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martedì, novembre 07, 2023

La RAI del 2023

Tempo fa dicevo a un amico che all'inizio speravo che le responsabilità di governo li rendendessero più virtuosi, ma poi hanno cominciato a mostrare un altro aspetto: quello di cialtroni (vedi varie vicende giudiziarie e non) e, soprattutto, incapaci di governare.
Sprecano energie preziose su questioni divisive come i diritti, cercando di toglierne, e l’accaparramento di poltrone, come in Rai.
L'amico mi rispose che in RAI avevano fatto tutti più o meno la stessa cosa.

Credo che l'articolo di Augias “Un governo incompetente vuole riscrivere la storia, ma demolisce la Rai”, di cui condivido qualche brano, spieghi bene quali sono le differenze.

"Quando Fabiano Fabiani fondò e diresse la direzione centrale dei programmi culturali (siamo negli anni Settanta) scelse come collaboratori cattolici e socialisti, comunisti e non credenti. Nonostante le diversità riuscì a creare un concerto e non una cacofonia perché tutti erano (eravamo) animati, nella diversità, da un intento comune. Parlo duna direzione dorchestra come di una grande manifestazione sindacale. Ecco perché parlare di fascismo e non fascismo non basta, un poc’è un ponon c’è – non è quello il punto. Sono cambiati i punti di riferimento, cambiati gli obiettivi.

Nella Rai del governo a trazione FdI è chiaro che della comprensione dei fenomeni poco importa. Affiora dalle dichiarazioni di certi responsabili uno sgradevole spirito di rivalsa; è come se ci si volesse rivalere per essere stati defraudati di un diritto troppo a lungo sottratto con la forza o con la frode. Leggo in certe dichiarazioni la soddisfazione di aver riguadagnato posizioni dovute e, con queste, la possibilità di raccontare in altro modo, a costo di rovesciarla, la nostra storia dal 1948 (data di nascita della Costituzione) ad oggi.

Tutto questo è molto diverso dalle varie ondate di occupanti che ho visto arrivare in Rai governo dopo governo. Quando sono entrato in azienda (1° luglio 1960, per concorso) la Rai era un feudo democristiano. Ettore Bernabei, poco dopo, divenne il dominus, la Dc era il suo partito, Amintore Fanfani il referente. Latmosfera politica era angusta ma il livello culturale faceva della Rai una delle migliori televisioni europee. Nel 1975 una famosa legge trasferì il controllo dellazienda dal Governo al Parlamento attraverso la Commissione parlamentare per lindirizzo e la vigilanza sul prodotto. Il passaggio doveva garantire il pluralismo e in un certo modo lo garantì; nello stesso tempo però dette lavvio ad una forma scientifica di lottizzazione: Rai1 alla Dc, Rai2 al Psi, Rai3 al Pci.

Salto tutti i successivi passaggi, meglio li condenso in una sola frase: ad ogni cambio di maggioranza ha corrisposto in Rai larrivo di nuovi fedeli. Tutti accomunati dallo stesso desiderio: occupare un incarico di un certo prestigio, avere uno stipendio migliore. Con i nuovi arrivi post 2022 gli obiettivi sono diventati più numerosi. Al desiderio di guadagnare di più s’è aggiunta, ripeto, la voglia di raccontare daccapo la storia. Finora ne abbiamo avuto solo qualche accenno anche perché non è che abbondino, da quella parte, quelli in grado di farlo. Temo di sapere che di qui a qualche mese questo impulso crescerà di forza, se le cose resteranno come oggi sono.

La verità è che un governo che sul piano generale s’è dimostrato approssimativo e incompetente ha prodotto il massimo defficienza nella progressiva distruzione della Radiotelevisione Italiana, questo mi addolora profondamente. Ho visto negli ultimi mesi dilettantismo, scelte improvvide, la presunzione che una pedina valga laltra, linconsapevolezza che lefficacia televisiva è una delicata miscela di professionalità e congruenza con largomento, la dimenticanza che legemonia culturale non si può imporre piazzando un fedele seguace qua e uno là. Sono materie (non le sole, del resto) in cui la competenza deve prevalere sulla fedeltà.

Questo mi ha spinto fuori dalla Rai senza bisogno che qualcuno mi chiedesse di accomodarmi. È stato un gesto volontario. Se fossi stato più giovane sarei rimasto cercando, se possibile, di riequilibrare un pola deriva. Però sono vecchio e vorrei continuare a lavorare, fin quando avrò sufficiente consenso, con persone amiche in un ambiente cordiale. Resta questa brutta storia, avevano annunciato di voler demolire la Rai dei comunisti; stanno semplicemente demolendo la Rai."

venerdì, marzo 05, 2021

CCCP e C.S.I. a Sanremo

Chi lo avrebbe mai detto che le canzoni di uno dei gruppi preferiti della mia tarda adolescenza sarebbero finite a Sanremo?

    
Mi sono davvero sorpreso quando ho sentito prima i Måneskin e Manuel Agnelli intonare “Amandoti” (versione originale - versione 2021), scritta nel 1987 da Giovanni Lindo Ferretti con musica di Massimo Zamboni; e poi Max Gazzé e Daniele Silvestri cantare “Del mondo” (versione originale - versione 2021)

A proposito, pure a qualcun altro viene la gastrite quando sente pronunciare venti-ventuno l'ano 2021?

A Sanremo un omaggio ai Cccp e ai Csi nella terza serata

martedì, marzo 05, 2019

Il nome della rosa: libro e serie televisiva

Oggi ho letto dei commenti sulla serie televisiva basata sul romanzo Il nome della rosa di Umberto Eco. Alcuni dei commenti erano negativi. Purtroppo io non ho ancora avuto modo di vedere la prima puntata. Poi ho notato una discussione che partiva dall'osservazione "È noiosissimo anche il libro. Solo che non si può dire" e chi afferma che sia una lettura avvincente lo fa per darsi arie da intellettuale. Allora ho riportato la mia prospettiva, non di adesso, ma di me quindicenne.

Concordo che sono gusti molto personali. E io posso solo riportare la mia esperienza. Cominciai a leggere il nome della rosa a 15 anni, quando frequentavo l’istituto professionale di stato per l’industria e l’artigianato, perché me ne aveva parlato il professore di religione: uno studente di teologia comunista dotato di una cultura sconfinata: per me, a quei tempi, un mito. Non ero per niente abituato alle letture. La mia esperienza, aldilà delle letture imposte a scuola, era composta da “Viaggio al centro della terra” e “Ventimila leghe sotto i mari”. Non conoscevo né latino né greco. Eppure, fin dalle prime pagine quel libro mi catturò. Lo lessi d’un fiato e lo rilessi poco dopo. Accese la mia passione per la lettura. Cominciai a comprare tutto ciò che Eco aveva pubblicato e a leggere tutto quello che lui citava. Così scopri anche Calvino e Borges e mi misi a studiare il latino da solo. A posteriori posso dire che la lettura di quel libro ha cambiato la mia vita. In meglio.

sabato, settembre 29, 2018

Il paese in cui c’è maggiore differenza tra la realtà la percezione della realtà

Indovinate qual è risultato essere il paese in cui c’è maggiore differenza tra la realtà la percezione della realtà?

Il dato lo ha citato Antonio Scurati durante la presentazione del suo nuovo libro, M. Il figlio del secolo, a Quante Storie. Consiglierei a tutti di vedere quella puntata. Si possono apprendere molte cose interessanti.
Ah, ho anche comprato immediatamente il libro. Vi farò sapere.

Forse dovrei aggiungere che la differenza consiste nel fatto che la realtà viene percepita in modo molto più negativo di quello che è nei fatti.
Ma questo fatto non è né da sottovalutare né da deridere perché, molto spesso, la percezione conta più della realtà stessa. E può influenzare la vita di tutti anche attraverso le convizioni e le scelte politiche.

Il risultato di questa ricerca è un ulteriore conferma della diffusissima propensione nazional popolare a enfatizzare gli aspetti negativi della nostra vita collettiva. Propensione che ho discusso in diverse occasioni.

Comunque la ricerca è stata condotta da Ipsos, i dati si trovano su questo sito e il video della presentazione è su YouTube: The Perils of Perception.

venerdì, febbraio 03, 2017

Il biglietto per il Pantheon?

Ho appena ascoltato la puntata "Il genio di Gian Lorenzo Bernini" di Quante storie con Tomaso Montanari come ospite. La discussione su Franceschini e il biglietto d'ingresso al Pantheon comincia al 5° minuto.

Ho trovato sconfortante la mancanza di concretezza dello storico dell'arte e mi sono trovato totalmente d'accordo con Augias soprattutto quando, verso il 16° minuto, dice che noi abbiamo l'eredità del nostro passato e che per tutelarla dobbiamo, con ogni dovuta cautela, usare anche i soldi prodotti dal patrimonio artistico per salvare il patrimonio artistico stesso.

Credo che l'idealismo utopico e assolutamente privo di concretezza, di cui Tomaso Montanari sembra pervaso, sia uno dei problemi del nostro paese.
È un'idealismo che, a prima vista, fa anche una buona impressione perché infarcito di belle idee, buoni sentimenti e romanticismo. Ma è totalmente privo di realismo.

La discussione mi ha ricordato il dibattito tra Carofiglio e la Guerritore sulla riforma costituzionale: da una parte la consapevolezza che la soluzione non è quella ideale ma è un buon compromesso per risolvere subito diversi problemi, dall'altra un'accozzaglia di luoghi comuni, benaltrismo e belle soluzioni ideali ma irrealizzabili per un futuro molto ipotetico. Bellissime affermazioni che non hanno alcun riscontro pratico.

mercoledì, dicembre 14, 2016

Paolo Zellini, Fabio Fazio e i luoghi comuni sulla matematica

Dopo aver scritto Paolo Zellini e le mappe di Borges mio zio mi ha segnalato l'intervista di Fazio a Zellini. L'ho guardata e posso confermare che, come riportato dai commenti che avevo letto, Zellini non ha brillato durante l'intervista di Fazio. Nonostante la complessità del tema si sarebbe potuto preparare un po' meglio per presentare un libro di notevole spessore. Certo è che i tre minuti di introduzione di Fazio sono stati penosi: una fiera del luogo comune sulla matematica. Invece di aiutare a superarli quei luoghi comuni li ha rafforzati. Si capiva pure che diverse delle domande che avevano preparato per Fazio venivano ripetute senza che l'intervistatore ne capisse bene il senso. Ma quello è un peccato venialissimo rispetto all'introduzione piena di inutili stereotipi.

Ecco la puntata.

domenica, aprile 17, 2016

De Africa - Ernesto Ragazzoni

Visto che eminenti intellettuali sostengono che imparare poesie a memoria sia cosa buona e giusta io mi sto cimentando con questa. Se qualcuno fosse interessato a ingaggiarmi per una declamazione pubblica o privata mi faccia sapere.

De Africa - Ernesto Ragazzoni



Vi dirò dunque dell’Affrica,
la qual Affrica è il paese
dove sta il senegalese,
l’ottentotto ed il niam-niam;
ed ha un clima così torrido
che, pel sole e i gran calori,
tutti i neri sono mori
ed in più, figli di Càm.

Gli abitanti — detti indigeni —
così in uggia han panni e gonne
che, sì uomini che donne,
vanno nudi, o giù di lì;
ed han gusti così semplici
che, talor, se è necessario,
mangian anche il missionario
che li accolse e convertì.

Pur ve n’ebbero, di celebri
affricani, e di cartello:
Amonasro, il moro Otello,
la regina Taïtù,
e fra tutti memorabile
quel Scipione l’Affricano
così detto, perché un sano,
vero e buon romano fu.

Fattispecie di triangolo
con la punta volta in basso,
mezzo arena e mezzo sasso
e padul l’altra metà
(tre metà?), caos di polvere
con dentro iridi di fiori,
tale è l’Affrica, o signori,
nella sua complessità.

L’Ibi, il tropico del Canchero
l’equatore, l’Amba rasa
sono là come di casa,
con il ghibli, il Congo, Assab;
col cammello, con il dattero
e la tanto celebrata
adamonia digitata,
che sarebbe il baobab.

Sono là. E là — tartufolo
minerale — c’è il diamante,
c’è la pulce penetrante,
e la ria mosca tsè-tsè.
Ed è là che a volte càpita
di veder, tra arbusto e arbusto,
quel pulcino d’alto fusto
che lo struzzo è detto... ed è.

Ma la cosa che c’è in Affrica
e più merita attenzione
è il terribile leone,
ruggibondo e divorier.
Non è ver che di proposito
sia malevolo e cattivo,
ha un carattere un po’ vivo,
e va in bestia volentier.

Ed allora, Dio ne liberi
incontrarlo per la strada!
Se per lì non ci si bada
si finisce entro il leon.
Affamato, quei vi stritola
vi trangugia a larghe falde
poi, tra ciuffi d’erbe calde,
digerito vi depon.

Sono cose che succedono.
Ma l’ardito cacciatore
col fucil vendicatore
spaccia il mostro — e come no!
Urli, spari, capitomboli!
Crolla il re della foresta.
Alla sera... Allah! gran festa
di tam-tam e di falò.

Viva l’Affrica ed il semplice
suo figliolo, l’affricano.
Non ancora buon cristiano
veramente come va;
un po’ lesto di mandibola,
un po’ lento nel lavarsi,
coi capelli crespi ed arsi,
... ma... speriamo... si farà.

Già, pel bianco nostro merito
ei, selvaggio ebano ignavo
si piegò, percosso e schiavo,
nella pelle del zio Tom,
ed — onore per lui inclito —
importato or ora in Francia
s’ebbe a far bucar la pancia
sulla Marna e sulla Sòm.

Benvenuto dal tuo Senegal,
fratel nero, e dal Sahara;
dalla tua contrada avara
benvenuto a crepar qui.
Vien! L’Europa qui ti prodiga
(giù la barbara zagaglia!)
la civile sua mitraglia
che già tanto suol nutrì!

Ti vogliamo eroe... Rallegrati.
Pur, se mai, ti si dà il caso
che tu porti fuori il naso
da quest’orgia, o almeno un piè,
quando torni ai tuoi, ricòrdati:
(quando là sarai tranquillo)
— Tante cose al coccodrillo,
per mio conto, e al cimpanzè!

giovedì, marzo 10, 2016

PIL, economia, wikipedia e condivisione

Tra ieri sera e stamane ho letto il post di .mau. Wikipedia fa crollare il PIL e ho visto la puntata del 07/03/2016 di Pane quotidiano con Maurizio Pallante.

Ho trovato interessante questa considerazione di .mau.

Però, almeno dal punto di vista di un economista, la cosa ha perfettamente senso. Quando io lavoro gratuitamente migliorando l’enciclopedia non sto generando ricchezza misurabile: allo stesso modo, chi usa il contenuto di Wikipedia anziché comprare un’enciclopedia non sta generando ricchezza misurabile e persino chi usa Wikipedia per generare contenuto che poi vende non genera tutta la ricchezza possibile, perché c’è solo una transazione economica e non due.
E quindi? Quindi dobbiamo sperare che prima o poi si riesca a trovare una migliore misura della ricchezza del mondo, non tanto per considerare Wikipedia ma anche tutte le cose che ci migliorano ma non richiedono scambio di denaro.

Nella puntata di Pane quotidiano oltre a questo tema, di cui si parla intorno al 13° minuto, si trattano anche altri temi tra cui diseguaglianza, solidarietà, felicità e condivisione che probabilmente sono parte del contenuto del libro di Pallante:
Destra e sinistra addio. Per una nuova declinazione dell'uguaglianza

giovedì, febbraio 18, 2016

Dialogo sull'evoluzionismo tra uno scienziato e una spiritualista new age: chi vincerà?

Trovo esilarante e anche un po' educativa questa sotto-storia di una puntata di Friends in cui Phoebe Buffay, la svampita con approccio alla vita di stampo spiritualista/new age, discute di evoluzionismo con lo scienziato paleontologo Ross Geller.

"Cos'è questo irrefrenabile bisogno di costringere tutti a pesarla come te?" - dice la stravagante Phoebe.

Chi vincerà la singolar tenzone? La svagata spiritualista o il preparatissimo e razionalissimo Ross?

Per chi la comprende la versione in inglese è molto più efficace e divertente.


Ma c'è anche quella in italiano.

martedì, marzo 12, 2013

Stefano Bollani da Augias:

Chi mi conosce sa che nutro una passione per Corrado Augias. Quella che nutro per Stefano Bollani è invece una sconfinata ammirazione. Ne ho parlato brevemente anche qui.
Bene, ieri sulla sezione de "Le Storie" (la trasmissione quotidiana di Augias) del sito della RAI, ho trovato questa chicca di puntata con Stefano Bollani come ospite che presenta il suo ultimo libro: Parliamo di Musica.
Ovviamente mi trovo d'accordo con tutta la linea esposta da Bollani nella puntata. Specialmente quando parla dell'ingessamento di alcuni aspetti rituali dei concerti classici. Li vivo e li osservo regolarmente nella mia orchestra. Ma comunque notate le parole che usa Augias per presentare Bollani. Be', io tempo fa dissi a Zucchero quasi esattamente le stesse parole: provo per lui una grandissima invidia. Ma per motivi diversi da quelli espressi da Augias.

giovedì, febbraio 02, 2012

La verità su Jim Morrison

È da quando ero adolescente che me lo chiedevo: sarà ancora vivo? E finalmente la verità l'ho scoperta ieri sera guardando Almost True.
"I cantanti con il nome che comincia per J e hanno 27 anni sembrano bizzarramente fare tutti una brutta fine. Jim Morrison sa di essere nel mirino: dietro a questa catena di morti non c’è il caso, ma la CIA. Ma suo padre è un ammiraglio della Marina, con contatti nella CIA. Jim scappa a Parigi e simula la propria morte. Ma il richiamo della musica è troppo forte: accetta di cambiare volto, genere e repertorio e dal nulla nasce una nuova stella: Barry Manilow. E a svelarcelo è proprio il misterioso killer del J 27."
Ecco la puntata

lunedì, ottobre 25, 2010

Avetrana e Tg3: Il rispetto del lenzuolo bianco

Ieri sera guardavamo il Tg3. Tra le notizie non poteva certo mancare l'aggiornamento da Avetrana. E fin qui nulla di anormale. Quello che mi ha dato molto fastidio però è stato il fatto che abbiano trasmesso gli audio degli interrogatori di Michele e Sabrina Misseri che contenevano la confessione "dettagliata e tormentata" dell’omicidio.
Il commento che ho fatto è stato: ma che cosa aggiungono questi audio a quello che già sapevamo? Qual'è il loro scopo se non quello di aumentare gli ascolti alimentando la morbosità?
Da una testata come il Tg3 ci si aspetterebbe un po' più di sensibilità.
Poco fa Zucchero mi ha letto questo articolo di Mario Calabresi: "Il rispetto del lenzuolo bianco". Mi è piaciuto molto, lo condivido e inoltre include quella riflessione che facevamo ieri sera.
Neppure Repubblica e Corriere ci hanno risparmiato quegli audio.