giovedì, marzo 28, 2013

Crimi, Bersani e il paradosso del pentastellato

Vito Crimi a Bersani: Il messaggio quasi unanime che riceviamo dai nostri elettori è quello di non dare una fiducia in bianco... In merito alle tante proposte fatte, sono sicuramente condivisibili e qualora dovessero essere portate in aula il nostro sostegno sarebbe pieno.

Tutti si chiedono: ma senza fiducia come faranno ad essere portate in aula le tante proposte condivisibili?

Ma possibile che nessuno abbia capito la strategia dei pentastellati? Secondo me è questa.

mercoledì, marzo 27, 2013

Casa: misure, isolamento e bidè inesistente

Domenica scorsa siamo siamo tornati nella futura casa per far prendere le misure al nostro italico architetto giunto appositamente per noi dal paese ove olezzano i limoni. In realtà al cantiere ce l'ha portato Zucchero mentre io mi sollazzavo con questo evento (che avevo cominciato a organizzare qualche mese fa) ballando e cantato le tammuriate con il mio vernacolo sabino-partenopeo.
Comunque dopo l'evento sono voluto andare a dare uno sguardo anch'io.
Così Zucchero mi ha mostrato il primo difettuccio alla colonna.
 E poi quello più grave del bidè inesistente.
Qualcuno l'ha pure scritto sul muro: "manca il bidè". Purtroppo tale articolo è talmente raro quassù (guardate i dati) che non rientra neppure nel loro ordine di idee. E nonostante lo avessimo fatto esplicitamente aggiungere nel contratto (grazie alla saggiamente diffidente Zucchero) alla fine l'hanno dimenticato.
Anzi no! Non l'hanno dimenticato! La cosa interessante è che quando siamo andati lì a gennaio l'attacco per il bidè, tra quello del lavandino e quello della tazza, c'era già. Qualcuno avrà pensato bene di eliminare l'inquietante anomalia! Ad ogni modo, lunedì ho scritto all'architetto dell'impresa. Vediamo che cosa risponderà...
Devo anche aggiungere però che ci sono state pure diverse osservazioni positive. Come ad esempio quella sull'isolamento. Con un solo termosifone per appartamento e con tutte le porte ancora mancanti c'era una temperatura che si aggirava intorno ai 20°.

lunedì, marzo 25, 2013

Elicottero, giravite e Ramin Bahrami

Di recente ho scoperto che la larghezza dei fogli americani (o perlomeno di quelli che mi hanno fornito per insegnare la nuova materia che ho appreso qualche mese fa) è di pochi millimetri più grande della dimensione delle camicie per fogli europee (a proposito, qualcuno sa quale sia il nome ufficiale di tali oggetti (vedi foto a sinistra) in italiano? In inglese si chiamano "plastic sleeves" in tedesco Hülle. In Italia li ho sentiti chiamare camicie ma non so se sia un termine generalmente in uso).

Ad ogni modo, ho pensato che, per evitare di portarmi in giro per l'Europa un faldone scomodamente rigonfio, avrei potuto tagliare i fogli con una ghigliottina da carta. Mi sono quindi recato all'ufficio spedizioni verso le 13. I colleghi erano tutti in pausa pranzo tranne una giovane tirocinante. La ragazza è stata molto gentile e mi ha procurato immediatamente lo strumento desiderato. Solo che alcuni dei miei fogli si erano spiegazzati e non passavano sotto la fessura della ghigliottina. Ho notato che svitando due viti si poteva allargare la fessura. Ho così chiesto alla govine:

- Potresti darmi un Hubschrauber per favore?

La ragazza mi ha guardato perplessa per un istante e poi ha sorriso. Un pensiero mi ha attraversato la testa: mi sa che Hubschrauber non è la parola giusta. Com'è che si dice?

- Dov'e lo Schraubenzieher - ha chiesto la tirocinante al collega appena rientrato mentre nella mia testa si materializzava l'immagine dello Hubschrauber.
Ma perché le parole si dimenticano così facilmente? Comunque la ragazza mi è piaciuta. Si è mostrata intelligente e sensibile.
Ah, poi ho chiesto una gomma per cancellare al suo collega e ho ottenuto degli elastici.

Tanto per rimanere sul tema Italia e Germania, oggi ho sentito che Ramin Bahrami è diventato tedesco. Sono andato a controllare sul suo profilo FB e ho trovato la seguente dichiarazione:


Buon giorno a tutti. Da oggi sono ufficialmente cittadino tedesco, compatriota del grande Bach. Sono grato al governo tedesco che mi ha concesso questo onore. Avevo chiesto anni fa quella italiana, ma non era stato possibile per dei problemi burocratici che mi avevano davvero rattristato. Rimango comunque, come tanti tedeschi, un tedesco con l'Italia nel cuore e continuerò a essere spessissimo nel vostro Paese che mi ha dato tanto.

Di tedeschi con l'Italia nel cuore ne ho incontrati molti. E nell'ultimo finesettimana ne ho conosciuti almeno una decina di nuovi. O forse dovrei dire "nuove", visto che stavolta ero l'unico uomo del corso di ballo che ho organizzato (lo scorso anno invece eravamo almeno cinque).
In ogni caso, avrei preferito che Ramin Bahrami diventasse italiano con la Germania e Bach nel cuore. E credo che se non si allenteranno un po' le forti restrizioni per l'acquisizione della cittadinanza, l'Italia percorrerà un altro pezzo di strada nella direzione del declino.

venerdì, marzo 22, 2013

Ancora sulla ricerca animale: quando l'animalismo affonda la causa

Oggi vorrei segnalare un blog e in particolare un articolo. Questo articolo:
QUANDO L’ANTIVIVISEZIONISMO (PSEUDO)SCIENTIFICO AFFONDA LA CAUSA
Visto che il tema m'interessa abbastanza per coinvolgimenti personali soprattutto passati l'ho discusso alcune volte sul blog e sui vari mediasociali. Per sapere come le penso basta leggere qui, soprattutto tra i commenti.
Ecco, scoprire un blog come Asinus Novus, che affronta il tema dal punto di vista dell'antispecismo, usando la ragione e l'argomentazione, e non i bassi impulsi e l'insulto, mi ha riconciliato un po' con quei movimenti. Riporto di seguito solo alcuni estratti dell'articolo che ho citato.


Lecito e sacrosanto opporsi alla sperimentazione animale in tutte le sue forme su basi etiche, ideologiche, ecc. Quello che invece non si dovrebbe fare è tirare in ballo la scienza a sproposito e senza averne le competenze. Chiunque abbia delle basi in materie biomediche ed un’onestà intellettuale non può illudersi (ed illudere gli altri!) di fare critica scientifica o antivivisezionismo scientifico – come dicono gli animalisti - citando come fonti libri di autori nettamente di parte, siti animalisti, filmati su youtube, articoli tratti da quotidiani, ecc. ed omettendo del tutto le fonti peer reviewed
Così si finisce soltanto per creare confusione tra scienza ed animalismo ed alimentare il solito copione che esiste già da anni e che non aiuta di certo la causa: animalisti spinti dall’emotività da una parte e scienziati saggi e razionali dall’altra. Si getta fango sul lavoro di quegli autori che si fanno un mazzo a pubblicare su riviste scientifiche quelle revisioni sistematiche o studi che mettono in discussione il dogma della predittività dei modelli animali.
....
Ma credete davvero che continuando in questo modo la comunità scientifica che mette in discussione la s.a. e si dà da fare nella direzione delle metodologie avanzate possa crescere?
Pensate forse che qualcuno del settore ma anche soltanto uno studente che abbia un minimo di basi possa prendere sul serio chi va in giro per le università dicendo tra le righe “la vivisezione non serve, siete solo dei sadici ignoranti, informatevi sul libro x dell’autore y”? autore che naturalmente non ha mai pubblicato nulla e non è neppure un ricercatore.

Alcune ricorrenti argomentazioni “(pseudo)scientifiche” in voga tra gli antivivisezionisti:
1 – I 50 disastri della vivisezione.
Si tratta di una lista che ha fatto il giro di internet, tuttavia controllando le fonti – qualora presenti – si scopre che queste non sono attinenti o sono riportate in modo palesemente tendenzioso, senza contare che le più recenti risalgono agli anni 80.

2 – I farmaci ritirati dal mercato nonostante siano risultati innocui sugli animali.
E’ verissimo che i test animali non hanno evidenziato effetti tossici ma è anche vero che gli stessi effetti non sono emersi neppure dagli studi preclinici in vitro e in quelli su (migliaia di) pazienti umani nelle fasi cliniche. Che significa? che neppure i test in vitro e quelli clinici sono stati in grado di prevedere quegli effetti. Perchè?  perchè si tratta di effetti relativamente rari nell’ambito della popolazione (anche se gravissimi) e difficilmente si possono prevedere senza un approccio alla medicina personalizzata. In questo caso affibbiare la responsabilità della tossicità dei farmaci ritirati unicamente alla s.a. è quanto meno superficiale.

5 - Negare sempre e comunque l’utilità della s.a. in tutte le sue forme senza se e senza ma.
E’ una follia. Nessuno che abbia una minima base in biologia ed un po’ di sale in zucca potrebbe farlo.
Anche la produzione di anticorpi a scopo diagnostico implica (o meglio implicava, oggi per fortuna ci sono alternative)  l’utilizzo dell’animale ma chi potrebbe dire che è una pratica antiscientifica e fallace? lo stesso vale per alcuni utilizzi dell’animale, ad es. come generatori di ipotesi da testare sull’uomo, negli studi di fisiologia animale o ecotossicologia a scopi conservazionistici, nelle ricerche intraspecifiche in medicina veterinaria o quando l’animale viene utilizzato come incubatore di tessuti o virus. In questi casi si può parlare di etica e di possibilità di utilizzare delle alternative ma non di antiscientificità, fallacia, ecc. E’ un po’ allucinante anche negare che molte scoperte del passato abbiano coinvolto gli animali, negando l’evidenza. Ammettere che vi è stato il coinvolgimento degli animali e che a volte si sia giunti a dei risultati positivi, specie in passato, è onestà e non dice nulla sul potere predittivo del modello animale.

6 - I vaccini uccidono la gente, i farmaci fanno sempre e solo male, curiamoci tutti con l’omeopatia, i fiori di Bach e la dieta vegan.
Ok, posso condividere assolutamente che a volte i vaccini ed i farmaci ammalano o uccidono e che la libertà di cura debba essere un diritto. Però non è ammissibile generalizzare: ci sono persone vive anche grazie alle cure antibiotiche, all’insulina, ecc. vogliamo forse spiegare loro che i farmaci sono veleni? 
Gli animalisti dovrebbero darsi una bella regolata e ricordarsi che le argomentazioni scientifiche vanno usate con cognizione di causa e parsimonia, altrimenti si rischia di demolire tutto il lavoro di chi, all'interno della comunità scientifica, si impegna nel mettere in discussione la pratica, laddove vi siano i fondamenti ed i presupposti reali per farlo.

giovedì, marzo 21, 2013

Ricostruiamo Città della Scienza

"La notte del 4 marzo le fiamme hanno avvolto Città della Scienza di Napoli. In pochi minuti sono andati in fumo 12.000 mq di esposizioni scientifiche, exhibit interattivi e laboratori didattici. La struttura, visitata ogni anno da circa 350.000 giovani, ragazzi, famiglie, rappresenta un luogo d'eccellenza per l'Italia, conosciuta in tutto il mondo.
L'obiettivo è ora quello di ricostruire la Città della Scienza.
Ricostruzione morale, per la quale c'è bisogno di tanta solidarietà e sostegno. Ma anche ricostruzione materiale, per la quale sono necessari sottoscrizioni e fondi, con cui far ripartire le attività espositive, dapprima in strutture temporanee e poi, auspicabilmente, nello Science Centre da ricostruire."

Ulteriori nformazioni

Puntata di Radio3 Scienza su Città della Scienza - Stessa puntata scaricabile dalla podoteca

martedì, marzo 19, 2013

Le isole di plastica del Pacifico

Molti anni fa avevo letto un articolo che ne parlava. Mi pare che fosse sulla gloriosa rivista Diario. E la cosa mi aveva impressionato. Poi oggi ho trovato le isole di plastica del Pacifico citate di nuovo in questi due interessanti articoli: L'OCEANO DI PLASTICA: IL NOSTRO NON È IL PIANETA TERRA (parte 1parte 2).

Una delle cose più preoccupanti:
"I rifiuti galleggianti di origine biologica sono spontaneamente sottoposti a biodegradazione, e in questa zona oceanica quindi si sta accumulando una enorme quantità di materiali non biodegradabili come la plastica e rottami marini. Anziché biodegradarsi, la plastica si fotodegrada, disintegrandosi in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono, la cui ulteriore biodegradazione è molto difficile. La fotodegradazione della plastica può produrre inquinamento da PCB.
Il galleggiamento di tali particelle, che apparentemente assomigliano a zooplancton, inganna le meduse che se ne cibano, causandone l'introduzione nella catena alimentare. In alcuni campioni di acqua marina presi nel 2001 il rapporto tra la quantità di plastica e quella dello zooplancton, la vita animale dominante dell'area, era superiore a sei contro uno.


Altri articoli sul tema:
La grande isola di plastica del Pacifico
The Trash Vortex

domenica, marzo 17, 2013

Una gita fuori porta a Copenhagen

Zucchero oggi ha fatto una gita fuori porta a Copenhagen. È partita stamane alle 6 e ora sta tornando.
Sapete, io sul baccalà sono un po' esigente. Per cui, se non me lo compra fresco da un mercato scandinavo io mica lo mangio.

giovedì, marzo 14, 2013

Papa Francesco.... o vescovo Francesco?

Ovviamente non so nulla della sua storia passata. Ho visto però che circolano anche voci un po' critiche. Ma certo che uno che si presenta scegliendo per la prima volta il nome di una delle figure più rivoluzionarie della storia della chiesa e che nel suo discorso d'investimento non usa mai la parola "papa", né per se stesso e né per il suo predecessore, lascia immaginare almeno tre cose.
Sensibilità verso i poveri e la povertà, voglia di cambiamento e predisposizione al dialogo con le altre confessioni autocollocandosi ad un livello meno divino dei suoi predecessori. Staremo a vedere se l'impressione sarà confermata.

martedì, marzo 12, 2013

Stefano Bollani da Augias:

Chi mi conosce sa che nutro una passione per Corrado Augias. Quella che nutro per Stefano Bollani è invece una sconfinata ammirazione. Ne ho parlato brevemente anche qui.
Bene, ieri sulla sezione de "Le Storie" (la trasmissione quotidiana di Augias) del sito della RAI, ho trovato questa chicca di puntata con Stefano Bollani come ospite che presenta il suo ultimo libro: Parliamo di Musica.
Ovviamente mi trovo d'accordo con tutta la linea esposta da Bollani nella puntata. Specialmente quando parla dell'ingessamento di alcuni aspetti rituali dei concerti classici. Li vivo e li osservo regolarmente nella mia orchestra. Ma comunque notate le parole che usa Augias per presentare Bollani. Be', io tempo fa dissi a Zucchero quasi esattamente le stesse parole: provo per lui una grandissima invidia. Ma per motivi diversi da quelli espressi da Augias.

lunedì, marzo 11, 2013

Milano, Servillo e Timi

È stata una piacevole intredima meneghina cominciata con la visione di "Viva la libertà".

Un capolavoro! - mi è venuto da dire a pelle subito dopo la proiezione. Servillo è un vero e proprio gigante. Il suo sorriso dopo il bacio mi ha ricordato quello di De Niro nella scena finale di "C'era una volta in America". Molto indovinata secondo me anche la scelta de "La forza del destino" come motivo conduttore. La pellicola fa riflettere, fa ridere e suscita molte emozioni. Diverse scene mi hanno causato il groppone. E più di una volta durante la proiezione ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte a un pezzo d'arte tipicamente italiano. Impressione condivisa dalla nostra amica menegino-abbruzzese. Meriterebbe sicuramente un riconoscimento internazionale. In ogni caso spero che riusciremo a portarlo ad uno dei prossimi cineforum di Volare.

La parte culturale del viaggio è poi proseguita la sera con la visione del "Don Giovanni" di Filippo Timi. La rilettura moderna di Da Ponte si apre con un Don Giovanni che fuma, si buca e poi cade stremato su di un materasso a forma di croce. Il protagonista non è solo Don Giovani ma anche altri personaggi hanno una loro storia da raccontare. E queste altre storie riescono a emozionare, credo volutamente, più dello stesso protagonista. Come, ad esempio, la drammatica infanzia di Donna Anna e il toccante monologo di Zerlina. Divertenti il rapporto sado-maso tra Donna Anna e Don Ottavio e quello romano-coatto-macellaresco tra Zerlina e Masetto.
Spettacolo sicuramente bello, interessante e che consiglierei di vedere. Devo confessare però che mi sarei aspettato di vivere emozioni un po' più forti. Ma forse ciò è dovuto alle aspettative che mi ero costruito e forse anche all'idea di base dell'opera.

Per il resto abbiamo chiacchierato, mangiato e passeggiato.

giovedì, marzo 07, 2013

Totò raccontato da Goffredo Fofi

Di recente ho ascoltato la puntata di wikiradio del 15/2: TOTÒ raccontato da Goffredo Fofi. È molto interessante ed ho scoperto varie cose che non conoscevo. Come ad esempio il fatto che il nostro più grande comico abbia imparato a recitare in questi eventi spontanei che si tenevano nei vicoli di Napoli probabilmente da secoli e che sono forse un po' correlati con le cosiddette periodiche. Secondo Fofi tali manifestazioni di teatro di strada affonderebbero le radici addirittura nel mondo greco-romano. Date queste premesse non stupisce il fatto che Totò prendesse le sceneggiature cinematografiche un po' come traccie su cui sviluppare le sue improvvisazioni.
Ricercando un po' in rete ho anche trovato la citazione sottostante di Umberto Eco che trovo molto significativa e che purtroppo da qualche anno sto sperimentando sulla mia pelle.

In this globalized universe where it seems that everybody's watching the same movies and eating the same food, there are still abysmal and overwhelming fractures separating one culture from another. How can two peoples, one of which unknowing of Totò, truly understand each other?
—Umberto Eco, Ma che capirà il cinese?[ "L'espresso", 45 (LIII), 15 November 2007


mercoledì, marzo 06, 2013

M5S e microchip: come distinguere la realtà dalle leggende metropolitane?

Oggi ho letto la seguente citazione di Simone Angioni:

"E intanto a Ballarò Paolo Bernini, deputato del M5S, dà credito a scie chimiche, microchip nel cervello e complotti globali. Questa era la mia vera paura. Che i grillini potessero portare novità e cambiamento mi poteva andare anche bene, ma ora abbiamo in parlamento un buon numero di persone convinte della concretezza delle principali teorie complottiste. Per dirla fuori dai denti: persone che non distinguono la realtà dalle leggende metropolitane che girano in rete. Ok, bene, forse si farà la legge sul conflitto di interessi, nel frattempo proporranno leggi sul divieto dei codici a barre, metteranno al bando le scie di condensazione degli aerei e già che ci siamo vietiamo anche l'incontrollato e molesto pascolo abusivo degli gnomi."

Questa frase mi ha colpito: "Non distinguere la realtà dalle leggende metropolitane che girano in rete". Credo proprio che sia uno dei mali della nostra era - ho pensato immediatamente. Ne vedo  così tante di queste leggende metropolitane condivise quotidianamente come fossero rivelazioni epocali. Se questo è il risultato della tanto sbandierata democrazia digitale forse a quel punto non sarebbe lecito auspicare un sano ed ingenuo analfabetismo informatico?
Ma poi mi sono chiesto: se eliminiamo "che girano in rete" dalla frase citata, che cosa cambia? Quali sono le implicazioni? 
"Perché, tu ancora credi che la cura per il cancro non esiste!? Sta nei cassetti delle case farmaceutiche che ce la nascondono per continuare a far soldi!" È a quando sono bambino che sento ripetere frasi simili. E a quei tempi la rete non esisteva neppure nei film di fantascienza.

Quindi quello che ci dovremmo chiedere forse è come distinguere la realtà dalle leggende metropolitane? E soprattutto, come insegnarlo nelle scuole in modo da evitare che futuri deputati siano così (per mantenermi sul tono eufemistico) sprovveduti? 

Ovviamente non conosco le risposte. Un piccolo passo per cominciare però potrebbe essere quello di leggersi queste 10 domande per distinguere la scienza reale da quella fasulla e cercare di usarle come filtro prima di condividere qualsiasi rivelazione. Generalizzandole un po' penso che si possano applicare anche a contesti più generali. 


Consiglio anche la lettura di "Il deputato grillino Bernini e gli inesistenti microchip impiantati sotto la pelle". Articolo in cui Paolo Pascucci approfondisce e sviluppa molto bene il tema fornendo anche altri suggerimenti per distinguere realtà e leggende metropolitane.

martedì, marzo 05, 2013

Morte viventi?

Interessanti le osservazioni di Giovanna Cosenza sull'articolo "Le “morte viventi” delle pubblicità sui giornali".

"Le immagini sono infatti dominate dal rigor mortis di alcune bellissime (?) quanto immobili, rigide e spente zombies di sesso femminile." - scrive Giovanna Cosenza commentando alcune immagini pubblicitarie.

Forse è anche per questo che persino quando ero preda dei furori adolescenziali le discussioni sulla bellona televisiva del momento non mi hanno mai appassionato?
Boh, in realtà si parla di tempi e contesti mediatici diversi...

lunedì, marzo 04, 2013

Convinzioni intime

Ho notato che quando uno vorrebbe essere convinto di un'idea ma intimamente (e a volte inconsapevolmente) non lo è, spesso spende un'enorme energia nel cercare di convincere gli altri. Il che non implica necessariamente il viceversa.
Però forse quando si spende un'enorme energia nel cercare di convincere gli altri di una certa tesi si ha il terrore che l'antitesi possa far crollare un nostro mondo.

venerdì, marzo 01, 2013

Napolitano e Steinbrück

Credo che Napolitano abbia fatto molto bene a non incontrare Steinbrück.
Io mi vergognai e criticai aspramente Berlusconi quando fu protagonista di quella penosa e imbarazzante scena al parlamento europeo. Allo stesso modo critico Steinbrück adesso. Sia perché proviene da un'area politica vicina alle mie posizioni, da cui ti aspetteresti una maggiore attenzione verso la diplomazia, la comunicazione e il linguaggio; sia perché, criticando con tali espressioni il risultato di un'elezione, Steinbrück ha trattato da cretini decine di milioni di italiani. Il che è molto inopportuno da parte del candidato alla guida di un paese straniero. Io Grillo non l'ho votato perché non mi piace il suo modo di fare e trovo assurdi e miopi alcune dei punti del suo programma, però capisco che alcune delle cose che propone possano apparire allettanti e, in ogni caso, chi l'ha votato merita rispetto. Oltre a Steinbrück poi mi devo pure stare a sentire le analisi di raffinati italopolitologi tedeschi che dopo aver letto mezza paginetta di qualche quotidiano scandalistico sanno tutto meglio di te: chi è Grillo, chi sono i grillini e perché sono stati votati. Per poi rimanere a bocca aperta non appena gli poni qualche domanda che scavi un po' sotto la superficie  Ti verrebbe un po' da rispondergli usando il linguaggio del pagliaccio. Ma poi uno si ricorda che quel linguaggio appartiene ad altri e si trattiene.
Persino Petra Reski, che di solito non è tenerissima nei confronti dell'Italia, si è espressa in termini abbastanza critici nell'articolo Am deutschen Wesen soll die Welt genesen ("Attraverso il carattere tedesco dovrebbe guarirsi il mondo intero" - oppure - "Al carattere tedesco dovrebbe adeguarsi il mondo intero" - detto tedesco della prima metà del XX secolo)

Libra sintesi e traduzione del finale:
"L'europarlamentare nonché esperto di politica estera Alexander Graf Lambsdorff ha commentato le elezioni italiane con le seguenti parole: “Risulta difficile, scorgere della saggezza in questi risultati.”Sì, la saggezza, la saggezza! Al diavolo la saggezza! Ovviamente la si trova solo nelle teste tedesche. Già, i Tedeschi lo sapevano benissimo come avrebbero dovuto votare gli Italiani. Solo che nessuno glielo ha chiesto."
Altro articolo interessante in materia è quello di Pierluigi Mennitti su Lettera43Il voto italiano boccia l'austerity

Qualche stralcio:

"Qualcuno ci ha provato, anche in Germania, a commentare l'esito del voto italiano sfuggendo al cliché tanto abusato, eppure ancora in voga, di fissare l'immagine di un Paese irresponsabile, senza orientamento e intontito dagli incantesimi berlusconiani. E se la maggioranza dei quotidiani tedeschi non sembra ancora aver prodotto quello sforzo di indagine e di fantasia che un voto complesso come quello del 24 e 25 febbraio richiederebbe, qua e là sono comparsi alcuni tentativi di scendere sotto la superficie, di capire quel che di nuovo è accaduto e di spiegarlo ai lettori. ...
Piccole perle in un mare di luoghi comuni, che bisogna andare a ricercare come cacciatori di tartufi e che non a caso provengono da autori che, per origini familiari, per professione o per scelta di vita, hanno il privilegio di conoscere a fondo l'anima italiana e di saperla confrontare con competenza alla mentalità tedesca....
IL VIZIO DEL CONSIGLIO NON VOLUTO. Sul cortocircuito Italia-Germania che corre lungo i fili elettrici delle opinioni pubbliche, dei media e dei partiti politici, si è soffermata Petra Reski, autrice di numerosi saggi sulla mafia nei due Paesi, in un'intervista sulla Tageszeitung.
«La politica berlinese ha giocato un ruolo di spauracchio nella campagna elettorale italiana», ha spiegato la giornalista, «e tutti, da Berlusconi fino alla sinistra, hanno provato a esorcizzare il pericolo tedesco». Certo, le dure riforme intraprese sono conseguenza di 30 anni di cattiva politica italiana, più che della volontà di Berlino, ma i tedeschi hanno fatto di tutto per rientrare nel ruolo di spauracchio: «Da Guido Westerwelle ad Angela Merkel fino a Martin Schulz, nessuno è riuscito a trattenersi dal fornire consigli non del tutto disinteressati».
L'OSSESSIONE PER BERLUSCONI. Reski ha fornito un quadro molto preciso del cortocircuito fra politici, opinione pubblica e media troppo dipendenti dalla politica, che rende difficile la comprensione reciproca tra due Paesi storicamente legati da un ingarbugliato rapporto di odio-amore e geograficamente neppure troppo lontani: «Non è sempre facile dedurre quel che pensano gli italiani, se ci si affida solo ai servizi dei media tradizionali: un cortocircuito cui sono soggetti anche molti corrispondenti tedeschi».
Berlusconi ha sfruttato il risentimento anti-tedesco. Gli italiani non amano essere derisi all'estero e i sorrisi di Merkel e Nicolas Sarkozy nella famosa conferenza stampa al Consiglio d'Europa dell'ottobre 2011 sono stati un errore: «Ma sulla stampa tedesca predomina una fissazione per Berlusconi», ha concluso Reski, «mentre viene ignorata una grande parte della realtà italiana. Anche in questo caso, un quarto degli italiani non ha votato né la sinistra né Berlusconi, ma il M5s, salvando in qualche modo la reputazione del Paese».

Altre interessanti considerazioni del giornalista:

Questa volta l’ha combinata grossa Peer Steinbrück. Nel tabellone delle gaffe diplomatiche, si può dire che Italia e Germania siano ora 1 a 1. E speriamo che nessuno rimetta la palla al centro. La dichiarazione sui «due clown che hanno vinto in Italia» può fare quasi il paio con quella del «kapò» che Berlusconi indirizzò a Martin Schulz in occasione della presentazione del semestre europeo di presidenza italiano a Strasburgo, nel 2003. Sono passati dieci anni e si può dire che i tedeschi abbiano scoperto anche fra le loro fila uno capace di parlare a ruota libera senza valutare le conseguenze di quel che dice. Difficile che Steinbrück ci regali anche un paio di corna in una foto ufficiale, ma non si sa mai: il personaggio è imprevedibile....Ma per descrivere appieno quel che è accaduto ieri, bisognerebbe introdurre in tedesco il neologismo del tafazzismo.... 

Il resto sull'articolo su La carica dei Tafazzen

giovedì, febbraio 28, 2013

Glossoagorafobia

Vi piace come neologismo? L'ho appena coniato. In realtà il termine ufficiale sarebbe glossofobia. Ma così si perde l'aspetto del pubblico che è essenziale. Vabbe', ad ogni modo io ne sono da sempre affetto. Sono un glossoagorafobico. Anche se negli ultimi anni sono riuscito a dominare abbastanza questa fobia. Ma pare comunque che io non sia l'unico. E a tal proposito ho appena letto una divertente considerazione di Jerry Seinfeld.

"I read a thing that actually says that speaking in front of a crowd is considered the number one fear of the average person. I found that amazing—number two was death! That means to the average person if you have to be at a funeral, you would rather be in the casket than doing the eulogy."

Libera traduzione
"Ho letto che parlare di fronte a un pubblico è considerata la peggiore paura della persona media. E mi è sembrato incredibile che la seconda nella classifica delle paure sia la morte. Ciò significa che tra i ruoli di un funerale la persona media preferirebbe occupare quello nella bara piuttosto di fare il discorso funebre."

Sillogismo impeccabile no?

mercoledì, febbraio 27, 2013

Espressioni di protesta

Alcune delle espressioni di protesta degli ultimi giorni ricordano un po' quella proverbiale del marito che si evirò per danneggiare la moglie.

martedì, febbraio 26, 2013

Percentuale degli aventi diritto al voto che hanno votato Berlusconi

Se ne parlava ieri in casa di amici.

- Ma allora un terzo degli italiani hanno votato Berlusconi?

Ecco i numeri. Deprimenti lo stesso. Ma non tanto quanto lo sarebbero stati se un terzo degli italiani lo avesse votato.


CameraElettori: 46.906.343 - Votanti: 35.271.540 
IL POPOLO DELLA LIBERTÀ  7.332.121          21,56%
Percentuale degli aventi diritto al voto che hanno votato Berlusconi:  
7.332.121 / 46.906.343 - 15,6%

Senato: Elettori: 42.271.957 - Votanti: 31.751.350
IL POPOLO DELLA LIBERTÀ    6.829.135        22,30%
Percentuale degli aventi diritto al voto che hanno votato Berlusconi:  
6.829.135 / 42.271.957 - 16,1%

Cioè meno di un sesto degli aventi diritto al voto.

E all'alba di questo nuovo periodo d'instabilità che segue il vecchio periodo d'instabilità vi auguro
Buona giornata!

domenica, febbraio 24, 2013

Elezioni e la campagna di trasparenza “Riparte il futuro”

In questa prima giornata elettorale rilancio l'articolo di Giovanna Cosenza La campagna “Riparte il futuro” si è chiusa. Ma chi riparte davvero?


La campagna “Riparte il futuro”, lanciata il 16 gennaio scorso da Libera e dalGruppo Abele di don Luigi Ciotti e conclusa il 20 febbraio, ha chiesto a tutti i candidati, di tutti i partiti, di sottoscrivere la trasparenza accettando:
  • di pubblicare online il curriculum vitae, la condizione reddituale e patrimoniale, gli eventuali conflitti d’interesse, la situazione giudiziaria;
  • di impegnarsi a riformare nei primi 100 giorni della nuova legislatura l’art. 416 ter del Codice Penale, la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso.
Prima petizione online in Europa di questa portata, “Riparte il futuro” ha ottenuto finora risultati incoraggianti: a oggi circa 140mila firme di cittadini e testimonial celebri, e 860 candidati che hanno aderito ottenendo di essere  “marchiati” con un braccialetto bianco (altri 214 sono in via di adesione).
L’appello era super partes, rivolto a tutti i candidati di tutti i partiti e schieramenti. Tuttavia, a guardare i risultati, le adesioni non sono affatto distribuite in modo uniforme e, per come la vedo io, sono abbastanza deludenti. Credo che nelle ultime riflessioni prima del voto una valutazione di questi risultati possa essere utile. Senza dimenticare che la raccolta firme prosegue sul sito (firma anche tu!), così come dovrà proseguire in concreto l’impegno preso dai Braccialetti bianchi di oggi che saranno eletti in Parlamento.
I partiti più coinvolti sono stati PdSel e M5S (clic per ingrandire):
Riparte il futuro per partito
Le regioni coinvolte seguono quest’ordine: in testa la Valle d’Aosta con il 15,8% dei candidati trasparenti, seguita dalla Liguria (12,7%) e dal Friuli Venezia Giulia (9,5%). La graduatoria regionale prosegue con le Marche (8,7%), Toscana (8,1%), Emilia Romagna e Piemonte (7,7%), Trentino Alto Adige (6,6%), Umbria (6,1%), Lombardia (5,3%), Veneto (4,4%), Puglia e Calabria (4%), Lazio (3,6%), Campania (3,1%), Molise e Sicilia (3%), Sardegna (2,6%), Abruzzo (2,4%), Basilicata (1,6%). Clic per ingrandire:
Riparte il Futuro per regione
Ecco infine la lista delle political celebrities che hanno aderito.
  • PD: Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Laura Puppato, Ignazio Marino, Anna Finocchiaro, Ivan Scalfarotto, Dario Franceschini
  • SEL: Nichi Vendola, Monica Frassoni, Grazia Francescato
  • Scelta Civica: Renato Balduzzi, Pietro Ichino, Andrea Olivero
  • Rivoluzione Civile: Antonio Ingroia, Paolo Ferrero
  • PDL: Jole Santelli, Nunzia de Girolamo
  • Centro Democratico: Bruno Tabacci
  • FLI: Fabio Granata
  • Fratelli d’Italia: Giorgia Meloni

venerdì, febbraio 22, 2013

10 domande per distinguere la scienza reale da quella fasulla

Ho letto 10 Questions To Distinguish Real From Fake Science. Alcune dei tratti che vengono menzionati li osservo spesso tra le notizie e le campagne che ahimé si condividono sovente con troppa superficialità. Mi è capitato più volte di ripetere molte delle osservazioni elencate nell'articolo. Ma lì sono più raccolte e strutturate. Ne propongo quindi una libera traduzione, interpretazione e sintesi.

1. Qual è la fonte della notizia? Chi la sta proponendo è una persona veramente competente o sta sta conducendo una qualche battaglia per conto terzi o per partito preso? È marketing mascherato da informazione?

2. Se si tratta di una fonte scientifica controllate da chi riceve finanziamenti. Se non è una fonte scientifica mantenetevi molto scettici. Qual è il vantaggio che ne trae la fonte? Ti stanno dicendo che hai un problema di cui in precedenza ignoravi persino l'esistenza?... e poi ti offrono pure il modo per risolverlo? Come quella pubblicità in cui una giovane confidava a sua madre che a volte non si sentiva "fresca". E improvvisamente milioni di donne cominciarono a comprare quel prodotto per migliorare il loro livello di freschezza.

3. Che tipo di linguaggio usa? Usa termini emozionali? Usa troppi punti esclamativi? Usa un linguaggio che suona troppo tecnico (Aminoacidi! Enzimi! Acidi nucleici!) ma che in realtà è privo di significato  scientifico? Se non sei sicuro, ricerca informazioni su quel termine o, se puoi, chiedi a uno scienziato. Come disse Albert Einstein: se non riesci a spiegare una cosa in modo semplice significa che non l'hai capita bene. Se i venditori ambulanti sentono la necessità di usare termini scientifici incomprensibili probabilmente non sanno di che cosa stanno parlando.

4. Vengono citate esperienze proprie e/o altrui? Se ci si limita a citare tali esperienze senza riportare alcuna prova reale di efficacia o di necessità siate molto sospettosi. Chiunque può scrivere di una "strabiliante" esperienza personale e metterla in Rete.

5. Contiene pretese di esclusività? Scienza e medicina si praticano da migliaia d'anni (la scienza in senso più stretto del termine da centinaia d'anni ). Attualmente milioni di persone competenti stanno facendo scienza e medicina. Generalmente, nuove scoperte nascono da conoscenze esistenti e necessitano dei contributi di molte persone. È molto raro che una nuova terapia sia qualcosa di completamente nuovo, priva di solide fondamenta scientifiche preesistenti in grado di spiegare il suo funzionamento, o che sia il prodotto di una sola persona. Diffidate quindi di termini quali "proprietario" (“proprietary” ) e "segreto". Essi sono quasi sicuramente un segnale che l'oggetto non è stato esposto al filtro della critica scientifica.

6. Si citano cospirazioni? Dichiarazioni quali: "I ​​medici non vogliono farvi sapere che ..." o "il governo ha nascosto questa informazione per anni"; sono molto dubbie. Perché milioni di medici in tutto il mondo dovrebbero volerti nascondere qualcosa che migliorerebbe la vostra salute? I medici non sono un'entità monolitica che prende decisioni collettive.

7. Vengono citati molteplici disturbi anche scorrelati tra loro? Dichiarazioni che qualcosa sarebbe, ad esempio, in grado di curare il cancro, le allergie, e l'autismo (e non sto inventando) sono francamente irrazionali.

8. Sono coinvolti interessi finanziari o ideologie? Chi trae maggiore vantaggio attraverso i problemi di salute sono  quelli che: (1) hanno qualcosa di brevettabile tra le mani; (2) mercanteggiano "cure" o "terapie"; (3) scrivono libri o danno consulenze o conferenze a pagamento; (4) lavorano come "consulenti" che "curano". Questo non vuol dire automaticamente che le persone che traggono vantaggio economico dalla ricerca e lo sviluppo di farmaci non siano affidabili. Dovrebbero farlo gratis? No. Ma è sempre, sempre importante seguire il denaro.

9. Ciò che si propone è passato attraverso un processo scientifico? Terapie basate su evidenze scientifiche solitamente passano attraverso molte fasi di un processo scientifico prima del loro ingresso nel mercato. Processo che comprende: ricerca di base su cellule, ricerca di base fortemente regolamentata su animali, diverse fasi di ricerca clinica fortemente regolamentate su volontari e pazienti, revisione paritaria per ogni passo del cammino, e una serie di articoli di ricerca pubblicati. Ciò che si propone è stato testato scientificamente con risultati pubblicati su riviste scientifiche? Oppure non è passato attraverso alcuna revisione paritaria?

10. Chi vi sta parlando è competente? È uno specialista della materia di cui parla? Se lo è sarà passato perlomeno per 8 anni di studi specialistici universitari su quella materia più almeno altri 5 anni di studi di ricerca. E questa gente solitamente non è stupida, venale o alla ricerca del guadagno facile. In ogni caso, è sempre meglio non accontentarsi della voce di un solo esperto e sentire anche le voci di altri.

mercoledì, febbraio 20, 2013

I nostri concerti: Elzberghalle - Dallau e Stadthalle - Heidelberg

Il primo dei due concerti con il programma semi-russo si è tenuto venerdì 15 all'Elzberghalle di DallauSostanzialmente abbiamo suonato in una palestra scolastica e il pubblico era quello solito di quando si suona per le cittadine della Odenwald. Il livello d'ingenuità lo si può rapportare più o meno al numero di applausi che ci prendiamo nelle pause tra un movimento e l'altro: onta incancellabile per l'assiduo frequentatore della Stadthalle di Heidelberg; che fulmina con uno sguardo colmo di disprezzo il malcapitato vicino di posto ingenuamente applaudente. E, difatti, nessuno solitamente si macchia dell'ignominia dell'applauso interrompente quando suoniamo alla Stadthalle
Ma stavolta, nel concerto di sabato, il pubblico era molto più numeroso del solito. Superavamo probabilmente le mille presenze. Per i primi due pezzi abbiamo quindi sperimentato l'eccezione dell'applauso fuori tempo. Tuttavia, l'infamante pratica non si è riproposta nella seconda parte del concerto. Il che mi fa immaginare una selvaggia redarguizione del gruppo di rei durante la pausa da parte del gruppo di assidui frequentatori di Stadthalle.

Ma per tornare a Dallau. Forse questo pubblico più ingenuo è anche più schietto e se ti fa l'ovazione all'impiedi magari pensi pure che si sia divertito veramente. Così ci siamo fregiati dell'infrequente riconoscimento a cui neppure il critico musicale in prima fila, probabilmente suo malgrado, è riuscito a sottrarsi. Vestito da critico, applaudente da critico (avete presente quell'applauso lento, quasi impercettibile e permeato di sufficienza?) ha preso appunti sul suo blocco A4 per tutto il tempo. Ma finora nessuno ci ha fatto sapere che cosa abbia scritto. Non so se per negligenza o per opportunità.
Ad ogni modo, nonostante la lunghezza e la difficoltà d'ascolto della terza sinfonia di Rachmaninov, abbiamo davvero avuto un successo di pubblico senza precedenti. Lo evinco dall'intensità e dalla durata degli applausi in entrambi i concerti e dai complimenti ricevuti dagli amici invitati.

sabato, febbraio 16, 2013

Autismo, cioccolato, Nobel e correlazioni

Consiglio la lettura di questo interessantissimo articolo di Dario Bressanini: Mangia cioccolato e vinci il premio Nobel.

Alcuni stralci.

"Non passa giorno che io non legga cose ti questo tipo: “il vino previene gli infarti”, “il latte causa l’osteoporosi”, “il tè verde protegge dall’invecchiamento” e così via.
Che valore dare a questo tipo di osservazioni? Personalmente quasi zero a meno che non ci siano altre (e robuste) evidenze che mostrino la fondatezza dell’ipotesi di un rapporto di causa ed effetto."

"Il punto, che spesso sfugge a molti, è che una semplice correlazione non significa nulla, e in particolare non indica assolutamente un rapporto di causa ed effetto. “Correlation is not causation” è un mantra che ogni giornalista o ricercatore dovrebbe recitare prima di scrivere articoli che attribuiscono cause a destra e a manca.

Certamente se esiste un rapporto di causa ed effetto tra due fenomeni mi posso aspettare di trovare una correlazione. La posso però trovare anche se i due fenomeni hanno semplicemente una causa comune (più o meno alla lontana). Ma, ed è il caso peggiore, analizzando un gran numero di dati posso trovare correlazioni tra fenomeni completamente indipendenti anche per puro caso. Non è difficile. Volete qualche esempio?

Sappiamo tutti che il numero di casi di autismo è in continuo aumento. Anni fa un medico aveva ipotizzato una relazione con alcune vaccinazioni. Poi si è scoperto che non esiste alcuna relazione tra vaccini e autismo, e che il medico aveva organizzato una truffa, ed è stato messo sotto inchiesta per questo (purtroppo molti genitori ancora credono a queste storie. (ndd. E io ne ho conosciuti diversiMedbunker fa una bel riassunto)"

Sappiamo anche che il consumo di prodotti biologici è in continuo aumento. Non ci sarà una correlazione tra le due cose? Proviamo a fare un grafico, in funzione del tempo, del numero di casi di autismo e delle vendite di cibo biologico in USA.




Bingo! E la correlazione è altissima (r=0.9971) superiore a quella tra cioccolato e Nobel. SVEGLIA, CI STANNO AVVELENANDO CON IL BIO!!!! FATE GIRARE!!! (No, scusate, non sono su Facebook )"

Nota del Blogghetto: per evitare fraintendimenti faccio notare che la frase sovrastante ha un intento ironico. Ovviamente il grafico mostrato non dimostra alcuna correlazione tra prodotti biologici e autismo. Serve proprio a dimostrare il contrario. E cioè che correlazioni del genere si potrebbero trovare tra migliaia di parametri diversi.

"Buffo vero?

A che servono allora gli studi sulle correlazioni? A varie cose, ma non a dimostrare un rapporto di causa ed effetto. Prima di tutto servono a vedere se due fenomeni non mostrano correlazione. Nel caso una correlazione invece esista può valere la pena proseguire le ricerche e scoprire se davvero esiste un rapporto di causa ed effetto. Magari cercando e dimostrando l’esistenza di un meccanismo plausibile che spieghi la correlazione. Oppure suggerire un nuovo esperimento da effettuare. Ma una correlazione da sola, una semplice analisi statistica di una serie di dati, in questo campo non ha molto valore."

martedì, febbraio 12, 2013

Pronto Soccorso omeopatico

Video condiviso dall'amico Luciano. Non ce l'ho fatta a non condividerlo pure sul blogghetto.



... ma poi purtroppo ci sono gli "allopatici" che si ostinano a fare ricerche, anche in vivo, per trovare 'ste cose inutili: Diabete, scoperta la proteina chiave per abbatterlo

lunedì, febbraio 11, 2013

Elezioni, Dibattito Scienza e Movimento 5 Stelle

Il sito Dibattito Scienza nasce dopo il successo dell'iniziativa in occasione delle primarie del centro sinistra che è riuscita ad aggregare "oltre mille tra ricercatori, insegnanti, giornalisti, docenti universitari, blogger e semplici cittadini, accomunati da un forte interesse per l’interazione tra scienza e politica nel senso più nobile del termine. Il sito invita i candidati a esprimere il proprio punto di vista su temi legati alla scienza, alla tecnologia e alle politiche della ricerca. Dal cambiamento climatico alle politiche sanitarie, dalle questioni di bioetica alle mappe sismiche, fino ai piani energetici, negli anni a venire la politica dovrà elaborare programmi per affrontare problemi che richiedono solide competenze scientifiche e capacità di adottare decisioni razionali e competenti, non dettate dalla convenienza personale o dalla ricerca del consenso."


Fino a qualche giorno fa erano arrivate solo le risposte di Bersani, Giannino e Ingroia. Poi nel fine settimana (o intredima per i più cruscanti) ho notato anche le risposte del Movimento 5 Stelle. Incuriosito sono andato a leggerle.
Niente male - mi son detto. - Forse sono stato troppo severo nel giudicare questo movimento.
Poi è successa questa cosa qui e la decima domanda è stata ritrattata. E ora, avendo visto come si comportano i suoi candidati, non penso più di essere stato troppo severo nel giudicare quel movimento.

Ah, la decima domanda era questa:

10) Qual è la sua posizione in merito all'uso di animali nella ricerca biomedica? Pensa sia corretto limitare l’uso di alcune specie animali a scopo di ricerca?

Ecco la risposta iniziale in seguito ritrattata:
L’uso degli animali nella ricerca biomedica è ancora di fondamentale importanza. Questo campo deve essere fortemente normato e controllato, per evitare abusi, e minimizzare le sofferenze ed il disagio degli animali, salvaguardando gli scopi di salute pubblica.

sabato, febbraio 09, 2013

Cicerchiata

Oggi Zucchero si è cimentata per la prima volta nella preparazione della cicerchiata: un dolce carnascialesco tipico delle sue parti.
Io più tardi io mi presterò al difficile compito dell'assaggiatore.