Domenica 7 settembre Lasciatoci alle spalle il monastero ortodosso delle grotte di Uspensky e la ragazza del gruppo dei nostri giovani compagni di viaggio tedeschi che ci ha abbandonati riprendiamo il nostro cammino verso
Çufut Qale (Чуфут-Кале).
Çufut Qale significa
"fortezza ebraica" nella lingua dei Tartari di Crimea. Fu infatti per molti anni il centro principale dei
Karaim di Crimea.

Scorgiamo in lontananza la Kenassa di Çufut Qale.

La prima parte del cammino è all'ombra

ma purtroppo il bosco si va diradando.

Mi chiedo come i fanciulli abbiano raggiunto quella spelonca.

Le spelonche ormai ci circondano.

Ne scegliamo una per una sosta. Le caverne sono le abitazioni dei vecchi abitanti di Çufut Qale. Sono state abitate fino alla metà del XIX sec d.C.

I soffitti non paiono molto stabili...

...e le cucine sono arredate con stile minimalista.

Riprendiamo il cammino.


Raggiungiamo la Kenassa Çufut Qale dove facciamo un'altra breve pausa.

Ci reincamminiamo.

Scorgiamo un'altra costruzione.

Che cosa ci sarà all'interno?

C'è Dzhanike-Khanym, figlia di Tokhtamysh della famiglia di Genghis-khan: è il suo Mausoleo.

Raggiungiamo infine la sommità del nostro cammino.

Ci godiamo un po' i panorami


e visitiamo l'ultimo tratto di grotte.

Nell'ultima troviamo un flautista.

Questo tipo di vedute mi hanno sempre affascinato molto.


Siamo ora sulla strada del ritorno.



Ci fermiamo a guardare dei mercatini. Compro un
cappello tartaro, che poi scoprirò essere stato
fabbricato in Cina, ed uno di questi frutti che non avevo mai visto prima.
Il cappello sinotartaro funziona come protezione. In fondo i tartari furono anche i dominatori della Cina no?
Invece il frutto lo compro in quanto una delle nostre compagne di viaggio sostiene si tratti di
melarance. Mi riprometto di assaggiarla in albergo.
Per saperne di più chiedo alla nostra guida Crimea ulteriori dettagli sul frutto. La signora mi dice che il frutto è
velenosissimo e lo si usa in un qualche processo relativo alla produzione della vodka.
Mi dice: si lavi molto bene le mani prima di mangiare.
La cara signora non sa che
mi ha salvato la vita.

Finalmente siamo di nuovo al punto di partenza pronti per il sudato pranzo.

La signora ci porta in un ristorante tartaro che offre delle graziose palafitte dotate di tappeti, cuscini e tavoli bassi per degustare i cibi alla maniera tradizionale.
Alla mia sinistra siede l'
autrice del tentato avvelenamento.

Io, tanto per non perdere l'abitudine e per consolarmi dallo scampato pericolo, prendo un bel
brodo di castrato.