mercoledì, giugno 23, 2021

Recensioni a "Il volo delle chimere"

Pagina Amazon delle Chimere

23 giugno 2021
Fa piacere ricevere recensioni anche a distanza di tre anni dalla pubblicazione. L’amica Elisabetta mi scrive:
... volevo dirti che, dopo anni di studi per concorsi vari che, uniti al lavoro ed alla famiglia, non mi hanno permesso di leggere come avrei voluto, ho ripreso da ieri con il tuo "volo delle chimere". Sto a metà e mi sta suscitando un misto di curiosità, stupore e commozione incredibili! Non ti dico che devo trattenere spesso le lacrime e che a volte non ci riesco nemmeno, perché ripenso a quello che è stato. Non so quanto possa valere, ma sono affascinata dal tuo modo di scrivere e di raccontare le emozioni.

21 ottobre 2018
Adriana P. ha scritto la seguente recensione.
Il volo delle chimere è un libro scritto con molta delicatezza su un argomento che potrebbe facilmente scadere nel patetico. Invece è un libro scritto molto bene e che vale la pena di leggere. L‘ho letto tutto d‘un fiato, con piacere e commozione.


27 settembre 2018
Roberto, architetto, ha scritto la seguente recensione.
Cosa aspettate ad ordinarlo?
Ho letto con piacere una storia sicuramente vera ed appassionante. Due cervelli in fuga da una realtà che li respinge si trovano ad affrontare storie complicate. Ben scritto, soprattutto la storia di Fosco Ubaldini...

18 settembre 2018
Paola S. ha scritto la seguente recensione.
"Due storie delicate, profonde, toccanti. Le vite di due persone qualunque "sballottate" dagli eventi, che vivono ansie, angoscie, effimere gioie e subitanei ripensamenti ma che nella scienza ritrovano conforto e salvezza. Due storie "vere" anche se romanzate. Dipingono da un lato il mondo competitivo e spesso spietato della ricerca scientifica, dall'altro il travaglio di chi si trova in pericolo di vita ed è assalito da ogni sorta di sofferenza e di dubbio ma che comunque non molla. Per ragioni personali mi è stato facile immedesimarmi nella storia di Fosco e Sara per i quali non si può non tifare dall'inizio alla fine. Ma mi è piaciuto anche l'intento di rendere concreto, vivo, reale, chi troppo spesso appare molto distante da noi: gli uomini e le donne che si occupano di scienza. Piacevole lo stile dei due autori, leggero e scorrevole nonostante i temi trattati."

15 settembre 2018
Luca, dirigente biologo, ha scritto questa recensione.

"Per una volta uso Facebook non per parlare di Roma, ma per parlare di una persona a me cara con cui mi sono trovato a interagire diversi anni fa. Una persona che ha combattuto la leucemia ed ha vinto la sua battaglia per la vita. Io ho avuto una parte marginale nella sua vita e durante la sua lotta per la vita. Ci siamo ritrovati anni dopo. Mi ha cercato, mi ha trovato e mi ha fatto dono di parole bellissime. Flavio ha scritto un libro, il volo delle chimere, attraverso il quale racconta la sua malattia. Non è un inno alla sofferenza, bensì un inno alla vita. È una delle tante storie, poco conosciute, degli Eroi (la E maiuscola è d'obbligo) silenziosi e discreti che ci circondano e che non fanno notizia. Mi permetto di consigliarne la lettura. È scritto in maniera mirabile e non annoia mai. Lo trovate su Amazon. Colgo l'occasione per ringraziare Flavio per avermi riservato un posto nel suo libro. Non lo merito, ma il solo fatto di avermi "nascosto" in qualche riga, mi fa amare un lavoro a volte difficile e soprattutto mi dà la misura del vero senso della vita, quando a volte mi sembra di perderlo. Grazie di cuore, Flavio."

21 agosto 2018
Maurizio mi manda questo commento.

"Complimenti davvero! Diversi momenti di commozione, qualche lacrimuccia e qualche risata improvvisa anche se, vista la situazione, c'era poco da ridere...ma sono state risate proprio spontanee! Un libro che mi ha emozionato e coinvolto molto...finito in tre giorni!"

6 agosto 2018 
Dora Conte mi manda questa foto con il seguente commento.

È un libro Bellissimo. Due storie che si alternano portandovi a leggere senza sosta per scoprire le vicende dei due protagonisti: Fosco - costretto suo malgrado a combattere contro una leucemia in un paese straniero - e Linda - giovane ricercatrice che si trasferisce all'estero, in un centro di ricerca di eccellenza, costretta a misurarsi con un'ambiente inaspettamente ostile.

Ricerca e malattia, due facce della stessa medaglia che il lettore, grazie ad una narrazione coinvolgente e ricca di descrizioni, ha l'opportunità di conoscere con continui spunti di riflessione che non possono che aiutarci ad affrontare meglio la vita quotidiana. Veramente complimenti agli autori.....

2 agosto 2018
Marcella Palmieri mi manda questa foto con il seguente commento.

"Il silenzio di questa valle ha accompagnato la lettura, già di per sé piacevole, di questo libro. Si dice che " ogni uomo è capace di consolare un dolore che non gli appartiene" ma, andando avanti con la lettura, pagina dopo pagina, una sincera empatia ti cattura.
Da un senso di sconforto iniziale, che lascia in bocca il sapore della paura, si passa al coraggio, alla forza data dai legami familiari e dagli amici, alla speranza che ci dona la medicina, al senso di appartenenza alle proprie origini e, per ultimo ma fondamentale, al nobile atto della donazione.
Linda e Fosco coinvolgono con le loro storie, in un altanelante turbine di emozioni, ma è il personaggio di Sara che ha destato in me la più alta stima ed ammirazione.
Perché consiglio la lettura di questo libro?
Perché ti cambia il modo di vedere le cose. — emozionata "

21 luglio 2018
Stefania Buoni condivideno il post di COMIP - Figli Di Genitori Con Un Disturbo Mentale, che riporto di seguito, ha scritto - Un romanzo che mi ha toccato moltissimo e mi ha trasmesso tanta forza e voglia di vivere

A volte le battaglie per la vita assumono forme diverse e può capitare di cogliere, nelle differenze, dei sentimenti e degli aspetti comuni che ci avvicinano, inaspettatamente.
È la forza dei #sopravvissuti ad una qualsiasi avversità che ci colpisce e ci modifica, stabilendo un prima e un dopo, costringendoci a rimodellare le nostre credenze e la nostra attitudine alla vita, a scoprire i nostri punti deboli e a tirar fuori risorse inaspettate.

Oggi vogliamo dedicarvi queste bellissime parole di Dioniso Dionisi #FlavioUbaldini, nostro amico e sostenitore, tratte dal romanzo scritto insieme a #SpartacoMencaroni e pubblicato da Scienza Express, dal titolo Il volo delle chimere. Frutto di un'esperienza apparentemente lontana dalla nostra, ma invece vicinissima nello scoprirci splendide e coraggiose fenici che risorgono dalle proprie ceneri e rinascono a nuova vita.



10 luglio 2018 
Oggi è comparsa una nuova gradita recensione. L'ha scritta Elisa Di Palma.

"Non mi capitava da tempo di iniziare e finire un libro in meno di 72 ore...... Travolgente, ti spinge a leggere, ti trascina nella trama, ti emoziona.. Non nascondo che qualche lacrima ribelle è scesa, bagnando un po’ di pagine.."




3 luglio 2018 
L'amica Giovanna ha già finito il libro e ha scritto una recensione molto bella.

"Uno di quei libri che, finito di leggere, tengo ancora per qualche giorno vicino, sul comodino. Mi succede così quando un libro mi appassiona, mi commuove, mi impressiona. E le storie di Fosco e Linda lo hanno fatto. Storie diverse ma simili i protagonisti, entrambi forti ma fragili, combattenti ma pieni di dubbi, alla ricerca di spiegazioni, di conferme, di rapporti umani, di empatie... Alla fine ritrovano se stessi, in maniera molto diversa, ma è un ritrovarsi. Cambiati dalle loro esperienze anche molto dolorose, ma arricchiti.
E, come succede in ogni libro coinvolgente, il lettore ritrova tratti di se stesso. E anche lui ne esce arricchito.
È un libro di sentimenti e di valori umani ma anche interessantissimo dal punto di vista scientifico. Oh, io sono andata a rivedermi un po' di biochimica, rinfrescata l'emopoiesi, i neurotrasmettitori, quella fenilalanina precursore della dopamina... e la genetica: quel nefasto cromosoma Philadelphia!
In conclusione, si può perdere questo libro? Grazie, autori!"

2 luglio 2018
L'amica Giovanna Arcadu mi ha scritto:

"Arrivato e leggo. Da subito catturata. Dopo qualche pagina sono andata a vedere in fondo al libro, avevo intuito bene e: commossa, emozionata.
Flavio, sei straordinario! Ci regali una bella lezione di vita. Bravissimi gli autori. Continuo a godermi le due coinvolgenti storie di Fosco e Linda... Grazie, Flavio"


25 giugno 2018
Stefania Paris ha scritto la seguente recensione.

"Ho iniziato la lettura di questo libro con l'idea di scoprire un mondo a me distante.
Ed invece ho ritrovato me,
la mia ribellione,
il mio cambiamento
la mia paura del giudizio,
il mio coraggio di ascoltarsi.

È stata una condivisione di emozioni. Grazie!!!"


22 giugno 2018
Dall'amico Marcello Ferrante ricevo foto e commento. Forse l'amicizia che ci lega rende Marcello molto generoso nel suo giudizio. Ad ogni modo, ricevere un commento del genere non può che farmi un immenso piacere.

"Il volo delle chimere, dal mio punto di vista di lettore inesperto, è un vero e proprio capolavoro. Quando non vedi l'ora di prendere il libro e speri che non finisca mai significa che ha catturato totalmente la tua attenzione. Leggendolo ho provato emozioni, mi ha insegnato molto e soprattutto mi ha dato spunti interessanti da approfondire. Mai banale, mai noioso e ottimamente romanzato. Naturalmente lo consiglio a tutti gli amanti della lettura. Finisco con il complimentarmi e con la sicurezza che avrà un grande successo."

martedì, giugno 01, 2021

Il gatto Achille e la tartaruga Hermes (seconda parte)

Propongo la seconda parte del capitolo Il gatto Achille e la tartaruga Hermes, che fa parte del progetto descritto in Zenone, Achille, la tartaruga e… Pitagora

...
«Allora… Significa che il movimento è davvero un’illusione?», chiese Zenone.
«A meno che…», aggiunse Apollonia dopo averci riflettuto. «Il ragionamento sbagliato non sia proprio nella suddivisione dello spazio e del tempo».
«Ma se funziona nell’esperimento mentale perché non dovrebbe funzionare nella realtà?».

«Beh…», fece lei. «L’esperimento mentale funziona attraverso una divisione numerica che va avanti illimitatamente. Ora, io ho imparato dai pitagorici che i numeri aiutano a interpretare la realtà. Ma…», continuò la ragazza sempre più immersa nelle sue speculazioni, «c’è anche il precedente che citavo prima. Ippaso scoprì un oggetto a cui non corrisponde nessun numero. Scoprì una corda che non può essere misurata e che quindi emette un suono senza numero». Zenone la fissava ammirato. Nel frattempo avevano raggiunto la scuola e Zenone salutò degli allievi che ciondolavano davanti all’ingresso. Alcuni di loro guardarono la coppia con una certa curiosità. «Questo ci insegna che», riprese Apollonia ignorandoli, «sebbene i numeri siano un ottimo strumento per indagare la realtà, esistono aspetti di questa a cui non corrispondono numeri e, similmente, potrebbero esistere fenomeni immaginabili attraverso i numeri ma senza riscontro nel mondo reale».

«Vorresti dire che…».
«…che forse non si può andare avanti illimitatamente nella frammentazione dello spazio e del tempo. Se lo si può immaginare attraverso i numeri deve essere necessariamente vero anche nella realtà?».
«Uhm…», fece Zenone. «Quindi potrebbe esserci un limite? Un’unità elementare di spazio e un’unità elementare di tempo che non sarebbero divisibili ulteriormente?».
«Potrebbe essere così. Oppure una tale unità indivisibile potrebbe esistere solo per lo spazio o solo per il tempo».
«Hai un’intelligenza insuperabile!», fece Zenone col fiato corto mentre attraversavano uno spazio angusto tra due edifici. «No, mi correggo. La tua intelligenza è superata solo dalla tua bellezza».
«Smettila!», ridacchiò lei. «Non sono bella!».
«Lo sei!», protestò lui prendendola per mano. «E l’intelligenza ti rende ancora più bella», continuò avvicinandola a sé.

I due giovani si fissarono intensamente per alcuni istanti. Poi i volti cominciarono a cedere alla forza di attrazione reciproca. E il bacio li proiettò di nuovo in quel meraviglioso mondo parallelo in cui esistevano solo loro.

mercoledì, marzo 31, 2021

Che cos’è per me la matematica (una visione strettamente personale dettata dal tema del carnevale della matematica di Aprile: "orgoglio matematico")

Passione
Una passione nata quasi per caso. Negli anni delle scuole superiori, nonostante l’indirizzo scelto, mi accorsi di una mia scarsa predisposizione per le materie applicative. Ero invece molto attratto dalle questioni più teoriche dell’ambito scientifico. All’inizio propendevo per la fisica, ma capii che i laboratori non avrebbero fatto per me. Era attratto dal rigore e dalla logica dei mondi matematici in cui tutto sembrava funzionare alla perfezione e in cui immaginazione, creatività e rigore si fondevano meravigliosamente.

Strumento utile per il mio lavoro

Sebbene le mie competenze matematiche vengano usate solo in minima parte in modo diretto nel mio lavoro, sicuramente la forma mentis matematica mi ha aiutato molto ad acquisire una struttura logica per la risoluzione dei problemi: attività principale dei due gruppi che dirigo.


Divertimento

Vedo la creatività come una delle forme più alte di divertimento. È abbastanza ovvio capire come si possa essere creativi con la musica, l’altra mia passione. Ma come si può essere creativi con la matematica? In una moltitudine di modi. Ad esempio, attraverso l’esplorazione mentale dei suoi fantastici mondi. Con la giusta combinazione di abilità e di fortuna ci si potrebbe ritrovare anche su sentieri inesplorati. Oppure attraverso la ricerca di connessioni con altre strutture e altre realtà. Come, ad esempio, la relazione tra matematica e musica. O, ancora, scrivendo storie che parlano di matematica.


Dilettantismo 

Non pratico la matematica – e neppure la musica – per professione, ma entrambe hanno contribuito a rendere la mia vita più interessante e ricca di incontri, relazioni, studio e ricerche.

L’essere un dilettante implica anche una certa ingenuità nel relazionarsi alla materia. È un limite. Ma forse, senza quell’incoscienza dell’ingenuo, non mi sarei spinto a dilettarmi nella divulgazione in ambito matematico. Anche se qualcuno potrebbe obiettare che forse sarebbe stato meglio non averla avuta quella spinta. :-)


Strumento che aiuta a comprendere la realtà che mi circonda

Galileo Galilei ha intuito che l’universo “è scritto in lingua matematica”. Ma già i pitagorici, più di 2000 anni prima, avevano avuto un’intuizione simile.

La matematica mi ha aiutato a ragionare in modo più rigoroso, a districarmi meglio tra fatti e pseudo-fatti. Ma anche ad avere competenze apparentemente banali, ma purtroppo ancora non sufficientemente diffuse, come interpretare i grafici, avere un’idea delle quantità e delle proporzioni in fenomeni che vanno dalla scienza all’economia, dalla musica alla finanza, dal gioco alle pandemie.


Amore

E poi, dulcis in fundo, è grazie allo studio della matematica che ho incontrato mia moglie. 

lunedì, marzo 29, 2021

Vaccini Covid-19: l'esempio della regione Lazio

Finora in famiglia abbiamo preso cinque appuntamenti per il vaccino sul sito della regione Lazio. In tutti i casi abbiamo trovato un appuntamento al primo tentativo.
Sul sito di qui bisogna prima registrarsi per ottenere un codice. E poi impegnarsi in giornate di click compulsivi per poter oltrepassare la pagina, che altri chiamano "porta della legge", con il messaggio:
"Derzeit stehen leider keine Termine zur Verfügung."


martedì, marzo 16, 2021

La sospensione del vaccino AstraZeneca in Europa

In questi giorni mi è capitato di sentire la frase: vaglielo a dire a alle mogli e ai figli di chi è morto dopo essere stato vaccinato che una relazione causa-effetto non è stata dimostrata!

A causa dell’annullamento degli appuntamenti per la vaccinazione, come è capitato per l'appuntamento che avevo fissato per oggi, probabilmente ci saranno delle persone che si infetteranno, e che non si sarebbero infettate se fossero state vaccinate. Probabilmente una percentuale di queste morirà.

Sarà interessante allora capire quanti saranno stati i veri morti causati dal vaccino e quelli causati della mancanza di vaccino.
Forse tra qualche mese leggeremo i risultati di un qualche studio che cercherà di stimare questi numeri.
E chi glielo andrà a dire alle mogli e ai figli di chi è morto per non essere stato vaccinato?

giovedì, marzo 11, 2021

Vaccino Covid-19

La scorsa settimana ho fatto salti di gioia quando sono riuscito a prendere i due appuntamenti per il vaccino. E ieri sono riuscito a ottenere anche il certificato necessario e delle informazioni che dovrebbero essermi utili a far accrescere l'efficacia.

Sono grato a tutto il sistema che è riuscito a rendere disponibili i vaccini a un solo anno dall'inizio della pandemia: dalla ricerca, alla produzione, fino all'infrastruttura di regole e logistica per la distribuzione.

venerdì, marzo 05, 2021

CCCP e C.S.I. a Sanremo

Chi lo avrebbe mai detto che le canzoni di uno dei gruppi preferiti della mia tarda adolescenza sarebbero finite a Sanremo?

    
Mi sono davvero sorpreso quando ho sentito prima i Måneskin e Manuel Agnelli intonare “Amandoti” (versione originale - versione 2021), scritta nel 1987 da Giovanni Lindo Ferretti con musica di Massimo Zamboni; e poi Max Gazzé e Daniele Silvestri cantare “Del mondo” (versione originale - versione 2021)

A proposito, pure a qualcun altro viene la gastrite quando sente pronunciare venti-ventuno l'ano 2021?

A Sanremo un omaggio ai Cccp e ai Csi nella terza serata

mercoledì, febbraio 17, 2021

Draghi: doloroso notare come il giudizio degli altri sul nostro Paese sia migliore del nostro

Condivido parola per parola questo brano del discorso di Draghi per la fiducia al senato. Da anni mi sto sgolando a ripetere concetti simili in #italicomasochismo #italoborboforesi.

“Siamo una grande potenza economica e culturale. Mi sono sempre stupito e un po' addolorato in questi anni, nel notare come spesso il giudizio degli altri sul nostro Paese sia migliore del nostro. Dobbiamo essere più orgogliosi, più giusti e più generosi nei confronti del nostro Paese. E riconoscere i tanti primati, la profonda ricchezza del nostro capitale sociale, del nostro volontariato, che altri ci invidiano.” 

“L'inganno di ciò che siamo è nell'oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere.” 




lunedì, dicembre 28, 2020

Le dichiarazioni di Andrea Crisanti sul vaccino COVID19

Non credo che un virologo non potesse non immaginare che sarebbe finita così. E allora perché a novembre ha sentito quell’impellente necessità di rilasciare dichiarazioni che hanno confuso molti cittadini? 

19 novembre 2020: Andrea Crisanti: "Col primo vaccino a gennaio, senza dati, non mi vaccinerei"


Ecco un virgolettato della dichiarazione di Crisanti di novembre:
“Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”.

Mi pare una dichiarazione formalmente corretta da un punto di vista logico ma assolutamente priva di buon senso, perché non si stava parlando dell’Avigan né della clorochina dei complottisti. La dichiarazione riguardava vaccini che stavano seguendo tutte le procedure necessarie per ricevere l’approvazione dagli organi preposti.
Quindi un’implicazione con antecedente vero per definizione perché nessun vaccino può essere somministrato senza essere stato opportunamente testato e senza soddisfare tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Quello di Crisanti è stato quindi un esercizio di stile che ha avuto l’effetto di una dichiarazione ovvia per chi già sapeva come stavano le cose, e, invece, ha confuso la maggior parte dei cittadini che non sanno nulla delle procedure di approvazione dei farmaci.
Ne ho avuto la riprova con un’amica, non negazionista, né antivax, e di istruzione medio-alta, che, dopo aver sentito le dichiarazioni di Crisanti ha cominciato ad avere dubbi se vaccinarsi o meno.

giovedì, dicembre 17, 2020

La metafisica del populismo

Ieri ho finito di leggere Il colibrì. Nei ringraziamenti finali, Sandro Veronesi scrive:
"l’idea del conflitto tra verità e libertà proviene dalla lettura di un formidabile saggio di Rocco Ronchi intitolato Metafisica del populismo, pubblicato sulla rivista “Doppiozero” del 12 novembre 2018. È veramente una lettura illuminante, che tutti dovrebbero fare."

E allora ecco l'articolo illuminante:

Metafisica del populismo

Di cui qui riporto solo la conclusione.

"... Se tale è la metafisica del populismo, bisogna rettificare il giudizio che lo bolla di fascista e razzista. Il suo fascismo non è quello gentiliano dello stato etico ma quello mussoliniano del “me ne frego”. Il suo razzismo non è quello codificato, ideologico e, in un certo senso, ammantato da una pretesa cornice teorica del Mein Kampf, ma quello per così dire “estetico” del “non mi piacciono i negri, gli zingari, i froci ecc.”. Contro questo fascismo e contro questorazzismo sono però inefficaci gli appelli alla libertà razionale, alla terzietà del giudizio, al tribunale della ragione critica. La grande onda della cultura postmoderna ha contribuito a metterne in questioni i fondamenti. Lo ha fatto con le migliori intenzioni, credendo di assicurare all'umanità un futuro di libertà, ma il risultato è stato quello di dare armi teoriche al nemico. A forza di sospettare della verità, della verità non ne è infatti più nulla e a dominare la scena è ormai solo il diritto assoluto dell'uomo del sottosuolo a insorgere contro ogni verità. Per poter essere combattuta su tutti i campi (sociale, politico, istituzionale, giuridico, pedagogico), la battaglia antifascista deve perciò ritornare sul terreno metafisico nel quale si è generata la concezione moderna della libertà nella sua doppia versione, intellettuale ed esistenziale, libertà per la necessità e libertà dalla necessità. Come pensare, come praticare, come sperimentare “qui e ora”, in queste situazioni determinate, una libertà del terzo genere, una libertà che sia finalmente “reale” e non immaginaria come lo è quella dell'anarca populista?"

giovedì, dicembre 10, 2020

Un valida alternativa ad Amazon per sostenere le librerie sul territorio

Rilancio l'informazione su questa ottima alternativa ad Amazon.

"Mai come in questo periodo è importante sostenere le attività di quartiere e fare i propri acquisti nella libreria vicino a casa. Ecco perché esiste GoodBook, il primo portale delle librerie indipendenti italiane, che ti permette di sfruttare la comodità del web senza rinunciare al rapporto con il tuo libraio di fiducia

Come funziona? E' semplice:
ordina online sul sito GoodBook 
ritira e paga nella libreria che hai selezionato (senza spese di spedizione!)

Qui troverete anche un video esplicativo:
Cos'è GoodBook.it?

E se vi è risulta scomodo andare fisicamente nel punto vendita, allora potete usare Bookdealer, la prima piattaforma di e-commerce in Italia a sostenere attivamente le librerie indipendenti.
"Le librerie sono presidi culturali essenziali per il nostro Paese e rappresentano un punto di riferimento insostituibile per il luogo in cui si trovano. Ma non sempre è possibile o agevole recarsi fisicamente nel punto vendita. Oggi che un numero sempre maggiore di persone sceglie di acquistare libri sul web, Bookdealer rappresenta una valida alternativa ai grandi store online". 

Come funziona?
1. Seleziona il LIBRO e mettilo nel carrello

2. Seleziona la LIBRERIA da cui vuoi acquistare

3. Consulta i TEMPI DI CONSEGNA a domicilio riportati sotto il nome della libreria o usufruisci della consegna tramite corriere

sabato, novembre 07, 2020

Rapporti tra Stato e Regioni ai tempi del Coronavirus

– Il governo decide tutto senza sentire le voci del territorio!
– Va bene, allora definite voi i parametri per decidere come e quando chiudere.
– Il governo non si vuole prendere la responsabilità! Sono loro a dover decidere quando chiudere!
– Va bene. Allora, ecco i parametri ed ecco le regole per gestire le varie situazioni in cui si trovano le regioni secondo i numeri che ci avete forniti.
– Il governo decide tutto senza sentire le voci del territorio! Dittatori liberticidi!
<da capo ad libitum>

sabato, ottobre 31, 2020

Carlo Rovelli su scienza, opinioni politiche e pandemia di COVID-19

Di recente ho sentito più di un amico dirsi deluso dalle risposte confuse provenienti dall'ambito scientifico sui temi relativi alla  pandemia.
Credo che questa breve intervista a Carlo Rovelli - "La scienza procede per errori, accettiamone i limiti" - fornisca risposte chiare.

La considerazione più interessante mi pare questa:

Purtroppo tra i due ambiti (scienza e opinioni politiche) si fa ancora troppa confusione. Come nel caso del lockdown. “La scienza ci dice, per esempio, che data la conoscenza attuale che abbiamo, aprire le scuole, tenere aperti i bar, oppure non fare un lockdown, porterà con tale e tale probabilità e con tale e tale incertezza un numero di morti addizionali - afferma Rovelli -. D’altra parte sappiamo anche che non aprire le scuole, chiudere i bar, andare in lockdown, comporta perdita di ricchezza da parte di alcune persone, un danno per i ragazzi, eccetera. Dunque la decisione se dare più importanza ai morti oppure alla ricchezza è una decisione politica, non scientifica”.

Lo scienziato, in quanto tale, dovrebbe rimanere fermo sui dati empirici che ha e non sbilanciarsi a dare una sua visione: “Fare o non fare un lockdown è una decisione molto difficile che ovviamente ci divide, perché abbiamo interessi particolari divergenti e scale di valori diverse. Gli ‘scienziati’ che dicono ‘in fondo è una malattia come un’altra’, così come gli altri che dicono che ‘la situazione è gravissima’, non stanno parlando di scienza: stanno parlando della loro scala di valori, o focalizzandosi sugli interessi degli uni o degli altri: per alcuni, dei morti in più non è così grave, per altri lo è. Per alcuni, se qualcuno si impoverisce un po’ non è così grave, per altri lo è”.

domenica, ottobre 25, 2020

Integrazione e interazione

Ascoltando la punta odierna di Uomini e profeti mi è tornata in mente una discussione sui temi "integrazione e interazione" che avevo ascoltato e su cui pensavo di aver scritto una riflessione. Ma non l'ho ritrovata.. 

Ad ogni modo, sono rimasto ammirato dalla profondità di pensiero di Ahmed Bah (se non ho capito male il suo nome), attore, scrittore e musicista senegalese appartenente alla confraternita della Muridiyya, di cui non sapevo nulla. 

sabato, ottobre 17, 2020

Luke Leitch: Io, inglese, vi dico: l’Italia ci sta dando una lezione di serietà. E libertà

Condivido delle citazioni dall'articolo «Io, inglese, vi dico: sul Covid l’Italia ci sta dando una lezione di serietà. E libertà» di Luke Leitch, giornalista anglo-australiano. Siamo di nuovo in tema di discussioni sull'italicomasochismo.

"...come anglo-australiano che divide il suo tempo tra Londra e Milano (sono arrivato in Italia per lavoro e ci sono rimasto per amore), resto perennemente sbalordito dalla distanza che intercorre tra la percezione che si ha all’estero dell’Italia e degli italiani e la mia esperienza di vita qui.

Lo scorso marzo, il New York Times si chiedeva, con grande supponenza, se l’Italia sarebbe stata capace di aderire alla quarantena, proprio per quella storica propensione degli italiani alla furbizia che li rende così abili nell’aggirare le leggi. ... Ma a marzo l’Italia aveva già cominciato a prendere molto sul serio la minaccia del Covid-19. A Linate, il controllo della temperatura era iniziato addirittura a febbraio e quando ho fatto ritorno a Londra, ai primi di marzo, quasi tutti i miei amici si erano già messi la mascherina e si davano da fare per provvedere all’isolamento dei parenti anziani. Anzi, mi sono affrettato a spedire per posta alcuni pacchi di mascherine in Italia, perché a Londra non le comprava nessuno, mentre a Milano erano ormai introvabili. Ma era solo quello che avevo visto con i miei occhi e ascoltato con le mie orecchie, come potevo giudicare?

Le settimane successive, quelle della terribile prima ondata, hanno dimostrato che, come sempre, la verità si trova a metà strada tra quello che credi di sapere e quello che gli altri credono di sapere. Certo, c’erano quei video divertentissimi su YouTube, quasi delle gag, con i sindaci delle piccole città di provincia che andavano a rimproverare di persona i cretini che preferivano la spiaggia alla quarantena. Eppure si avvertiva un senso fortissimo di determinazione e di unità nazionale persino in quei giorni bui, quando venivano ignorate le richieste di dispositivi di protezione, lanciate dall’Italia ai paesi europei non ancora toccati dal virus, quando le strade di Milano riecheggiavano del lamento delle sirene e la tragedia di Bergamo sembrava inarrestabile.

...

so benissimo che l’Italia non è un Paese perfetto, che si tratti di arginare il virus o affrontare qualsiasi altro intervento, ma posso testimoniare personalmente della vigilanza e della serietà che ho trovato in questo Paese e che mi fa sentire molto più «libero», rispetto alla mancanza di vigilanza e di serietà che ho riscontrato nel Regno Unito.

Forse Boris Johnson ha ragione su una cosa: essendo britannico anch’io, il senso di libertà è ciò che apprezzo maggiormente — ma la libertà che nasce dalla serietà, dalla risolutezza e dalla precisa valutazione del rischio e che c'è in Italia in questo momento."

domenica, ottobre 11, 2020

C’è un ritardo italiano sui tamponi rispetto agli altri grandi paesi occidentali?

Negli ultimi giorni ho sentito parlare molto del forte ritardo italiano sui tamponi rispetto agli altri grandi paesi occidentali. Ma non mi pare però che i numeri mostrino una situazione di drammatico ritardo. Certo, poi c’è il discorso di un sistema che sta lavorando a ritmi quasi insostenibili. Ma siamo sicuri che lo stesso non avvenga anche altrove?

“L’Italia fa meno tamponi rispetto ad altre nazioni con un’epidemia rampante. Con una media di 120mila test al giorno circa, siamo a 2 ogni mille abitanti. Francia e Stati Uniti sono a 124mila e 950mila (2,1 ogni mille abitanti), la Gran Bretagna a 225mila (3,3 ogni mille). Ma questo si spiega anche con un numero di contagi più basso. La Germania, che ha un numero di positivi paragonabile al nostro, fa circa 130mila tamponi al giorno (1,8 ogni mille)…”

Da Tamponi, il grande affanno ecco perché l’Italia insegue

giovedì, settembre 24, 2020

Adriano Banchieri e il Contrappunto bestiale alla mente

Avendo appena ascoltato il Contrappunto bestiale alla mente nella puntata di Wikimusic su Adriano Banchieri non posso esimermi dal proporre questo godibilissimo brano:

Contrappunto bestiale alla mente

Tra l'altro ho scoperto che molto del lavoro del Banchieri, musicista, compositore, poeta e monaco italiano del Rinascimento, non è stato ancora studiato in modo soddisfacente. 

sabato, settembre 12, 2020

Alessandro Barbero - L'italoborboforesi e le cause degli eventi storici - Conversazione sui nostri giorni

In diverse occasioni ho parlato dell'italoborboforesi (parlare di un fatto negativo avvenuto in Italia e commentarlo con la frase: “Solo in Italia!”; o viceversa).

Oggi, ascoltando l'interessantissima Conversazione sui nostri giorni tra Alessandro BarberoMarco Damilano, ho sentito una considerazione su questo tema. La riporto di seguito. 

“– In Italia ci sarà sempre più che in altri paesi il gusto di dire che viviamo in un paese tremendo, peggiore di tutti gli altri. Questa è una delle caratteristiche che accomuna tutti gli italiani.
– «In nessun altro paese al mondo sarebbe stato possibile che…» e poi si completa la frase con la notizia del giorno.
– Salvo poi scoprire che anche in Francia non hanno le mascherine, che anche in Inghilterra hanno smesso di spendere per gli ospedali, e così via. Ma noi italiani godiamo veramente nel pensare di essere i peggiori. Questo fa parte del carattere nazionale.

Riporto anche interessanti considerazioni sulle le cause degli eventi storici


– Una tendenza degli storici è di mettere in ordine le cose. Ci sono le cause, poi c’è un evento e poi ci sono le conseguenze. Come se fosse un flusso molto ordinato, molto razionale, molto logico. Poi, in realtà, ci sono delle strozzature, delle imprevedibilità.
Il COVID-19 appartiene a queste imprevedibilità?
– Ma, per gli storici del futuro il lavoro sarà abbastanza facile.

Io, da storico, comincio ad averne abbastanza di questa nostra compulsione a cercare le cause delle cose. Perché tu ricostruisci degli avvenimenti ed è già tanto se riesci a capire come si sono svolti, che cosa è successo. E poi le persone vogliono sapere: perché? E i perché sono difficili da ricostruire e sono sempre provvisori. Ad esempio, nella discussione sulle cause della guerra civile americana si è detto che le cause fossero da ricercare nel fatto che si voleva abolire la schiavitù. Poi per trent’anni si è detto: no non è vero niente; sono gli Stati del sud che hanno un’economia in conflitto con quelli del Nord. Poi si torna a dire: no abbiamo capito che era davvero la schiavitù il problema.
Tutto questo è interessante perché è un esercizio continuo di scavo, di approfondimento e di argomentazione. Ma sono sempre operazioni un po’ artificiali perché mettono ordine nella realtà quando la realtà ordinata non è. La storia è esattamente come le nostre vite: un caos di cose che si sovrappongono, che si contraddicono, di casualità, di azioni altrui. Metterci ordine significa capire, ma significa anche falsificarle un pochino.

...

Quando un evento storico è accaduto, proprio per questa nostra compulsione di trovare le cause, ci precipitiamo alla ricerca dei segni premonitori e, regolarmente, li troviamo.
Io stesso ho scritto che la catastrofe di Adrianopoli è legata alla corruzione del sistema romano nel IV secolo. Ma il sistema romano di 300 anni prima era altrettanto corrotto e non è collassato per niente. Anzi ha conquistato il mondo. Quindi io sarei sempre prudente.

sabato, agosto 29, 2020

Francesco Cafiso trio e mOs trio nel chiostro dell’Abbazia di Farfa

Molti ricorderanno Francesco Cafiso perché nel 2004, quando aveva 15 anni, fu ospite d’onore al Festival di Sanremo.

Lo abbiamo ascoltato ieri nel chiostro dell’Abbazia di Farfa. 

Il Cafiso trio è stato preceduto dal mOs trio che ha presentato Metamorfosi, il loro disco d’esordio. Ho trovato i brani, composti dal pianista Giuseppe Santelli, musicalmente molto interessanti.

mercoledì, agosto 26, 2020

Cammino delle terre mutate - preludio e primo giorno: Amatrice - Campotosto (21 km)

Lo scorso inverno avevamo programmato di percorrere, a giugno, un tratto di Cammino delle terre mutate ma l'esplosione della pandemia ci ha obbligati a posticipare e ad accorciare l'impresa.
Così giovedì 20 agosto abbiamo preso l'autobus Rieti - Amatrice dopo questo breve esempio di scortesia.

Busso al chiosco del personale. – Scusate. Sapete quando parte l’autobus per Amatrice?
Dipendente Cotral – Io ‘n so manco 'ndo sta Amatrice.
Poi, forse dopo aver visto il nostro sguardo perplesso, il dipendente ci spiega che lui solitamente presta servizio a Poggio Mirteto. Magari avrebbe potuto dircelo subito in un tono e con un atteggiamento più cordiali. Ad ogni modo, l'autista, fungendo anche da guida turistica con i suoi commenti e spiegazioni relativi al percorso e al bel paesaggio, compensa ampiamente la sgarbatezza del suo collega.

Scesi al capolinea della frazione di Collemagrone raggiungiamo a piedi il vicino albergo diffuso dove abbiamo prenotato una tripla. La struttura è nuovissima ma il prezzo è comunuqe un po' troppo alto rispetto alla qualità e ai servizi offerti.

Comuque la matriciana che ho mangiato per cena nel loro ristorante è molto buona.





Ci dà la carica giusta per il percorso impervio del giorno successivo, che, con 653 m di dislivello in salita e 267 m di dislivello in discesa ci farà raggiungere Campotosto e il suo bel lago a 1420 m slm. (Ai 16,2 km ufficiali si sono aggiunti i 5 km circa perché partivamo dalla frazione di Collemagrone)

Monte Gorzano: 2458 m s.l.m, la montagna più alta dei Monti della Laga e del Lazio, ci accompagnerà per tutta la prima tappa.


























Lago di Campotosto dove, nel Ristorante serena ho mangiato per la prima volta il Coregone che si è rivelato il migliore pesce di acqua dolce che io abbia assaggiato. Forse per la combinazione di una buona cucina e di una buona qualità del pesce.




martedì, luglio 21, 2020

L'accordo europeo sul Fondo per la ripresa

I Fondi per la ripresa rimangono i 750 miliardi previsti. Di questi, la quota italiana sale da 173 a 209 miliardi, dei quali 81,4 come trasferimenti diretti di bilancio e 127 come prestiti. Mi pare che la negoziazione sia stata condotta molto bene.

Adesso un antieuropeista onesto dovrebbe riconoscere che senza Unione Europea l’economia italiana sarebbe crollata. Il futuro è all’interno dell’UE con politici che sappiano negoziare ma che sappiano anche tenere fede ai patti. Alzare la voce nei modi e nei momenti sbagliati può essere solo controproducente. 
Trovo molto positivo anche il fatto che per la prima volta la Germania sia stata in grado svolgere un ruolo di guida e mediazione.
Ora speriamo che i fondi vengano usati con saggezza.

venerdì, luglio 10, 2020

Arvo Pärt

"Il Miserere, come tante opere successive, è uno di quei lavori in cui Arvo Pärt percorrere la strada della possibile sintesi creativa tra silenzio e morte. Ma con l’intenzione di riaffermare la base spirituale della nostra esistenza. L’essenzialità della sua musica, che contro la volontà del compositore, è stata classificata come minimalismo sacro, ha, in ultima istanza, come obiettivo, quello di inabissarsi nelle radici profonde della musica così come in quelle dell’animo umano. Al fondo quindi vi è una stretta connessione tra la verità della dimensione sacra, la verità della vita e la verità della musica."

Dalla puntata di Giacomo Fronzi per Wikimusic sul Miserere di Arvo Pärt

sabato, luglio 04, 2020

Mendelssohn e il saltarello

“Avreste dovuto vedere come Louise Vernet, figlia del pittore francese Horace Vernet, danzava il saltarello con suo padre. Quando dovette smettere un istante, ella afferrò il grosso tamburo e prese a percuoterlo dando il cambio a noi che non ne potevamo più per la fatica. Avrei voluto essere un pittore. Ne sarebbe venuto fuori un quadro meraviglioso.“

Dalle memorie del viaggio italiano di Felix Mendelssohn Bartholdy. La scena avviene a Roma.

Al saltarello Mendelssohn dedicherà il quarto movimento della sua sinfonia italiana.

Abbado, Mendelssohn-Bartholdy Symphony No.4 "Italian" in A major Op.90

venerdì, luglio 03, 2020

Stravinskij e Čajkovskij: quando la retorica diventa sublime

"Qui Stravinskij raddoppia i violini all'ottava, come fa Čajkovskij nei momenti più retorici. Ma, così come Čajkovskij, Stravinskij non aveva paura della retorica. Perché la sua profondità strutturale rende la retorica sublime."

lunedì, giugno 22, 2020

Una delle ultime conversazioni tra Demetrio Stratos e un musicista degli Area.

La quarta puntata del documentario radiofonico AreaAzione (gia consigliato in AreaAzione: un documentario radiofonico su sugli Area) contiene il racconto di una delle ultime conversazioni con Demetrio Stratos raccontata da un altro musicista degli Area.
Demetrio era entrato nel frattempo nel giro della musica contemporanea. Lavorava con John Cage, Luciano Berio e Cathy Berberian. Un giorno mi disse:

– Io vorrei continuare a lavorare con voi. Figuriamoci che cosa potrebbe succedere se andiamo in America. Però sono pure entrato nel giro della musica contemporanea. È chiaro che se io faccio un disco rock mi tagliano le gambe dall’oggi al domani. E in quell’ambiente non ci entrerei più. Però, da un altro punto di vista, mi dico che potrebbe venire fuori una cosa straordinaria. Facciamo così, pensiamoci un po’, fammi ragionare. Parliamone mercoledì pomeriggio. Perché mercoledì mattina devo andare in ospedale a farmi vedere: ogni volta che tocco qualcosa mi viene un ematoma.

– D’accordo, ci vediamo mercoledì pomeriggio allora.

John Cage in America gli avrebbe spalancato le porte della musica contemporanea. La sua carriera avrebbe subito un’impennata notevole. Come ricercatore, come sperimentatore.

Aveva chiesto delle lezioni di canto a Cathy Berberian ma lei gli disse che non avrebbe potuto dargliele perché la sua impostazione era molto diversa. Avrebbe dovuto continuare a studiare da solo come aveva fatto finora. Il suo compagno di gruppo più dice che più che direzioni avrebbe avuto bisogno di un buon foniatra. Ma a quei tempi quella disciplina era quasi inesistente.
"


A Demetrio Stratos venne diagnosticata una grave forma di anemia aplastica. Se in quel momento fossero stati disponibili i farmaci e i percorsi terapeutici che sarebbero stati disponibili 1-2 decenni dopo, probabilmente non avremmo perso uno dei musicisti più interessanti della fine del XX secolo.

domenica, giugno 21, 2020

AreaAzione: un documentario radiofonico su sugli Area

Consiglio vivamente l’ascolto di AreaAzione, un documentario radiofonico di "Tre soldi" sugli Area: probabilmente il gruppo musicale italiano più interessante e originale di sempre e che anche a livello mondiale occupa i vertici in fatto di qualità e creatività.

Un percorso narrativo che segue le tracce musicali, vocali, e culturali lasciate dal gruppo degli AREA, , che è stato senza dubbio il gruppo musicale che poteva al meglio rappresentare i movimenti di protesta giovanile degli anni settanta in Italia.

Dal primo nucleo fondato da Demetrio Stratos e Giulio Capiozzo, con Patrick Djivas, Eddie Busnello, Jonny Lambizzi e Leandro Gaetano, alla formazione storica conosciuta con il nome "Area - International Popular Group", con Paolo Tofani, Ares Tavolazzi e Patrizio Fariselli.

Il documentario è stato realizzato con il contributo di: Daniela Ronconi: moglie di Demetrio Stratos, www.demetriostratos.org.

Gianni Emilio Simonetti: intellettuale situazionista, ideatore e profeta del movimento "Fluxus", www.gianniemiliosimonetti.it.

Alcuni musicisti degli Area: Ares Tavolazzi, Patrizio Fariselli, Patrick Djivas, e con la voce di Giulio Capiozzo (materiale storico fornito da Christian Capiozzo). Roberto Masotti e Silvia Lelli: hanno documentato i concerti degli Area e la ricerca vocale di Stratos e hanno seguito tutte le musiche creando un prezioso Archivio Fotografico, www.lelliemasotti.com.

Claudio Chianura: editore (edizioni Auditorium), www.haze-auditoriumedizioni.it.

Emiliano Li Castro: esperto di musica. Graziano Tisato: ricercatore del CNR di Padova, per primo indica il funzionamento del Canto degli Armonici o Overtone Singing. Nicola Bernardini: professore di musica elettronica al conservatorio di Padova, e Santa Cecilia di Roma. Le foto di copertina e degli episodi 1,2,3 sono di © Roberto Masotti / Lelli e Masotti Archivio Le foto degli episodi 4 e 5 sono di © Silvia Lelli / Lelli e Masotti Archivio.

lunedì, giugno 15, 2020

Manifestazione contro il razzismo "Black Lives Matter" del 7 giugno a Piazza del popolo

Ieri, con un po' di ritardo, ho visto un servizio sulla manifestazione contro il razzismo "Black Lives Matter" del 7 giugno a Piazza del popolo.

Sono rimasto ammirato dalla compostezza, dalla dignità e dal contegno dei manifestanti.
Immagini e parole che riaccendono speranze e che ho trovato letteralmente commoventi.

"Black Lives Matter", manifestazione a Roma: Piazza del Popolo in ginocchio per George Floyd

giovedì, giugno 11, 2020

Che fare con le tracce scomode del nostro passato: abbattere o dibattere?

Mi è piaciuta molto la proposta che Igiaba Scego, riprendendo un'idea di Gianni Rodari, espone nel suo articolo Cosa fare con le tracce scomode del nostro passato.
Ne riporto qualche estratto.

A Roma il "passato di violenza e coercizione è ancora tra noi, vivo nello spazio urbano. È un passato che contamina il presente e che se non viene discusso può provocare danni alle generazioni future.
In occidente il dibattito sui monumenti con un portato storico “pesante” si apre ciclicamente, spesso dopo una qualche azione pubblica. Il dilemma è sempre lo stesso: rimuovere o non rimuovere quelle tracce funeste? Quale azione è più efficace?"

Dopo aver considerato il caso statunitense e quello europeo, Igiaba Scego discute il caso italiano.

"E gli abitanti di Roma? E quelli dell’Italia intera? Come si pone il nostro paese all’interno di questo dibattito? Prendiamo l’esempio della capitale. È chiaro che qui le tracce del fascismo non possono essere abbattute come una statue. Sono tracce della storia di questa città e di questo paese, in alcuni casi sono esempi di quell’architettura razionalista che, con il suo gioco di linee e sinuosità, ha realizzato monumenti di gran valore. Ma se non possono essere cancellate, cosa possiamo fare? Di certo sono tracce che non possono essere lasciate lì senza un dibattito e un lavoro intorno a loro. Alla vigilia delle Olimpiadi di Roma del 1960 Gianni Rodari scrisse per il quotidiano Paese Sera un pezzo dal titolo “Poscritto per il Foro”. Era sulle scritte al Foro Italico che inneggiano al fascismo, un’epoca ancora piuttosto recente nei tempi in cui Rodari firmava il suo articolo.

Si vogliono lasciare le scritte mussoliniane? Va bene. Ma siano adeguatamente completate. Lo spazio, sui bianchi marmi del Foro Italico, non manca. Abbiamo buoni scrittori per dettare il seguito di quelle epigrafi e valenti artigiani per incidere le aggiunte.
Per Rodari le aggiunte dovevano riguardare il dolore che il fascismo aveva inflitto. Un dolore che andava ricordato per non ripetere più un obbrobrio del genere. Completare quindi, per non soccombere. Un tentativo in questo senso è stato fatto nel 2019 quando il festival Short theatre ha svolto alcune delle sue attività anche nel palazzo che un tempo fu la Casa della gioventù italiana del littorio (Gil), restaurato dalla regione Lazio. Ideato nel 1933 dall’architetto Luigi Moretti, che allora aveva 26 anni, l’edificio è in puro stile razionalista ed è stato inaugurato nel 1937, l’anno dopo la conquista violenta dell’Etiopia, proprio per celebrare quella guerra sanguinaria.

Nel 2019 un collettivo di studiose postcoloniali e femministe formato da Ilaria Caleo, Isabella Pinto, Serena Fiorletta e Federica Giardini hanno, insieme agli organizzatori del festival, portato all’attenzione pubblica la problematicità del palazzo e soprattutto di una mappa esposta nel salone d’onore, un luogo di passaggio tra le palestre e i piani superiori, raggiungibili attraverso una scala di marmo. In quella raffigurazione, l’Africa è immensa e domina tutta la parete, ma è un continente vuoto, dove sono segnati solo i possedimenti italiani e si vede solo la M di Mussolini (insieme alla sua famosa frase “Noi tireremo dritto”), che sembra incombere sui territori occupati. Accanto alla mappa i nomi delle città conquistate dagli italiani: Adua, Adigrat, Macallè…

Cosa fare davanti a un tale sfoggio di fascismo coloniale? Quella mappa lascia interdetti per la sua ferocia, ma picconarla sarebbe un grande errore, perché solo osservandola si capiscono tante cose della nefasta visione che il fascismo aveva del mondo, soprattutto di quei popoli che erano malauguratamente finiti sotto il suo dominio. Quella mappa vuota ci parla ancora oggi delle violenze che si sono abbattute sui corpi dei colonizzati.

Il collettivo l’ha inondanda di frasi, proiettate o messe lì attraverso dei cartelli, e parallelamente ha organizzato dibattiti pubblici. Il vuoto è stato riempito con domande come: la mia pelle è un privilegio? Chi è civile? Chi è superiore? Gli italiani sono bianchi? Che lingua parlano i tuoi fantasmi? Dov’è la Somalia? Dov’è L’Etiopia? Dov’è l’Eritrea? Chi può parlare? La patria è donna? Perché questa mappa dell’Africa è vuota?

“Qui, per intervenire, una didascalia, non basta (…) fare memoria è un atto simbolico quanto materiale, e quindi politico, riportando sulla scena le relazioni tra quante rifiutano le narrazioni del colonizzatori. E il come è tutto da inventare”, hanno scritto le studiose.

La parola magica è relazione, ed è la parola che ha adottato il nuovo museo italo-africano nel quartiere Eur di Roma. Dedicato alla giornalista italiana Ilaria Alpi, uccisa in Somalia insieme all’operatore Miran Hrovatin nel 1994, il museo sta ancora archiviando i materiali che presenterà al pubblico nel 2021. Ma intanto ha creato una comunità dialogante di artisti, studiosi, studenti, insegnanti che di temi legati al colonialismo si sono sempre occupati. Perché solo una collettività transculturale (con origini diverse) può prendere queste tracce e reinventarle a seconda dei tempi e delle circostanze.

Il delicato dibattito sulle tracce del passato non va ridotto all’abbattimento o meno di statue e monumenti. A sdegni incrociati. A veti. A rabbie. Va tutto discusso e reso patrimonio comune. In questa storia non c’è giusto o sbagliato. Ci sono le relazioni. Il consiglio di Rodari, ovvero quello di completare quelle tracce, è sempre da tenere presente. Oltre a monumenti su cui discutere collettivamente – a Roma l’obelisco con la scritta Dux, a Parma la statua dedicata all’ufficiale ed esploratore Vittorio Bottego, sarebbe importante anche costruire monumenti riparativi. Ovvero dare dignità, anche monumentale e statuaria, a chi ha sofferto. Se i nostalgici della schiavitù a inizio novecento hanno progettato statue razziste, forse, soprattutto ora dopo la morte di George Floyd, anche qui in Italia è arrivata l’ora di costruire monumenti dedicati a schiavi, colonizzati, vittime del fascismo.

Una delle azioni decoloniali più recenti è stata quella del movimento Non una di meno, che ha versato una vernice rosa lavabile sulla statua di Indro Montanelli a Milano. Il giornalista, quando negli anni trenta era in Africa a comando di un battaglione di ascari, aveva con sé una bambina di dodici anni costretta al concubinaggio forzato. L’azione di Non una di meno voleva dare peso, con quella vernice rosa, alla sofferenza di quella lontana bambina colonizzata dell’Africa orientale e con lei a tutte le bambine che soffrono di abusi sessuali più o meno legalizzati nel mondo. Sarebbe bello che qualcuno, che sia uno street artist o un comune, dedicasse una statua, un disegno, un ricordo a quella bambina lontana. Perché hanno ragione Caleo, Pinto, Fiorletta, Giardini: “Una didascalia non basta”.

martedì, giugno 09, 2020

"La mistica selvaggia: splendore trascurato del mondo" di Romano Madera

Nell'ultima puntata ("Domande") della serie radiofonica "La mistica selvaggia: splendore trascurato del mondo", Romano Madera parla di alcuni esercizi per favorire il dialogo e l’ascolto.

“Si usano regole precise di comunicazione calibrati sugli aspetti biografici di ognuno e con cui si impari ad argomentare e interloquire partendo dalla nostra particolare prospettiva. Esponendo come interpretiamo gli argomenti di un altro, evitando la discussione fatta per prevalere e basta, chiedendosi quali possano essere i punti deboli nel nostro ascolto. Perché tutti siamo pieni di avversioni pregiudiziali, psicologiche, ideologiche, religiose, eccetera.
Può anche essere una discussione dura e senza risparmio, però una delle tecniche è: tu hai sostenuto la tua posizione, adesso prova a sostenere la posizione opposta. Non per confondere le parti, ma perché se tu sai sostenere e capire la posizione opposta, allora anche la tua posizione ne uscirà rafforzata. Gramsci metteva in guardia dal dare dell’asino all’avversario. Anche se l’avversario è un nemico."

mercoledì, giugno 03, 2020

Zenone, Achille, la tartaruga e… Pitagora

“Pitagora fu nel corpo di Zenone di Elea e sotto quelle spoglie investigò il problema della quantità di nu­meri compresi tra due numeri dati. Una strada che lo con­dusse all’elaborazione di quattro paradossi e all’intuizione che la geometria e non il Numero governasse il mondo.”

Così si chiudeva “Il mistero del suono senza numero”. E così si apre il suo seguito a cui ho cominciato a lavorare e che spero veda la luce nel 2021.
La lievissima brezza del Tirreno riusciva appena a stemperare l’arsura dell’aria. Viste da quel tratto, a mezzacosta del promontorio, le due isolette Enotridi di Pontia e Isacia sembravano due strane creature marine pietrificate dal vigore della vampa. I caseggiati di Elea apparivano deserti: sia quello in basso vicino al litorale, sia quelli più in alto. Anche i lavori di edificazione dell’acropoli erano fermi. In quella stagione nessuno avrebbe voluto sfidare la potenza dell’astro nelle ore centrali del cammino celeste del carro di Elio… O quasi nessuno.
«Vai, Hermes! Vai!»
«Forza, Eracle! Puoi ancora recuperare!»

Le urla d’incitazione erano rivolte a una decina tartarughe impegnate in una gara di corsa. Un branco di ragazzini le circondava. Tutti grondavano sudore. Molti saltavano e sbraitavano. E qualcuno si manteneva in silenzio, esprimendo il coinvolgimento attraverso il movimento delle braccia o la contrazione di pugni e mascelle.

«Nooo, è di nuovo Hermes», piagnucolò Pitodoro saltellando. «Di nuovo Hermes! È di nuovo lui a vincere», continuò con un tono carico d’insofferenza che strideva con l’espressione gioiosa e sorridente del volto. Era il suo modo di rallegrarsi per la nuova vittoria della tartaruga del suo amico Zenone nella gara di corsa. Hermes era un fulmine! Quando riusciva a partire in vantaggio era irraggiungibile. Avrebbe potuto battere anche un ga…

«Attenzione! Achille in vista!», urlò improvvisamente un altro ragazzino da un dosso al limite dell’ombra della grande quercia che sovrastava la pista per le gare. Molti corsero immediatamente verso la pista. Ma nessuno ebbe il tempo di recuperare la propria tartaruga. Achille, per niente a disagio sotto il sole rovente, avanzò tra le stoppie come una furia; un istante prima che Hermes tagliasse il traguardo, irruppe nella pista e si mise a menar zampate, e a dispensare morsi e graffi ai carapaci nei quali le tartarughe si erano istantaneamente ritratte.

Al seguito di Achille comparve un ragazzino dalla corporatura massiccia che indossava un elmo e brandiva una spada: entrambi di legno. Come tutti gli altri indossava un leggerissimo chitoniskos, ma se lo era fatto disporre in modo che ricordasse la linothorax, l’armatura che i guerrieri achei indossavano nella guerra di Troia. Una linothorax piuttosto umidiccia. Le braccia e le gambe scoperte mostravano sbucciature nella parte inferiore degli avambracci e sulle ginocchia. «Salve, femminucce! Avete occupato di nuovo la nostra pista con quegli stupidi animali», sbraitò con fare aggressivo e tono di voce forzatamente rauco mentre dimenava la spada verso gli altri e con l’altra mano recuperava il suo gatto. Tutti tacquero pietrificati. Cleudoro era più grande di loro e molto prepotente. Nessuno si sarebbe azzardato ad affrontarlo. «Vieni, Achille. Non sporcarti le zampe con quegli… animali di terra. Noi abbiamo ascendenze celesti. Discendiamo da Ailuros, la dea Bastet dei sapienti Egizi», declamò con sguardo ispirato ripetendo probabilmente una frase ascoltata da qualche adulto. Poi mosse dei passi verso Zenone, che nel frattempo aveva recuperato la sua Hermès, e gli puntò la spada contro. «E so che tu», riprese inasprendo il tono della voce, «sei il capo di questa banda di mezze calzette.»

«Io non sono il capo di nessuno, Cleudoro. E questa non è solo la vostra pista», rispose Zenone con tono deciso. Non sembrava intimorito. Un soffio di vento caldo gli attraversò i capelli neri e andò a smuovere anche la zazzera castana di Cleudoro.
«Non chiamarmi Cleudoro! Non vedi che indosso il sacro elmo di Achille?!» strepitò il giovane mascherato avvicinando il volto a quello di Zenone.

L’afrore dell’alito rese Cleudoro ancora più repellente. Zenone non resistette all’impulso e gli sferrò uno spintone che lo fece capitombolare all'indietro. Cleudoro piombò di schiena su una zona del prato dai ciuffi d’erba molto radi. Il suo elmo rotolò di lato e terminò la sua corsa su un mucchietto di pietrisco. La spada andò, invece, a urtare una pietra sporgente.
Cleudoro si rialzò con il volto deformato da una smorfia di incredulo stupore. Due nuove sbucciature gli erano comparse sui gomiti. Recuperò la spada e si accorse che la lama si era scheggiata. E l’elmo presentava dei graffi. Lo stupore si trasformò in collera. Gli altri ragazzini assistevano alla scena pietrificati. Il silenzio era rotto solo dal frenetico frinire delle cicale.

«Zenone maledetto!», sbraitò Cleudoro. «Ti ammazzo!»
Ma prima che riuscisse a lanciarglisi addosso, la piccola Nika si frappose tra i due. Cleudoro le incespicò addosso sbilanciandosi in avanti. Per non finire di nuovo a terra fece scattare le braccia e, toccando il terreno con i palmi delle mani, cercò di spingersi in alto. Ci riuscì ma al costo di due nuove ferite.

«Vi ammazzo tuttiii!», urlò.
Era furioso. Ma successe qualcosa di ancor più inatteso. Apollonia, la ragazzina dai capelli rossi, prese il posto di Nika, che era rimasta a terra con il viso rigato di lacrime, e immediatamente altri ragazzini si munirono di pietre e le balzarono al fianco creando un muro davanti a Zenone.
Cleudoro sbarrò gli occhi, incredulo. Come un lupo che assista a una ribellione delle pecore. Serrò i pugni sui palmi sanguinanti. Gli occhi rossi. Il volto rosso, rabbioso e dolorante. Poi il furore sembrò attenuarsi. La tensione parve dissolversi. Forse aveva capito che non gli conveniva combattere.

«Zenoneee. Niiikaaaa», risuonò una voce in lontananza.
«Che c’è, mamma!», rispose Zenone infastidito mentre Filista si avvicinava risalendo la mezzacosta.
«Perché hai fatto venire qui tua sorella!?», strillò lei continuando ad avvicinarsi. «Oh, divina Hera. È caduta! Perché è lì a terra?! E sta piangendo!», proseguì dimenandosi.
«Non l’ho fatta venire io! È stata lei a seguirmi», protestò Zenone.
«Ma tu avresti dovuto impedirglielo!»
«Zenoncino, ascolta la mamma», fece Cleudoro. La collera sembrava essere svanita e aver fatto posto a un atteggiamento di scherno. «Prendi la sorellina e tornatene a casa». Poi un lampo di rabbia tornò ad attraversargli il volto. «Femminucce! Ecco chi siete!», sibilò posando gli occhi su Apollonia.

«E tu sei un vigliacco!» replicò lei, sostenendone lo sguardo. «Fai il lupo con noi e l’agnellino con i più grandi».
«Ma da quando maschi e femmine giocano insieme? Voi avete le vostre bambole di pezza, le vostre pentoline», disse Cleudoro sprezzante.
«Smettila di fare il prepotente, Cleudoro!», intervenne Pitodoro.

Nel frattempo la madre di Zenone aveva raggiunto l’ombra della grande quercia.
«E poi non voglio che frequenti ragazzi… più grandi di te», disse Filista guardando Cleudoro con sguardo torvo.
«Che cos’ha mio figlio che non va?», chiese con impeto la madre di Cleudoro, che nel frattempo era scesa dal quartiere alto e aveva raggiunto il prato della pista senza essere vista.
«Nessuno si è rivolto a vostro figlio», ribatté Filista voltandosi.
«E io invece penso che stavate parlando proprio di lui!», incalzò l’altra.
«Ma siete voi a pensare che tutti ce l’abbiano con la vostra famiglia. E comunque non è un mistero che vostro figlio sia un prepotente e un maleducato».

«Ma che maleducato e maleducato!», gridò la donna. «E poi mi pare che ci abbia rimesso lui», aggiunse guardando le nuove sbucciature del figlio. «La verità è che voi siete invidiosi perché abbiamo fatto fortuna commerciando con l’Egitto!».
«Noi non abbiamo mai invidiato le fortune altrui. Le vere ricchezze, per noi, sono altre».
«Eh, sì. Loro sono superiori! Sono intelligenti, istruiti. Non si abbassano a desiderare ciò che tutti desiderano».
«Zenone, Nika, andiamo!», ordinò Filista ignorando le provocazioni. Poi si allontanò scendendo verso il quartiere costiero preceduta dai figli, mentre l’altra continuava a sbraitarle dietro.
«Non è finita qui… Gliela farò pagare», sibilò Cleudoro fissando Zenone che si allontanava.