lunedì, febbraio 09, 2015

Come si usano forchetta e coltello?

Poco dopo essere arrivato qui notati che forchetta e coltello si usano in modo diverso da come ero abituato. Ne ho parlato già qui anni fa: "il coltello si usa anche a mo' di spatola per massimizzare la quantità di salsa ingurgitata ad ogni boccone".
Ma solo ieri, mangiando nell'ottima mensa della Bundesakademie für musikalische Jugendbildung di Trossingen, dopo più di quindici anni, mi sono accorto che c'è anche un'altra differenza.
Allora, se io mi trovo a dover tagliare qualcosa, impugno la forchetta con la sinistra e il coltello con la destra. Come mostrato nell'immagine. Poi cambio la forchetta di mano e inserisco il boccone in bocca usando la destra. 
Se, invece, mi trovo a mangiare un piatto che non richiede l'uso della forchetta, come gli spaghetti, il coltello non lo tocco proprio e uso solo la forchetta con la destra.
Ecco, ieri mi sono accorto che qui forchetta e coltello si usano sempre e rimangono per tutto il pasto entrambi in mano e, soprattutto, la forchetta rimane costantemente sulla mano sinistra.
Mi sono subito chiesto: sarà questa la ragione per cui qui si hanno molti problemi a mangiare gli spaghetti usando solo la forchetta?
Poi, guardando questa pagina, in cui il sistema visto qui da me viene descritto come europeo e quello che uso io come americano, mi sono anche chiesto se sia io a essermi americanizzato (probabilità molto bassa), o quel sito ad avere un'informazione sbagliata. A giudicare dal fatto che esattamente la stessa informazione si trova anche in tedesco propenderei per la seconda ipotesi. Qualcuno deve avere semplicemente tradotto quel testo dalla sua lingua originale.

Ora la domanda per tutti - italiani, non italiani ed espatriati - è: come si usano secondo voi correttamente o abitudinariamente forchetta e coltello?

martedì, febbraio 03, 2015

Incompresa

Domenica scorsa ho visto Incompresa di Asia Argento e mi è piaciuto. Subito dopo mi è venuta la curiosità di capire fino a che livello la trama rispecchiasse la realtà autobiografica della regista. E, dall'idea che mi sono fatta, credo che la storia fosse molto vicina alla realtà. O, se non alla realtà totalmente oggettiva, almeno a quella vissuta da una bambina di nove anni.
SPOILER
Le foto mostrate dopo l'infausto evento finale, visto il taglio di capelli, mi fanno pensare che siano state scattate dopo l'evento stesso. Qualcuno l'ha visto e ha avuto la stessa impressione?

lunedì, febbraio 02, 2015

Playback theatre e lunghissima prova finesettimanale

Nel fine settimana appena trascorso ho avuto un accavallarsi di impegni causato soprattutto dal fatto che quando mi sono iscritto al laboratorio di Playback theatre non ricordavo della lunghissima prova con l'orchestra (da venerdì pomeriggio a domenica pomeriggio). Così, con un lavoro di taglia e cuci, ho incastrato i due eventi cercando di perdere il meno possibile di uno e dell'altro.

Il Playback theatre è stata un po' una scoperta per me, visto che non ne sapevo quasi nulla. Solo gli esercizi iniziali erano abbastanza simili a quelli del mio precedente corso d'improvvisazione ma, quasi subito, con l'esercizio dello specchio, ho visto qualcosa di nuovo. Nella coppia c'era quello che conduceva e quello che doveva imitare e, a un segnale dell'istruttrice, si cambiava ruolo. Nella fase successiva dovevamo decidere noi come e quando cambiare ruolo. È stato piacevole osservare come, senza grossi sforzi e senza scambio cosciente di segnali, l'alternanza risultasse molto fluida e istintiva. E mi è venuto in mente che quell'attenzione verso l'altro e quello scambio di messaggi quasi subliminali è una caratteristica fondamentale anche del ballo e della musica d'insieme. Senza di essi nessuna di queste espressioni artistiche riesce bene.

Dopo altri esercizi siamo passati alle storie. La tecnica del Playback theatre prevede che un volontario del gruppo racconti una storia. Ma la storia può anche essere una non-storia. Può anche essere solo un sentimento, può anche essere solo un'impressione, può essere un aneddoto; oppure una storia vera e propria con incipit, sviluppo, acme e conclusione.
Le storie vengono poi inscenate all'improvviso da quattro attori accompagnati musicalmente da uno strumentista (nel nostro caso anche tre o quattro), che pure improvvisa. Le diverse tipologie di storie vengono inscenate con diversi strumenti drammaturgici. Quelli visti da noi comprendevano la scultura, la scultura fluida (animata), il tabló, il coro e la scena improvvisata vera e propria.
Durante le discussioni successive tra le varie impressioni sono emersi sia aspetti di tipo ludico sia aspetti di carattere più sociologico-introspettivo. C'è stato chi ha detto: a me piace molto giocare e, da adulti, non è facile trovare i contesti giusti per farlo. A me, invece, è venuto in mente che, nella quotidianità, è molto improbabile che una nostra storia riceva tante attenzioni. La si può raccontare in una cena con amici. Magari ci si ride oppure si riceve la giusta solidarietà ed empatia a seconda della storia che si racconta. Ma poi finisce lì. Non ne segue una messa in scena e una discussione in merito. E ci sono storie che forse non verrebbero mai raccontate perché sarebbe difficile trovare un giusto contesto sociale in cui raccontarle. Ma un presupposto di questo teatro è che tutte le storie hanno pari dignità e nessuna di esse va giudicata. Poi credo anche che gli insegnanti debbano essere molto bravi a moderare e le nostre lo sono state.

Complessivamente è stato bello e coinvolgente. Mi ha lasciato una buona dose di positività. E la sera, mentre tornavo a casa dalla prova musicale post-teatrale, ho sentito che avrei voluto spendere ancora del tempo con il gruppo. L'idea ora è di continuare con un incontro al mese. Spero che il proposito si realizzi.

martedì, gennaio 27, 2015

Il (non) carnevale della fisica #5 su DropSea

Il (non) carnevale della fisica #5 è su DropSea.
Così Gianluigi include un mio contributo:

Il secondo post di transizione è Copernico, Rheticus e la trigonometria di Flavio Ubaldini, che si occupa, appunto, di Copernico, non solo (o non tanto) come astronomo, ma anche come trigonometrista:
Solitamente Niccolò Copernico (Mikolaj Kopernik 1473 – 1543) viene ricordato solo come uno dei più grandi astronomi della storia per aver dato un forte impulso all'affermazione della teoria eliocentrica. Ma un astronomo dell'epoca era inevitabilmente anche un trigonometrista.
Copernico cominciò a studiare nella prestigiosa università di Cracovia e poi anche a Bologna, Padova e Ferrara. Dopo un breve periodo di insegnamento a Roma tornò infine in Polonia.
Il suo celeberrimo trattato De Revolutionibus orbium coelestium (pubblicato nell'anno della sua morte) sul sistema eliocentrico contiene ampie parti sulla trigonometria.

domenica, gennaio 25, 2015

Stamina: la conclusione di una storia penosa

Pare che la storia del Metodo Stamina si stia concludendo. Ne avevo scritto diverse volte nel 2013 (12345).
La storia era cominciata con il capolavoro disinformativo de Le Iene che aveva progressivamente coinvolto una grossa parte dell'opinione pubblica, oltre ad altri media e a vari personaggi celebri, tra i quali pure Adriano Celentano.
Poi c'erano state altre puntate de Le Iene che avevano generato una vera e propria campagna a favore di Davide Vannoni con tanto di manifestazioni e scene isteriche davanti a Montecitorio. Alcuni media si erano spinti a definire il caso Vannoni come l'ennesimo caso di cervello in fuga all'estero.
Ecco, ora l'accusa dice che Vannoni "capeggiava una banda pronta a tutto pur di fare quattrini: vantava brevetti mai ottenuti, orchestrava manifestazioni di piazza, trattava i pazienti come cavie e operava in condizioni lontanissime dagli standard di sicurezza."1 E Vannoni che cosa risponde? Bè, "dopo aver lottato a lungo per sostenere che il suo metodo funzionava, dopo aver attaccato duramente chi lo criticava, deriso la scienza "ufficiale" che lo considerava un ciarlatano, promesso di curare oltre 100 malattie con un unico sistema"2, adesso Vannoni vuole patteggiare per essere condannato solo a un anno e 10 mesi.

Ora c'è da chiedersi: ma questa storia avrà insegnato qualcosa a qualcuno? Tipo ai vari personaggi celebri, come Celentano, che prima di parlare pubblicamente di cose che non conoscono dovrebbero informarsi molto bene, soprattutto per questioni delicate come queste? O, più in generale al comune cittadino, che non bisogna mai fidarsi ciecamente delle inchieste giornalistiche, soprattutto di quelle televisive e ancor meno di quelle pesudo-giornalistiche come quelle de Le Iene?

Certo, se si pensa che il precedente del caso Di Bella non ha insegnato molto non c'è da essere proprio ottimisti.

1 Stamina, ok a patteggiamento se stop anche all'estero

2 Stamina, la ragione processuale prima dei malati

domenica, gennaio 18, 2015

Il pugno di papa Francesco - Deve essere punito chi insulta le religioni?

Ho letto "Il pugno di Francesco e la lezione di Voltaire" di Eugenio Scalfari.
Riflettendo soprattutto sugli stralci che ho riportato di seguito ho fatto delle considerazioni sui fatti e mi sono posto alcune domande. 

Sequenza di fatti
1. Riviste europee, nell'arco di alcuni anni (1, 2), hanno pubblicato vignette ritenute offensive da una parte del mondo islamico.
2. Il fatto ha innescato una serie di reazioni violente.
3. La strage di alcune settimane fa (Forse la si può pensare collegata ai fatti precedenti da una catena di cause-effetti? Ma anche ammesso che non lo sia le mie considerazioni e le mie domande non cambierebbero molto.) a causa delle vignette considerate offensive nei confronti della religione islamica.
4. Molte riviste e quotidiani europei hanno ripubblicato quelle vignette.
5. In alcune zone del mondo islamico si sono verificati episodi di violenza contro chiese e simboli europei.

Ora, dati questi fatti, sarebbe giusto, come dice Scalfari, creare una norma che vieti e punisca chi si prende gioco delle religioni? Critica sì, ma insulto no: dice Scalfari. Forse si eviterebbero spirali di violenza come quella che stiamo osservando? 
Ma poi chi dovrebbe decidere il confine tra critica e insulto? Un giudice immagino.
E chi dovrebbe decidere il criterio per definire una religione? Dovremmo perseguire chi offende qualsiasi religione seppur minuscola? E i Pastafariani sono una religione? Dovremmo perseguire anche chi offende loro?

Ecco infine le citazioni dall'articolo di Scalfari.

"Nel viaggio in aereo tra lo Sri Lanka e le Filippine Bergoglio ha però detto una frase che ha suscitato un acceso dibattito: "Chi insulta mia madre si aspetti un pugno". A chi alludeva era evidente; non ai terroristi o non soltanto ad essi che compirono cose ben più gravi, ma probabilmente al giornale "Charlie Hebdo" che insulta Maometto e quindi la religione da lui rappresentata. Cristo ha detto, secondo i Vangeli, di porgere l'altra guancia a chi ti insulta. Francesco invece lo minaccia con un pugno. È un errore? Una contraddizione?"
...
"Anche lui ha pianto per i caduti e pregato per loro, ma se insultano la madre, cioè le religioni, gli minaccia un pugno. Si è scordato di porgere l'altra guancia?"
...
"Forse Francesco ha sbagliato a minacciare il pugno contro chi insulta le religioni, ma il precedente c'è e il pugno dovrebbe essere - credo io - una norma che vieti e punisca chi si prende gioco delle religioni. Puoi criticarle, certamente, ma non insultarle. Questo è il pugno. Voltaire non sarebbe d'accordo ma non possiamo chiedere a Francesco di esser volterriano."

giovedì, gennaio 15, 2015

Stagione orchestrale invernale: un concerto pitagorico

I temi del nostro concerto stavolta sono due: il numero 2 e Rachmaninoff. Ebbene sì! Un concerto dedicato a un numero. Musica e numeri. Che cosa potrebbe esserci di più pitagorico?
Ad ogni modo, ecco programma e date della stagione invernale dell'orchestra Musikfreunde Heidelberg.

Date

Domenica 8 Febbraio a Trossingen per l'inaugurazione di una sala concerti. Sarà un'esperienza interessante con presenza di tecnici, fonici e forse architetti. Suoneremo per diverse ore e alle 17 si terrà il concerto vero e proprio.

Sabato 21 Febbraio alle 19:00 nella Stadthalle di Heidelberg

Come da tradizione, se vi troverete nei dintorni siete invitati ai concerti.

Programma

Sergej Rachmaninov (Сергей Васильевич Рахманинов - Velikij Novgorod, 1873 – Beverly Hills, 1943)

mercoledì, gennaio 14, 2015

Carnevale della Matematica #81 - Storia, Personaggi e Applicazioni dell'Analisi Matematica

Il primo Carnevale della Matematica del 2015, il numero 81 (nome in codice "il merlo, il merlo: il merlo? il merlo!"), ha come tema: Storia, Personaggi e Applicazioni dell'Analisi Matematica.
Ad ospitarlo è Leonardo Petrillo su Scienza e Musica. Un carnevale ricchissimo.
Io ho contribuito con Il rinascimento: Copernico, Rheticus e la trigonometria - Numeri e Geometria attraverso la storia, introdotto così da Leonardo:

Dioniso Dionisi, dal blog Pitagora e Dintorni, ci fa pervenire un contributo, di carattere storico, non proprio a tema, ma che sicuramente tratta un argomento cardine per il successivo sviluppo dell'analisi: la trigonometria. In particolare, il periodo storico analizzato è quello del Rinascimento e i protagonisti sono un certo Copernico (sì quello che nel 1543, in punto di morte, ha pubblicato l'eretico modello eliocentrico dell'Universo) e il suo discepolo Rheticus. Non a caso l'interessante post è intitolato "Il Rinascimento: Copernico, Rheticus e la trigonometria - Numeri e Geometria attraverso la storia". Beh, che state aspettando? Non vorrete far attendere anche Pitagora? Sapete bene dal precedente Carnevale che è piuttosto irascibile!



Il carnevale si conclude segnalando il prossimo ospite.
Signore e signori, è giunto il momento di calare il sipario!
Un'ultimissima segnalazione: l'edizione n.82 del Carnevale sarà affidata nelle mani dei superlativi Rudi Matematici.

Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale

lunedì, gennaio 12, 2015

Rispetto per le religioni

Non che io mi trovi totalmente d'accordo. Però questa frase, di un ascoltatore che ha telefonato durante la puntata di Prima Pagina di oggi, mi ha fatto riflettere. Parafraso a memoria.

"Non sto dicendo che debba esserci un rispetto per le religioni per questioni metafisiche. Il rispetto dovrebbe esserci solo per questioni umanitarie. Visto che, non per tutti, ma per molte persone la religione è un modo per avere una speranza. D'altra parte molti dei progetti umani non sono altro che un tentativo di rimanere immortali. Sbeffeggiare una religione è simile al dire a un malato terminale: guarda che quel farmaco che stai prendendo non serve a niente."

Ma una discussione famigliare sul tema ha fatto emergere la domanda: un credente può essere paragonato, anche solo metaforicamente ad un malato terminale?

domenica, gennaio 11, 2015

Il rinascimento: Copernico, Rheticus e la trigonometria - Numeri e Geometria attraverso la storia

Nella puntata precedente abbiamo parlato di Robert Recorde (1510 - 1558) e della sua introduzione del simbolo = per l'uguaglianza. Poi abbiamo visto come Raffaele Bombelli (1526 - 1573) contribuì a rendere sia i numeri complessi sia i numeri irrazionali più accettabili come veri e propri numeri attraverso la definizione di regole per l'addizione, la sottrazione, la moltiplicazione, e la divisione per entrambe le classi di numeri e attraverso la corrispondenza biunivoca tra i numeri reali e le lunghezze su una retta.
Quanto scritto nella puntata precedente ci fa anche intuire che i maggiori progressi della matematica nel XVI secolo riguardavano soprattutto l'algebra. Tuttavia anche la trigonometria ebbe un'importante sviluppo in questo secolo.

Solitamente Niccolò Copernico (Mikolaj Kopernik 1473 – 1543) viene ricordato solo come uno dei più grandi astronomi della storia per aver dato un forte impulso all'affermazione della teoria eliocentrica. Ma un astronomo dell'epoca era inevitabilmente anche un trigonometrista.
Copernico cominciò a studiare nella prestigiosa università di Cracovia e poi anche a Bologna, Padova e Ferrara. Dopo un breve periodo di insegnamento a Roma tornò infine in Polonia.
Il suo celeberrimo trattato De Revolutionibus orbium coelestium (pubblicato nell'anno della sua morte) sul sistema eliocentrico contiene ampie parti sulla trigonometria.

Le grandi capacità trigonometriche di Copernico si intuiscono sia dai teoremi inclusi nel versione definitiva di De revolutionibus sia dal teorema incluso in una precedente versione manoscritta del libro. Con tale teorema Copernico generalizza la proposizione del matematico persiano Nasir al-Din al-Tusi (1201 – 1274):

se un cerchio minore rotola all'interno di un cerchio maggiore con diametro doppio, allora il luogo geometrico di un punto che non giace sulla circonferenza del cerchio minore, ma che è fisso rispetto a questo cerchio minore, costituisce un'ellisse.
Secondo Boyer1 è probabile che la forma definitiva della trigonometria del De revolutionibus derivasse da quella del Regiomontano.
Infatti nel 1539 Copernico accolse tra i propri studenti l'austriaco (figlio dell'italiana Tommasina de Porris ) Georg Joachim Rheticus (1514 – 1574) che aveva avuto contatti col Regiomontano.
Rheticus ebbe un ruolo determinante nella convincere Copernico a pubblicare la sua opera. Sembra, infatti, che il maestro non fosse del tutto convinto perché temeva che le sue teorie sarebbero state osteggiate. Rheticus ebbe un ruolo importante anche nel divulgare il trattato del maestro che non era, e non è tuttora, di facile lettura e comprensione. In realtà l'introduzione divulgativa di Rheticus, Narratio Prima, al De revolutionibus orbium coelestium uscì nel 1540: addirittura tredici anni prima dell'opera stessa.
In seguito Rheticus compose il più elaborato trattato che fosse mai stato scritto fino a quel tempo: l'Opus palatinum de triangulis. Opera completata e pubblicata nel 1596 dal suo allievo Valentinus Otho dopo la morte del maestro.



Con questo trattato la trigonometria raggiungeva un livello di maturità senza precedenti. Abbandonando la tradizionale considerazione delle funzioni trigonometriche rispetto all'arco di un cerchio Rheticus privilegiò l'uso dei lati di un triangolo rettangolo e calcolò tavole molto elaborate per tutte e sei le funzioni.

Nella prossima puntata parleremo della nascita della prospettiva nel disegno e nella pittura e dei suoi aspetti geometrici.

Puntate precedenti...

Indice della serie


1 Carl B. BoyerStoria della matematica, Oscar Saggi Mondadori

sabato, gennaio 10, 2015

#JesuisCharlie - 3: Clarlie Hebdo torna in edicola

Il cuore dell'occidente
EZIO MAURO

... Oggi ciò che noi siamo è ciò di cui moriamo. Perché il terrorismo fanatico sembra esattamente consapevole di una nostra identità trascurata, mal sopportata da noi stessi, considerata stanca come le nostre istituzioni estenuate, la nostra democrazia ingrigita ed esausta. Poi alziamo gli occhi, davanti agli spari ad nella redazione di un settimanale trasformato in simbolo, e scorriamo l'elenco dei santuari civili della grandiosa banalità democratica scelti come bersaglio: una scuola a Tolosa, un museo ebraico a Bruxelles, un caffè a Sidney, il parlamento a Ottawa e infine oggi un giornale a Parigi. ...
Se vogliamo che i morti di Parigi abbiano un significato morale e politico anche per noi, oltre al significato simbolico e militare per i terroristi, dobbiamo recuperare questa consapevolezza di ciò che noi siamo. Si chiama Occidente, cioè quella parte della cultura e del mondo che afferma di credere appunto nella democrazia come pratica che regge la cosa pubblica e la convivenza civile. Recuperata questa coscienza, dobbiamo prendere atto che proprio a questa identità è stata dichiarata una guerra mortale. Tanto più mortale quanto più i terroristi usano l'asimmetria come l'arma più potente, invincibile: kalashnikov contro la potenza disarmata di carta, inchiostro e idee, per esempio. ...
Da questa minaccia dobbiamo difenderci con ogni mezzo, naturalmente con il dovere di rimanere noi stessi cioè fedeli, anche nella difesa, ai principi democratici e alla legalità internazionale. L'altro dovere è un riarmo culturale della democrazia, nei cui principi dobbiamo dimostrare fiducia e non disprezzo come troppo spesso facciamo. Vale in primo luogo per il potere, che ha responsabilità grandissime con le sue pratiche incoerenti, soprattutto la mancata consapevolezza che il lavoro è il fondamento della dignità e della libertà materiale. Ma vale per ognuno di noi: difendere la democrazia oggi per poterla affidare domani ai nostri figli. Così come per ognuno di noi, oggi, suona la campana di Parigi.

Clarlie Hebdo ricomincia a vivere, contro i fanatici
Gad Lerner

Charlie Hebdo torna a vivere. Mercoledì 14 gennaio il settimanale satirico francese sarà nelle edicole di tutta la Francia, con una tiratura straordinaria da 1 milione di copie, decuplicata rispetto alle edizioni normali. Sul sito di Charlie Hebdo la notizia è stata confermata con un messaggio molto toccante, il primo aggiornamento dopo la strage . “Perché la matita sarà sempre al di sopra della barbaria, perchè la libertà è un diritto universale, perché voi ci sostenete, noi di Charlie Hebdo saremo nelle edicole mercoledì prossimo!”. A fianco c’è un box che intitola la prossima edizione come il giornale dei sopravvissuti. Un concetto ripreso dall’avvocato della rivista di satira, Richard Malka, che ha rimarcato come la decisione di uscire in edicola sia “il modo dei sopravvissuti di rendere omaggio a quelli che non ci sono più. E’ il nostro modo di dire che non ci hanno uccisi, che siamo ancora in piedi, vivi, che non ce l’hanno fatta”... Il prossimo numero di Charlie Hedbo uscirà in una foliazione dimezzata, realizzata unicamente dal piccolo gruppo di superstiti sopravvissuti alla furia terrorista dei fondamentalisti islamici. Una della redattrici ancora in vita, Malka, ha spiegato come la pubblicazione del prossimo numero sarà possibile solo grazie al supporto ricevuto da una larga parte dei media francesi e non. In questo momento Charlie Hedbo è senza sede, sigillata dalla polizia, e i redattori hanno perso gran parte dei loro strumenti di lavoro dopo la sparatoria. “Grazie a questa solidarietà le cose diventano possibili, e la speranza, quella, la possiamo mantenere in un angolo del nostro cuore, che non è ancora totalmente morto”....

giovedì, gennaio 08, 2015

#JesuisCharlie - 2

Riporto stralci di interessanti articoli che ho letto.

Non in mio nome
Igiaba Scego

Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.
“Not in my name”, dice un famoso slogan, e oggi questo slogan lo sento mio come non mai. Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani e a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici. Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro. Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto. Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione europea di cui sono cittadina.Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo. Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente. E ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie.
...
Forse se si vuole vincere questa guerra contro il terrorismo l’Europa si dovrà affidare a quello che ha di più forte, ovvero i suoi valori. Chi ha ucciso sa che si scatenerà l’odio. Ora dovremmo non cascare in questa trappola. Ribadire quello che siamo: democratici. Ha ragione la scrittrice Helena Janeczek quando dice che liberté, égalité, fraternité è ancora il motto migliore per vincere la battaglia. E i musulmani europei ribadendo il “Not in my name” potranno essere l’asso nella manica della partita. L’Europa potrà fermare la barbarie solo se i suoi cittadini saranno uniti in quest’ora difficile.

Articolo completo: http://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2015/01/07/non-in-mio-nome


Lo scrittore Al-Aswani: «Noi musulmani dobbiamo reagire»

Questi criminali sono pericolosi per tutti, per noi egiziani quanto per i francesi. Mi sono sentito male. Avevo incontrato quei caricaturisti a una cena a Parigi, li ho riconosciuti. Conosco il loro giornale: so che si pone come obiettivo quello di spezzare i vincoli alla libertà di espressione. Questo è un barbaro attacco alla civiltà.
Questo attentato aumenterà i sospetti nei confronti dei musulmani in Europa?«Potrebbe succedere, ma non dovrebbe, non è giusto. Se stiamo parlando di civiltà, va fatta giustizia e vanno puniti tutti coloro che sono responsabili, ma non chi non lo è. Anch’io, che sono musulmano, sono stato attaccato dai fanatici. Nell’ottobre 2013 ho rischiato d’essere ucciso all’Institut du Monde Arabe di Parigi: stavo parlando di letteratura, presentavo il mio libro “Cairo Automobile Club”, quando qualcuno mi ha accusato di essere contro l’Islam. Io ho replicato che non è vero. Erano della Fratellanza musulmana: “Hai tradito la rivoluzione”, hanno gridato e hanno iniziato a lanciare oggetti, rompendo un vetro sopra la mia testa. Non so cosa sarebbe successo a me e al mio interprete francese di 72 anni, se non fossero intervenuti i poliziotti: ci hanno spinti in uno scantinato e hanno riportato l’ordine. Ci hanno salvati. Anche in Egitto sono stato attaccato dai fanatici due volte, una delle quali mentre una troupe francese mi intervistava e un’altra nella mia clinica odontoiatrica. Quel che voglio dire è che i fanatici sono pericolosi per noi quanto per l’Occidente».
La libertà di espressione sia da difendere anche quando offende la religione?«La mia opinione personale è che non ci debba essere alcun limite alla libertà di espressione, anche se offende i princìpi di altre persone. Se non ti piacciono quelle caricature, non comprare quel giornale. E se credi che i tuoi diritti siano stati violati, puoi denunciare i giornalisti in tribunale. Ma gli estremisti religiosi, come d’altro canto i fascisti, non sono di quest’idea...
...L’unica cosa su cui non sono molto d’accordo è usare l’Islam come termine collettivo, perché non lo è, perché il problema è il wahhabismo, che è cresciuto in Arabia Saudita per quarant’anni grazie ai soldi del petrolio e che è stato sottovalutato dai governi occidentali. Nel mio Paese, alla fine degli anni Settanta, la maggior parte dei musulmani erano tolleranti. Chi si dichiarava apertamente “non credente” non aveva problemi. Negli anni Trenta fu pubblicato un famoso libro intitolato “Perché sono ateo?”, di Ismail Adham. Fu distribuito, venduto. La reazione? Un autore religioso replicò con un altro libro: “Perché credo in Dio”. Eravamo musulmani anche allora. Il problema non è l’Islam, è l’Islam wahhabita: questa è la base ideologica del terrorismo. I wahhabiti considerano infedeli non solo i cristiani e gli ebrei, ma anche i musulmani liberal che non condividono le loro idee: anzi i musulmani progressisti sono anche più odiati, perché possono avere un’influenza maggiore su altri musulmani.
Pensa che l’Europa continuerà a subire simili attentati per mano di fanatici? «Molto dipende dall’atteggiamento dei governi. Ci sono due livelli: quello della sicurezza e quello dell’ideologia. Per quanto riguarda la sicurezza, bisogna applicare la legge contro chi ha commesso questi crimini ed evitare di usare forza eccessiva contro degli innocenti solo perché hanno un nome e un aspetto arabo: questo non farebbe che alimentare il fanatismo. Sul piano ideologico, la maggior parte delle moschee in Occidente sono sponsorizzate da gruppi wahhabiti. C’è una seconda generazione di musulmani, nati in Francia, che è problematica, perché si sentono maltrattati e discriminati dal governo: è sempre possibile trovare delle soluzioni, ma quando questi giovani senza lavoro e frustrati vanno in moschea al venerdì e l’imam dice loro che chiunque non segua le regole dell’Islam è un infedele, quando viene alimentata la paranoia che l’Occidente sia contro la nostra religione, questa visione wahhabita dell’Islam può essere molto pericolosa. Penso che quello che si dovrebbe fare è verificare con attenzione quale educazione religiosa viene impartita nelle moschee d’Europa».
Che cosa possono fare i musulmani? «Poco fa ho chiamato il mio editore francese, Actes Sud, per esprimere la mia solidarietà e chiedere di pubblicare a mio nome una condanna di quest’atto barbarico. È un mio dovere in quanto scrittore conosciuto in Europa e nato musulmano»

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Umberto Eco: «Siamo in guerra, fino al collo. L’Isis è il nuovo nazismo»

...Quel che è certo è che sono cambiate le modalità della guerra - dice Eco -, c’è una guerra in corso e noi ci siamo dentro fino al collo, come quando io ero piccolo e vivevo le mie giornate sotto i bombardamenti che potevano arrivare da un momento all’altro a mia insaputa. Con questo tipo di terrorismo, la situazione è esattamente quella che abbiamo vissuto durante la guerra...
Gli uomini si sono sempre massacrati per un libro: la Bibbia contro il Corano, il Vangelo contro la Bibbia eccetera. Le grandi guerre sono state scatenate dalle religioni monoteiste per un libro. Ha mai visto degli animisti che hanno tentato di conquistare il mondo con le armi? Sono le religioni del libro a provocare le guerre per imporre l’idea contenuta nei loro testi. Le guerre pagane, tutto sommato, erano sempre locali. Forse un po’ i Romani... Ma i Cartaginesi hanno combattuto per ragioni commerciali, non per imporre il culto di Astarte...
...È duemila anni che prendiamo sul serio l’ Eneide: Augusto ci ha fondato sopra delle pretese piuttosto importanti. Ci sono centinaia di testi diventati fantasmi pericolosi soprattutto grazie a coloro che non li hanno letti.
... Trent’anni fa, per la Repubblica, ho scritto un articolo in cui dicevo che eravamo di fronte non più a un’emigrazione come quella degli italiani in America o in Svizzera, ma a una migrazione, e le migrazioni sono globali, sono amplissime nello spazio e durano molto tempo. Già allora scrivevo che finché non si fosse arrivati a un nuovo equilibrio, si sarebbe versato molto sangue. La civiltà occidentale, che abbia o no la forza di sostenersi, sta facendo fronte a un processo colossale di migrazione, così come è accaduto secoli fa alla romanità.
...Non mi pare giusto che si dica genericamente “musulmani”, come non sarebbe stato corretto giudicare il Cristianesimo sulla base dei metodi utilizzati da Cesare Borgia. Ma certo lo si può dire dell’Isis, che è una nuova forma di nazismo, con i suoi metodi di sterminio e la sua volontà apocalittica di impadronirsi del mondo.
La fusione di civiltà è una possibilità che può verificarsi grazie alle migrazioni. Quando in Italia ci saranno 50 milioni di extracomunitari e solo 10 milioni di italiani, avverrà, forse, quel che è avvenuto duemila anni fa. Del resto è già successo chissà quante volte, in Asia o altrove: i mongoli in Cina eccetera. È chiaro che tutti i grandi cambiamenti ci terrorizzano. Ma sa, a me tutto sommato resta
poco, però ho dei nipoti, e mi auguro che imparino a vivere in queste prospettive.

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lunedì, gennaio 05, 2015

Pino Daniele

Questo non ce lo dobbiamo perdere! - ci siamo detti quando abbiamo saputo che Pino Daniele avrebbe cantato Nero a metà con i musicisti del disco originale.
Il concerto a Roma ci sarebbe stato il 13 dicembre e noi saremmo dovuti partire un giorno prima rispetto alla data programmata. Ci abbiamo provato ma, alla fine, non ci siamo riusciti. Quando poi mi sono accorto che tra le date del concerto c'era anche Stoccarda ho esultato. E ieri, appena tornati dalla vacanza, Zucchero si è messa a controllare i posti disponibili. Si è accorta che non ne erano rimasti molti. Prenota subito! - le ho detto. - Prendi i posti migliori.
Stamane, durante la colazione, Zucchero, conoscendo i miei precedenti, mi ha detto: - Definisci un promemoria ogni mese per ricordarci del concerti del 3 ottobre -. Poi, mentre stavo aprendo il calendario: - Noo! Pino Daniele è morto! - Per una frazione di secondo ho pensato a uno scherzo. Ma l'impressione è passata immediatamente. Non sarebbe stato nello stile di Zucchero fare uno scherzo del genere. 

Saluto Pino Daniele con uno dei suoi pezzi che ho cantato più spesso: Chillo è nu buono guaglione.



domenica, dicembre 28, 2014

Passeggiata caravaggesca

Visto il bel tempo cominciamo il giro con una scalata al colle del Pincio.
Dopo una veloce pizza al taglio visitiamo l'Ara Pacis.

E quinidi la Chiesa di San Luigi dei Francesi.

Dove ci concentriamo sulla Cappella Contarelli con il suo ciclo su san Matteo di Caravaggio.
Dopo essere passati per Piazza Navona deviamo verso il  Caffe Sant'Eustachio. Ma, vista la folla, decidiamo di rinunciare al leggendario caffè e ci accontentiamo del caffè dell'altro Sant'Eustachio; che non è affatto male.
Il Pantheon è chiuso. E anche qui dobbiamo accontentarci. In questo caso della vista del pronao ottastilo (8 colonne di granito grigio e 8 colonne di granito rosa provenienti dalla cava di Mons Claudianus in Egitto) che solitamente viene abbastanza ignorato.


La prossima tappa è la Basilica dei Santi Trifone e Agostino nel rione Sant'Eustachio
che ospita la tela de la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio.

L'ultima tappa è la Basilica di Santa Maria del Popolo. Dove non si possono scattare foto.
Ma in compenso si possono ammirare la Crocifissione di San Pietro di Caravaggio e la Cappella Chigi progettata da Raffaello che ospita anche una scultura del Bernini.

martedì, dicembre 16, 2014

Di 28 ce n'è 1

Storia, matematica, misteri e aneddoti su calendario, giorni, settimane, mesi, anni, i loro nomi, le loro origini, i loro rapporti con il moto degli astri. Tutto questo lo troverete in Di 28 ce n'è 1, ebook dei Rudi Mathematici incluso nella collana “AltraMatematica”.
La lettura è scorrevole, piacevole ma soprattutto interessante. Ho scoperto una serie di fatti così dettagliati e affascinanti sulla storia dei calendari che uno si chiede: ma come hanno fatto a scoprirli tutti?

lunedì, dicembre 15, 2014

Abbinamenti eclettici...

... quelli di alcuni dei miei lettori.
Ma molti altri ne fanno di meno arditi.
E quelli dei lettori tedeschi sono ancor meno creativi.

domenica, dicembre 14, 2014

Carnevale della Matematica #80: Matematica e irrazionalità

È dicembre ma prima degli elfi, folletti, gnomi, renne e befane arriva il #carnevaledellamatematica nella sua edizione #80. Ad ospitarlo è un certo Dioniso (Babbu per i più piccoli) su Pitagora e dintorni. Il tema è Matematica e irrazionalità. E chi può negare che sia un tema che ha a che fare con elfi, folletti, gnomi, renne e befane?
Ovviamente è un carnevale bellissimo. E possiede addirittura una sua melodia. Forse una melodia natalizia? Chissà?  E allora che aspettate ad andare a leggervelo?!


La prossima edizione, la prima del 2015, sarà ospitata da Leonardo Petrillo su Scienza e Musica e, come tema facoltativo, avrà "Storia, Personaggi e Applicazioni dell'Analisi Matematica!" Sarà l'edizione #81, come nome in codice avrà “il merlo, il merlo: il merlo? il merlo!” e come cellula melodica:

Cellula melodica #81


Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale

mercoledì, dicembre 10, 2014

Frammento di melodia Gaussiana

Quale codice si celerà sotto queste note? Sarà Fibonacci? Sara la sezione aurea? Sarà il Codice Da Vinci? O altro e ben più occulto codice?
Se non lo trovate potrete sempre scoprirlo leggendo il Carnevale della Matematica #80 tra meno di quattro giorni.

melodia gaussiana

lunedì, dicembre 08, 2014

giovedì, dicembre 04, 2014

Il mio secondo ebook: La Musica dell'irrazionale

È stato pubblicato il mio secondo ebook per la collana Altramatematica. È una sorta di seconda parte del mio primo ebook. Si intitola "La Musica dell'irrazionale" ed è una storia di scoperte, trame e intrighi tra gli allievi della scuola di Pitagora.
Ecco la quarta di copertina:
Ippaso, un giovane atletico e brillante. Il più intelligente della scuola di Pitagora ma anche il più ribelle e arrogante. Quali saranno l’amore segreto e la scoperta che lo metteranno in pericolo? Quanti i secoli che sarebbero dovuti trascorrere per interpretare quella scoperta? E quale il segreto che i pitagorici vorranno preservare a tutti i costi? Un segreto che potrebbe fornire la chiavi per l'interpretazione e il controllo dell'Universo. Ma Ippaso si accorge che c'è qualcosa che non va. C'è un numero che manca. C'è un suono di troppo. E qualcuno trama nelle tenebre per impedire il crollo della dottrina pitagorica.

Quale idea migliore per un regalo di Natale per voi stessi e per i vostri parenti e amici?
E c'è già una prima recensione!

Dove lo si può trovare?
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