venerdì, gennaio 27, 2012

Mozart: mottetto Miserere mei deus K85

Ieri, durante la rasatura craniale, riascoltavo la puntata dell'otto dicembre 2011 di Qui comincia... . A volte durante questi ascolti mi distraggo, leggo qualcosa, poi la mia attenzione viene di nuovo calamitata e ricomincio a seguire. Così è capitato ieri. A recuperare la mia attenzione è stato un pezzo vocale polifonico. Amore a primo ascolto. Di solito quando ascolto un pezzo alla radio senza aver sentito chi è l'autore faccio il gioco di tirare a indovinare periodo e autore. Spesso lo trovo. Ieri sono quindi partito con il giochino. A primo impatto ho pensato:
polifonia vocale, tra '600 e '700.
Poi ho sentito un paio di passaggi che suonavano un po' troppo moderni e ho pensato:
non mi freghi, tu sei un postmoderno: un moderno che cita il linguaggio del passato.
E così ho cominciato a cercare qualche autore dell'area Ligeti.
Alla fine della puntata ho sentito invece Paolo Terni dire che si trattava del mottetto Miserere mei deus K85 di Wolfgang Amadeus Mozart. Sono rimasto basito. Un Mozart contrappuntistico totalmente sconosciuto a me. Se volete ascoltare la bellissima esecuzione del Rundfunkchor Leipzig diretto da Herbert Kegel potete farlo accedendo alla registrazione della puntata dell'otto dicembre 2011 (credo purtroppo che sarà ancora disponibile solo per pochi giorni). Il pezzo con commento di Paolo Terni si trovano dal minuto 9:30 al minuto 24.
Parole di Paolo Terni: "la cosa straordinaria è che questo mottetto che viene citato da Mozart e che io ho trovato con molta difficoltà non è praticamente più eseguito" ... "è di una originalità, di una drammaticità che si confa anche ...." ... "questa assoluta meraviglia, c'è voluto l'epistolario (di Mozart) per scoprirla" ... "un'impresa monumentale, una meraviglia assoluta, una combinazione di serietà, di competenze, di intensità ..." ..."questo canto allo stesso tempo molto drammatico perché vi sono delle dinamiche interne contrappuntistiche, dei contrasti tra pianissimi e fortissimi, ma soprattutto la monodia e la polifonia, perché è strutturalmente polifonico, ma vi è anche tutto lo spessore dell'omofonia. C'è lo spirito del gregoriano all'interno di una funzione polifonica. Ed è di una stupenda capacità di commozione."
Inutile sottolineare che mi trovo in pieno accordo con Paolo Terni.
Ho anche verificato che effettivamente il mottetto non si trova neppure in rete. Ho trovato un'unica (pessima) registrazione su youtube. Se qualcuno fosse a conoscenza di altre registrazioni me lo faccia sapere.

Non poteva chiaramente mancare una citazione al Miserere di Allegri e al celeberrimo aneddoto: "Il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart, in visita a Roma, ascoltò il miserere di Allegri l'11 aprile 1770 durante il servizio del Mercoledì Santo. Successivamente, quello stesso giorno, lo trascrisse interamente a memoria, ritornando nella Cappella Sistina il venerdì successivo, 13 aprile, per fare piccole correzioni". Da notare che Il miserere di Allegri è una composizione a nove voci per due cori.

giovedì, gennaio 26, 2012

Il caso Spiegel - Schettino: l'Ambasciatore italiano scrive allo Spiegel

Nell'articolo dello SPIEGEL ONLINE di ieri è stata aggiunta una lettera scritta dall'ambasciatore italiano Michele Valensise. Riporto di seguito il testo che ho tradotto in italiano. Non sono un traduttore. Siate quindi clementi nel giudicare il risultato.
Sono sorpreso e infastidito dall'articolo di Jan Fleischhauer, dal titolo "Italienische Fahrerflucht". Ovviamente credo nella libertà di critica, ma i temi di quest'articolo sono tanto offensivi quanto infondati per l'Italia. Mi stupisco che un giornale autorevole come lo SPIEGEL ONLINE offra spazio per affermazioni così volgari e banali.

Colpisce particolarmente il fatto che il giornalista, tra i molti luoghi comuni, equipari sconsideratamente la responsabilità di una singola persona a quella di un intero popolo. Capisco il desiderio di SPIEGEL ONLINE, di scrivere qualcosa di politicamente scorretto, ma questa volta si tratta di una provocazione a buon mercato, che io anche a nome dei miei compatrioti, che hanno espresso la loro indignazione per l'articolo, rispedisco al mittente. Perché tutti gli italiani vengono coinvolti in questa vicenda? Il signor Fleischhauer non ha notato che accanto al comportamento del capitano della "Costa Concordia" - contro il quale è stata avviata un'indagine penale - c'erano istituzioni e individui che hanno fatto il loro meglio per salvare vite umane e limitare i danni dell'incidente? E lui è veramente convinto dell'inaffidabilità di un'intera nazione? Non ha mai incontrato nessuno che, come i lavoratori italiani che ho incontrato nei giorni scorsi a Wolfsburg, fanno il loro lavoro con dignità e devozione generalmente riconosciuti?

Consiglio al signor Fleischhauer, di lasciar stare le generalizzazioni basate sulla razza. Queste sono cose di ieri che nessuno rimpiange. Egli dovrebbe rilassarsi e venire a trovarci in Italia. Troverà un paese grande, ospitale, capace di sorprendente slancio da parte degli individui e della comunità, che accetta i pregiudizi con un sorriso e non cerca di improvvisare eccentrici tribunali.
Aggiungo il link alla puntata di ieri di Tutta la città ne parla che ha trattato il tema e quello all'articolo di Stella formato PDF

mercoledì, gennaio 25, 2012

Il caso Spiegel - Schettino: Che fa un giornalista dello Spiegel quando ha pochi lettori?

Semplice: da sfogo a quel miscuglio di Schadenfreude, Belehrung e invidia repressa mascherata da senso di superiorità e scrive il suo pezzo razzista nei confronti del popolo mediterraneo di turno: in ordine di preferenza: turchi, greci, italiani, spagnoli, portoghesi. E quale occasione migliore se non quella offertagli su un piatto d'argento da Schettino?

Articolo originale sullo Spiegel
 "Il carattere nazionale è un'invenzione dei tempi passati, ci insegnano a scuola, gli stereotipi sulle nazioni hanno fatto il loro tempo. Ma è davvero così?" - si chiede lo Schadenfreuder di turno. E poi dà il via alla sua fiera dei luoghi comuni. Forse il represso spera che il suo articolo venga citato nella pagina di wikipedia dedicata al pregiudizio contro gli italiani.

Commento su Repubblica di cui riporto qualche stralcio.


Il senso di tutto il ragionamento che forse sarebbe tanto piaciuto al ministro della Propaganda del Reich, Joseph Goebbels? L'editorialista di Spiegel online ce lo spiega chiaro: "Quel che può succedere quando per motivi politici si ignora la psicologia dei popoli, ce lo mostra la crisi della valuta". Chiaro, euro in crisi perché gli italiani sono tutti inattendibili come Schettino, magari in questo giudizio sono compresi Mario Monti e Mario Draghi in questo giudizio. L'errore di nascita dell'euro, continua il disinvolto Fleischhauer, è stato chiudere nella camicia di forza di una moneta unica culture così diverse.

Peccato che Fleischhauer si dimentichi o finga di dimenticarsi che la riunificazione tedesca fu finanziata dal resto d'Europa, perché i costi del risanamento della Germania Est in bancarotta spinsero la Bundesbank a un aumento spaventoso dei tassi. Il quale portò ad aumenti dei tassi a catena in tutta Europa, prima dell'euro, rovinando le altre economie, non quella tedesca.

Peccato anche che non menzioni il dopoguerra: la Germania ovest risorse dalle rovine in cui la guerra iniziata da Hitler l'aveva ridotta perché gli Stati Uniti d'America e il Regno Unito spesero miliardi e miliardi sia col Piano Marshall per rilanciare la sua economia, sia con le spese militari per creare la Nato e difendere la Germania Ovest dall'Unione sovietica. E intanto la Germania ovest con un esercito che nella guerra fredda Der Spiegel definì 'bedingt einsatzbereit', cioè solo limitatamente operativo, si godeva il suo benessere consumista sotto l'ombrello atomico e militare in generale angloamericano e grazie al lavoro a basso costo dei migranti.

Allora, vogliamo parlare di carattere nazionale? Americani e britannici troppo generosi e spendaccioni per l'ex nemico, italiani, spagnoli e turchi troppo laboriosi alle linee di montaggio Volkswagen o Mercedes? E tedeschi incorregibili dopo la Weltanschauung nata da loro tra il 1933 e il 1945 secondo cui le nazioni non sono comunità di valori come nel mondo moderno, bensì solo razze come cavalli e cani?


Lo so che con questo post faccio anche il gioco dello pseudo-giornalista, ma non potevo e non volevo trattenermi. Ho sentito che c'è anche un commento interessante di Stella sul tema. Però non l'ho trovato.
Aggiornamento delle 14:20: Il tema è stato anche trattato dalla puntata di oggi di Tutta la città ne parla. La si può anche riascoltare.
Aggiornamento del 26 gennaio: ecco l'articolo di Stella formato PDF.

martedì, gennaio 24, 2012

Stagione orchestrale inverno 2012: il ritorno alla monorchestralità

Chi ha seguito le mie evoluzioni orchestrali sa che nelle ultime due stagioni ho suonato con due orchestre. Per questa stagione, a causa di nuovi impegni, ho deciso di lasciare la mia vacchia orchestra: la AufTakt e.V. Contemporaneamente è capitato che il direttore della mia nuova orchestra, la Musikfreunde Heidelberg, scegliesse un programma che definire poco impegnativo per i tromboni è un eufemismo. Sono così passato da una stagione di densa attività musicale ad una stagione poco stimolante piena di lunghissime pause durante le prove. Per fortuna che avevo sempre con me il fido iPadio.

Come da tradizione, se vi troverete nei dintorni il 10 febbraio siete invitati al concerto.

Programma e date

Darius  Milhaud: Scaramouche (da Brazileira).
Vincent d'Indy: Chorale Varieé per sassofono contralto
Bohuslav Martinů: Seconda sinfonia



Jean Sibelius: Karelia Suite




Sabato 4 Febbraio a Weinheim 

Venerdì 10 Febbraio alle 20:00 nella Stadthalle di Heidelberg
Per i biglietti:: Crazy Diamond: Poststr. 42, 06221-161480
Ticket online: www.ticketonline.com, Tel: 01805-4470

domenica, gennaio 22, 2012

Un pomeriggio domenicale all'insegna del carciofo: alla giudia e alla romana

Oggi ho voluto cimentarmi con due capisaldi della cucina romana: sua Maestà il carciofo alla giudia e sua Eminenza il carciofo alla romana. Il primo appartiene al filone ebraico della cucina romana ed il secondo a quello burino.

Ora, essendo io un burino da almeno sette generazioni, non mi troverò di certo in difficoltà nella preparazione della seconda ricetta. L'ho appresa infatti da mia madre e l'ho preparata molte volte. Tuttavia, per complicare un po' le cose oggi voglio provare una ricetta un po' diversa che prevede alici.
La cosa interessante è che nel mio paese sabino i carciofi alla romana vengono erroneamente chiamati carciofi alla giudia. Pensavo si trattasse di una peculiarità del mio paese e invece anche nel paese di Zucchero, in ciociaria, è presente la stassa traslazione onomastica. Forse è diffusa più in generale nei dintorni di Roma? Magari qualcuno dei lettori mi potrà illuminare.

Per quanto riguarda la prima ricetta mi trovo invece al primo esperimento. Mi hanno detto che non è facile da preparare. Vediamo come me la caverò.

Sono partito da quattro bei carciofi romaneschi acquistati dopo l'incidente di venerdì dal mio fruttivendolo italiano di fiducia. Li ho mondati togliendo le brattee più esterne con il tipo di taglio a spirale (consigliato dalla ricetta che ho seguito), tagliando la sommità delle brattee e un centimetro circa di gambo, ed eliminando la superficie fibrosa.
Facendo ruotare il carciofo ho quindi allargato le brattee con delicatezza e ho poi asportato il pappo (lanuggine interna) con un cucchiaino. Li ho quindi immersi in acuqa e aceto (non avevo il limone).


Due li ho usati per i carciofi alla romana.
Ho pestato in un mortaio un filetto abbondante di acciuga, mezzo spicchio d'aglio e mentuccia secca dei Monti Lucretili raccolta ed essicata dal sottoscritto qualche anno fa. Ho quindi mescolato con tre cucchiai di pan grattato e due cucchiai d'olio d'oliva,
ho imbottito i carciofi con la farcia e li ho messi a cuocere a testa in giù in due cucchiai d'olio, un po' d'acqua e due cucchiai di vino.

Con i rimanenti due carciofi ho tentato la giudia.
Dopo averli sgocciolati per bene li ho inseriti in una pentolina piena d'olio a 110°. Con questa pre-frittura a bassa temperatura i carciofi ricevono una sorta di stufatura in olio.
Quando sono risultati facilmente infilzabili con una forchetta li ho messi a scolare in carta da cucina. Poi li ho infilzati con una forchetta alla base e con una seconda forchetta ho aperto le brattee a fiore.
Ho quindi portato la temperatura dell'olio a 150° e ho reinserito i carciofi nella pentolina per 2-3 minuti. Fino a quando le punte cominciano a dorarsi.
Li abbiamo quindi degustati. Erano buoni, ma: le brattee esterne erano ancora troppo fibrose e forse la temperatura dell'olio per la seconda fase deve essere più alta (forse 160°) in modo da rendere le brattee più croccanti.

venerdì, gennaio 20, 2012

Un incidente surreale

Oggi sono stato protagonista di una scena degna del primo Woody Allen o di un Paolo Viallaggio.

Come ogni venerdì, prima di pranzo, me ne andavo pedalando dal mio fruttivendolo italiano di fiducia. Senonché, quando mi trovavo al secondo chilometro di percorso, a un paio di metri da me vedo spuntare un bastone bianco dal marciapiede vicino ad una fermata dello Strassenbahn. Cerco di evitarlo, ma il bastone avanza e va a infilarsi tra i raggi della mia ruota. Freno, sento il bastone spezzarsi e pezzi di parafango schizzare. A bici ferma mi volto e vedo un uomo di carnaggione scura con barba incolta e occhiali scuri. Mi sento morire. Vorrei sprofondare negl'inferi come Don Giovanni. Parcheggio la bicicletta e sotto gli sguardi severi di alcuni passanti torno indietro.

- Mi dispiace terribilmente. Oltre a ricomprare il bastone c'è qualcos'altro che potrei fare?
- Potresti accompagnarmi a casa?

Parcheggio la bicicletta, prendo per mano l'uomo e ci avviamo. Ad ogni incrocio egli mi indica con precisione la via. Possiede sempre una percezione esatta del punto in cui ci troviamo. Lungo la strada vengo a sapere che l'uomo è curdo, vive in Germania dalla fine degli anni '70 e studia informatica.
-  Dovevi andare più piano - mi dice. - In questo paese vanno tutti di corsa. E ora arriverai a casa più tardi.
Continuiamo a conversare toccando addirittura temi riguardanti Öcalan e Belusconi. Poi ci presentiamo anche per nome. Il suo non riesco neppure a ripeterlo. Lui invece ripete più volte il mio e cita un famoso personaggio italiano della cui omonimia non vado fiero.
Giunti a casa sua, l'uomo recupera il bastone di riserva e prende degli appunti in Braillle attraverso una macchina per scrivere meccanica.

Dopo essermi accertato che non avesse bisogno d'altro mi sono accomiatato. L'uomo mi ha abbracciato dicendomi:

- Du bist ein guter mensch. Sei una brava persona, ti auguro tutto il bene possibile. Sai quante volte mi sono capitate cose analoghe e le persone sono scappate? Ma prima o poi Allah li ripagherà con la stessa moneta.

Se volete vivere il sogno americano andate in Danimarca



Sembra incredibile eppure la mobilità sociale vede gli USA all'ultimo posto tra i paesi ricchi. Gli Stati Uniti sono superati addirittura dall'Italia che è al terzultimo posto dopo il Regno Unito.
Che significa bassa mobilità sociale? Significa che se provengo da una famiglia povera avrò scarse opportunità di migliorare il mio livello socio-economico. In altre parole l'alta mobilità sociale è il sogno americano. Un paradosso quindi. Eppure i dati mostrati da Richard Wilkinson intorno all'ottavo minuto del video parlano chiaro:

"If you want to live the American dream you should go to Denmark" 

martedì, gennaio 17, 2012

Acquaragia drom

"Acquaragia Drom è uno dei gruppi storici della musica popolare italiana, molto conosciuto per i suoi spettacoli divertenti e per il grande coinvolgimento del pubblico. Una grande esperienza, dai matrimoni ai festival internazionali, permettono di gestire qualsiasi situazione in qualsiasi lingua per dare vita ad uno spettacolo vibrante ed ironico nell'originalissimo stile zingaro italiano forgiato dagli Acquaragia Drom: le tammurriate dei Sinti del Vesuvio, le canzoni e le serenate dei parenti Rom molisani, le tarantelle dei Musicanti Calabresi e del Salento, le serenate dei Camminanti Siciliani e vario swing e ritmi ballabili. E in scena si balla! Rita ed Elia lasciano i loro strumenti per portare il pubblico nel cuore di una cerimonia tradizionale, di un matrimonio, di una animata festa gitana intorno ad un grande fuoco da campo: ritmi incalzanti e passionali, melodie struggenti e racconti di storie inverosimili con protagonisti tragicomici di cui si può ridere o commuoversi. Uno spettacolo di sicuro effetto!"


sabato, gennaio 14, 2012

Prima proiezione cineforum Volare: Benvenuti al Sud

Ieri abbiamo inaugurato il cineforum di Volare con Benvenuti al Sud. è andata molto bene. Il cinema comunale di Heidelberg era strapieno; hanno dovuto aggiungere delle sedie, su una delle queli sono finito io, e rispedire a casa un po' di gente.
Il discorso introduttivo l'ha fatto Paola: una sintesi tra quello che avevo scritto io più alcune sue aggiunte e rimozioni; ed è è stato ben fatto.
Durante la visione il pubblico si è sbellicato e alla fine in molti sono venuti di sopra a gustare il nostro aperitivo italiano. Per l'occasione Zucchero ha fatto i paninetti.

Carnevale della Matematica #45


Il Carnevale numero 45 di gennaio è ospitato da Annarita Ruberto sul suo Matematic@mente. Il tema libro dell'edizione è "teoria della computazione (informatica moderna; algoritmi e computazione; grammatiche; automi...)"

Così Annarita Ruberto introduce il mio contributo (fuori tema):
(27)

Il primo contributo a tema libero è il post "Le lezioni di Eratocle: triangoli e terne" dal "Blogghetto" di Flavio Ubaldini, l'ultimo nato della serie in ordine temporale.
"Il giorno successivo Eratocle trovò Eurito già in aula. Il giovane cessò immediatamente i suoi esperimenti, depose stilo e tavolette e salutò il maestro con riverenza. Eratocle rispose con un cenno di finta noncuranza.
- Ieri abbiamo dimostrato il teorema di Pitagora attraverso semplici manipolazioni di figure geometriche: senza mai usare i numeri - cominciò Eratocle. - Oggi aggiungeremo a quelle figure delle considerazioni numeriche e ti mostrerò come numeri e figure geometriche siano inestricabilmente interconnessi. Ti accorgerai che i numeri rappresentano l'essenza delle figure geometriche."
Vi lascio ricordando che l’edizione numero 46 del Carnevale della matematica sarà ospitata dai Rudi Matematici.

domenica, gennaio 08, 2012

Evento associazione Volare: Concerto Bel Canto

Il concerto organizzato da noi di Volare per sabato scorso è stato un successone.
Il programma era sufficientemente leggero. I musicisti sono stati bravi e hanno giocato con il pubblico. L'atmosfera era bella. E il pubblico di circa cinquanta persone si è divertito ricompensandoci generosamente.
È stato anche interessante chiacchierare con Antonio Arcuri (clarinetto) e Alessandro Vuono (pianoforte). I due insegnanti di musica di Cosenza hanno girato il mondo e continuano a girarlo con il loro Progetto Bel Canto.

Una forza del passato

"Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d'ogni moderno
a cercare i fratelli che non sono più"

Pier Paolo Pasolini

giovedì, gennaio 05, 2012

Uno squillo nella notte

Stanotte eravamo in otto in casa. E a sentire quello squillo di telefono sono stato solo io. Possibili interpretazioni:

Gli antibiotici combinati con vitamine, ballo di S. Vito e broccoletti hanno effetti allucinogeni ancora ignoti.
Sono quello con il sonno di lunga più leggero tra gli otto abitanti della casa le cui età vanno dai venti giorni ai settantatré anni.
Sono vittima di un complotto che coinvolge un numero variabile di persone compreso tra nove e tutti gli abitanti dell'Universo.

Che dite, sarà la uno, la due, la trè o una quattro a me ignota?
 In ogni caso, anche Zucchero si è svegliata pochi minuti dopo senza saper spiegare il perché. Dopo un po' ha acceso la luce, si è messa a leggere, l'ha spenta e si è riaddormentata verso le 4:30. A quel punto ho voluto provare la stessa tecnica e penso di essermi riaddormentato verso le 5:30. Ad ogni modo, domattina arriverà la befana per il duemezzenne ballodisanvitodipendante. Speriamo che la vecchia sia silenziosa... A meno che lo squillo non sia stato un preavviso...

sabato, dicembre 31, 2011

Casa: la cucina

Oggi abbiamo parlato con il nostro architetto italiano di fiducia per decidere disposizione e composizione della cucina, in modo tale da capire anche la posizione delle prese e dei punti luce che dovremo poi comunicare all'architetto tedesco per la modifica del progetto.
Nelle tre ore mattutine siamo riusciti a decidere disposizione e composizione della cucina. E nelle due ore pomeridiane abbiamo organizzato il salone.
Purtroppo siamo arrivati alla conclusione che forse dovremo rinunciare al gas in cucina. Un altro pezzetto d'italianità che se ne va.
La situazione è la seguente. Nel nuovo quartiere in costruzione, in cui stanno costruendo anche la nostra casa, non è previsto il passaggio del gas. Tutto il quartiere è costruito con il concetto di casa passiva. Ci è stato assicurato che l'accensione dei riscaldamenti sarà necessaria solo per brevi periodi. In quei casi e anche per l'acqua calda verrà usato il teleriscaldamento. Visto quindi che i tedeschi usano esclusivamente le cucine elettriche (che personalmente penso siano un abominio) ai progettisti della citta di Heidelberg è parso inutile prevedere il passaggio delle tubature del gas nel nuovo quartiere. A quel punto, per evitare gli scomodissimi e inefficientissimi fornelli a gas, abbiamo pensato alla cucina a induzione.
Tuttavia, anche l'induzione presenta svantaggi nei confronti del gas. Si perde in immediatezza e sensibilità della regolazione. E proprio per questo avevamo pensato a una soluzione intermedia che ci consentisse di non perdere del tutto i vantaggi del gas: un piano cottura con quattro fornelli a induzione e due a gas, alimentati da bombola, da usare solo nei casi in cui il gas è indispensabile.
Ma oggi, dopo la chiacchierata con l'architetto, abbiamo capito che questa soluzione comporterebbe una serie di svantaggi pratici. Quindi, forse decideremo rinunciare ai fornelli a gas.
Tra le varie cose, questo implicherà la rinuncia alle caldarroste e alle moke di alluminio. Per le seconde ho pensato che il problema si potrebbe aggirare facendomi costruire dei dischi di acciaio da interporre tra induttore e moka. Per le seconde ci vedremo costretti ad usare il forno. Oppure un fornelletto da campo. Se a qualcuno venissero in mente altri suggerimenti sarò ben lieto di accoglierli.
Comunque alla fine mi ha dato molta soddisfazione vedere l'immagine tridimensionale creata insieme dell'aspetto che più o meno avrà la nostra cucina. I colori che vedete non sono quelli scelti. Probabilmente la parte inferiore sarà scura. Interessante è stata anche la decisione del materiale per il piano di lavoro. L'architetto ci ha detto che l'opzione marmo o granito presenta degli svantaggi: assorbono liquidi e quindi cambiano colore. Come soluzione ottimale ci ha proposto l’okite: "uno speciale materiale a base di quarzo, resine e pigmenti realizzato con una speciale lavorazione di vibrocompattazione sottovuoto". Sembra che non si macchi, non si graffi, non assorba e resista alle alte temperature: una benedizione di dio per la cucina in poche parole.
Ora vado ad aiutare Zucchero nella preparazione delle lenticchie e della focaccia a rosette con la scarola.
Vi saluto augurandovi una buona fine di 2011.

giovedì, dicembre 29, 2011

Umberto Eco e Matteo Salvini a «L’infedele»: su leghisti e razzismo

Riprendo il post di Giovanna Cosenza del 21/12 (Umberto Eco e Matteo Salvini a «L’infedele»: su leghisti e razzismo) che ha generato un'interessante discussione. Riposto qui alcuni stralci del post iniziale e della discussione.
Lunedì sera (19/12), in chiusura di un’intervista a «L’infedele», Umberto Eco dice una frase che immediatamente suscita la protesta di Matteo Salvini, della Lega, presente in studio.
Dice Eco: «Ogni posizione politica crea i propri folli marginali. Se in Italia esiste la Lega, poteva esistere anche Casseri».
Al che Salvini subito si altera: ....
Ora, di solito Eco pesa bene le parole che usa. E anche in questo caso l’ha fatto.
...
Eco ha detto che, all’interno dello sfondo culturale in cui la Lega si muove, possono nascere forme di «follia marginale» come quella di Casseri, il che non solo è vero, ma qualifica il fenomeno come «marginale», e dunque fa il contrario di una generalizzazione, che vuol dire attribuire alla totalità di un insieme le caratteristiche di un suo sottoinsieme o, peggio, di un solo esemplare di quell'insieme.
...
In altre parole, se Eco fosse stato un politico o un giornalista, avrebbe dovuto evitare la frase o fare una ulteriore precisazione. Aggiungere una spiegazione. Ma nella sua posizione non credo debba spiegare nulla. Basta semplicemente rivedere l’intervista.
Commenti
...

27122011
Dioniso 
Io sono un grande ammiratore di Eco. Alcuni dei suoi libri hanno segnato il mio sviluppo intellettivo... Da un punto di vista logico quello che dice Eco non mi sembra sbagliato. E di sicuro non ha detto che tutti i leghisti sono come Casseri. Quello che a me pare un punto debole dell’argomentazione di Eco è il legame molto sfuggente tra premessa minore e conclusione.
Ecco come io interpreterei i passaggi:

Premessa maggiore: Ogni posizione politica crea i propri folli marginali
Premessa minore: La lega esprime una posizione politica
Conclusione: La lega crea i propri folli marginali

Il che non fa una piega e non la farebbe sostituendo qualsiasi altro partito o movimento politico a “la lega”. Ciò che mi risulta difficile comprendere è che come conclusione Eco abbia detto: “poteva esistere anche Casseri”. Ma non mi pare che Casseri sia un leghista. Oppure ho capito male?
Se non ho capito male il sillogismo corretto sarebbe dovuto essere:

Premessa maggiore: Ogni posizione politica crea i propri folli marginali
Premessa minore: Casa Pound esprime una posizione politica
Conclusione: Casa Pound crea i propri folli marginali

Parafrasando: «Ogni posizione politica crea i propri folli marginali. Se in Italia esiste Casa Pound, poteva esistere anche Casseri»
Oppure come dice Ugo, bisogna leggere tra le righe e trovare gli anelli di congiunzione reconditi?

28122011
MarcoT 
Per capire la posizione di Eco, io proporrei di tenere ben distinti due i piani:
1) quello che ha capito Salvini
2) quello che voleva dire Eco
1. Salvini ha creduto di fare un’inferenza logica, ma, come ha rilevato Giovanna, si è sbagliato. Al massimo, quello che lui ha capito si fonda su un’implicatura conversazionale alla Grice, che è comunque distorta, perché Eco non voleva suggerire che gli elettori leghisti siano come Casseri (su questo tornerò nel secondo punto). ...
2. Cosa voleva dire Eco? Io ritengo che per capire il modo in cui Eco intende il rapporto Lega/Casseri sia utile rileggere le pagine 135 (e dintorni) e 230 (e dintorni) del “Nome della rosa”, dove si parla rispettivamente di “sillogismo pratico” e di “perfido sillogismo”. Eco, per bocca dell’abate (nel primo caso) e di Guglielmo (nel secondo) discute il rapporto tra francescani e dolciniani. Ebbene, lì è chiaro che i dolciniani sono degli esempi perfetti di “folli marginali”, cioè individui che dalla premessa che la chiesa debba essere povera traggono la conclusione delirante che tutti i preti ricchi devono essere massacrati. E si noti che in quelle pagine Eco alludeva chiarissimamente al rapporto tra sinistra istituzionale e brigate rosse, sicché il rapporto che lui suggerisce oggi tra Lega e pazzi criminali come Casseri diventa più chiaro. A mio parere, in tutti e tre i casi Eco raccomanda ai “maestri” (francescani, comunisti e leghisti) di stare attenti a come formulano le loro dottrine, per evitare che i seguaci paranoici entrino nel gorgo cognitivo del “perfido sillogismo” e si mettano a fare fuoco all’impazzata.
Per la versione completa dell'interessante commento di MarcoTEco e la logica zoppa della Lega

29122011
Dioniso 
luziferszorn, giusto per essere più chiari. Volevo far capire che Eco è un mio mito e la lega è agli antipodi della mia visione politico/sociale. Ma ciò non basta a farmi accettare qualsiasi cosa Eco dica a proposito della lega anche se quello che dice non lo capisco. Così ho voluto sfruttare l’opportunità di questa interessante discussione per capire meglio.


MarcoT, grazie. La tua interpretazione mi sembra la più chiara, lucida e comprensibile. E dando uno sguardo al tuo blog, che non conoscevo, si capisce perché.
Attraverso questa discussione sto imparando cose interessanti. Come dicevo, conosco un po’ di logica, soprattutto dalla prospettiva matematica, ma ignoravo il lavoro di Grice. Qualcuno potrebbe consigliarmi qualche testo (anche in rete) per avere un’idea della sua teoria?
Una considerazione conclusiva che mi viene in mente è la seguente. Se per trovare un’interpretazione plausibile delle parole di Eco è stato necessario scomodare la regola della quantità di Grice il “sillogismo pratico” e il “perfido sillogismo”, che cosa può aver capito l’ascoltatore medio?

29122011
giovannacosenza 
Dioniso: su Grice nel 2002 ho pubblicato io un intero libro con Bompiani (ndD La pragmatica di Paul Grice. Intenzioni, significato, comunicazione). Non è per citarmi, ma è l’unica introduzione in italiano che c’è. :-)
È un libro accademico, ma comunque è scritto in modo chiaro. Lo trovi seguendo il link «Pubblicazioni», nel menù in alto. 
Per la versione completa di post e discussione: Umberto Eco e Matteo Salvini a «L’infedele»: su leghisti e razzismo.

martedì, dicembre 27, 2011

Omaggio di Saviano al Presidente Napolitano

La puntata natalizia di Pagina 3 si apre con la lettura dell'interessante articolo di Roberto Saviano sul Presidente Napolitano (l'Espresso, pp. 68-71): io e il Presidente. Ne consiglio a tutti la lettura. O, per i più pigri, l'ascolto della lettura che si trova all'inizio della puntata natalizia di Pagina 3.

Eccone qualche stralcio.

Pur non essendo una Repubblica presidenziale o forse proprio per questo, l'Italia ha avuto sempre un legame fortissimo con la figura del Presidente della Repubblica. Ma è vero che alcuni Presidenti sono entrati in armonia con il popolo italiano più di altri. Credo che la passione per Napolitano si debba ad alcune sue caratteristiche che lo rendono una persona umana e in grado di esprimere, persino nella fisicità, autorevolezza. Non autorità ma autorevolezza. E' un uomo che riesce a entrate in empatia con l'altro. 

Un'empatia che non si risolve in un po' di intimità godereccia, all'italiana. E' un'empatia legata principalmente alla sua curiosità, alla sua voglia di capire. Il Presidente Napolitano mi è parso un uomo in grado di incuriosirsi davvero per qualsiasi cosa. Dal principio universale al dettaglio all'apparenza più insignificante del costume, tutto in lui sembra suscitare interesse e curiosità, e questa è una rarità in chi ha vissuto di politica. E poi conta la sua eleganza, il suo modo di essere alla sua età, sua moglie e la sua famiglia, tutto genera una sorta di immedesimazione del Presidente con la nazione stessa.


E in questi anni di difficoltà, di fronte allo sfascio della maggioranza berlusconiana, alle crisi, alle compravendite, le istituzioni si erano vestite di un'immagine sporca, compromessa oserei dire quasi per sempre. Napolitano è stato lì a ricordarne l'autorevolezza. Non a ricordare semplicemente la regola - non è un Presidente del "sorvegliare e punire" - ma a ridare importanza all'azione politica. Sottrarla al mercanteggiare perenne. In Napolitano avviene una sorta di sintesi in grado di mostrare che le istituzioni non sono autorevoli per legge, per decreto, per decisione, ma per comportamento, dedizione e senso. Ecco, credo che il talento di Napolitano come Presidente stia nell'averci restituito il senso delle istituzioni. Dove per le istituzioni avere senso significa essere in coerenza con la storia, con il percorso e l'obiettivo di un ruolo istituzionale indipendentemente dalle debolezze e persino dalle opinioni o dal pensiero di chi quel ruolo sta ricoprendo. Avere senso delle istituzioni non è obbedire al contesto o alla maggioranza, ma cercare di agire nel migliore dei modi come se la massima delle tue azioni possa divenire universale (per citare il vecchio Immanuel).

sabato, dicembre 24, 2011

Blogghetto e Pitagora citatati da Pagina 3 su Radio 3

Alcuni tra i lettori e gli amici del Blogghetto conoscono già la mia passione per Radio Tre. La mia quotidianità, anche lavorativa, è accompagnata dalle trasmissioni della più interessante tra le radio italiane. Fortunatamente il lavoro che faccio mi consente di tenere la radio accesa quasi tutto il giorno. Che poi, in realtà, risiedendo in Germania, non uso la radio tradizionale per l'ascolto, bensì la diretta web. Ma visto che in questi giorni mi trovo in Italia stamane stavo ascoltando Radio 3 usando l'apparecchio radiofonico tradizionale.
E con grande sorpresa, alla fine di Pagina 3 - una delle mie trasmissioni preferite - ho sentito la conduttrice - Alessandra Tarquini - citare il Blogghetto e i miei lavori su Pitagora e dintorni. Ora il riferimento al Blogghetto si trova anche sulla pagina della puntata. Per riascoltare la puntata: PAGINA 3 del 24/12/2011
Per scaricarla: PAGINA 3 del 24/12/2011
La citazione del Blogghetto si trova alla fine intorno al minuto 28.

Penso che non ci sarebbe potuto essere regalo di Natale migliore per il Blogghetto e  Pitagora e dintorni.