lunedì, febbraio 25, 2019

Libri che dialogano: “Diagnosi e destino” e “Il volo delle chimere”

“...La relazione medico-paziente non andrebbe considerata un’attitudine, ma una disciplina passibile d’insegnamento, verifica e valutazione.” – scrive Vittorio Lingiardi in “Diagnosi e destino”, in una considerazione che riecheggia molto i pensieri di Fosco in questo brano de “Il volo delle chimere”.

“...Fosco pensò che quello dell’approccio al paziente era un tema davvero complesso. Avrebbe dovuto costituire una materia da inserire nei piani di studio a medicina.”

Ecco i brani per intero.

Diagnosi e destino

“La relazione medico-paziente non andrebbe considerata un’attitudine, ma una disciplina passibile d’insegnamento, verifica e valutazione. Attorno agli anni Cinquanta, un medico e psicoanalista ungherese, Michael Balint, si dedica allo studio della relazione medico-paziente e inventa una metodologia che diviene poi famosa col nome di «gruppi Balint». L’obiettivo è sviluppare nei medici la consapevolezza delle componenti psicologiche del loro lavoro. Balint sosteneva che il medico stesso è un farmaco e che la relazione con il paziente è in sé un atto terapeutico. Quando il medico prescrive un farmaco, diceva, «prescrive se stesso». Il suo libro Medico, paziente e malattia si basa proprio sulla premessa che «il farmaco di gran lunga piú usato in medicina generale è il medico stesso», anche se in nessun testo di medicina si trovano indicazioni sul suo dosaggio, sulle dosi d’attacco e di mantenimento, sulle reazioni allergiche e gli effetti secondari. «Il problema reale, – scrive Balint, – è spesso la malattia di tutta la persona», ed è proprio la diagnosi a consentire il passaggio da una situazione «non organizzata» a una «piú organizzata»: il paziente «offre, propone al medico varie malattie […] finché medico e paziente raggiungono un accordo, quello di accettare una di queste malattie come giustificata». Per prima cosa il medico deve imparare ad ascoltare. Questa capacità «è una nuova abilità, che richiede un certo cambiamento, sebbene limitato, nella personalità del dottore». Imparando ad ascoltare il paziente, «il medico inizierà ad ascoltare lo stesso tipo di linguaggio dentro di sé». Potremmo chiamarlo «controtransfert diagnostico».”


Il volo delle chimere

“Forse a rendere l’omeopatia più attraente agli occhi di molti era proprio il miscuglio di approccio naturalistico, maggiore attenzione alla sfera dei sentimenti e metodo cosiddetto olistico, che considera il paziente nella sua interezza e non come un insieme di organi, tessuti e liquidi. Probabilmente la maggiore attenzione degli omeopati alla dimensione umana produceva un duplice effetto benefico nei pazienti. Il fatto di sentirsi più compresi e coccolati aiutava sicuramente a corroborare l’effetto placebo. Doveva essere quest’alchimia a convincere tante persone ad affidare la propria salute a una disciplina totalmente priva di basi scientifiche. Un po’ come, a un livello diverso, molti vanno ancora a farsi togliere il malocchio perché la maga sa anche dispensare calore umano. E questo ha comunque un effetto benefico che va ad aggiungersi all’effetto placebo. Fosco pensò che quello dell’approccio al paziente era un tema davvero complesso. Avrebbe dovuto costituire una materia da inserire nei piani di studio a medicina.”

venerdì, febbraio 15, 2019

Carnevale della Matematica #126: Oggetti e oggettività della matematica

L'edizione di febbraio del Carnevale della Matematica, la numero 126, è ospitata dai Rudi Matematici
e il tema è "Oggetti e oggettività della matematica".

Io ho contribuito con...

"Avete ben visto (e sperabilmente sentito) che un carnevale senza "cellula melodica" sarebbe un po' come un'amatriciana senza guanciale; per questa ragione Flavio, che gli amici chiamano Dioniso, si preoccupa di inviarla in fretta all'anfitrione di turno. In un'ottica di rigorosa ottimizzazione, nella e-mail che contiene la cellula manda di solito anche i suoi contributi, così almeno risparmia un e-francobollo. Questa volta ha solleticato la rete con un paio di contributi mica da ridere, e tutti e due in tema col tema:
Come distinguiamo la matematica da altre discipline umanistiche? - What is Mathematics, Really? di Reuben Hersh: Mentre la matematica è umanistica rispetto alla sua materia - le idee umane - essa è simile alla scienza nella sua oggettività. Le discipline che hanno a che fare con risultati riproducibili sono chiamate scienze naturali. Nel dominio delle idee, degli oggetti mentali, quelle idee le cui proprietà sono riproducibili sono chiamate ...
Ma i numeri hanno tutti lo stesso grado di realtà? - "La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini" di Paolo Zellini: Al contrario di ciò che pensavano Cantor o Frege, Zellini afferma che i numeri non hanno tutti il medesimo statuto ontologico.
Con  un duplice inizio del genere, siamo quasi a posto per quanto riguarda metà del tema, quello relativo alla "oggettività" della matematica. Anzi, all'ontologia, come giustamente spiega Flavio. Per l'altra metà, quella relativa agli "oggetti matematici", ci sarà qualcuno disposto a soddisfarci? Lo vedremo presto: nel frattempo, cogliamo la palla al balzo e decidiamo seduta stante che il corredo iconografico di questo CdM sarà composto proprio da foto di oggetti (tangibili) matematici. Non sperate che vi si dica che oggetti siano, però..."

E con ...
"Le tradizioni squisitamente italiche, invece, vertono entrambe su una poesia spudorata e infinita (e se diciamo "infinita" intendiamo davvero infinita, sia chiaro). Ebbene, il verso-guida di questa poesia, per questo mese, è:
Canta il merlo, il merlo melodioso
e a questo verso, indubbiamente poetico,  è associata la relativa "Cellula Melodica", che vi invitiamo ad ascoltare:..."






Per quanto riguarda l'edizione numero 127... 
14 marzo 2019: (“di notte”) DropSea – Pi Day
Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale.


giovedì, febbraio 14, 2019

Il mistero del suono senza numero - mematica e musica a Esperienza inSegna 2019

Se la settimana prossima vi troverete a Palermo venitemi a trovare. Parlerò di "Matematica e Musica, un percorso tra Pitagora e Bach".

Giovedì 21
16.30 -17.30 | al dipartimento di matematica

Venerdì 22 
9.30 -10.30 | conferenza-spettacolo a Esperienza inSegna 2019






mercoledì, febbraio 13, 2019

La TAV Torino – Lione e l’analisi costi-benefici

È da quando ero bambino che sento dire: in Italia si è sempre preferita l’infrastruttura autostradale a quella ferroviaria per fare un favore alla famiglia Agnelli. Con annesso elenco degli indubbi vantaggi del trasporto ferroviario rispetto a quello su gomma. Poi si prova a cambiare le cose e...


Riporto qualche brano dell’articolo Tav, ritorno al passato di Sergio Rizzo

“... si blocca, quella ferrovia, con il pretesto di un'analisi costi-benefici che è lecito supporre preconfezionata, a giudicare dal fatto che ben cinque su sei componenti della commissione che l'ha redatta si erano già pubblicamente schierati contro l'opera, mentre il sesto ha addirittura preso le distanze dalle conclusioni.

L'esito è fortemente negativo dal punto di vista economico soprattutto per il minore incasso delle accise sui carburanti i cui miasmi certo non risparmiano la Val di Susa, nonché delle tasse sui pedaggi autostradali. Con il risultato di demolire così uno dei pilastri della filosofia ambientalista, secondo il quale uno sviluppo sostenibile passa per il massiccio trasferimento del trasporto dalla gomma alle rotaie, in Italia tradizionalmente penalizzate rispetto alla strada per favorire la Fiat.
...
Se si calcolano fra i costi i minori incassi delle accise sui carburanti e dei pedaggi autostradali, perché allora non si considerano fra i benefici la riduzione dei casi di tumore con le conseguenti minor spese a carico del servizio sanitario nazionale, oppure i risparmi per il dissesto idrogeologico causato dal maggior inquinamento di Tir e auto, per non parlare del calo di perdite di vite umane legato alla diminuzione del traffico automobilistico? Questo solo per dire quanto la cosa sia discutibile.
...
l'analisi costi-benefici formulata sulla base "della teoria economica più consolidata" altro non può essere che la foglia di fico di una decisione già presa, come si poteva immaginare fin dalla partenza di tutta questa storia. Che assume ora i contorni di una spettacolare presa in giro.
Con i sondaggi in caduta libera, confermati dalla batosta alle elezioni in Abruzzo, e una base sempre più disorientata (a voler essere generosi) dalla sudditanza di un partito che ha una forza parlamentare doppia della Lega ma si fa dettare l'agenda da Matteo Salvini, per il M5S il "No" alla Torino-Lione è la linea del Piave. Insuperabile, e l'analisi tecnica doveva sancire solo questo.
...
Quei soldi, semplicemente, si perderanno. Insieme a molto altro. E quando ciò accadrà i petrolieri, con i produttori di auto e tir nonché i gestori delle autostrade, faranno una gran bella festa."

domenica, febbraio 10, 2019

Mahmood vince Sanremo: è un rapper italo-egiziano?


Il rapper italo-egiziano, lo definiscono Repubblica, La Stampa e il Corriere.
 
Allora, Alessandro Mahmoud è nato e cresciuto a Milano da madre italiana e padre egiziano.
Concita De Gregorio è nata a Pisa da madre spagnola e padre italiano. Perché non la definiamo una giornalista italo-spagnola?
Vittorio Gassman nacque a Genova da madre italiana e padre tedesco. Perché non lo definiamo un attore italo-tedesco?

Se Alessandro Mahmoud fosse nato e cresciuto a Milano da madre francese e padre italiano lo avremmo definito italo-francese? Ne dubito.

mercoledì, febbraio 06, 2019

Perché “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati non è il libro di cui Scurati parla - di Gabriele Sabatini

Ho trovato molto interessanti queste considerazioni di Gabriele Sabatini, relative al libro “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati che sto leggendo in questo periodo.
Riporto qui solo le conclusioni di Sabatini.

Per l'articolo completo:

Per concludere

È questo un libro che si può leggere solo avendo già gli anticorpi antifascisti, altrimenti il rischio è quello di sottovalutare Mussolini. O di rimanerne infettati. E affascinati dalla reazione, dalla domestica placida sicurezza – decorosa e ordinata – che lo stato autoritario può trasmettere. E anche per questo sarà maggiormente ardito il compito di chi ne realizzerà la annunciata serie televisiva (la casa di produzione Wildside ha già acquisito i diritti)."

lunedì, febbraio 04, 2019

Green Book: Tony Lip e Don Shirley

Ieri abbiamo visto Green Book. Pellicola ispirata alla storia vera dell'italo-americano Tony Lip (Frank Anthony Vallelonga), e del pianista/compositore/psicologo Don Shirley*.
È una storia molto bella e divertente su un'amicizia improbabile.

Visione consigliatissima.

Per maggiori informazioni sull'oggetto che ha dato il titolo al film: The Negro Motorist Green Book.

* Pare che il fratello del "Dr. Donald W. Shirley" abbia affermato che nella storia raccontata ci siano molte imprecisioni:
FAMILY OF BLACK MAN, DON SHIRLEY, PORTRAYED IN “THE GREEN BOOK” BLASTS MOVIE AND ITS “LIES”

mercoledì, gennaio 30, 2019

Non vedo l'ora di farmi processare... No, meglio di no

– Non vedo l'ora di farmi processare! Non ho bisogno di farmi proteggere da nessuno, perché se uno ha la coscienza pulita va avanti come un treno... Sono pronto, sono pronto...
– Ministro.
– Sì?
– La richiesta di autorizzazione al processo è stata messa a punto con dovizia di particolari e con robuste fondamenta giuridiche.
– (Oh Madunina! Non fatemi processare!) Ehm... Ritengo che l'autorizzazione a procedere debba essere negata perché si è agito per la tutela di un interesse dello Stato e per il perseguimento di un preminente interesse pubblico.

Pare che "l’ex procuratore Carlo Nordio, da tempo assai vicino al vicepremier leghista, lo abbia messo in allerta sui rischi concreti all’orizzonte. Anche perché – dettaglio non sfuggito all’esame di chi ha dimestichezza con gli atti giudiziari – la richiesta di autorizzazione al processo del Tribunale dei ministri di Catania sarebbe stata messa a punto con dovizia di particolari e con robuste fondamenta giuridiche."


"Ed ecco che anche l'algido cielo pentastellato rischia di riempirsi con i buchi neri dell'incoerenza. Loro, che da Azzolini a Berlusconi hanno sempre votato sì a tutte le richieste di autorizzazione a procedere, possono cambiare voto proprio adesso, per pure esigenze di realpolitik? Loro, nemici giurati di tutte le Caste ed amici fedeli di tutte le procure, possono sacrificare la fedeltà a un ideale per garantire fedeltà all'alleato? I grillini devono decidere: se votano sì, rompono con Salvini, se votano no, rompono con gli elettori."

Salvini, i 5 Stelle e il caso Diciotti: l’intoccabile e gli ipocriti

mercoledì, gennaio 23, 2019

Ma i numeri hanno tutti lo stesso grado di realtà? - "La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini" di Paolo Zellini

L'ultima volta hocommentato la considerazione di Zellini secondo cui nel continuo ci sono infinite metà, ma solamente in potenza e non in atto. "In termini più semplici si potrebbe riassumere così: è assurdo pensare che ciò che si muove si muova contando."

Oggi riporto un'interessante osservazione sul grado di realtà dei numeri. Cioè, sul loro statuto ontologico.

"...Quel che è certo, al contrario di ciò che pensavano Cantor o Frege, è che i numeri non hanno tutti il medesimo statuto ontologico. I numeri che esistono, ma che non si possono calcolare, non hanno la stessa realtà dei numeri calcolati dalla macchina. I primi non si collocano, a differenza dei secondi, nello spazio e nel tempo di un’effettiva elaborazione automatica, né attualmente né virtualmente. Da un certo punto di vista un numero esiste, è reale, solamente se c’è una effettiva procedura che lo calcola. Ma questa procedura deve essere anche efficiente: altrimenti, come nel caso del metodo di Cramer o della matrice di Hilbert, non si saprebbe distinguere, sul piano di una effettiva realizzabilità, il calcolabile dal non calcolabile. Ciò che è calcolabile è come se non lo fosse."



Altre considerazioni correlate:
Zellini e l'ontologia della matematica
Roberto Natalini e il rapporto tra matematica e realtà
Non ci si può muovere contando

lunedì, gennaio 21, 2019

Come distinguiamo la matematica da altre discipline umanistiche? - What is Mathematics, Really? di Reuben Hersh

L'ultima volta ho riportato un brano in cui Reuben Hersh lascia intendere che  il platonismo in matematica tende a una trasfigurazione mistica della materia tramutandola in una sorta di religione.Oggi propongo un brano in cui l'autore si pone una domanda interessante:

Come distinguiamo la matematica da altre discipline umanistiche?


C'è una differenza fondamentale tra matematica e critica letteraria. Mentre la matematica è umanistica rispetto alla sua materia - le idee umane - essa è simile alla scienza nella sua oggettività.
I risultati del mondo fisico che sono riproducibili - cioè che producono sempre gli stessi risultati - sono definiti scientifici. Le discipline che hanno a che fare con risultati riproducibili sono chiamate scienze naturali.
Nel dominio delle idee, degli oggetti mentali, quelle idee le cui proprietà sono riproducibili sono chiamate oggetti matematici, e lo studio degli oggetti mentali con proprietà riproducibili è chiamato matematica. L'intuizione è la facoltà con cui consideriamo o esaminiamo questi oggetti mentali interni. Sebbene ci sia sempre qualche discrepanza tra l’intuizione di due soggetti l'adeguamento per mantenere l’univocità è continuamente in corso.
Nel momento in cui vengono proposte nuove domande, allora possono comparire nuove parti della struttura. A volte capita che una domanda non abbia risposta. L'ipotesi del continuo, ad esempio, può essere vera o falsa.
...
La difficoltà nel capire che cosa sia l’intuizione emerge perché ci aspettiamo che la matematica sia infallibile. Sia il formalismo che il platonismo postulano una matematica sovrumana, per concepire la quale ognuna di queste due scuole falsifica la natura della matematica nel contesto umano e storico, creando confusione e inutili misteri.

...continua...

martedì, gennaio 15, 2019

Finalmente qualcuno dimostrerà che la Terra è piatta!

N.B. Il testo seguente è scritto in tono ironico!

Che cos’è la terra se non un disco circondato da un muro di ghiacci, che ci impedisce di cadere nel vuoto, e intorno al quale ruotano tutti gli astri del cielo?

Non è quello che ci dicono i nostri sensi?!
E allora perché dovremmo credere a degli pseudo scienziati sacerdoti di un moderno culto scientista?

Ecco. Finalmente qualcuno ce lo si dimostrerà imbarcandosi coraggiosamente su una crociera diretta verso gli stupefacenti limiti della natura, verso sud, verso il mirabile muro.

Purtroppo dovremo aspettare ancora un anno prima di partire ma forse, nel frattempo, riusciremo a convincere anche quei due terzi dei ragazzi americani dai 18 ai 24 anni che, stolte vittime di un complotto scientista, credono ancora che la terra sia sferica.

sabato, gennaio 12, 2019

Il modello del deficit di informazione

Visto che non esiste una versione italiana della pagina wikipedia sul modello del deficit di informazione riporto qui la libera traduzione/sintetizzazione di qualche brano della pagina inglese Information deficit model.

Da https://goo.gl/Qzwmqu
Negli studi sulla comprensione pubblica della scienza, il modello del deficit di informazione attribuisce l'ostilità alla scienza a una mancanza di comprensione dovuta alla mancanza di informazioni e prevede una divisione tra esperti, in possesso delle informazioni, e non esperti, a cui mancano le informazioni. Il modello implica che, per attenuare l'ostilità alla scienza, la comunicazione dovrebbe concentrarsi sul miglioramento del trasferimento delle informazioni dagli esperti verso i non esperti.
...
Gli esperti spesso osservano che il pubblico non comprende la scienza e che avrebbe quindi bisogno di essere istruito. Ritengono che il problema possa essere ‘risolto’ fornendo al pubblico le informazioni mancanti. Presumendo così che "a fronte dei fatti (qualunque essi siano), il pubblico abbraccerà le nuove tecnologie" (Brown, S. 2009. The new deficit model. Nature Nanotechnology 4:609-61).
...
Da https://goo.gl/VnJL94
Tale convinzione, tuttavia, è stata messa in discussione da molteplici pubblicazioni che mostrano come il fornire più informazioni ai non esperti non cambia necessariamente le loro opinioni. (Kearnes M., Macnaghten P. & Wilsdon, J. Governing at the Nanoscale (Demos, 2006))
Ciò è in parte dovuto al fatto che ognuno vuole avere l'impressione di aver espresso la propria opinione (e di essere stato ascoltato) in qualsiasi processo decisionale, e in parte al fatto che le persone prendono decisioni anche sulla base di una serie di altri fattori. Questi fattori includono credenze etiche e religiose, oltre alla cultura, alla storia e all'esperienza personale. Il senso di rischio delle persone si estende oltre le considerazioni puramente scientifiche della convenzionale analisi del rischio e il modello del deficit non prende in considerazione tale aspetto. È ormai ampiamente riconosciuto che la migliore alternativa al modello del deficit è quella in cui l'esperto si mette in gioco nel coinvolgere il pubblico e nel tener conto di tali apsetti (Boykoff, MT (2009), Creating a Climate for Change: Communicating Climate Change and Facilitating Social Change. Glob. Environ. Polit. 9 (2) 123-128).
...
Ridurre il deficit di conoscenza è un compito complicato, ma se si sa come pensa il pubblico, e come apprende e interpreta le nuove informazioni allora il messaggio può essere comunicato meglio e nel modo più imparziale e oggettivo possibile. (Scheufele, Dietram. MESSAGES AND HEURISTICS: HOW AUDIENCES FORM ATTITUDES ABOUT EMERGING TECHNOLOGIES. Engaging Science: Thoughts, deeds, analysis and action. pp. 21–25.)

La costruzione di una scala musicale attraverso i numeri - F. Talamucci: scale musicalii e numeri

In questo post avevo riportato un brano da La costruzione di una scala musicale attraverso i numeri in cui Federico Talamucci parla delle difficoltà insite nel temperamento equabile mostrando che esse sono in qualche modo mitigate da aspetti psicofisici correlati a tale scala.

Da Musica coerente con intonazione e accordatura 432 Hz
Qui riporto invece un’osservazione su tre tra le più importanti scale introdotte nella musica occidentale attraverso i secoli che Talamucci scrive nella coda del suo articolo e che definirei un capolavoro di sintesi.

la scala equabile necessita solo del principio dell'ottava (collegabile al numero due) e di un concetto di distanza, quella pitagorica estende il principio accettando il numero tre, infine la scala naturale lo amplia ulteriormente incorporando il cinque

Più avanti Talmucci prosegue...

“La musica è la capacità di recepire, discernere, organizzare e apprezzare l'ordine nella totalità dei movimenti intorno a noi. È l'incontro delle due razionalità, l'una predisposta dall'Universo l'altra costruita dalle regole del pensiero. Più che altrove, una sola mente non basta a cogliere il tutto, occorre la cultura musicale per tramandare tutto ciò che si è raccolto. In modo più evidente e stringente che in altre discipline artistiche, le nozioni della pratica si consolidano, si cristallizzano in una teoria logica. Ma è la musica che stabilisce le regole: il ribaltamento dei ruoli di un'imposizione di regole pianificate astrattamente e programmate a tavolino non porta lontano, come è successo per la Dodecafonia.

L'avanzamento formale e l'evoluzione emotiva della musica necessita che questa vada scritta, vada codificata: intervengono elementi razionali, astratti, annoverati nell'universo della matematica. Gli stessi studi ed esperimenti in campo acustico, sin dall'antichità, hanno elargito entusiasmo riguardo la presenza della matematica nella musica. Per questa esigenza c'è chi ha visto, ad esempio, nel tetragramma o nel pentagramma (il riferimento che in verticale dà la frequenza, in orizzontale il tempo, con unità di misura verticale la chiave, con unità di misura orizzontale la battuta) un'anticipazione del sistema di riferimento cartesiano. È proprio attorno all'evoluzione della notazione musicale che effettuiamo la nostra riflessione finale: il pessimismo del primo grande teorico musicale del Medioevo, Isidoro da Siviglia, che affermava che la musica non potrà mai essere scritta, è stato capovolto dalla prodigiosa evoluzione formale culminante nelle formidabili conquiste in epoca beethoveniana, di compiuta possibilità di tradurre sulla carta ciò che il compositore ha in mente. Il successo è indubbiamente di carattere tecnico, operativo, possiamo dire scientifico.”

Talmucci si pone infine varie domande sui possibili limiti della scienza nel trovare modelli e spiegazioni per alcuni aspetti della creazione musicale non ancora del tutto inquadrabili e conclude.

“L'autore di questo articolo immagina un pò in questo modo l'adoperarsi per procurare un ponteggio matematico al mondo dei suoni, con il risultato di un capriccio, come genere dell'arte figurativa: non è la mancanza di forma a caratterizzare questi generi più liberi, bensì il fatto che una forma viene inventata, trovata strada facendo: un meraviglioso, sistematico ed elaborato accostamento di architetture, che tuttavia non esiste.”

Il ritratto di fra' Luca Pacioli al museo di Capodimonte

Il museo di Capodimonte è una meraviglia assoluta. Qualcuno ha scritto che la bellezza può salvarci. Ecco, in questo museo colmo di capolavori e immerso in un parco incantevole, un ampio passo verso la salvezza è garantito.
È uno dei musei più belli che io abbia mai visitato.

E. tra i molti altri capolavori, contiene anche il ritratto di fra' Luca Pacioli (1495, circa).

"Alle colte atmosfere dell'Umanesimo matematico di ambito urbinate è da riferire l'enigmatica tavola attribuita, con molti dubbi per riscontri stilistici mai convincenti, a Jacopo de' Barbari: il Ritratto di fa' Luca Pacioli con un allievo, forse il duca Guidobaldo da Montefeltro, al quale era stata dedicata la prima edizione a stampa della Summa de arithmetica, geometria, proportione, pubblicata a Venezia l'anno precedente. Il Francescano concentrato nello studio, tiene il segno sul libro aperto sul tavolo, gli Elementi di Euclide, nome che si legge sul bordo della lavagna dove si dimostra un suo teorema, mentre quello chiuso svela nella scritta il luogo di nascita di Luca Pacioli, Borgo Sansepolcro patria di Piero della Francesca, altro fine teorico della prospettiva.
Un solido a più facce vi è appoggiato ad arte e fa bella mostra di se insieme a molti altri strumenti del mestiere messi religiosamente in fila (compasso, goniometro, gesso e spugnetta, astuccio e calamai) mentre un mistero è racchiuso nel poliedro sospeso a un filo, trasparente dell'acqua in cui si riflette la facciata di un edificio identificato da alcuni proprio con il Palazzo Ducale di Urbino, cenacolo dove illustri scienziati ed eruditi condividevano il loro sapere con i più accorti rampolli dell'aristocrazia italiana."

lunedì, dicembre 24, 2018

Buone feste - Che la bellezza sia con voi

Nell’augurare un buon periodo di feste a tutti i miei contatti consiglio l’ascolto di queste profonde riflessioni di Vito Mancuso sul valore salvifico della bellezza intesa nel suo senso più ampio.

"La Bellezza" Con Vito Mancuso di Uomini e Profeti Radio3 

I puntata
Che cos’è la bellezza e qual è il suo messaggio ? Inizia con oggi un percorso snodato in quattro incontri con il teologo e filosofo VIto Mancuso : La bellezza è innanzitutto una via da percorrere per la coltivazione della vita spirituale, La condizione per una vita in cui l’umanità si dispieghi a pieno, una vita nuova, innovativa, eticamente sensibile, creativa, ispirata e ispiratrice, passa attraverso la cura della bellezza in ogni aspetto della nostra vita….

In questa seconda puntata, il teologo e filosofo Vito Mancuso si interroga sulle tre sorgenti della Bellezza: la natura, l'essere umano, l'arte, giungendo alla conclusione che il mistero della Bellezza risiede proprio nella tensione verso l'armonia.

Con il terzo dei quattro incontri sulla Bellezza, intesa come via da percorrere per la coltivazione della vita spirituale, il teologo e fiolosofo Vito Mancuso a due giorni dal Natale, ci parla della bellezza interiore e di come essa nasce in noi.

La quarta puntata sarà disponibile tra una settimana sul sito di Uomini e Profeti.

domenica, dicembre 23, 2018

L’apocalisse apocrifa di San Marzano

L’apocalisse apocrifa di San Marzano ammonisce che la settima tromba avrebbe lanciato il suo ultimo squillo quando in Italia si sarebbe cominciato a vendere la brutta copia americana del caffè italiano e la brutta copia bavarese della mozzarella.

Ecco. Ci siamo!


Ufficiale: Starbucks apre un nuovo store (quasi) a Milano e mette in cantiere il terzo!

Evoluzione della pronunica di "io" nelle lingue indoeuropee


La follia di Corelli e la lezione di Bietti

Ascoltare “La follia” di Arcangelo Corelli rimette in pace con il mondo. Ma poi farlo attraverso una puntata di lezioni di musica di Giovanni Bietti in un assolato e breve pomeriggio peri-solstiziale d’inverno in cui il musicologo svela anche le citazioni beethoveniane del tema della follia è un’esperienza sublime.