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lunedì, febbraio 02, 2015

Playback theatre e lunghissima prova finesettimanale

Nel fine settimana appena trascorso ho avuto un accavallarsi di impegni causato soprattutto dal fatto che quando mi sono iscritto al laboratorio di Playback theatre non ricordavo della lunghissima prova con l'orchestra (da venerdì pomeriggio a domenica pomeriggio). Così, con un lavoro di taglia e cuci, ho incastrato i due eventi cercando di perdere il meno possibile di uno e dell'altro.

Il Playback theatre è stata un po' una scoperta per me, visto che non ne sapevo quasi nulla. Solo gli esercizi iniziali erano abbastanza simili a quelli del mio precedente corso d'improvvisazione ma, quasi subito, con l'esercizio dello specchio, ho visto qualcosa di nuovo. Nella coppia c'era quello che conduceva e quello che doveva imitare e, a un segnale dell'istruttrice, si cambiava ruolo. Nella fase successiva dovevamo decidere noi come e quando cambiare ruolo. È stato piacevole osservare come, senza grossi sforzi e senza scambio cosciente di segnali, l'alternanza risultasse molto fluida e istintiva. E mi è venuto in mente che quell'attenzione verso l'altro e quello scambio di messaggi quasi subliminali è una caratteristica fondamentale anche del ballo e della musica d'insieme. Senza di essi nessuna di queste espressioni artistiche riesce bene.

Dopo altri esercizi siamo passati alle storie. La tecnica del Playback theatre prevede che un volontario del gruppo racconti una storia. Ma la storia può anche essere una non-storia. Può anche essere solo un sentimento, può anche essere solo un'impressione, può essere un aneddoto; oppure una storia vera e propria con incipit, sviluppo, acme e conclusione.
Le storie vengono poi inscenate all'improvviso da quattro attori accompagnati musicalmente da uno strumentista (nel nostro caso anche tre o quattro), che pure improvvisa. Le diverse tipologie di storie vengono inscenate con diversi strumenti drammaturgici. Quelli visti da noi comprendevano la scultura, la scultura fluida (animata), il tabló, il coro e la scena improvvisata vera e propria.
Durante le discussioni successive tra le varie impressioni sono emersi sia aspetti di tipo ludico sia aspetti di carattere più sociologico-introspettivo. C'è stato chi ha detto: a me piace molto giocare e, da adulti, non è facile trovare i contesti giusti per farlo. A me, invece, è venuto in mente che, nella quotidianità, è molto improbabile che una nostra storia riceva tante attenzioni. La si può raccontare in una cena con amici. Magari ci si ride oppure si riceve la giusta solidarietà ed empatia a seconda della storia che si racconta. Ma poi finisce lì. Non ne segue una messa in scena e una discussione in merito. E ci sono storie che forse non verrebbero mai raccontate perché sarebbe difficile trovare un giusto contesto sociale in cui raccontarle. Ma un presupposto di questo teatro è che tutte le storie hanno pari dignità e nessuna di esse va giudicata. Poi credo anche che gli insegnanti debbano essere molto bravi a moderare e le nostre lo sono state.

Complessivamente è stato bello e coinvolgente. Mi ha lasciato una buona dose di positività. E la sera, mentre tornavo a casa dalla prova musicale post-teatrale, ho sentito che avrei voluto spendere ancora del tempo con il gruppo. L'idea ora è di continuare con un incontro al mese. Spero che il proposito si realizzi.

lunedì, dicembre 02, 2013

Appello al Ministro degli Esteri Emma Bonino contro la chiusura dell’IIC di Stoccarda

Rilancio un appello dell'associazione Volare e.V. Heidelberg

Pubblichiamo un appello della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda al quale aderiamo sottolineando che è molto miope una politica che per tagliare nell'immediato non vede l’effetto a catena che tali tagli alla cultura innescheranno. Con la promozione culturale si amplifica l’interesse nei confronti dell’Italia che, specialmente in una regione ricca come il Baden-Württemberg, non può che portare a più turismo verso la penisola e più prodotti italiani venduti. Eliminare un Istituto Italiano di Cultura così importante avrà una ricaduta negativa a medio e lungo termine molto più consistente rispetto quello che si risparmierebbe chiudendo ora l’istituzione. Volare ha aderito all’appello con questa email. Vi invitiamo a imitarci. Se lo desiderate potete anche usare, adattandolo, il testo della nostra email.
Cari Amici,
purtroppo l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda è nella lista nera delle chiusure delle  rappresentanze italiane all’estero.
Dopodomani, Mercoledi 4 dicembre 2013, sarà deciso quali delle 33 sedi “candidate” verranno effettivamente chiuse.
So che apprezzate da sempre il lavoro svolto nei suoi 50 anni di vita da questo Istituto, che ha sempre agito da riferimento per tutte le istanze interessate alla cultura e alla lingua italiana. Vi invito pertanto a far giungere il Vostro appello contro la cancellazione di questo Istituto così strategico, indirizzando una lettera al Ministro degli Affari Esteri, Emma Bonino (scrivi@emmabonino.org), e per conoscenza al Ministro Plenipotenziario Elisabetta Belloni (elisabetta.belloni@esteri.it), incaricata delle trattativa.
Vi invio in allegato una lista delle caratteristiche dell’IIC di Stoccarda, che Vi potrà servire da spunto. Ma sono certa che ciascuno di voi saprà illustrare al meglio le ragioni per scongiurare il pericolo della chiusura dell’Istituto.
Vi ringrazio per il Vostro supporto.
Il Direttore
Adriana Cuffaro

lunedì, giugno 10, 2013

Billo, Youssou N'Dour e Er barcarolo romano

Un paio di giorni fa abbiamo visto Billo - Il grand Dakhaar. Avevamo organizzato la proiezione con Volare in collaborazione con l'IIC di Stoccarda.
La pellicola mi è piaciuta e la discussione con la regista Laura Muscardin è stata interessante. E poi ho anche scoperto questa meravigliosa versione de Er barcarolo romano di Youssou N'Dour.






giovedì, maggio 02, 2013

Secondo KulturFestival Italia e i Paranza Maditerranea

L'evento di chiusura del nostro Secondo KulturFestival Italia erano le Danze popolari italiane con i Paranza Mediterranea.
I musicisti sono arrivati venerdì sera dopo una lunga peripezia che li ha visti partire la mattina presto, raggiungere Fiumicino in auto, partire con un'ora di ritardo e perdere conseguentemente l'autobus che avevamo prenotato. A quel punto Zucchero e io ci siamo dovuti organizzare in fretta e furia, procurarci un'altra macchina e andare a prenderli. Strada facendo abbiamo trovato 14 Km di coda sia all'andata sia al ritorno. Insomma, alla fine della fiera, siamo arrivati a casa alle 20:30. Tutta la peripezia è stata poi raccontata da Ugo Maiorano durante il concerto con una magnifica e divertentissima fronn' 'e limone.

Il sabato abbiamo avuto un tempo deprimente. Pioggia, freddo e grigiume per tutto il giorno. E pensare che giovedì avevamo avuto 27°. Comunque, avevamo a disposizione un palchetto sulla Uniplatz e i musicisti, nonostante le intemperie, hanno gentilmente accettato di esibirsi in un breve intervento per pubblicizzare  il concerto del giorno dopo. La foto che vedete era durante il controllo del suono. Poi, quando hanno cominciato a suonare sul serio, dopo una mia breve introduzione, un po' di gente si è radunata e Zucchero e io abbiamo vissuto l'inedita esperienza del ballo di pizzica e tammurriata sotto la pioggia. E addirittura con una ballerina del calibro di Raffaella Coppola. Un'esperienza che sicuramente non dimenticheremo.

La domenica mattina siamo partiti con il laboratorio danze magistralmente condotto da Raffaella e Ugo. Dopodiché siamo tornati a casa e ci siamo rifocillati con la più abbondante pasta col tonno che io abbia mai preparato.


E che dire della serata?
Sala piena, gente che ballava. Tammurriate, tarantelle cilentane, pizziche.

Persone arrivate senza alcuna intenzione di ballare ma che ben presto sono state risucchiate dal vortice.
Poi c'è stato l'elegante valzer di Raffaella e Sebastian: il figlio della nostra cara amica che molto ci ha aiutato nei giorni scorsi.

E poi sono le immagini a parlare.

Come ultimo pezzo prima dei due bis c'è stata la Tammurriata dell'Avvocata. "L'unica che si suona con molte tammorre" dice Ugo.



Una tammurriata di sfida con ritmi più marziali ballata tradizionalmente solo dagli uomini (due esempi: 1, 2).



Raffaella e Ugo scendono quindi dal palco e la ballano in modo spettacolare mentre continuano anche a suonare le tammorre.
Alla fine ho sentito decine di persone manifestare il loro entusiasmo per il concerto e per il gruppo.

È stato un po' faticoso ma è stata davvero una bella esperienza e i musicisti del gruppo ci rimarranno per sempre nel cuore.
Ah, e ho pure acquistato un nuovo strumento musicale: una meravigliosa tammorra artigianale che ha retto il peso di Ugo e Pietro salitici entrambi sopra in piedi per una dimostrazione di resistenza del manufatto mentre a me saliva un magone dritto dritto alla gola.

mercoledì, luglio 11, 2012

Volare: Michela Murgia parla di "donne tra modernità e tradizione"

Anche la seconda serata con Michela Murgia è andata molto bene. Il tema era sicuramente interessate, ma a generare quella lunga e interessantissima discussione, che a fatica la moderatrice è riuscita a non far sforare troppo i tempi prestabiliti, sono state soprattutto le qualità della scrittrice. Quel suo modo di interloquire: acuto, preciso, deciso e allo stesso tempo pacato e persuasivo; quella sua capacità di smontare e far riconsiderare le proprie convinzioni; quel calore umano e quella simpatia.
Ovviamente quello che ho appena scritto non basta per descrivere le qualità di Michela Murgia. Forse un'idea migliore riescono a darla i commenti che alcuni di noi aidelberghensi volanti e altri amici hanno scritto dopo la serata. Ne riporto qui qualche stralcio.
"credo che voi tutti, come me, siate tornati a casa ieri sera con una sensazione di calore molto forte nel cuore... Quelle con Michela Murgia sono state due giornate bellissime, cariche di solidarietà, lotta, desiderio di condivisione, scambio...pensare che se Volare non fosse esistito, tutto questo non sarebbe mai potuto accadere, accende ancora di più  in me un fuocherello di gioia...prima di tutto volevo ringraziare voi tutti di esserci e di aver creduto nel progetto e in quello che facciamo e poi il pensiero che mi ha accompagna fin da ieri sera e che vorrei esprimervi è questo mio desiderio di creare quella comunità che penso noi tutti in fondo al cuore desidereremmo avere dopo aver sentito le storie di Michela...un gruppo di persone che ci sono, che condividono e che sono presenti nel momento del bisogno come in quello dello scambio conviviale...certo ognuno ha le sue vite e non viviamo tutti attaccati come a Cabras ma Heidelberg è in fondo una piccola cittadina e noi potremmo renderlo possibile, per quanto e quello che desideriamo...io ci sono...nonostante i piccoli mostri che da oggi in avanti devo cercare di educare con molto più consapevolezza di prima mi piacerebbe che condividessimo di più o che perlomeno sapessimo che è possibile farlo..."
"la tua è una grandissima idea che accolgo con la maggiore disponibilità e positività possibili. 
Parlando di ieri: nel mio caso, proprio quella sensazione di calore - forse anche unita ad una brutta notizia sulla figlia di una collega nel cui caso ero stato un po' coinvolto - mi ha lasciato un po' di senso d'insoddisfazione pensando a quello che mi sono perso durante la mia assenza. Avrei voluto essere più presente. Ma stavolta è andata così."

"Io trovo che sia una bellissima idea e anch'io sono tornata a casa con la sensazione che bisogna fare di più che leggersi bellissimi libri su temi importanti come quelli trattati in questi due giorni digerendoli in compagni solo di se stessi. I semi vanno gettati ma anche curati e io ho abdicato a questo compito forse da troppo tempo.
Vi ringrazio tutti per il lavoro che avete svolto ed hai assolutamente ragione senza volare tutto ciò non ci sarebbe stato."
"concordo con tutti voi...è stato veramente bellissimo poter conoscere Michela Murgia e tutto il suo entusiasmo e passione che mette nelle cose in cui crede ed è veramente contagioso!!! Si si si!!!! : ) ci sono anch'io nella Comunitá Volare...anzi ci siamo anche NOI!!! : )) Potremmo veramente parlare di un "Effetto Michela Murgia", quando persone, dopo che hanno avuto il piacere e la gioia di stare e confrontarsi con lei, si sentono particolarmente entusiaste e cariche di energie positive!!! "

"questo incontro con Michela Murgia, indimenticabile e bellissimo,ha smosso anche in me cose che avevo/ho dentro ma che non ho mai avuto il coraggio di affrontare attivamente, anche perchè qui non ho mai incontrato prima le persone per condividerle e attivarle. Oggi, grazie e voi tutti, mi sento anch'io presa nel vortice di tante cose che si devono dire, fare e soprattutto divulgare. "


"Condivido appieno l'invito a creare comunità. Io personalmente ho sempre creduto in questa cosa. Nei diversi periodi della vita talvolta sono riuscita a farlo talvolta no, ma ci ho sempre provato e sono davvero felice della possibilità che abbiamo ora tutti insieme.
Forse non riusciremo a fare grandi cose, ma credo che siano grandi anche le piccole cose che ognuno di noi può fare ogni giorno nel piccolo della vita quotidiana.
Senza contare la grande responsabilità, ma allo stesso tempo opportunità che abbiamo nel cercare aiutare i nostri figli e nipoti a diventare persone di valore per la società futura."


"ci sono anche io! e la comunità è una cosa bellissima, ma voi rappresentate per ma una comunità già adesso .. :-)), nel senso che per la prima volta dopo 4 anni che sono qua, ho trovato in voi quel calore, entusiasmo, supporto e condivisione che mi fanno sentire a casa, nel senso vero del termine! Quindi grazie di cuore. "

lunedì, luglio 09, 2012

Sulla strada della musica: ovvero storie di bambini dalla strada al palcoscenico

L'Italia che mi piace è quella che non si perde in sterili e noiose lamentele; è quella che cerca di proporre e sostenere belle idee e bei progetti; è quella che risponde con azioni concrete e costruttive quando qualcosa non va; è quella che riesce a costruire nella difficoltà e anche ricostruire dalle macerie.
Di queste realtà in Italia ce ne sono molte. E tutti dovremmo valorizzarle, incoraggiarle ed indicarle ad esempio. Non abbiamo solo la corruzione e il malcostume. Un esempio l'ho visto giovedì scorso con l'Orchestra di Piazza Vittorio e il suo progetto di orchestra multietnica. Un altro esempio, di cui parlerò a breve, l'ho visto nella Città di Matera durante il nostro recente viaggio pitagorico.
Il terzo esempio di cui voglio parlare oggi è un bellissimo progetto del Conservatorio di Milano in collaborazione con la Casa della Carità. L'ho scoperto guardando l'ultima puntata dell'Infedele. Il progetto si chiama Sulla strada della musica e così viene descritto dal presidente del Conservatorio Arnoldo Mosca Mondadori

"Nel momento in cui a Milano erano continui gli sgomberi dei campi nomadi e i bambini finivano sulla strada e non potevano più seguire un percorso scolastico coerente, mi sono detto: noi come istituzione dobbiamo rispondere e non solo con le parole ma soprattutto con la musica.
L'arte può essere uno straordinario strumento di unione che superi i discorsi destra-sinistra e quindi abbiamo deciso di aprire due corsi: di violino e fisarmonica. Solo che ci mancavano gli operatori sociali. Quelli con una conoscenza più ravvicinata del problema. Così siamo andati da Don Virginio Colmegna e abbiamo firmato una convenzione con la Casa della Carità. I ragazzi hanno cominciato a varcare le porte del conservatorio e sono iniziati questi sabati in cui il conservatorio si trasforma in un paese diverso.
Ci sono le famiglie, i bambini, ci siamo noi. E piano piano i ragazzi hanno imparato a leggere, hanno imparato a unire alla loro passione e al loro istinto naturale anche la didattica. Per cui oggi sono pronti per un concerto per me meraviglioso. Una risposta della bellezza alla violenza verso l'uomo, all'usurpazione, alla strumentalizzazione. La bellezza e l'allegria che rispondono in un altro modo: una terza via."

Il conservatorio "ha offerto e continua a offrire gratuitamente un corso di violino e uno di fisarmonica... I docenti sono gli allievi degli ultimi corsi che lavorano con la supervisione dei docenti del Conservatorio"

C'è da aggiungere qualcosa a queste parole? Non credo. Ora tra "Orchestra di Piazza Vittorio" e "Sulla strada della musica" noi di Volare non abbiamo che l'imbarazzo della scelta. La probabilità di poter realizzare un evento qui a Heidelberg con una delle due orchestre è molto bassa, forse è solo un bel sogno. Ma i sogni non sono fatti per poter essere realizzati? Non ho appena detto che mi piace l'Italia che cerca di proporre e sostenere belle idee e bei progetti? E non è ancor più stimolante quando i progetti sono anche un po' visionari e improbabili?

Altre informazioni sul progetto "Sulla strada della musica" le trovate nel video sottostante e nei primi minuti della puntata dell'Infedele  e sul blog di Gad Lerner.

sabato, giugno 23, 2012

Volare alla Interkulturelles Fest

Non ci ferma più nessuno! Era il titolone della prima pagina della Bild sempre esposta nella nostra panetteria. Il panettiere ora aspetta trepidante il risultato di domani per sapere quale nome dovrà scrivere sui suoi amerikaner di martedì. Io invece, pur di non dover assistere a un nuovo incontro con la Mannschaft, che potrebbe rendere più difficile la mia convivenza qui, farò il tifo per l'Inghilterra.
Ad ogni modo noi oggi siamo stati impegnati quasi tutto il giorno con VolareAvevamo un gazebo alla Interkulturelles Fest. È stata una giornata piacevole: amici, collaborazione, chiacchiere, calore, musica. Mi sono persino esibito per la prima volta in pubblico con il mio organetto ripetendo sino allo sfinimento quei due pezzi che ho imparato.

Al gazebo abbiamo raccolto fondi per le zone terremotate dell’Emilia Romagna attraverso offerte, vendita di libri usati e di specialità italiane preparate da noi (Zucchero ci ha speso lo scorso fine settimana e tutta la mattinata di oggi). Non sappiamo ancora quanto abbiamo ricavato, ma a occhio direi che mi aspettavo un po' di generositàin più. In ogni caso devolveremo tutto ai terremotati attraverso un bonifico sul Conto Corrente di Solidarietà della Provincia di Modena.

domenica, maggio 27, 2012

KulturFestival Italia: Tarantole, tammorre e tarantelle

Devo confessare che è stata molto dura. Soprattutto negli ultimi due giorni di festival. Sono state giornate di stress ed emozioni forti. Ma alla fine  siamo rimasti tutti molto soddisfatti.

I Dissonanti sono arrivati sabato 19 verso le 19 dopo un viaggio in autobus di più di 1200 Km in 18 ore. Ad accompagnarli un gruppo di circa trenta affezionati pieni di allegria e voglia di ballare e di divertirsi. Tra di loro anche l’assessore alla cultura, a rappresentare il comune di Arce. Ed è pure grazie al generoso contributo del comune e del sindaco che siamo riusciti ad organizzare questo evento.
Qui avevo già raccontato parte dell'odissea organizzativa dell'evento. E l'odissea ha raggiunto il suo acme proprio sabato sera. Pensavo che saremmo riusciti a sistemare tutto, gruppo ostello 1, gruppo ostello 2 e tre gruppi case private, in un'ora circa. Ma di ore alla fine ne sono servite più di quattro. Il mio cellulare sembrava impazzito e le intemperie hanno causato problemi aggiuntivi di coordinamento tra i due eventi in corso e l'arrivo del gruppone. Stavamo quasi per prenderci a male parola e abbiamo anche dovuto annullare la breve incursione programmata per la pausa dell'altro concerto.
Ma come tutte le odissee anche questa ha un riscatto finale.

E il lungo riscatto comincia nel primo pomeriggio della domenica. Quando, dopo il pranzo al Karlstorbahnhof preparato da Zucchero, partiamo con la sfilata "inautorizzata" per il centro di Heidelberg. I Dissonanti che sfilano e suonano mentre il seguito canta e balla riempiendo la Hauptstrasse di gioia. Uno spettacolo indimenticabile che anche nei miei scenari più ottimistici non avrei mai osato immaginare.
L'immagine del corteo in attesa al semaforo rosso della Karlstor è una delle più emblematiche. Ma da bravi akantiani, non appena il flusso automobilistico cessa si riparte. E si prosegue ballando, cantando e conversando. Ascolto i fantastici racconti delle avventure occorse la sera precedente.
Tra le festose scorribande degli affezionati dei Dissonanti, muniti di organetti, tamburelli e copricapi di palloncini, si enumerano incursioni in diversi locali del centro e addirittura un ingaggio a pagamento per un'improvvisata coreo-musicale ad una festa di compleanno.
Ma forse la storia più bella è quella del gruppo di turisti orientali coinvolti nella pizzica e nella ballarella.
Purtroppo tra i racconti ascolto anche quello dell'intervento della Polizei, forse a seguito di una chiamata, volto a reprimere il tentativo musico-insurrezionale di una delle tante cellule coreo-musicali impazzite. La Polizei è comunque clemente. Fornisce solamente informazioni sulla precisa regolamentazione delle espressioni artistiche per le vie del centro e dota il pericoloso gruppuscolo anarchico di mappa con luoghi e orari delle possibili esecuzioni.
Il racconto mi preoccupa un po' e chiedo ai Dissonanti di suonare con un più discrezione, ma qualcuno mi fa notare che il mio invito è un ossimoro. Comunque allunghiamo il passo per ridurre la possibilità di ulteriori chiamate alla Polizei.

Poi, all'altezza della Heiliggeistkirche, propongo una deviazione verso la strada parallela. E provo un po' di sconcerto quando un'amica tedesca mi dice: Ma dai! Che importa se ci fanno la multa. Facciamo una colletta e la paghiamo.
Ma che succede!? Stiamo forse trasformando Heidelberg in una pericolosa avanguardia di sregolatezza mediterranea!?
Comunque alla fine arriviamo incolumi sulla piazza del mercatino dove le colleghe volanti ci salutano dalla loro bancarella. Bancarella che il giorno prima mi ha visto protagonista di una memorabile esecuzione de La Tartaruga al mio recente acquisto: il pbone verde.
E lì, sulla Friedrich-Ebert-Platz, tra le bancarelle del mercatino toscano, si suona, si canta e si balla.
Poco prima delle tre ci rincamminiamo verso Karlstorbahnhof, luogo del laboratorio danze e concerto.
Alla lezione non siamo in molti. Poco più di dieci credo. Ma gl'insegnanti sono bravi e si balla parecchio. Io, in particolare, ballo con molta energia e alla fine le endorfine mi chiudono lo stomaco. In questi casi so che non dovrei mangiare ma verso le 19, mentre sistemo gli avanzi della cena del gruppo, la tentazione è troppo forte, e ingurgito tre penne della pasta al forno di Zucchero. Mai decisione fu più sbagliata. Mi parte un fastidioso mal di stomaco.  Il concerto dovrebbe cominciare alle 20 e io a quell'ora sono ancora molto sofferente.
Sto pensando di annullare il discorso di ringraziamento. Ma fortunatamente il  gruppo dei trenta affezionati è in ritardo. Arrivano alle 20:30. Dieci minuti dopo la scomparsa del mio mal di stomaco. E allora il discorso si tiene! Mi metto d'accordo con Chiara, Brigida e Alvaro: i Dissonanti eseguiranno un pezzo e quindi noi saliremo sul palco. Il livello di emozione è intenso e per la seconda volta in poche ore cedo a una tentazione: non resisto al richiamo del ritmo e mi metto a ballare.
Il pezzo cessa e saliamo sul palco. Parlare in pubblico è sempre fonte di ansia per me. Ma di solito riesco a dominarle bene. Quello che invece questa volta non riesco a controllare è il fiatone causato dallo sforzo fisico del ballo. Credo di aver trasmesso un'impressione di forte tensione. Me lo conferma Alvaro: "all'inizio stiv' tirat' com' 'na corda 'e viulino". Ma dopo la prima traduzione di Chiara il respiro torna normale. Ringrazio Alvaro, artefice dell'organizzazione cisalpina dell'evento, sindaco, assessore, soci, collaboratori e pubblico. Poi la parola passa a Brigida. Ricevo tre copie della storia di Arce, una delle quali finirà nella biblioteca comunale di Heidelberg. E infine parla Alvaro. Le parole di Brigida e di Alvaro mi emozionano.
Ma dopo i discorsi si passa all'azione.
Si va avanti ballando per ore.
Pizzica, tammurriata, ballarella e tarantella.
I Dissonanti sarebbero andati ancora avanti per ore. Ma gli orari qui sono un po' più restrittivi e verso le 23:30 dobbiamo chiudere.
Molti tra il pubblico condividono con me commenti pieni di entusiasmo per quella musica e per il cuore e la passione mostrati dal gruppo. Una signora tedesca amante dell'Italia mi ha detto: è stato proprio bello! mi sembrava di essere in Italia negli anni della mia giovinezza. E io personalmente ho provato quel tipo di emozioni che non si cancellano con gli anni. Credo che per molti questa presenza dei Dissonanti a Heidelberg rimarrà un evento indimenticabile.
E dopo tutte le fatiche condivise un'abbraccio con Alvaro non poteva mancare. Un grazie di cuore a Dissonanti e amici. Avete portato il calore della nostra patria.

Il resto delle foto e dei video le trovate sul sito dell'associazione Volare di Heidelberg e anche sui tre album del fotografo Franco Caracci (Heidelberg - "in giro per la città"Heidelberg - "L'anteprima"Heidelberg - "Il concerto"). 

venerdì, maggio 18, 2012

KulturFestival Italia: Cavour e Bismarck - Asimmetrie e Convergenze - Gian Enrico Rusconi

L'incarico pomeridiano di ieri per me e Zucchero era andare ad accogliere il professor Gian Enrico Rusconi all'aeroporto di Francoforte. Dopo un breve disguido iniziale dovuto a un equivoco di porte d'uscita recuperiamo l'emerito professore.
Il viaggio fila liscio e dialoghiamo piacevolmente. Dopo i consueti aggiornamenti atmosferici il discorso finisce inevitabilmente sui temi evoluzione/involuzione della cultura tedesca e rapporti tra Italia e Germania. Negli ultimi anni mi è capitato più di una volta che amici e familiari mi rimproverassero troppa severità nel giudicare l'involuzione della cultura tedesca che sto osservando da qualche tempo. Ho espresso le mie osservazioni al professor Rusconi, uno dei massimi esperti italiani di politica, storia e cultura tedesche, forse speravo un po' in un smentita, ma purtroppo il professore si è trovato d'accordo su quasi tutte le mie osservazioni. E anzi, ha detto che una simile involuzione nazionalista lui la registra addirittura tra i suoi colleghi più giovani. Quindi anche tra l'élite degli intellettuali. E la cosa lo preoccupa.
Forse proprio questa discussione in auto potrebbe aver ispirato la sua breve introduzione alla relazione. Il professore ha infatti espresso il suo disagio nel non riconoscere più la cultura tedesca che lui ha amato e conosciuto molti anni fa. E alla fine ha detto che quell'introduzione è stato un fuori programma improvvisato. Ho ripreso questa breve introduzione. Se volete potete riascoltarla o qui oppure nel video inserito qui sotto.

In tutto il professore ha parlato per quasi due ore. Ma, nonostante la complessità del tema non è mai stato noioso. Al contrario ha mantenuto vivissima l'attenzione con un eloquio che alternava fatti storici, osservazioni personali, passione, umorismo e raffronti tra presente e passato. Scherzandoci un po' sopra poi il professore ci ha detto che i tedeschi lo etichettano sempre come tempermentvoll.
Il suo discorso mi è piaciuto talmente tanto che a un certo punto mi sono messo a prendere appunti (soprattutto i concetti che più mi colpivano) come ai tempi dell'università. Li riporto per la cronaca in fondo a questo articolo.
Anche la cena con professore, pianisti e colleghe volanti è stata piacevole.










Gian Enrico Rusconi Cavour e Bismarck – Asimmetrie e Convergenze 
Appunti presi al volo (soprattutto i concetti che più mi colpivano) durante l’interessantissima conferenza "Due modelli di leadership politica: Cavour e Bismarck"
18 maggio 2012 - DAI Heidelberg
Abbreviazioni: C: Cavour – B: Bismarck – G: Garibaldi – M: Mazzini

Il concetto storico di Italia e Germania come verspätete Nationen (nazioni arrivate in ritardo) merita di essere approfondito attraverso tre riflessioni.

1. Le asimmetrie temporali: Unità Italia 1861 – Confederazione tedesca 1867, Unità dell’impero 1871 2. Le due unità nazionali non sono solo processi interni ma sono inquadrati nel conflitto delle potenze europee…
 …Si rimprovera sempre all'Italia di essersi schierata da una parte o dall'altra a seconda delle convenienze. Ma ci si deve sforzare a capire la grande complessità della realtà italiana. Complessità dovuta per buona parte all'oggettiva posizione geopolitica dell'Italia. A metà strada tra continenti e culture molto diverse.
3. Il processo converge nell'alleanza militare del 1866 tra Piemonte e Prussia. La Prussia trionfa ma l’Italia fallisce a Custoza. Bismarck avrebbe attaccato l'Austria solo se ci fosse stata l'Italia.

Le due personalità sono asimmetriche.
Cavour, Mazzini e Garibaldi si odiavano ma erano uniti sull'ideale dell'unificazione.
Garibaldi capisce che per unire ci si sarebbe dovuti alleare con Cavour: mai andati contro il parlamento.
Bismarck detestava il parlamento ma non l'ha mai chiuso. L'idea che lo si possa vedere come predecessore di Hitler è sbagliata.
La macchina da guerra prussiana ha fatto la Germania.
Con tutti i suoi limiti il sistema italiano è una monarchia parlamentare. La Germania è semi-
Cesaristi: rispettano formalmente la struttura del parlamento ma mirano molto al populismo. Cesarista: persona che non distrugge lo stato corrente ma lo condiziona fortemente. Oggi lo chiamiamo populismo, ma senza un Cesare non c'è populismo.
Nella seconda metà dell’ottocento si cominciano a usare i moderni termini politici ma con significati un po' diversi. Perfino il concetto di opinione pubblica è cambiato totalmente.
C e B: in entrambi si parla di cesarismo e populismo ma in modo diverso. C non è mai stato un mito paragonabile a B tanto meno paragonabile a G. Lincoln chiese a G di combattere in USA contro i sudisti. G disse avrebbe accettato solo se lo avessero fatto capo di tutto.
Il mito di B è scaduto. C non lo è mai stato. G onesto, M profeta. Rusconi odia i profeti.
La chiesa sbaglia tutto e lì è la radice di tanti mali che verranno dopo. C era laico e voleva ridurre potere temporale chiesa.
Né C né B inventano la Nazione (italiana o tedesca). L'idea c'era già. I borghesi e gli studenti vanno con G ma non i contadini. Nessuno sospettava che il meridione fosse ciò che era. Massimo D'Azeglio. C e B creano lo stato su una nazione preesistente. Senza guerra non ci sarebbe stata nessuna unità nazionale.
C liberale, B illiberale.
 Unificazione nazionale italiana tra 1859-61. La struttura istituzionale esportata e impone il modello del regno sardo.
Germania rimane una confederazione tra due poli: Prussia e Austria. Solo l'azione di B fa prevalere la guida prussiana.
Governi della confederazione tedesca: quelli liberali ammirano la rivoluzione Italiana, gli altri no.
Si diceva: "il Reno si difende sul Po". Allora capite perché la seconda guerra d'indipendenza si ferma. Napoleone 3 si ferma perché teme di trovare i prussiani e i bavaresi sul Mincio e allora pace.
Grossa importanza della Francia per la storia tedesca. Italia in posizione sempre un po' dipendente. Stessa dinamica oggi in Merckel, Holland, Monti.
B ha come obiettivo l'espulsione dell'Austria dalla confederazione tedesca. Prima cosa far fuori l'Austria quindi si allea con C.
1860 B dichiara che è opportuno che si formi un regno d'Italia. A lui interessa come cuneo tra Francia e Austria. B non vuole seguire il modello di C.
"Abbiamo bisogno di un C tedesco". Persino nel 1866 un liberale tedesco scrive: "come ho invidiato gli italiani, come ho desiderato un C o G tedesco". Poi di colpo è comparso B. Il liberale è disposto a sacrificare il suo liberalismo di fronte a B. La tragedia del liberalismo tedesco. Il liberalismo non riuscirà mai ad affermarsi in Germania per questo. Ma B non era un protonazista. B governa a prescindere dalle decisioni del parlamento, ma non è la rottura.
B: “La Germania non guarda al liberalismo della Prussia ma alla sua potenza. Non si decide con la maggioranza ma con il ferro e il sangue.” Non è tirannia ma cerca di convincere il parlamento.
C non avrebbe mai detto cose del genere, ma alla fine anche lui usa la violenza. Quanto a chiacchiere in parlamento C era maestro.
Differenza tra liberale e illiberale ma lo strumento è comune: la guerra.
Idea diversa di popolo e del suo manifestarsi.
Per C il popolo è parlamento e opinione pubblica. Combatte contro movimenti radicali. Se i garibaldini nel 1861 fossero scesi in piazza per evitare unità C avrebbe mandato l'esercito. G intuisce e si adegua.
Per B il popolo sono i sudditi fedeli al re. Si mobilita contro i democratici. Aprile 1861 prussiano scrive “parlamento: casa delle chiacchiere”.
Agli antipodi C. 6 mesi prima di morire: “Non ho fiducia nelle dittature. Sono figlio della libertà e ad essa devo tutto quello che sono”.
Se avessero potuto gli italiani avrebbero scelto G come dittatore.
B introduce il suffragio universale con il parlamento diviso in tre classi perché pensa che il popolo voterà per il re e per l'esercito. B gioca su complessità istituzionale e populismo.
1882 Italia 12% votava.
Verso la fine del secolo il modello prussiano attrae la classe dirigente italiana: con Crispi.
Domanda Ivana: Noi non siamo dei fanfaroni. Italiani sono pragmatici. I tedeschi sono idealisti. In Italia l'ideale non ha trainato un popolo. Che cosa dovremmo fare in Italia? A chi dovremmo riferirci per tornare a qualcuno come C?
Rusconi: C non appartiene più al nostro mondo. Lui si sarebbe offeso a sentirsi definito un idealista. I tedeschi hanno un forte senso di appartenenza nazionale che spesso sfocia nel nazionalismo, ma questa involuzione ha portato questo paese a due disastri. Questa estrema dedizione alla comunità ha portato questo paese a due esperienze mortifere. Ho combattuto anni contro stereotipi, ma sono tornati.
La Lega: chi avrebbe immaginato che sarebbero finiti con questo familismo di stampo meridionale. Le cose della lega si dicevano all'oratorio ma poi ci si autocontrollava e a scuola si diceva altro? Gli italiani sono davvero difficili da interpretare. Unità di costumi ma grandi differenze e complessità. Non sono in grado di fornire una risposta esaustiva. Monti e Fornero sono nella linea di Cavour. L'irrazionalismo porta alla Lega e al grillismo. Oggi nessuno può fare la politica di C né di giolitti né di De Gasperi. Si è perso lo spazio di libertà del nostro governo. Pensa che sia diverso in Germania? Apparentemente sembra che abbiano più spazio.

KulturFestival Italia: inaugurazione e conferenza

L'inaugurazione di ieri è andata bene. Bravissimi i pianisti e bella come al solito l'atmosfera. Anche il rinfresco finale offerto da Volare è stato molto apprezzato. E nuovi contatti sono stati allacciati. Grazie a tutte le colleghe volanti e a tutti i soci e gli amici che ci hanno aiutato.
Anche la conferenza di Rusconi di stasera è andata molto bene. Al di sopra delle aspettative. Ma di questo parlerò in un'altra puntata.

mercoledì, maggio 16, 2012

KulturFestival Italia: il grande giorno dell'inaugurazione!

Si parte tra due ore con il concerto Concerto per pianoforte con Alessandro Commellato e Lorenzo Marini.- Hilde-Domin-Saal – Stadtbücherei (Poststraße 15 · 69115 Heidelberg).
Zucchero è stata impegnata tutto il fine settimana nella preparazione dell'aperitivo di stasera e del pranzo per il gruppo di domenica. Ora sta infornando.
Nella foto il manifesto (opera delle eccezionali colleghe volanti) affisso dalle parti della piazza centrale di Heidelberg.
Chiuderemo domenica con Tarantole, tammorre e tarantelle
Danze popolari italiane con I dissonanti. Sì, quello organizzato da me per la parte transalpina e da Alvaro (con il gentile supporto di sindaco e comune di Arce) per la parte cisalpina.
Se volete dare uno sguardo al volantino (magistrale opera delle colleghe volanti) con programma accomodatevi pure: fronte, retro.
Se troverò il tempo tra le migliaia di cose da fare magari scriverò qualche aggiornamento.