Queste sono le domande su cui mi sono trovato a riflettere durante una conversazione con alcuni amici sui recenti risultati elettorali e sul clima politico che si respira in Europa. Ne è venuta fuori una conversazione che mi ha spinto a mettere in ordine un po' di idee.

È giusto fare autocritica e pretendere che la propria parte politica funzioni meglio. Ma se ogni volta ci limitiamo all'ipercritica distruttiva o al disincanto dell'astensionismo, finiamo per comportarci come i famosi capponi di Renzo: invece di allearci contro chi ci tiene appesi per i piedi, continuiamo a beccarci tra di noi.
Per chi ha voglia di approfondire, ecco la versione estesa.
La gabbia invisibile: come la Rete è diventata un'arma geopolitica
Se proviamo a fare un passo indietro e a guardare il quadro generale, l'evoluzione del dibattito pubblico negli ultimi trent'anni segue una traiettoria abbastanza precisa:
- L'illusione dell'anarchia felice: Negli anni '90, agli albori di Internet, i governi occidentali scelsero di lasciar crescere la rete senza regole. Non sappiamo se per scopi egemonic, ingenuità, buona fede o incapacità di capirne il potenziale.
- Dalla democrazia al controllo: Quella struttura aperta che all'inizio del Millennio sembrava la massima promessa di libertà globale (pensiamo all'entusiasmo per le reti sociali durante le Primavere Arabe) si è progressivamente trasformata in uno strumento capillare di manipolazione politica e polarizzazione.
- L'era dei monopolisti: La totale assenza di regolamentazione ha spianato la strada a pochissimi giganti tecnologici. Oggi questi oligarchi hanno accumulato un potere finanziario, conoscitivo e infrastrutturale che supera di gran lunga quello di molti Stati nazionali.
Quando singoli individui gestiscono patrimoni paragonabili al PIL di un paese medio-grande e controllano sia le reti di comunicazione di massa sia le infrastrutture satellitari o le piattaforme di informazione militare, le regole del gioco democratico cambiano radicalmente.
Un campo di gioco distorto
A fronte di tutto questo, ha ancora senso addossare l'intera responsabilità dell'avanzata dei populismi solo agli errori dei singoli partiti tradizionali?
Certo, le responsabilità della politica democratica ci sono: spesso si è dimostrata miope, distante dai bisogni quotidiani e incapace di proporre visioni pragmatiche. Ma va riconosciuto che il campo di gioco è diventato profondamente asimmetrico. Se persino le istituzioni di una superpotenza faticano a contenere la capacità dei gigacapitalisti di orientare la percezione pubblica attraverso gli algoritmi, pensare che il problema si risolva solo cambiando un paio di leader politici locali è un'illusione.
Chi controlla il controllore?
Arrivati a questo punto della discussione, qualcuno ha posto una domanda legittima:
Se cerchiamo una soluzione attraverso regole e contrappesi istituzionali, non rischiamo di creare un "Grande Fratello" governativo? Chi controlla il controllore?
Se cerchiamo una soluzione attraverso regole e contrappesi istituzionali, non rischiamo di creare un "Grande Fratello" governativo? Chi controlla il controllore?
È un dubbio lecito. Ma la contro-domanda sorge spontanea: chi controlla oggi i padroni della rete?
Al momento, la risposta è: nessuno!
In un contesto globale in cui gli Stati Uniti scivolano verso un modello sempre più oligarchico e potenze autocratiche come la Cina usano la tecnologia per il controllo sociale diretto, l'unica entità continentale che conserva la forza (e il mercato) per imporre regole a tutela dei cittadini rimane l'Unione Europea.
Nonostante la sua burocrazia e i suoi difetti, l'Europa è l'unica ad aver tracciato confini normativi importanti: dall'RGPD (Regolamento generale sulla protezione dei dati - Wikipedia) sulla tutela dei dati personali fino alle prime regolamentazioni mondiali sull'intelligenza artificiale: Legge sull'intelligenza artificiale - Wikipedia.
E comunque, di fronte all'ipotesi di essere manipolato da un algoritmo, preferirò sempre che a vigilare su quel codice sia un'istituzione democratica con un parlamento eletto, anziché il capriccio del miliardario di turno.
Voi preferiste essere manipolati da un Romano Prodi o da un Donald Trump? Da un Mario Draghi o da un Elon Musk! 😉
Voi preferiste essere manipolati da un Romano Prodi o da un Donald Trump? Da un Mario Draghi o da un Elon Musk! 😉
Che ne pensate?
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