mercoledì, dicembre 04, 2013

Ancora su Stamina

Ho appena visto questo aggiornamento sul caso Stamina. Il TAR di Roma ha riaperto la decisione perché dice che gli esperti nominati non erano imparziali:

A questo proposito, nella sua ordinanza il Tar indica la necessità che ai lavori del Comitato scientifico per la sperimentazione "partecipino esperti, eventualmente anche stranieri, che sulla questione non abbiano già preso posizione o, se ciò non è possibile essendosi tutti gli esperti già esposti, che siano chiamati in seno al Comitato, in pari misura, anche coloro che si sono espressi in favore del metodo".

La cosa mi lascia un po' perplesso perché nella scienza è una cosa diversa dalla democrazia. Esistono dei criteri oggettivi che, se non superati, inducono lo scienziato a pronunciarsi contro. È un po' come se in un processo a Totò Riina si pretendessero anche giudici che si sono espressi a favore della mafia... Mah, vedremo.

martedì, dicembre 03, 2013

Brividi

Che segno è quando in casa ci sono 23° (senza riscaldamenti accessi: i prodigi della casa passiva) e tu continui a sentire sempre più freddo e i brividi ti attraversano la schiena in continuazione?

lunedì, dicembre 02, 2013

Appello al Ministro degli Esteri Emma Bonino contro la chiusura dell’IIC di Stoccarda

Rilancio un appello dell'associazione Volare e.V. Heidelberg

Pubblichiamo un appello della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda al quale aderiamo sottolineando che è molto miope una politica che per tagliare nell'immediato non vede l’effetto a catena che tali tagli alla cultura innescheranno. Con la promozione culturale si amplifica l’interesse nei confronti dell’Italia che, specialmente in una regione ricca come il Baden-Württemberg, non può che portare a più turismo verso la penisola e più prodotti italiani venduti. Eliminare un Istituto Italiano di Cultura così importante avrà una ricaduta negativa a medio e lungo termine molto più consistente rispetto quello che si risparmierebbe chiudendo ora l’istituzione. Volare ha aderito all’appello con questa email. Vi invitiamo a imitarci. Se lo desiderate potete anche usare, adattandolo, il testo della nostra email.
Cari Amici,
purtroppo l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda è nella lista nera delle chiusure delle  rappresentanze italiane all’estero.
Dopodomani, Mercoledi 4 dicembre 2013, sarà deciso quali delle 33 sedi “candidate” verranno effettivamente chiuse.
So che apprezzate da sempre il lavoro svolto nei suoi 50 anni di vita da questo Istituto, che ha sempre agito da riferimento per tutte le istanze interessate alla cultura e alla lingua italiana. Vi invito pertanto a far giungere il Vostro appello contro la cancellazione di questo Istituto così strategico, indirizzando una lettera al Ministro degli Affari Esteri, Emma Bonino (scrivi@emmabonino.org), e per conoscenza al Ministro Plenipotenziario Elisabetta Belloni (elisabetta.belloni@esteri.it), incaricata delle trattativa.
Vi invio in allegato una lista delle caratteristiche dell’IIC di Stoccarda, che Vi potrà servire da spunto. Ma sono certa che ciascuno di voi saprà illustrare al meglio le ragioni per scongiurare il pericolo della chiusura dell’Istituto.
Vi ringrazio per il Vostro supporto.
Il Direttore
Adriana Cuffaro

Un nuovo taglio

- Questo nuovo taglio ti dona davvero - le disse Yaron quel mattino.

- Grazie - rispose Linda non riuscendo a frenare un po' di rossore.

Aveva deciso di cominciare una nuova fase. Voleva cambiar registro. Voleva scrollarsi di dosso quel pessimismo che la stava progressivamente pervadendo. E per cominciare aveva pensato di cambiare pettinatura. Via i ricci! Da oggi in poi capelli corti.

- Senti, mi è venuta in mente una cosa - riprese Yaron. - Credo che tu non abbia ancora provato la cucina israeliana, vero?

- Bè... solo poche cose.

- Che ne diresti allora se ti portassi in un buon ristorante nella parte vecchia di Giaffa, qui a due passi da Tel Aviv?

- Mi pare un'ottima idea! - rispose Linda mentre un fremito le attraversava il basso ventre.

Nella sera successiva la cena fu preceduta da una visita al bazar di Giaffa. Dove una profusione di colori e odori; di spezie, stoffe, cibi e tappeti l'aveva quasi stordita. Più tardi, dopo essersi accomodato a un tavolo insieme a Linda, la prima cosa che Yaron fece fu chiedere al cameriere menù e spiegazioni in inglese.

- Gli antipasti sono la nostra specialità - disse subito il cameriere. E, poco dopo l'ordinazione, l'uomo tornò con un vassoio pieno di piatti.

- Tahina, hummus, matbucha e insalata di melanzane con fegatini - disse il cameriere mentre disponeva i piatti sul tavolo. - La tahina è una crema ricavata da una farina di semi di sesamo, tostati e triturati,q diluita in olio di sesamo - continuò notando lo sguardo interrogativo di Linda. - L'hummus è una crema a base di ceci, aglio, limone e tahina. Gli ingredienti della matbucha sono invece pomodori, peperoni arrostiti, olio di oliva e aglio. L'ultimo piatto - proseguì indicando i fegatini - è una ricetta nata proprio in Israele; a differenza di tutti gli altri piatti. Poi ci sono le salse: skhug, harissa e pilpelchuma; a base di peperoncino e aglio. E per accompagnare il tutto la pita - concluse mostrando un cesto contenente spicchi di una sorta di focaccia - il nostro pane.

Linda si tuffò subito, con entusiasmo e avidità, in quella sinfonia di sapori e aromi sconosciuti e deliziosi. La penetrante freschezza delle foglie spezzettate di coriandolo la inebriò. Il vellutato sentore di tostatura della tahina l'avvolse. Il travolgente ardore dell'harissa la infiammò. E poi arrivarono la shakshuka e le falafel, il labaneh e lo shashlik. I dolci haklava e halva. E infine il caffè. Nero come la notte che precedette la creazione del firmamento. E profumato come gli alberi da incenso.

- È il cardamomo che sprigiona quell'aroma - le disse Yaron guardandola negli occhi.

- È caldo e sensuale - rispose Linda quasi sussurrando.

Poi Yaron le si avvicinò, le sfiorò delicatamente una mano e, come governate da un'ineluttabile legge gravitazionale, le due bocche si attrassero e si congiunsero istantaneamente in una bramosa ricerca della delizia mancante che avrebbe completato quel tripudio di sapori

giovedì, novembre 28, 2013

Piluccatura: lo scontro finale

I numeri di questa seconda tornata di frangitura sono: 735 Kg di olive e 99 Kg di olio. Per una resa del 13,5 % circa.
E il mio contributo finisce qui. Ora rimangono una trentina di piante di cui il babbo dovrà occuparsi in solitaria.
Il bilancio del primo anno di raccolta meccanizzata mi porta a dire che, dal punto di vista pratico, l'abbacchiatore presenta solo vantaggi. I tempi di raccolta vengono drasticamente ridotti. E, l'insidioso uso delle scale a pioli viene totalmente eliminato.
L'unico svantaggio è di carattere spirituale. Con l'uso di quello strumento anche i suoni della piluccatura si riducono drasticamente.

lunedì, novembre 25, 2013

Eppur si pilucca

E infine il tempo ci ha concesso la giornata di ieri e la metà di quella odierna. Attraversando diverse fasce climatiche, ieri abbiamo completato sette piante (250 Kg circa) e oggi sei (150 Kg circa). Chissà come andrà domani con i -4° previsti? Saranno le mani congelate capaci di manovrare abbacchiatore e/o pinza. Lo scopriremo solo vivendo. Intanto ci siamo attrezzati con zuppa di ceci, farro e porcini.
 

sabato, novembre 23, 2013

Vedrai vedrai

Quando la sera me ne torno a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi con quella tenerezza
come fossi un bambino che ritorna deluso
si lo so che questa non è certo la vita
che hai sognato un giorno per noi
vedrai, vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
vedrai, vedrai
non son finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà

Procrastinazione piluccatoria e arcobaleno

E anche oggi abbiamo dovuto procrastinare. Motivo: pioggerellina azzuppavillani. E seguendo il vecchio adagio, se non se pilucca se corre, mi sono impegnato di nuovo nella mia corsetta sulla provinciale per Orvinio.

Da dove, grazie proprio alla pioggerellina azzuppavillana, ho potuto ammirare un arcobaleno in tutta la sua eptacromatica interezza arcuale... o era esacromatica? No, forse pentacromatica. Ed ecco che possiamo aprire la breve parentesi storico-scientifica. Se vi siete sempre chiesti: ma sarò daltonico che non riconosco l'indaco? Sappiate che l'indaco non esiste! Ecco, mo l'ho detto. Se l'è inventato quel burlone nonché amante della numerologia, dell'alchimia e dell'occulto che era Sir Isacco Newton. I pianeti erano sette, le note erano sette, i giorni della settimana erano sette, non potevamo avere allora un arcobaleno con cinque o sei colori. Et voilà l'indacó!
Che poi uno si chiede sempre: ma dove nasce l'arcobaleno? E dove poteva nascere se non...

a Scandriglia? Luogo di dolci virtù.

 E che c'era di meglio poi per completare l'opera se non preparare
e quindi degustare un bel piatto di maccheroni (così si chiamano qui i tagliolini) fatti in casa con sparaci e catinali asparagi e hygrophorus russula accompagnati da un bicchiere del vino rosso prodotto da un amico d'infanzia?
E poi ditemi che non sono bucolico!

venerdì, novembre 22, 2013

Piluccatura subacquea

Tentativo di piluccatura fallito pure oggi. Causa: alberi troppo bagnati. Se non altro abbiamo incanalato nella cunetta il fiume di acqua piovana che scorreva per la strada. Un servizio per la comunità.


mercoledì, novembre 20, 2013

Scoiattolo nero

L'ho visto oggi durante la mia corsetta sulla provinciale per Orvinio. (Visto che non si pilucca si corre, altrimenti in casa si gela) No, quella non è la sua foto. Però gli somiglia. Non mi era mai capitato di vedere scoiattoli qui. Qualcuno li ha visti? ...O forse era un altro animale? No, no. Era uno scoiattolo nero.

martedì, novembre 19, 2013

Piluccatura

Bene. Anche quest'anno l'esperienza si ripete.

Ma, come potete vedere, ci si è meccanizzati. No, non fate battute facili. Non è quello in primo piano il nuovo mezzo elettro-meccanico!
E avete notato il sacco britannico?
Ad ogni modo, i due quintali di ieri si sono aggiunti al precedente raccolto per un totale di quasi 6 quintali
che il frantoio ci ha convertito in circa 75 Kg di olio. Resa 13% circa. Scarsina come lo scorso anno. Ma era prevedibile, vista la dimensione e il grado di maturazione delle olive.
Lo abbiamo versato ma non ancora assaggiato.
Per i prossimi giorni si prevede pioggia. Quindi penso che saremo costretti a rimanere in casa.

venerdì, novembre 15, 2013

Carnevale della Matematica #67: la matematica e gli organismi viventi

Il Carnevale della Matematica di novembre, il numero 67, ha come tema: la matematica e gli organismi viventi. Ad ospitarlo è Spartaco Mencaroni, sul suo blog Il coniglio mannaro.
Il carnevale si apre con un innovativo dialogo tra l'autore e il coniglio mannaro, insolitamente intimidito.
E dopo più di un anno anche il Blogghetto è tornato a partecipare. Così Spartaco Mencaroni introduce il mio contributo:

Bene, proseguiamo il nostro lungo viaggio in questo affascinante Carnevale ed arriviamo ad un “Blogghetto”, dove veniamo accolti da Dioniso Dionisi.
Blogghetto, ci spiega il nostro anfitrione, è un diario con divagazioni su varie mie passioni. Tra le quali la musica, la cucina, la matematica, i viaggi, la Germania e .... l'ultima acquisizione: i balli popolari del centro-sud Italia.
Per l’occasione, il Blogghetto ci accoglie con la più recente parte di una serie, che va avanti da tempo immemore ed ha il potere di trasportarci ai tempi del leggendario Pitagora, in una cornice narrativa di grande fascino. Questo è l'Indice della seriein cui si parla di Matematica e Natura, ma non specificamente di organismi viventi, come puntualizza Dioniso.
E veniamo al contributo vero e proprio, che ci porta subito nel bel mezzo di un affascinante dialogo:
Quello che non abbiamo ancora detto è qual fosse l'oggetto non misurabile attraverso un numero (incommensurabile) che Ippaso scovò. Dicevamo però che anche questa è una domanda ancora aperta. Attualmente, per quanto ne sappia, esistono tre diverse ipotesi in merito. E in tutti e tre i casi il destino dovette apparire piuttosto beffardo ai pitagorici. 
La prima ipotesi .... 
Ma, a parte il mio, il carnevale è pieno di contributi interessantissimi. E quindi che aspettate ad andare a leggervelo?


Il carnevale si conclude con la segnalazione del prossimo ospite.


Et voilà Coniglio, hai visto che festa meravigliosa? E tu che ti preoccupavi tanto. Spero che in futuro sarai meno propenso a temere di non essere in grado di lanciarti in un’avventura matematica!
Come dici? La prossima edizione?
Ma certo. L’onore stavolta tocca a Maddmaths!
E il tema sarà: Il tempo


Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale


mercoledì, novembre 13, 2013

Il riciclaggio di capitali sporchi in Germania

Ho appena letto l'articolo Hier ist die Antwort di Petra Reski. Il contenuto dell'articolo mi fa venire in mente una citazione evangelica. Vediamo chi la indovina.
La giornalista e scrittrice tedesca si pone alcune domande quali: perché in Germania non esistano leggi efficaci per combattere la mafia; perché nessun politico tedesco abbia mai parlato seriamente del problema della mafia in Germania; perché in Germania non si possa intercettare nessuno; perché i libri sulla mafia vengono censurati; perché il reato di associazione di tipo mafioso non esista ancora in Germania; e perché alcuni mafiosi in Germania godono di alto riconoscimento sociale.
La risposta, dice la Reski, la si può trovare in questo articolo. In cui si afferma che la Germania è un paradiso per il riciclaggio di capitali sporchi. Secondo il Financial Secrecy Index pare che ogni anno in Germania si ripuliscano circa 50 miliardi di euro di capitali sporchi. Cifra che pone il paese all'ottavo posto nella classifica mondiale. Indovinate chi è il primo? No, non è l'Italia. Il Bel Paese è solo al 54° posto.

lunedì, novembre 11, 2013

David Grossman, Israele e i profondi dolori

Mercoledì scorso siamo andati alla presentazione dell'ultimo libro di David Grossman: Caduto fuori dal tempo. Libro in cui  lo scrittore affronta il tema della morte in guerra del figlio. Non avendo letto nessuno dei suoi libri sono arrivato lì con un entusiasmo moderato. Che non è certo cresciuto durante la lettura in tedesco di alcune pagine della traduzione del suo libro. Ma quando poi lo scrittore ha cominciato a rispondere alle domande della moderatrice il mio coinvolgimento è andato crescendo. Fino ad arrivare a un punto in cui le parole di Grossman mi colpivano direttamente al cuore. Percuotendo le mie corde più intime.
Vabbè, per non scadere nel melodrammatico riporto solo qualche appunto preso durante le presentazione. Considerando che quello che leggerete è solo una mia interpretazione estemporanea delle risposte che Grossman dava alle domande della moderatrice.

Israele è un paese in cui persone normali cercano di vivere normalmente in circostanze totalmente anormali. Da generazione in generazione i padri accompagnano i figli ad arruolarsi. Come fece mio padre con me per la guerra dello Yom Kippur. E come ho fatto io con mio figlio per la guerra israelo-libanese del 2006. È per questo che penso la guerra sia "a game for boys". Il Signore fu furbo nel chiedere ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco. Abramo eseguì immediatamente senza porre domande. Ma se Sara fosse stata al suo posto il Signore avrebbe ricevuto ben altra risposta.

Il futuro è molto incerto in Israele. È per questo che il paese è pervaso da intensità in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Un'intensità che sopraffà i visitatori. Quando manca persino la certezza dell'esistenza nell'immediato futuro - sia a livello individuale, sia a livello di nazione - tutto viene vissuto più intensamente. Emblematica la risposta di una sposina durante l'intervista a una rete americana. Alla domanda - perché vorrebbe avere tre figli? - rispose: così se uno muore in guerra o in un attentato ce ne rimangono altri due. Nessuno in Israele può essere sicuro di vedere la discendenza di figli e nipoti.

Nel mio romanzo ho deciso di usare l'ingenuità perché di fronte alle atrocità della guerra è proprio lo sguardo ingenuo che ci può ricondurre alle cose semplici che in quei frangenti sono davvero le più importanti.

Per lui la scrittura di questo libro sulla perdita di un figlio - l'evento che infrange tutte le leggi di natura - è stato un processo lungo e sofferto. Alla fine ha deciso che avrebbe avuto bisogno di un linguaggio nuovo. E ha usato anche un linguaggio teatrale e la poesia. Perché la poesia è la cosa più vicina al silenzio. E in situazioni di profonda sofferenza il silenzio è imprescindibile. Quando il figlio è morto molti scrittori gli hanno inviato messaggi di condoglianze. E una cosa comune era la frase: non abbiamo parole. E in quei casi è giusto. Perché non ci sono parole che tu voglia sentire. Non vuoi stare ad ascoltare cliché. Non li puoi sopportare.

Il camminare nel suo libro è una protesta contro lo stallo in cui una grossa perdita ci sprofonda.
L'arte è l'unico mezzo che ci permette di sfiorare la barriera che divide la vita dalla morte.

A proposito, ieri ho comprato il libro. Penso che lo leggerò a breve.

sabato, novembre 09, 2013

Gramellini e la cultura scientifica

Oggi ho letto un'interessante discussione su Gramellini e il suo articolo del 6 novembre: “Abbasso gli algoritmi”. Già un paio d'anni fa, sentendolo citare da Fazio il dato che gli asili in Germania sono numerosissimi e gratuiti, mi ero fatta l'idea che a volte i dati citati da Gramellini non fossero proprio tra i più attendibili. In quest'ultimo articolo, invece che di inattendibilità, mi pare che il giornalista pecchi un po' di superficialità. Il passo più discusso del suddetto articolo è il seguente:

La dittatura dell’algoritmo è l’ultimo rifugio di un certo tipo di persone, per lo più maschi intellettuali con il cuore a forma di granchio e gli occhi a forma di dollaro, che non riuscendo più a sentire niente si illudono di domare le loro insicurezze con una serie di algide formulette attinte dalla marea di dati personali che le nuove tecnologie mettono a disposizione.


Siamo di nuovo di fronte a una manifestazione dell'annoso problema della mancanza di cultura scientifica tra gli intellettuali italiani?
Vabbè, riporto gli articoli che ho letto proponendo qualche estratto interessante.

Chi ha paura degli algoritmi?
Qui .mau. suggerisce qualche chiave di lettura delle motivazioni di Gramellini.
Qui, invece, lo stesso .mau. fornisce qualche risposta alle valide obiezioni dei lettori del suo precedente articolo. 
"Bene: analizziamo un po' il pezzo di Gramellini. Spero che si possa essere d'accordo su queste sue affermazioni:
- Usa la parola "algoritmo" a sproposito (l'articolo originale parla di correlazioni, al più si può dire che ci sono delle formule)
- Non ha letto l'articolo dei due ricercatori, ma qualche altro articolo che ne parlava (io voto per questo)
- È partito a scrivere sul Buongiorno quello che voleva scrivere senza curarsi che ci fosse un'effettiva correlazione con l'articolo da lui letto.
Il primo punto per me è grave: a mio parere non sapere cosa sia un algoritmo è tanto grave quanto non sapere cosa sia un endecasillabo. Certo, si può vivere tranquillamente senza conoscere entrambe le parole: ma una persona di buona cultura dovrebbe conoscerle entrambe.
Il secondo punto di per sé non è un problema... (ma), se la mia ipotesi è corretta, Gramellini si è limitato a leggere titolo e occhiello...: e Ciò È Male. Gramellini è un giornalista, e dovrebbe sapere perfettamente che titolo e occhiello possono essere fuorvianti, persino quando ci sono le migliori intenzioni.
Infine, lungi da me il voler impedire a Gramellini le sue tirate luddiste. Però abbia l'onestà intellettuale di farlo senza mettere in mezzo delle consequenzialità fasulle e fallaci, che fanno sì che il suo lettore tipico prenda come oro colato affermazioni come "ci sono due ricercatori - magari anche pagati con i nostri soldi - che sprecano il loro tempo a dimostrare matematicamente delle ovvietà". Sono questi i veri danni."

"...Ma c'è almeno un altro errore, secondo me: quello di farsi guidare da un (purtroppo molto diffuso) senso di superiorità della cultura umanistica rispetto a quella scientifica, e dalla assurda convinzione che ciò che è scientifico è per forza arido, grigio, privo di passione. Il non possedere una sufficiente preparazione scientifica e una sensibilità per questo genere di conoscenza non dovrebbe portare a sminuirla a priori, sottovalutando le sue conquiste e disprezzando i suoi protagonisti."

Aggiornamento dell'11/11
Beh, bisogna riconoscere l'onestà di Gramellini. Copio di seguito la risposta che il giornalista ha scritto su facebook.

Cari amici,
ho letto tante e giustificate critiche al mio Buongiorno di mercoledì scorso, "Abbasso gli algoritmi".
Quando scrivi tutti i giorni (e d'altronde il Buongiorno è un corsivo quotidiano) capita inesorabilmente di incappare in qualche giornata no, in cui il pezzo ti esce diverso da quello che avevi in testa. Non ho alcuna difficoltà a riconoscerlo.
Pubblico qui sotto, a titolo generale, la risposta che ho mandato a un gentile lettore (e scienziato).

Egregio dottore,
evidentemente l'articolo mi è uscito storto, perché non era mia intenzione attaccare gli scienziati, ma i nuovi sacerdoti della Tecnologia (semplici opinionisti come me) nevroticamente attratti da tutto ciò che è nuovo.
Gli scienziati seri come lei sanno valutare l'importanza delle loro scoperte, ma sanno anche che l'essenziale è invisibile agli occhi (lo diceva la volpe del Piccolo Principe), cioè non è percepibile dai sensi e quindi non è sperimentabile.
Lei per primo deve il suo successo a un afflato di entusiasmo e di passione che l'ha portata a fare qualcosa di mai fatto prima, e questo afflato ha che fare con la passione e con l'amore. Entità non misurabili scientificamente. I due campi - fisico e metafisico - vanno tenuti insieme, non contrapposti l'uno all'altro. In nome di una superiore armonia. E io armonicamente mi scuso con lei e la saluto.

Massimo Gramellini

mercoledì, novembre 06, 2013

Pitagora (sesta parte) - L'incommensurabilità della natura: triangolo, pentagono o corde vibranti?

Nella puntata precedente abbiamo detto che Ippaso di Metaponto, uno dei più brillanti allievi della scuola di Pitagora, trovò un oggetto non misurabile attraverso un numero; e che con esso l'allievo scardinò la dottrina dei pitagorici sintetizzata dal motto della scuola: Tutto è Numero; e che addirittura, dopo il suo rifiuto di mantenere la segretezza di tale scoperta, egli venne condannato a morte per annegamento.
Quello che non abbiamo ancora detto è qual fosse l'oggetto non misurabile attraverso un numero (incommensurabile) che Ippaso scovò.
Dicevamo però che anche questa è una domanda ancora aperta. Attualmente, per quanto ne sappia, esistono tre diverse ipotesi in merito. E in tutti e tre i casi il destino dovette apparire piuttosto beffardo ai pitagorici.
La prima ipotesi è quella proposta da Giamblico: "Di Ippaso si dice che era un Pitagorico, e che sarebbe perito in mare come empio per aver divulgato la sfera che egli per primo aveva costruita geometricamente a partire da dodici figure pentagonali"1. Ipotesi  rivalutata successivamente da Kurt von Fritz2. E la figura costruita con dodici figure pentagonali non è altro che il dodecaedro regolare. Che per definizione è costituito da dodici pentagoni regolari.
E il pentagono regolare è proprio il poligono dal prolungamento dei cui lati si costruisce il pentagramma regolare. Cioè, il simbolo dei pitagorici.  Il baco che minava le fondamenta della dottrina pitagorica si sarebbe celato quindi proprio nel simbolo della scuola. Ma in quale punto preciso del simbolo fu scovato quest'oggetto? Beh, esso dimorava non in un solo luogo, ma in molti dei rapporti tra i vari segmenti del simbolo. In seguito si scoprirà che in questo caso ci si trovava di fronte ad un irrazionale molto particolare, e cioè la celeberrima sezione aurea. Che si ritrova sorprendentemente anche in molte altre aree dello scibile umano: dalla Pittura all'Architettura, fino alla Musica e alla Letteratura.

La seconda ipotesi, di cui ci parla Aristotele3, vuole invece che l'oggetto sia affiorato durante lo studio del rapporto tra lato e diagonale di un quadrato. E cioè in un caso specifico del Teorema di Pitagora. Quindi, in questo caso, l'oggetto mostruoso si sarebbe annidato nel celebre teorema del maestro!
Il caso particolare più semplice del teorema, che porta alla grandezza incommensurabile è il seguente. Se consideriamo il triangolo rettangolo di cateto 1 e chiamiamo x la lunghezza incognita dell'ipotenusa, la nota filastrocca del teorema ci dice che l'area del quadrato costruito sull'ipotenusa è pari alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti. Quindi nel nostro caso
1² + 1² = x²
Da cui, sommando
1² + 1² = 2 = x²
Il problema di cui si accorse Ippaso è che questo numero x, che elevato al quadrato è uguale a 2, numero che oggi chiamiamo radice di 2 e rappresentiamo con √2, non si può esprimere come un rapporto di numeri interi, cioè detto in termini più tecnici, non può esistere alcuna coppia di interi m ed n tali che m/n = √24. Il che equivale a dire che la diagonale del quadrato non può essere misurata in termini di lato del quadrato. In altre parole, se assumiamo il lato del quadrato come nostra unità di misura, non riusciremo mai ad esprimere un rapporto di numeri interi che possa rappresentare la lunghezza della diagonale.

Infine nella terza ipotesi5 "si ritiene che la scoperta del concetto di incommensurabilità sia legata al tentativo di risolvere un problema della teoria musicale6. Nelle consonanze le lunghezze delle corde sono in certi ben precisi rapporti (cfr.), per esempio nel caso dell’ottava nel rapporto 12 : 6. I pitagorici si sarebbero posti il problema di determinare la lunghezza di una corda, diciamola L, di misura intermedia tra 12 e 6 unità e tale che potesse generare due consonanze uguali, una facendo vibrare la corda maggiore e l’intermedia L e l’altra facendo vibrare quest’ultima e la minore. E questo significa che il rapporto tra la lunghezza della maggiore e l’intermedia 12 : L doveva essere uguale a quello tra la lunghezza dell’intermedia e della minore L : 6." 
Quindi 12/L = L/6
Cioè L² = 2
Vi ricorda qualcosa?
"Se la congettura di Szabò è vera, allora i pitagorici avrebbero trovato una coppia di corde di importanza nella musica, di cui sapevano per via aritmetica che non erano esprimibili con due numeri naturali e dunque erano prive di logos."

Il fatto comune alle suddette tre ipotesi è l'individuazione di un oggetto la cui misura non si può esprimere come un rapporto di numeri interi.7 Ad ogni modo, questo oggetto non riconducibile ai numeri interi rappresentò per i pitagorici il diabolus in matematica, la bestia nera che faceva crollare il loro modello cosmologico. È facile immaginare che la scoperta creò molta preoccupazione all'interno della scuola. Non si sarebbe più potuto asserire che la natura è completamente misurabile e rappresentabile attraverso i numeri e neppure quindi che attraverso la scoperta delle proprietà dei numeri si potessero specularmente scoprire i misteri dell'Universo. Era il controesempio che falsificava la teoria. Così il modello pitagorico implose inesorabilmente.

E che successe alla scuola dopo il crollo delle fondamenta teoriche?

Questo lo vedremo nella prossima puntata ...

Per chi invece volesse sapere come andarono le cose direttamente dalla voce di Pitagora può leggere Pitagora, Ippaso e la scoperta dell'irrazionale

Indice della serie

1 Giamblico, Summa pitagorica, Bompiani 2006
2 The Discovery of Incommensurability by Hippasus of Metapontum - Annals of Mathematics - Second Series, Vol. 46, No. 2, Apr., 1945, pp. 242-264
3 Analitici primi, I.23.41a23-7
4 Di dimostrazioni se ne trovano molte. Alcune vengono riportate su wikipedia e la prima che trovate lì è quella classica.
5 Giacomo Michelacci / L’evoluzione del metodo nella matematica greca - Esercizi Filosofici, Vol. 6, anno 2002
6 Szabò, The beginnings of Greek mathematics, Dordrecht, Reidel, 1978
7 Da questa negazione deriva anche il termine “irrazionale”, dal latino ratio, che significava originariamente “rapporto” o “calcolo”, evolutosi in seguito anche nel significato di “ragione”. Irrazionale quindi in quanto non esprimibile come un rapporto di numeri interi. Questo è il termine che usiamo oggi per denotare tali grandezze.

domenica, novembre 03, 2013

Tristeza, por favor vá embora

Tristeza - Toquinho

Tristeza, por favor vá embora
Minha alma que chora está vendo o meu fim
Fez do meu coração a sua moradia
Já é demais o meu penar
Quero voltar àquela vida de alegria
Quero de novo cantar

mercoledì, ottobre 30, 2013

Serve un adesivo sulla porta a vetri.... anzi forse non più

Stamane ho predisposto il salone per poter permettere al robottino di aspirare la polvere. Tale predisposizione prevede il sollevamento delle sedie nonché l'erezione di barriere tra la zona notte e la zona giorno della casa. Una di queste barriere è costituita dalla pesante porta a vetri che lasciamo solitamente aperta. Più tardi, quando il robottino aveva già fatto il suo dovere, mi sono accorto che si era fatto un po' tardi per l'operazione che volevo effettuare in banca. Mi sono quindi preparato velocemente e mentre attraversato il corridoio a passo svelto guardando una cosa che tenevo in mano ho provato l'ebbrezza della barriera.

Ci chiedevamo se fosse necessario applicare un adesivo su quella porta, ma credo che ora non serva più.

Ah, e una volta in banca mi sono reso conto che qull'operazione avrei potuto farla pure da casa.

lunedì, ottobre 28, 2013

Dieci domande alle Iene a proposito di Stamina - #GoliaRispondi #OccupyLeIene

Propongo una sintesi di due articoli tra quelli citati di seguito. Riguardano il tema di Stamina e le Iene che ho già citato in un paio di occasioni. Se vi va diffondete l'iniziativa.

Quelle che troverete in fondo sono dieci domande rivolte alla redazione de Le Iene (e a Giulio Golia in particolare) a proposito del caso Stamina, compilate da un gruppo di giornalisti scientifici ed esperti che si sono occupati della vicenda in questi mesi: Marco CattaneoAlice Pace, Silvia Bencivelli, Salvo Di Grazia, Emanuele Menietti, Antonio Scalari.


Se il caso Stamina esiste, è perché il programma Le Iene ha dato una straordinaria visibilità alla vicenda operando alcune scelte tuttora difficili da capire. Nei suoi numerosi servizi Giulio Golia mostra alcuni piccoli pazienti sottoposti al trattamento, mette in evidenza la sofferenza delle famiglie e solleva ripetutamente la questione della somministrazione di cure compassionevoli. Tutto questo anche dopo le critiche della quasi totaliità della comunità scientifica, dopo le accuse di frode scientifica emerse da un articolo di «Nature» (una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti) sulla questione relativa alle domande di brevetto, dopo il pronunciamento del comitato istituito dal Ministero della Salute e la decisione di non procedere con la sperimentazione annunciata dallo stesso ministro Beatrice Lorenzin.
Nei servizi televisivi di Giulio Golia sono stati omessi molti aspetti della storia, compresi quelli più inquietanti e legati al lavoro della magistratura. Sono stati mandati in onda bambini sofferenti, a dispetto di regolamenti e protocolli sull'impiego dei bambini in tv. Sono stati criticati gli scienziati che, sul protocollo Stamina, hanno avanzato il più banale dei dubbi: se è la soluzione a tante terribili malattie, perché chi lo possiede non lo apre al mondo, perché non lo rende pubblico, perché non permette a tutti di usarlo?
Per chi volesse saperne di più, l'articolo "Il post definitivo sul metodo Stamina" fornisce una descrizione dettaggliata di tutto il succedersi della vicenda.

Bene. Fatta la breve premessa, ecco infine le dieci domande.

1. Perché voi delle Iene non spingete Davide Vannoni a rendere pubblico il metodo Stamina? Se è davvero così efficace, non pensa sia giusto dare la possibilità a tutti i medici e pazienti di adottarlo?

2. Nei suoi servizi per Le Iene ci ha mostrato alcuni piccoli pazienti in cura con il metodo Stamina. Dopo otto mesi e quasi 20 puntate, perché non ha mai coinvolto le altre persone che Vannoni dice di aver curato negli ultimi anni, invitandole a mostrare i benefici del metodo Stamina?

3. Perché non ha mai sentito la necessità di dare voce anche a quei genitori che, sebbene colpiti dalla stessa sofferenza, non richiedono il trattamento Stamina e anzi sono critici sulla sua adozione?

4. Nel primo servizio su Stamina lei dice che Vannoni prova a curare con le staminali casi disperati «con un metodo messo a punto dal suo gruppo di ricerca». Di quale gruppo di ricerca parla? Di quale metodo?

5. La Sma1 non sarebbe rientrata nella sperimentazione nemmeno se il Comitato l’avesse autorizzata, perché lo stesso Vannoni l’ha esclusa, ritenendola troppo difficile da valutare in un anno e mezzo di studi clinici. Come mai continua a utilizzare i bambini colpiti da questa patologia come bandiera per la conquista delle cure compassionevoli?

6. Perché non ha approfondito la notizia delle indagini condotte dalla procura di Torino su 12 persone, tra cui alcuni medici e lo stesso Vannoni, per ipotesi di reato di somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere?

7. Perché non ha mai interpellato nemmeno uno dei pazienti elencati nelle indagini della procura di Torino?

8. Perché ha omesso ogni riferimento alle accuse di frode scientifica da parte della comunità scientifica a Vannoni, al dibattito attorno alle domande di brevetto e alle controversie che hanno portato a un ritardo nella consegna dei protocolli per la sperimentazione?

9. In trasmissione lei fa riferimento alle cure compassionevoli, regolamentate dal Decreto Turco-Fazio. Perché non ha spiegato che il decreto prevede l’applicazione purché «siano disponibili dati scientifici, che ne giustifichino l’uso, pubblicati su accreditate riviste internazionali»?

10. Se il metodo Stamina si dimostrasse inefficace, che cosa si sentirebbe di dire alle famiglie dei pazienti e all’opinione pubblica?

sabato, ottobre 26, 2013

Cronache altissime: da un testo di Jacopo Fo

“Ahhhh!” Urlò il barbuto agitando le braccia.
Sembrava un tricheco ubriaco.
“Che ti piglia?” Chiese la donna con le spalle scoperte e la pelle ambrata.
Seguì una sequela di bestemmie irripetibili.
“Vorrei farti notare che se uno è Dio non dovrebbe bestemmiare… Mi sembra un po’ masochista…”
“Dio?” Disse lui afferrandosi la punta della lunga barba bianca. “Ti sembro io Dio? Eh? Secondo te se io ero Dio facevo un mondo così?!? Ma che schifo! Centinaia di umani annegano in mare ogni giorno!”
La donna lo guarda, si gratta elegantemente il naso e poi osserva a bassa voce: “Senti, ma l’Universo l’hai creato tu o no?”
“Ma ancora con questa storia? Ma quando la pianterai? Come te lo devo dire che io non l’ho creato come volevo io. Io ho solo realizzato un progetto. Attenendomi al progetto… Quindi Dio non sono io ma Lei!”
“Senti ma io questa Lei non l’ho mai vista e sono duemila anni che sto qua…”
“Ascoltami Maria, mi mandi in esaurimento. Sta dormendo. Dorme sempre per 1951 anni. E tu sei qui solo da 1950. Vedrai che l’hanno prossimo si sveglia e te la presento.”
“Ed è lei che ti ha detto che non puoi fulminare subito il capitano di un peschereccio che fa il criminale?”
“Sì, e non posso incenerire neanche uno che scrive una legge sull’emigrazione che poi provoca migliaia di morti… E non posso vaporizzare neanche un degenerato che spara a un bambino.”
“E perché?”
“Oh, Dea Santa! Come posso spiegarti se tu ti annoi ogni volta che entro nei dettagli?”
“Vorrei che riuscissi ad arrivare al concetto impiegandoci meno di 5 anni…”
“Mia cara, l’idea della Creazione è stata quella di mettere in moto un meccanismo che in miliardi di anni avrebbe portato, a causa delle sue leggi interne, allo sviluppo della vita, dell’intelligenza umana, della realtà virtuale. L’idea è che la Creazione non sia ancora finita. Per questo esiste la violenza, che verrà estinta dall’evoluzione stessa della Creazione…”
“Va bene ma le regole chi le ha fatte? La Dea?”
“No, le regole preesistono. Sono indispensabili per l’esistenza stessa della divinità. La Dea può progettare un universo solo all’interno di una precisa griglia del possibile. Non è onnipotente. È solo MOLTO potente.”
“Va beh… Ma se ammazzi Hitler che danno fai alle leggi preesistenti?”.
“Interferisci. La presenza attiva di un Dio stravolgerebbe le regole.”
“E allora lasci che l’orrore si compia.”
“No, io canto”.
“Canti?”
“Certo. E la mia musica arriva a molti umani. E quando sentono la mia musica si convincono che quasi niente è impossibile.”
“Anch’io parlo al cuore delle donne… Ma serve?”
“Sì perché facciamo andare più veloce la storia. Così la creazione accelera…”
“Speriamo…” Disse Maria rassettandosi i capelli. “Ma dimmi: quando la Dea si sveglierà le cose andranno meglio? Cosa farà?”
“Si metterà a cantare”.

mercoledì, ottobre 23, 2013

Un cammino transappenninico:130Km in cinque giorni

Tempo fa Zucchero se n'è uscita con un'idea: e se facessimo il percorso tra i nostri due paesi a piedi?
Sono rimasto immediatamente folgorato: voglio assolutamente farlo!
Inizialmente pensavamo di dedicarci quattro giorni. Con 120 Km è fattibile. Poi alcune considerazioni, sul fatto che il percorso migliore avrebbe implicato 130 Km e soprattutto sulle possibilità per i pernottamenti, ci hanno indotto ad aggiungere un giorno.
Di seguito la mappa e le possibili tappe. Un'amica è già stata reclutata per la prode impresa.


Prima tappa - Àrsoli
Locanda-del-fontanile (27Km) (http://www.2spaghi.it/ristoranti/lazio/rm/arsoli/la-locanda-del-fontanile/)
Piazza valeria 1 - 00023 - Arsoli (RM) - tel: 0774.920249
Oppure
Riofreddo Hotel Villa Celeste, Via Valeria, 147, 00020 Riofreddo - (22 Km)

Seconda tappa - Subiaco
Ristorante Belvedere B&BSalva -Via dei Monasteri, 33, 00028 Subiaco
oppure
La Foresteria del Monastero di Santa Scolastica - Via dei Monasteri | Subiaco, 00028 Subiaco

Terza tappa - Trevi nel Lazio
Ristorante Albergo Il Parco di Trevi - Via Provinciale per Filettino Km. 9,200 - Trevi nel Lazio -
+39 0775527449 | +39 3343639549 - ilparcoditrevi@virgilio.it
Oppure
Hotel CRISTALLOVia Provinciale per Fiuggi Km 9,000-Località Altipiani di Arcinazzo TREVI NEL LAZIO (FR)

Quarta tappa - Alatri 
Collepardo Rita - Via La Stazza - 03011 Alatri (FR) - tel: 0775 440297
Oppure
B&B VILLA SBARAGLIA http://www.villasbaraglia.it/ 62, s.s. 155 Montelena - 03011 Alatri (Tecchiena di Alatri) (FR) - tel: 393 3232323 - fax: 0775 1856559

martedì, ottobre 22, 2013

Sperimentazione animale: superflua o necessità?

Rilancio un interessante articolo di MedBunker: Sperimentazione animale: superflua o necessità?
Cito alcuni estratti.

"...Il parlamento italiano sta discutendo una nuova legge sulla sperimentazione animale che contiene molti punti piuttosto discutibili. Uno di questo è quello relativo agli "xenotrapianti", ovvero il trapianto di tessuti da una specie animale all'altra. La norma è piuttosto strana, se approvata vi sarebbero conseguenze piuttosto singolari. Ad esempio continuerebbe ad essere permessa la macellazione e consumazione di suini ma sarebbe proibito usare le loro valvole cardiache per salvare la vita ad un essere umano o sarebbe permessa la derattizzazione ma proibito usare un ratto per sperimentare su problemi gravissimi come il cancro o le ustioni. "
"....Questi movimenti di pensiero hanno molte sfumature, da quelli più "ragionevoli" (che chiedono ad esempio di evitare i test su animali di tipo affettivo o per motivi "superflui") a quelli più ideologici (che chiedono la sospensione di qualsiasi test su animale, una prospettiva praticamente inapplicabile) fino ad arrivare a movimenti violenti (che attaccano anche fisicamente chiunque sia anche solo teoricamente a favore della sperimentazione animale).
Il problema, come spesso accade, crea fazioni, divisioni, urla e confusione ed il cittadino (quello che alla fine usa ed è destinatario di ciò che si sperimenta sull'animale) è spesso confuso, non sa bene di cosa si parla, è inondato da informazioni di tutti i tipi, molte delle quali false e strumentali."

L'articolo prosegue quindi con un'intervista a Giuliano Grignaschi, responsabile Animal Care Unit IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Ne consiglio la lettura. Spiega molto bene la realtà dei fatti. Così si conclude l'intervista:

Lei ama gli animali?

Io amo molto gli animali e ne ho sempre ospitati molti in casa mia, cercando di lasciarli vivere nel rispetto delle loro caratteristiche senza cioè mai cercare di “umanizzarli” e trasformarli in qualche cosa che non sono e probabilmente non vogliono essere.

Cosa può dire a chi, amando gli animali, vive con sofferenza l'idea degli stessi nel ruolo di cavie?

Quello che voglio dire (e che dico sempre) è molto semplice: affiancateci in questo percorso e aiutateci ad individuare al più presto delle autentiche metodiche alternative. Entrate con noi nelle università e nei laboratori (solo nel 20% circa si fa sperimentazione animale quindi c’è molto spazio anche per chi non la vuole utilizzare) e impegnatevi nella ricerca! Una sera un attivista di un gruppo animalista mi ha detto che anni fa iniziò a studiare medicina veterinaria ma dopo poco abbandonò gli studi per dedicarsi al volontariato in un canile; io rispetto totalmente la sua scelta ma sono convinto che se avesse continuato gli studi e si fosse laureato oggi potrebbe essere molto più utile agli animali che ama. Tutti vogliamo smettere di servirci del modello animale ma prima dobbiamo trovare un modello migliore, altrimenti ne faranno le conseguenze i nostri ammalati e questo non è accettabile, almeno per me.

lunedì, ottobre 21, 2013

Viaggio in Olanda: commiato

sabato, prima di lasciare i Paesi Bassi mi sono fatto una corsetta lungo le sponde del Gooimer. Di fronte a me c'è l'isola che costituisce buona parte della provincia di Flevoland: uno degli ultimi Polder strappati al mare attraverso la lunga operazione d'ingegneria che ha portato a far degradare il Zuiderzee dal rango di mare a quello di lago.
Una delle curiosità che ho incontrato lungo il percorso è questa pista artificiale per insegnare ai bambini  a sciare .

Seconda curiosità: un percorso di corsa a ostacoli per cani che stavano montando alla mia andata e che era popolato di cani gareggianti al ritorno.
Terza curiosità: grosso fungo.
Riserva naturale con uccelli e vista su uno dei due polder di Flevoland.

Curiosità del giorno precedente: volontari che in un giorno di nebbia bloccano il traffico al passaggio di pedoni e ciclisti sulle strisce pedonali: ottimi candidati per il premio senso civico 2013. 

mercoledì, ottobre 16, 2013

Viaggio in Olanda: cibi

Stasera gli studenti mi si erano appassionati e, nonostante avessimo superato di un'ora la fine dell'orario lavorativo, hanno voluto continuare a lavorare nella risoluzione dell'esercizio. E quando, passata l'ora e un quarto, hanno finalmente finito non mi volevano lasciare andare senza prima conoscere la storia della risoluzione. Mi hanno pure fatto perdere il taxi rimpiazzato poi dal passaggio di una collega.

Dopodiché, approfittando finalmente di una serata quasi senza pioggia (e addirittura oggi abbiamo avuto anche qualche ora di sole), sono andato a provare un ristorante diverso da quello un po' tristanzuolo dell'albergo.

Non che abbia fatto un grande sforzo, visto che il ristorante si trova dietro l'angolo. Cornelis Z si chiama. E me l'ha consigliato la collega del passaggio.

Approccio un po' internazional-fighetto con orientamento italo-ispanico-nipponico-neerlandese. Però devo dire che l'insalata con gamberoni, gamberetti, salmone e pesce di giornata non era malaccio. Anche se il salmone marinato lo preferisco di gran lunga senza erbette.
A proposito, il ristorante non era nell'edificio con ciminiere delle foto. Lì c'è un albergo e quello è l'edificio ristrutturato di una vecchia fabbrica di intonaci.

Il rastrellamento degli ebrei romani

Settant'anni fa, il 16 ottobre 1943, nonostante il pagamento dei 50 Kg d'oro richiesti da Herbert Kappler in cambio della non deportazione, 1.024 ebrei romani vennero deportati verso Auschwitz. Dopo un viaggio di quattro giorni in un treno composto da 18 carri bestiame, narrato da Primo Levi nel suo libro "Se questo è un uomo", gli sventurati giunsero a destinazione. Lì le SS dichiararono abili al lavoro 149 uomini e 47 donne e mandarono immediatamente tutti gli altri alle camere a gas. I cadaveri furono quindi lavati con un getto d’acqua, privati dei denti d’oro e bruciati nei forni crematori. Solo 15 uomini e una donna tornarono a casa.

Interessante può essere anche andare a riguardarsi la storia della condanna e della fuga di Kappler.


lunedì, ottobre 14, 2013

Viaggio in Olanda: l'efficienza

Al prossimo che mi viene a parlare di efficienza nordica gli sputo in un occhio.
Ho insegnato lo stesso corso due volte in Italia e sia questa volata che allora ho mandato la stessa lista di prerequisiti per l'aula. Con la differenza che in Italia ho trovato tutto predisposto nei minimi dettagli. Qui, invece, nonostante mi avessero scritto: "Non ti preoccupare, la logistica è nelle ottime mani del nostro 'Hospitality team'", mi sono ritrovato con più di metà dei prerequisiti disattesi e ho dovuto impiegare qualche ora per riuscire ad arginare le falle.

A proposito, ho scoperto che il materiale che ricopre i tetti di alcune case è costituito da canne. E quel tipo di tetti si chiamano Rietdekken. Si trovano anche diversi video che mostrano come vengono costruiti.
A proposito bis, mi hanno detto che nella sola giornata di ieri è caduta tanta pioggia quanta ne cade mediamente in un mese. E oggi continua a piovere, anche se molto meno di ieri. Pioggerellina. Ed è interessante che il tassista che mi ha riportato in albergo mi ha detto: "Ah, finalmente un po' di tempo buono".
Beh, allora io vado a godermi quest'unica serata di tempo buono della settimana prima che mi chiudano le cucine e ricominci a piovere più forte.

domenica, ottobre 13, 2013

Viaggio Olanda: partenza

Il viaggio comincia con un'avvincente discussione sulla numerazione civica del nuovo quartiere con la tassista bionda. Sono ormai quasi quindici anni che i tassisti di questa piccola impresa a conduzione familiare accompagnano le partenze e i rientri dei miei viaggi di lavoro.
Il percorso è illuminato dai deboli raggi di sole che filtrano attraverso una nebbiolina alta in lento diradamento. E strada facendo essi si trasformano in un più deciso irraggiamento di metà ottobre che risalta quell'inizio di colorazione autunnale della vegetazione, a tratti folta, delimitante i bordi delle locali autostrade. Colorazione che, una volta raggiunto il suo apice, conferisce ai panorami delle vallate circostanti quel tipico aspetto di cartolina "Saluti dalla Odenwald".
Le previsioni mi dicono invece che al mio arrivo troverò tempo grigio e piovoso. Questo è uno dei pochi casi in cui spero nella fallacia dei modelli matematici usati per le previsioni.

Segnali dell'esattezza della previsione giungono invece già dall'annuncio del comandante dell'aereo: pioggia e forti venti; e poi anche dai più tangibili scossoni, man mano che ci avviciniamo alla meta, che vanno in crescendo e rendono l'atterraggio il più movimentato che io abbia mai vissuto.
Pioggia battente e vento impetuoso accompagnano i quaranta minuti di viaggio in taxi con un tassista afgano non molto loquace. E i colori della vegetazione sono inaspettatamente più verdi rispetto al posto che ho lasciato. Ma forse anche perché la vegetazione di qui è diversa. Altra differenza, che salta subito agli occhi, del paesaggio peri-autostradale è la presenza di bestiame bovino, ma soprattutto ovino; quest'ultimo quasi totalmente assente dai luoghi della mia partenza.
Usciti dall'autostrada le differenze si amplificano. E giunti a Huizen la prima cosa che mi colpisce sono i tetti delle case. Alcuni con tegole ma molto spioventi e altri in muratura... oppure sono ricoperti di da altro materiale? Il taxi è troppo veloce e non riesco a guardar bene. Dovrò appurare e fotografare.

L'albergo è vicinissimo al porticciolo. E questa è la vista dalla mia finestra con infisso chiuso ...

...e aperto.
Peccato per il tempo, altrimenti sarei andato a farmi una bella passeggiata. Non avrei ma pensato di dover rimpiangere il tempo tedesco.
Ah, il ristorante apre alle 17:30 e chiude alle 21:30. Dovrò quindi affrettarmi per evitare spiacevoli conseguenze.

venerdì, ottobre 11, 2013

mercoledì, ottobre 09, 2013

Nomadi



Non dire niente
fra un minuto il giorno nascerà
e l'uomo che io ero morirà.

Amica mia
questa casa non è casa mia
col primo vento caldo me ne andrò.

martedì, ottobre 08, 2013

Vampiri

È notte e per le strade deserte del mio paese incontro mia cugina.

- Mi sono comprata un vampiro mi dice. - Vuoi vederlo? È una ficata.

La seguo attraverso la strada che porta al cimitero pensando che si tratti dell’acquisto di un pipistrello. Ci fermiamo in un casale di campagna. Lì lei apre una porta da cui esce una figura umana. Cerco di allontanarmi ma quella mi segue. Alla fine le sferro un calcio. E sento Zucchero lamentarsi. Fu il preludio di una notte insonne.