martedì, aprile 14, 2026

Papa Prevost e Trump: virgolettati, fraintendimenti e realtà

In questi giorni sono circolati virgolettati delle parole di Papa Prevost che mi sembravano poco plausibili. Cose del tipo “Trump non mi fa paura” o, addirittura, “Trump, non mi fai paura”.

Poco plausibili, perché sarebbe stato un errore grossolano da molti punti di vista.

Infatti, pare che la realtà della sua dichiarazione sia sostanzialmente diversa.

Prima di tutto, sembra che Prevost abbia detto che non intendeva rispondere a Trump. (Tra l’altro, pare che non abbia mai fatto esplicitamente il nome di Trump).

Poi, pressato dall’insistenza dei giornalisti che gli chiedevano se avesse paura dell’amministrazione Trump, ha risposto: «No, non ne ho paura. Non ho paura di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è quello che credo di dover essere qui a fare e per cui la Chiesa è qui. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva ma come costruttori di pace».

Nella mente di Umberto Eco

Il viaggio in una mente prodigiosa, come poche altre. Così Alessandro Baricco ricordava Umberto Eco.

“Era il più grande. Lo era in uno sport particolare che ad alcuni può sembrare un lusso noioso come il polo. E che invece può essere incantevole. Lo dico senza vergogna. Fare gli intellettuali. Forse ad alcuni sono sfuggite le regole, quindi le ricordo. Si vince quando si comprende, racconta o nomina il mondo. Fine. Periodicamente, in quello sport, arriva a qualcuno che non si limita a giocare da Dio. Quelli entrano in campo, giocano, e quando escono il campo non è più lo stesso. Non nel senso che lo hanno rovinato. Nel senso che, nessuno prima di loro, aveva pensato a usarlo in quel modo. Nessuno aveva visto prima quelle traiettorie, quella velocità, quelle tattiche, quella leggerezza, quella precisione.”

Consiglio l’ascolto di questa serie radiofonica.