Venerdì alla festa del vino di Rocca d'Arce ci siamo divertiti. Zucchero, io e un'amica dodicenne abbiamo ballato pizzica, tammurriata e ballarella dall'inizio alla fine. La ballarella non l'avevamo mai praticata, abbiamo quindi improvvisato molto. Con la pizzica e la tammurriata invece giocavamo in casa. Anche se qualche "votata" l'abbiamo dimenticata.
Io ero tra i pochissimi uomini danzanti. Ma la cosa non mi ha procurato imbarazzo. Solo tre anni fa non avrei fatto una cosa del genere neppure sotto tortura.
Verso mezzanotte un signore di una certa età mi ha detto:
- Ma 'ngora 'n te si stangato?
- Eh, quando uno è sotto certi effetti... - mi è venuto da rispondergli.
Peccato per il mezzo piatto di polenta e salsicce che avevo mangiato prima di ballare. Per non aver problemi avevo deciso di prendere solo un gelato, ma poi mi è stato gentilmente offerto quel piatto e non ho saputo dire di no. Vabbè, mezzo piatto, che mi farà - ho pensato? In effetti mentre ballavo non ho avuto problemi, ma dopo le danze mi sono chiesto più volte: perché non ho detto di no? ... Anche se a pensarci bene, magari gli effetti che ho citato al signore erano causati proprio dalla polenta.
Un diario con divagazioni su varie mie passioni. Tra le quali la musica, la matematica, la scrittura, la cucina, i viaggi, la Germania e i balli popolari del centro-sud Italia.
martedì, agosto 30, 2011
venerdì, agosto 26, 2011
Deprivazioni del XXI sec. d.C.
- Rimarremo senz'acqua dalle 8 alle 16.
Alza gli occhi annoiato: - Ah, vabbè.
- E anche senza energia elettrica.
- Aha - e riabbassa lo sguardo sul giornale.
- ... e quindi anche senza accesso alla Rete.
La fissa con sguardo atterrito: - Che cosa!?!?
Alza gli occhi annoiato: - Ah, vabbè.
- E anche senza energia elettrica.
- Aha - e riabbassa lo sguardo sul giornale.
- ... e quindi anche senza accesso alla Rete.
La fissa con sguardo atterrito: - Che cosa!?!?
giovedì, agosto 25, 2011
Aggiornamenti vacanzieri
La risposta all'ultimo commento di Titti mi ha dato lo spunto per questo aggiornamento.
Ebbene sì, siamo in vacanza: vacanze italiane. Anche se stento un po' a definirle vere e proprie vacanze. Visto che le stiamo spendendo con le famiglie che si trovano a 150 km di distanza reciproca. Non che non siano piacevoli, ma gli spostamenti in auto con 38 gradi risultano a volte un po' pesanti. Aggiungendo poi i vari viaggi verso Roma o per fare i ciceroni o per incontrare amici... E poi quest'anno si è anche aggiunta una terza famiglia (una sorta di famiglia adottiva, è un po' lungo da spiegare ma magari un giorno lo farò) molto più impegnativa rispetto alle nostre due famiglie naturali.
Qui ho a disposizione solo il mio iPad, così mi risulta un po' complicato aggiornare il blog. E finora è mancato anche il tempo. Ora ne ho un po' di più visto che la terza famiglia è rientrata alla base. Così ho tentato questo aggiornamento.
La festa a u passionnaru, che quest'anno mi aveva procurato molti pensieri, tanto da farmi considerare la possibilità che potesse essere l'ultima della serie, alla fine ci ha dato soddisfazione.
Programma per i prossimi giorni: stasera si festeggia la suocera; domani festa popolare danzante con pizzica e tammurriata dove potremo praticare una delle nostre recenti passioni, sabato partenza per il Cilento, 5 settembre nozze numero 1, 9 settembre nozze numero 2 e 10 settembre viaggio di ritorno con arrivo l'11. Poi il 17 partenza per gli USA. E il 30 per Torino.
Ebbene sì, siamo in vacanza: vacanze italiane. Anche se stento un po' a definirle vere e proprie vacanze. Visto che le stiamo spendendo con le famiglie che si trovano a 150 km di distanza reciproca. Non che non siano piacevoli, ma gli spostamenti in auto con 38 gradi risultano a volte un po' pesanti. Aggiungendo poi i vari viaggi verso Roma o per fare i ciceroni o per incontrare amici... E poi quest'anno si è anche aggiunta una terza famiglia (una sorta di famiglia adottiva, è un po' lungo da spiegare ma magari un giorno lo farò) molto più impegnativa rispetto alle nostre due famiglie naturali.
Qui ho a disposizione solo il mio iPad, così mi risulta un po' complicato aggiornare il blog. E finora è mancato anche il tempo. Ora ne ho un po' di più visto che la terza famiglia è rientrata alla base. Così ho tentato questo aggiornamento.
La festa a u passionnaru, che quest'anno mi aveva procurato molti pensieri, tanto da farmi considerare la possibilità che potesse essere l'ultima della serie, alla fine ci ha dato soddisfazione.
Programma per i prossimi giorni: stasera si festeggia la suocera; domani festa popolare danzante con pizzica e tammurriata dove potremo praticare una delle nostre recenti passioni, sabato partenza per il Cilento, 5 settembre nozze numero 1, 9 settembre nozze numero 2 e 10 settembre viaggio di ritorno con arrivo l'11. Poi il 17 partenza per gli USA. E il 30 per Torino.
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martedì, agosto 16, 2011
Numeri e Geometria attraverso le interviste: indice
Se non vi piace l'aspetto dell'indice sottostante oppure se non funziona potete provare ad aprire questo.
3 commenti:
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dioniso
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lunedì, agosto 15, 2011
Percorsi scolastici obbligati o liberi: la mia esperienza
Uno dei motivi per cui non mi stancherò mai di ringraziare i miei genitori è per non avermi mai imposto obblighi nella scelta dei percorsi scolastici e delle mia attività collaterali (restringendo chiaramente il campo a quello delle attività genitorialmente accettabili). Nei momenti delle scelte cruciali, quelle che avrebbero potuto influenzare la mia vita futura, loro hanno sempre rispettato la mia volontà.
Secondo i miei ricordi, la prima scelta del genere si presentò alla fine delle elementari. Mi chiesero se volevo continuare le medie con i miei compagnucci del paesello oppure se avrei preferito trasferirmi nella capitale. Non ebbi il neppur minimo dubbio: mi trovavo troppo bene con i miei amichetti.
Quando frequentavo la seconda media, il sindaco del paese si fece promotore della (ri)fondazione della banda musicale. Mio padre, coinvolto in una sorta di contrapposizione doncamillopepponesca, non ne era entusiasta, ma non era neppure contrario: tiepido diciamo. In ogni caso io mi volli unire. E dovetti combattere non poco con il maestro per farmi assegnare il trombone invece del flicorno contralto in Mib, che, seppur citato da Umberto Eco nel Pendolo di Foucault, a me non convinceva per niente. Visto soprattutto che ci trovavamo sei anni prima della pubblicazione del Pendolo.
La seconda decisione cruciale la presi alla fine delle medie. Volevo studiare il trombone. Il maestro della banda mi consigliò di portare avanti anche la scuola superiore, studiare la musica in privato e presentarmi agli esami del conservatorio come privatista. Seguii il suo consiglio.
Mio padre sarebbe stato più contento se avessi scelto il liceo; ma me lo disse solo perché glielo chiesi io esplicitamente. Alla fine decisi di iscrivermi all'IPSIA: Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato: la scuola più malfamata della provincia. In questa scelta fui influenzato principalmente da due fattori: l'amore che nutrivo a quei tempi per l'elettronica, soprattutto nei suoi aspetti più applicativi, e il timore che gli studi musicali mi avrebbero impedito di portare avanti scuole più impegnativi. Mi ritrovai così in un istituto che non apparteneva propriamente alla lista delle realtà d'eccellenza. Su questo tema avrei decine di aneddoti da raccontare. Sono sicuro che molti di questi, e soprattutto quelli concernenti il mio primo professore di matematica, che fortunatamente andò in pensione alla fine del mio primo anno, vi lascerebbero esterrefatti. Ma forse questa sarà materia per un'altra storia.
Adesso, col senno del poi, penso che la mia scelta sarebbe diversa. Ma allo stesso tempo sono abbastanza sicuro che un'eventuale imposizione di mio padre avrebbe irreversibilmente danneggiato la mia carriera scolastica.
La mia settimana a quei tempi era scandita da questi ritmi. Ogni mattina prendevo l'autobus per il capoluogo sabino alle 7 e tornavo a casa alle 14:30; e il sabato pranzavo velocemente, ripartivo in treno per la lezione di trombone a Roma e tornavo casa verso le 21:30. Quando poi alle lezioni di strumento cominciarono ad aggiungersi quelle di solfeggio prima e di armonia e storia della musica in seguito, i mezzi pubblici non furono più adeguati per farmi raggiungere i vari quartieri di Roma in un pomeriggio. Mio padre dovette quindi armarsi di coraggio e accompagnarmi in auto nel giro delle lezioni.
I mei insegnanti di musica appartenevano a classi socio-culturali poste a distanze variabili da quella da cui provenivo io. Si andava dalle poche decine di chilometri dell'insegnante di strumento, alle decine di anni luce dell'insegnante di Storia della Musica. Quando io, diciassettenne travagliato, entravo in quelle case mi ritrovavo catapultato in misteriose terra straniere: ricche di meraviglie, di novità e di insidie.
La più esotica tra queste terre era sicuramente quella dell'insegnante di Storia della Musica. Egli proveniva da una famiglia di antiche tradizioni musicali; era musicologo, direttore d'orchestra, autore di saggi e possedeva una cultura sconfinata. Subivo enormemente il suo fascino e nutrivo per lui un'ammirazione sconfinata. I suoi insegnamenti migliorarono molto le mie pessime capacità dialettiche di adolescente tormentato. Di tutte le sue lezioni non dimenticherò mai quella in cui, nel bel mezzo di una disquisizione sulla scuola veneziana, s'interruppe bruscamente e indicando mio padre in lettura su un divano nell'altra stanza mi disse:
- Tu a tuo padre dovresti fargli un monumento!
Mio padre ed io ci guardammo perplessi.
- Non per i soldi che spende per le tue lezioni, ma per tutto il tempo che spende per te!
Sull'altro fronte la frequentazione del malfamato Istituto Professionale innescò in me un'inconsueta alchimia. In una scuola dove l'aspetto pratico e applicativo è dominante, i miei interessi cominciarono a spostarsi sempre di più verso questioni teoriche. E questo avvenne per buona parte grazie ad un ottimo professore di elettronica (che nutriva e condivideva con noi molteplici interessi scientifici) e in seguito grazie anche agli insegnanti di matematica, di fisica e di religione. L'insegnante di religione meriterebbe un capitolo a parte: comunista dichiarato, amante di Bach e delle lingue antiche, nonché compositore. Da lui fotocopiai un libro intero per imparare l'ebraico antico. A volte quando c'erano gli scioperi nei giorni in cui avevamo religione io entravo in classe solo per poter chiacchierare con lui. Poi arrivò un nuovo vescovo e il professore fu licenziato.
Alla maturità portai italiano come prima materia e matematica come terza (la seconda non la ricordo). Dopo un mese mi diplomai in trombone a S. Cecilia.
Poi m'iscrissi a matematica, mi laureai, ebbi una borsa di studio per un progetto di ricerca, cominciai a lavorare, vinsi l'ammissione ad un dottorato, dopo un anno capii che in quei modi e in quei tempi il dottorato non faceva per me, lo interruppi ed emigrai in Germania. Ma, come dice Lucarelli, questa è un'altra storia.
Sono consapevole del fatto che il mio percorso scolastico sia piuttosto insolito. Perché l'ho raccontato?
Principalmente come testimonianza del fatto che spesso le imposizioni nella scelta di un percorso scolastico piuttosto di un altro potrebbero rivelarsi molto dannose.
Qui in Germania, ad esempio, chi ha frequentato una scuola tecnica non può accedere all'università. Ed in particolare qui nel Baden-Württemberg a decidere se un bambino di nove anni abbia le capacità per frequentare le scuole di serie A (licei), di serie B (scuole tecniche) o di serie C (professionali) sono i maestri delle scuole elementari (si spera che presto il nuovo governo rosso/verde modifichi questo abominio). Quindi, un maestro di scuola elementare si trova schiacciato dall'enorme ed assurda responsabilità di stabilire se un bambino di nove anni possiederà dopo dieci anni le qualità giuste per poter accedere all'università. Un percorso come il mio in Germania sarebbe stato impossibile.
Nel sistema scolastico italiano fortunatamente non abbiamo norme così despotiche, ma a volte sono purtroppo i genitori con le loro imposizioni a rimpiazzare le norme.
Secondo i miei ricordi, la prima scelta del genere si presentò alla fine delle elementari. Mi chiesero se volevo continuare le medie con i miei compagnucci del paesello oppure se avrei preferito trasferirmi nella capitale. Non ebbi il neppur minimo dubbio: mi trovavo troppo bene con i miei amichetti.
Quando frequentavo la seconda media, il sindaco del paese si fece promotore della (ri)fondazione della banda musicale. Mio padre, coinvolto in una sorta di contrapposizione doncamillopepponesca, non ne era entusiasta, ma non era neppure contrario: tiepido diciamo. In ogni caso io mi volli unire. E dovetti combattere non poco con il maestro per farmi assegnare il trombone invece del flicorno contralto in Mib, che, seppur citato da Umberto Eco nel Pendolo di Foucault, a me non convinceva per niente. Visto soprattutto che ci trovavamo sei anni prima della pubblicazione del Pendolo.
La seconda decisione cruciale la presi alla fine delle medie. Volevo studiare il trombone. Il maestro della banda mi consigliò di portare avanti anche la scuola superiore, studiare la musica in privato e presentarmi agli esami del conservatorio come privatista. Seguii il suo consiglio.
Mio padre sarebbe stato più contento se avessi scelto il liceo; ma me lo disse solo perché glielo chiesi io esplicitamente. Alla fine decisi di iscrivermi all'IPSIA: Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato: la scuola più malfamata della provincia. In questa scelta fui influenzato principalmente da due fattori: l'amore che nutrivo a quei tempi per l'elettronica, soprattutto nei suoi aspetti più applicativi, e il timore che gli studi musicali mi avrebbero impedito di portare avanti scuole più impegnativi. Mi ritrovai così in un istituto che non apparteneva propriamente alla lista delle realtà d'eccellenza. Su questo tema avrei decine di aneddoti da raccontare. Sono sicuro che molti di questi, e soprattutto quelli concernenti il mio primo professore di matematica, che fortunatamente andò in pensione alla fine del mio primo anno, vi lascerebbero esterrefatti. Ma forse questa sarà materia per un'altra storia.
Adesso, col senno del poi, penso che la mia scelta sarebbe diversa. Ma allo stesso tempo sono abbastanza sicuro che un'eventuale imposizione di mio padre avrebbe irreversibilmente danneggiato la mia carriera scolastica.
La mia settimana a quei tempi era scandita da questi ritmi. Ogni mattina prendevo l'autobus per il capoluogo sabino alle 7 e tornavo a casa alle 14:30; e il sabato pranzavo velocemente, ripartivo in treno per la lezione di trombone a Roma e tornavo casa verso le 21:30. Quando poi alle lezioni di strumento cominciarono ad aggiungersi quelle di solfeggio prima e di armonia e storia della musica in seguito, i mezzi pubblici non furono più adeguati per farmi raggiungere i vari quartieri di Roma in un pomeriggio. Mio padre dovette quindi armarsi di coraggio e accompagnarmi in auto nel giro delle lezioni.
I mei insegnanti di musica appartenevano a classi socio-culturali poste a distanze variabili da quella da cui provenivo io. Si andava dalle poche decine di chilometri dell'insegnante di strumento, alle decine di anni luce dell'insegnante di Storia della Musica. Quando io, diciassettenne travagliato, entravo in quelle case mi ritrovavo catapultato in misteriose terra straniere: ricche di meraviglie, di novità e di insidie.
La più esotica tra queste terre era sicuramente quella dell'insegnante di Storia della Musica. Egli proveniva da una famiglia di antiche tradizioni musicali; era musicologo, direttore d'orchestra, autore di saggi e possedeva una cultura sconfinata. Subivo enormemente il suo fascino e nutrivo per lui un'ammirazione sconfinata. I suoi insegnamenti migliorarono molto le mie pessime capacità dialettiche di adolescente tormentato. Di tutte le sue lezioni non dimenticherò mai quella in cui, nel bel mezzo di una disquisizione sulla scuola veneziana, s'interruppe bruscamente e indicando mio padre in lettura su un divano nell'altra stanza mi disse:
- Tu a tuo padre dovresti fargli un monumento!
Mio padre ed io ci guardammo perplessi.
- Non per i soldi che spende per le tue lezioni, ma per tutto il tempo che spende per te!
Sull'altro fronte la frequentazione del malfamato Istituto Professionale innescò in me un'inconsueta alchimia. In una scuola dove l'aspetto pratico e applicativo è dominante, i miei interessi cominciarono a spostarsi sempre di più verso questioni teoriche. E questo avvenne per buona parte grazie ad un ottimo professore di elettronica (che nutriva e condivideva con noi molteplici interessi scientifici) e in seguito grazie anche agli insegnanti di matematica, di fisica e di religione. L'insegnante di religione meriterebbe un capitolo a parte: comunista dichiarato, amante di Bach e delle lingue antiche, nonché compositore. Da lui fotocopiai un libro intero per imparare l'ebraico antico. A volte quando c'erano gli scioperi nei giorni in cui avevamo religione io entravo in classe solo per poter chiacchierare con lui. Poi arrivò un nuovo vescovo e il professore fu licenziato.
Alla maturità portai italiano come prima materia e matematica come terza (la seconda non la ricordo). Dopo un mese mi diplomai in trombone a S. Cecilia.
Poi m'iscrissi a matematica, mi laureai, ebbi una borsa di studio per un progetto di ricerca, cominciai a lavorare, vinsi l'ammissione ad un dottorato, dopo un anno capii che in quei modi e in quei tempi il dottorato non faceva per me, lo interruppi ed emigrai in Germania. Ma, come dice Lucarelli, questa è un'altra storia.
Sono consapevole del fatto che il mio percorso scolastico sia piuttosto insolito. Perché l'ho raccontato?
Principalmente come testimonianza del fatto che spesso le imposizioni nella scelta di un percorso scolastico piuttosto di un altro potrebbero rivelarsi molto dannose.
Qui in Germania, ad esempio, chi ha frequentato una scuola tecnica non può accedere all'università. Ed in particolare qui nel Baden-Württemberg a decidere se un bambino di nove anni abbia le capacità per frequentare le scuole di serie A (licei), di serie B (scuole tecniche) o di serie C (professionali) sono i maestri delle scuole elementari (si spera che presto il nuovo governo rosso/verde modifichi questo abominio). Quindi, un maestro di scuola elementare si trova schiacciato dall'enorme ed assurda responsabilità di stabilire se un bambino di nove anni possiederà dopo dieci anni le qualità giuste per poter accedere all'università. Un percorso come il mio in Germania sarebbe stato impossibile.
Nel sistema scolastico italiano fortunatamente non abbiamo norme così despotiche, ma a volte sono purtroppo i genitori con le loro imposizioni a rimpiazzare le norme.
domenica, agosto 14, 2011
Carnevale della Matematica #40
Il Carnevale della Matematica ha ormai raggiunto la maturità della quarantesima edizione. Ad ospitarla è Popinga che come tema non vincolante ha scelto: “Quant’è bella geometria”.
Così Popinga introduce il mio contributo fuori tema:
Dioniso, musicista e grande intervistatore di matematici antichi, sul Blogghetto (e continuo a ripetere che il simpatico vezzeggiativo non rende giustizia a questa fonte preziosa di idee, spunti e riflessioni), invia dalla Germania due contributi tratti dalla serie (un vero e proprio libro) Numeri e Geometria attraverso la storia. Sono entrambi rivolti alla conoscenza di Pitagora, del quale Dioniso ci presenta Pitagora (prima parte): La nascita e i viaggi e Pitagora (seconda parte) - Crotone e la scuola: matematici ed acusmatici. Consiglio vivamente di consultare comunque l’indice dell’intera opera.
Il Carnevale del 14 Settembre, il numero 41, sarà ospitato da Roberto Zanasi su Gli studenti di oggi.
Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale
Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale
giovedì, agosto 11, 2011
Non c'è più il San Lorenzo di una volta
Buon San Lorenzo!
Dite che sono in ritardo? Che San Lorenzo era ieri? Ma la notte di San Lorenzo non è quella in cui si va a vedere le stelle cadenti?
Sembra però che il picco di meteore, circa 100 l'ora, lo vedremo la notte fra il 12 e il 13 agosto.
Come mai? Chi è che ha spostato San Lorenzo?
Come per altri misfatti della storia la colpevole è lei: laprocessione precessione degli equinozi. Che nel corso dei secoli ha spostato San Lorenzo di circa due giorni in avanti.
Ma allora, così come è successo per la diatriba tra tauisti e pigrecisti, in cui i tauisti sostengono che la scelta di pi greco sia sbagliata, sarebbe opportuno innescare un diatriba tra sanlorenziani e santeupliani, con la creazione di un Manifesto di Sant'Euplio in cui si sostiene che la scelta di San Lorenzo è sbagliata?
In ogni caso buona notte di Sant'Euplio per domani! ...Anche se quest'anno la Luna piena disturberà l'osservazione.
Dite che sono in ritardo? Che San Lorenzo era ieri? Ma la notte di San Lorenzo non è quella in cui si va a vedere le stelle cadenti?
Sembra però che il picco di meteore, circa 100 l'ora, lo vedremo la notte fra il 12 e il 13 agosto.
Come mai? Chi è che ha spostato San Lorenzo?
Come per altri misfatti della storia la colpevole è lei: la
Ma allora, così come è successo per la diatriba tra tauisti e pigrecisti, in cui i tauisti sostengono che la scelta di pi greco sia sbagliata, sarebbe opportuno innescare un diatriba tra sanlorenziani e santeupliani, con la creazione di un Manifesto di Sant'Euplio in cui si sostiene che la scelta di San Lorenzo è sbagliata?
In ogni caso buona notte di Sant'Euplio per domani! ...Anche se quest'anno la Luna piena disturberà l'osservazione.
martedì, agosto 09, 2011
La la pizza è nata negli USA: confutazione della vulgata americana
Non tutti ne saranno al corrente, ma ci sono degli americani convinti che la pizza sia una loro invenzione. Io ne ho conosciuti.Occorrenze di "pizza" e "spaghetti" nei libri inglesi digitalizzati da Google dal 1800 al 2008
Tedesco
Francese
Spagnolo
Purtroppo l'italiano non c'è tra le lingue di Books Ngram Viewer, ma il mio dizionario etimologico riporta che la prima occorrenza scritta della parola "pizza" risale al X secolo e si trova in un testo in latino medievale di Gaeta. Circa mezzo millennio prima del viaggio di Colombo.
venerdì, agosto 05, 2011
Ancora sull'omeopatia: ma in fondo... checcefrega?
Qui voglio provare a formulare una risposta breve ma un po' più articolata al commento di ziomassimo su "Farmaci omeopatici: la BOIRON minaccia querela contro un blog".
Caro ziomassimo, prima di cominciare il discorso penso sia necessario stabilire dei parametri condivisi. Altrimenti sarà inutile stare a discutere.
Secondo me qui il parametro fondamentale è il metodo scientifico. E l’idea da condividere è che esso permetta di distinguere un discorso scientifico da un discorso religioso o pseudoscientifico.
Si può tranquillamente decidere di non condividere questa idea e allora il discorso finisce qui.
Se invece la si condivide si dovrà anche accettare il fatto che il metodo scientifico sia il migliore (unico) criterio finora prodotto dal genere umano per poter stabilire la validità oggettività di una teoria. E che questo metodo ci dice che l'omeopatia è innocua ma inefficace. Detto in altri termini presi in prestito da un mio amico: ha la stessa efficacia di una zigulì.
E qui veniamo alla domanda "Non comprendo, sia da una parte che dall'altra, tutto questo accanimento. Insomma, ma in fondo... checcefrega??"
Non mi sembra io mi sia "accanito" contro chi usa l'omeopatia. Io non ho nulla contro chi vuole curarsi con il placebo. L'ho detto più volte. Io penso che sia positivo il fatto che qualcuno trovi giovamento usando un qualsiasi rimedio. In passato si usava la polvere di unicorno e rimedi analoghi e sicuramente c'era chi guariva: o per effetto placebo, allora ignoto, o perché sarebbe guarito anche senza alcun rimedio.
Però permetti che io mi possa "accanire" contro la Boiron? Una potentissima multinazionale che fa profitti spacciando acqua distillata per farmaco e che minaccia un semplice blogghista come me, che si permette di dire la verità?
Tu che di solito sei dalla parte dei deboli non ti sembra che in questa storia il debole sia Samuele di blog(0)?
Inoltre ti vorrei riportare la considerazione che ho tratto dall'articolo citato qui sotto: il dottor Ernst è convinto che prima di concedere la licenza per la vendita, anche per i farmaci alternativi, così come viene fatto per quelli convenzionali, dovrebbe essere dimostrata l'efficacia. Solo così si potrà evitare che, ad esempio, alcuni omeopati commercializzino trattamenti per la malaria, nonostante la mancanza di prove della loro efficacia, danneggiando così i loro pazienti.
Dopo questa considerazione mi posso spingere a dire che nella mia critica all'omeopatia non solo non vedo i pazienti difensori dell'omeopatia come tifosi della squadra avversaria. No, li vedo come possibili vittime che dovrebbero trarre beneficio dalle voci critiche.
Per concludere riassumo brevemente anche qualche stralcio dell'interessantissimo articolo che Seb mi ha segnalato nella precedente discussione.
L’articolo parla del dottor Edzard Ernst, del suo gruppo di ricerca e del loro tentativo di effettuare uno studio rigoroso di tutti i metodi alternativi: dall’agopuntura alla cristalloterapia fino ai rimedi erboristici.
Il dottor Ernst dice che spesso si sono trovati di fronte a difficoltà: il denaro era difficile da trovare, i "medici" alternativi diventavano sempre più riluttanti a collaborare, mentre la ricerca medica tradizionale vedeva gli studi su cose come la guarigione ayurvedica come una perdita di tempo.
Nel corso degli anni il dottor Ernst e il suo gruppo hanno eseguito sperimentazioni cliniche e hanno pubblicato oltre 160 meta-analisi di altri studi. È risultato che circa il 95% dei trattamenti esaminati (in campi diversi come agopuntura, fitoterapia, omeopatia e riflessologia) si sono rivelati statisticamente indistinguibili dal placebo. Solo nel 5% dei casi l'efficacia rilevata era superiore al placebo.
Personalmente non mi sono ancora fatto una precisa idea in merito. Tuttavia ritengo che se uno non ci crede possa molto semplicemente, quanto liberamente, non usufruire delle cure omeopatiche.Il mio intento è anche quello di rimanere il più possibile aperto ai punti di vista diversi che potrebbero arricchire la discussione.
Non comprendo, sia da una parte che dall'altra, tutto questo accanimento. Insomma, ma in fondo... checcefrega??? ;-)
Caro ziomassimo, prima di cominciare il discorso penso sia necessario stabilire dei parametri condivisi. Altrimenti sarà inutile stare a discutere.
Secondo me qui il parametro fondamentale è il metodo scientifico. E l’idea da condividere è che esso permetta di distinguere un discorso scientifico da un discorso religioso o pseudoscientifico.
Si può tranquillamente decidere di non condividere questa idea e allora il discorso finisce qui.
Se invece la si condivide si dovrà anche accettare il fatto che il metodo scientifico sia il migliore (unico) criterio finora prodotto dal genere umano per poter stabilire la validità oggettività di una teoria. E che questo metodo ci dice che l'omeopatia è innocua ma inefficace. Detto in altri termini presi in prestito da un mio amico: ha la stessa efficacia di una zigulì.
E qui veniamo alla domanda "Non comprendo, sia da una parte che dall'altra, tutto questo accanimento. Insomma, ma in fondo... checcefrega??"
Non mi sembra io mi sia "accanito" contro chi usa l'omeopatia. Io non ho nulla contro chi vuole curarsi con il placebo. L'ho detto più volte. Io penso che sia positivo il fatto che qualcuno trovi giovamento usando un qualsiasi rimedio. In passato si usava la polvere di unicorno e rimedi analoghi e sicuramente c'era chi guariva: o per effetto placebo, allora ignoto, o perché sarebbe guarito anche senza alcun rimedio.
Però permetti che io mi possa "accanire" contro la Boiron? Una potentissima multinazionale che fa profitti spacciando acqua distillata per farmaco e che minaccia un semplice blogghista come me, che si permette di dire la verità?
Tu che di solito sei dalla parte dei deboli non ti sembra che in questa storia il debole sia Samuele di blog(0)?
Inoltre ti vorrei riportare la considerazione che ho tratto dall'articolo citato qui sotto: il dottor Ernst è convinto che prima di concedere la licenza per la vendita, anche per i farmaci alternativi, così come viene fatto per quelli convenzionali, dovrebbe essere dimostrata l'efficacia. Solo così si potrà evitare che, ad esempio, alcuni omeopati commercializzino trattamenti per la malaria, nonostante la mancanza di prove della loro efficacia, danneggiando così i loro pazienti.
Dopo questa considerazione mi posso spingere a dire che nella mia critica all'omeopatia non solo non vedo i pazienti difensori dell'omeopatia come tifosi della squadra avversaria. No, li vedo come possibili vittime che dovrebbero trarre beneficio dalle voci critiche.
Per concludere riassumo brevemente anche qualche stralcio dell'interessantissimo articolo che Seb mi ha segnalato nella precedente discussione.
L’articolo parla del dottor Edzard Ernst, del suo gruppo di ricerca e del loro tentativo di effettuare uno studio rigoroso di tutti i metodi alternativi: dall’agopuntura alla cristalloterapia fino ai rimedi erboristici.
Il dottor Ernst dice che spesso si sono trovati di fronte a difficoltà: il denaro era difficile da trovare, i "medici" alternativi diventavano sempre più riluttanti a collaborare, mentre la ricerca medica tradizionale vedeva gli studi su cose come la guarigione ayurvedica come una perdita di tempo.
Nel corso degli anni il dottor Ernst e il suo gruppo hanno eseguito sperimentazioni cliniche e hanno pubblicato oltre 160 meta-analisi di altri studi. È risultato che circa il 95% dei trattamenti esaminati (in campi diversi come agopuntura, fitoterapia, omeopatia e riflessologia) si sono rivelati statisticamente indistinguibili dal placebo. Solo nel 5% dei casi l'efficacia rilevata era superiore al placebo.
mercoledì, agosto 03, 2011
Farmaci omeopatici: la BOIRON minaccia querela contro un blog
Un paio di volte l'argomento omeopatia è entrato nelle discussioni del Blogghetto (qui e qui ad esempio) o in quelle di blog amici (qui ad esempio). Leggendo quelle discussioni penso possa trasparire qual è il mio pensiero in materia.
Uno degli argomenti usati spesso dai sostenitori dell'omeopatia è il fatto che dietro i farmaci tradizionali ci sono le case farmaceutiche: radice di tutti i mali dell'umanità.
Come se dietro i farmaci omeopatici non ci fossero allo stesso modo aziende il cui obiettivo principale è quello di fare profitti.
La differenza è che un farmaco tradizionale deve passare per almeno cinque anni di sperimentazione sugli animali e cinque anni di sperimentazione sui pazienti (tra l'altro io sono incluso in uno di tali studi come paziente) per dimostrare la sua efficacia attraverso il metodo scientifico del doppio cieco. Mentre il farmaco omeopatico no. Anche perché le poche volte che un farmaco omeopatico è stato sottoposto a tali sperimentazioni il risultato è stato sempre lo stesso: non è stata rilevata differenza tra il farmaco omeopatico ed un bicchiere d'acqua fresca (effetto placebo).
Detto ciò, la storia di cui volevo parlare è la seguente. È capitato che Samuele di blog(0) aveva scritto due post molto interessanti (ecco i link al primo e al secondo) che parlavano di omeopatia e facevano il nome: Boiron, la multinazionale dell'omeopatia, il più grande produttore di farmaci omeopatici al mondo.
Ieri Samuele ha scritto un altro post in cui annuncia che l'Amministratore Delegato della Boiron ha mandato al suo provider una lettera dove gli viene intimato di rimuovere immediatamente, e comunque entro e non oltre 24 ore dal ricevimento della presente, tutti gli articoli [...].
Ora Samuele ha eliminato tutti i riferimenti alla suddetta multinazionale.
Come dice .mau.,
Uno degli argomenti usati spesso dai sostenitori dell'omeopatia è il fatto che dietro i farmaci tradizionali ci sono le case farmaceutiche: radice di tutti i mali dell'umanità.
Come se dietro i farmaci omeopatici non ci fossero allo stesso modo aziende il cui obiettivo principale è quello di fare profitti.
La differenza è che un farmaco tradizionale deve passare per almeno cinque anni di sperimentazione sugli animali e cinque anni di sperimentazione sui pazienti (tra l'altro io sono incluso in uno di tali studi come paziente) per dimostrare la sua efficacia attraverso il metodo scientifico del doppio cieco. Mentre il farmaco omeopatico no. Anche perché le poche volte che un farmaco omeopatico è stato sottoposto a tali sperimentazioni il risultato è stato sempre lo stesso: non è stata rilevata differenza tra il farmaco omeopatico ed un bicchiere d'acqua fresca (effetto placebo).
Detto ciò, la storia di cui volevo parlare è la seguente. È capitato che Samuele di blog(0) aveva scritto due post molto interessanti (ecco i link al primo e al secondo) che parlavano di omeopatia e facevano il nome: Boiron, la multinazionale dell'omeopatia, il più grande produttore di farmaci omeopatici al mondo.
Ieri Samuele ha scritto un altro post in cui annuncia che l'Amministratore Delegato della Boiron ha mandato al suo provider una lettera dove gli viene intimato di rimuovere immediatamente, e comunque entro e non oltre 24 ore dal ricevimento della presente, tutti gli articoli [...].
Ora Samuele ha eliminato tutti i riferimenti alla suddetta multinazionale.
Come dice .mau.,
peccato che la Boiron non abbia voluto aggiungere riferimenti a sperimentazioni standard (col metodo del doppio cieco) che confrontino l'Oscillococcinum con un placebo, riferimenti che così avrei potuto pubblicare qui e confutare la famosa barzelletta "Il raffreddore ti dura una settimana se non ti curi, mentre se ti curi ti passa in soli sette giorni".Per concludere, anch'io mi impegno a seguire .mau. e il dottor Fisk e dare un piccolo contributo nel caso in cui Samuele dovesse trovarsi querelato dalla Boiron.
domenica, luglio 31, 2011
Pitagora (seconda parte) - Crotone e la scuola: matematici ed acusmatici
Abbiamo visto che Pitagora viaggiò molto: Siria, Fenicia, Babilonia, Asia Minore (Mileto) ed Egitto; e abbiamo anche citato che a Mileto Pitagora conobbe Talete. Ma Mileto era anche la città di Anassimandro: probabile allievo di Talete. Secondo Giamblico Pitagora conobbe anche lui. E il Chiomato di Samo dovette sicuramente rimanere affascinato dal concetto d'illimitatezza introdotto da Anassimandro e dai suoi tentativi di usare l'aritmetica e la geometria per disegnare una delle prime carte del mondo.
Complessivamente, la fase della vita di Pitagora, caratterizzata da viaggi e apprendimento, durò più di venti anni. In quel periodo il filosofo assimilò la maggior parte delle conoscenze matematiche e filosofiche del mondo a lui noto e probabilmente imparò le più importanti lingue del tempo.
Con quel bagaglio culturale Pitagora, allora quarantenne, tornò a Samo e lì tentò di fondare una scuola; ma il suo tentativo ebbe scarso successo. Riuscì infatti a coinvolgere un solo allievo. Che era anche un suo omonimo: Pitagora figlio di Eratocle. Ma per convincerlo a seguire le sue lezioni il maestro dovette addirittura pagare il giovane. Almeno inizialmente. Poiché poi il giovin Pitagora di Eratocle si appassionò a tal punto agli insegnamenti del maestro che decise di abbandonare tutto per seguire il suo omonimo, che, visti gli insuccessi in patria e probabilmente influenzato anche dalla recente presa del potere a Samo da parte del tiranno Policrate, aveva nel frattempo deciso di spostarsi a Crotone in Calabria, allora parte della Magna Grecia.
Quando Pitagora arrivò a Crotone (intorno al 535 a.C.) i principali esponenti della città entrarono immediatamente in rapporto di amicizia con lui. Con la sua eloquenza il filosofo riuscì a guadagnarsi velocemente anche la stima di molti giovani crotonesi coinvolgendoli come suoi seguaci. Con i discepoli più fedeli Pitagora fondò quindi la sua scuola, che oltre ai caratteri didattici assunse presto anche quelli di una confraternita, di una sorta di comunità scientifica ante litteram, nonché quelli di una setta mistico-religiosa.
La tradizione riferisce che gli adepti praticassero la comunione dei beni materiali. Inoltre tutte le attività e gli insegnamenti che occorrevano all’interno della scuola erano mantenuti strettamente segreti. Sembra addirittura che gli aspiranti adepti dovessero superare un lungo periodo di verifica durante il quale venivano messi alla prova sia i loro aspetti caratteriali, sia il loro acume intellettivo, ma, non ultima, anche la capacità di mantenere i segreti.
Ma sentiamo direttamente dalle parole di Giamblico come funzionavano le cose nella scuola di Pitagora.
Una volta che i giovani arrivavano da lui per frequentare la sua scuola Pitagora li sottoponeva a giudizio di merito: egli cercava di capire che tipo di rapporti essi intrattenessero con i loro genitori, poi osservava chi tra loro rideva senza motivo o taceva o parlava più del necessario. ... E chiunque avesse sottoposto a tale esame, [Pitagora] lasciava che per tre anni fosse osservato dall'esterno per esaminare l'autenticità del desiderio di apprendere ed il disprezzo per gli onori. Dopo questo periodo venivano ammessi come "acusmatici". Potevano cioè ascoltare Pitagora solo da fuori della tenda senza mai vederlo, dovendo per molto tempo dare prova del loro carattere. Veniva inoltre loro imposto un silenzio di cinque anni. Durante questi cinque anni i beni degli allievi venivano messi un comune. Se dopo questo periodo di cinque anni costoro apparivano degni di partecipare alle dottrine diventavano per il resto del tempo "matematici", e potevano ascoltare Pitagora all'interno della tenda, oltre che vederlo di persona. Se invece a questa prova venivano respinti, allora ricevevano il doppio dei loro beni, ma per essi veniva innalzata una tomba, come fossero morti, e quando i loro co-uditori li incontravano era come se incontrassero degli altri, perché essi dicevano che erano morti coloro che essi avevano cercato di modellare. Vi era infine anche la possibilità che rimanessero acusmatici per molti anni.
Quindi l’aspirante adepto poteva essere respinto, oppure accolto come akousmatikós (acusmatico - “ascoltatore”) o come mathematikós (matematico - “incline ad apprendere”). È facile immaginare che è proprio dal termine mathematikós che deriva l’attuale termine “matematica”.
I mathematikoi erano perciò i membri della setta che potevano apprendere la versione più dettagliata ed elaborata della conoscenza pitagorica con tanto di argomentazione e dimostrazione; mentre gli akousmatikoi potevano accedere solo a quelle lezioni in cui veniva presentato un numero ristretto delle conoscenze della scuola e in una forma più limitata e superficiale. Questo tipo di strutturazione rafforzava ovviamente il carattere settario della scuola.
La precedente citazione di Giamblico ci mostra anche come i pitagorici fossero molto duri con gli acusmatici che venivano respinti: li dichiaravano addirittura morti. Ma ancor più duri i pitagorici lo erano con gli allievi che infrangevano il giuramento di segretezza. Giamblico cita ad esempio questo ammonimento del pitagorico Liside nei confronti di un altro pitagorico: Ipparco.
Si racconta che tu, o Ipparco, insegni filosofia a chiunque incontri, anche pubblicamente, cosa che Pitagora ha proibito severamente. .... Se tu dovessi cambiare atteggiamento, io me ne rallegrerò, diversamente tu sei morto . Pietà vorrebbe che ci si ricordasse dei precetti di Pitagora, e non si condividessero i beni della sua sapienza con coloro che nemmeno in sogno si sono purificati nell'anima.
Sarà utile ricordare questo aspetto della scuola quando parleremo di uno dei pitagorici più famosi: Ippaso di Metaponto.
... continua ...
Indice della serie
Complessivamente, la fase della vita di Pitagora, caratterizzata da viaggi e apprendimento, durò più di venti anni. In quel periodo il filosofo assimilò la maggior parte delle conoscenze matematiche e filosofiche del mondo a lui noto e probabilmente imparò le più importanti lingue del tempo.
Con quel bagaglio culturale Pitagora, allora quarantenne, tornò a Samo e lì tentò di fondare una scuola; ma il suo tentativo ebbe scarso successo. Riuscì infatti a coinvolgere un solo allievo. Che era anche un suo omonimo: Pitagora figlio di Eratocle. Ma per convincerlo a seguire le sue lezioni il maestro dovette addirittura pagare il giovane. Almeno inizialmente. Poiché poi il giovin Pitagora di Eratocle si appassionò a tal punto agli insegnamenti del maestro che decise di abbandonare tutto per seguire il suo omonimo, che, visti gli insuccessi in patria e probabilmente influenzato anche dalla recente presa del potere a Samo da parte del tiranno Policrate, aveva nel frattempo deciso di spostarsi a Crotone in Calabria, allora parte della Magna Grecia.
Quando Pitagora arrivò a Crotone (intorno al 535 a.C.) i principali esponenti della città entrarono immediatamente in rapporto di amicizia con lui. Con la sua eloquenza il filosofo riuscì a guadagnarsi velocemente anche la stima di molti giovani crotonesi coinvolgendoli come suoi seguaci. Con i discepoli più fedeli Pitagora fondò quindi la sua scuola, che oltre ai caratteri didattici assunse presto anche quelli di una confraternita, di una sorta di comunità scientifica ante litteram, nonché quelli di una setta mistico-religiosa.
La tradizione riferisce che gli adepti praticassero la comunione dei beni materiali. Inoltre tutte le attività e gli insegnamenti che occorrevano all’interno della scuola erano mantenuti strettamente segreti. Sembra addirittura che gli aspiranti adepti dovessero superare un lungo periodo di verifica durante il quale venivano messi alla prova sia i loro aspetti caratteriali, sia il loro acume intellettivo, ma, non ultima, anche la capacità di mantenere i segreti.
Ma sentiamo direttamente dalle parole di Giamblico come funzionavano le cose nella scuola di Pitagora.
Una volta che i giovani arrivavano da lui per frequentare la sua scuola Pitagora li sottoponeva a giudizio di merito: egli cercava di capire che tipo di rapporti essi intrattenessero con i loro genitori, poi osservava chi tra loro rideva senza motivo o taceva o parlava più del necessario. ... E chiunque avesse sottoposto a tale esame, [Pitagora] lasciava che per tre anni fosse osservato dall'esterno per esaminare l'autenticità del desiderio di apprendere ed il disprezzo per gli onori. Dopo questo periodo venivano ammessi come "acusmatici". Potevano cioè ascoltare Pitagora solo da fuori della tenda senza mai vederlo, dovendo per molto tempo dare prova del loro carattere. Veniva inoltre loro imposto un silenzio di cinque anni. Durante questi cinque anni i beni degli allievi venivano messi un comune. Se dopo questo periodo di cinque anni costoro apparivano degni di partecipare alle dottrine diventavano per il resto del tempo "matematici", e potevano ascoltare Pitagora all'interno della tenda, oltre che vederlo di persona. Se invece a questa prova venivano respinti, allora ricevevano il doppio dei loro beni, ma per essi veniva innalzata una tomba, come fossero morti, e quando i loro co-uditori li incontravano era come se incontrassero degli altri, perché essi dicevano che erano morti coloro che essi avevano cercato di modellare. Vi era infine anche la possibilità che rimanessero acusmatici per molti anni.
Quindi l’aspirante adepto poteva essere respinto, oppure accolto come akousmatikós (acusmatico - “ascoltatore”) o come mathematikós (matematico - “incline ad apprendere”). È facile immaginare che è proprio dal termine mathematikós che deriva l’attuale termine “matematica”.
I mathematikoi erano perciò i membri della setta che potevano apprendere la versione più dettagliata ed elaborata della conoscenza pitagorica con tanto di argomentazione e dimostrazione; mentre gli akousmatikoi potevano accedere solo a quelle lezioni in cui veniva presentato un numero ristretto delle conoscenze della scuola e in una forma più limitata e superficiale. Questo tipo di strutturazione rafforzava ovviamente il carattere settario della scuola.
La precedente citazione di Giamblico ci mostra anche come i pitagorici fossero molto duri con gli acusmatici che venivano respinti: li dichiaravano addirittura morti. Ma ancor più duri i pitagorici lo erano con gli allievi che infrangevano il giuramento di segretezza. Giamblico cita ad esempio questo ammonimento del pitagorico Liside nei confronti di un altro pitagorico: Ipparco.
Si racconta che tu, o Ipparco, insegni filosofia a chiunque incontri, anche pubblicamente, cosa che Pitagora ha proibito severamente. .... Se tu dovessi cambiare atteggiamento, io me ne rallegrerò, diversamente tu
Sarà utile ricordare questo aspetto della scuola quando parleremo di uno dei pitagorici più famosi: Ippaso di Metaponto.
... continua ...
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venerdì, luglio 29, 2011
Con la leggerezza di un bambino all'inizio delle vacanze estive
Ieri pomeriggio, dopo settimane di pioggia e freddo, il carro di Apollo ha voluto percorrere di nuovo una breve cavalcata di un paio di ore nei nostri cieli. Alla vista del divino androgino l'Aere circostante si è prontamente eccitata inondandoci col suo calore infuso.
Né la mia post-operatoria ed antibiotica debolezza, né i principeschi divieti mi hanno impedito di concedermi una breve pedalata lungo le rive di padre Neckar: con la leggerezza di un bambino all'inizio delle vacanze estive.
Forse a breve mi concederò un bis.
Né la mia post-operatoria ed antibiotica debolezza, né i principeschi divieti mi hanno impedito di concedermi una breve pedalata lungo le rive di padre Neckar: con la leggerezza di un bambino all'inizio delle vacanze estive.
Forse a breve mi concederò un bis.
Permesso di soggiorno a punti: chi sbaglia viene espulso!
Dalla rassegna stampa di Radio Tre ho sentito che finalmente, dopo ben due anni di battaglie contro la spectre plutomarxogiudicigiudaica, l'approvazione del permesso di soggiorno a punti ideato dai senatori leghisti è a una svolta.
Ne leggo la descrizione da un vecchio articolo de Il Giornale.
Il titolo è : "Permesso di soggiorno, come la patente: a punti Chi sbaglia è espulso".
Secondo una soffiata che mi è arrivata sembrerebbe che per determinare la punteggiatura di questo titolo sia intervenuto un gruppo di consulenti capeggiati dal Trota e Calderoli.
Prime righe dell'articolo: "Per una conoscenza elementare della lingua italiana parlata: più dieci punti. Per la frequenza di un intero anno scolastico con profitto: più trenta punti."
Il Trota e Calderoli, dopo una lunga riunione per l'esegesi delle due suddette frasi, decidono di incassare l'onorario per la consulenza e di chiedere asilo politico a Putin.
L'articolo prosegue: "Per una condanna anche non definitiva a una pena di reclusione non inferiore a tre anni: meno 25 punti. Per aver commesso un illecito che prevede una multa non inferiore a diecimila euro: meno due punti."
Panico nel PDL. Deputati e senatori affollano l'ambasciata russa.
Ne leggo la descrizione da un vecchio articolo de Il Giornale.
Il titolo è : "Permesso di soggiorno, come la patente: a punti Chi sbaglia è espulso".
Secondo una soffiata che mi è arrivata sembrerebbe che per determinare la punteggiatura di questo titolo sia intervenuto un gruppo di consulenti capeggiati dal Trota e Calderoli.
Prime righe dell'articolo: "Per una conoscenza elementare della lingua italiana parlata: più dieci punti. Per la frequenza di un intero anno scolastico con profitto: più trenta punti."
Il Trota e Calderoli, dopo una lunga riunione per l'esegesi delle due suddette frasi, decidono di incassare l'onorario per la consulenza e di chiedere asilo politico a Putin.
L'articolo prosegue: "Per una condanna anche non definitiva a una pena di reclusione non inferiore a tre anni: meno 25 punti. Per aver commesso un illecito che prevede una multa non inferiore a diecimila euro: meno due punti."
Panico nel PDL. Deputati e senatori affollano l'ambasciata russa.
lunedì, luglio 25, 2011
Nell'ambulatorio di DoktorDoktor Nero: il principe degli odontochirurghi maxillofacciali - seconda parte
Sono reduce dal fatidico appuntamento di fine luglio con DoktorDoktor Nero, il principe degli odontochirurghi maxillofacciali del Baden-Württemberg.
Non è stato un pranzo di gala. E neppure una spensierata rimpatriata tra vecchi amici.
Non è stato un pranzo di gala. E neppure una spensierata rimpatriata tra vecchi amici.
L'assistente del Principe fa di nuovo accomodare D sulla poltrona di lavoro. Ma stavolta non si tratta della poltrona rivolta verso il verde delle colline. No, stavolta la stanza è un'altra. E la poltrona è rivolta verso il muro.
Nell'attesa del principe, D, notoriamente curioso, chiede all'assistente delucidazioni sui vari passaggi dell'operazione che lo attende.
- Allora, da quello che ho capito DoktorDoktor Nero dovrà tagliare la gengiva, spezzare il dente in tre ed estrarlo, no?
- Mi faccia controllare... Le deve estrarre due denti del giudizio no?
- No, uno!
- Ma qui c'è scritto due.
- No, veramente...
- Vabbè, ne parli direttamente con lui quando arriverà per farle l'anestesia.
Passano cinque minuti. Dopo aver finito di torturare il paziente dell'altra stanza, DoktorDoktor Nero entra.
- Sì, li togliamo entrambi.
- Ma l'altro non mi dà nessun problema.
- Presto glieli darà. È meglio per lei se li togliamo tutti e due adesso.
- No, guardi, preferisco agire solo se necessario. Negli ultimi anni della mia vita ho fatto mio un detto di un mio ex-collega canadese. "If it isn't broken don't fix it". Visto che non è rotto preferirei non aggiustarlo.
- Come vuole.
D riceve nell'ordine: iniezioni di potentissimo anestetico locale più un inatteso medicinale endovena.
- Che cos'è questa cosa che mi sta iniettando?
- È per fare in modo che dopo l'operazione lei non stia troppo male.
- È per fare in modo che dopo l'operazione lei non stia troppo male.
- Grazie.
DoktorDoktor Nero scappa a torturare altri pazienti.
- Tornando alla sua domanda se DoktorDoktor Nero dovrà spezzare il dente in tre, no, di solito per i denti del giudizio superiori non serve.
- Ma anche quando sono in orizzontale come nel mio caso?
- No, di solito no. Comunque nel caso dovesse decidere di tagliarlo allora userà questo strumento. - E mostra a D una sorta di mini-smerigliatrice con mini-lama affilatissima.
Dopo altri dieci minuti DoktorDoktor Nero è di ritorno. Geht's los!
D non prova alcun dolore per il taglio del bisturi. Immediatamente dopo, ai tre neuroni di D viene offerta l'irripetibile sensazione delle ipervibrazioni craniche prodotte dalla mini-smerigliatrice.
La tortura va avanti per trenta minuti durante i quali D percepisce grugniti e movimenti del DoktorDoktor Nero non propriamente rassicuranti. Verso la fine il principe scappa di corsa a chiedere l'ausilio di un'altra assistente.
Durante quei minuti D si ripete due frasi come un mantra:
- Ma quando finisce?
- Diosialodato che non ho dato il consenso per l'altro.
Alla fine arriva la rassicurante sensazione del filo di sutura che sfiora le labbra.
- Bene - dice il principe - gli antidolorifici ce l'ha, le prescrivo degli antibiotici e ci vediamo domani alle 8:30.
D, con la lingua ancora addormentata, un tampone in bocca e le gambe molli biascica: - Ma è stata più difficile del previsto?
- Eh, sì, un pochino. E non si dimentichi: importantissimo è che si ricordi di non soffiarsi il naso. E se le viene da starnutire apra completamente la bocca. Si ricorda la storia dell'acqua e del naso?
- E come potrei dimenticarla?! Ma anche se mi viene da starnutire mentre sto mangiando?
- Sì!
- Sì!
- Bene. A domani.
- A domani.
giovedì, luglio 21, 2011
Pitagora (prima parte): La nascita e i viaggi
Abbiamo visto che la tradizione occidentale concorda nel ritenere Talete di Mileto (620-550 a.C. ca.) e Pitagora di Samo (580-500 a.C. ca.) i pionieri, in ambiti un po’ diversi, dell’impostazione logico-deduttiva che diventerà la caratteristica essenziale della Matematica. Nell'ultima puntata abbiamo parlato brevemente anche di Talete.
La figura di Pitagora non è meno confusa e controversa di quella di Talete, ed è inoltre ancora più intrisa di elementi mitici e leggendari. Tuttavia il personaggio è sicuramente tra i più affascinanti e i più citati della storia della matematica e la sua impostazione è per molti versi ancora alla base del nostro pensiero moderno.
Bertrand Russell ad esempio affermò che "Pitagora è uno degli uomini più notevoli che siano mai esistiti" e che "la matematica, intendendo come tale le dimostrazioni e i ragionamenti deduttivi, inizia con lui".
Una delle più antiche biografie di Pitagora a noi pervenute è quella dello storico e filosofo neoplatonico Giamblico di Calcide (245 - 325 d.C.) e fu scritta circa otto secoli dopo la morte di Pitagora.
Secondo Giamblico, Pitagora nacque in una ricca famiglia di mercanti sami. E per la precisione durante un lungo viaggio d'affari che il padre Mnesarco, incisore di gemme, e la madre Partenide avevano intrapreso. La nascita del bimbo fu preannunciata all'inizio del viaggio, quando Mnesarco si recò a Delfi, dall'oracolo di Apollo Pythio (Pizio): la sacerdotessa Pythia (Pizia). In onore di tale profezia Mnesarco volle cambiare il nome di sua moglie in Pythais (Pitai) e chiamare il figlio Pythagoras. Pitagora nacque qualche mese dopo, quando la coppia ebbe raggiunto Sidone in Fenicia.
Presto la famiglia tornò a Samo e Pitagora crebbe nella vivace città portuale. Samo si trovava al crocevia delle grandi rotte mercantili che
collegavano il mar Nero con l'Egitto, e l'Italia e la Grecia con l'Oriente. E proprio nel periodo in cui nacque Pitagora i sami stavano fondando delle colonie, tra le quali anche una nella città siciliana di Minoa. Pitagora crebbe quindi in un ambiente ricco di stimoli e in continuo contatto con genti, oggetti e tesori provenienti da ogni parte del mondo conosciuto.
Insieme alla tradizione familiare, dovette essere anche la curiosità suscitata da quei contatti a spingere il giovane Pitagora a cominciare presto la sua serie di viaggi. Prima per accompagnare suo padre per affari. E in seguito indipendentemente per puro amore della conoscenza. Divenne noto con il soprannome de "il Chiomato di Samo". Qualcuno ha anche ipotizzato che Pitagora possa aver raggiunto persino l'India. Giustificando così, data la contemporaneità di Pitagora con Buddha e Confucio, l'acquisizione di alcune idee religiose come la metempsicosi: cioè la rinascita dell’anima di un individuo in un altro corpo fisico anche non umano. Ritengo questa ipotesi abbastanza improbabile anche perché la reincarnazione era già parte del bagaglio mistico di preesistenti culti orfici.
Ad ogni modo, una delle conseguenze di tale credenza fu il divieto di consumare carne. Un po’ più oscure risultano invece le ragioni dell’altro divieto alimentare: quello sul consumo di fave. C’è chi ritiene possa essere collegato alla somiglianza delle fave con i genitali maschili e come tali fossero ritenute fonte di impurità; chi ritiene invece possa essere correlato al favismo; mentre l’ultima ipotesi fa riferimento a credenze antiche secondo cui le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurità.
Oltre all'incerto viaggio in India, si riporta, con maggiore certezza, che Pitagora visitò la Siria, la Fenicia, l'Egitto e Babilonia.
Altra importante meta dei viaggi di Pitagora fu Mileto. Città che solo un piccolo stretto di mare divideva da Samo. Mileto era la città di Talete. E Pitagora era di circa quarant'anni più giovane di Talete. Fu intorno al 550 a.C., ai tempi della cinquantasettesima Olimpiade, 224 anni dopo la prima Olimpiade, quando Talete aveva circa sessanta anni e Pitagora circa venti, che i due giganti della filosofia dovettero incontrarsi. E sembra che Talete abbia esortato Pitagora ad andare ad apprendere la geometria in Egitto. Tra le piramidi Pitagora dimorò per molti anni. E fu probabilmente lì oppure a Babilonia che egli dovette venire a contatto con il teorema che oggi porta il suo nome. Ma come!? - vi chiederete - il teorema di Pitagora era noto già da prima di Pitagora? Ebbene sì! Esistono documenti che precedono Pitagora di più di un millennio che testimoniano una conoscenza applicativa di quel teorema. Perché quindi in seguito si attribuì ad esso il nome di Pitagora?
Lo vedremo nelle prossime puntate ...
Indice della serie
La figura di Pitagora non è meno confusa e controversa di quella di Talete, ed è inoltre ancora più intrisa di elementi mitici e leggendari. Tuttavia il personaggio è sicuramente tra i più affascinanti e i più citati della storia della matematica e la sua impostazione è per molti versi ancora alla base del nostro pensiero moderno.
Bertrand Russell ad esempio affermò che "Pitagora è uno degli uomini più notevoli che siano mai esistiti" e che "la matematica, intendendo come tale le dimostrazioni e i ragionamenti deduttivi, inizia con lui".
Una delle più antiche biografie di Pitagora a noi pervenute è quella dello storico e filosofo neoplatonico Giamblico di Calcide (245 - 325 d.C.) e fu scritta circa otto secoli dopo la morte di Pitagora.
Secondo Giamblico, Pitagora nacque in una ricca famiglia di mercanti sami. E per la precisione durante un lungo viaggio d'affari che il padre Mnesarco, incisore di gemme, e la madre Partenide avevano intrapreso. La nascita del bimbo fu preannunciata all'inizio del viaggio, quando Mnesarco si recò a Delfi, dall'oracolo di Apollo Pythio (Pizio): la sacerdotessa Pythia (Pizia). In onore di tale profezia Mnesarco volle cambiare il nome di sua moglie in Pythais (Pitai) e chiamare il figlio Pythagoras. Pitagora nacque qualche mese dopo, quando la coppia ebbe raggiunto Sidone in Fenicia.
Presto la famiglia tornò a Samo e Pitagora crebbe nella vivace città portuale. Samo si trovava al crocevia delle grandi rotte mercantili che
collegavano il mar Nero con l'Egitto, e l'Italia e la Grecia con l'Oriente. E proprio nel periodo in cui nacque Pitagora i sami stavano fondando delle colonie, tra le quali anche una nella città siciliana di Minoa. Pitagora crebbe quindi in un ambiente ricco di stimoli e in continuo contatto con genti, oggetti e tesori provenienti da ogni parte del mondo conosciuto.
Insieme alla tradizione familiare, dovette essere anche la curiosità suscitata da quei contatti a spingere il giovane Pitagora a cominciare presto la sua serie di viaggi. Prima per accompagnare suo padre per affari. E in seguito indipendentemente per puro amore della conoscenza. Divenne noto con il soprannome de "il Chiomato di Samo". Qualcuno ha anche ipotizzato che Pitagora possa aver raggiunto persino l'India. Giustificando così, data la contemporaneità di Pitagora con Buddha e Confucio, l'acquisizione di alcune idee religiose come la metempsicosi: cioè la rinascita dell’anima di un individuo in un altro corpo fisico anche non umano. Ritengo questa ipotesi abbastanza improbabile anche perché la reincarnazione era già parte del bagaglio mistico di preesistenti culti orfici.
Ad ogni modo, una delle conseguenze di tale credenza fu il divieto di consumare carne. Un po’ più oscure risultano invece le ragioni dell’altro divieto alimentare: quello sul consumo di fave. C’è chi ritiene possa essere collegato alla somiglianza delle fave con i genitali maschili e come tali fossero ritenute fonte di impurità; chi ritiene invece possa essere correlato al favismo; mentre l’ultima ipotesi fa riferimento a credenze antiche secondo cui le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurità.
Oltre all'incerto viaggio in India, si riporta, con maggiore certezza, che Pitagora visitò la Siria, la Fenicia, l'Egitto e Babilonia.
Lo vedremo nelle prossime puntate ...
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domenica, luglio 17, 2011
Aggiornamenti concertistici
Oggi ultimo concerto della stagione con la mia vecchia orchestra a Mosbach: ai confini della Selva di Odino.
Dovremmo suonare in un vecchio teatro all'aperto ma penso che il tempo autunnale ci obbligherà ad applicare il piano due: il Pattberghalle. Di solito si dice che la prova generale va sempre male ma poi il concerto va bene. Ecco, la nostra prova generale di venerdì è stata catastrofica ed il concerto di ieri è andato meglio della prova ma comunque male: sia per la nostra sezione trombonistica che per l'orchestra intera: tutti abbiamo contributo nel nostro piccolo. Tuttavia la fortuna ha voluto che tutti gli errori capitassero in punti e in modi tali da risultare piuttosto mascherati ad un orecchio profano. Quindi alla fine il pubblico è rimasto contento e gabbato.
Alcuni esempi: un mio fortissimo con una nota mezzo tono sotto (mascherata dal fortissimo orchestrale), un mio attacco anticipato (mascherata dall'attacco con esso consonante del terzo trombone), un attacco anticipato del primo ed uno del terzo (entrambi percepiti solo dagli orchestrali confinanti), il primo violino che ha saltato il suo solo riprendendolo otto battute dopo con l'orchestra che è comunque riuscita a stargli dietro.
Speriamo che oggi vada meglio. Anche se l'orecchio del pubblico di Mosbach sarà probabilmente ancora più profano di quello del pubblico di Heidelberg.
Dovremmo suonare in un vecchio teatro all'aperto ma penso che il tempo autunnale ci obbligherà ad applicare il piano due: il Pattberghalle. Di solito si dice che la prova generale va sempre male ma poi il concerto va bene. Ecco, la nostra prova generale di venerdì è stata catastrofica ed il concerto di ieri è andato meglio della prova ma comunque male: sia per la nostra sezione trombonistica che per l'orchestra intera: tutti abbiamo contributo nel nostro piccolo. Tuttavia la fortuna ha voluto che tutti gli errori capitassero in punti e in modi tali da risultare piuttosto mascherati ad un orecchio profano. Quindi alla fine il pubblico è rimasto contento e gabbato.
Alcuni esempi: un mio fortissimo con una nota mezzo tono sotto (mascherata dal fortissimo orchestrale), un mio attacco anticipato (mascherata dall'attacco con esso consonante del terzo trombone), un attacco anticipato del primo ed uno del terzo (entrambi percepiti solo dagli orchestrali confinanti), il primo violino che ha saltato il suo solo riprendendolo otto battute dopo con l'orchestra che è comunque riuscita a stargli dietro.
Speriamo che oggi vada meglio. Anche se l'orecchio del pubblico di Mosbach sarà probabilmente ancora più profano di quello del pubblico di Heidelberg.
sabato, luglio 16, 2011
Appello agli italiani della Germania del sud (e non solo) per una causa nobile
Era febbraio quando Roberta e Paola me ne parlarono. L'idea mi piacque immediatamente:
"Vorremo fondare un'associazione che abbia come obiettivo quello di promuovere, attraverso l'organizzazione di eventi culturali ad Heidelberg, una conoscenza più approfondita della cultura italiana e favorire così un dialogo tra italiani e tedeschi fornendo allo stesso tempo un contributo alla vita culturale della nostra città d'adozione. La più ambiziosa tra le proposte concrete per raggiungere tale obiettivo sarebbe l'organizzazione di un Festival annuale della cultura Italiana."
Nella prima riunione tra i sette soci fondatori abbiamo scelto il nome dell'associazione, Volare, e ci siamo divisi i compiti. Io mi sono messo a disposizione per tecnologie della Rete e musica e tradizioni popolari del centro-sud Italia. Per la prima area sono già riuscito a costruire qualcosa: gruppo e casella su Google, gruppo facebook, e sito web di Volare.
A maggio siamo riusciti ad organizzare il nostro primo evento: “Impossible Venice” - dialogo con la documentarista indipendente Anny Carraro.
Ora stiamo cercando di organizzare qualche evento per la settimana della lingua italiana ad ottobre e di realizzare il sogno del Festival della Cultura Italiana per maggio 2012.
"Vorremo fondare un'associazione che abbia come obiettivo quello di promuovere, attraverso l'organizzazione di eventi culturali ad Heidelberg, una conoscenza più approfondita della cultura italiana e favorire così un dialogo tra italiani e tedeschi fornendo allo stesso tempo un contributo alla vita culturale della nostra città d'adozione. La più ambiziosa tra le proposte concrete per raggiungere tale obiettivo sarebbe l'organizzazione di un Festival annuale della cultura Italiana."
Nella prima riunione tra i sette soci fondatori abbiamo scelto il nome dell'associazione, Volare, e ci siamo divisi i compiti. Io mi sono messo a disposizione per tecnologie della Rete e musica e tradizioni popolari del centro-sud Italia. Per la prima area sono già riuscito a costruire qualcosa: gruppo e casella su Google, gruppo facebook, e sito web di Volare.
A maggio siamo riusciti ad organizzare il nostro primo evento: “Impossible Venice” - dialogo con la documentarista indipendente Anny Carraro.
Ora stiamo cercando di organizzare qualche evento per la settimana della lingua italiana ad ottobre e di realizzare il sogno del Festival della Cultura Italiana per maggio 2012.
Fondamentale per la riuscita saranno le finanze e quelle si ottengono: dagli enti pubblici, dagli sponsor privati e dalle quote di associazione.
Per quanto riguarda gli enti pubblici, ci stiamo attivando. Per quanto riguarda gli sponsor privati e i nuovi soci anche. Ed è proprio in questi due settori che ci potrebbe servire l'aiuto di qualche lettore del Blogghetto. In che modo vi chiederete? Bè, ci sono più modi possibili.
1. Nel sito abbiamo inserito una pagina Volare Consiglia con la quale vorremmo offrire pubblicità a piccoli esercenti in cambio di un minimo contributo per l'associazione. È chiaro che gli esercenti/sponsor saranno più invogliati se il sito riceverà molte visite. A questo scopo se qualche blogghista potesse aggiungere un link del genere sul suo blog, Volare e.V. un sogno culturale italiano: eventi culturali ad Heidelberg, non ci dispiacerebbe.
2. Non ci dispiacerebbe neppure se qualcuno conoscesse qualche esercente/sponsor interessato all'offerta.
3. Non ci dispiacerebbe neppure se qualcuno volesse associarsi a Volare e.V.
2. Non ci dispiacerebbe neppure se qualcuno conoscesse qualche esercente/sponsor interessato all'offerta.
3. Non ci dispiacerebbe neppure se qualcuno volesse associarsi a Volare e.V.
venerdì, luglio 15, 2011
Sarà nostro?
Sabato scorso siamo andati lì giusto per dare uno sguardo. Ma poi la sua rappresentazione ci è piaciuta. Ci ha catturato. E inaspettatamente e nonostante l'oggettiva serietà della decisione, dopo anni di tentennamenti sono stato affetto da una vena di leggerezza e di ottimistica fiducia.
Andremo avanti? Il mio ottimismo sarà smentito? La risposta è qui.
Andremo avanti? Il mio ottimismo sarà smentito? La risposta è qui.
giovedì, luglio 14, 2011
Carnevale della Matematica #39
Il Carnevale della Matematica di luglio, il numero 39 è ospitato da .mau. nel suo blog Notiziole di .mau..
Il mio contributo:
"Il blog Popinga coordinerà il Carnevale n. 40 di agosto. Il tema scelto, come al solito non vincolante, è “Quant’è bella geometria”, in cui i partecipanti potranno sbizzarrirsi sul tipo di geometria che vorranno, nelle dimensioni e con la curvatura che più aggraderà loro, magari anche con riferimenti proiettivi, topologici e quant’altro. Buona matematica a tutti!."
Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale
Pagina fan del Carnevale su Facebook
Il mio contributo:
Dioniso sul suo Blogghetto continua le Interviste impossibili: stavolta tocca a Pitagora, Ippaso e la scoperta dell'irrazionale. L'intervista è divisa in tre parti (uno, due, tre), ma la si può anche recuperare in un unico PDF. L'indice delle Interviste Impossibili è qui.
"Il blog Popinga coordinerà il Carnevale n. 40 di agosto. Il tema scelto, come al solito non vincolante, è “Quant’è bella geometria”, in cui i partecipanti potranno sbizzarrirsi sul tipo di geometria che vorranno, nelle dimensioni e con la curvatura che più aggraderà loro, magari anche con riferimenti proiettivi, topologici e quant’altro. Buona matematica a tutti!."Calendario con le date delle prossime edizioni del Carnevale
Pagina fan del Carnevale su Facebook
domenica, luglio 10, 2011
Sardegna del sud: la terra dei Fenici - miniera di Montevecchio, catacombe di Sant'Antioco, Carloforte e Girotonno
Venerdì 3 giugno (pomeriggio)
La nostra seconda esperienza con l'entroterra non si rivelerà più fortunata della prima. Dopo il tempio di Àntas decidiamo di percorrere un'altra ora di tortuosissima strada fino alla miniera di Montevecchio che nel passato era una delle più grandi miniere di piombo e zinco d'Europa e oggi è tutelata dall'Unesco come patrimonio di archeologia industriale. Giunti in loco raggiungiamo quello che sembra essere il centro abitato. Immaginiamo che la biglietteria possa essere lì. e invece ci troviamo immersi in uno scenario a metà strada tra le vie di un paesino italiano nel primo pomeriggio di un ferragosto afoso e la scenografia de I sopravvissuti.
Diamo uno sguardo al compendio minerario da fuori
e poi decidiamo di ripercorrere a ritroso le due ore di tortuosissima strada e tornare a Sant'Antioco dove visitiamo la Basilica di Sant'Antioco Martire. La visita parte con l'addetto che ci mostra il sarcofago che un tempo avrebbe dovuto contenere il corpo del protomartire Sant'Antioco. L'uomo ci introduce poi nello gnommero di catacombe ricavato dai primi cristiani collegando tra di loro le tombe della preesistente necropoli fenicio-punica. Siamo gli unici due visitatori e l'ambiente è vagamente inquietante. Sembra che la maggior parte della necropoli non sia stata ancora scavata e che i fondi che erano stati destinati allo scopo furono ridiretti verso il G8 della Maddalena. G8 che poi non ebbe luogo, ma nonostante ciò i fondi non tornarono. Questo è almeno ciò che ci dice l'addetto ecclesiastico.
Alle 19:30 prendiamo il traghetto per Carloforte (isola di S. Pietro) dove la festa Girotonno è già in corso. Dopo un giro per le bancarelle e per il settore internazionale che ospita Messico e Brasile diamo anche uno sguardo al cibo distribuito nell'ambito della festa. Non mi convince molto. Decidiamo così di cenare nell'Osteria della Tonnara. La scelta si rivela ottima. Un aspetto interessante dell'isola di S. Pietro è che il suo primo insediamento stabile cominciò a partire dal 1736, anno in cui Carlo Emanuele III concesse l'isola ad un nucleo di liguri discendenti dalla comunità genovese di Tabarqua in Tunisia. Comunità presente a Tabarqua sin dal 1540. I tabarchini liguri fondarono così Carloforte. Anche la fondazione di Calasetta sull'isola di Sant'Antioco ha una storia sostanzialmente identica. Sembra che l'identità genovese si sia mantenuta nei secoli anche nei dialetti. Dico sembra in quanto durante tutto questo viaggio non ho mai sentito parlare né la limba sarda né alcun altro idioma locale. Ammetto che il fatto mi ha un po' deluso. Ad ogni modo anche wikipedia conferma che il dialetto dell'isola è il tabarchino.
Tuttavia una contaminazione sardo-genovese l'abbiamo osservata e sperimentata. L'Osteria della Tonnara ci ha infatti proposto un'ottima lasagna con tonno e pesto.
Sabato 4
In mattinata ci sdraiamo su una spiaggia all'estremità meridionale dell'isola consigliataci dall'albergatrice. Data l'assenza di un bar più tardi ci spostiamo nella spiaggia del paese sotto la torre di Calasetta. Questa seconda spiaggia ci piace molto di più della prima.
Alle 19:30 ci imbarchiamo di nuovo per Carloforte. Stasera il programma di Girotonno prevede il concerto del cantante preferito della mia infanzia: Edoardo Bennato. Visitiamo qualche ristorante, ma non troviamo posto in nessuno. Ci dobbiamo quindi rassegnare all'incolonnamento nella lunga fila per la distribuzione dei piatti festaioli. L'impressione del giorno precedente è confermata: difficilmente si sarebbe riusciti a fare di peggio.
Ripartiamo alle 22:30 quando Bennato non è ancora entrato in scena. Il cantante mito della mia infanzia rimarrà tale.
La mattina successiva ripartiamo per la nostra patria nordica d'adozione. Dove l'Esterichia Coli ci attende impaziente.
La nostra seconda esperienza con l'entroterra non si rivelerà più fortunata della prima. Dopo il tempio di Àntas decidiamo di percorrere un'altra ora di tortuosissima strada fino alla miniera di Montevecchio che nel passato era una delle più grandi miniere di piombo e zinco d'Europa e oggi è tutelata dall'Unesco come patrimonio di archeologia industriale. Giunti in loco raggiungiamo quello che sembra essere il centro abitato. Immaginiamo che la biglietteria possa essere lì. e invece ci troviamo immersi in uno scenario a metà strada tra le vie di un paesino italiano nel primo pomeriggio di un ferragosto afoso e la scenografia de I sopravvissuti.
Tutto è deserto, cadente, arrugginito. Sembrerebbe quasi di essere in un paese disabitato, se non fosse per qualche costosa automobile parcheggiata sotto le abitazioni e per gli spazi a scacchiera - vuoti ma appena ridipinti - per le affissioni elettorali. Anche il bar sembra in funzione ma è chiuso.
Dopo alcuni giri a vuoto riusciamo finalmente a trovare una signora che ci dice che le visite alla miniera avvengono solo in giorni prestabiliti e che oggi non è uno di quei giorni.Diamo uno sguardo al compendio minerario da fuori
e poi decidiamo di ripercorrere a ritroso le due ore di tortuosissima strada e tornare a Sant'Antioco dove visitiamo la Basilica di Sant'Antioco Martire. La visita parte con l'addetto che ci mostra il sarcofago che un tempo avrebbe dovuto contenere il corpo del protomartire Sant'Antioco. L'uomo ci introduce poi nello gnommero di catacombe ricavato dai primi cristiani collegando tra di loro le tombe della preesistente necropoli fenicio-punica. Siamo gli unici due visitatori e l'ambiente è vagamente inquietante. Sembra che la maggior parte della necropoli non sia stata ancora scavata e che i fondi che erano stati destinati allo scopo furono ridiretti verso il G8 della Maddalena. G8 che poi non ebbe luogo, ma nonostante ciò i fondi non tornarono. Questo è almeno ciò che ci dice l'addetto ecclesiastico.
Tuttavia una contaminazione sardo-genovese l'abbiamo osservata e sperimentata. L'Osteria della Tonnara ci ha infatti proposto un'ottima lasagna con tonno e pesto.
Sabato 4
In mattinata ci sdraiamo su una spiaggia all'estremità meridionale dell'isola consigliataci dall'albergatrice. Data l'assenza di un bar più tardi ci spostiamo nella spiaggia del paese sotto la torre di Calasetta. Questa seconda spiaggia ci piace molto di più della prima.
Alle 19:30 ci imbarchiamo di nuovo per Carloforte. Stasera il programma di Girotonno prevede il concerto del cantante preferito della mia infanzia: Edoardo Bennato. Visitiamo qualche ristorante, ma non troviamo posto in nessuno. Ci dobbiamo quindi rassegnare all'incolonnamento nella lunga fila per la distribuzione dei piatti festaioli. L'impressione del giorno precedente è confermata: difficilmente si sarebbe riusciti a fare di peggio.
Ripartiamo alle 22:30 quando Bennato non è ancora entrato in scena. Il cantante mito della mia infanzia rimarrà tale.
La mattina successiva ripartiamo per la nostra patria nordica d'adozione. Dove l'Esterichia Coli ci attende impaziente.
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