domenica, luglio 31, 2016

Brexit 3: l'Anglosfera

"La base ideologica dell'alternativa all'Europa è l'anglosfera1, termine entrato nel linguaggio comune: "i paesi nei quali l'inglese è la principale lingua nativa, considerati collettivamente". In geopolitica l'anglosfera tende a configurarsi come sinonimo gentile di impero americano, reso congruo omaggio alle radici anglo. A coltivarlo, un attiva minoranza politico-intellettual-mediatica su entrambe le sponde dell'Atlantico e in alcune ex colonie britanniche. Per decantare l'asserita continuità con l'impero britannico dell'apogeo vittoriano, dove gli inglesi si assegnano il ruolo dei greci nell'impero romano.

In tal senso l'anglosfera è l'antemurale angloamericano contro l'unità dell'Europa. Allo spettro della superpotenza veterocontinentale a guida francese, tedesca o russa contro cui da mezzo millennio Londra - nell'ultimo secolo insieme a Washington - combatte con successo.


Scandagliando, nel tempo e nello spazio, la sfera semantica del lemma anglosfera ne cogliamo tre accezioni. Alla base è la rappresentazione geopolitica di una cultura elevata a potenza, ossia di una civiltà in competizione con altre. In secondo luogo, è un'elitaria famiglia geostrategica che si vuole avanguardia armata di tale civiltà. Infine, è un abbozzo di progetto geopolitico piuttosto vago, se non utopico."

"Ogni rappresentazione geopolitica ha una storia. Quella dell'idea di anglosfera è piuttosto intrigante e, se ci limitassimo al termine, sarebbe recentissima. Ma la storia dell'anglosfera precede di un secolo la parola. In breve, l'anglosfera è un prodotto del suo passato razziale. La razza è quella anglosassone, il passato quello di fine ottocento e il mito quello della comune razza anglosassone amante dell'autogoverno dunque opposta alle autoritarie stirpi latine. Nelle due crisi venezuelane di fine '800 e inizi '900, quando il governo di sua maestà considera l'ex colonia quantità trascurabile dalle ridicole pretese imperiali, si sfiora la guerra tra Stati Uniti e impero britannico. Ma Londra accetta, infine,  la mediazione americana. La crisi battezza così l'inizio di una relazione speciale angloamericana. Nella guerra ispano americana del 1898, prova generale dell'espansione globale degli Stati Uniti, i britannici appoggiano di fatto confratello d'oltreoceano, tornati alla politica di eredi della razza anglosassone. La seconda crisi venezuelana (1902) marca una cesura ulteriore. Il cannoneggiamento di un forte venezuelano ad opera di una nave tedesca provoca reazioni parallele a Washington e a Londra, che vede la minaccia di un impero germanico capace di sfidarla sugli oceani. Si offusca il vincolo razziale fra anglo americani e tedeschi. La robusta componente germanica della nazione statunitense, considerata parte integrante, anzi atavica, del ceppo anglosassone, viene stigmatizzata come nemica nemica. La corrente transatlantica del Teutonism, che predicava l'alleanza fra tutti gli anglosassoni, allargata ai tedeschi è in ritirata. La comunità germano-americana, numerosa ma divisa e politicamente inefficace, non riesce a opporsi all'offensiva anglo. I cui condottieri, non potendo contestare al tedeschi un sangue alieno, rovesciano l'accusa: è il carattere nazionale germanico, arrogante, autoritario e illiberale, a declassare il teutoni a unni, barbari che distruggendo l'impero romano costrinsero i sassoni a rifugiarsi in Inghilterra.
Già nel 1899, polemizzando con la pretesa del Kaiser di unire tedeschi e inglesi in una dimostrazione navale davanti alle coste del Venezuela per forzarla pagare debiti pregressi, Rudyard Kipling aveva promosso lo slogan dello 'shamless Hun', l'unno senza vergogna.
L'argomento razziale in versione iperselettiva finisce così per chiudere il cerchio attorno alla Germania. Le due guerre mondiali combattute dall'anglosfera contro gli "unni", la guerra fredda ingaggiata con il corollario della "tenere i tedeschi sotto", la diffidenza di Washington e Londra verso le persistenti inclinazioni filorusse della Bundesrepublik, confermano il vigore di quello stereotipo. Ancora oggi il riflesso germanofobo riemerge con discreta frequenza, visto quanto spesso i fautori del Brexit si siano lasciati scappare battute antitedesche e improbabili omologie tra Unione Europea e Reich millenario. Ha dunque ragione Vucetic quando stabilisce che "l'effetto chiave della comparsa dell'anglosfera non è il sorgere della pace e della cooperazione angloamericana ma l'alienazione duratura della Germania dalla famiglia delle nazioni civilizzate".

Da Limes.

1. Vucetic, Srdjan (2011). The Anglosphere: A Genealogy of a Racialized Identity in International Relations. Stanford University Press.ISBN 978-0-8047-7224-2.

giovedì, luglio 28, 2016

Malvaldi, i premi Nobel e la scienza

Oggi propongo un paio di citazioni da L'infinito tra parentesi di Marco Malvaldi

"...Mi corre l’obbligo di ricordare come il conferimento di un premio Nobel non impedisce al premiato di dire stronzate aberranti sulla materia specifica per cui è stato insignito. Sulla genetica, è piuttosto recente l’intervista in cui James Watson (premiato per la scoperta del DNA) ha sostenuto che i negri sono più stupidi dei bianchi. In tempi più antichi, lo stesso Albert Einstein sosteneva di non credere alla meccanica quantistica (« Dio non gioca a dadi con l’universo»), ma poco importa: più o meno nello stesso periodo il dottor professor Philipp Lenard (premio Nobel per la Fisica nel 1905 per i raggi catodici) sosteneva che la teoria della relatività era il frutto malato della mente di un purosangue giudaico e contrastava con l’evidenza sperimentale, notando quanto «al contrario dello scienziato ariano, animato da un solerte e inflessibile desiderio di verità. È sorprendente come manchi all’ebreo ogni comprensione della verità».

"Ogni teoria scientifica può dirsi tale solo se ammette di essere falsificata. Ogni teoria scientifica che viene falsificata non è più una teoria scientifica. E non lo è da quel momento in poi. Da quel momento, è solo storia della scienza: una cosa diversa dalla scienza, ma necessaria a chi fa ricerca quanto la scienza stessa."

venerdì, luglio 22, 2016

Brexit 2

"Il voto britannico innalza il rango dell'Italia in ambito Atlantico, dove possiamo aspirare a un rapporto più stretto con gli Stati Uniti. E riporta Roma sul podio europeo, da cui era scesa nel 1973 a causa a dell'ingresso di Londra nella comunità europea, all'epoca salutato dalla nostra diplomazia quale precondizione di un'intesa italo-inglese per bilanciare il primato franco-tedesco. Ora, grazie al voltafaccia inglese, siamo sulla carta il numero tre d'Europa. Dovremmo quindi scegliere fra un eventuale accordo tattico con la Francia per mitigare la preponderanza tedesca oppure l'intesa strategica con la Germania per compartecipare da junior partner a un euronucleo imperniato su Berlino - ciò che dal punto di vista geoeconomico è già realtà dal Brennero a Bologna. Tertium non datur. Refrattari alle scelte, se anche stavolta ne fuggiremo saranno i partner ad assegnarci il posto. Certamente non sul podio, forse anche fuori dal Kerneuropa: l'Europa germanica istituzionalizzata che non ha mai smesso di eccitare le fantasie geopolitiche di chi a Berlino non vuole morire da grande Svizzera."
"L'incrocio dell'emergenza Brexit con le varie crisi strutturali, finanziarie e geopolitiche, offusca le speranze di chi vorrebbe intravedere nel 23 giugno l'ora zero di una nuova Europa. ... Il voto britannico è uno sparo nel buio. Nell'oscurità si aggirano i fantasmi dei nazionalismi specialmente virulenti nell'ex (?) Est, e gli imprenditori politici dell'antipolitica, che già si preparano ad aprire nuovi fronti referendari - dalla Danimarca alla Svezia, alla stessa Francia (tutti ipotetici soci dell'euro nucleo).
Gli storici futuri stabiliranno le responsabilità britanniche nell'aver fomentato tanto sabba."

Da Limes.

mercoledì, luglio 20, 2016

Brexit

"Sul fronte europeo, il Brexit produce un cambio di scala della questione tedesca. L'Unione Europea serviva in origine alla Francia per imbracare la Germania. Il distacco del Brexit assesta colpo di grazia a quel machiavellismo. Bilanciare Berlino con Londra (e quindi con Washington) aveva un senso, azzardarlo con Roma e forse Madrid, come a Parigi alcuni sembrano incrinare per disperazione, è tutt'altro. Senza i britannici, che valgono il 12,5% della popolazione e il 14,8% dell'economia comunitaria, l'unione europea in decomposizione è più tedesca. In teoria, sarebbe l'occasione per formalizzare l'Europa germanica. Memore della storia, consapevole dell'ondata germanofoba che l'austerità in salsa tedesca abbia suscitato nel resto del continente e addestra a travestire gli interessi nazionali da europei, Angela Merkel per ora preferisce non pensarci. Ma senza Europa la potenza tedesca è nuda. Per questo, non solo per il crescente irradiamento asiatico delle sue esportazioni, la Germania torna fattore centrale di qualsiasi equazione geopolitica nel disordine mondiale."

Dall'editoriale di Limes.

lunedì, luglio 18, 2016

Vaccini e immunità di comunità

Ascoltando la puntata del 14/07 di RADIO3 SCIENZA ho sentito Alberto Mantovani, uno degli immunologi più autorevoli in Italia, spiegare perché preferisce usare l'espressione immunità di comunità anziché immunità di gregge perché nella prima c'è dentro un senso di solidarietà per la parte immunologicamente più debole della comunità mentre nella seconda c'è più un'idea di passività.

"Una cosa che dimentichiamo è che vaccinarsi", oltre a essere una difesa personale contro malattie pericolose, è anche "un'attività di solidarietà verso gli elementi più deboli della comunità." "Un grande oncologo italiano l'autunno scorso ha visto un bimbo di 18 mesi malato di leucemia linfatica acuta, che aveva in più del 90% di probabilità di guarire, morire di morbillo. Quando ci vacciniamo, quando i miei nipoti si vaccinano proteggono le fasce più deboli della popolazione. E cioè i 1500 bambini con cancro che abbiamo in Italia, sono le persone che hanno immunodeficienze sono le persone che hanno malattie ematologiche ecco tutte queste persone sono protette dall'immunità della comunità."

Ascoltando poi la risposta di Mantovani alla domanda sul perché ci si rende poco conto dei benefici dei vaccini mi è venuto in mente un parallelo con l'Unione Europea.
Forse l'Unione Europea è un po' come i vaccini. Non ci accorgiamo dei benefici perché ormai ci viviamo immersi da decenni e abbiamo perso memoria di quali potrebbero essere le implicazioni se si rimanesse senza.

Infine vorrei aggiungere anche una nota personale per dire che anch'io rientro nella parte immunologicamente più debole della comunità. Infatti, per mie questioni patologiche personali, non possono essere vaccinato contro il morbillo e se dovessi venire a contatto con quel virus rischierei parecchio.

Oltre a quello che ho riportato la puntata contiene molte altre notizie interessanti sui progressi dell'immunologia nella cura del cancro.

Alberto Mantovani è anche coautore di Immunità e Vaccini. Perché è giusto proteggere la nostra salute e quella dei nostri figli.

"Il libro si conclude con 18 risposte alle domande più frequenti sui vaccini.

1. Perché è necessario vaccinarsi?
2. Perché vaccinarsi contro malattie che in Italia sono rare o addirittura scomparse?
3. I vaccini sono contrari alla natura?
4. I vaccini possono indebolire il sistema immunitario?
5. Perché la maggior par te delle vaccinazioni viene effettuata nei primi mesi di vita?
6. Quali sono i vaccini disponibili in Italia?
7. Perché alcuni genitori sono restii a far vaccinare i propri bambini?
8. È meglio contrarre la malattia o essere vaccinati?
9. I vaccini sono efficaci? Come possiamo esserne sicuri?
10. Quanto dura la protezione di un vaccino?
11. Perché, a differenza degli altri vaccini, quello antinfluenzale cambia ogni anno?
12. Quanto tempo è necessario prima che una vaccinazione sia efficace?
13. Si può contrarre la malattia anche se si è vaccinati?
14. I vaccini sono sicuri?
15. I vaccini possono causare effetti collaterali?
16. I vaccini possono causare autismo?
17. Si può effettuare la vaccinazione se si è…malati?… allergici all’uovo?
18. Il nostro Paese sviluppa e produce vaccini?

Un bel po' di materiale per chi volesse documentarsi seriamente, no?

domenica, luglio 17, 2016

Carnevale della Matematica #99 - Matematica e/a/con i/per i/dei fumetti

L'edizione di luglio del Carnevale della Matematica, la numero 99, è ospitata da Gianluigi Filippelli su Al caffè del Cappellaio  e il tema è "Matematica e/a/con i/per i/dei fumetti".
Stavolta ho contribuito con la cellula melodica e con degli articoletti fuori tema così introdotti:

Dopo le introduzioni di rito sul numero del mese e sul tema, eccoci al consueto inizio con la cellula melodica realizzata da Dioniso dedicata, ovviamente, al 99:
Il verso che avete letto è quello associato proprio al 99 nella poesia gaussiana di Marco Fulvio Barozzi, meglio noto come Popinga.
Buone notizie, poi, per Flavio che vedrà rappresentato al Politecnico di Torino il dramma I Pitagorici!
A seguire un suo articolo scritto per Through the optic glass (La rivista di storia della scienza su Medium redatta da autori italiani):
"È parte della revisione/nuova edizione che sto facendo degli articoli della mia serie sulla storia della matematica.Dopo la scoperta dell’oggetto incommensurabile e dopo il suo rifiuto di mantenere la segretezza su tale scoperta, Ippaso sarebbe stato condannato a morte per annegamento.Ma che successe alla scuola dopo il crollo delle fondamenta teoriche?"Potete leggere questa storia appassionante su Pitagora VII – la morte di Pitagora e il grande contributo dei pitagorici.
Dioniso ci propone anche un secondo contributo:
Un’improbabile discussione logica su Mario Brega e la sua mano de piuma o de fero: Quale sarà l’approccio giusto? Quello puramente logico, quello puramente linguistico, tutti e due o nessuno dei due?
Il mese prossimo l'edizione numero 100 del 14 agosto 2016 (“canta tra i cespugli, canta tra i cespugli”) verrà ospitata da ... non si sa ancora e, ovviamente, anche il tema è ancora incognito.

Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale
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martedì, giugno 28, 2016

Un mio dramma in scena al Politecnico di Torino

Ricordate i miei libricini su Pitagora? La musica dei numeri e dell'irrazionale? Beh, a ottobre dovrebbe essere messo in scena il mio dramma "I Pitagorici" basato su quella storia. Sono state previste tre rappresentazioni in tre diverse sedi del Piemonte, l'ultima delle quali verrà inscenata addirittura nell'aula magna del Politecnico di Torino e, oltre che dalla danza e dalla scenografia virtuale, verrà arricchita anche dai canti del coro del Politecnico di Torino, diretto dal Maestro Giorgio Guiot.

27 OTTOBRE 2016 - Torino, AULA MAGNA POLITECNICO 
ORE 19.00 – CAFFE’ SCIENTIFICO Luisella Caire “I rapporti matematica-musica nei Pitagorici
ORE 19.20 SPETTACOLO «I PITAGORICI» di Flavio Ubaldini,
Drammatizzazione di Maria Rosa Menzio.
Con Maria Rosa Menzio e Simonetta Sola, collaborazione coreografica con Claudia Serra, danza Marica Vinassa e Giada Vinassa, scenografia virtuale di Nikolinka Nikolova, coro Politecnico di Torino, direttore del coro Maestro Giorgio Guiot.
Regia e video di Maria Rosa Menzio. PRIMA ASSOLUTA.

Le altre date saranno:
15 OTTOBRE 2016 – Castelnuovo don Bosco (AT), SPAZIO ALA
ORE 21.00 – SPETTACOLO «I PITAGORICI» di Flavio Ubaldini

9 OTTOBRE 2016 – RIVA PRESSO CHIERI; Palazzo Grosso
ORE 18.00 – SPETTACOLO «I PITAGORICI» di Flavio Ubaldini,

Il tutto sarà inserito nella Rassegna "Teatro e Scienza" già premiata tre volte con medaglia del Presidente della Repubblica. Questa rassegna del 2016, la nona Edizione, ha come titolo "Il Ballo degli Incoerenti" e ha già il patrocinio del CNR e la presentazione del Presidente della Regione, Sergio Chiamparino. Per chi fosse interessato a tutto il programma questo è l'Avant Programme 2016 in formato PDF (alcune date sono ancora provvisorie).

Vorrei anche sottolineare che questo progetto implica uno sforzo importante per l’Associazione Teatro e Scienza, specie a causa dei pesanti tagli alla cultura (tanto per dirne una, la sezione cultura nella ex-provincia di Torino non esiste più). Un piccolo aiuto per l’allestimento faciliterebbe l'Associazione a realizzare questo progetto.
Se volete dare una mano all'associazione culturale la donazione dovrebbe essere intestata a "ASSOCIAZIONE CULTURALE TEATRO E SCIENZA", causale “donazione Rassegna 2016” con IBAN IT 10 J 0623 0011 46 0000 46 450 670
A fronte di una donazione riceverete:
- 20 Euro : ringraziamenti sulla pagina Facebook di Teatro e Scienza
- 50 Euro: 2 posti gratuiti, se prenotati, allo spettacolo, e ringraziamenti sulla pagina Facebook di Teatro e Scienza
- 100 Euro : 2 posti gratuiti, se prenotati, e citazione sul "Master Book di Teatro e Scienza" inserito anche nella sezione Rassegne del sito.

Ovviamente anch'io ho contribuito con una donazione.
Se qualcuno di voi volesse assistere a una delle rappresentazioni mi farebbe molto piacere. Io vorrei essere presente almeno alla rappresentazione del 27 ottobre a Torino. 

domenica, giugno 26, 2016

Nuove considerazioni sul masochismo degli italiani

Chi mi conosce sa che da anni sostengo che in Italia ci sia un'esagerata tendenza all'autocritica (che spesso, in modo sottinteso, si rivolge agli italiani escluso l'autore della critica e qualche suo amico) e un masochismo molto diffuso per cui si gode spropositatamente quando si riesce a trovare una lista in cui il proprio paese compaia agli ultimi posti. E la maggior parte della stampa italiana gioca un ruolo fondamentale nell'incoraggiare questo masochismo nazional-popolare: nel caso di successo nelle loro cacce al tesoro alla lista negativa partono con i titoloni:
Ultimi in Europa!
Italia peggio della Bielorussia!

Il Bel Paese come il Burkina Faso!
Invece, le liste in cui l'Italia compare ai primi posti vengono o ignorate o nascoste verso le ultime pagine. A volte ho parlato di questa tendenza pure sul blog (Femminicidi: i numeri e l'autopercezione italianaViolenza sulle donne: i numeri dell'Unione EuropeaValutazioni del sistema sanitario italiano: una tabella riassuntivaSistema sanitario italiano tra i primi al mondo)

Data questa premessa, quando il 24 giugno ho sentito Kristina Kappelin, corrispondente da Roma della televisione pubblica svedese, pronunciare, durante un'intervista al GR3, le parole che ho riportato di seguito non ho potuto fare a meno di avere un sussulto e di pensare: ma quelle parole le ho scritte io?!

– Paradossalmente l'Italia ha una reputazione migliore tra gli stranieri che tra gli stessi italiani. Perché secondo lei?
– Perché voi siete estremamente autocritici. C'è una sorta di masochismo nei media nel mostrare l'Italia sempre all'ultimo posto mentre quello che si vede all'estero sono altre cose. Si vede un bellissimo paese che è molto simpatico visitare. Sento sempre i miei connazionali dire che sono ben ricevuti, mangiano benissimo, vedono cose bellissime, comprano moda bellissima.
– Qual e invece è la maggiore attrattiva dell'Italia per uno straniero?
– Beh, io ormai sono una vera europea nel senso che conosco il sud Europa e conosco il Nord Europa. E quello che sempre più mi piace e apprezzo è l'umanità. Poi comunque penso che anche se la Svezia è più organizzata comunque qui rimane un rapporto umano che dalle nostre parti è difficile trovare.

Se volete il servizio lo trovate al minuto 11:30 del GR3 delle 08:45 del 24/06/2016. La notizia che si commentava era la nuova lista dei paesi con la migliore reputazione al mondo pubblicata di recente dal reputation institute. Lista in cui l'Italia negli ultimi tre anni è passata dal 16° al 14° fino al 12° posto. (Mentre la Germania è passata dal 10° al 18°) Davanti a paesi come i neo-extracomunitari del Regno Unito, Giappone, Francia, USA e Germania
Mi chiedo se, a parte quelli che ascoltano l'ultimo servizio del GR3, qualcuno abbia trovato o sentito questa notizia altrove.


venerdì, giugno 24, 2016

Mappa Voto Brexit: che succederà adesso?

Se pensavate di trovare una risposta alla domanda del titolo vi sbagliate. Sono alla ricerca di risposte. Oppure... avrebbe più senso cercare di raffinare la domanda per trovare la domanda giusta più che la risposta giusta?




lunedì, giugno 20, 2016

Stagione orchestrale estiva 2016: un'estate italiana!

Per la prima volta il programma dell'orchestra in cui suono da diversi anni sarà un programma italiano e, sempre per la prima volta, sono stato anche coinvolto nella sua stesura. Non solo! Per la prima volta sarà coinvolta anche l'associazione Volare  — coinvolgimento che porterà l'amica Nadia (a cui è ispirata la donna in Vespa) a introdurre i brani e l'associazione ad arricchire il concerto con contributi gastronomico-culturali — e, per la prima volta in assoluto, si ascolterà l'esecuzione di un brano per celesta e orchestra scritto da un compositore italiano, Massimo Graziato, appositamente per noi. Sarà la prima esecuzione assoluta dell'unico concerto esistente al mondo per celesta e orchestra. E inoltre per il concerto finale, quello della Stadthalle, avremo come ospite Frau Schiedmayer, proprietaria della fabbrica di celeste più antica ancora esistente e pressoché unica al mondo che, per l'occasione — il 130-esimo compleanno della celesta — ci concederà l'uso di uno strumento della loro collezione.
Insomma, un concerto di prime... volte e assolutamente da non perdere!

A suo tempo il direttore mi ha pure chiesto di aiutarlo a trovare un titolo e una storia che potesse collegare i brani. Zucchero mi ha subito detto: visto che quest'anno ricorre il dugentenario della pubblicazione del Viaggio in Italia di Goethe quale storia migliore di quella delle tappe e dei relativi commenti di Goethe nelle città che si possono collegare ai vari pezzi?

Alla fine sono stati scelti un titolo e una storia di compromesso tra quelle proposte da me — Dove fioriscono i limoni e relative tappe di Goethe — e le idee del direttore d'orchestra. Per cui il titolo sarà "Viva l'Italia", perché lui voleva un titolo breve e immediato, e la storia includerà alcune citazioni di Goethe ma anche altre sorprese. 

Detto questo, ecco le date e il programma. Se avete intenzione di venire contattatemi perché posso procurarmi un po' di biglietti scontati.

Date
Sabato 2 Luglio alle 18:00 a Bad Bergzabern
Sabato 9 Luglio alle 19:00 nella Stadthalle di Heidelberg

Ottorino Respighi / Gioacchino Rossini: La boutique fantasque (video)

Giuseppe Verdi: Ouverture de La forza del destino  (video)

Gaetano Donizetti: "Una furtiva lagrima" da L'elisir d'amore

Giacomo Puccini: "Nessun Dorma" da Turandot (video)

Eduardo Di Capua: „O sole mio!“

Massimo Graziato: Meditation (prima assoluta)

Ottorino Respighi: I pini di Roma (video)

venerdì, giugno 10, 2016

L'habanero di 9 anni

Pensavo che l'habanero di 9 anni avesse tirato le cuoia. Da qualche hanno, viste le nostre frequesnti assenze, sto usando i vasi con il serbatoio. Di recente dal vaso dell'habanero proveniva uno strano odore e la pianta non assorbiva più l'acqua. Ho deciso quindi di smontare il vaso e ho trovato una fitta rete di radici che, dopo aver invaso il serbatoio d'acqua, stavano marcendo. Allora ho eliminato quelle radici e ho rinnovato un po' la terra. Dopo qualche giorno tutte le foglie del peperoncino si sono seccate. Pur dandolo per spacciato ho tentato una cura chirurgica in extremis: potatura drastica. E ora pare che il 9-enne si stia riprendendo.
Il ficus, invece, di anni ne avrà almeno 16. E, vista la sua maturità sessuale, di recente ha anche dato alla luce un fiscusino.

giovedì, giugno 09, 2016

Un italiano, un francese, un inglese e un tedesco

Segnalo questo monologo di Gioele Dix basato, in modo un po' parossistico, sugli stereotipi del tipo un italiano, un francese, un inglese e un tedesco. Lo trovo molto divertente.

Gioele Dix Il Finestrino Del Treno

mercoledì, giugno 01, 2016

I pregiudizi di Beppe Severgnini e alcuni concetti della teoria della comunicazione

"Che effetto vi fanno le parole evidenziate, viste nell'occhiello di un articolo del Corriere?" scrive Licia Corbolante in Donne in marina, tra implicito e stereotipi

Vi consiglio la lettura dell'interessante articolo di Licia Corbolante che, a partire dai pregiudizi di Beppe Severgnini, uno dei giornalisti più antipaticamente narcisisti che io conosca, spiega alcuni concetti della filosofia del linguaggio e delle teorie della comunicazione.

giovedì, maggio 26, 2016

Goethe e il Carnevale Romano

“..Ci auguriamo che, essendo la vita nel suo complesso imprevedibile, ingrata e irta di rischi quanto il Carnevale Romano, questa spensierata falange di maschere serva d’ammonimento a ricordare l’importanza di ogni attimo di gioia, per quanto fugace possa sembrare, che ci è concesso dalla vita.”

Johann Wolfgang Goethe

martedì, maggio 24, 2016

Nuove opinioni sui vaccini

Oltre alla bestialità a livello medico-scientifico (riportata qui) penso che questo sia un esempio di che cosa significhi perdere la memoria storica e non.


Ai tempi di mio nonno i vaccini non si facevano. E lui, insieme ai suoi coetanei, con la terra non solo ci giocava ma la lavorava pure. Eppure a quei tempi i bambini morivano come mosche inclusi un fratello e una sorella di mio nonno. Ma forse…
… le scie chimiche c'erano già da allora: le portavano i marziani e non lo sapevamo.


https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2052370251654814&id=2045450802346759&substory_index=0

mercoledì, maggio 18, 2016

Chiedilo a Red Ronnie: Pitagora e il complotto dei costruttori di calcolatrici

In questi giorni mi trovo di fronte a un grande dilemma.

Ho scoperto che se calcolo la radice di due con la calcolatrice ottengo un numero finito di cifre. E sono incerto se questo sia un complotto dei costruttori di calcolatrici volto a mantenere il monopolio dei numeri razionali o se sia una dimostrazione che Pitagora aveva ragione e Ippaso aveva torto.
Che dite chiedo a Red Ronnie?

Vuoi sapere qual è la verità nascosta sul Bosone di Higgs?1 Vuoi sapere del complotto ordito da costruttori di bilance, dietologi e cosmologi volto a sfruttare le onde gravitazionali per mostrare dati falsati quando ci si pesa?2 Vuoi scoprire la vera ricetta della matriciana occultataci per secoli dai produttori di guanciale?

#chiediloaRedRonnie

Nell'immagine Red Ronnie al congresso degli immunologi omeopatico-quantistici che arringa le folle invitandole a porre domande sul destino dell'uomo e dell'universo.





1 Questa verità - modestamente nascosta da Red Ronnie in una nota a margine del suo "Knödel, esche e bacche", opera che disvela inattese e affascinanti correlazioni tra la cucina tedesca, la pesca d'altura e i frutti di bosco della Selva di Teutoburgo - me l'ha fatta scoprire l'amico Manuel.

2 Questa rivelazione si trova in un capitolo di quel capolavoro a quatto mani con Eleonora Brigliadori che è il "De proportionibus velocitatum in motibus Vaccinorum, Cecchetto e l'arte della spennellatura del rimmel". Opera del periodo neo-scolastico dei due autori che include anche nuove traduzioni dei testi di Alcuino di York e Anselmo d'Aosta che erano state alterate dalla lobby dei traduttori dal latino.

martedì, maggio 17, 2016

Eleonora Brigliadori e i vaccini

Ancora sul caso di Roberto Burioni, il professore di virologia che studia i vaccini da una vita e il cui parere sui vaccini è stato messo a confronto con quello di Eleonora Brigliadori. Esperta il cui parere medico/scientifico può essere apprezzato in questo esempio.
Qui ne parla anche Marco Cattaneo: Rai, in tv la provocazione sui vaccini: "Sbagliato giocare con la scienza"
Questo caso mi ricorda un fatto simile di qualche anno fa in cui Bruno Vespa organizzò a "Porta a porta" un dibattito sull'efficacia delle previsioni dell'astrologia invitando: Stefano Bagnasco, fisico responsabile del gruppo di studio del CICAP sull'astrologia, insieme a tre astrologi, due politici, Marisa Laurito e non ricordo più quali altre due o tre celebrità de noantri con curriculum simile. Ovviamente, in questi contesti l'argomentare logico (e soprattutto quello di chi a tali contesti non è abituato) non può che uscirne sconfitto.
Il problema è che mettere in dubbio l'efficacia dei vaccini causa sicuramente molti più danni rispetto alla celebrazione dell'astrologia.
Ma molto peggio a livello mediatico fecero Le Iene per la questione Stamina. Quello per me resta l'esempio peggiore in assoluto di disinformazione televisiva.

domenica, maggio 15, 2016

Carnevale della Matematica #97 - I Giochi

L'edizione di maggio del Carnevale della Matematica, la numero 97, è ospitata da Roberto Zanasi su Gli studenti di oggi e il tema è "I Giochi".
Stavolta non ho potuto contribuire con la cellula melodica visto che la nostra scala cromatica tradizionale ci consente di abbinare solo un numero piuttosto limitato di numeri primi. L'uso di scale microtonali avrebbe potuto farci arrivare al 97 ma poi le cose sarebbero state un po' troppo complicate. E, in ogni caso, il software che uso non sarebbe stato sufficiente.
Però degli articoletti fuori tema li ho mandati. E questi sono stati così introdotti:

Sapevate che esiste una rivista di storia della scienza su Medium redatta da autori italiani? Ebbene, esiste. Si chiama Through the optic glass, ci scrive sopra anche Dioniso, che ci segnala una revisione, o una nuova edizione, dei primi articoli della sua serie sulla storia della matematica. Eccoli qua:

I primi passi del pensiero matematico
Talete
Pitagora I - La nascita e i viaggi
Pitagora II - Crotone e la scuola: matematici e acusmatici
Pitagora III - la famiglia, Muia, Teano e il ruolo delle donne nella scuola
Pitagora IV - Qual è la scoperta più importante dei pitagorici?
Pitagora V - Ippaso, l’incommensurabile e il crollo della scuola

Infine, Dioniso ha anche scritto Musica e numeri per Voltalacarta, una relazione sul legame tra musica e numeri fatta per l'associazione culturale Voltalacarta di Heidelberg.

Il mese prossimo l'edizione numero 98 del 14 giugno 2016 (“canta melodioso, melodioso”) verrà ospitata da ... non si sa ancora e, ovviamente, anche il tema è ancora incognito.

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martedì, maggio 10, 2016

Musica e numeri per Voltalacarta

Giovedì 28 aprile ho presentato una relazione su musica e numeri per l'associazione culturale Voltalacarta di Heidelberg.
Il materiale audiovisivo, già utilizzato in parte per la lezione interattiva per una terza media romana, è stato costruito seguendo questo filo conduttore: “Perché c’è una relazione tra matematica e leggi che regolano l’universo? Durante la presentazione si mostrerà: a quale intuizione dei pitagorici si faccia risalire questa scoperta; come questa intuizione abbia a che fare con i suoni e con la musica; e quali furono le conseguenze in relazione agli sviluppi futuri della scienza e della matematica.“

Come integrazione alle due ore di presentazione ho pensato di scrivere commenti e risposte alle domande ricevute in una forma utile sia a chi ha partecipato alla serata sia a chi non lo ha fatto in quanto il tutto è formulato in modo tale da non richiedere prerequisiti, tranne una cultura matematica di base.

Commenti

Dopo la lettura dell'amica Nadia della scena che descrive la possibile dimostrazione di Ippaso
dell'irrazionalità della radice di due, ho dimenticato di dire alcune cose.
1. Quella fu probabilmente la prima volta nella storia in cui veniva usato il metodo della dimostrazione matematica in ambito numerico. Infatti, quel metodo, che è uno dei mattoni più importanti delle fondamenta su cui è costruito l'edificio della matematica, nasce proprio in quel periodo (VI sec. a.C): grazie a Talete in ambito geometrico, e grazie ai pitagorici in ambito numerico.
2. Non solo! La scena mostra anche che Ippaso e Pitagora, partendo dall'ipotesi che la radice di due sia una frazione, deducono un risultato assurdo; concludendo così che l'unica spiegazione possibile sia che l'ipotesi fosse sbagliata. E cioè che la radice di due non possa essere una frazione. Inventano così anche il metodo di dimostrazione per assurdo: uno dei metodi di dimostrazione più usati in tutta la storia successiva della matematica. Tant'è che persino Andrew Wiles lo usa nel 1994 per la sua dimostrazione dell'ultimo teorema di Fermat1 di cui ho parlato durante la relazione.
3. Ma non è finita qui! Quella particolare dimostrazione per assurdo di Ippaso usa un metodo noto come metodo della discesa infinita. Un metodo che sarà usato spesso in seguito.
Insomma, per riassumere, i pitagorici idearono tre formidabili strumenti matematici il cui grado di importanza e di generalità varia dalla sconfinatezza del primo (la dimostrazione); alla maggiore specificità del secondo (la dimostrazione per assurdo), sottoclasse del primo; fino alla tecnicità del terzo (metodo della discesa infinita), sottoclasse del secondo.

Domande

1. Perché i battimenti, il cui grafico sembra così regolare, producono una sensazione acustica poco piacevole?
Prima di tutto perché la modulazione in ampiezza dell'onda risultante, seppur periodica e regolare, ha una frequenza così bassa da farci sentire quella fastidiosa vibrazione del suono risultante.
Poi c'è anche il fatto che le sinusoidi dell'immagine sono semplificazioni mentre l'onda risultante di due suoni reali, arricchita dalla somma dalle onde degli armonici, non sarebbe così bella e regolare. Inoltre, i suoni reali le cui frequenze stanno in rapporti non semplici hanno meno armonici in comune. O, detto in altri termini, più i numeri al numeratore e al denominatore del rapporto tra le frequenze sono grandi meno armonici in comune avranno i due suoni e quindi più aspra e dissonante risulterà la combinazione dei due suoni.

2. Perché ci fu l’esigenza di passare alla scala temperata? E perché proprio in quel momento (XVII-XVIII sec.)?
Secondo me per tre innovazioni fondamentali affermatesi lentamente soprattutto nell'arco dei 3-4 secoli precedenti. E cioè: l’affermazione della musica polifonica, della musica strumentale e, ultima ma più importante, della musica tonale. Con la musica vocale il problema non sussisteva per l’ovvia capacità della voce di aggiustare l’intonazione. Il problema comincia invece a porsi quando si mettono insieme tutti questi pezzi: la musica polifonica, la musica strumentale e, soprattutto, il cambio di tonalità (o modulazione: da do maggiore a fa maggiore, da fa maggiore a fa minore, ecc) introdotto con la musica tonale e che non esisteva nella precedente musica modale (quella del Gregoriano per intenderci). Ed è soprattutto il cambio di tonalità il grosso problema. Perché per non far variare le distanze tra i gradi delle scale in due tonalità diverse (come do maggiore e do# maggiore ad esempio) si sarebbe dovuto riaccordare lo strumento nel passaggio da una tonalità all'altra.
Tutta questa evoluzione storica è spiegata molto bene nel capitolo "Dalla modalità alla tonalità" della pagina di Wikipedia sulla Musica modale.
Inoltre, quando avevo già quasi terminato la messa a punto del materiale per la mia lezione/relazione ho scoperto questo video: Incontro con Andrea Frova - Musica e numeri. E anche lì, al min 25 sec 22, se ne trova una bella spiegazione. Tra l’altro lì Andrea Frova cita anche come Bach, maniaco dell’intonazione, affrontasse il problema prima che si cominciasse a usare la scala temperata: quando il pezzo cambiava tonalità lui si fermava e riaccordava tutto il clavicembalo. Al min 33 sec 10 c’è anche un esempio di un pezzo dal clavicembalo ben temperato suonato nei diversi temperamenti. Credo che un orecchio poco sensibile alle intonazioni non riesca a percepire molta differenza.

3. Qual è il ruolo del cervello nella percezione del suono?
La domanda probabilmente mi è stata posta perché avevo messo parzialmente in dubbio la relatività che molti musicologi attribuiscono alla percezione della consonanza e della dissonanza. Io credo che ci sia una relatività ma solo entro certi limiti. Per corroborare questa ipotesi mi rifaccio anche ad Andrea Frova, che sostiene con convinzione tale interpretazione. Ad esempio, al min 11 del suddetto video afferma che la differenza tra consonanza e dissonanza è percepita in tutte le culture musicali e anche da neonati e animali (alcuni studi hanno mostrato che i macachi preferiscono le consonanze).
Inoltre al min 41 sec 11 Frova approfondisce il ruolo del cervello nella percezione delle consonanze e delle dissonanze e, intorno al minuto 45, mostra la risposta del cervello dei gatti a vari tipi di consonanze e dissonanze.
Quindi, è vero che il cervello può anche imparare ad apprezzare le dissonanze, ma, come mostrano diverse prove, è anche vero che un cervello dotato di poche sovrastrutture culturali apprezza le consonanze ma non molto le dissonanze.
Questo fatto è sintetizzato molto bene da una frase del compositore György Ligeti:
"La storia della musica non è altro che un percorso di adattamento dell'uomo alle dissonanze."


1 Si sapeva che se fosse stato falso il teorema di Fermat allora si sarebbe potuta costruire una funzione che avrebbe contraddetto la congettura di Tanyama-Shimura. E così, dimostrando la congettura di Tanyama-Shimura (un risultato molto più importante del teorema di Fermat), Wiles dimostrò anche il teorema di Fermat. Perché la sua falsità avrebbe prodotto una contraddizione.