martedì, agosto 28, 2007

La cucina di Dioniso e Zucchero

Eulinx mi ha passato un meme. Si tratta di fotografare e descrivere la propria cucina.
La prima fotografia mostra il pezzo di cui andiamo più fieri: i fornelli a gas.
E che avranno di così speciale?! Si chiederanno i miei amici italiani. Nulla, se contestualizzati in un ambiente italiano: sono dei normalissimi fornelli presenti in milioni di appartamenti italiani. Se conoscete però qualcuno che vive in Germania, provate a chiedergli che tipo di fornelli ha in casa. Nella quasi totalità dei casi la risposta sarà: Elektroherd natürlich! E cioè i famigerati fornelli elettrici che per un paio d'anni hanno minato il nostro sistema nervoso e minacciato pericolosamente la nostra passione per la cucina. Dopo avere bruciato pentole e aver toccato con mano la schiacciante superiorità della cucina a gas abbiamo deciso di liberarci del pesante (e questo posso dirlo con cognizione di causa, visto che l'ho trascinata a mano per sei rampe di scale con l'aiuto del povero Manuel che capiva quando dovevamo fermarci dall'intensità della tonalità di rosso che colorava il mio volto) fardello. Bisogna aggiungere che noi siamo riusciti a passare al gas perché abbiamo la fortuna di vivere in uno dei pochissimi appartamenti della città che possiedono la conduttura che permette di utilizzare il gas in cucina.
Per il resto la nostra cucina non ha nulla di speciale, anzi, diciamo che è una composizione/accozzaglia di diversi pezzi comprati in occasioni diverse. Inizialmente pensavamo di rimanere in questo posto per due anni al massimo e tendevamo quindi a circondarci di arredamento e accessori provvisori ed economici. Quando ci siamo resi conto che le cose stavano andando diversamente abbiamo cominciato a fare acquisti che soddisfacessero di più le nostre esigenze.
Qui vedete la bistecchiera da fornello che io ho voluto comprare da IKEA per cercare subdolamente di rimpiazzare (senza successo) la sottostante bistecchiera elettrica tanto amata da Zucchero ma altrettanto temuta da me.
Sopra la bistecchiera a destra c'è la pentola per la cottura a vapore presa con dei punti e regalataci da mia madre. Sotto invece c'è il mio adorato termometro da cucina con sonda, che ha un intervallo di misurazione che va dai -200° ai +200°. Lo uso principalmente per controllare le temperature di frittura (che non superino mai il punto di fumo!), degli arrosti e del frigorifero. È una mia mania, lo so, Micheluccia! Ma so anche che altri lettori apprezzeranno. ;-)
Questo è il mobiletto- scolapiatti progettato da Domenico e costruito dallo stesso e da Leonardo con l'umile apporto manuale di Zucchero ed io. Altra particolarità germanica: non si trovano i veri scolapiatti. Grazie ai nostri amici siamo riusciti ad avere il nostro scolapiatti all'italiana introvabile qui.
Questo invece è il nostro vecchio scolapiatti sul quale scorgerete la Mukka, usata ormai solo quando vengono i miei, e i nostri piatti da ospiti di Caleca - regalo di nozze.
Qui vedete all'opera uno strumento che Zucchero mi ha fatto conoscere qualche mese fa e ho imparato ad apprezzare molto: il leccapentole. L'ho usato domenica per leccare i residui della mia piccola produzione di marmellata di more. Qui "leccare" va inteso nel suo senso letterale. È un vizio che ho sin da bambino e rappresenta uno dei miei piccoli piaceri: ripulire le pentole e mangiare i resti. Di solito mi servivo di un cucchiaio, ma ora ho scoperto questo efficientissimo strumento.
In questa fotografia potete scorgere il gratì e il frullatore multiuso, fondamentale nella preparazione dell'hummos. Qui invece c'è la nostra piccola lavastoviglie, sulla quale potrete riconoscere la nostra usatissima brocca filtrante Brita e l'aceto che usiamo al posto degli anticalcare e dei brillantanti chimici. Infine questo è il nostro scaffaletto porta spezie, questo è il nostro blocchetto per le liste della spesa, questo è il nostro piccolo frigorifero, questo è il ripiano alla sinistra dei fornelli dove si scorge l'usatissima bilancetta digitale e questo è lo scaffaletto porta tisane.
Passo il testimone del meme a qualsiasi lettore che abbia voglia di raccontare la propria cucina. Se lo raccoglierete vogliatemi lasciare un commento, così sbircerò le vostre cucine.

giovedì, agosto 23, 2007

La festa

È stata una giornata faticosa ma molto piacevole. Sono stato proprio contento di aver organizzato questa festa e di essermi impegnato per renderla piacevole ai numerosi amici e parenti accorsi al mio invito.
L'organizzazione è cominciata con diverse settimane di anticipo, ma i giorni di maggiore - direi quasi estenuante - impegno sono stati giovedì sera, venerdì e sabato.
La giostra è cominciata giovedì pomeriggio con la spesa, lo spezzettamento delle olive e il dissalamento dei capperi per la pasta (15 porzioni) e il farro (30 porzioni). Il venerdì mattina è proseguita con: viaggio in auto verso il mio ufficio per ritirare i 25 chili di carne dal cuoco della nostra mensa, trasporto della stessa verso il posto della festa, ritorno a casa, pranzo, preparazione del farro anche in versione vegetariana, della pasta e dell'hummos (15 porzioni).
La sera c'è stata la cena prefestiva, con le avanguardie di arrivi dall'Italia, presso la Kulturbrauerei. Questa birreria è la nostra preferita. Portiamo sempre lì gli ospiti che vogliono provare la cucina e la birra tedesca.
Pare che si siano divertiti sia gli adulti che i bambini.
Sabato sono andato a ritirare i 5 filoni di pane e la "forma" di panini. Nel contempo Zucchero preparava i paninetti sia con salame e prosciutto che nella versione vegetariana.
Verso mezzogiorno ho fatto il primo viaggio verso il posto della festa trasportando fuochisti, interpreti, vino e cibarie. Gli aiutanti hanno cominciato ad accendere il fuoco, preparare la bruschetta e grigliare le costatine di abbacchio neozelandese.
Verso le 13:30 ho fatto il secondo viaggio trasportando altri aiutanti. Verso le ore 14:00, orario di inzio ufficiale, ci sono stati i primi arrivi indipendenti, che hanno cominciato a prendere confidenza con il luogo.
Più tardi è arrivata zucchero portando i paninetti (visibili tra i due ospiti barbuti).
Verso le 17:30 eravamo tutti: quarantasei adulti e nove bimbi, e c'era proprio una bella atmosfera; la povera cameriera addetta alle bevande non ha avuto più tregua e io ero ormai in uno stato di ipereccitazione organizzativo/intrattenitoria che non mi consentiva di seguire una conversazione per più di un minuto.
Più tardi c'è stata la pausa calcetto, che ha coinvolto sia gli adulti che i bambini. Non è mancato neppure l'infortunio con corsa in ospedale, veloce riparazione e ritorno.
La festa si è protratta fino all'imbrunire quando gli ultimi invitati ci hanno lasciato riportandosi sacchetti contenenti Würste, filetto di maiale e dolci di mia madre, tra cui dei pezzi di una crostata di ottima marmellata casereccia di arance.
Il giorno successivo abbiamo portato i bambini allo zoo. Da citare la condivisione dello spazio abitativo di scimmie e capre, e l'orso in posizione plastica.

mercoledì, agosto 15, 2007

Piccolo Mondo e pasta fredda

Ieri sera, dopo anni e anni, ci siamo finalmente imbattuti in un ristorante italiano di Heidelberg la cui cucina non ha ceduto a facili, convenienti e discutibili contaminazioni. Non solo si astengono dal proporre atrocità come l'insalata con i peperoni turchi condita con la Remoulade o la pizza Hawaii, ma usano solo pesce fresco (persino i frutti di mare sono freschi), cucinano con gusto e come ciliegina sulla torta i gestori sono simpatici. La signora che ci serviva proviene dall'Etiopia ed è probabilmente la moglie del signore che cucinava e la madre dell'altro cameriere.
Uniche critiche: tra gli ingredienti della carbonara figurava la panna e mancava l'olio a tavola (fatto comunque normale in Germania).
Abbiamo preso l'insalata di mare ed il pesce era tenero, fresco e gustoso, condito con un olio d'oliva decente. Zucchero ha poi preso le fettuccine con gli scampi, io degli spaghetti con cozze, vongole e calamari; come secondo la spigola e infine un sorbetto al melone. L'unica cosa che non ci è piaciuta molto è stato il sorbetto. La serata complessivamente è stata molto piacevole.
Il ristorante si chiama "Piccolo Mondo", Klinkgenteichstr. 6, (06221) 602999

Per concludere propongo un altro piatto totalmente estivo nella cui preparazione in abbondanti quantità sarò impegnato nei prossimi giorni: la mia versione della pasta fredda.

Ingredienti: (per 4 persone)
250 g di fusilli, 2/300 g di pomodorini maturi, 10 olive nere (lug 2025: 1 cucchiaio pasta olive), 6 cucchiai di olio d'oliva, 250 g di mozzarella di bufala, 1 piccolo spicchio d'aglio, una manciata di capperi siciliani sotto sale, basilico, sale e pepe.

Preparazione:
Versate in una ciotola i pomodorini tagliati a metà e salateli. Aggiungete le olive snocciolate e spezzettate, l'olio, la mozzarella tagliata a cubetti, lo spicchio d'aglio schiacciato o a pezzettini e i capperi dissalati.
Cuocete la pasta e scolatela 1/2 minuti prima rispetto al tempo di cottura riportato sulla confezione. Lasciatela riposare un paio di minuti irrorando con un po' d'olio e infine versatela nella ciotola.

lunedì, agosto 13, 2007

Spaghetti alla puttanesca

Questa ricetta è uno scrigno che custodisce gli odori dell'estate e i bei ricordi romani. È stata una delle prime ricette che Zucchero ha cucinato per me quando abbiamo cominciato a frequentarci. Continua ad essere uno dei miei primi preferiti.

Ingredienti: (per 4 persone)
300/400 g spaghetti, 500 g di pomodori da sugo, 100 g di alici sotto sale, 50 g di capperi sotto sale, 100 g di olive nere, 1 spicchio d'aglio, peperoncino fresco, concentrato di pomodoro, 2 cucchiai d'olio.

Preparazione:
Diliscate la alici, lavatele bene e asciugatele. Fatele scaldare in una padella a fuoco bassissimo (se il fuoco non è bassissimo non si scioglieranno) e stemperatele con una forchetta. Quando si saranno sciolte aggiungete uno spicchio d'aglio schiacciato e il peperoncino.
Pelate i pomodori dopo averli immersi in acqua bollente per un minuto, eliminatene i semi, tagliateli a pezzetti e infine aggiungeteli al soffritto. Unitevi le olive, i capperi precedentemente lavati e sgocciolati e due cucchiaini di concentrato di pomodoro. Lasciate cuocere fin quando la salsa risulterà scura, densa e ben amalgamata. Cuocete infine gli spaghetti al dente e ripassateli in padella con la salsa per un minuto.

giovedì, agosto 09, 2007

Heidelberg - Sabina: diario di un emigrante - Parte II

....continua...
Personalmente, in questi otto anni di Germania, ho imparato molto per quanto riguarda il rispetto di alcune regole di convivenza civile. Primo fra tutti il comportamento automobilistico.
Essendo abituato allo stile di guida italiano, inizialmente vedevo soprattutto gli aspetti negativi dello stile di guida tedesco. In effetti, a volte esagerano un po’ in rigidità, ma complessivamente il loro stile rende le strade molto più sicure. Alcuni esempi: vi trovate in autostrada nella corsia di destra a 120 Km/h. La macchina che vi precede è più lenta. Date uno sguardo allo specchietto: c'è un'altra macchina dietro, ma è distante. Mettete la freccia per sorpassare e accelerate un po’.
In Italia la macchina retrostante, accelera, si porta a 150 Km/h, vi arriva a 20 cm dal paraurti e l'autista lampeggia e impreca, alzando estremamente la probabilità di incidente mortale.
In Germania la macchina retrostante, rallenta, si mantiene alla distanza di sicurezza, aspetta che il sorpasso sia finito, dopodiché sorpassa.
Altro esempio: c'è un ingorgo che si estende fino ad un incrocio con semaforo. In Italia le macchine occupano l'incrocio, in modo tale che nel momento in cui il semaforo diventa verde per gli automobilisti della strada incrociata, i malcapitati non possono comunque passare perché l'incrocio è bloccato.
In Germania le macchine si mantengono all'altezza del semaforo, anche se è verde. Vanno avanti solo se c'è spazio sufficiente a lasciare libero l'incrocio. Nel momento in cui il semaforo diventa verde per la strada incrociata l'incrocio è libero. Un’altra differenza che ho notato sta nella propensione al consumo e allo spreco.
Nonostante i tedeschi siano più ricchi hanno mediamente un comportamento molto attento agli sprechi.
A volte vanno un po’ oltre, e qui avrei diversi aneddoti divertenti da raccontare, ma di solito questa attenzione è benefica, sia per l’ambiente che per il contenimento dei prezzi.
Vi fornisco degli esempi. Nel 2002, con l’entrata in corso dell’Euro, anche i commercianti tedeschi hanno provato a far salire i prezzi. I consumatori però si sono mostrati molto attenti tendendo a scegliere oculatamente. Di conseguenza l’effetto rincari è stato più controllato che in Italia. Altro esempio di parsimonia virtuosa si riscontra nella raccolta differenziata dei rifiuti. Prima di tutto essa viene osservata con religiosa attenzione: rifiuti biologici, carta, vetro, imballaggi.
E poi c’è lo Sperrmüll: quando ci si vuole liberare di oggetti ingombranti: sedie, tavoli, piccoli elettrodomestici, e oggetti simili, in giorni fissati a seconda dei quartieri, i suddetti oggetti vengono lasciati lungo i marciapiedi per essere poi raccolti dalla nettezza urbana. Fin qui niente di sorprendente. Il fatto interessante è che in quelle serate le strade si riempiono di un viavai di gente, studenti ma non solo, in bicicletta, ma anche con furgoni, che setacciano i marciapiedi in cerca di oggetti che possano essere riutilizzati.
Questo comportamento potrebbe sembrarci un po’ ridicolo, ma non lo è. Basti pensare a quanto ci guadagna l’ambiente e anche le finanze pubbliche.
Finora ho citato solo tematiche in cui secondo me è la società tedesca a trovarsi in posizioni di vantaggio.
Ovviamente ci sono anche casi in cui accade il viceversa.
Penso che sia sempre una scelta saggia notare i pregi dell’altro, per prendere coscienza dei propri difetti ed eventualmente migliorarli. Vorrei però concludere con un tema che fa onore questa volta all’Italia, e cioè il fumo nei luoghi pubblici. L’Italia è stato il secondo paese dell’Unione Europea ad applicare la legge antifumo per la tutela della salute.
Purtroppo in Germania, nonostante una serie infinita di discussioni e bizantinismi che hanno coinvolto governo federale e governi locali, e per forti opposizioni trasversali di detrattori della legge che asserirebbero che in tal modo si limiterebbe la libertà dei fumatori (e dove mettiamo la libertà dei non-fumatori di non essere avvelenati?), non è stata ancora varata una legge antifumo. (Nota: in realtà dal primo agosto tre stati hanno cominciato ad applicare la legge. Al momento in cui ho scritto la legge non c'era ancora).
Concludo con un’osservazione sulle usanze relative ai titoli. A volte sento dire che gli Italiani amano fregiarsi di titoli.
Se qualcuno dovesse capitare in Germania durante una campagna elettorale noterebbe che tutti i manifesti con le foto dei candidati riportano dei titoli. Il meno illustre è quello di semplice dottore. Si può però facilmente trovare Dottor Professor, Dottor Dottor e altro.
Questa grande passione tedesca per i titoli, non è comunque confinata solo alla politica. Mi è capitato spesso di vedere dei titoli nei biglietti da visita, che ai
miei orecchi evocavano gli esilaranti e ridicoli titoli fantozziani delle alte gerarchie impiegatizie. "Dr. Dr. XXX", "Prof. Prof. YYY", "Prof. Doz. Dr. ZZZ", "Apl.
Prof. / Priv.-Doz.: Priv.-Doz. Dr. WWW", e altre amene combinazioni.

martedì, agosto 07, 2007

Pseudo-caponata dietetica

Cosí come nell'opera del sec. XVIII si inseriva una briosa opera buffa tra gli atti di una noiosa opera seria, io inserisco una ricetta come intermezzo all'articolo.;-)
Questa ricetta non è quella della vera caponata. Una delle differenze principali è che la caponata prevede che le melanzane vengano fritte. In questa ricetta invece non si frigge. Solo gli ingredienti sono più o meno gli stessi. Devo anche aggiungere che la vera caponata è molto più buona, ma anche meno salutare.... per quello che può contare....
L'ultima volta che l'ho preparata ho comprato gli ingredienti al mercato vicino casa. Ho detto alla fruttivendola che mi servivano per preparare una ricetta siciliana. Mi ha chiesto se gliela potevo dare. Mi sono quindi dovuto avventurare nella traduzione in tedesco della ricetta.

Ingredienti: (per 6 persone)
1 melanzana (500 g circa), 2 zucchine piccole, 1 peperone rosso, 2 pomodori da sugo, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio, una manciata di capperi siciliani sotto sale, 6 olive nere e 6 verdi, peperoncino fresco, 2-3 cucchiai d'olio, 3-4 cucchiai di aceto, 1 cucchiaino di zucchero e sale.

Preparazione:
Soffriggete la cipolla in una padella a fuoco molto dolce. Quando la cipolla si sarà appassita aggiungete l'aglio schiacciato o a pezzettini (a seconda delle inclinazioni personali), i capperi dissalati, le olive snocciolate e tagliate a pezzettini e il peperoncino. Lasciate ancora soffriggere per un paio di minuti, aggiungete le melanzane tagliate a dadini, salate, mescolate e coperchiate. Dopo qualche minuto aggiungete i peperoni, salate, mescolate e coperchiate. Aggiungete le zucchine, salate, mescolate e coperchiate. Aggiungete i pomodori spezzati, salate, mescolate e coperchiate. Aggiungete quindi lo zucchero e l'aceto. Mescolate, coperchiate e lasciate cuocere fin quando il liquido non sarà totalmente evaporato.

venerdì, agosto 03, 2007

Heidelberg - Sabina: diario di un emigrante - Parte I

Pubblico in due puntate questo articolo che ho scritto un paio di mesi fa per la rivista del mio paesello. Ho usato dei contenuti che avevo già scritto per il blog, tra i quali dei pezzi di un articolo di Cotroneo.

La nostra comunità si trova attualmente a dover affrontare i problemi e a godere dei vantaggi correlati all’immigrazione. La storia ci ha insegnato che tutte le migrazioni portano inevitabilmente problemi e vantaggi per ospiti e ospitanti. Io vorrei riportare il mio punto di vista di cittadino italiano e sabino residente in Germania, raccontando qualche mia esperienza ed esprimendo alcune riflessioni.
Mi piacerebbe che questo mio sforzo possa contribuire al non facile processo di comprensione e scambio reciproco che può, se impostato correttamente, arricchire sia la comunità ospitante che l’emigrato.
Bisogna comunque anche tener presente che la mia storia e le mie impressioni sono quelle di un emigrante privilegiato. Ho deciso di andare a lavorare in Germania perché sono sempre stato curioso di conoscere nuove lingue e culture, ma sarei potuto rimanere in Italia e vivere bene lo stesso. Molti emigranti sono invece spinti da esigenze primarie di sopravvivenza e i problemi che si trovano ad affrontare sono
ben più difficili di quelli incontrati da me.
Il bilancio della mia permanenza di otto anni ad Heidelberg è sicuramente positivo. Ho sempre mantenuto un atteggiamento di curiosità e interesse verso la cultura e le usanze tedesche, soprattutto nei confronti di quelle usanze diverse, che in quanto tali potrebbero essere classificate come strane.
La relazione tedeschi-italiani è una lunghissima relazione di amore-odio. A partire da quando noi eravamo caput mundi e loro erano i barbari e alcuni combattevano per l'Impero altri contro, attraversando la fase in cui l'Impero erano loro e ci dominavano ma eravamo quasi un'unica nazione, fino alle vicende più recenti. Il luogo comune popolare sui tedeschi è stato purtroppo drammaticamente influenzato dagli anni dell’occupazione durante la Seconda Guerra Mondiale. Quel tragico periodo ha fatto comprensibilmente dimenticare agli italiani tutto quello che i tedeschi hanno fatto per la scienza, la musica e la letteratura.
Provvidenzialmente la guerra è stata poi persa dai tedeschi, non senza lasciare però danni immensi nella coscienza dell'umanità e nella loro di coscienza.
Danni che ancora oggi non sappiamo quantificare del tutto. Poi negli anni del dopoguerra è servito un metodico lavoro per convincere i diffidenti italiani che la Germania era paese accogliente. C'è un dopoguerra italiano-tedesco dell'emigrazione
che meriterebbe un capitolo a parte, e che, anche se non ha raggiunto i livelli di drammaticità di altre situazioni di emigrazione, ha rappresentato un capitolo dolente, un altro, nei rapporti conflittuali tra noi e loro.
Dopo la guerra, il rapporto con la Germania poteva essere solo di due tipi, o elitario oppure conflittuale e banale. O si celebrava spocchiosamente la cultura tedesca, oppure si pensava che i tedeschi erano quelli là. Tutti ordine e distintivo.
Quelli che fanno funzionare tutto bene, ma sono rigidi e privi di sentimento. Non è così, ma sotto sotto ne sono convinti anche loro di questa cosa. Sono consapevoli che la loro società funziona molto bene, che le loro industrie producono le automobili migliori e ne vanno fieri, ma questa consapevolezza priva troppo spesso di una qualità: l’autoironia. Si prendono troppo sul serio e faticano molto a ridere dei propri difetti. Forse proprio per questo qualche volta ripiombano in quel lontano sogno, in quella volontà di potenza; anche quando nella modernità del nuovo millennio cercano la leggerezza. Ridono dei nostri spaghetti, delle nostre mamme italiane, ma poi si buttano a capofitto su qualsiasi cosa di italiano che circoli per il mondo: ristoranti, arte, letteratura. La cultura tedesca guarda a quella italiana con una ammirazione e un'attenzione che non trovi da nessun'altra parte del mondo. Sapere l'italiano, tra gli intellettuali tedeschi, è un modo per distinguersi, un valore aggiunto, e ne vanno fieri.

...continua...

giovedì, agosto 02, 2007

Notizie per gli italiani all'estero

Ho trovato delle novità interessanti per gli italiani all'estero:

1. Carta d’identità
Come previsto dalla legge Finanziaria 2007 i Consolati italiani in Europa, a partire dalla fine di giugno, hanno cominciato a rilasciare ai connazionali residenti nella circoscrizione e iscritti all’AIRE la carta d’identità in formato tradizionale.
Ai Consolati, dunque, è stato inviato il modello di carta d’identità in vigore in Italia con una intestazione modificata in prima pagina, dove invece della dominazione “Comune“ compare quella di “Ufficio consolare“ e l’indicazione, sull’ultima pagina, del Comune di iscrizione Aire.
La procedura per il rilascio è indicata in una direttiva ongiunta firmata da Viminale e Farnesina: l’Ufficio consolare, dopo aver verificato l’iscrizione in Aire del cittadino, dovrà richiedere al Comune competente il necessario nulla osta al rilascio/rinnovo della carta d’identità. Il Comune dovrà verificare l’esattezza dei dati anagrafici e, se questi non presentano discordanze, rilascerà il nulla osta entro tre giorni lavorativi dall’arrivo della richiesta.

2. Carta di Sconto IT Card
È stata realizzata in giugno la preannunciata “It Card“, una tessera personalizzata realizzatautilizzando il logo istituzionale del ministero dei Beni Culturali in una prospettiva di identità visuale e grafica del sistema Italia. La carta permette ai nostri connazionali residenti all’estero, che si recheranno in Italia, di usufruire di una serie di sconti su una vasta gamma di servizi.
Grazie alla collaborazione con Asso Cral Italia, Trenitalia, Federalberghi ed altre realtà ricettive e di servizi sono stati attivati sconti dal 10 al 50% su: tariffe alberghiere e degli
agriturismo, biglietti ferroviari ed aerei, autonoleggi, tour cittadini, biglietti di ingresso in vari teatri e acquisti in numerosi esercizi commerciali.
La “It Card“, già pervenuta alle sedi più vicine e in via di distribuzione presso le altre per un totale di un milione e trecentomila carte(circa il 40% degli iscritti in anagrafe), viene rilasciata gratuitamente dagli uffici consolari ai connazionali che ne fanno richiesta, assieme ad una sintetica brochure nella quale è spiegato come utilizzare la carta, quali sono gli sconti a cui dà diritto, ma anche i siti utili e i numeri verdi a cui sarà possibile chiedere informazioni o fare segnalazioni.
La carta ha validità fino al dicembre 2012 e vuol essere un contenitore aperto, nel quale far confluire nei mesi e negli anni a venire una gamma sempre più vasta di offerte ed opportunità. Sono infatti in via di definizione gli accordi del Mae con il Ministero per i Beni Culturali e con l’Eni, per introdurre sconti per l’ingresso nei 460 musei e siti archeologici facenti parte della rete nazionale e per la distribuzione del carburante presso le stazioni Agip in Italia e in Europa.

Le notizie provengono dal Rapporto Semestrale
Gennaio - Giugno 2007 del Vice Ministro con delega per gli Italiani nel Mondo

mercoledì, agosto 01, 2007

Un anno di blog

Oggi il mio blog fa il compleanno. Buon buon primo agosto a tutti!

venerdì, luglio 27, 2007

Pastafarianesimo: In principio era la Pasta

La ministra della cultura dell'Assia si è vista recapitare una lettera che incoraggiava la sua lodevole intenzione di voler modificare i programmi della scuola pubblica del suo Land, affiancando, durante le lezioni di biologia, l'insegnamento della teoria del creazionismo a quella dell'evoluzionismo. Non possiamo far altro che rallegrarci, dice la lettera, questa decisione apre infatti la strada anche all'insegnamento della teoria del creazionismo pastafariano.
La lettera aveva come mittente "Societas Spaghetti - Monsignore Aglio di Olio, Granmaestro e Superiore Generale dell'Ordine dei Pirati di sua Spaghettosa Santità" e come logo un piatto di spaghetti al pomodoro.
Secondo il Pastafarianesimo, il mondo sarebbe stato creato dal Mostro di Spaghetti Volante (MSV). Teoria che ormai, tranne una sparuta minoranza di scienziati, nessuno mette in dubbio. Il Vangelo dei Pastafariani lo si trova anche su Amazon. Il fondamento del credo asserisce che l'MSV controllerebbe il mondo attraverso i suoi spaghetti-tentacoli, l'umanità discenderebbe dai Pirati e l'universo sarebbe stato creato circa 5000 anni fa. Le fondamenta logico-epistemologiche della teoria sono solide come quelle della teoria del creazionismo e analoghe a quelle della teiera di Russell: fino a quando qualcuno non avrà dimostrato il contrario, la teoria rimarrà inconfutabile.
Uno dei dogmi della religione asserisce che l'Universo è stato creato da un invisibile e non rilevabile Mostro di Spaghetti Volante. Tutte le prove che sostengono l'evoluzione sono state intenzionalmente impiantate da questo essere per fuorviare gli umani. Nella sua onniscenza e usando il suo incommensurabile senso dell'umorismo, il MSV sapeva già che degli esseri umani curiosi avrebbero trovato quelle prove ed elaborato una falsa teoria.
Un'altro dei dogmi afferma che il riscaldamento globale, i terremoti e gli uragani e gli altri disastri naturali sono conseguenza diretta della diminuzione del numero dei pirati a partire dal XIX secolo.
Si noterà dalla foto che l'aspetto del MSV - tentacoli-spaghetti e occhi-polpette - ricorda vagamente il famoso piatto della cucina italo-americana: spaghetti and meatballs; piatto sacro per gli adepti.

mercoledì, luglio 25, 2007

Reunion e Il giardino dei Finzi-Contini

Ho finito da poco la lettura in parallelo di due libri. È stato interessante in quanto entrambi erano ambientati nei decenni che hanno preceduto la II Guerra Mondiale, rispettivamente nei due paesi in cui io ho vissuto. Entrambi narrano le vicende di mondi totalmente scomparsi viste prevalentemente da prospettive adolescenziali.
Tutti e due i protagonisti nascono da famiglie di tradizione ebraica, ma all'interno di queste famiglie, questa identità ebraica non viene vissuta in modo molto integrale. "Questa estrazione ebraica in concreto si riduceva alla visita annuale alla sinagoga nel giorno dello Yom Kippur, giorno in cui mio padre non fumava e non viaggiava, non perché credesse nel Giudaismo, ma perché non voleva ferire i sentimenti di altre persone".
Nelle due famiglie ci si sente prima di tutto italiani e tedeschi rispettivamente e si guarda al sionismo come una bizzarria di pochi estremisti: "reclamare la Palestina dopo duemila anni, secondo mio padre, non aveva più senso di un ipotetico tentativo da parte degli Italiani di reclamare la Germania in quanto duemila anni prima era stata un possedimento romano. Avrebbe solo potuto condurre ad infiniti spargimenti di sangue".
In tutti e due gli ambienti si sottovaluta la portata delle tragedie che Hitler e Mussolini avrebbero generato e si pensa che a breve tutto sarebbe tornato alla normalità. "Conosco la Germania. Questa è solo una malattia temporanea, come il morbillo, che passerà. Credi veramente che i compatrioti di Goethe e Schiller seguiranno questa spazzatura?". Questa considerazione fa riflettere in particolare su quanto sia facile giudicare a posteriori, quando si conosce già il finale della storia. Quando ci si trova dentro però le cose non appaiono così ovvie.
Nella mia edizione di Reunion c'è un introduzione di Arthur Köstler. Cito: la novella narra vicende drammatiche, "eppure il retrogusto che lascia è quello fragrante del vino locale gustato in locande a graticcio lungo le rive del Neckar e del Reno. Non c'è nulla della furia wagneriana; è come se Mozart avesse riscritto "Il crepuscolo degli Dei".

domenica, luglio 22, 2007

Amuleti

Nella foto sono ritratti i miei amuleti: uno pellerossa, uno cattolico e uno buddista. Tutti e tre mi sono stati regalati, ma parrebbe che tutti e tre siano ugualmente inutili.

lunedì, luglio 16, 2007

Se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo

Sono passati ormai più di dodici anni e nel ripostiglio della mia memoria rimangono solo fotografie con i contorni logori che sbiadiscono e ingialliscono, ritratti dai colori sempre più tenui, sfumati ed opachi.
Marinelli era sicuramente quello che mi affascinava di più. Magro, lunga barba bianca e capelli legati, era forse quello che più si avvicinava alla figura mitica del barbone romantico: quello un po' filosofo che diventa barbone per scelta. Stereotipo che secondo la mia esperienza esiste solo nell'immaginario di chi non ha mai avuto dei contatti veri con gli abitanti dei ghetti metropolitani.
Marinelli era nato a Trieste nei primi decenni del secolo scorso. Aveva viaggiato molto e vissuto in luoghi diversi. Era stato, tra tante altre cose, frequentatore adolescente di case chiuse a Trieste, autore di gialli e alcolizzato in Argentina, padre in Francia, giocatore di terzilio in Sabina e barbone a Roma. Il suo vero cognome era Marinovic che fu italianizzato durante il ventennio. Era un acuto osservatore della realtà che lo circondava e a volte si divertiva a stupire con degli strani comportamenti i volontari in preda ad un ispirata vena caritatevole.
Memorabili le partite serali di terzilio davanti a una bottiglia di Black Bush o di Drambuie: io, lui e Alessandro.
Una volta gli domandai se avesse ancora dei contatti con i due figli. Mi rispose che non ne aveva. Era solo venuto a sapere che la figlia era diventata suora.

Marcello I era uno dei più divertenti. Trasteverino doc e omosessuale. Nel dopoguerra si era prostituito nei dintorni di Monte Caprino e del Colosseo. Mangiava sempre e solo "er brodo". Solo una volta mangiò la pasta. Quel giorno avevo cucinato io. Ci erano arrivati dei fagioli e li usai per preparare un inedito e improvvisato sugo. Quando Marcello vide qual'era la pasta del giorno esclamò: "an vedi a' pasta a'a militare!".
Le sue frasi più ricorrenti erano: "ma che c'avete messo er zucchero ner brodo!", "guarda che io c'ho 57 anni", e quando si alterava: "ma va a fa' le pippe ar colosseo".

Assuero recitava la parte del vecchietto tenero e indifeso per conquistarsi le simpatie di volontarie e operatori. In realtà era un furbastro. Aveva vissuto molti anni in Francia dove aveva imparato a bere il pastis e a cantare l'Internazionale. Un giorno organizzammo una festa alla presenza di volontari e operatori. Francesco suonava la chitarra, io il trombone e gli ospiti cantavano. Ad Assuero facemmo cantare la sua amata Internazionale. Gli operatori non apprezzarono molto.

Savino era pugliese e autistico con un passato di emigrante in Germania come muratore. Quando parlava non si capiva quasi nulla. Quando veniva a mangiare aveva un suo percorso e dei gesti che ripeteva religiosamente sempre uguali. Un giorno diede un pungo a un obiettore che scherzava con lui.

Marcello II scriveva poesie in dialetto romanesco. Ne scrisse anche una per me e per Silvio nel nostro ultimo giorno di servizio.

Remo era nato anche lui a Trastevere e aveva trascorso venti anni in carcere: aveva ammazzato due ricettatori. Una delle sue attività principali era stata svaligiare gli appartamenti. Era molto vecchio e si muoveva a stento. Nonostante ciò tutti lo rispettavano timorosamente. Durante le mie notti di servizio a volte passavo delle ore ad ascoltare le sue storie.

Romeo proveniva da una famiglia della media borghesia. Suo padre era stato sindaco di un paese della Ciociaria. Aveva studiato medicina, ma i problemi psichici l'avevano portato a vivere sotto i ponti. Leggeva in continuazione e aveva dichiarato guerra a molte cose: una di queste erano i glutammati.

Bushi veniva dall'Albania e faceva il ricettatore in zona Termini. Girava con la fiaschetta perennemente nel taschino interno della giacca e voleva sempre offrirci un sorso.

Alex era nato in Ungheria da padre calabrese. Fuggì dall'Ungheria con mezzi di fortuna per raggiungere il padre, il quale lo segregò per più di un decennio a fare il pastore sull'Aspromonte. Fuggì anche da lì, dopo aver ucciso qualcuno, secondo i suoi bizzarri racconti, e si spostò a Roma. Non aveva mai frequentato scuole e si era alfabetizzato da solo provando e riprovando a decifrare pagine di giornali. A Roma si era costruito una baracca a Cinecittà, dove cominciò a frequentare l'ambiente delle comparse cinematografiche. Fece la comparsa in molte pellicole, persino con Federico Fellini. Una sera mentre guardava la televisione insieme agli altri ci chiamò eccitato. Stavano trasmettendo "Anche gli angeli mangiano fagioli". Vedemmo la scena in cui Alex interpretava il suonatore di piatti dell'esercito della salvezza.
Negli anni in cui lo conobbi era un consumatore abituale di viagra.

Campanelli era piemontese ed era rimasto traumatizzato dalla vita di manicomio. Leggeva e citava in continuazione l'Apocalisse esibendosi anche in diverse sue creazioni improvvisate sul tema. Una di queste era la minaccia della punizione dell'Uccello Grifone.




Mammolino era omosessuale e aveva lavorato nel teatro. Anche lui si divertiva molto a prendere in giro le volontarie.

George era nato da una delle caldeggiate relazioni tra romani e "bell'abissine". Suppongo che nella Roma del dopoguerra la sua provenienza gli abbia provocato qualche problema. Era riuscito ad uscire dall'alcolismo e frequentava ancora i gruppi di Alcolisti Anonimi.

Altri personaggi che ricordo sono Gina, la cuoca volontaria nipote di Ignazio Silone, che sputacchiava sui piatti; la suora venticinquenne emiliana che votava Bertinotti e che un giorno ci comunicò che si sarebbe ritirata in clausura; e il cuoco volontario caposcout. A volte nel cuore della notte ci arrivavano delle prelibatezze preparate da quest'ultimo. Erano gli avanzi di qualche banchetto luculliano che aveva deliziato gli abitanti di qualche villa sulla Via Appia. Il giorno dopo si assisteva quindi all'improbabile scena del non particolarmente apprezzato pasto a base di soufflé, vol-au-vent e raffinatezze simili. Marcello chiosava sempre con frasi tipo: "quella t'aa magni te. Damme er bbrodo!".

giovedì, luglio 12, 2007

Armonia celeste e dodecafonia

La tesi centrale di questo libro è che la principale responsabile del divario apertosi tra il pubblico e i compositori dell'ultimo secolo sarebbe la dodecafonia: tecnica compositiva che avrebbe abrogato, non solo la coloritura armonica e gli sviluppi melodici, ma anche la stimolazione di reazioni fisiche ed emotive, privilegiando la novità ad ogni costo rispetto alla bellezza. Per sostenere la sua tesi l'autore, Andrea Frova, professore di Fisica Generale e musicofilo, si basa su una serie di risultati scientifici relativi alla nostra percezione soggettiva della musica. Risultati relativi a diversi ambiti scientifici che vanno dalla formazione del suono negli strumenti musicali - tra cui anche la voce umana - all'analisi delle informazioni musicali che giungono al nostro cervello.
Un articolo che viene citato, molto interessante per chi abbia delle nozioni di musica e matematica, è il primo articolo di carattere musicale pubblicato dalla prestigiosissima rivista scientifica Science nel 2006: THE GEOMETRY OF MUSICAL CHORDS.
Frova usa un linguaggio immediato, diretto e comprensibile: ben distante dagli astrusi tecnicismi e dall'oscuro gergo dei critici musicali comprensibile solo ai loro colleghi. Consiglio il libro, soprattuto la prima parte, non solo a chi è nutre già degli interessi in materia, ma anche a chiunque volesse imparare qualcosa sulla nascita del sistema dell'armonia tonale (quello usato più o meno dal XVI sec. d.C. fino ad oggi in quasi tutta la musica occidentale) e alla sua evoluzione storica. Non è necessario essere dei musicisti per leggerlo.

Attraverso questo libro ho appreso nuove conoscenze relative alla fisica dei suoni e persino sulla fisica del mio amato trombone. Ho letto inoltre di correnti musicali del '900 che non avevo mai sentito neppure nominare: musica microtonale, musica aleatoria, musica algoritmica, musica concreta, rumorismo, puntillismo, musica dell'immaginario cosmico, musica politicamente condizionata.

Altra citazione interessante è quella dell'organo naturale di Paolo Diodati basato sull'emissione acustica nelle rocce presso il vulcano di Stromboli.

Particolarmente interessante per me è stato anche l'articolo di Zanette: Zipf's law and the creation of musical context. Avevo lavorato con la legge di Zipf durante la mia attività di ricerca nell'ambito dell'Information Retrieval.
Il contesto della legge di Zipf è quello dell'analisi di un testo, ad esempio un romanzo. Se si ordinano i termini a seconda del loro numero di occorrenze nel testo, al primo posto ci sarà il termine che occorre più spesso. Semplificando, Zipf dice che se n(r) è il numero di occorrenze del termine che sta al posto r nella classifica, quando r è sufficientemente grande vale la relazione n(r)~1/r. Quindi il termine che sta al centesimo posto dovrebbe occorrere con una frequenza circa 10 volte maggiore rispetto al termine che sta al millesimo posto. Zanette trasporta in musica il modello di Zipf e introduce il contesto musicale definendo l'equivalente di un termine testuale come una nota caratterizzata da altezza e durata. In questo contesto analizza quattro composizioni di: Bach, Mozart, Debussy e Schönberg e mostra che da un punto di vista funzionale tutte seguono la legge di Zipf, però sussistono delle differenze da un punto di vista quantitativo: il pezzo dodecafonico di Schönberg dà luogo a risultati molto diversi da quelli di tutte le altre composizioni indicando la presenza di un lessico poco compatto e di un contesto instabile.

martedì, luglio 10, 2007

Baccalà alla cacciatora

Su richiesta di ubik pubblico una ricetta che ho imparato da mia madre. Questo piatto non manca mai nella cena della vigilia di Natale della mia famiglia.

Ingredienti: (per 4 persone)
700 g baccalà, 1 spicchio d'aglio, un paio di rametti di rosmarino fresco, 1/2 bicchiere di vino bianco (ma anche il rosso va bene: conferisce al piatto un sapore più deciso) e olio extravergine d'oliva.

Preparazione:
Tagliate a pezzi il baccalà e tenetelo a mollo per un paio di giorni, cambiando l'acqua un paio di volte al giorno. Scolatelo e asciugatelo.
Fate scaldare 5 o 6 cucchiai di olio in una padella. Aggiungete il baccalà alzando la fiamma quando avrà tirato fuori l'acqua. Contemporaneamente utilizzate un mortaio per ridurre a crema lo spicchio d'aglio e le foglioline di rosmarino. Aggiungete quindi nel mortaio il 1/2 bicchiere di vino e mescolate bene. Quando l'acqua nella padella si sarà ridotta irrorate con il contenuto del mortaio e lasciate cuocere fin quando la salsa non si sarà addensata.

domenica, luglio 08, 2007

Probenwochenende e funghi porcini

Il fine settimana mi ha visto impegnato con il Probenwochenende: un fine settimana dedicato interamente alle prove con l'orchestra. Si parte in autobus il sabato alle 8:15, si raggiunge il luogo prescelto - l'ostello di Zwingenberg nel nostro caso - e alle 9:30 si comincia la prova che avrà termine domenica alle 16:30. Si mangia e si pernotta in ostello.
I pezzi che abbiamo provato sono:

Una notte sul Monte Calvo di Modest Mussorgsky
Sinfonia n° 4 in re minore di Robert Schumann
Concerto per violino di Antonín Dvořák

Chi dovesse trovarsi ad Heidelberg sabato 21 luglio può venire al concerto che avrà luogo alle 19:30 nella Lutherkirche, Vangerowstraße 5, nelle vicinanze della Volkshochschule.

Altre novità nell'ambito musicale: ho comprato un completino sado-maso in pelle per proteggere il mio trombone dalla corrosione.

Per essere preciso devo anche aggiungere che i tromboni non sono coinvolti in tutti i tempi dei suddetti pezzi. Così la nostra partecipazione è stata parziale: da sabato alle 16:30 fino a domenica alle 12. Questo mi ha permesso di farmi il giretto al mercato del sabato mattina e non immaginerete mai che cosa ho trovato. Un bel fungo porcino. Questo può aiutarvi a capire quanto autunnale sia qui il clima in questo momento. Come per incanto dopo qualche ora il funghetto si è trasformato. Se qualcuno volesse la ricetta eccola. La preparazione del condimento è sempre la stessa, anche se lì era accompagnato agli gnocchi e qui alle fettuccine.

venerdì, luglio 06, 2007

Pasta col tonno

Su richiesta di Eva Kant pubblico una vecchia ricetta del mio paese che in passato veniva preparata per la vigilia di Natale. Quella che propongo è una mia personalizzazione. Nella ricetta tradizionale ovviamente non potevano esserci i capperi. Non c'erano neppure le olive e credo che la cipolla e il peperoncino siano stati aggiunti nel dopoguerra.

Ingredienti: (per 4 persone)
340 g spaghetti, 800 g di pelati (i migliori secondo me sono sempre i MUTTI), 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio, 160/240 g di tonno in scatola, una manciata di capperi siciliani sotto sale, olive nere, peperoncino fresco, prezzemolo, 2-3 cucchiai d'olio.

Preparazione:
Soffriggete la cipolla in una padella a fuoco molto dolce.
Quando la cipolla si sarà appassita aggiungete l'aglio schiacciato o a pezzettini (a seconda delle inclinazioni agliesche personali), i capperi dissalati, le olive snocciolate e tagliate a pezzettini e il peperoncino. Lasciate ancora soffriggere per un paio di minuti, aggiungete il tonno scolato e coperchiate. Dopo qualche minuto aggiungete i pelati, mescolate e lasciate cuocere fin quando la salsa non si sarà totalmente addensata.

Buon appetito e fine settimana!

mercoledì, luglio 04, 2007

Apologia della Riabilitazione

L'istituzione della riabilitazione è secondo me un enorme vanto del sistema sociale tedesco e un grandissimo segno di civiltà. Mi risulta sempre un po' difficile spiegare agli amici italiani che cosa sia la riabilitazione in Germania. Quando dico che sto in una clinica di riabilitazione mi rispondono: ma quindi sei di nuovo in ospedale? A volte per farmi capire uso una grossolana esemplificazione e dico che somiglia un po' al concetto di vacanza alle terme. Credo però che nella realtà del sistema sanitario italiano non esista nulla di paragonabile.
Cerco di spiegare che cosa sia utilizzando altre semplificazioni. Immaginate un albergo - ognuno ha quindi la sua stanza eventualmente anche con coniuge e figli - con del personale medico e paramedico che, all'inizio del soggiorno, stila una terapia individuale volta al recupero delle energie psicofisiche del paziente. Può accedere alla riabilitazione chi sia stato colpito da malattia abbastanza grave - ma anche da incidente, o da qualsiasi problema di salute che necessiti un recupero - e sia stato dimesso dall'ospedale. Il che equivale a dire che può accedere chiunque si trovi ad affrontare una non facile convalescenza. Lo stato sociale tedesco paga quasi per intero il soggiorno di 3, 4 e a volte anche 5 settimane e l'organizzazione prevede addirittura che si riceva a casa il biglietto del treno insieme a due energumeni addetti a prelevare i bagagli: suppongono giustamente che chi ha bisogno di una riabilitazione potrebbe avere dei problemi a viaggiare carico di valige.
La terapia individuale viene in parte consigliata dal personale e in parte scelta dal paziente a seconda delle inclinazioni personali. Nella mia clinica, oltre all'arteterapia (acquerello, steatite, argilla e canestri) già nota ai lettori di questo blog, alcune delle altre offerte disponibili sono: massaggi, ginnastica individuale e di gruppo, consulenze alimentari, sedute con psicologi, esercizi mnemonici, yoga, qi qong, esercizi per combattere l'insonnia, e altro ancora. Inoltre il personale medico definisce anche una terapia per risolvere gli altri eventuali problemi di salute residui.
Lo scorso anno accedetti alla riabilitazione dopo cinque mesi di ospedale, tre mesi di convalescenza e quattro mesi di lento recupero. Il soggiorno contribuì a riportare le mie energie psico-fisiche a livelli normali.
Anche quest'anno l'effetto delle tre settimane è stato benefico.

Durante questo ultimo soggiorno sono venuto a sapere dalla psicologa che all'inizio dell'anno si stava valutando se chiudere la clinica in quanto i finanziamenti si assottigliano sempre di più. Fortunatamente pare che il discorso sia rientrato. Sarebbe stata un'enorme perdita.
Qui ritorna il discorso di un'altra pagina del mio blog: è auspicabile che un governo dia la precedenza al PIL e alla quadratura degli indici economici rispetto allo stato sociale? Il benessere aumenta se qualche indice migliora come conseguenza della chiusura di qualche clinica di riabilitazione?

Il giorno prima della fine del soggiorno del mio scaglione c'è stato il saluto ufficiale da parte del primario. Io e Dieter abbiamo suonato per l'occasione il Wiegenlied di Franz Schubert (trombone e pianoforte).
Ho conosciuto Dieter una settimana prima di ripartire. Lavora per la SWR (TV pubblica del sud-ovest), ha 60 anni e una malattia grave alle spalle. Nonostante ciò non ha mai rinunciato alla sua settimana di vacanza solitaria sulle Alpi. Parte da quota 2000, si fa una decina di Km al giorno con lo zaino in spalla pernottando in rifugi e attraversando anche percorsi in cui è necessario l'uso di corde, raggiunge quota 3000 e torna indietro. Quando ci siamo salutati, vedendomi interessato ai racconti delle sue scalate, mi ha chiesto se fossi interessato anche a partecipare. Dice che non riesce a trovare mai un compagno di viaggio.

lunedì, luglio 02, 2007

Ultimo giorni nella Foresta Nera

Venerdì sera, per festeggiare l'arrivo di Zucchero, siamo tornati da Pfaff. Stavolta ho preso il cinghiale con amarene e prugne al vino rosso e galletti: buono! Con un bicchiere Riesling e uno di Dornfelder, non abbiamo dimenticato il brindisi di buon augurio per Eva Kant e Ubik.
Il sabato ci siamo incamminati di nuovo nella foresta. Siamo partiti dalla base delle cascate a 680 m slm. Lì Zucchero è riuscita a scattare qualche bella foto ad uno scoiattolo. Abbiamo risalito la ripidissima costa che in 1 km conduce alla sommità delle cascate a circa 890 slm. Eravamo quasi sul punto di tornare indietro, ma abbiamo persistito, continuando verso Schwarzenbach (934 slm), quindi verso Weißenbacher Höhe (1011 slm), Martinskapelle (1091 slm), Güterfelsen (1139 slm), fino a giungere dopo circa 3 ore e mezza al Brend (1150 slm), una delle cime più alte della zona, per un totale di 12 km. Siamo anche saliti sulla torre panoramica, ma quella della Stöcklewaldkopf meritava di più.
Lungo la strada del ritorno ci siamo rifocillati nella quasi deserta Gasthaus di Martinskapelle gestita da un signore del luogo e dalla moglie rumena che si è mostrata contenta di aver degli ospiti italiani con cui poter scambiare qualche parola nella lingua stentata appresa in una fabbrica rumena di proprietà italiana.
In prossimità della Martinskapelle c'è la seconda fonte del Danubio che si contende il titolo con la più ufficiale e rinomata Donaueschingen che visitammo lo scorso anno.
Dopo gli ulteriori 12 km di cammino per il ritorno, la cascata ci ha offerto questo spettacolo di rifrazione.
In serata siamo passati per i palchi e le bancarelle della Stadtfest di Triberg, che si tiene addirittura ogni tre anni, e abbiamo consumato la cena al solito Pfaff.
Stasera dove pensate che mi delizierò il palato per l'ultima cena del soggiorno?

giovedì, giugno 28, 2007

Le particelle elementari

Le particelle elementari di Michel Houellebecq è la storia di due fratellastri: un'insegnante e un biologo capo di un gruppo di ricerca. La storia in se è quasi un pretesto, un accessorio che serve a rafforzare l'idea centrale del libro. Quell'intuizione che si scorge tra le pagine, ma che viene rivelata pienamente solo alla fine.
Il libro si apre con la descrizione delle "mutazioni metafisiche", che sarebbero le rare trasformazioni radicali e globali della visione del mondo. L'avvento del cristianesimo viene citato come un di questi rari esempi di mutazione metafisica.
Il libro contiene molte riflessioni storico-sociologiche ed etiche espresse spesso in modo lucido ed acuto in cui a volte ho ritrovato dei pensieri pasoliniani. Si parla molto dei mutamenti sociologici dal dopoguerra in poi e spesso per bocca dei personaggi, per cui risulta a volte difficile capire se le idee appartengano o no all'autore.
Spesso queste analisi sono graffianti, ciniche e spietate, soprattutto quelle relative ad alcuni movimenti di pensiero. La scienza occupa un ruolo centrale nella storia e a volte vengono usate delle metafore scientifiche, la meccanica quantistica ad esempio, per descrivere dei comportamenti umani.
Alcuni temi, come quello dell'invecchiamento, vengono trattati senza sconti e a volte anche in modo un po' deprimente; altri temi mi sono risultati un po' inquietanti, ma tutto ciò è funzionale alla creazione dell'universo narrativo adeguato la cui chiave di volta si troverà soprattutto alla fine.

Riporto qui alcune citazioni dal libro.

"Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio nell'ascesa storica dell'individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l'ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l'individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno."

"... la società erotico-pubblicitaria in cui viviamo si accanisce a organizzare il desiderio, a svilupparlo fino a dimensioni inaudite, al tempo stesso controllandone la soddisfazione nel campo della sfera privata. Affinché la suddetta società funzioni, affinché la competizione continui, occorre che il desiderio cresca, si allarghi e divori la vita degli uomini."

"La celebrità culturale era solo un mediocre surrogato della gloria vera, la gloria mediatica; e questa, legata all'industria del divertimento, drenava più masse di denaro di qualunque altra attività umana. Che cos'era un banchiere, un ministro, un imprenditore, rispetto a un attore del cinema o a una rock star? Ormai le strategie di distinzione tanto argutamente descritte da Proust non avevano più alcun senso."

"Secondo l'ipotesi di Margenau, la coscienza individuale è assimilabile a un campo di probabilità in uno spazio di Fock, definito come una somma diretta di spazi di Hilbert."