mercoledì, ottobre 29, 2014

Stefano Bollani a Enjoy Jazz

Ieri siamo andati al concerto Stefano Bollani Piano Solo di Enjoy Jazz
Bollani era in grande forma: improvvisazione e umorismo a livelli altissimi. Interazione con il pubblico come al solito. Stavolta il tormentone sono stati i colpi di tosse del pubblico ripresi da lui e incastrati nei suoi pezzi.
Immancabile e irresistibile il bis con lista di autori e canzoni chieste al pubblico. Brillante quasi come quella del concerto di Francoforte.

martedì, ottobre 28, 2014

Leopardi e il creazionismo

Ho appena letto su Qfwwwfq questo interessante articolo sul giovane Leopardi: IL GIOVANE METAFISICO. Ne rilancio qualche passaggio.


«Nelle dissertazioni il "giovane favoloso" sostiene una serie di luoghi comuni della metafisica tradizionale che di lì a poco abbandonerà come fossero favole infantili, e si tratta esattamente di alcuni di quei luoghi comuni che modellano ancora oggi le vie neurali di gran parte dell'umanità, nonché di molti di quei filosofi idealisti e particolarmente ostili alla tecnica e alle scienze della natura che, con sottile e sottovalutata contraddizione, godono di popolarità persino in rete e sui media. I due luoghi comuni principali sono il dualismo mente-corpo di sapore platonico-cristiano-cartesiano e l'idea tomistico-lebniziana del disegno intelligente e dell'essere perfettissimo. Il ragazzino erudito innesta i contenuti filosofico-religiosi dei suoi studi sulla particolare architettura mentale del Sapiens, il quale è stato dotato dall'evoluzione di preziosi dispositivi iperattivi di attribuzione di intenzionalità e di riconoscimento di agenti da cui, secondo alcuni studi neurocognitivi recenti, deriverebbero come sottoprodotti gli spiriti, i folletti, le anime, gli dèi e i divini architetti delle varie culture. Insomma, è come se queste dissertazioni offrissero un compendio di alcuni aspetti "infantili" e innati del pensiero umano che sono una parte di quella che oggi viene chiamata psicologia ingenua. A Leopardi, contrariamente a quanto accade alla stragrande maggioranza degli esseri umani, bastò poco tempo per rendersi conto che in realtà non ci sono né anime immateriali, immortali e assolutamente libere né disegni intelligenti di un essere perfettissimo. 


Nel mare di stupidaggini in cui la mente giovanile di Giacomino naufragava dolcemente, qualche buon pesce, persino più buono di quanto lui stesso potesse immaginare, è tuttavia finito nella rete. Si tratta di due piste di ricerca poco ortodosse (rispetto al rigido cattolicesimo familiare) che lui ha intravisto e coraggiosamente imboccato, percorrendone i tratti iniziali e ancora acerbi: una spiegazione neuroscientifica dei sogni che rigetta qualsiasi fantasia oniromantica e una teoria gradualista dell'"anima" e dello "spirito" che, per quanto riguarda l'attribuzione di una "mente cosciente" agli animali (come si direbbe oggi), lo porta oltre il paradigma strettamente cartesiano e lo avvicina ad approcci contemporanei particolarmente sofisticati come quello di un Hofstadter...»

lunedì, ottobre 27, 2014

La musica dai ritmi irrazionali 1

- Ritmi irrazionali!? Ma che significa? Come fanno a essere irrazionali i ritmi? Io ho sempre visto delle frazioni all'inizio delle partiture. Tipo 2/4, 3/4, 4/4. Non sono quelle che stabiliscono il ritmo del pezzo? Che significa che il ritmo è irrazionale? Che invece di un 4/4 potrò avere un √2/4 o un π/4? Un po' difficile da contare no? Questa cosa mi puzza. Non è che mi stai per raccontare cose simili alla musica spettrale o agli esperimenti con spettri artificiali?
- No, non proprio. Allora, partiamo dalle basi. Nella nostra notazione musicale un ruolo fondamentale nella definizione del ritmo viene giocato dalla battuta.
- Ah sì, l'insieme delle note comprese tra le stanghette.
- Esatto. E, come hai già osservato, la frazione iniziale stabilisce il ritmo della battuta. E, oltre a quello, anche la quantità di valori che la battuta può contenere e gli accenti. Più precisamente il numeratore stabilisce il numero di movimenti nella battuta e il denominatore stabilisce la durata di ciascun movimento. I movimenti li si può pensare semplicemente come movimenti della mano. Ad esempio con l'indicazione 3/4 si vuole specificare che la misura è composta da tre movimenti ognuno dei quali dura un quarto dell'intero (la semibreve). Con 3/8, invece, si hanno sempre tre movimenti ma ognuno di essi dura un ottavo dell'intero.
- Quindi la differenza è che il movimento del 3/8 è la metà di quello del 3/4?
- Beh, a parità di indicazione metronomica, sì. E, di solito, il 3/4 si batte con tre movimenti della mano ognuno dei quali contiene due ottavi. Mentre il 3/8 si batte con un solo movimento della mano che di ottavi ne contiene tre. 3/4 e 3/8 sono i ritmi tipici del Valzer. E, in questo caso la battuta si dice ternaria.
- Immagino quindi che la battuta di 2/4 si chiamerà binaria e quella di 4/4 quaternaria. Ma i numeratori possono anche essere numeri più grandi, vero?
- Certo! Ci sono, ad esempio, le misure composte. Che si ottengono da quelle semplici (2/4, 3/4, 4/4, ...) moltiplicando la frazione per 3/2. Si ottengono quindi 6/8, 9/8 e 12/8. Queste si battono con lo stesso numero di movimenti della misura semplice corrispondente. Ma ogni movimento della mano comprenderà tre ottavi invece di due.
- Ho capito. Quindi se nel 2/4 la mano si muove due volte, in basso, in alto; in basso, in alto, a descrivere i quattro ottavi: ta ta ta ta.



E nel 6/8 la mano si muoverà sempre due volte. Ma stavolta con tre "sotto-movimenti", basso, alto, alto; basso, alto, alto, a descrivere i sei ottavi: ta ta ta ta ta ta.



- Esatto!
- Ma quindi i numeratori possono essere solo multipli di due e multipli di tre?
- No. Esistono anche le cosiddette misure miste.
- E cioè?
- Le misure miste sono un unione di misure semplici e composte. La più semplice è il 5/4.
- Ah, cinque movimenti di un quarto. Quindi in questo caso la battuta si dirà... cinquaria? Ehm, no...
- Si chiama quinaria.
- Quindi esisterà anche il 5/8.
- Certo.
- E gli accenti dove cadono?
- Dipende dalla scelta del compositore. Le scelte più frequenti lo fanno cadere o solo sul primo, oppure primo e quarto, oppure primo e terzo. Questi ultimi due casi possono anche essere visti come 3/8 + 2/8 e 2/8 + 3/8.
- Discorso simile per il 7/4 immagino.
- Sì. E a volte i tempi 5/4, 7/4, 11/4 vengono chiamati tempi dispari.
- Tempi dispari? Ma pure 3 è dispari. E allora perché il 3/4 non rientra tra i tempi dispari?
- Beh, la definizione non è rigorosamente matematica.
- Ho capito. E vale sempre il discorso della moltiplicazione per 3/2?
- Certo che vale. Dal 5/4, ad esempio, si ottiene il tempo composto 15/8.
- Immaginavo. Senti, ma finora abbiamo parlato solo del numeratore. E al denominatore? Io ho visto sempre e solo 2, 4, 8, 16... Potenze di due insomma. Possono esserci solo quelle?
- Eccoti arrivata al punto dove ti volevo portare! Poi ditemi che non è maieutica questa.
- Maieutica?
- No, niente, lasciamo perdere. Generalmente sì: al denominatore si trovano solo potenze di due. Ma un po' di anni fa qualcuno si è divertito a creare qualcosa di nuovo e così sono venuti fuori i cosiddetti metri irrazionali. Ma ora si è fatto tardi e devo andare. Quelli te li spiegherò la prossima volta.
- Uffa! Mi lasci sempre le spiegazioni a metà!

Seconda parte

venerdì, ottobre 24, 2014

Sobibor: uno dei peggiori campi di sterminio viene alla luce solo adesso

Da La Stampa del 18 settembre

"Al termine di sette anni di scavi un gruppo del museo Yad VeShem di Gerusalemme ha ritrovato nel sottosuolo della Polonia una delle camere a gas del campo di sterminio di Sobibor contribuendo a portare alla luce un tassello della Shoah che i nazisti tentarono di occultare distruggendolo e piantandovi sopra nel 1943 un'intera foresta.
David Silberkland, capo delle ricerche a Sobibor, ha lavorato sulla base dei frammenti di testimonianze dei pochissimi sopravvissuti da uno dei Lager creati dai nazisti con l’unico scopo di mettere a morte il numero più alto di ebrei nei tempi più rapidi possibili. «Sobibor fu costruito nel 1942 dalla Germania nazista per portare a termine la totale eliminazione degli ebrei polacchi e in pochi mesi, assieme agli analoghi lager di Treblinka e Belzec, sterminò quasi due milioni di ebrei» spiega Marcello Pezzetti.
Il fine di Sobibor è unicamente la messa a morte degli ebrei e non c’è dunque un campo di lavoro a fianco della struttura di sterminio, come avviene ad Auschwitz. Ciò significa che il campo e composto solo di quanto serve a uccidere: la rampa per i treni con i deportati, le camere a gas e le fosse comuni. La durata media di sopravvivenza di un ebreo a Sobibor e stimata in un'ora e mezza. Gli unici che riescono a vivere più a lungo - poche settimane - sono i deportati usati dai tedeschi per far funzionare il lager. I ritmi delle sterminio sono forsennati. «Sobibor e il buco nero della storia mondo» riassume Pezzetti, perché «è qui che si comprende cosa fu davvero lo sterminio degli ebrei».

Inaugurato a maggio del 1942, ha tre camere a gas che funzionano senza interruzione. I corpi delle vittime vengono sepolti e a giugno il ritmo dei treni e tale da far cedere il terreno sotto la ferrovia. Gli arrivi riprendono a pieno regime in ottobre e con l'inizio del 1943 le camere a gas raddoppiano, diventando sei. Nell'ottobre di quell'anno un gruppo di deportati ebrei russi decide di tentare la rivolta unendosi ad altri prigionieri e riescono a sorprendere i tedeschi, fuggendo in 300. Solo 50 di loro sopravvivo, diventando gli unici testimoni esistenti del «campo di messa a morte» dove in una manciata di mesi perdono la vita 250 mila ebrei. La reazione dei tedeschi alla rivolta è di distruggere il Lager perché lo sterminio degli ebrei polacchi oramai è compiuto. Sobibor viene completamente distrutto le camere a gas sotterrate e migliaia di corpi riesumati per essere bruciati. L'intento e cancellare ogni prova. Viene anche piantata una foresta di alberi sul terreno colmo di resti umani, con tanto di una falsa fattoria nominata «Sobibor» proprio per rendere non credibili le eventuali testimonianze dei pochissimi scampati. II ritrovamento della camere a gas costituisce dunque uno dei risultati più importanti di Yad VaShem, il museo-memoriale della Shoah di Gerusalemme. «Le abbiamo trovate vicino a un pozzo dove i tedeschi avevano gettato resti umani e oggetti dei deportati, come un anello nuziale con la scritta rituale “At Mekudeshet Li” (Tu mi sei consacrata)», ha raccontato l'archeologo Yoram Haimi, confessando «sorpresa» per «le dimensioni delle camere a il livello di preservazione degli ambienti.»"
 

martedì, ottobre 21, 2014

Proposte per nuova punteggiatura

A dire il vero, qualche volta l'esigenza della virgola interrogativa l'ho avuta. E forse pure del punto ironizzante. Altrimenti uno è costretto a usare sempre le emoticone che, in alcuni contesti, non sono molto appropriate. Che ne dite?

L'esistenza di segni di punteggiatura che ignoravo l'ho scoperta leggendo l'interessante articolo "La mia Giornata proGrammatica", in cui Licia Corbolante racconta la sua esperienza di esperta linguistica e "testimone di buona lingua" presso l’IIS Paolo Frisi di Milano. Ecco il passo:

"Ho poi mostrato alcuni simboli di interpunzione aggiuntivi nati negli Stati Uniti per gestire alcuni aspetti della funzione emotivo-intonativa che non sono esprimibili con la  punteggiatura standard (esempi). Hanno però avuto poco successo, anche perché non sono riproducibili molto facilmente. Discutendo l’eventuale utilità e potenziali nomi italiani, i ragazzi hanno giustamente fatto notare che è poco probabile che si possano affermare, specialmente ora che abbiamo a disposizione emoticon ed emoji."

Qui c'è pure una "Brief History of Typographic Snark and the Failed Crusade for an Irony Mark".

venerdì, ottobre 17, 2014

«La Merkel ha dimenticato quando l’Europa dimezzò i debiti di guerra alla Germania»

Joschka Fischer, l’ex segretario dei verdi tedeschi, ha appena pubblicato un libro. «Scheitert Europa?», «L’Europa fallisce?». Tra le altre accuse contro le «politiche di euroegoismo» della coppia Merkel-Schaeuble Fischer ricorda i fatti relativi alla Conferenza di Londra. Fatti che, sinceramente, ignoravo. E dopo averli letti mi sono detto: strano che non ne parli mai nessuno.

Riccardo Barlaam recensisce il libro su Il Sole 24 Ore

"Fischer scrive che è «sorprendente» che la Germania abbia dimenticato la storica Conferenza di Londra del 1953, quando l’Europa le cancellò buona parte dei debiti di guerra. «Senza quel regalo - scrive l’ex ministro - non avremmo riconquistato la credibilità e l’accesso ai mercati. La Germania non si sarebbe ripresa e non avremmo avuto il miratolo economico».
Secondo Fischer la cura di austerità imposta dalla coppia Merkel-Schaeuble è stata «devastante» perché ha imposto ai Paesi del Sud Europa «una deflazione dei salari e dei prezzi» impossibile da superare con il peso del rigore e «alla trappola della spirale dei debiti», che condanna questi Paesi a non uscire dalla crisi con il pretesto del risanamento dei conti.
«Se la Bce non avesse seguito le decisioni di Draghi ma le obiezioni dei tedeschi a quest’ora l’euro non esisterebbe più. Il più grande pericolo per l’Europa - conclude il politico tedesco -attualmente è la Germania».
Alla conferenza di Londra del 1953 alla Germania furono condonati il 50% dei debiti di due guerre mondiali per darle la possibilità di ripartire. Tra i Paesi che decisero di non esigere il conto c’erano l’Italia e anche la povera e malandata Grecia, che pure, durante la seconda guerra mondiale, aveva subito enormi danni alle infrastrutture da parte delle truppe tedesche.
L’altro 50% la Germania l'avrebbe dovuto rimborsare dopo l'eventuale riunificazione delle due Germanie. Ma nel 1990 Helmut Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Anche questa volta Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto. Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell'ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. Senza l’accordo di Londra, la Germania avrebbe dovuto rimborsare debiti per altri 50 anni.
«Né Schmidt e né Kohl - dice ancora Fischer - avrebbero reagito in questo modo. Avrebbero anzi approfittato della impasse causata dalla crisi per fare un altro passo avanti verso l’integrazione europea. La Merkel così distrugge l’Europa»."

giovedì, ottobre 16, 2014

Carnevale della Matematica #78 - Disegnate la matematica

Il Carnevale della Matematica di ottombre, il numero 78 (“il merlo canta allegro”), ha come tema: Disegnate la matematica.
Ad ospitarlo è Rosalba.

Il tema è molto interessante e molto ben sviluppato. Io ho contribuito con La matematica degli Hindu: Aryabhata, Brahmagupta, Mahāvīra, Bhāskara, numeri negativi e irrazionali. Il contributo è parzialmente in tema visto che Bhāskara fu anche bravo a disegnarla la matematica.
Infatti, come ci ricorda anche .mau. in "Quando una “dimostrazione” è una dimostrazione?" e in "Il teorema di Pitagora", Bhāskara produsse una sorta di dimostrazione grafica del celeberrimo teorema.



Il carnevale si conclude segnalando il prossimo ospite.
non resta che ricordare ai Carnevalisti che la prossima edizione del Carnevale, la 79esima per la precisione, si terrà da Il Coniglio Mannaro.


martedì, ottobre 14, 2014

Radio Coatta Classica e DJ spinetta

Ho appena scoperto che ignoravo l'esistenza di questa pietra miliare del panorama radiofonico italiano:

Radio Coatta Classica e il suo DJ spinetta
La mejo musica classica dai tempi de Checch'e Nnina

Una perla! Conoscevate questa emittente? Sapevate che Carissimi è stato uno de li mejo a perfeziona' le forme daa cantata? No? E allora sapevatelo!

La puntata sottostante è dedicata a Grieg e Skrjabin.

lunedì, ottobre 13, 2014

Gaël Giraud: L’austerità di bilancio è una sciocchezza - Ciò che la Germania ha fatto con due guerre mondiali, lo sta rifacendo sul piano economico

A Pagina 3 dell'8 ottobre Vittorio Giacopini ha letto e commentato un'interessante intervista a Gaël Giraud (podcast della puntata). Ne riporto qualche stralcio.
Premiato nel 2009 da Le Monde come miglior giovane economista, padre Giraud è diventato un ascoltato protagonista del dibattito pubblico francese e un interlocutore del presidente Hollande. Finora – ammette – senza grande successo...

Padre Giraud, perché ce l’ha tanto con le banche?  
«Come molti economisti io credo che una delle cause più forti della crisi sia nel settore bancario. Le grandi banche in Europa, Paribas in Francia, Deutsche Bank in Germania, Montepaschi in Italia sono delle bombe a scoppio ritardato per le economie dei loro paesi e per l’Ue. Bisogna assolutamente separare l’attività di credito da quella di affari, se quest’ultima fallisce lo Stato non deve sentirsi obbligato a compiere costosi salvataggi per proteggere i depositi dei risparmiatori. François Hollande si era impegnato durante la campagna elettorale, ma in realtà ha fatto una finta legge di separazione».  

Come ha reagito il sistema alla sua denuncia?  
«Le banche francesi erano furiose con il prete gesuita che denunciava manipolazioni e imbrogli e mi hanno procurato un sacco di guai. Il fatto è che le nostre grandi banche hanno un peso talmente forte da esercitare un potere di ricatto nei confronti della politica. Paribas ha un bilancio che ha lo stesso peso del Pil francese. Ci vuole una politica coraggiosa che sappia liberarsi dell’ipnosi delle banche».  

Però il grande problema delle economie europee – Francia, Italia – è oggi il debito pubblico. Non è d’accordo?  
«Io penso che il debito privato sia molto più importante di quello pubblico. In particolare il debito delle banche e il debito a corto termine. In effetti le banche sono le più indebitate in Europa e sono in situazione molto rischiosa. L’austerità di bilancio secondo me è un’enorme sciocchezza. Avere debito pubblico è molto meno grave di avere del debito privato. Per me la vera priorità è lo sdebitamento delle banche». 
... l’austerità nei bilanci non è assolutamente la priorità oggi in Europa a causa della deflazione. Se tutti rientrano dal debito contemporaneamente, il debito reale – debito meno inflazione – aumenta. È particolarmente paradossale ma è una trappola. Prendiamo la Grecia, l’abbiamo uccisa spaccando la società e ci vorrà una generazione per ricostruirla, ma il debito greco continua ad aumentare. E rischiamo di fare la stessa cosa in Italia e in Francia. L’austerità di bilancio secondo me è un’enorme sciocchezza. Ciò che la Germania ha fatto con due guerre mondiali, lo sta rifacendo sul piano economico». 

Poi Giraud parla anche di un'interessante e concreta proposta di slavataggio dell'Europa che dovrebbe partire dalla coversione dall’economia di oggi, che dipende molto dal petrolio, dal carbone e dal gas, verso un’economia delle energie rinnovabili.

Articolo intero: "Il problema di Bruxelles non è il debito pubblico, ma quello delle banche".

sabato, ottobre 04, 2014

Lo sapevate che quasi tutti i numeri non hanno un nome?

Sapevatelo! Da Maurizio Codogno.

"Cosa significa dare un nome a un numero? Vuol dire poterlo chiamare, cioè associargli una frase, che a sua volta è un insieme finito di lettere in una certa lingua. ... Resta il fatto che quelle frasi contengono un numero finito, anche se grande a piacere, di caratteri di un certo alfabeto, caratteri che sono anch’essi in numero finito. Come ci insegna Cantor, i nomi utilizzabili sono un infinito numerabile: per contarli basta prendere e ordinare tutte le possibili “frasi” con un solo carattere, poi tutte quelle con due, quelle con tre e così via. La quasi totalità dei numeri reali non potrà pertanto avere mai un nome. E no, non vale indicare un punto a caso nella retta dei numeri e dire “questo numero si chiama Pippo”. Per specficare esattamente un punto non basta puntargli sopra una matita ma bisogna definirlo per mezzo di un algoritmo, e l’algoritmo è anch’esso una frase…
La situazione è insomma davvero imbarazzante. Sappiamo che i numeri reali esistono, e anzi se scegliamo un numero a caso siamo quasi certi che quel numero sarà trascendente, cioè reale ma non algebrico; eppure non sappiamo dare loro un nome. ... Abbiamo insomma troppi numeri e troppo pochi nomi: siamo proprio sicuri che limitarsi ai numeri razionali non sia in fin dei conti una buona idea, checché ci abbia fatto vedere Ippaso?"

martedì, settembre 30, 2014

Compratevi e usate un auricolare

Conosco personalmente due casi di incidenti (uno mortale e uno quasi) causati dall'uso del cellulare mentre si guida. E oggi ho letto che, secondo la «Ricerca demoscopica sui comportamenti alla guida» pubblicata nel 2011 dalla Fondazione Ania, l'uso del cellulare durante la guida implica queste conseguenze:
  1. A 110/Km chi parla al cellulare fa 14 metri in più prima di fermarsi;
  2. La distanza di arresto diventa di 39 metri se si guida col cellulare (8 metri se si usa l’auricolare o il kit vivavoce);
  3. I tempi di reazione di chi guida e contemporaneamente usa un dispositivo elettronico si riducono del 50%;
  4. Usare un dispositivo elettronico abbassa la soglia di attenzione rendendola simile a quella di chi guida con un tasso alcolemico di 0,8 g/l;
  5. Per chi parla al cellulare aumenta di 4 volte il rischio di commettere incidenti. 
Quindi compratevi e usate un auricolare e cercate di evitare di mandare o leggere sms mentre state guidando. 

Ispirato da Occhi sulla strada.

lunedì, settembre 29, 2014

La matematica degli Hindu: Aryabhata, Brahmagupta, Mahāvīra, Bhāskara, numeri negativi e irrazionali

Nella precedente puntata abbiamo abbiamo visto che la matematica hindu sarebbe diventata significativa solo dopo essere stata influenzata dai risultati greci producendo quello che viene indicato come il secondo periodo della matematica hindu, che va dal III al XIII sec. d.C. I matematici più importanti di questo secondo periodo della matematica hindu sono Aryabhata, Brahmagupta, Mahāvīra  e Bhāskara. E la maggior parte della loro opera era motivata dall'astronomia e dall'astrologia.
Abbiamo anche visto che intorno al III sec. a.C. cominciano a comparire i simboli numerici brahmanici e che, presumibilmente, intorno al IV sec. d.C. nasce l'uso dello zero posizionale. E tale uso determinò lo sviluppo del sistema numerico posizionale hindu in base 10,
da cui deriva il nostro moderno sistema di numerazione. Ma è solo intorno al 600 che la notazione posizionale in base 10, che era stata usata sporadicamente per circa un secolo, entrò nell'uso comune.1
 E, in questo contesto, a differenza di quanto era stato fatto fino a quel momento, lo zero cominciò a essere trattato come un qualsiasi altro numero. E, nel sec. IX d.C., Mahāvīra arrivò a definire le quattro operazioni per lo zero. Seppure, nel caso della divisione, egli disse che un numero diviso per 0 rimane inalterato. Ma vedremo che, più tardi, un altro matematico hindu cambierà quella definizione.
Presto gli Hindu cominciarono anche a usare una notazione simile a quella attuale per rappresentare le frazioni. Usavano disporre numeratore e denominatore uno sopra all'altro ma senza la nostra linea. Ed essi furono anche i primi ad introdurre i numeri negativi. Li introdussero per rappresentare i debiti.
Il primo uso noto lo si trova in Brahmagupta (598 d.C. – 668 d.C.) e risale al 628 circa. Nello stesso contesto Brahmagupta enuncia anche le regole per le quattro operazioni con i numeri negativi. Ma non vengono mai date definizioni, assiomi o teoremi. Brahmagupta si pone anche il problema della radice quadrata di un numero negativo. E lo risolve dicendo semplicemente che la radice quadrata non esiste, visto che un numero negativo non può essere un quadrato.


La nuova definizione di un numero diviso per 0 arrivò invece solo nel XII sec d.C. con Bhāskara II (1114 – 1185). Egli affermò infatti che una frazione con denominatore 0 rimane inalterata quale che sia la quantità che le si aggiunga o sottragga. E chiamò tale frazione una quantità infinita.
Ma Bhāskara non fece solo questo. Come ci dice wikipedia, Bhāskara "rappresenta il culmine della conoscenza matematica e astronomica del XII secolo in ambito mondiale." E il lavoro di Bhāskara relativo al calcolo infinitesimaleanticipa Newton e Leibniz di oltre mezzo millennioInfatti si può affermare, con una discreta certezza, che Bhāskara fu propabilmente il primo a concepire l'idea del calcolo infinitesimale. Inoltre Bhāskara, seppure dopo un paio di secoli ripetto agli Islamici, anche se indipendentememnte da loro, cominciò anche a usare le operazioni con i numeri irrazionali. Ma, così come avevano gia fatto gli Islamici, senza fornire delle basi teoriche. Si abituò semplicemente a trattare le grandezze irrazionali in modo simile a come trattava i numeri interi.
E Bhāskara fu anche bravo a disegnarla la matematica.
Infatti, come ci ricorda anche .mau. in "Quando una “dimostrazione” è una dimostrazione?" e in "Il teorema di Pitagora", Bhāskara produsse una sorta di dimostrazione grafica del celeberrimo teorema.
Ma, tornando al discorso dei matematici Islamici, possiamo aggiugere che, come riportato dallo storico al-Qifti (1172 – 1248), intorno all'VIII sec. d. C. gli Islamici vennero a conoscenza di buona parte della matematica hindu. E quindi anche del sistema numerico posizonale in base dieci e dello zero. In particolare, Al-Khwārizmī (محمد خوارزمی Corasmia o Baghdad, 780 circa – 850 circa) scrisse un libro sul calcolo con i numeri hindu intorno all'825, e Al-Kindi scrisse quattro volumi sull'uso dei numeri hindu (كتاب في استعمال العداد الهندي [kitāb fī isti'māl al-'adād al-hindī]) intorno all'830. Tuttavia, tali opere descrivevano ma non usavano il sistema numerico hindu. Il primo a usarlo fu Al-Uqlidisi nel libro Kitāb al-Fuṣūl fī 'l-ḥisāb al-hindī ("Il Libro delle Parti nel calcolo indiano") scritto intorno al 952.1

giovedì, settembre 25, 2014

Cammino transappenninico: secondo giorno - pomeriggio

Domenica 15 giugno - pomeriggio

Nel tardo pomeriggio, lungo la strada per S. Scolastica, passiamo per la villa di Nerone. "Edificata intorno al 56 d.C. come residenza estiva dell'imperatore, comprendeva imponenti dighe, che, sbarrando il corso del fiume Aniene, davano vita a tre laghi artificiali, denominati "Simbruina Stagna".
Visitiamo quindi l'abbazia, il suo primo chostro e il chiostro dei cosmati.

Poi, per arrivare al Sacro Speco, attraversiamo un bosco di lecci, alcuni dei quali sono molto imponenti e sinuosi.

 Senza paura di scadere nel retorico l'interno del Sacro Speco lo definirei una meraviglia: una cappella sistina di montagna.
Vista la buona esperienza del pranzo, per cena torniamo al Ristorante Belvedere. Prendiamo trote e galletto e discutiamo del prosieguo della camminata. E anche il gentilissimo proprietario del ristorante si appassiona alle nostre discussioni. Ma le previsioni del tempo non lasciano ben sperare. E le nostre intenzioni di proseguire vengono scoraggiate. Per il giorno successivo pianifichiamo una tarda colazione, intorno alle 8:30.



Lunedì 16 giugno

Verso le cinque di mattina si scatena un temporale molto rumoroso. Mi riaddormento e più tardi mi sento chiamare da fuori. - Vieni a vedere, vieni a vedere! - È Zucchero. Sono le sette. E la porzione di cielo che si riesce a vedere dalla porta della nostra stanza è azzurra. Anticipiamo quindi la colazione. Ma mentre mangiamo riprende a piovere. E le previsioni per i due giorni successivi non sono migliori. Decidiamo così di riconvertire la nostra camminata transappenninica in vacanza romana. Ma mentre scendiamo verso il centro di Subiaco il cielo si rischiara di nuovo. - Vogliamo ripensarci? - dico. Ma la proposta non viene presa molto sul serio. E continua a non piovere. E quando saliamo sull'autobus che impiegherà appena tre ore per portarci a Frosinone saranno passate più di due ore senza pioggia. Le nuvole si sgonfiano mentre il pensiero si gonfia e cresce: se avessimo continuato ora saremmo quasi a metà strada. E il suo gonfiarsi gonfia anche l'insoddisfazione, il rammarico e il cattivo umore. Che cerco di combattere. - Lascia andare l'idea - mi dico. - Lasciala andare. Ormai la decisione è presa. Bisogna pensare al futuro e non al passato né al futuro controfattuale. Pensa a Roma. Pensa alla grande bellezza -. E, gradatamente, pensando anche all'esperienza acquisita che ci permetterà di ritentare il progetto il prossimo anno con più certezze, il buon umore torna.
E infine La grande bellezza, tra delizie gastronomiche e meraviglie architettoniche, completa l'opera. Ma non posso fare a meno di formulare un parallelo.

La camminata come metafora della vita
Pianifichi percorsi e tappe insieme ai compagni di viaggio. Ma poi ti arriva l'acquazzone... O l'urgano. E forse perdi qualche compagno. Ma sei fortunato se riesci a trovare un riparo. Altrimenti gli eventi potrebbero travolgerti o spingerti a rinunciare.

E per finire qualche altra foto de La grande bellezza

Caracalla




Frida Khalo


Visita ai Giardini vaticani e ai Musei Vaticani.

Dove ho scoperto la chiesa di S. Stefano degli Abissini (VIII secolo). E abbiamo avuto anche la fortuna di vedere gli interni di una chiesa solitamente chiusa. Girovagando e scrutando mi sono accorto di una discreta quantità di lapidi scritte in alafabeti abbastanza inconsueti per una chiesa romana. Mi è sembrato di riconoscere i caratteri ebraici, arabi e copti. Poi, leggendo la pagina di wikipedia, ho capito perché: "nel 1159 papa Alessandro III vi edificò accanto un ospizio per i monaci abissini; nel 1479 Sisto IV cedette la chiesa ai monaci copti"

mercoledì, settembre 24, 2014

Sono stato truffato?

- Sto cercando delle gocce per disinfettare l'occhio.
- Che cosa intende esattamente?
- Vede? Ho l'occhio infiammato.
- Ma quella probabilmente è un'infezione batterica. Servirebbero delle gocce antibiotiche. E quelle può prescriverle solo il medico. Visto lo stato del suo occhio le consiglierei di andare dal medico.
- Sì, lo so, ma questo tipo di problema mi capita ogni tanto e so che di solito guarisce da solo. Non avrebbe qualcosa che possa accelerare la guarigione e alleviare un po' il fastidio?
- Beh, c'è un unico tipo di gocce per casi come questo che può essere prescritto senza ricetta. Dovrebbe usarle fino a cinque volte al giorno e solo sull'occhio infiammato.
- Va bene. Le prendo.

Tornato a casa cerco di trovare il principio attivo. Ma trovo qualcosa che non mi piace:

10,2 g (= 10 ml) contengono "Calendula officinalis 2a Dil. D4 10 g"

Quel Dil. D4 mi insospettisce parecchio. Vuoi vedere che ho comprato dell'acqua distillata a mia insaputa pensando che fosse un medicinale e pagandola circa 8€, mi dico. E allora vado a cercare che cosa significhi esattamente D4 e lo trovo.
Significa che di Calendula quei 10 ml di gocce ne contengono 1/100.000 di concentrazione iniziale. Cioè 1/10.000 di ml, o, espresso diversamente, 0,0001 ml.
Quindi, supponendo che la boccetta contenga almeno 50 gocce, questo significa che ogni goccia contiene pressappoco 1/500.000 di ml (0,000002 ml) di calendula.
Leggendo questa pagina: Omeopatia: più è diluito più è potente, che contiene un'interessante spiegazione dei significati dei vari D4, CH4, e K4 (invito a leggerla a chiunque volesse avere dei dati oggettivi e capire il significato di tali sigle), mi sono accorto che mi sarebbe potuto andar peggio. Ci troviamo infatti ancora lontano dal limite di Avogadro, che si raggiunge intorno all'11CH. Ma secondo voi non sono comunque troppi 8€ per 0,0001 ml di Calendula? Anche considerando tutto il processo di diluizione, impacchettamento e distribuzione? A quel punto non sarebbe stato meglio se avessi dato ascolto a Zucchero che mi proponeva impacchi di camomilla? Lì di principio attivo che sarebbe stato sicuramente di più.
Poi sono andato a informarmi anche sull'azienda che produce tali gocce e ho scoperto che è una multinazionale con più di 2000 dipendenti e quasi 400 milioni di euro di fatturato che produce cosmetici e medicine "antroposofiche".
Ora, capisco che ognuno è libero di comprare quello che vuole (a patto che la sua scelta non sia finanziata con soldi pubblici). Ma, allo stesso tempo, io non ho il diritto di essere informato, al momento dell'acquisto, che in quello che sto comprando non c'è quasi alcun principio attivo ma solo qualcosa a un livello di diluizione che, in alcuni casi, può rendere il tutto equivalente all'acqua distillata?
Sarebbe un bene per tutti. Per i fedeli dell'omeopatia, perché così sarebbero sicuri di stare acquistando proprio il prodotto che cercavano e di non finanziare le famigerate case farmaceutiche; e per quelli che non rigettano il metodo scientifico, perché così sarebbero sicuri di non regalare soldi a multinazionali che vendono acqua distillata facendosela pagare 1000 volte il valore di mercato. O no?

giovedì, settembre 18, 2014

La rivista Rudi Mathematici recensisce La Musica dei Numeri

Ma è proprio le la prestigiosa rivista Rudi Mathematici quella che ha recensito la mia Musica dei Numeri?
Sembra proprio di sì :-) La troverete nel capitolo "Era Una Notte Buia e Tempestosa " del Numero 188 – Settembre 2014 della rivista. Ma, per soddisfare maggiormente il mio ego, l'ho anche copiata qui.




4.3 La musica dei numeri


« Qual è l’Arché? Qual è il principio primo? 
Quel principio da cui anche i nostri dèi 
sono stati generati?» 

Eravamo molto indecisi se dedicare una recensione a questo “La Musica dei Numeri” di Flavio Ubaldini, in arte Dioniso, e per un sacco di buone ragioni.
La prima, così buona e inoppugnabile che è quasi una perdita di tempo sottolinearla, è che è davvero evidente a tutti che questa lunga serie di recensioni sui libri di AltraMatematica serviva solo a darci occasione di parlare del nostro, numero otto della collana, senza fare la figura degli arroganti che si recensiscono solo i loro libri snobbando gli altri. Avendo fatto la sovrumana fatica di recensire i sette precedenti, l’alibi era ormai costruito, quindi a che servirebbe mai recensire la nona uscita?
Un’altra splendida ragione è stata accennata poco fa: volevamo essere noi a scrivere su Pitagora, e l’Ubaldini ci ha soffiato il tema. E con quale scusa, poi? Solo perché sui suoi blog (“Blogghetto” e “Pitagora e dintorni”) di Pitagora ne parla a profusione? Solo perché è la massima autorità pitagorica dell’italica rete? Solo perché è bravo? Tzè. Che ragioni sarebbero, queste?
Un’altra splendida ragione per non recensirlo, infine, è che vende più del nostro. A ben vedere, questa è una ragione maiuscola, stupenda. Noi siamo facili prede dell’Invidia (e, a occhio e croce, anche di tutti gli altri sei vizi capitali, con la possibile eccezione dell’Ira). E all’invidia, come al cor, non si comanda. Ha scelto un bel titolino, tutto qua. È stato fortunato che a lui è toccata la copertina viola, e a noi il grigio topo. Gli avranno fatto pubblicità tutti gli amici e i parenti. Avrà più amici del generale dei boy-scout. La sua sarà una famiglia allargata di cinquecento persone. Ecco.
Così, non aspettatevi che noi si perda del tempo a spiegarvi che quello dell’Ubaldini è un testo che racconta di Pitagora e dei pitagorici più o meno come farebbero i pitagorici stessi. Chissà, forse l’autore si è immedesimato e lasciato trasportare dalla prosa di Giamblico. Fatto sta che, se mai dovessimo metterci davvero a recensire “La musica dei Numeri”, dovremmo riconoscere che è una bella idea quella di utilizzare il vero e proprio metodo del racconto: nella storia si muovono tutti, parlano, agiscono, insomma si muovono come devono fare i personaggi di un romanzo. Così, si incontrano Ippaso e Cilone, mica solo Pitagora (pardon, il Maestro); così, se fa caldo a Crotone sentirete l’afa di Metagitnione, mica quella di Luglio. E quando Gerone il fabbro sbatte forte coi suoi
martelli sulle incudini, avrete poco da pensare “ecco, adesso arriva la storia delle consonanze, dell’armonia e delle ottave”, perché è vero, certo che sarà così: ma si resta legati alla storia, si aspetta
che Filolao ed Eratocle vadano davvero a rifornirsi di dischi di bronzo, si prova ad immaginare in che misura Ippaso continuerà a giocare il ruolo del bastian contrario, e al massimo ci si incomincia a chiedere seriamente che fine farà, quando verrà fuori il pasticciaccio della diagonale del quadrato. Lo faranno fuori davvero, quel povero diavolo?
No, non ci metteremo a recensire così, l’Ubaldini se lo può scordare.
Perché è evidente, no? Il perfido autore gioca su due fronti, anzi tre. Quello della storia, raccontata come in un romanzo storico. Quello della leggenda, perché Pitagora è più leggenda che storia, come
Ulisse, ed è giusto che sia così, in un mondo dove gli dei giocano con gli uomini e bevono ambrosia. E naturalmente quello della matematica, che non può che nascere davvero in un mondo del genere, dove la mente è libera di credere e di negare, di avere il coraggio di trovare gli impalpabili numeri dentro ogni cosa, dal tempio di Apollo al suono delle incudini.
Col cavolo che lo recensiremo così.
Poi finisce che vende ancora di più.


Nello stesso numero della rivista troverete anche la recensione di altri due librini della collana: "Partition" e "Di 28 ce n’è 1". Che aspettate ad andare a leggervi la rivista?


lunedì, settembre 15, 2014

Carnevale della Matematica #77 - Matematica mostruosa, spaventosa, vertiginosa

Il Carnevale della Matematica di settembre, il numero 77 (All’alba melodioso), ha come tema: Matematica mostruosa, spaventosa, vertiginosa.
Ad ospitarlo è Paolo Alessandrini che così introduce il mio contributo:

Anche Flavio Ubaldini, trombonista e matematico anche noto come Dioniso, ha a che fare con i librini di Altramatematica, avendo scritto l'imperdibile La musica dei numeri. E anche il suo contributo al carnevale settembrino è di tipo narrativo: direttamente dall'ottimo blog Pitagora e dintorni, ecco a voi La scala del diavolo, una gustosissima storia ambientata in un'aula universitaria, con un imprevisto risvolto "mostruoso":

Quella notte Maria stentò ad addormentarsi. E, nel dormiveglia, cominciò a vedere il volto del suo salvatore delle ultime file. Lo vedeva bello e raggiante. Ma, improvvisamente, da quel volto spuntarono due folti baffi. E la luce che emanava si spense. Per essere rimpiazzata dall'oscurità del volto gignante del professore.
- Continua ma non derivabile, continua ma non derivabile - diceva il professore con voce beffarda e potente. Poi il tono si fece sempre più cavernoso e il volto s'infuocò.



Il carnevale si conclude segnalando il prossimo ospite.
La prossima edizione uscirà tra un mese sul blog Crescere creativamentedi Maestra Rosalba, con il tema "Disegnate la matematica". Il nome in codice sarà il merlo canta allegro.


giovedì, settembre 11, 2014

Giornalisti geografi: Sergio Rame

Sergio Rame - Il Giornale

Immigrati, Berlino non esclude i controlli al confine italo-tedesco

Ma guarda! Da 15 anni che passiamo per la Svizzera (e un paio di volte per l'Austria per chiusura Gottardo) e c'era un confine a nostra insaputa... Ripartiamo sabato. Stavolta non ce lo lasceremo scappare.
Aggiornamento del 12/9: Il titolo è stato modificato in: Immigrati, Berlino non esclude i controlli alla frontiera

giovedì, settembre 04, 2014

Song'e Napule

Song'e Napule è una vera perla d'ironia. Sul filone del poliziesco all'italiana che ispirò Tarantino, ricostruisce in modo esilarante il mondo dei neomelodici napoletani. Godibile a molti livelli. Stiamo pensando se portarlo in teutonia. Unico leggero dubbio mi viene relativamente alla sua comprensibilità per spettatori provenienti da culture diverse. Qualcuno l'ha visto?

sabato, agosto 30, 2014

La scala del diavolo

Prima fila, seconda fila, terza fila. Quando passava lì, salendo i primi gradini, Maria non girava neppure lo sguardo. Quei posti erano sempre occupati per gli amici degli amici. Cominciava ad alzare lo sguardo quando arrivava verso la settima fila. E subito cominciava a cercarlo. Ma con molta discrezione. Non voleva darlo a vedere. Lui non la deludeva mai. Era sempre lì. Seduto al secondo posto dell'ultima o della penultima fila. Il posto per sedersi accanto a lui glielo lasciava sempre. E lei, anche quel giorno, gli chiese se quel posto era libero.
- Sì - disse lui annuendo come al solito mentre un lieve rossore gli copriva gli zigomi.
Durante quelle lezioni ogni tanto aveva l'impressione che lui la guardasse con la coda dell'occhio. E, le pochissime volte che veniva colto in flagrante, lui voltava rapidamente lo sguardo verso gli appunti di lei fingendo di essersi perso qualcosa.
- Abbiamo definito la continuità delle funzioni in modo formale. Ma avete capito che cosa significa da un punto di vista intuitivo? - chiese quel giorno il professore di analisi matematica verso la fine della lezione. Ecco, il momento è di nuovo arrivato, pensò Maria con terrore mentre abbassava lo sguardo sugli appunti. E, come sempre, anche il suo vicino di posto fece lo stesso. Un altro dei motivi per cui sceglieva le ultime file era anche per non essere chiamata alla lavagna per le aggressive interrogazioni di quel folle professore. Era l'unico tra tutti quelli che aveva conosciuto che usasse chiamare alla lavagna durante le lezioni.
- Lei signorina -. Le parve che la voce fosse diretta verso la sua zona dell'aula. Non osò alzare lo sguardo. Si finse invece impegnata nella correzione degli appunti. - Lei, la signorina con i capelli ricci che sta scrivendo -. Sollevò lo sguardo mentre il suo cuore sprofondava in una voragine. - Sì, sì, lei -. Maria avvampò all'istante. E, cercando di restituire solidità alle gambe, si incamminò verso la forca.
- Ecco signorina, se lei dovesse spiegare la continuità delle funzioni in modo intuitivo a una persona che non capisce nulla di analisi matematica da dove partirebbe?
Maria lo guardava con uno sguardo terrificato. - Forse direi che la funzione è continua - riuscì ad articolare poi con voce roca - se a variazioni piccole della variabile corrispondono variazioni piccole della funzione.
- E secondo lei questa ipotetica persona capirebbe? - disse il professore con voce tagliente. Poi, forse intenerito dall'espressione di angoscia che lesse sul volto di Maria, aggiunse: - Provi a pensare al grafico.
In cerca di un'àncora di salvezza, lo sguardo di Maria vagò per un istante verso la parte alta dell'aula. E lì noto le mani di lui con gli indici disposti uno più in alto e uno più in basso in posizione orizzontale. Un lampo le illuminò immediatamente lo sguardo. - Direi che la funzione è continua se nel suo grafico non sono presenti gradini! - esclamò Maria con voce più sicura.
- Si spieghi meglio.
- Come, ad esempio, nella funzione segno - disse Maria mentre tracciava il grafico della funzione alla lavagna.
- Bene - disse il professore in continua oscillazione tra il suo innato sadismo e la tenerezza suscitatale da Maria. - E per spiegare la derivabilità che cosa farebbe? - gli fece aggiungere un rigurgito di sadismo.
Maria aveva già in mente la risposta ma volle lanciare lo stesso uno sguardo verso l'alto. E lì, come si aspettava, trovò le dita di lui disposte a V.
- I punti di non derivabilità sono quelli angolosi - disse Maria mentre tracciava il grafico della funzione valore assoluto alla lavagna.
- Visto che è brava - disse il professore stringendo gli occhi in un ghigno - mi potrebbe trovare una funzione continua in un intervallo ma non derivabile in un sottoinsieme infinito di quell'intervallo? Anzi, facciamo in un sottoinsieme non numerabile di quell'intervallo.
- Continua in un intervallo ma non derivabile in un sottoinsieme non numerabile di quell'intervallo? - ripeté Maria con voce flebile.
- Ha capito bene - disse il professore con compiaciuta spavalderia. Stavolta lo sguardo di Maria non trovò alcun suggerimento nella parte alta dell'aula ma solo un volto pervaso da un senso di mortificata inutilità.
- Può andare a posto - disse il professore dopo un paio di minuti di imbarazzato mutismo di Maria assaporati da lui con grande soddisfazione.
- Grazie - disse Maria al suo vicino una volta tornata al suo posto. Ma poi, non appena la lezione fu finita, scappò di corsa salutandolo velocemente.
Quella notte Maria stentò ad addormentarsi. E, nel dormiveglia, cominciò a vedere il volto del suo salvatore delle ultime file. Lo vedeva bello e raggiante. Ma, improvvisamente, da quel volto spuntarono due folti baffi. E la luce che emanava si spense. Per essere rimpiazzata dall'oscurità del volto gignante del professore.
- Continua ma non derivabile, continua ma non derivabile - diceva il professore con voce beffarda e potente. Poi il tono si fece sempre più cavernoso e il volto s'infuocò.

E un enorme grafico si materializzo gradatamente vicino alla figura infuocata. Quando il grafico fu completato quel demone si mise a scalarlo. Apparendo e scomparendo. E sputando fuoco quando si trovava sui tratti orizzontali più lunghi. Poi, raggiunta la sommità, scrisse delle formule nel vuoto usando le sue fiamme.

Sia ƒ0(x) = x e, per ogni intero n ≥ 0, sia:
ƒn+1(x) = 0.5 × ƒn(3x), se 0 ≤ x ≤ 1/3 ;
ƒn+1(x) = 0.5, se 1/3 ≤ x ≤ 2/3 ;
ƒn+1(x) = 0.5 + 0.5 × ƒn(3 x − 2), se 2/3 ≤ x ≤ 1.

Maria si svegliò terrorizzata con l'immagine del suo salvatore che scompariva tra quelle fiamme.

giovedì, agosto 28, 2014

Marmellata di more 2014

Secondo tradizione inaugurata nel 2010 anche quest'anno abbiamo prodotto i nostri vasetti di marmellata di more. Ma, per la prima volta, abbiamo cambiato posto spostandoci di pochi chilometri e sconfinando nel territorio di in un altro comune. Quello dove abita mia zia che, dallo scorso anno, ci ripete: il prossimo anno venite con me. Ed, effettivamente, la concentrazione di more, vicino a quel fontanile di abbeverazione per le vacche maremmane della zona, era molto più alta. Il che ci ha consentito di cogliere tre chili e ottocento grammi in un'ora e mezza circa con l'aiuto della gentile zia.

Per trasformarle in marmellata abbiamo usato la stessa procedura di tre anni fa. Dopo averle lavate, fatte appassire e aver eliminato i semini, abbiamo ottenuto 2,8 Kg di passato di more. Abbiamo aggiunto 1,6 Kg di zucchero (cioè il 57% ma la prossima volta proverei con il 50%)
e dopo l'ebollizione necessaria (più di un'ora quest'anno ma un po' meno sarebbe stato meglio: è venuta troppo solida) abbiamo ottenuto ..... tre chili e settecento grammi circa di marmellata.
Note per il prossimo anno
Non dimenticare i seguenti utilissimi strumenti: guanti di tessuto nero (ancor meglio guanti di pelle vecchi), uncini e forbici da potatura. Oppure comprare le apposite forbici con prolunga. Per eliminare i semini usare filtro più fine. Tu sai dov'è, tu sai com'è, tu sai perché. Oppure comprare passaverdura elettrico.
Aggiungo le foto di qualche giorno fa. Un acquazzone improvviso ci ha regalato la meraviglia di questo arcobaleno doppio che incorniciava fiabescamente il mio paese natìo. Non avevo mai visto un arcobaleno di una tale bellezza e intensità cromatica.