martedì, maggio 08, 2007

Etta Scollo

Domenica scorsa siamo stati al concerto "Canta Ro´ in Trio" di Etta Scollo, cantautrice catanese che vive da anni tra Amburgo, Berlino e Catania. Ci è piaciuto molto.
Il progetto Canta Ro´ è dedicato alla figura di Rosa Balistreri, cantante/cantastorie popolare siciliana. Canta Ro´ nasce nel 2004 in collaborazione con l'Orchestra Sinfonica Siciliana con la quale Etta Scollo esegue la prima a Palermo e registra un CD; è una personale reinterpretazione di canzoni di Rosa Balistreri.
Viste le dimensioni del palco della Kulturfenster di Heidelberg, ad accompagnarla non c'era ovviamente l'orchestra, bensì due soli musicisti: Frank Wulff e Hinrich Dageför; che suonavano una varietà di strumenti tale da non far sentire troppo la mancanza dell'orchestra. Il primo suonava percussioni, scacciapensieri, ciaramella, Harmonium, clarinetto, flauto, una sorta di viola da gamba e persino un bicchiere di cristallo e una sega da falegname usando l'archetto. Il secondo suonava percussioni, tromba, arpa, mandolino, chitarra, fisarmonica, una sorta di violoncello e probabilmente altro che ho dimenticato.
Oltre alla maestosa e passionale interpretazione musicale, Etta Scollo mostra anche ottime doti nell'intrattenimento del pubblico con simpatiche ma anche toccanti introduzioni alle canzoni. Si avventura anche in giochi di parole in tedesco quando spiega l'origine della tarantella, divertendo il pubblico con l'assonanza tra Spinne (ragno) e spinnen (dar di matto). Il timbro di Etta Scollo evoca, soprattutto nei fortissimi quando le si gonfiano le vene del collo, echi di drammatiche, orgogliose e arcaiche voci di povere popolane siciliane.
Credo che la cantautrice sia più nota in Germania e soprattutto in Austria, dove ha anche raggiunto il primo posto della classifica, che in Italia. Su wikipedia infatti si trova la pagina in tedesco, ma non quella in italiano. Personalmente conobbi le sue canzoni a luglio del 2005 durante un viaggio in macchina con altri emigranti italiani verso Haltern am See per il congresso del 2005. Si ascoltava Casa. Il CD mi piacque subito e lo comprai.
Qui ho trovato una recensione in italiano di Canta Ro´ in Trio.

giovedì, maggio 03, 2007

Vitalbe/vitacchiose

Le vitalbe, vitacchiose nel mio dialetto, sono da secoli parte della cultura contadina sabina. Si mangiano lesse o nella frittata. Non spaventatevi se leggete che contengono leggere tossine. Queste infatti scompaiono se le vitalbe vengono sbollentate. Da qualche anno Zucchero ed io abbiamo imparato una nuova ricetta: "Cornucopie di Vitalbe alla Menta". L'abbiamo trovata in rete e sperimentata, ci è piaciuta e l'abbiamo quindi adottata nel ricettario famigliare. Di solito è Zucchero a preparare la ricetta.
Purtroppo i germogli si trovano solo in questo periodo dell'anno. Non ho mai provato, ma penso che anche il congelamento risulterebbe un po' complicato. Il gusto delle "vitacchiose" è quindi strettamente correlato nella mia memoria alla stagione primaverile.
Fortunatamente, a differenza degli asparagi selvatici e dei deliziosi spinaroli, le vitalbe crescono spontaneamente anche in terra teutonica. Da anni quindi organizziamo delle spedizioni primaverili per la raccolta delle vitalbe. Essendo delle piante infestanti, è abbastanza facile trovarle avvinghiate a reti di staccionate. Sono però un po' selettive per quanto riguarda le compagnie. Non le troverete quindi in cespugli troppo folti. Spesso invece le troverete vicino ai rovi. State attenti a prendere solo le prime due foglie, perché il resto è legnoso.
Memorabile la spedizione semiciclistica del 2004 a Schwetzingen in compagnia di Zucchero, Sebastiano e Micheluccia: vitalbe e ortiche con annessa cena serale.
Domenica scorsa invece mi accompagnava solo il fedele Sebastiano ;-)
Ne abbiamo raccolte circa 300 g.

Ingredienti: (per 4 persone)
1 cipolla fresca, 2/300 g di germogli di vitalbe, 4 uova, farina, olio di oliva, aglio, aceto balsamico, menta, sale e pepe.

Preparazione:
Lavate le vitalbe, lessatele in acqua salata, quindi scolatele. Dopo averle infarinate, friggetele nell'olio caldo (senza superare i 180°), prendendone un mucchietto per volta. Sistematele in una terrina, aggiungete aglio tagliato a pezzetti, menta, un po' d'aceto e fate insaporire per qualche ora.
Tagliate a pezzetti sottilissimi la cipolla fresca, e fatela "sudare" in un pentolino con pochissimo olio. Sbattete le uova con un po' di sale e di pepe, e quindi unitevi la cipolla. Con questo composto preparate 6 sottile frittatine.
Su ognuna di esse ponete un cucchiaio delle vitalbe precedentemente preparate, quindi avvolgete la frittatina a forma di cono (cornucopia), facendo in modo che il ripieno fuoriesca un po' dalla parte aperta. Aggiungete qualche grano di pepe rosa al ripieno che fuoriesce. Spolverizzate quindi di menta fresca tritata sottilissima e gustatele.

lunedì, aprile 30, 2007

Fazil Say alla Heidelberger Frühling

Sabato abbiamo assistito al concerto di chiusura della heidelberger Frühling. Il programma era il seguente:

Pëtr Il'ič Čajkovskij
Concerto n. 1 in Si bemolle minore per pianoforte e orchestra op. 23

Georges Bizet
Sinfonia in Do maggiore

Ottorino Respighi
Pini di Roma

Fazıl Say, Pianoforte
NDR Radiophilharmonie Hannover
Stefan Solyom, Direttore

Avevo scelto questo concerto soprattutto perché volevo sentire Pini di Roma dal vivo. Qui sotto ho incluso un'esecuzione dei Pini di Roma trovata su Youtube.

Questo poema sinfonico fa parte della trilogia:

* Fontane di Roma (1915-1916)
* Pini di Roma (1923-1924)
* Feste Romane (1928)

Il pezzo e l'interpretazione mi sono piaciuti molto. La verà rivelazione della serata però è stato il pianista turco Fazil Say. Oltre ad eseguire magistralmente il Concerto n. 1 di Čajkovskij, ha eseguito due bis: Kara Toprak e Summertime.

Kara Toprak (Terra Nera) potete ascoltarlo cliccando qui sopra. La composizione, per pianoforte solo, è ispirata ad una famosa canzone popolare turca. La caratteristica del pezzo è la tecnica che Fazil Say usa per imitare le sonorità del saz. Il musicista tocca i martelletti con la sinistra usando contemporaneamente la tastiera con la destra, alterando così enormemente il timbro dello strumento. Si ha quindi l'impressione di ascoltare un pezzo per due strumenti. Soprattutto nella parte pseudo-saz sono presenti molti echi orientali, eseguiti in uno stile monodico-salmodiante basato su scale modali. Si riconoscono però anche influenze jazzistiche.
Summertime è stata invece una bella improvvisazione jazzistica sul tema della famosa canzone di George Gershwin, dove si riscontrano però anche caratteristiche del classico tema con variazioni.
Alla fine c'è stato un lunghissimo applauso trasformatosi in ovazione con pubblico in piedi ;-)

mercoledì, aprile 25, 2007

Insalata dionisiaca di farro/orzo con tonno, olive e capperi

Ho elaborato questa ricetta come sintesi di varie ricette che avevo letto e provato. Secondo Zucchero questa combinazione è riuscita molto bene. La ricetta è semplice e molto adatta al periodo estivo che ormai è già cominciato. Si consuma fredda e si conserva bene in frigorifero anche per alcuni giorni. È particolarmente utile per quegli emigranti italiani che sono costretti a pranzare in mense dell'Europa del nord.

Ingredienti: (per 4 persone)
250 g di farro (o orzo perlato), 2/300 g di pomodorini maturi, 10/15 olive verdi e/o nere, 160/200 g di tonno in scatola (versione leggera 80/100 g), 7/8 cucchiai di olio d'oliva, 2/3 cipollotti freschi, 1 piccolo spicchio d'aglio, una manciata di capperi sotto sale, prezzemolo, basilico, maggiorana, timo, menta, sale e pepe.

Preparazione:
Lessate il farro in acqua bollente salata per il tempo riportato sulla confezione (di solito 30 minuti circa - io quando posso uso il farro di Orvinio e l'olio di Scandriglia entrambi di ottima qualità). Scolatelo e trasferitelo in un'insalatiera. Aggiungetevi il tonno scolato, i pomodorini tagliati a metà, le olive snocciolate e affettate, i capperi dissalati (io ho utilizzato anche i cucunci comprati durante il nostro viaggio alle Eolie), i cipollotti tagliati a julienne, il trito di aglio, prezzemolo, basilico, maggiorana, timo e menta. Salate, pepate, aggiungete l'olio e mescolate. Spesso, per velocizzare, lo faccio anche senza  cipollotti né olive.

In un'altra variante si può eliminare il tonno e aggiungere un pezzetto di radice di zenzero grattugiato e il succo di un limone.

mercoledì, aprile 18, 2007

Serenata de paradiso

Grazie al bel CD di Tosca che da giorni ascolto in continuazione ho conosciuto questa bellissima serenata romana. La canto stasera per dimenticare le disavventure ciclistiche ;-) e la dedico a Zucchero che si trova a 1200 Km di distanza.




Sotto le stelle che brilleno,
a mille a mille lassu,
co sta serata incantevole,
c'amanchi solo che tu...
dormi e nun pensi allo spasimo
che sto provanno quaggiú.

Ma come poi dormi,
co st'aria 'mbarzamata,
te vojo fa senti,
sta bella serenata.
Te vojo fa sapè,
quello che sei pe me...
sei la gioa, la vita e l'amore...
e sto core sospira pe te.

Amore tu che la gunnuli,
mentre che sta a riposa,
baciela m'bocca e baciannola,
cerca de falla sveja...
è mio quer bacio e sussurreje,
che me lo venghi a rida'...

Ma come poi dormi,
co st'aria 'mbarzamata,
tesoro viè a senti,
sta bella serenata.
Te vojo fa sapè,
quello che sei pe me...
sei la gioa, la vita e l'amore...
e sto core sospira pe te.

Te vojo fa sapè,
quello che sei pe me...
pupa bella viè 'mbraccio all'amore...
io te vojo sortanto pe me.

Belehren

Basta non ne posso più di questi "Belehrer"!
Belehren è un verbo teutonico che può essere tradotto in italiano in diversi modi: indottrinare, ammaestrare, istruire, convincere. La mia insegnante di tedesco lo usava anche per delineare quell'odioso comportamento di far notare agli altri con fare saccente e presuntuoso che stanno contravvenendo a una regola. Non so se è un uso particolare del verbo, coniato dalla mia insegnante o se in generale lo si usa anche con questo significato; fatto sta che ho avuto diversi incontri con tali belehrende personaggi.
L'ultimo è stato stasera. Tornavo dal lavoro in bicicletta e ne ho approfittato per farmi un giro dell'isolato per cercare la macchina, in quanto non ricordavo dove l'avevo parcheggiata. Imbocco una strada dando la precedenza ad un'altra bicicletta e vedo una macchina che avanza nella direzione opposta, devia come a voler investire l'altra bicicletta, e inchioda strombazzando e inveendo selvaggiamente contro la malcapitata ciclista. Dopodiché avanza pure verso di me e abbassa il finestrino. Si materializza il volto di una signora sui 35-40 anni con a fianco un bambino che mi dice con un tono belehrend da manuale: questa strada è a senso unico!! più avanti c'è la polizia che le farà 20 € di multa!! Ovviamente non c'era alcun poliziotto.
Ora, in teoria, la signora avrebbe avuto pure ragione, perché ci trovavamo su una strada a senso unico pure per le biciclette, ma quello che mi chiedo è: che cosa spinge una madre di famiglia della classe media aidelberghense quasi ad investire una ciclista per farle notare che sta contravvenendo a una regola? È interessante poi il fatto che a me non abbia detto: è pericoloso, bensì: ti può costare 20 €; e anche questo dice molto.

Questo è comunque solo l'ultima di una serie di esperienze anche peggiori. Ne racconto brevemente altre due.

Stavo parcheggiando sotto casa, ingrano la retromarcia e la macchina dietro di me rimane immobile impedendomi di parcheggiare. Dopo una decina di secondi e qualche gesto per chiedere se gentilmente poteva fare qualche metro di retromarcia, scendo dalla macchina e chiedo alla signora se poteva farmi un po' di spazio. La risposta è stata: no, perché qui non si può parcheggiare! Sono dovuto quindi rientrare in macchina, accantonarmi, farla passare, per poter poi fare retromarcia e parcheggiarmi. Un'altra signora che aveva assistito alla scena mi dice: non è assolutamente vero, io abito proprio lì e non c'è mai stato nessun divieto.

Storia simile. Io stavo in ospedale e Zucchero era dovuta tornare a casa per prendermi velocemente una cosa di cui avevo bisogno. Si ripete la scena: retromarcia, macchina dietro che rimane immobile, dopo un po' Zucchero scende e si sente ripetere dal signore la storia che non avrebbe fatto retromarcia perché lì non si poteva parcheggiare. In quel caso c'era veramente un divieto. Zucchero ha risposto: guardi, mio marito sta in ospedale, io abito in quel portone, devo salire per prendere una cosa e portargliela, ma le assicuro che quando stanotte a mezzanotte tornerò a casa non parcheggerò in divieto di sosta. A quel punto il signore è arrossito e ha fatto istantaneamente retromarcia.

Mi fermo qui anche se avrei altri simpatici aneddoti.

lunedì, aprile 16, 2007

Gnocchi ai funghi porcini

Domenica abbiamo sfruttato la nostra riserva di funghi porcini e quella di gnocchi preparati da Zucchero. Abbiamo preparato un piatto molto semplice e gustoso.

Ingredienti: (per 4 persone)
1 Kg di gnocchi, 300 g di funghi porcini, 1 spicchio d'aglio, 60 g di parmigiano, 5 cucchiai d'olio, 30 g di burro, prezzemolo, sale e pepe.

Preparazione:
Soffriggete l'aglio in una padella nei 5 cucchiai d'olio, a fuoco molto basso. Dopo un paio di minuti aggiungete i porcini tagliati a lamelle, alzate un po' il gas, salate, pepate, coperchiate e lasciate cuocere fin quando il liquido non si sarà addensato. Aggiungete quindi il burro e lasciate cuocere ancora per un minuto. Infine lessate gli gnocchi e mescolateli nella padella con i porcini aggiungendo il parmigiano e il prezzemolo.

Anche le fettuccine all'uovo stanno molto bene con questa salsa, specie se fatte in casa. Noi di solito ci cuciniamo le fettuccine. Ricordate inoltre che il porcino fresco non va lavato, bensì va pulito con della carta da cucina inumidita.

venerdì, aprile 13, 2007

L'antiromanismo spiegato a mio figlio

Un esempio di come i romani prendono le sconfitte..... diciamo pure disfatte.







Sì, a papà, era sera
Era d'aprile
Er pesce era passato, muto e senza spine

Nell'Albione perfida e a modello
Cavalli mozzicanti invece che er manganello

S'era partiti pe' 'n'impresa, de quelle da racconta' davanti al focolare
Tutto bruciava 'n' petto
Muto, er cellulare

Chi era rimasto in tera sampietrina
Era du' giorni che nun dormiva come dormiva prima

Er traffico nun c'era, i semafori silenti
I dentisti s'erano rifiutati de cava' li denti

I televisori a palla coprivano li piatti apparecchiati
Qualcuno pannellava sciopero dei carboidrati

Poi venne l'ora, quella che non vie' pe' tutti
Eravamo tutti belli, a papà, nun esistevano più li brutti

Nun era un sogno, era reale
Manco li gabbiani sur tetto del Quirinale

Parte l'orologio, fischia l'omo in giallo
Partono le vene, pompa er core de metallo

Manco la prima scarica de adrenalina pura
Che ar decimo più o meno l'idraulico ce stura

Ce stura er lavandino dove nun score niente
Se non nel sangue de chi crede alla panza e no alla mente

Tu penzi: "Daje...daje reca' non è successo niente
E' 'na battaglia, battaglia dirompente

Via la maglia dai calzoni, sporcateve er battente"
Invece niente

Li vedi rotola' su un prato all'inglese
Come 'na balla de fieno a Porta Portese

Poi parte un conto alla rovescia dei manrovesci che ce danno
Penzi: "Daje, basta poco"
Sì...ma quanno

Non c'è er tempo pe' ferma' er tempo boia
Penzi: "Mai, mai un giorno de gloria"

E qui, papà, devi penza'
Sì, che chi dopo 'sta sera d'aprile è annato a festeggia'

La gioia la troverà solo sulle disgrazie altrui
Pe' 'sta gente non c'è luce, papà, ma solo giorni bui

Perchè chi pe' soride' deve vede piagne uno, mille e centomila
E' uno che nella vita sua starà sempre ‘n fila

Chi invece la prova, la vita, sulla pellaccia
Non starà mai a chiede un sorso da 'n'altra boraccia

Sii orgoglioso, papà, de prova' emozioni davanti a 11 leoni
A volte un pò coglioni

E' raro, amore mio, è raro come te
E come mamma tua
Che dopo er sette a uno c'ha lasciato a sparecchia'
Limortaccisua!


Valerio Mastandrea

mercoledì, aprile 11, 2007

Babel

Tre storie in tre diversi continenti. Che hanno in comune?
Può il battito d’ali di una farfalla a Tokio provocare una tempesta in America e un uragano in Africa?
Chi è la vittima e chi è il carnefice?
Recensioni.

sabato, aprile 07, 2007

Kopenhagen - Mannheim - Gilbert - Heidelberg

Un paio di giorni fa siamo andati a cena al ristorante Kopenhagen di Mannheim per il compleanno di zucchero. Ci eravamo già stati un'altra volta per il mio compleanno nel 2004 e la cucina ci aveva entusiasmato: prezzi molto alti, ma adeguati alla qualità - considerando il contesto tedesco.
La specialità di questo ristorante è il pesce. Lo stile della cucina non è mediterraneo, ma il risultato è comunque gustoso. La materia prima è di una freschezza ineguagliabile nella Germania meridionale; almeno secondo la mia esperienza.
Attualmente la cucina continua ad essere molto buona, ma il rapporto qualità/prezzo è un po' sceso. Ciò che è peggiorato molto è invece il servizio: vi dico solo che sulla carta dei dolci c'era il dessert della casa e ho chiesto al cameriere che cosa fosse. Mi ha risposto più o meno così: "... ehh ... non lo so.... vuole provarlo!?".
Come antipasto abbiamo preso dei gamberoni grigliati: erano buoni.
Per sbaglio abbiamo preso un altro antipasto come portata principale e il cameriere ovviamente non ce lo ha fatto notare. Io ho preso delle capesante con avocado e mandorle tostate: erano molto buone. Zucchero ha preso l'astice con il tartufo: era buono, ma assolutamente non adeguato al prezzo.

Ieri sera invece siamo stati da Gilbert ad Handschusheim: un ristorante tedesco dove andiamo spesso e dove festeggiamo tutte le nostre piccole ricorrenze.
Zucchero ha preso le sue amate geschmälzte Maultaschen e io un'insalata con pezzetti di tacchino.
Volevamo prendere anche un dolce e abbiamo visto che sulla lavagna c'era scritto il dolce del giorno. Era un po' lontana e non leggevamo bene. Si leggeva chiaramente "crème brulé". Il resto era poco chiaro. Strizzando un po' gli occhi riusciamo a leggere: "dazu Hirschragout"; cioè "con ragù di cervo". Ci siamo guardati: "come con ragù di cervo?!". Ho pensato, magari sarà tutto un menú. Ho chiesto alla cameriera la quale ha confermato: "Sì, crème brulé con Hirschragout!". Stavo già chiedendo ulteriori spiegazioni, quando finalmente il mio cervello è riuscito a trovare la giusta collocazione a quello che l'orecchio aveva ascoltato; e cioè "Kirschragout": sciroppo di ciliegie.

lunedì, aprile 02, 2007

Pizza di Pasqua sabina

Lo scorso fine settimana ho preparato una ricetta tipica sabina tramandata oralmente fino alla generazione di mia nonna. E poi non mi si venga a dire che non sono arcaico ;-)
Si chiama pizza ma è un dolce. Nel dialetto del mio paese la parola pizza si usa, sia per la pizza vera e propria, che per le torte di crema e panna, che per la pizza di Pasqua. La si prepara qualche giorno prima di Pasqua e la si mangia per l'abbondante colazione del giorno di Pasqua insieme a uova sode, salumi, frittata con gli asparagi selvatici e coratella d'abbacchio: dopo il digiuno quaresimale bisogna pur recuperare! Durante la preparazione si diffonde quell'odore caratteristico di pasta lievitata che mi riporta alla memoria alcune immagini della mia infanzia, in cui mia nonna e mia madre amalgamavano gli ingredienti con il braccio immerso fino al gomito in un enorme recipiente.
Le pizze di Pasqua ricorrono in diverse regioni del centro-sud Italia con innumerevoli varianti: dal dolce al salato, con uvetta, uova, formaggio. Tutte hanno in comune la lunga lievitazione in cui si può forse scorgere una metafora di culti pagani: fertilità, primavera, rinascita; cristianizzati in seguito nella risurrezione: il lievito che muore e risorge in qualcosa di grande.

Ingredienti: (per 2 pizze piccole o una grande)
8-900 g di farina, 25 g di lievito di birra, 250 g di latte, 5 uova, 300 g di zucchero (250g nel 2025), 150 g di burro (la ricetta tradizionale prevede lo strutto, ma io ho sempre usato il burro e Zucchero mi dice che il risultato è migliore - nel 2020 ho rimpiazzato 40g di burro con olio: risultato simile - nel 2021 50g olio - nel 2025 80 burro – 70 olio), 150 g di uva passa, 2-300 g di frutta candita mista (ciliegie, cedro, arancia, ecc.), la buccia di un limone e di un'arancia non trattati, una bustina di vanillina, mezzo bicchiere di liquore aromatico (nel 2007 ho usato Cointreau e un goccio di Chivas, in passato si usava Strega ma nel 2013 ho usato Martini e il risultato mi è sembrato migliore).

Preparazione:
Complessivamente non richiede molto lavoro - 1 ora e mezza circa - però la preparazione si protrae per due giorni. Si comincia di pomeriggio stiepidendo 125 g di latte che verserete in un grosso recipiente, sciogliendovi il lievito. Attenzione a non far superare i 40° al latte altrimenti il lievito muore. Aggiungete quindi 150 g circa di farina amalgamando. Otterrete la cosiddetta "missitura" che lascerete lievitare fino a sera mantenendola coperta ad una temperatura non più bassa di 19-20°.
Dopo cena stiepidite 125 g di latte e scioglietevi il burro (o lo strutto). Sistemate l'uvetta in una tazza e cospargetela con il mezzo bicchiere di liquore. Grattugiate il limone e l'arancia, riducete a pezzetti la frutta candita e immergetela nel latte. Inserite zucchero, limone e arancia grattugiati e uova nel contenitore della missitura. Versate quindi l'uvetta e il liquore prima nel contenitore del latte e poi in quello della missitura e infine mescolate energicamente il tutto (nel 2021 con leccapentole) per almeno 5 minuti aggiungendo lentamente con un setaccino il resto della farina. A questo punto bisognerà lasciar lievitare l'impasto, che durante tutta la notte crescerà considerevolmente, prestando attenzione alle dimensioni del contenitore: se sono insufficienti l'impasto potrebbe traboccare. Nel mio caso ho usato due contenitori. I contenitori dovranno quindi essere sigillati da una pellicola e coperti con un canovaccio e una coperta. Non chiedetemi perché: mia madre e mia nonna lo facevano e l'ho fatto pure io.
Il mattino successivo si imburreranno e infarineranno due teglie a bordi alti e l'impasto lievitato verrà spostato in esse. Stiepidite quindi il forno ad una temperatura non superiore ai 40° e inseritevi le teglie possibilmente sullo stesso ripiano centrale. A questo punto avverrà una nuova lievitazione che dovrà durare tre ore circa. Consiglio di non spostare più le teglie e di non aprire più il forno. Dopo esperienza 2021 provare a far lievitare fuori da forno e infornare a 200°, abbassando dopo 5 min: ha funzionato anche nel 2025).
Dopo l'ulteriore lievitazione accendete il forno (solo la parte inferiore altrimenti la superficie del dolce si brucerà prima della cottura interna) e regolatelo inizialmente su una temperatura di 175° che porterete a 160-170° dopo una decina di minuti. (Nota 1. commento Francesco 2020: ha funzionato anche nel 2025) Se la forma delle pizze sviluppa una convessità le cose vanno bene, viceversa se diventa concava, significa che l'impasto si è sgonfiato (slievitato) e la sofficità del risultato lascerà a desiderare. Dopo un'ora dovrete controllare se l'interno delle pizze si è asciugato. A tale scopo è necessario infilare uno spiedino metallico fino al centro della pizza: se lo spiedino risulterà umido allora la cottura dovrà proseguire. Quando risulterà asciutto sfornatele, toglietele dalle teglie, lasciatele raffreddare per qualche ora e gustatele. Per mantenerle soffici più a lungo conservatele in bustine di plastica.

La mia fatica fine-settimanale è stata ricompensata: le pizze sono venute buone e soffici e persino Zucchero, che non è un'estimatrice delle pizze di Pasqua, mi ha detto che mi sono riuscite bene. Zucchero le mangia solo se fresche ed effettivamente quando si seccano non sono più gustabili come dolce. Io ho trovato però un modo molto gustoso per continuare a godermele anche se secche: inzuppate nel latte della colazione.

1. In linea generale per i lievitati forno statico piuttosto caldo (>200°C) all'inizio per far crescere l'impasto (per il pane meglio con un pentolino d'acqua in forno per tenere umida la superficie e non far fare la crosta prima del tempo e bloccare la lievitazione) dopo i primi 10min abbassare il forno tra 160/180 per tutto il tempo di cottura. Eventualmente coprire l'impasto all'inizio aiuta a non farlo cuocere troppo in superficie. Per le temperature e i tempi esatti devi basarti sul tuo forno ;) come direbbero da noi "t'ha da recoje 'u furnu"

venerdì, marzo 30, 2007

Wake Me Up When September Ends

Poco più di un anno fa la visione di questo video mi provocava un pianto irrefrenabile. Così come la visione e l'ascolto di altre cose anche meno toccanti. Ora riesco a frenare il pianto, ma questo video continua a provocarmi profondi moti interiori.



Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Like my fathers come to pass
Seven years has gone so fast
Wake me up when September ends

Here comes the rain again
Falling from the stars
Drenched in my pain again
Becoming who we are

As my memory rests
But never forgets what I lost
Wake me up when September ends

Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Ring out the bells again
Like we did when Spring began
Wake me up when September ends

Here comes the rain again
Falling from the stars
Drenched in my pain again
Becoming who we are

As my memory rests
But never forgets what I lost
Wake me up when September ends

Summer has come and passed
The innocent can never last
Wake me up when September ends

Like my fathers come to pass
Twenty years has gone so fast
Wake me up when September ends
Wake me up when September ends
Wake me up when September ends

domenica, marzo 25, 2007

Congresso

Sabato zucchero ed io abbiamo viaggiato per più di 350 Km verso il Ruhrgebiet per partecipare al quarto congresso dei DS Germania in qualità di delegati della nostra sezione Rhein-Neckar. Il congresso si è tenuto ad Haltern am See nel Bildungszentrum del sindacato IG BCE. Devo spendere una parola di elogio nei confronti di questo centro di formazione del sindacato tedesco. Non credo che in Italia ci sia qualcosa di analogo. Una grande struttura atta ad ospitare seminari, corsi, congressi e riunioni. Ben organizzata e strutturata. Da citare anche la mensa: sono riusciti a proporci una cucina ispirata a quella italiana nettamente superiore a quella della maggior parte dei ristoranti italiani che si trovano qui in Doichlanda.
Il congresso è stato molto vivo e animato: il tema principale di discussione era la formazione del nuovo Partito Democratico con conseguente dissolvimento dei DS e parallelamente della Margerita all'interno della nuova formazione. Le mozioni da discutere erano tre: quella del segretario Fasssino, quella di Mussi e quella di Angius-Zani.
La mozione Fassino espone le motivazioni, la necessità, gli obiettivi, i principi e i valori del nuovo partito. Propone inoltre anche le modalità e i tempi di fondazione.
La mozione Mussi si oppone all'idea di Fassino sostenendo che il risultato della nascita del PD sarà lo scioglimento della forza principale della sinistra italiana, cioè i DS, ma il nuovo partito nato dalle sue ceneri e da quelle della Margherita, non sarà più di sinistra. Infatti, dice la mozione, il Partito Socialista Europeo si è detto disponibile ad accogliere nuovi venuti, ma tutti i dirigenti della Margherita dicono con chiarezza: "mai nel PSE". Verrà quindi a mancare in Italia un forte partito di sinistra. Mussi indica, in alternativa al PD, l’obiettivo di una più grande e unitaria forza della sinistra e si candida alla segreteria del partito.
La mozione Angius-Zani non critica le motivazioni, i principi e i valori del nuovo partito espressi nella mozione Fassino. Critica invece le modalità e i tempi di fondazione. Il Congresso che ci accingiamo a svolgere, dice la mozione, ha un carattere straordinario e per molti versi anomalo, indetto sulla base di un accordo preventivo tra il gruppo dirigente dei DS e il gruppo dirigente della Margherita. Questo accordo, raggiunto a Orvieto il 6 e 7 ottobre 2006, prevede la nascita del Partito Democratico nel 2008; prefigura di conseguenza entro quella data lo scioglimento dei DS come organizzazione politica autonoma, in parallelo con lo scioglimento della Margherita. Noi non siamo d’accordo su queste decisioni né sui tempi fissati per la nascita del cosiddetto "Partito Democratico" e proponiamo che tutto sia ridiscusso nel prossimo Congresso.

Personalmente trovo coinvolgente l'idea di Fassino e approvo i principi e i valori fondanti della nuova forza. Il segretario, dopo un'analisi della situazione politico-sociale del paese, afferma che l’Italia si trova ad un passaggio così cruciale da richiedere una forza politica di vasto consenso elettorale, di robuste radici sociali, con una classe dirigente credibile e profondamente rinnovata che guidi l’Italia verso un nuovo approdo. Il Partito Democratico dovrebbe servire per dare all’Italia una nuova stagione della democrazia. Fassino inoltre punta molto sul coinvolgimento di giovani e donne; asserisce di voler creare un partito per chi nel 2010 avrà 20 anni; pone tra i valori fondanti la laicità - tema che personalmente sento molto - e la solidarietà; parla di pace, europeismo e difesa dell'ambiente; propone primarie per selezionare le candidature e consultazioni referendarie di iscritti e elettori su scelte di valore strategico.

Per quanto riguarda i tempi e i modi mi trovo però d'accordo con la mozione Angius-Zani. Credo anch'io infatti che le decisioni finora assunte non siano fondate su un confronto democratico, ma piuttosto su decisioni verticistiche. La mozione Angius-Zani propone l'avvio di una "fase costituente aperta" i cui esiti non devono essere scontati in partenza e propone inoltre un'iniziativa politica rivolta verso lo SDI, i Repubblicani, i Verdi e verso aree portatrici di nuove culture: iniziativa che manca nell'accordo di Orvieto. Un partito come il PD, affermano, non può nascere, semplicemente, dalla testa di due gruppi dirigenti. Aggiungono inoltre che se si vuole mettere in campo un nuovo soggetto politico allora dovrebbe essere ovvio e naturale puntare alla scadenza della XV legislatura, nel 2011, e presentare in quella occasione al giudizio degli elettori la nuova forza del riformismo italiano, che dovrà proporre una nuova guida per il governo del paese, da scegliere attraverso elezioni primarie e una nuova classe dirigente. Angius e Zani sottolineano infine che i DS sono parte del Socialismo Europeo e non è pensabile una scissione né un distacco da questa grande esperienza politica.

Il congresso si è quindi concluso con varie nomine, tra cui quella dei due delegati per il congresso nazionale di Firenze del 19/21 aprile. Siccome le tre mozioni hanno raccolto rispettivamente il 41%, il 18% e il 41%, i delegati sono andati uno alla mozione Fassino e uno alla Angius.
A livello nazionale italiano i risultati sono stati: mozione Fassino poco sopra il 75%, mozione Mussi attorno al 17%, mozione Angius-Zani tra il 7 e l'8%. Risulta quindi che circa un quarto del partito non è d'accordo con il segretario. Sono molto curioso di vedere se e in che modo si terrà conto di questo dissenso interno.

Complessivamente sono stato molto soddisfatto di questa mia partecipazione attiva al dibattito politico per il futuro del mio paese. Negli ultimi mesi il mio interessamento personale ai temi della politica era andato un po' scemando. Questo congresso mi ha restituito un po' di entusiasmo.

mercoledì, marzo 21, 2007

Primavera

Dal tempo non si direbbe, ma oggi alle 00:07 è entrata. Buon equinozio di Primavera a tutti con un augurio di un lieto fiorire e germogliare.

domenica, marzo 18, 2007

Crema di avocado

Viste le polemiche suscitate dai miei commenti su Sanremo ;-), torno a parlare di cucina proponendo una ricetta molto semplice di mia ideazione che da anni è parte della nostra consuetudine gastronomica. In seguito ho anche scoperto che esiste una ricetta simile: il guacamole, ma la mia crema di avocado è più semplice e sbrigativa.
Primo requisito: l'avocado deve essere maturo al punto giusto. Un modo per stabilirlo è la palpazione: non deve essere troppo duro nè troppo morbido, la sensazione deve essere simile a quella che si ha palpando una patata lessa. Inoltre deve essere possibile rimuovere la buccia pelandolo tipo una patata lessa. Non pensavo ci fossero tutti questi paralleli tra patate e avocado.

Ingredienti: (per 4 persone)
1 avocado grande, 1 spicchio d'aglio, sale, un cucchiaio di succo di limone (opzionale).

Preparazione:
Tagliate a pezzi l'avocado. Disponete lo spicchio d'aglio in un mortaio insieme a mezzo cucchiaino circa di sale e con un pestello riducete in poltiglia. Aggiungete un pezzo di avocado alla volta continuando a pestare fino ad ottenere la crema.
Alla fine aggiungete opzionalmente il succo di limone e mescolate. Il limone serve principalmente a non far ossidare l'avocado.

La crema è ottima sul pane fresco tostato.

mercoledì, marzo 14, 2007

Sanremo

Fino a qualche anno fa avevo un atteggiamento piuttosto snobbistico nei confronti di Sanremo e mi rifiutavo di guardarlo anche per pochi secondi. Da qualche anno questo sentimento ha cominciato ad attenuarsi e ho cominciato a seguire sporadicamente le serate del festival. Quest'anno ho seguito qualche serata quasi per intero e devo confessare che lo spettacolo mi è piaciuto. Mi ha divertito sia la parte musicale che quella di intrattenimento nazional-popolare. Anche l'idea di una serata in cui riproporre le canzoni in una versione diversa con la partecipazione di altri artisti mi è piaciuta.
C'erano belle canzoni. Quella dei Bella sicuramente non rientrava tra queste: era noiosa, insulsa e priva di sentimento. Sicuramente mi è piaciuta e mi ha emozionato la canzone che ha vinto: "Ti regalero' una rosa" di Simone Cristicchi.

Ti regalerò una rosa
Una rosa rossa per dipingere ogni cosa
Una rosa per ogni tua lacrima da consolare
E una rosa per poterti amare
Ti regalerò una rosa
Una rosa bianca come fossi la mia sposa
Una rosa bianca che ti serva per dimenticare
Ogni piccolo dolore



Mi è piaciuta molto anche quella di Tosca: "Il terzo fuochista".

domenica, marzo 11, 2007

Balconaggio

Quest'anno è dacaduto finalmente il divieto relativo a piante e terra. Posso così tornare a divertirmi con semine, potature, svasature e raccolte.
Il fine settimana ho quindi completato la potatura del nostro abete rosso, e l'ho svasato in un vaso più grande e più bello. Ora spero che non decida di abbandonarci anch'esso.
Ho svasato inoltre il pino domestico, che si vede nella foto sul cesto alla destra dell'abete, nel goffo vaso di Triberg. Il seme di quel pino mi era stato regalato un paio di anni fa da zucchero e fortunatamente la piantina, a differenza di altre, è sopravvissuta ai tempi duri del 2005.
Infine ho svasato il nespolo e il melograno - visibili rispettivamente sopra e sotto al pino - ho comprato timo, salvia e alloro; e visto che la luna era calante ho seminato la palma reale - simbolo di Cuba i cui semi acquistammo nell'incantevole Jardin Botánico de Cienfuegos a marzo del 2005 - e il famigerato peperoncino habanero. Questi ultimi semi giacevano nel nostro congelatore da due anni circa. Li avevo estratti dai peperoncini di prima e seconda generazione provenienti dal mio primo habanero, regalatomi da un collega canadese di orgine giamaicana, i cui semi provenivano direttamente dalla Giamaica.
Questo è stato il risultato finale. Ora spero che ci sia una rigogliosa, lieta e generale proliferazione primaverile.

martedì, marzo 06, 2007

Der Vorleser (A voce alta)


Ho letto "der Vorleser" di Bernhard Schlink. Mi è piaciuto molto e ne consiglio la lettura. A chi avesse intenzione di leggerlo consiglio di astenersi dalla lettura di recensioni e quindi anche di alcuni dei collegamenti che propongo in questa pagina: credo che in questo modo lo si possa gustare meglio. Mi asterrò quindi anch'io dal dare indicazioni sulla storia che possano compromettere il piacere della lettura.
Der Vorleser non è il primo libro in tedesco che leggo. Sicuramente però è il primo che riesco a godermi senza dover ricorrere troppo spesso al vocabolario. Ne consiglierei quindi la lettura in lingua originale anche a chi come me non ha una grande padronanza del tedesco.
Ho trovato la storia di per se appassionante, ma molto interessante è anche la sua cornice storica che dà una visione del dibattito e dei sentimenti della società tedesca di qualche decennio fa che si ripercuotono ancora sulla Germania di oggi.
Non sapevo che il libro fosse ambientato nella città in cui vivo. Questo ha reso la lettura ancora più coinvolgente. In realtà il nome della città non viene mai citato ma lo si intuisce facilmente.
In Italia è stato tradotto con il titolo: A voce alta.
Un fatto, molto marginale nel libro, che però mi ha incuriosito è che per qualche pagina vengono citati alcuni autori ed opere delle letteratura tedesca e si parla di Emilia Galotti: pensavo si trattasse di una scrittrice tedesca di chiare origini italiane, invece è il titolo di un dramma borghese di Lessing.

mercoledì, febbraio 28, 2007

Hummos/Hummus e Giordania

Durante il nostro viaggio in Giordania abbiamo assaggiato per la prima volta la cucina medio-orientale. Mi è piaciuta molto. Tanto che alla fine del viaggio ho comprato un libro di ricette. È in Giordania che ho mangiato per la prima volta l'hummos/hummus  e me ne sono innamorato. Di tutte le ricette del libro solo due sono sopravvissute alla quotidianità: l'hummos appunto e le falafel.
L'unico ingrediente dell'hummos che per la nostra cucina risulta un po' esotico è la Tahina: un olio di sesamo molto denso, quasi una crema. L'ingrediente è però fondamentale: conferisce al piatto un gusto particolare e caratteristico che ricorda leggermente il gusto di affumicato.

Ingredienti: (per 4 persone)
250 g di ceci, 3-4 spicchi d'aglio, 1 tazza di prezzemolo, 2-3 cucchiai di Tahina, il succo di 2-3 limoni, sale, olio extravergine di oliva.
Preparazione:
Lasciate i ceci in ammollo per 12 ore circa. Cuoceteli per 50-60 minuti nella pentola a pressione o per almeno 90 minuti in una pentola normale. Disponete gli spicchi d'aglio in un mortaio insieme a un cucchiaino circa di sale e con un pestello riducete in poltiglia. Inserite l'aglio pestato, la tahina e il succo di limone in un frullatore e frullate il tutto riducendo a crema. Per esperienza personale vi consiglio di fare delle pause, altrimenti rischiate di bruciare il frullatore. Il piatto si serve irrorato con l'olio e cosparso con il prezzemolo tritato fresco.
Io ieri l'ho abbinato con funghi e patate. Non credo si tratti di un abbinamento tipicamente arabo.

sabato, febbraio 24, 2007

Nuntio vobis gaudium magnum: habemus trombone

Finalmente l'affare di Friburgo si è concluso in modo produttivo. Sono finalmente il felice proprietario di un trombone Shires TB47-1G.
Zucchero aveva ragione: la seconda prova era proprio necessaria: avevo le idee molto più chiare sulle caratteristiche dei vari accessori - grazie anche alle spiegazioni trovate sul sito della Shires - e avevo già eliminato i non papabili.
Dopo l'acquisto ho accompagnato zucchero all'aeroporto che si è imbarcata alla volta di Ciampino.
Ieri sera invece siamo andati ad una cena di ex-colleghi. È stata piacevole. L'unico neo è stato il comportamento infantile e pretenzioso di uno dei presenti a cui la sconfitta alla semifinale bruciava evidentemente ancora molto.

mercoledì, febbraio 21, 2007

Frappe, gnocchi e camminata nordica

Ieri per festeggiare il martedì grasso zucchero ha preparato le frappe. Erano buone: una tirava l'altra. Il piatto era inizialmente stracolmo. Quando ho fatto la foto, come potete vedere, era rimasto invece solo qualche resto.
La degustazione delle frappe è arrivata dopo un pranzo a base di gnocchi con sugo di peperoni, finocchiona e insalata. Domenica invece zucchero si è sbizzarrita con le fettuccine al sugo di porro e prosciutto. Se qualcuno vuole le ricette si faccia avanti.
Dopo circa tre ore, come passeggiata digestiva ho fatto una camminata nordica di un'ora e mezza fino al Thingstätte. Quando sono arrivato in cima alla collina ho avuto dei fastidiosi dolori alla pancia: non riesco ancora a spiegarmi perché.

sabato, febbraio 17, 2007

Un sabato impegnato: tromboni e nozze

Tromboni
I concerti della scorsa settimana sono andati bene. Quello di Bad Rappenau è stato una sorta di prova generale, e in quello di Heidelberg la Lutherkirche era gremita e abbiamo suonato decentemente. L'affare di Francoforte invece è andato male mentre i controlli sono andati bene.
Stiamo cercando di riprenderci dall'insuccesso e per questo zucchero ha organizzato un viaggio in Italia e io una visita al paradiso dei trombonisti in cui ho avuta la preziosa partecipazione di zucchero. Sono state quasi due ore molto intense: mi sono fatto portare un Bach, un Conn e un Edwards. Il rivenditore, pero, molto astuto, mi ha portato un quarto trombone che non conoscevo: uno Shires. È stato una grande sorpresa! Suonava meglio di tutti gli altri anche dell'Edwards. Gli ho chiesto il prezzo e chiaramente era il più alto. Ho scoperto così che la Shires è stata fondata nel 1995 da un ex-dipendente della Getzen con l'obiettivo di construire solo tromboni e concentrarsi quindi sulla qualità. Credo che ci siano riusciti.
Dopo un po di prove ho scartato prima il Conn e poi il Bach e mi sono concentrato sullo Shires e sull'Edwards. Le combinazioni possibili però erano talmente tante (campane, pompe, valvole, canne e coulisse) che alla fine ero totalmente confuso, non sapevo più con quali accessori stavo suonando, ma c'era anche forte l'impazienza di portarmene uno a casa. Per fortuna c'era zucchero - e qui faccio una breve apologia sulla superiorità femminile nel gestire gli acquisti: maggiore attenzione ai dettagli e molta pazienza - che mi ha consigliato di tornare a Friburgo sabato prossimo per una scelta un po' più consapevole.


Nozze tedesche tra musicisti
Il pomeriggio dopo i circa 400 Km di viaggio sono andato a suonare con l'orchestra alle nozze del nostro direttore con una collega violoncellista celebrate alla Lutherkirche. Le nozze si svolgevano tutte lì, cerimonia e banchetto. Nei corridoi avevano preparato un'aperitivo con Sekt e due ceste di immancabili Bretzel imburrate e nelle sale adiacenti alla chiesa avevano imbandito i tavoli. Come si può facilmente immaginare, a parte le ovvie differenza relative all'aspetto gastronomico, ci sono molte altre differenze tra cerimonie di nozze tedesche e italiane. Qui generalizzo: è scontato che questa unica cerimonia non è rappresentativa delle tradizioni di una nazione.
Gli sposi sono entrati in chiesa insieme seguendo il pastore mentre gli archi intonavano la Marcia Nuziale di Mendelssohn. Il pastore ha quindi cominciato la funzione, dopodiché un coro ha eseguito un pezzo in latino, il pastore ha continuato il sermone intervallato da canti in tedesco intonati dai fedeli e introdotti da un preludio organistico. Molti orchestrali cantavano. C'è stata quindi la comparsa di un pianoforte che ha accompaganto il fratello del direttore che ha cantato in italiano "Caro mio ben" di Giuseppe Giordani.

Caro mio ben
credimi almen,
senza di te
languisce il cor.

Durante lo scambio delle fedi gli sposi sono stati completamente muti e per il sì il pastore suggeriva: rispondi con "Ja, mit Gottes Hilfe!" e a turno gli sposi ripetevano. Poi c'è stata la benedizione della coppia con l'imposizione delle mani fisicamente a contatto con le teste e infine tutta l'orchestra ha eseguito il quarto tempo del Concerto per Violoncello di Elgar.
L'uscita degli sposi e del pastore dalla chiesa è stata accompagnata da un coro di voci maschili che sostava nel grande corridoio fuori la chiesa. Cantava una melodia sicuramente poco ecclesiastica. Non capendo quello che cantavano e accorgendomi di risolini diffusi tra gli orchestrali ho chiesto alla mia collega trombonista che canto stessero intonando. Mi ha risposto: Männer Chor.

mercoledì, febbraio 14, 2007

Nuovo ufficio

Da lunedì mi sono trasferito nel nuovo ufficio. Sapevo già che che si trova in una posizione migliore rispetto al mio vecchio ufficio (bosco, fiume, verde) e che la mensa è gestita da un cuoco francese. Però mi aspettavo un'accoglienza fredda, forse influenzato dal clima cupo del vecchio ufficio. Invece io e il mio collega abbiamo avuto un'ottima accoglienza da parte di tutti. Speriamo che effettivamente il buongiorno....
Inoltre il fatto di poter fruire di pasti decenti mi evita di dover stare a pensare tutti giorni alla preparazione del pranzo per il giorno dopo: questo fa guadagnare tempo e riduce il livello di stress.
Data la vicinanza della piscina potrò forse anche riprendere l'abitudine della nuotata a pausa pranzo.

martedì, febbraio 06, 2007

Frank Zappa e Daniele Sepe

Da un po' di giorni mi sto interessando alla musica e alla figura di Frank Zappa. Ne sono venuto a contatto grazie a Daniele Sepe, musicista napoletano moto bravo che seguo da anni e con cui ho anche avuto il piacere di cenare insieme dopo un concerto a Saverne nel 2000. Sepe attinge molto dalla musica popolare italiana - soprattutto del sud. Lo fa in modo molto interessante mescolandovi intelligentemente influenze musicali di Frank Zappa, Charles Mingus, Nino Rota, Miles Davis e Weather Report. Grazie a lui sono venuto a contatto quindi con la musica di Zappa e dei Weather Report - gli altri li conoscevo già.
Qui c'è un'intervista a Daniele Sepe e qui e qui c'è un po' della sua musica.

Ho scoperto che Zappa è uno dei musicisti più eclettici del '900. Spazia dal jazz al rock fino alla vera e propria musica colta. Pare che uno dei suoi idoli fosse Edgard Varèse a cui dedica un libro: Edgard Varese: The Idol of My Youth.
Dal suo cognome si evincono facilmente le sue origini. Non sapevo però che fosse italiano di seconda generazione: il padre era un ingegnere chimico siciliano che lavorava per il governo americano vicino a Los Angeles.
Come curiosità relative alle sue origini italiane si possono citare i pezzi: "Tengo Na Minchia Tanta", con titolo e testo in "italiano"; e "Questi Cazzi di Piccione" pezzo strumentale di musica colta, eseguito nel video sottostante dagli Ensemble Modern diretti da Peter Rundel. Gli Ensemble Modern si dedicano quasi esclusivamente all'esecuzione di musica di compositori moderni e sono secondo me tra i migliori. Nel 1999 li ascoltai dal vivo a Roma nella versione italiana dell'Opera da Tre Soldi di Brecht/Weill.

venerdì, febbraio 02, 2007

Concerto AufTakt

Sabato 10 febbraio alle 20:00 ci sarà il concerto della "Auftakt Orchester": l'orchestra in cui suono. Visto l'insuccesso nell'organizzare la spedizione e Friburgo, dovrò suonare con il mio vecchio Bach, invece che con un nuovo Edwards.
Il concerto avrà luogo nella "Lutherkirche" di Heidelberg.
Il programma è:

Debussy: Prélude à l'après-midi d'un faune
Elgar: Concerto per Violoncello
Glasunow: Sinfonia Nr. 5

Una curiosità relativa al Concerto per Violoncello è che il primo tema fu scritto da Elgar nel 1918 al risveglio dall'anestesia in seguito ad una pericolosa operazione: chiese carta e matita e materializzò il tema elaborato dal suo cervello sedato.

Qui c'è il terzo movimento eseguito dal solista Julian Lloyd Webber e diretto da Yehudi Menuhin

martedì, gennaio 30, 2007

Francoforte sul Meno

In questo periodo ci sta capitando spesso di doverci trovare a Francoforte la mattina molto presto. Visto che ci troviamo a 85 Km dalla città, quando è possibile cerchiamo di prenotare un stanza di albergo.
Per il primo appuntamento mi sono messo alla ricerca di un albergo non troppo distante. Ho trovato l'Hotel Elbe: tre stelle, vicino e a buon prezzo: ho prenotato. L'albergo in se in effetti era decente, ma quando siamo arrivati sulla via ci siamo trovati contornati da palazzi del genere. Inoltre, proprio di fronte alle nostre finestre c'erano due locali con spettacoli in tema, alle cui porte stazionavano due signori di mezza età che avrebbero dovuto svolgere il ruolo di persuasori: che lavoraccio!
A rendere il quadretto più ameno la presenza in zona di spacciatori e relativa clientela.
Questo aspetto della realtà tedesca mi era ignoto. Il fatto di vivere ad Heidelberg limita e distorce sensibilmente la mia percezione della realtà di questo paese.
Siamo stati invece più fortunati nella scelta del ristorante. Sulla Kaiserstraße (strada simile alla Elbestraße, ma un po' meno squallida), al numero 34, abbiamo trovato un ristorante indiano molto buono. Se vi doveste trovare in zona ve lo consiglio.
Ho raccontato l'episodio al mio collega tedesco: non appena ha sentito che l'albergo si trovava nella Elbestraße, non avuto un attimo di esitazione, è scoppiato in irrefrenabili risa sguaiate.
A parte comunque questa avventura, sia zucchero che io ci siamo fatti una buona idea di Francoforte. Ci vivremmo volentieri. Sicuramente la città offre molto più di Heidelberg da tutti i punti di vista e non sembra neppure troppo grande né troppo caotica.

giovedì, gennaio 25, 2007

Tromboni

Ho deciso di comprarmi un nuovo trombone. Il mio attuale strumento è un Bach comprato all'inizio dei miei studi musicali quando avevo 14 anni. Ha il canneggio piccolo (.525" = 13,34mm), adatto soprattutto per lo studio e la musica leggera. A quei tempi le migliori marche di tromboni erano Bach, King e Conn. Io li provai tutti e tre e decisi per il Bach.
Un paio di anni fa ho cominciato a pensare di comprare un nuovo trombone con il canneggio grande (.547" = 13.89mm). Mi sono finalmente deciso qualche giorno fa dopo aver provato il Getzen di un collega d'orchestra. Ho cominciato quindi ad informarmi e mi sono reso conto che in questi anni la tecnica strumentistica si è evoluta parecchio.
La Getzen, appunto, azienda di cui non conoscevo neppure l'esistenza, ha cominciato a produrre il trombone Edwards nel 1989. Pare che attualmente l'Edwards sia considerato uno dei migliori. Ciò che lo rende unico è la possibilità di essere dettagliatamente personalizzato attraverso la composizione delle varie componenti: campane, pompe, valvole Thayer, canne e coulisse; in modo tale da trovare la soluzione che meglio si adatti alle esigenze soggettive.
Sfruculiando per il sito di Edwards zucchero si è accorta che c'è un rivenditore a Friburgo. Oggi l'ho chiamato e ho scoperto il paradiso dei trombonisti. Mi ha detto che se lo avviso un giorno prima di andare mi prenoterà una stanza in cui potrò provare tutti i tromboni e le combinazioni concepibili. Penso che presto lo visiterò.

mercoledì, gennaio 24, 2007

Inverno

Sembra che dopo le bizze di Cirillo l'inverno sia finalmente arrivato. Dai quindici gradi di qualche giorno fa siamo passati ai -3 e c'è stata la prima fioccatina.

giovedì, gennaio 18, 2007

Uragano Kyrill/Cirillo

Pare che stasera e stanotte quasi tutta la Germania sarà interessata dal passaggio dell'uragano Kyrill.
Consigliano di restarsene a casa, non parcheggiare le automobili sotto gli alberi, togliere tutti gli oggetti dai balconi e chiudere bene le finestre.
Dovrò affrettarmi a far rientrare il nostro caro abete.

martedì, gennaio 16, 2007

Potatura

Domenica abbiamo finalmente disfatto l'albero.
Nella foto potete vedere quello che ne rimane dopo la mia opera di potatura. Spero che quest'anno sopravviva.

sabato, gennaio 13, 2007

Vaccini e infezioni varie

Nella settimana passata ho ricevuto i vaccini della mia seconda infanzia. Il quadro verrà completato la settimana prossima. Due sono stati abbastanza indolori, ma il terzo, lo pneumococco, mi ha lasciato un forte dolore al braccio e un po' di febbre. A questo si è unita un'infezione presa da zucchero latrice di febbre alta. Stiamo quindi trascorrendo un bel fine settimana in pigiama tra letto e poltrone.

lunedì, gennaio 08, 2007

Bagordi natalizi

Il viaggio natalizio, che mi ha portato ai miei massimi storici di peso, è cominciato con un bel fritto misto di fiori di zucchina, broccoli, mele e banane. Continuando con nociata, baccalà alla cacciatora, altri fritti, mazzancolle, fettuccine con procini e lasagne.
Tra Natale e Capodanno siamo finalmente riusciti a prenderci una pausa dalle delizie gastronomi-che e abbiamo anche deliziato i nostri spiriti con una visita alla Reggia di Caserta. Ogni volta che visitavamo un palazzo nobiliare tedesco sugar mi diceva: ma dovresti vedere la Reggia di Caserta! Ora finalmente l'ho vista e devo dire che zucchero aveva pienamente ragione. In particolare mi sono piaciuti gli interni e il giardino inglese. Notevoli anche i 3 Km di parco con cascata artificiale.
Il 26 dicembre zucchero mi ha fatto un regalo molto gradito: un cappello di lana fatto da lei.
Il 30, di ritorno al mio paese, trovo la popolazione in uno stato di eccitazione collettiva per il coinvolgimento in un evento televisivo.
Il 31 chiedo a mia madre di preparare qualcosa di leggero per il pranzo: questa, accompagnata da costatini di maiale, è stata la risposta.
Per il cenone siamo stato insieme a due coppie di amici con relative bambine: una serata piacevole.
Il pranzo di Capodanno ci ha nuovamente deliziato con lasagna e fettuccine con i porcini.
Il 2 siamo infine partiti: destinazione Germania, ma con qualche tappa intermedia: Pienza, Val D'Orcia e Siena. Non starò qui a dilungarmi in un'ovvia apologia delle relative bellezze artistiche e naturali, mi dilungerò invece in un consiglio gastronomico :-) Se vi trovate a passare per Siena nell'orario dei pasti non mancate di visitare l'Osteria Boccon del Prete (via San Pietro, 17). Ottimi i pecorini con mostarda di fichi, gustosa la pasta con il cavolo nero, buona la creme brulé.
Invece da evitare sono la trattoria Papei, per la qualità, ma soprattutto il Ristorante Guido in vc. Pettinaio per lo scarsissimo rapporto qualitá prezzo: una fiorentina ci è costata 60 € e non aveva nulla di speciale; e il pecorino che mi hanno servito era del livello di un qualsiasi pecorino da supermercato.
Dulcis in fundo, pare che il 2007 abbia avuto un buon inizio. Il 3 mi è stato comunicato che il mostriciattolo sì è spaventato e pare essersi ritirato. Inoltre negli ultimi giorni mi sono pure dovuto improvvisare infermiere.