa delicata e qualche cubettino di speck. Le patate duchessa (herzogin kartoffeln) erano fantastiche, tanto da indurmi ad ordinarne una seconda porzione. Anche la salsa al riesling era di tutto rispetto: ne ho gustati addirittura un paio di cucchiaini allo stato puro. La sogliola era poi ricoperta da una deliziosa e croccante crosta di pangrattato.
Il tutto accompagnato da un quartino di profumato Riesling del Baden. Spesa totale 18€ più la dovuta mancia.
Dettaglio da non trascurare la tavola imbandita con tovaglia, tovaglioli, posate e bicchieri appropriati: fatto non scontato da queste parti.
Unica nota stonata: i fumatori. Purtroppo in Germania la legge consente ancora di fumare in alcuni locali pubblici, tra cui i ristoranti. Fortunatamente stasera i fumatori erano solo due: i due genitori di una famigliola greca. Trovo l'abitudine di fumare nei luoghi pubblici di una maleducazione unica. Indipendentemente dal fatto che le leggi lo consentano. Non capisco perché io debba sopportare le puzze emesse volontariamente da un'altra persona e che tra l'altro sono pure nocive. Lo vedo un po' come se qualcuno cominciasse a scoreggiare in un ristorante sostenendo che non c'è nessuna legge che lo vieta, quindi se tu non vuoi sentire le sue puzze te ne dovresti stare a casa. No, sei tu che devi stare a casa se vuoi emettere le tue puzze. Almeno poi quelle naturali non sono nocive.

La pioggia... nel pineto

Camminavo su di una strada sterrata del mio paese natale. Ad un certo punto la strada era chiusa da un fil di ferro teso tra due paletti di legno: lo scavalco. Dopo un po' passa un tir che sembra voglia travolgermi, ma si ferma un soffio prima di farlo. Il camionista scende e mi obbliga ad andare con lui in un ristorante... non so come mi devo comportare. In quel momento la sveglia mi ha trafitto i timpani, entrando dritta al centro del cervello. Non mi sarei proprio alzato: ho deciso, da domani dormo mezz'ora di più.
Ad accogliere il mio risveglio c'era una luce molto fievole e un tamburellare autunnale di pioggia.

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

mercoledì, agosto 02, 2006

Bosco e cascate


Il laghetto non era niente di speciale: una pozza artificiale di un centinaio di metri di diametro con la terrazza di un ristorante che vi si affaccia e un parco giochi per bambini.
Il laghetto è stata però solo la conclusione della mia passeggiata. Ho preso un sentiero che risale le cascate. In effetti queste cascate sono alte. Una volta arrivato alla sommità ho letto che sono alte circa 160 metri. Non c'è però un salto netto ad angolo retto, ma sono costituite da un'alternarsi di piccole cascate e brevi percorsi semipianeggianti. Le piccole cascate non superano mai i dieci metri.
È stato molto piacevole attraversare questo sentiero completamente deserto. Mi ha infuso un senso di libertà. Il bosco è meno uniforme di quello che sembrerebbe a prima vista; oltre ai pini, ci sono anche molti faggi. Ci sono inoltre uccelli che somigliano ai tordi e scoiattoli abbastanza abituati alla presenza umana. Uno scoiattolo mi si è avvicinato a poco più di un metro di distanza. Evidentemente viene spesso alimentato dai turisti.
Nel bosco ci sono vari cartelli che forniscono spiegazioni relative a flora, fauna, storia, geologia. Ho trovato particolarmente interessante uno di questi cartelli, in quanto emblematico della differenza culturale tedesca. Parlava degli alberi morti spiegando che costituiscono l'habitat per una particolare flora e fauna, le quali alla fine fanno rientrare l'albero nel continuo processo di trasformazione dell'ecosistema. Concludeva dicendo che quindi, vedendo un bosco con degli alberi morti, non bisogna pensare che questo sia un bosco sporco e disordinato perché tutto rientra nei cicli della natura.
Sui cartelli e gli avvisi tedeschi bisognerebbe scrivere un libro. I più amati sono quelli di negazione di responsabilità: nessuna responsabilità per il guardaroba; questo sentiero non viene pulito dalla neve e dal ghiaccio, se lo attraversate vi assumete tutte le responsabilità; e così via.
L'albero che muore mi ha anche riportato alla mente in libro di Terzani: "La fine è il mio inizio" e mi ha suscitato un po' di pensieri esistenziali.